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Esperienze

Sono Francesca Mattevi, psicologa e specializzanda in Psicoterapia. Mi occupo di giovani, adulti e anziani e offro consulenza e sostegno psicologico a Verona, Trento e online.

Ci sono momenti nella vita in cui accadono situazioni dolorose e si incontrano difficoltà che mettono a dura prova la nostra capacità di reagirvi: si può provare così ansia, stress, apatia, insonnia, difficoltà nelle relazioni che portano ad aggiungere ulteriore sofferenza alla situazione.
In questi momenti ti aiuto a conoscere ed accogliere il dolore che stai affrontando e a scoprire come si relaziona alla tua storia, attraverso questo e a metodi validati scientificamente lavoriamo anche sui sintomi.

L'obiettivo è riacquisire benessere per il presente e una nuova ferma consapevolezza che sarà protettiva per il futuro.

Le principali aree di cui mi occupo:

  • disturbi d'ansia (compresa ansia sociale e ipocondria)

  • depressione

  • problemi relazionali anche in ambito lavorativo o di studio

  • stress e difficoltà in fasi di vita difficili (trasferimenti, lutti, separazioni, pensionamento, caregiving familiare, rotture relazionali)

  • problemi di assertività (come comunico i bisogni) e di autostima

  • fobie e paure intense

  • Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) blocco decisionale

  • paura di prendere scelte e fare cambiamenti

Visita il mio sito per conoscere le iniziative rivolte a studenti universitari.
Se stai pensando di contattarmi per conoscerci e iniziare un lavoro insieme ma hai qualche domanda importante, puoi scrivermi un messaggio o prenotare un primo colloquio orientativo online gratuito di 15 minuti: l'obiettivo è quello di fare chiarezza in modo professionale su possibili dubbi e capire se posso esserti d'aiuto in questa fase.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia cognitivo comportamentale

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia del lavoro
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  • Colloquio individuale

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Francesca Mattevi Psicologa Trento

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Francesca Mattevi Psicologa - Verona

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  • M

    Francesca mi ha aiutato tanto nel mio percorso con ascolto e supporto durante gli incontri. Già nelle prime sedute abbiamo parlato di cose pratiche da poter utilizzare nella vita quotidiana.

     • Francesca Mattevi Psicologa - Verona colloquio psicologico clinico  • 

    Dott.ssa Francesca Mattevi

    Grazie MV per le tue parole, sono felice che il lavoro fatto assieme sia stato utile per portare piccoli cambiamenti: alle volte quelli piccoli sono proprio i più difficili da affrontare.
    Un caro saluto,
    Francesca


  • Y

    La Dott.sa Mattevi è molto professionale, attenta ed empatica . Ti fa sentire a tuo agio e rispetta i tuoi tempi, mi sono sentita molto supportata da lei. La consiglio davvero!

     • Francesca Mattevi Psicologa - consulenza online consulenza psicologica  • 

    Dott.ssa Francesca Mattevi

    Grazie Y.G. per il prezioso feedback,
    sono felice tu abbia trovato uno spazio sicuro, accogliente e utile.
    un caro saluto,
    Francesca


  • E

    Mi sono trovata bene con la Dott.ssa Mattevi, professionista preparata e attenta che mi sento di consigliare. mi sono sentita a mio agio e non giudicata

     • Francesca Mattevi Psicologa - consulenza online colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Francesca Mattevi

    Grazie EP, è stato un bel lavoro di squadra!


  • L

    Mi sto trovando bene con la dott.ssa Francesca. Ho trovato ascolto e attenzione e il lavoro che stiamo facendo si sta rivelando efficace per ansia e attacchi di panico.

     • Francesca Mattevi Psicologa - Verona colloquio psicologico  • 

    Dott.ssa Francesca Mattevi

    Grazie L.M. per le sue parole, mi fa piacere che il lavoro che stiamo facendo assieme sia per lei un’esperienza utile e significativa.
    Francesca


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Salve sono una studentessa quasi alla fine del suo percorso universitario triennale, quindi consapevole dell’esito finale che non è esattamente quello che volevo. Questo mi provoca ansia, la notte non riesco ad addormentarmi, mi vengono delle crisi di pianto improvvise, perché mi sento inferiore rispetto a tanti miei coetanei che invece hanno concluso questo percorso con risultati buoni se non eccellenti. Ho una vita apparentemente felice, mi consolo sperando che con l’inizio del nuovo percorso magistrale andrà meglio ma questo senso di inferiorità rispetto agli altri mi sta divorando e vorrei tanto sapere come superare questo momento.

Cara studentessa,

quello che descrivi è un vissuto condiviso da molti studenti, soprattutto in una fase di passaggio come la fine della triennale. Quando un percorso importante non va come avevamo immaginato, è normale provare delusione, ansia e confrontarsi con gli altri. Aggiungo che moltissimi studenti che non hanno avuto un percorso “perfetto” trovano poi la loro strada con maggiore consapevolezza proprio grazie a queste fasi di crisi.

Il fatto che tu abbia insonnia e crisi di pianto mi dice che questa situazione per te conta davvero. Il senso di inferiorità spesso è sostenuto da pensieri automatici molto rigidi, come: “Se non ho risultati eccellenti, valgo meno” oppure “Gli altri stanno andando meglio di me, quindi io sono indietro”. Questi pensieri sembrano regole oggettive e necessarie, ma spesso, ad un esame più attento, si rivelano essere interpretazioni. E quando li ripetiamo a noi stessi come fatti oggettivi, il corpo reagisce con ansia, insonnia e tristezza e catturano tutte le nostre energie.

In questo momento sei portata a fare un confronto selettivo: a mettere le persone in una classifica senza vederle nella loro interezza e quindi nella loro umanità e fallibilità.

Ti lascio due domande su cui riflettere con calma:
1. Se una tua cara amica fosse nella tua stessa situazione, con i tuoi stessi risultati, la considereresti davvero “inferiore” oppure useresti parole diverse per descriverla?
2. Al di là dei voti, quali qualità personali ti hanno permesso di arrivare quasi alla fine di questo percorso? Costanza? Resilienza? Capacità di organizzazione?

Se l’ansia e l’insonnia continuano, diventando interferenti con le tue attività quotidiane, può essere utile valutare un supporto psicologico che ti accompagni a dare voce alle paure, ai pensieri, emozioni e sensazioni, ad accoglierli e a trovare delle strategie per regolare le emozioni affrontando le sfide giorno per giorno più libera dalla sensazione che ti fa sentire inferiore.

Grazie molte per la tua condivisione,
dott.ssa Francesca Mattevi

Dott.ssa Francesca Mattevi

Ciao,
scrivo perché ho bisogno di sfogarmi e magari ricevere qualche parere. Ho 27 anni (quasi 28) e mi sono laureata alla triennale circa 3 mesi e mezzo fa, con fatica. Per molti anni sono rimasta bloccata a tre esami dalla fine, che mi sembravano insormontabili e avevo perso completamente la motivazione. Eppure, alla fine, ce l’ho fatta.

Dopo la laurea ho avuto alti e bassi: momenti in cui il futuro mi sembrava roseo e pieno di opportunità, in cui mi sentivo molto vitale e momenti in cui mi sembrava impossibile trovare un lavoro e mi sentivo prosciugata. Ho mandato tanti CV ma ho ricevuto pochi riscontri, e mi sono scontrata con la realtà del lavoro e con una grande confusione su cosa voglio fare. Nel frattempo ho fatto una breve supplenza fuori regione. Poi sono tornata a casa… e da lì ho iniziato di nuovo a stare male. Ho la testa piena di pensieri, tutti confusi e in contraddizione tra loro.
Quando dovevo finire la triennale mi sentivo spenta, non pensavo nemmeno alla magistrale (anche se in verità ogni tanto ci fantasticavo), ero proprio stanca. E oggi mi ritrovo a sentirmi ancora molto insoddisfatta, a parlarmi in modo molto duro, a pensare sempre che avrei dovuto finire molto prima questo percorso. Che sono fuori tempo massimo.
Eppure, dentro di me, sono anche fiera di essere riuscita a laurearmi, anche se mi sembra che nessuno in famiglia abbia capito i sacrifici e le difficoltà che ho affrontato e che mi sembravano insormontabili. E questo è un altro tema caldo..
Ad oggi mi sento molto confusa: perché se ce l’ho fatta, mi sento comunque così triste? Perché mi sento sempre come se avessi un enorme peso addosso? A volte penso persino che stessi meglio tra tante virgolette quando studiavo.. forse perché pensavo che se fossi riuscita a laurearmi avrei cambiato vita.
Dopo quella supplenza, la scuola mi ha ricontattata più volte, ma inizialmente non avevo un posto dove stare (gli hotel costavano troppo). Quando finalmente ho trovato una stanza in casa condivisa, però, sono andata in crisi: non sapevo più se trasferirmi oppure no, perché nel frattempo avevo deciso di studiare seriamente per un concorso. All’inizio l’avevo preso alla leggera, poi ho iniziato a vederlo come una possibilità concreta, capendo anche la situazione lavorativa nel mio ambito..
Alla fine ho deciso di non trasferirmi e di dedicarmi allo studio per il concorso. Però da tempo ho questo pensiero fisso della magistrale. Devo farla o no? E se poi non sono all’altezza? E se torno nello stesso loop mentale di prima? E se la faccio solo per dimostrare qualcosa a me o agli altri? Per rivendicare la mia autostima e l'immagine minata che ho di me e se la faccio solo per zittire tutti i giudizi che ho ricevuto e che ancora ricevo?
La magistrale che sto considerando è in un’università privata dove studia anche una mia ex compagna della triennale. È molto diversa dalla triennale e dalla mia vecchia università. È molto più dinamica, con tanti lavori di gruppo e laboratori, molte prove intercorso e penso che potrebbe piacermi… forse potrebbe aiutarmi a ritrovare un po’ di motivazione e a riaccendere una scintilla..Ma allo stesso tempo mi vengono mille dubbi. Dovrei tornare nella stessa città della triennale, che da un lato mi ha dato tanto (le amicizie, l’esperienza da fuorisede), ma dall’altro mi riporta anche a momenti molto difficili e bui. Ho paura di rivivere quelle sensazioni, di trovarmi di nuovo punto e a capo.

Avrei voluto cambiare città, iniziare da zero in un posto nuovo, ma non ho trovato corsi che mi interessano altrove. In più mi sento in colpa verso i miei genitori, perché dovrebbero sostenere altre spese (temo la loro reazione e i loro giudizi), e mi pesa l’idea di arrivare a 30 anni e più ancora a studiare senza essere indipendente. Ho anche pensato a una telematica per poter lavorare, ma ho paura di non essere abbastanza stimolata e anche del giudizio degli altri.
Mi sento in ritardo su tutto: studio, lavoro, vita sociale… tutto.
Allo stesso tempo sento moltissimo l'esigenza di cambiare aria, vorrei anche iscrivermi al servizio civile all'estero (data la mia età sarebbe l'ultimo anno per parteciparvi) fare un'esperienza all'estero, dimenticare per quanto possibile questi anni così bui, conoscere una nuova cultura, una nuova lingua e lavorare nel sociale... Prendere una grande boccata d'aria..
Quindi nella mia testa ci sono: concorso, magistrale, servizio civile estero..tutte cose che cozzano tra loro....
Negli ultimi anni sono rimasta nel mio paesino molto piccolo, lavorando ogni tanto e studiando. Sono stati anni molto pesanti. Non avevo e non ho praticamente vita sociale, le poche amiche che avevo sono andate via, non ho una relazione, esco pochissimo e mi sento molto sola, soprattutto ora che ho finito di studiare. È come se non avessi seminato nulla... come se mi fossi chiusa completamente in me stessa, quasi come una punizione.
È come se avessi lottato e resistito così tanto in modalità sopravvivenza che adesso non riesco più a sopportare niente.
Sono una persona molto sensibile e abbastanza introversa e tutto questo lo sento ancora di più. Ho sempre di più la sensazione di spegnermi, come se mi mancassero le energie. Vorrei riprendere in mano la mia vita, ricostruirla, cambiarla, ma non so da dove iniziare né che direzione prendere. Vorrei riuscire a stare meglio e capire cosa fare. Vorrei sentire che questo dolore che mi porto dietro come una zavorra, prima o poi se ne andrà… o almeno diventerà più leggero...

Grazie per il messaggio, condivido alcune prime riflessioni dopo aver letto le tue parole: da quello che scrivi mi sembra di capire che hai accumulato tanti anni di sforzo per raggiungere un obiettivo importante e contemporaneamente si è alimentata l'aspettativa implicita che al raggiungimento dell'obiettivo (laurea triennale), tante cose si sarebbero chiarite. Raggiunta poi la meta, si sono aperti invece tanti scenari possibili che stai osservando da un punto di vista autocritico (pressione e autosvalutazione) molto forte che probabilmente è quello che ti fa temere di rivivere in loop la situazione: come faccio a sapere se una cosa mi farà stare bene o meno se parto da una posizione in cui le possibilità sono "essere o non essere all'altezza?". Quando ci sono tante opzioni spesso si ha l'impressione di dover fare la scelta che "valga per la vita" e questo ci blocca a rimuginare e ci fa stare nella paura e nei pensieri, impedendoci di agire nel mondo e raccogliere dati su come è il mondo e come siamo noi (cosa ci piace, come funzioniamo..). Da qui la sensazione di non avere una bussola che guida le tue scelte: senti di esserti sperimentata poco e quindi è comprensibile l'incertezza di non sapere da che parte iniziare. Una cosa però di te forse la hai conosciuta: che hai passato anni difficili, ti sei bloccata e nonostante tutto hai concluso e raggiunto il tuo obiettivo. Questa tristezza/mancanza di energia che descrivi è coerente con quello che ci hai raccontato e può essere anche un mezzo che ti suggerisce di: fermarti a sentire che cosa è importante /necessario/piacevole per te; imparare nuovi modi per mettere in pratica le cose; rapportarti con i tuoi pensieri (soprattutto quelli che iniziano con "e se...") in modo diverso al fine di abbassare i sintomi di ansia.

Un caro saluto,
Francesca

Dott.ssa Francesca Mattevi

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