Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ans

28 risposte
Buongiorno, sono una ragazza di 20 anni e ho sempre sofferto di un sonno disturbato a causa dell’ansia. Diciamo che ho sempre avuto difficoltà a prendere sonno e alcune volte a mantenerlo, ma soprattutto a riuscire ad addormentarmi. Recentemente, circa 2-3 mesi fa, ho avuto una crisi d’ansia (non saprei come chiamarla) che mi ha portato a soffrire di insonnia pesante, a causa della quale per 2 settimane non ho chiuso occhio o comunque sono andata avanti a microsonni. La situazione era devastante, mi sembrava di impazzire, quindi ho sentito il medico e mi ha prescritto circadin (1 volta prima di dormire) e lexotan (potevo usarlo anche nel corso della giornata per 3 volte in quantità 5 gocce). Per fortuna ho superato questa crisi, ma ho continuato a usare il lexotan (ne prendo in genere 10 gocce prima di dormire) anche combinandolo con un po’ di melatonina in camomilla (meno di 1 grammo) perché comunque il mio sonno rimane quello che è, cioè veramente difficoltoso. Dopo questo preambolo, aggiungo il mio problema principale: il mio sonno è disturbatissimo, faccio sogni strani e disturbanti, ne faccio anche molteplici a notte e quando mi sveglio spesso mi sento turbata e insoddisfatta del sonno, che non è quasi mai ristoratore. Mi capita anche di risvegliarmi brevemente e poi cadere nel sonno di nuovo, il che è molto fastidioso perché è un risveglio “scomodo”, accompagnato da una sensazione sgradevole. Volevo chiedervi come potrei intervenire a riguardo, perché non so più cosa fare. Vorrei dormire anche solo una notte senza sogni, in un sonno profondo.

Ps. Alcune volte vedendo che non riuscivo a dormire ho preso altre 5 gocce, sommandole quindi a quelle prese precedentemente per prepararmi a dormire.

Grazie per le eventuali risposte.
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicoterapeuta
Vimodrone
Cara ragazza, capisco bene quanto possa essere estenuante e frustrante vivere notti così frammentate, soprattutto dopo aver attraversato una crisi d'ansia così impattante che ti ha portata a temere per la tua stabilità mentale. Quello che stai sperimentando è un fenomeno piuttosto comune quando l'ansia si "sposta" sul sonno: il tuo cervello è rimasto in uno stato di allerta costante, una sorta di sentinella che non ti permette di lasciarti andare completamente per paura di perdere il controllo o di sprofondare in quel vuoto che ti ha spaventata mesi fa. I sogni così vividi, numerosi e disturbanti, insieme a quei risvegli "scomodi" e sgradevoli, sono paradossalmente il risultato di un sonno troppo leggero e influenzato dai farmaci che stai assumendo; le benzodiazepine come il Lexotan, infatti, se da un lato aiutano ad addormentarsi, dall'altro alterano l'architettura del sonno profondo e possono causare un effetto "rimbalzo" durante la fase REM, rendendo i sogni bizzarri e il risveglio per nulla ristoratore. Il fatto che tu stia aumentando le gocce in autonomia indica che stai cercando una sedazione che il tuo corpo non riconosce più come naturale, creando un circolo vizioso in cui più cerchi di "forzare" il sonno, più l'ansia da prestazione notturna aumenta, facendoti percepire ogni risveglio come un fallimento. Per uscire da questa situazione sarebbe fondamentale innanzitutto consultare il tuo medico per valutare una gestione più strutturata dei farmaci, evitando il "fai da te" con dosi extra che peggiorano solo la qualità del riposo, e parallelamente iniziare a lavorare su quelle tensioni emotive che ancora non hai sciolto durante il giorno e che inevitabilmente "bussano" alla porta durante la notte sotto forma di incubi o sogni agitati. Provare a smettere di combattere contro i sogni o contro il desiderio di un "sonno perfetto" potrebbe paradossalmente aiutarti a rilassare quel sistema di allerta, permettendo al tuo corpo di ritrovare gradualmente un ritmo più spontaneo e meno mediato dalla paura.
Pensi che la tua ansia sia legata esclusivamente alla paura di non dormire o ci sono altre situazioni della tua vita che ti tengono in iper-allerta anche durante il giorno?

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Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
si sente quanto questa difficoltà con il sonno sia diventata pesante e anche un po’ spaventante, soprattutto dopo quel periodo in cui non riusciva praticamente a dormire.

Quando l’ansia entra nel sonno, spesso succede proprio quello che descrive: difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, sogni vividi o disturbanti e una sensazione di sonno “non ristoratore”. Più ci si concentra sul dormire bene e sul controllo del sonno, più il sistema rimane in allerta e fatica a lasciarsi andare.

I sogni intensi e i risvegli brevi non indicano qualcosa di grave, ma un sonno leggero e attivato, tipico degli stati ansiosi. Anche il fatto di monitorare quanto dorme o di aggiungere qualcosa quando non riesce a prendere sonno può, senza volerlo, mantenere il circolo.

Può essere utile iniziare a lavorare su una maggiore “decompressione” serale: ridurre gli stimoli, creare una routine ripetitiva e rassicurante, e soprattutto provare a cambiare il rapporto con il sonno, spostando l’obiettivo da “devo dormire bene” a “mi concedo di riposare, anche se il sonno non è perfetto”.

Se questa situazione persiste, un percorso psicologico mirato all’ansia e al sonno può aiutarla concretamente a interrompere questo meccanismo e a ritrovare un ritmo più naturale.

Non è una condizione senza uscita, anche se ora può sembrare così.

Un caro saluto.
Dott.ssa Teresa Colaiacovo
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Milano
Gentilissima,
Bisognerebbe, probabilmente, capire la causa di questo sonno disturbato… magari in lei c’è qualcosa di inconscio che si ri-propone in un momento di vulnerabilità (durante il sonno) e che la porta a svegliarsi. Al di là della cura farmacologica, il “sintomo” è, spesso, una metafora…in questo caso potrebbe essere una metafora di qualcosa che vuole uscire e che è dentro di lei.
La saluto con una frase che mi piace molto:
Se un giorno la mia capacità espressiva diventasse così vasta da ospitare tutta l’arte, scriverei un’apoteosi del sonno. Non conosco maggior piacere del sonno, la cancellazione totale della vita e dell’anima, il commiato dall’essere e dagli uomini, la notte senza memoria e senza illusione, la mancanza di passato e di futuro.
(Fernando Pessoa)

Buon “sonno”
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Psicologo, Psicoterapeuta
Selvazzano Dentro
Gentile utente, posso capire che la situazione che sta vivendo sia molto stressante per lei. Potrebbe chiedere una consulenza psicologica per capire come meglio gestire questa problematica, potrebbe essere utile qualche incontro per lavorare sulla gestione del sonno attraverso esercizi di rilassamento, training autogeno, mindfulness o capire se un percorso di psicoterapia sia più utile.
Resto a disposizione per eventuali informazioni.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Verena Elisa Gomiero
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile utente,
grazie per aver descritto così chiaramente quello che sta vivendo.
Da come descrive, sembra che il suo sonno sia molto sensibile dopo il periodo di forte ansia. Il corpo può rimanere in uno stato di attivazione che rende il sonno leggero, frammentato e ricco di sogni intensi.
È importante però non modificare autonomamente il dosaggio dei farmaci e confrontarsi con il medico che li ha prescritti, così da gestirli in modo sicuro e adeguato.
Allo stesso tempo, può essere utile provare a dare un senso a ciò che sta vivendo: più che eliminare i sintomi, comprendere cosa esprimono può aiutarla a ridurre gradualmente l’attivazione interna. Anche i sogni e gli incubi possono essere un modo con cui il corpo e la mente esprimono e rielaborano ciò che è stato vissuto, e lavorarci in modo guidato può aiutare a ridurne l’intensità e il disagio.
Se questa difficoltà persiste, un percorso psicoterapeutico può accompagnarla in questo processo e favorire un sonno più stabile e ristoratore.

Resto a disposizione
Buongiorno, una volta ho letto che non è il sonno ad essere "disturbato", ma siamo noi che lo disturbiamo, con abitudini sbagliate, eccesso di pensieri e ruminazione, ecc. Questa è una buona notizia, perché significa che possiamo anche intervenire per correggere quello che disturba il nostro riposo. Ovviamente può essere più impegnativo che prendere una pastiglia (necessaria in alcuni periodi, ma purtroppo non risolve le cause del problema). La pratica della Mindfulness e un buon percorso psicologico potrebbero aiutarla molto. In bocca al lupo!
Dott.ssa Ioana Alexandra Marin
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Grosseto
Buongiorno,
quello che descrive è coerente con un sonno molto attivato dall’ansia, in cui anche i risvegli e i sogni intensi sono frequenti. Inoltre, l’uso prolungato del Lexotan può nel tempo alterare la qualità del sonno, rendendolo meno profondo e più frammentato.
Il punto non è “eliminare i sogni”, ma ridurre l’attivazione ansiosa che interferisce con il sonno.
Le consiglierei di:
confrontarsi con il medico per rivedere l’uso del farmaco
valutare un percorso psicologico (anche breve) specifico per l’insonnia
È una situazione molto comune e lavorabile, ma difficilmente si risolve solo con i farmaci!

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Anna Truzzi
Psicoterapeuta, Psicologo
Milano
Buongiorno, le rispondo brevemente con alcuni suggerimenti a riguardo non avendo un quadro complessivo della sua situazione. Le consiglio di valutare la possibilità di migliore definitivamente la sua difficoltà con un percorso psicoterapeutico che integri tecniche come l'ipnosi (può trovare dati di riferimento sulla validità dei protocolli in Internet). L’ipnosi è una tecnica che utilizza uno stato di rilassamento profondo e di attenzione focalizzata per aiutare la mente a ridurre l’attivazione eccessiva che spesso interferisce con il sonno. Durante le sedute si lavora su pensieri, tensioni e automatismi che mantengono l’insonnia, favorendo un senso di calma e sicurezza che può facilitare l’addormentamento e migliorare la qualità del riposo.
Le evidenze scientifiche indicano che interventi psicologici come l’ipnosi (spesso integrata in approcci strutturati per l’insonnia) possono essere efficaci quanto i farmaci nel medio-lungo termine, con il vantaggio di non avere effetti collaterali, non dare dipendenza e di produrre benefici più stabili nel tempo. Saluti
Dott.ssa Cristina Nobile
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Chiavari
Buongiorno gentile utente,
per rispondere alla sua richiesta faccio anch'io un preambolo (o meglio, una premessa): è importante distinguere la causa dall'effetto.
Ci scrive che il suo sonno è disturbato a causa dell'ansia. Ma: e la causa della sua ansia, qual'è?
Perchè l'ansia non è una causa. L'ansia è un effetto.
Per come la vedo io, un sintomo è un effetto, non una causa. Il sintomo è ciò che avviene, ciò che si manifesta come conseguenza, come effetto di qualcos'altro. Questo “qualcos'altro” è la causa.
L'ansia, ma non solo, anche il sonno disturbato sono sintomi, non cause.
La causa, a parere mio, deve risiedere in qualcosa che si verifica durante la veglia.
Il problema si manifesta, si fa vedere e sentire di notte, ma si deve verificare di giorno.
Ci scrive che “sempre” ha sofferto di un sonno disturbato e di ansia. Che sogna molto, con sogni “strani e disturbanti”.
Per sognare, deve accadere qualcosa durante il giorno che non viene affrontato come avrebbe bisogno di essere affrontato e rimane “in sospeso”, in cerca di soluzione durante la notte.
Si direbbe che lei viva in uno stato costante di allerta, in alcuni momenti particolarmente forte.
Qualcosa che accade durante il giorno e che le causa uno stress così intenso al punto da non potersi mai permettere un vero riposo. Potrebbe anche non essere una situazione o una circostanza drammatica in sé, ma piuttosto avere a che fare con “il modo in cui lei vive” le situazioni.
Questo andrebbe indagato.
Per quanto riguarda la terapia medica le direi di fare riferimento al suo medico di base, o ad altro specialista (io non sono un medico). Ma ritengo che sarebbe opportuno e necessario lavorare sulla sua ansia a partire dalla sua vita durante il giorno, poiché “è il giorno che fa la notte”.
Le auguro una buona continuazione e la saluto cordialmente.
Carissima, bene che con il supporto farmacologico abbia superato il momento critico. I farmaci però, se considerati l'unico intervento, rischiano di essere un tampone che non risolve a fondo il suo malessere. Penso che le sue sensazioni (quelle dell'ansia, quelle che vive al risveglio, unitamente ai sogni disturbanti di cui parla) meritino un ascolto attento e delicato. Un ascolto che possa far strada a parti profonde di sè che forse cercano di far sentire la loro voce, al momento in maniera scomoda e invalidante. Resto a disposizione. Un caro saluto
Dott.ssa Orianna Miculian
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trieste
Gentilissima, non è possibile darle un'indicazione chiara perché nonostante quello che dice ci sono tante parti di lei che, in base ad un messaggio, non è dato modo di conoscere. Tuttavia sembra che l'ansia sia 'nascosta' dietro al disturbo del sonno. L'ansia va affrontata con l'aiuto di un professionista che le offra uno spazio suo dove poter definire emozioni e pensieri disfunzionali che stanno dietro al suo malessere. Insieme potrete individuare anche le strategie più funzionali a modificarli o a farli passare in secondo piano. Tale lavoro può essere accompagnato anche dal ricorso a tecniche di respirazione e di rilassamento muscolare che possono aiutare a ridurre l'ansia e ad affrontare in modo 'sereno' eventuali eccessi di ansia o attacchi di panico.
E' comunque bene, finché l'uso di farmaci risulta necessario, che sia un medico a definirne il dosaggio e apportare eventuali modifiche qualora il dosaggio prescritto non sia sufficiente.
Resto a disposizione per qualsiasi informazione o necessità, anche online.
Cordialmente
Dott.ssa Miculian
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
quello che descrive è una condizione che si osserva spesso dopo una fase acuta di ansia intensa: anche se la crisi è passata, il sistema sonno-veglia può rimanere “sensibilizzato” e continuare a funzionare in modo alterato.

I sintomi che riporta – difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti, sogni vividi o disturbanti, sensazione di sonno non ristoratore – rientrano in un quadro di insonnia sostenuta da uno stato di iperattivazione. In pratica, il corpo e la mente faticano a spegnersi completamente, rimanendo in una condizione di allerta anche durante la notte.

I sogni intensi e multipli non sono un segnale di qualcosa che “non va” in senso grave, ma spesso indicano proprio un sonno più leggero e frammentato, in cui si resta più a contatto con l’attività mentale. Anche i risvegli “scomodi” che descrive sono tipici di questo meccanismo.

Per quanto riguarda i farmaci, il Lexotan può aiutare nel breve termine a ridurre l’ansia e favorire il sonno, ma se utilizzato in modo prolungato o con aggiustamenti autonomi delle dosi (come aggiungere gocce quando non dorme) può nel tempo interferire con la qualità del sonno e mantenere la difficoltà. Il Circadin ha invece un ruolo più regolativo, ma da solo non sempre è sufficiente quando l’ansia è il fattore principale.

Dal punto di vista psicologico, sembra essersi instaurato un circolo: difficoltà a dormire → preoccupazione e paura di non dormire → aumento dell’attivazione → sonno ancora più disturbato. Anche il desiderio molto forte di “dormire bene almeno una notte” rischia, involontariamente, di aumentare la pressione sul sonno.

In un’ottica più profonda, i sogni disturbanti e il sonno frammentato possono rappresentare un’attività mentale ancora “in elaborazione” dopo la fase di forte ansia che ha vissuto: non sono pericolosi, ma segnalano che il sistema interno non si è ancora completamente riequilibrato.

Cosa può essere utile fare:

evitare modifiche autonome del dosaggio dei farmaci
mantenere una routine del sonno regolare e prevedibile
ridurre il controllo e lo sforzo attivo di “dover dormire”
introdurre momenti di decompressione serale (non solo fisici ma anche mentali)

Soprattutto, può essere molto utile affiancare un percorso psicologico: lavorare sull’ansia di fondo e sul rapporto con il sonno spesso porta a un miglioramento significativo e più stabile rispetto al solo intervento farmacologico.

Le consiglio in ogni caso di confrontarsi con il suo medico di fiducia per una rivalutazione della terapia e per essere guidata in modo sicuro nella gestione dei farmaci. Dott.ssa Giovanna Costanzo
Dott.ssa Carolina Conti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno,
comprendo quanto possa essere logorante convivere con un sonno che non assolve più alla sua funzione ristoratrice, lasciandola in uno stato di costante affaticamento. La crisi che ha attraversato sembra aver innescato un meccanismo di iper-vigilanza dove il momento dell'addormentamento viene percepito come una perdita di controllo rischiosa, anziché come un abbandono necessario. I sogni vividi e disturbanti che riferisce indicano che la sua attività psichica notturna sta tentando faticosamente di elaborare contenuti emotivi rimasti in sospeso, la cui natura potrebbe talvolta ricollegarsi a vissuti traumatici o a tensioni profonde non ancora integrate. Per intervenire efficacemente, è consigliabile affiancare alla terapia farmacologica, che va sempre monitorata con estrema precisione da uno specialista per evitare fenomeni di abitudine o rimbalzo, un percorso di psicoterapia. Questo spazio le permetterà di esplorare il significato di tali manifestazioni oniriche e di metabolizzare le radici della sua ansia, trasformando il sonno da un momento di turbamento a una dimensione di reale recupero.
Un caro saluto
Dott. Michele Iannelli
Omeopata, Agopuntore, Psicoterapeuta
Roma
Salve signora, le premetto che il buon sonno è importanssimo come l'acqua, l'aria e il cibo; occorre pertanto intervenire in modo profondo, incisivo, globale e, perciò, risolutivo. Le consiglio, quindi, vivamente di intraprendere una Psicoterapia EMDR possibilmente associata e coadiuvata da rimedi naturali (Fiori di Bach, Omeopatia, Fitoterapia). Sono disponibile a offrirle unteriori informazioni telefoniche. Cordiali saluti da Michele Iannelli, medico, psicoterapeuta e omeopata.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso in modo così chiaro la sua esperienza.
Quello che descrive è molto faticoso, e la sensazione di “non riuscire più a dormire” dopo un periodo di insonnia intensa può essere davvero destabilizzante. È comprensibile che, dopo quell’episodio, si sia creata una maggiore attenzione (e preoccupazione) intorno al sonno.
Spesso, in situazioni come questa, si attiva un circolo in cui
l’ansia interferisce con il sonno
e la difficoltà a dormire aumenta a sua volta l’ansia.
Anche il fatto di fare molti sogni o risvegliarsi con sensazioni sgradevoli può essere legato a uno stato di attivazione interna elevata: il corpo si addormenta, ma non riesce a “lasciarsi andare” completamente.
Per quanto riguarda i farmaci, è importante che ogni eventuale modifica o utilizzo venga sempre valutato insieme al medico che la segue, così da evitare aggiustamenti autonomi.
Parallelamente, può essere utile lavorare su alcuni aspetti:
– ridurre la tensione associata al momento dell’addormentamento
– aiutare il corpo a ritrovare una sensazione di sicurezza e rilassamento
– interrompere il meccanismo per cui il letto diventa un luogo di fatica e frustrazione
Sono aspetti che si possono affrontare in modo efficace all’interno di un percorso psicologico, con strumenti mirati per l’ansia e il sonno.
Se sente che questa difficoltà sta diventando pesante da gestire da sola, può essere utile un supporto per lavorarci in modo graduale e strutturato.
Resto a disposizione per qualsiasi informazione o chiarimento.
Un cordiale saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Un sonno così frammentato da mesi è estenuante, e capisco bene il desiderio di trovare finalmente una soluzione.
Visto che la situazione persiste nonostante il supporto farmacologico, potrebbe valere la pena tornare dal medico per un aggiornamento della situazione, anche solo per valutare se ci siano aggiustamenti utili o integrazioni da considerare.
Dal punto di vista psicologico, l’approccio con la maggiore evidenza scientifica per l’insonnia cronica legata all’ansia è la CBT-I, una terapia cognitivo-comportamentale specifica per il sonno. Lavora sui meccanismi che mantengono il sonno disturbato e i suoi effetti tendono a durare nel tempo. Potrebbe essere una strada da esplorare con un professionista, anche in parallelo a quanto sta già facendo.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
forse sta guardando sotto il lampione ma la chiave per aprire la porta che rivela come si viene a generare ansia, cosa la sta preoccupando del futuro, sta altrove ... Ha mai pensato ad un percorso di psicoterapia per affrontarla?
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Federica Guglielmotti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno i disturbi del sonno, come lei ben descrive, sono spesso legati ad episodi di ansia ricorrente. Posso ben comprendere come sia difficile tollerare un riposo così frammentato e disturbato. Avendo lei già fatto ricorso ad un sostegno farmacologico, quello che mi sento di consigliarle é di rivolgersi ad uno psicoterapeuta allo scopo di andare a lavorare sui pensieri ricorrenti che la affliggono e che le procurano ansia e probabilmente rimuginio. Con il tempo gradualmente potrà riconquistare una tranquillità e, di conseguenza, un sonno più regolare.
Le faccio i miei auguri.
Quello che descrive è molto faticoso, e la sensazione di “impazzire” per la mancanza di sonno è qualcosa che molte persone, in situazioni simili, riferiscono.
Dal punto di vista analitico, però, il sogno non è un “disturbo” da eliminare. Sigmund Freud lo definiva come una via privilegiata dell’inconscio: anche quando appare disturbante, il sogno è un tentativo della mente di elaborare qualcosa, non un nemico.
Il punto non è quindi smettere di sognare, ma comprendere perché, in questo momento della sua vita, questi sogni sono così intensi e il sonno così fragile. L’ansia che descrive sembra trovare proprio nella notte uno spazio in cui esprimersi.
Anche l’uso continuativo del farmaco, soprattutto se aumentato nei momenti di difficoltà, è qualcosa che andrebbe monitorato con attenzione insieme al medico.
Un percorso psicologico può aiutarla non tanto a “forzare” il sonno, ma a lavorare su ciò che lo disturba, restituendo nel tempo una maggiore continuità e tranquillità.
Se desidera approfondire, può contattarmi.
Un cordiale saluto.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

si apra alla possibilità di intraprendere un percorso psicoterapico; la aiuterebbe col tempo a comprendere meglio le ragioni del suo malessere e della sua ansia.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Cristiana Turchi
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Carpi
Buongiorno.
il suo sonno pare contaminato da ansia, angoscia.
L'ansia ha una funzione adattiva, che va mantenuta ed una disattiva, che va eliminata, evidentemente la sua ansia è sotto controllo di giorno, ma fuoriesce la sera. Fossi in lei valuterei un percorso in cui la possono aiutare, attraverso strategie mirate, ad eliminare l'ansia alla radice e non solo il sintomo con i medicinali.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
grazie per aver condiviso in modo così chiaro e approfondito quello che stai vivendo.

Da ciò che racconti emerge quanto questa esperienza con il sonno sia stata, e in parte sia ancora, molto faticosa e anche spaventante per te. Le difficoltà di addormentamento, i risvegli notturni e un sonno non ristoratore, soprattutto dopo una fase di forte insonnia acuta e ansia intensa, sono aspetti che spesso si alimentano reciprocamente, mantenendo uno stato di iperattivazione che rende difficile “lasciarsi andare” al sonno.

Anche i sogni vividi o disturbanti possono comparire in periodi in cui il sonno è più frammentato o emotivamente carico: non sono segno che “stai peggiorando”, ma piuttosto un indicatore del fatto che la mente sta ancora elaborando una fase di forte stress.

Rispetto all’uso dei farmaci che ti sono stati prescritti, è importante che ogni eventuale modifica o gestione avvenga sempre in confronto diretto con il tuo medico curante o lo specialista che ti ha seguita, così da garantire la massima sicurezza per te.

Dal punto di vista psicologico, quando il sonno diventa così centrale e “carico di aspettative” (ad esempio il desiderio comprensibile di dormire finalmente bene e senza sogni), spesso può essere utile lavorare proprio sull’ansia da sonno, sulla riduzione dell’ipercontrollo e su strategie di regolazione dell’attivazione emotiva e fisiologica. In questi casi un percorso psicologico mirato può aiutare molto, anche con strumenti specifici per l’insonnia (come quelli di tipo cognitivo-comportamentale per il sonno), integrati con il lavoro sull’ansia sottostante.

Non sei “sbagliata” o senza soluzione: quello che descrivi è una condizione che, con il giusto supporto, può migliorare in modo significativo.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Giacomo Gherardini
Psicoterapeuta, Psicologo
Montevarchi
Come le sue parole descrivono, il suo sonno è disturbato da ansia e da sogni che le impediscono di dormire.
I farmaci che lei ha preso o sta prendendo non intervengono su quella che è la causa interiore e psichica della sua ansia o sul significato di questi sogni che interrompono il suo sonno. Tenga conto che già dal contenuto del sogno lei potrebbe già ricavare una indicazione di ciò che la rende inquieta.
Potrebbe risolvere la causa dell'ansia e dei sogni disturbanti rivolgendosi a uno psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico o a uno psicoanalista.
Distinti saluti.
dott. Giacomo Gherardini - Arezzo
Dott.ssa Valeria Maccarini
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, da quello che ha scritto mi sembra di capire che non ha mai intrapreso un percorso psicologico. Il sonno non è solo un fatto fisico ma anche psicologico: qualunque situazione di vita, dal semplice litigio con un’amica a problemi più gravi, hanno ripercussioni sul momento del sonno, ovvero il momento in cui si dovrebbero lasciare andare tutte queste situazioni per, appunto, riposare.
Dott.ssa Luisa Allione
Psicologo, Psicoterapeuta, Fisioterapista
Bologna
Buongiorno,
le consiglio di affidarsi ad uno psicoterapeuta cognitivo comportamentale per lavorare sulla sua sintomatologia ansiosa che sicuramente mantiene il suo corpo e la sua mente in uno stato di minaccia e di attivazione costante. Le consiglio anche di introdurre nella sua quotidianità un'attività di mindfulness o di training autogeno o simili.
In uno stato di attivazione il nostro sistema non può concederci sonni tranquilli.
Si è evoluto in questo modo al fine di proteggerci da minacce reali e, di base, siamo rimasti gli stessi di parecchi anni fa.
Occorre quindi ridurre i sintomi ansiosi tramite un lavoro cognitivo, di gestione del processo di rimuginio e di gestione corporea dell'iperattivazione.
Le consiglio vivamente di prendersene cura, non soltanto riducendo il sintomo attraverso il farmaco.
In bocca al lupo!
Dr. Francesco Polito
Psicoterapeuta, Neuropsicologo, Psicologo
Roma
Buongiorno, mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Da come lo descrivi, sembra una situazione davvero faticosa e spaventosa, soprattutto perché il sonno, quando diventa così disturbato, può dare la sensazione di perdere il controllo e di non riuscire più a recuperare energie. È comprensibile che tu sia preoccupata e stanca.

Vorrei però rassicurarti su un punto: dopo periodi di forte ansia e insonnia intensa, può capitare che il sonno rimanga per un po’ molto leggero, frammentato, pieno di sogni vividi o disturbanti e poco ristoratore. Questo non significa che tu stia “impazzendo”, ma che probabilmente il tuo sistema nervoso è ancora in uno stato di forte attivazione.

Detto questo, secondo me sarebbe importante non concentrarsi solo sul sintomo “insonnia”, ma anche su ciò che sembra alimentarla, cioè l’ansia. Il farmaco può essere utile in una fase acuta, ma se l’insonnia nasce o viene mantenuta dall’ansia, è probabile che serva anche un lavoro psicologico per imparare a gestire l’attivazione mentale e fisica prima di dormire, i pensieri anticipatori, la paura di non dormire e il circolo vizioso “ho paura di non dormire → mi attivo → non dormo → mi spavento ancora di più”.

Ti suggerirei quindi di parlarne nuovamente con il medico che ti ha prescritto il Lexotan, soprattutto perché hai iniziato a prenderlo con una certa continuità e a volte ad aggiungere altre gocce. È importante che dosaggi, durata e modalità di assunzione siano sempre monitorati dal medico, senza aumenti autonomi.

In parallelo, valuterei seriamente un percorso con uno psicoterapeuta, possibilmente esperto in ansia e insonnia. Potrebbe aiutarti non solo a “dormire di più”, ma a ridurre lo stato di allarme che probabilmente mantiene il problema. In molti casi si lavora proprio sulla gestione dell’ansia, sulla paura del sonno, sui pensieri ripetitivi e su abitudini serali più funzionali.

Nel frattempo, prova a non giudicare ogni notte come una “prova” da superare. Più il sonno diventa qualcosa da controllare a tutti i costi, più rischia di sfuggire. Sarebbe utile costruire una routine serale regolare, ridurre stimoli e schermi prima di dormire, evitare di restare troppo tempo a letto a lottare con il sonno e usare tecniche di rilassamento o respirazione, ma senza trasformarle in un’altra prestazione da fare perfettamente.

In sintesi: quello che stai vivendo è molto pesante, ma non sei senza via d’uscita. È importante però affrontarlo in modo completo: da un lato confrontandoti con il medico per la parte farmacologica, dall’altro lavorando sull’ansia che sembra essere alla base del problema. Con un aiuto adeguato, questa situazione può migliorare.
Dott.ssa Serenella Garibaldo
Psicoterapeuta, Medico legale
Salerno
Gentile ragazza, quello he descrivi sembra molto faticoso e anche spaventoso. Quando il sonno si rompe in questo modo, spesso si cerca comprensibilmente qualcosa che possa spegnere l'angoscia e permettere almeno un pò di riposare. ma accanto all'aspetto farmacologico, forse potrebbe essere importante domandarsi anche altro: cosa accade di te quando il mondo si ferma e arriva la notte? A volte l'insonnia non è solo assenza di sonno ma un modo con cui segnaliamo che qualcosa ancora non riesce trovare parole e spazio durante la veglia. Come se ci fosse un pensiero, una paura, un dolore, una tensione profonda che fatica a essere elaborata e che allora riemerge proprio nel momento in cui dovremmo lasciarci andare. Anche i sogni disturbanti, i risvegli improvvisi, quella sensazione di allarme o di inquietudine possono avere a che fare con qualcosa che oggi si intreccia con la tua storia, con esperienze passate, con emozioni forse trattenute troppo a lungo.Non necessariamente qualcosa di "grave" ma qualcosa che il tuo sistema sembra vivere come perturbante e che, in qualche modo, ha bisogno di mantenerti vigile. Forse la domanda non è soltanto "come faccio a dormire" ma che "cosa diventerebbe possibile sentire se finalmente mi lasciassi andare al sonno". Per questo oltre a confrontarti con il medico rispetto ai farmaci, potrebbe essere prezioso avere uno spazio psicologico in cui poter esplorare con calma ciò che la tua insonnia sta cercando di raccontare.
Dott. Andrea Volpes
Psicoterapeuta, Terapeuta
Palermo
Ci sono due filoni principali di possibili risposte alla tua domanda. Il primo riguarda la farmacoterapia, che esiste in modo più incisivo rispetto ad un'insonnia che riduce la qualità della vita come quella che descrivi; il secondo è di tipo dialogico, ovvero parlare con un professionista per cercare di capire da dove nasce la tua insonnia (ovvero, apparentemente, la tua ansia) e cercare di risoverla con una psicoterapia. Anche abbinare gli aprocci è una risposta plausibile.

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