Salve, provo a essere il più sintetico possibile. Come si impara a rinunciare? Come ci si “rassegna”

7 risposte
Salve, provo a essere il più sintetico possibile. Come si impara a rinunciare? Come ci si “rassegna”? Possono sembrare dei termini un pò forti, ma è ciò di cui ho bisogno. Ho 40 anni e sono in una relazione esclusiva e monogama da 22 anni. Prima e unica relazione per entrambi, mai un tradimento né una pausa. Ci amiamo intensamente e nel significato profondo del termine, di sintonia, conviviamo da 10 anni e posso dire che abbiamo una vita piena e appagante sotto tutti i punti di vista, di rispetto comprensione e affiatamento, compreso quello sessuale. Non ci sono problemi nella nostra relazione, se non uno “stallo” che forse non risolveremo mai, e cioè il fatto che da 4-5 anni ha iniziato a pesarmi (frustrarmi?) il fatto di non aver avuto altre esperienze, di non aver provato altre sensazioni con altre donne, di non aver mai persino baciato un’altra donna. Emozioni e sensazioni puramente “fisiche”, di curiosità, una caratteristica che ho in tutti gli aspetti della mia vita. Non desidero un’altra relazione, perchè amo la mia donna con tutto me stesso, eppure la carica sessuale che spesso sento e i desideri che mi vengono costantemente alla mente verso l’apertura della relazione e il poter fare altre esperienze mi “tormentano”. Ovviamente, il problema sta nel fatto che, parlandone con lei, ore e ore e giorni e mesi, lei non condivida questo tipo di sensazioni e curiosità. Lei è appagata al 100% dall’unicità intima e sessuale che ha con me, e non ha alcun interesse, curiosità o stimolo nel fare nuove esperienze. Anzi, nonostante abbia anche fatto dei tentativi di aperture verso di me, si è resa conto che stava violentando se stessa, i suoi valori e la sua natura, nel tentativo di compiacermi. Non è una persona di mentalità chiusa o tradizionale, però quell’aspetto di unicità sessuale della relazione per lei è imprescindibile. E chiaramente influenza anche il fatto che non accetta che io possa avere altre esperienze da solo, oltre lei. Da qui la domanda iniziale: come mi rassegno? O meglio, che strumenti si possono avere, lì dove ormai sto capendo che sia impossibile trovare un punto di incontro, per accettarlo? Quale tipo di lavoro posso fare su me stesso per mettermi "l’anima in pace"? Perchè le possibilità che vedo sono solo due, seguire la via della sperimentazione e dell’esperienza ma perdendo definitivamente lei e tutto ciò che abbiamo costruito, o cercare qualunque strumento che possa aiutarmi a far “tacere” questi pensieri, accettare questa inevitabilità, e ricacciare l’ombra della frustrazione a vita. Grazie mille a chi mi darà dei suggerimenti.
Dott.ssa Selina Moretti
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Cantù
Buonasera, mi dispiace molto leggere il suo disagio e soprattutto la " chiusura " della sua compagna. La relazione che mi descrive è senza entusiasmo. La sessualità ha bisogno di fantasie, novità e sperimentazione all'interno della coppia. Non è scontato che l'amore che vi unisce possa bastare . Ci sono tante riflessioni che potreste fare in una terapia di coppia per capire , ad esempio, che la sua frustrazione aumenterà e la vostra unione si indebolirà. Qual è il senso di accettare qualcosa che fa star male? Sono a disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti. Dott.ssa Moretti

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Dott.ssa Simona Loi Zedda
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Cagliari
Buongiorno
i 40 anni sono un'eta particolare, in cui si è ancora pieni di vitalità ma adulti e con responsabilità, e in cui si fa un primo bilancio importante della propria vita. Se sentiamo di non aver fatto alcune esperienze pensiamo anche che aspettare ancora ce ne priverà definitivamente.
È importante capire ciò che per Lei è davvero significativo, al di là del pensare comune e delle esperienze che gli altri fanno nel corso della loro vita.
Un percorso con un professionista potrebbe aiutarla a capire se vuole portare avanti le scelte sentimentali, e non solo quelle, già intraprese o se è il momento di operare cambiamenti nella sua vita.
Un cordiale saluto.
Dottoressa Simona Loi Zedda


Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve,
la sua domanda è molto profonda e, soprattutto, molto umana. Quello che descrive non è raro: può accadere che, all’interno di una relazione stabile, soddisfacente e amata, emerga nel tempo una curiosità verso ciò che non si è vissuto, in particolare sul piano affettivo e sessuale. Non è un segnale che “manca qualcosa” nella relazione, ma piuttosto che una parte di sé chiede spazio e riconoscimento.

Più che parlare di “rassegnazione”, che richiama un adattamento passivo e spesso doloroso, può essere più utile pensare in termini di scelta consapevole. Lei si trova di fronte a un conflitto tra due bisogni legittimi: da una parte il valore profondo della relazione che ha costruito, dall’altra il desiderio di esplorazione e novità. Non esiste una soluzione giusta in assoluto, ma esiste la possibilità di comprendere meglio cosa rappresentano per lei questi desideri.

Alcuni spunti di riflessione che possono aiutarla:

Distinguere il desiderio dall’azione: avere fantasie o curiosità non implica necessariamente doverle realizzare. Le fantasie possono anche avere una funzione immaginativa, di vitalità, senza tradursi in comportamento.
Dare un significato al desiderio: cosa rappresenta per lei l’idea di fare altre esperienze? È solo curiosità fisica? È bisogno di conferma, di vitalità, di sentirsi ancora “scelto” o desiderante? Comprendere questo può cambiare molto il modo in cui vive questi pensieri.
Accettare il limite come parte della scelta: ogni scelta importante comporta una rinuncia. Anche restare in una relazione monogama soddisfacente implica rinunciare ad altre possibilità. Non è una perdita “subita”, ma il prezzo inevitabile di ciò che si sceglie di proteggere.
Integrare, non sopprimere: cercare di “far tacere” i pensieri spesso li rende più insistenti. Può essere più utile riconoscerli, accettarli come parte di sé, senza giudizio, imparando a non esserne guidato automaticamente.
Valorizzare la dimensione erotica nella coppia: a volte il desiderio di novità può essere in parte rielaborato all’interno della relazione, attraverso il dialogo, la fantasia condivisa, il rinnovamento dell’intimità, nel rispetto dei limiti dell’altro.

È importante anche riconoscere con grande rispetto la posizione della sua compagna: ha chiarito in modo autentico e coerente i suoi valori e i suoi limiti. Questo rende il conflitto reale, ma anche più definito.

In sintesi, il lavoro non è tanto “rassegnarsi”, quanto arrivare a una scelta che senta davvero sua, assumendosi anche la quota di rinuncia che ogni scelta comporta, senza viverla come una costrizione ma come una direzione di vita.

Un percorso psicologico può aiutarla molto in questo: per esplorare il significato profondo di questi vissuti, gestire la frustrazione e costruire un equilibrio più sostenibile nel tempo.

Le consiglierei quindi di approfondire questi aspetti con uno specialista.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Vito Scavone
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Messina
Salve. Da ciò che scrive non emerge tanto un problema della relazione, quanto un conflitto interno tra due bisogni legittimi: da un lato il valore profondo del legame che ha costruito, dall’altro la curiosità e il desiderio di esperienza che sente di non aver esplorato.

Più che “imparare a rassegnarsi” o “far tacere i pensieri”, il lavoro psicologico riguarda il dare senso a questo conflitto. I desideri che descrive non sono anomali né cancellabili volontariamente: fanno parte della sua esperienza e tendono a riemergere proprio quando vengono vissuti come qualcosa da reprimere.

La scelta che percepisce come “o tutto o niente” è comprensibile, ma è anche ciò che alimenta la tensione. Non si tratta tanto di eliminare una parte di sé, quanto di capire che posto darle dentro la sua vita, senza negarla ma senza nemmeno agirla automaticamente.

Accettare, in questo caso, non significa rassegnarsi passivamente, ma riconoscere che ogni scelta comporta una rinuncia. Il lavoro su di sé può essere: tollerare il fatto che non tutto può essere vissuto contemporaneamente, senza trasformare questa consapevolezza in frustrazione cronica o senso di privazione.
Dr. Jonathan Santi Pace La Pegna
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Palermo
Gentile Utente, quello che descrive non ha nulla di strano o sbagliato, e forse il primo passaggio importante è proprio questo: non c’è qualcosa da spegnere o da correggere in Lei. C’è un conflitto autentico tra due parti ugualmente legittime, da un lato l’amore profondo, stabile e costruito nel tempo, dall’altro una spinta esplorativa, vitale, che riguarda il corpo, la curiosità, le possibilità non vissute.
La parola “rassegnazione” rischia di portarLa su una strada un po’ ingannevole, perché implica l’idea di dover soffocare qualcosa. In realtà, ciò che spesso funziona di più non è far tacere i pensieri, ma cambiare il modo in cui ci si rapporta a essi. I pensieri di curiosità e desiderio non sono un nemico da eliminare, ma un segnale di una parte di sé che chiede spazio, riconoscimento, significato. Se prova a osservare bene, il punto non è “come faccio a non desiderare altre esperienze”, ma “come posso convivere con il fatto che una parte di me le desidera, senza che questo distrugga ciò che ho scelto”. È una differenza sottile ma fondamentale. I desideri non sempre indicano una strada da seguire, a volte indicano solo una possibilità immaginata. La mente umana è costruita anche per questo: per esplorare scenari alternativi, non solo per viverli.
Lei si trova davanti a un limite reale, non negoziabile, che è quello della Sua compagna. E questo limite non è imposto, è coerente con ciò che lei è. Quindi il lavoro non è tanto trovare un compromesso impossibile, ma decidere consapevolmente quale valore vuole mettere al centro della Sua vita. Non in astratto, ma in modo molto concreto: cosa pesa di più per Lei, nel lungo periodo, la continuità di questo legame o l’esperienza di ciò che non ha vissuto.
Accettare non significa non sentire più la frustrazione. Significa scegliere, sapendo che ogni scelta comporta una perdita. Anche chi sceglie di esplorare perde qualcosa, non solo chi resta. La differenza sta nel fatto che, quando la scelta è davvero consapevole, la mente smette lentamente di combatterla come se fosse un’ingiustizia.
Un aspetto su cui potrebbe lavorare è distinguere tra desiderio e urgenza. Il desiderio può restare, anche a lungo, senza obbligarLa ad agire. L’urgenza invece è quella sensazione di “non posso più sopportarlo”. Spesso questa urgenza è alimentata dal modo in cui si pensa al desiderio, per esempio trattandolo come una mancanza irreparabile o come qualcosa che definisce la propria vita. Se invece lo si riconosce come una delle tante possibilità non vissute, perde parte della sua forza.
Può essere utile anche esplorare cosa rappresenta per Lei, a livello più profondo, questa curiosità. Non solo l’atto in sé, ma il significato. È varietà, conferma di sé, senso di libertà, contatto con parti più istintive. A volte, lavorando su questi significati, si scopre che alcune di queste dimensioni possono trovare spazio anche dentro la relazione, in forme diverse da quelle immaginate inizialmente.
Infine, non sottovaluti che questa è una tensione esistenziale molto umana. Scegliere una strada significa sempre rinunciare a infinite altre. Non esiste una vita in cui si possa avere tutto. Il punto non è eliminare il rimpianto, ma renderlo compatibile con una vita che sente comunque come piena e scelta.
Se sente che questo conflitto continua a tormentarLa, un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarLa non tanto a “rassegnarsi”, ma a chiarire fino in fondo la Sua posizione interiore, in modo da arrivare a una scelta che non sia subita, ma realmente Sua.
Spero di esserLe stato utile. Un cordiale saluto.
Dott.ssa Elena Cherubini
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Barberino di Mugello
Gentile utente,
quello che descrive è un vissuto doloroso comune, specialmente in chi ha costruito un legame d'amore solido e totalizzante fin dalla giovane età. Questa curiosità verso l'inesplorato non sminuisce in alcun modo l'amore che prova per la sua compagna, è semplicemente una voce umana e fisiologica. Forse, potremmo provare a concentrarci sui termini che ha usato: "rassegnarsi" e "far tacere". Tentare di reprimere o di silenziare una parte di noi porta, quasi inevitabilmente, a trasformarla in risentimento. L'obiettivo di un lavoro su se stessi, in questi casi, non è l'amputazione del desiderio, ma il passaggio alla scelta consapevole. Ogni grande decisione nella vita implica una perdita: scegliere la sua compagna significa dover elaborare un vero e proprio lutto per le esperienze fisiche che ha deciso di non vivere; scegliere la sperimentazione significherebbe vivere il lutto di un legame ventennale probabilmente irripetibile. Quando smettiamo di sentirci in trappola e iniziamo a dirci "scelgo attivamente di non assecondare questa curiosità perché il valore di ciò che ho è più grande", il peso cambia radicalmente. Non si tratta più di subire un divieto, ma di fare attivamente una scelta.
Se dovesse sentire la necessità di uno spazio sicuro per accogliere e dare un senso a questa frustrazione, un percorso individuale può offrirle la possibilità di attraversare questi sentimenti senza permettere loro di logorare il vostro bel rapporto.

Un caro saluto, dott.ssa Elena Cherubini
Dott.ssa Claudia Pettinari
Psicologo clinico, Sessuologo, Psicologo
Montecosaro
Quello che stai vivendo è molto più comune di quanto sembri. Non è solo “voglio altre esperienze”, ma il confronto con le possibilità non vissute.
Il punto però è questo: non è qualcosa da “far passare” o da reprimere. Più provi a zittirlo, più torna.
E soprattutto, va detto con onestà:
non esiste una soluzione in cui puoi avere entrambe le cose (questa relazione così com’è + libertà di sperimentare). La tua partner è stata chiara, e anche molto rispettosa di sé.
Quindi la domanda vera non è “come mi rassegno”, ma:
quale rinuncia sei disposto a fare?
Perché ogni scelta adulta nelle relazioni comporta una perdita:
se resti, rinunci ad alcune esperienze
se esplori, rischi di perdere questa relazione
Il lavoro non è spegnere il desiderio, ma capire cosa rappresenta e scegliere in modo consapevole, cercando di non trasformare la rinuncia in frustrazione o rancore nel tempo.
Se puoi, parlarne con un terapeuta può aiutarti molto a chiarire questa fase senza agire d’impulso o restare bloccato.

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