Buongiorno, sono Federica una ragazza di 32 anni e da quasi 3 anni convivo con il mio ragazzo. Da un

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Buongiorno, sono Federica una ragazza di 32 anni e da quasi 3 anni convivo con il mio ragazzo. Da un paio di mesi penso di non sopportarlo più, tant’è che quando cerca di avere un contatto fisico ( per intenderci anche solo una carezza o un abbraccio quando siamo a letto ) io mi scosto.
Non ho mai desiderato stare con una persona diversa o che rispettasse dei canoni perfetti e per tale motivo entrambi ci siamo accettati con i nostri difetti ma con il tempo sto realizzando che il mio ragazzo è manchevole di ciò che dovrebbe stare alla base di ogni rapporto: il supporto.
Io mi sento davvero sola, a casa le faccende le faccio praticamente io, e seppur lui in parte contribuisce lo fa quasi sempre quando viene “delegato” a farlo e questo mi infastidisce, dovergli dire sempre cosa c’è da fare senza che sia lui a prendere l’iniziativa. È estenuante…
Quando mi apro con lui e cerco di spiegare cosa c’è che non va non ricevo alcun tipo di supporto emotivo. Anziché ascoltare le mie parole e focalizzarsi sul fatto che ciò che gli dico mi ferisce lui si concentra più sul fatto che si sente accusato e quindi mette su un muro. Le mie intenzioni sono sempre state quelle di crescere insieme affinché il rapporto potesse essere più solido e l’ho spronato a fare lo stesso con me, dicendomi se potessi migliorare in qualche aspetto che magari a lui non piaceva. Risultato? Lo ha fatto soltanto per replicare a ciò che io gli facevo notare.
Inoltre di recente mi sono aperta riguardo un trauma fatto di abusi quando ero piccola e non è stato facile.
La sua reazione è stata che non sapeva cosa dire, mi ha solamente accarezzato la gamba e detto “non ci pensare”.
Capisco il fatto di essere stati catapultati all’improvviso in una situazione particolare e delicata in cui insomma è difficile stabilire cosa dire e non dire ma mentre io piangevo mi sentivo sola in quella stanza.
Certamente non mi aspettavo neanche un supporto di tipo psicologico, infatti dopo anni di tentennamenti mi sto convincendo ad andare da un professionista che possa aiutarmi ma non credo di sbagliare a desiderare una presenza che non sia soltanto fisica.
Un’altra cosa di cui mi sono resa conto è che non ci conosciamo bene. Non ci sono mai momenti in cui ci apriamo apertamente l’uno con l’altra su qualsiasi cosa e mi manca stabilire una connessione che non sia soltanto fisica.
Lui è un ragazzo introverso forse un po’ troppo, dolce, paziente, mi fa ridere però adesso sto iniziando a farmi mille domande e i dubbi sono anche tanti poiché non c’è una crescita nel nostro rapporto e vorrei capire se ci si può lavorare su oppure se siamo incompatibili.
Inoltre non usciamo da mesi, se non per andare a fare la spesa. Non mi capacito di come lui possa vedere questa relazione come normale.
Buongiorno Federica, grazie per aver scritto con tanta chiarezza e onestà. Proverò a risponderle con accuratezza, anche se per la complessità di quello che descrive e per la presenza di un trauma personale importante sarebbe molto prezioso avere un supporto professionale che la accompagni nel tempo, cosa che lei stessa sembra già considerare e che la incoraggio a fare al più presto.
Quello che descrive pare essere una relazione in cui i bisogni emotivi fondamentali di lei restano sistematicamente insoddisfatti, non per malevolenza del partner ma probabilmente per una sua difficoltà strutturale nel rispondere emotivamente. La domanda se si possa lavorare su questo o se ci sia incompatibilità è legittima e difficile, e dipende in larga parte da quanto lui sia disposto a riconoscere il problema e a mettersi in gioco.

Quello che descrive tra voi assomiglia a quello che la ricerca chiama pattern richiesta-ritiro: lei porta un problema, esprime un bisogno, cerca connessione; lui si sente accusato, mette un muro, si chiude. Questo crea un loop doloroso: più lei cerca di comunicare, più lui si difende, più lei si sente sola e inascoltata, più prova a spiegarsi, più lui si chiude. Studi longitudinali mostrano che questo pattern è uno dei predittori più solidi di insoddisfazione relazionale nel tempo, proprio perché impedisce la riparazione e la crescita.

Il fatto che lui abbia risposto a sue critiche chiedendole a sua volta cosa potesse migliorare, solo come replica e non come apertura genuina, è coerente con questo quadro: la conversazione diventa una partita di difesa e attacco invece di un incontro reale.

Il profilo che descrive è coerente con quella che in letteratura si chiama difficoltà nell'identificare e comunicare le emozioni, sia le proprie che quelle altrui.
Non è insensibilità intenzionale: è più probabilmente una difficoltà a stare nel territorio emotivo, a sapere cosa fare quando l'altro soffre davvero, a uscire da sé per incontrare l'altro. Potrebbe esserci anche un profilo di neurodivergenza o altre particolarità, ovviamente è qualcosa da indagare accuratamente in un contesto idoneo.

Questo non assolve il suo partner dalle responsabilità, ma aiuta a capire che probabilmente lui non vede "la relazione normale" per indifferenza verso di lei, ma perché potrebbe non avere gli strumenti interni per percepire la distanza emotiva che lei sente così chiaramente.
Aprirsi su abusi infantili è uno dei gesti di fiducia più profondi e vulnerabili che si possano fare in una relazione. La ricerca mostra che la risposta del partner in quel momento è cruciale: reazioni empatiche e responsive predicono maggiore soddisfazione relazionale; reazioni minimizzanti producono l'effetto opposto e possono lasciare la persona più sola di prima. Lui può aver risposto un "non ci pensare" perchè non ha altri strumenti emotivi per cogliere appieno una così importante confessione.

Il fatto che ora lei si scosti da carezze e abbracci non è necessariamente il "problema" da risolvere: può essere invece il segnale più onesto di quanto il suo corpo stia comunicando il disagio emotivo. Quando la connessione emotiva si deteriora, spesso il corpo smette di volere la vicinanza fisica, perché quella vicinanza senza intimità emotiva diventa fastidiosa anziché rassicurante. Vale la pena esplorare questo anche nel percorso terapeutico che sta per iniziare, soprattutto in presenza di una storia di abusi.

Lavorare sulla cosa si può, non è impossibile e si possono ricostruire le fratture della relazione, deve esserne disposto anche lui però. è un lavoro che va fatto insieme nella Co-determinazione di coppia.

Le consiglierei di incominciare il percorso individuale che stava considerando ed eventualmente li vedere se ci sono dei temi e delle modalità che può affrontare con la terapeuta in singolo ed eventualmente poi valutare alcune sessioni di coppia.
Non aspetti che la situazione cambi da sola, perché generalmente così non è. Si può fare molto in queste situazioni, in primis per stare meglio lei e anche poi per la coppia.

Spero di aver aiutato, Dott. Marco Scaramuzzino

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Gentile Federica, grazie per aver dato voce a questo groviglio di emozioni così dolorose che stai vivendo. Quello che descrivi è il vissuto di chi, pur essendo in coppia, si sente profondamente solo in una stanza.
Ecco alcuni punti su cui mi permetto di invitarti a riflettere:
1. Il corpo che 'parla': Il tuo scostarti quando lui ti tocca è un segnale potente. Quando manca la connessione emotiva e il supporto, il corpo spesso 'chiude le porte' perché non si sente più al sicuro o nutrito. La tua mancanza di desiderio non è un guasto, ma una reazione coerente al senso di solitudine che provi.
2. Il peso della delega: Dover sempre 'dire cosa fare' in casa trasforma il partner in un figlio da istruire, non in un compagno con cui dividere la vita. Questo ruolo 'educativo' è estenuante e uccide l'erotismo e la stima reciproca.
3. La solitudine davanti al trauma: Aprirsi sul proprio passato di abusi è un atto di estrema fiducia. Sentirsi rispondere 'non ci pensare' può essere stato devastante: non cerchi un terapeuta in lui, ma un testimone partecipe del tuo dolore. La sua difficoltà a gestire emozioni forti sembra aver creato una distanza che oggi ti sembra incolmabile.
4. Crescita vs. Stagnazione: Tu desideri un rapporto che sia un laboratorio di crescita; lui sembra abitare una relazione fatta di routine e 'quiete', dove il silenzio è scambiato per normalità. Questa diversità di visione sulla natura stessa del legame è il nodo che ti porta a chiedere se siate incompatibili.
È molto importante che tu abbia deciso di rivolgerti a un professionista. In quel luogo potrai capire se questo tuo 'ritiro' è un modo per proteggerti o se è il segnale che il legame ha esaurito la sua funzione vitale per te."
Un caro saluto
Dr. Claudio Puliatti
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno Federica,
da quello che racconta si sente molta fatica e il bisogno di qualcosa di più sul piano emotivo. Non sembra solo una questione pratica, ma il desiderio di sentirsi davvero vista, ascoltata e accompagnata.
Il fatto che lei si scosti dal contatto fisico può essere un segnale importante: a volte, quando non ci sentiamo pienamente comprese, anche il corpo esprime una distanza prima ancora che lo facciano le parole.
Desiderare una relazione in cui ci sia presenza emotiva e crescita reciproca parla di ciò che per lei oggi è importante. Più che chiedersi subito se siete incompatibili, può essere utile fermarsi e ascoltare con calma ciò che sente diventato centrale per sé in questa fase della sua vita.
Un percorso psicologico può aiutarla proprio in questo: rafforzare la consapevolezza di sé, lavorando anche sulla connessione mente-corpo, così da sentirsi più centrata e sicura nelle sue scelte.
I dubbi che sente non sono un errore, ma segnali hanno bisogno di spazio e ascolto.
Resto a disposizione.
Dott.ssa Claudia Cianchi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Roma
Cara Federica,
credo tu abbia individuato già qual è l'elemento deficitario nella vostra relazione: il supporto. Soprattutto, sembra che le sue risposte facciano nascere in te un vissuto di svalutazione che rischia di minare sempre più il tuo legame con lui. In un quadro di questo tipo, le faccende domestiche assumono una rilevanza importante, come momento di assenza di condivisione.
Anche in base a ciò che hai raccontato sul tuo passato, sarebbe utile che iniziassi un percorso di supporto individuale, spazio in cui poterti sentire accolta e sostenuta. Potreste immaginare anche di intraprendere una terapia di coppia grazie alla quale riuscire a dare voce al vostro "non detto" e scardinare le rigidità che racconti esserci.
Sono a disposizione se hai desiderio di iniziare un percorso.
Un caro saluto, Dr.ssa Claudia Cianchi
Buongiorno Federica, sicuramente quello che descrivi ha creato una destabilizzazione e avete due modi diversi di affrontare la gestione della casa, ma questa situazione non sembra fermarsi solo a come viene gestita la casa. C'è molto altro, piccoli dettagli che vanno via via ad accumularsi e ti fanno giungere ad una situazione dove anche gli aspetti più piccoli possono creare irritazione o fastidio.
Sicuramente è importante intraprendere un percorso psicologico che possa darti sostegno nel comprendere in maniera approfondita quali sono i tuoi bisogni di questo momento, sia come singola che all'interno della coppia.
Resto a disposizione se volessi intraprendere un percorso, anche in modalità online.
Cordiali saluti, Dott.ssa Angelica Venanzetti
Buongiorno Federica posso immaginare la sofferenza nel non sentirsi supportati dal proprio partner e le conseguenze che questo riporta. Hai provato a condividere con lui quanto questo ti stia portando delle conseguenze spiacevoli ?
Gent.ma Federica,
grazie per aver raccontato la sua difficile situazione relazionale.
L'intenzione che ha espresso di iniziare un percorso psicologico in questo periodo della sua vita è molto onorevole e potrebbe portare equilibrio dapprima in sé stessa e poi anche nel contesto di relazione. Il benessere di coppia non può essere subordinato al benessere individuale, ma lo deve completare ed esaltare. E' evidente dalle sue parole che lei, in questo momento, ha bisogno prima di tutto di ritrovare serenità e un vissuto personale più positivo e orientato al benessere. Una parte della sua mente sta cercando questo benessere nella relazione e si scontra con il carattere e il comportamento del suo partner che però sono variabili che lei non può cambiare a suo piacimento, causando così frustrazione, rabbia, sconforto e altre emozioni difficili.
Trovando uno spazio per sé stessa, potrà prendere consapevolezza dei suoi valori, dei bisogni e delle priorità per stare bene.
Se lo desidera posso ascoltarla e pensare insieme a un percorso psicologico adatto alle sue esigenze, anche online. Restando a disposizione, le auguro il meglio.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Sandra Pitino
Psicologo, Psicologo clinico
Modica
Buongiorno, in prima battuta mi sento di dirle, riprendendo le sue parole usate nella chiusura della lettera, che apparentemente sembrate una coppia che non condivide molto sia da un punto di vista esperenziale individuale sia per ciò che concerne tutto ciò che è possibile fare insieme, di noto e meno noto. Penso che un rapporto cresca quando entrambi, mano nella mano, si vada incontro alla vita, cercando di fare di ogni singola esperienza, positiva o negativa che sia, un tassello di un puzzle che è la coppia. Rivolgersi a un professionista potrebbe essere una strategia per affrontare il suo attuale problema, se poi riusciste a intraprendere un percorso di terapia di coppia sarebbe il massimo.
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza.
Dalle sue parole emerge un senso di solitudine molto intenso, che non riguarda tanto l’essere soli, quanto il sentirsi poco visti o poco raggiunti all’interno della relazione. È una sensazione che può essere particolarmente faticosa, soprattutto quando si investe molto nel legame e nel tentativo di mantenere una connessione emotiva.
Lei descrive una difficoltà nel sentirsi sintonizzata con il suo compagno, soprattutto nei momenti di maggiore vulnerabilità. Quando i bisogni emotivi faticano a trovare spazio all’interno della relazione, può accadere che qualcosa dentro inizi a ritirarsi, anche a livello corporeo. Il distanziamento dal contatto fisico che racconta può essere letto come un segnale di questo disagio.
Nel suo racconto emerge anche quanto sia stata delicata la rivelazione legata alla sua storia personale. Condividere vissuti così sensibili richiede molta fiducia e, quando la risposta dell’altro non riesce a essere sufficientemente accogliente, può restare un senso di esposizione e di solitudine che non è facile elaborare da soli, indipendentemente dalle intenzioni del partner.
Il fatto che oggi si stia interrogando sul significato di ciò che prova e stia considerando uno spazio di supporto è un passaggio importante. Un percorso psicoterapeutico può offrire un luogo sicuro in cui dare senso a questi vissuti, esplorare ciò che sta accadendo nella relazione e comprendere come la sua storia personale entri in dialogo con il presente. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli

Dott. Maurizio Rossetti
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Castellanza
Cara Federica,

quello che descrivi non è “un momento no”.
È un progressivo senso di solitudine dentro la relazione.

Quando inizi a scostarti da una carezza, spesso non è il contatto fisico il problema: è ciò che quel contatto rappresenta. Se manca il supporto emotivo, la vicinanza fisica può diventare quasi incoerente con ciò che senti dentro.

Ci sono alcuni aspetti importanti da mettere a fuoco.

1. Non stai chiedendo troppo. Stai chiedendo reciprocità.
Il supporto emotivo, l’iniziativa nella gestione della casa, la capacità di ascoltare senza mettersi sulla difensiva non sono “pretese”. Sono elementi base di una relazione adulta.

Il fatto che tu debba delegare continuamente le faccende o spiegare ogni volta cosa ti ferisce crea quello che spesso viene chiamato “carico mentale”: non è solo fare, è dover pensare per due. Ed è estenuante.

2. Quando lui si concentra sul sentirsi accusato, la conversazione si blocca.
Non perché tu stia sbagliando, ma perché si attiva una dinamica difensiva. In quel momento il tema non è più “come stai tu”, ma “come si sente lui rispetto a ciò che hai detto”. Questo sposta il focus e ti lascia sola.

Una piccola strategia può essere questa: quando parli, prova a restare ancorata a frasi molto concrete su di te (“Io mi sento sola quando…”) senza entrare nella spiegazione lunga o nella ricerca di convincerlo. Se l’altro vuole capire, lo farà. Se non lo fa, l’informazione è comunque chiara.

3. Il momento in cui hai parlato del trauma è molto significativo.
Aprirsi su un abuso non è un dettaglio: è un atto di enorme fiducia.
Il fatto che tu ti sia sentita sola mentre piangevi dice qualcosa di importante sul tipo di connessione che desideri.

È vero: non tutti sanno cosa dire in situazioni così delicate. Ma tra “non sapere cosa dire” e “non esserci emotivamente” c’è una differenza. E tu stai percependo quella distanza.

4. La domanda vera non è solo “si può lavorare?”, ma “c’è disponibilità a lavorarci?”.
Una relazione cresce quando entrambi riconoscono che qualcosa non funziona e si mettono in movimento. Se il movimento è solo tuo, alla lunga ti stanchi.

Può essere utile osservare una cosa concreta nei prossimi mesi:
quando porti un tema importante, lui mostra curiosità e disponibilità a mettersi in discussione, oppure tende a chiudersi e tornare alla normalità di sempre?

Questo ti darà molte più risposte di mille ragionamenti.

Il fatto che non usciate, non condividiate momenti di apertura, non coltiviate connessione emotiva… non è “normale” o “anormale” in assoluto. È semplicemente una forma di relazione. La domanda è: è la forma che vuoi per la tua vita?

Stai facendo una cosa sana: non ignorare i dubbi.
E allo stesso tempo stai pensando di iniziare un percorso personale: questa è una direzione molto matura, soprattutto considerando il trauma che hai vissuto.

A volte non siamo incompatibili.
A volte siamo semplicemente su livelli diversi di consapevolezza e disponibilità emotiva.

Capire se esiste uno spazio di crescita reciproca è possibile.
Ma non dovrebbe essere una battaglia solitaria.

Un caro saluto
Ciao Federica, ti ringrazio per esserti aperta e per aver condiviso con così tanta precisione il tuo vissuto. Leggendo le tue parole, arriva forte il senso di isolamento che stai provando, nonostante tu abbia una persona accanto. È molto comune, ma non per questo meno doloroso, sentirsi 'sole in due'.
Ci sono alcuni punti della tua storia che meritano una riflessione profonda, sia per la salute del tuo rapporto che per il tuo benessere personale:
1. Quello che descrivi riguardo alle faccende domestiche non è solo una questione di 'aiuto', ma di carico mentale. Dover delegare significa che la responsabilità ultima della gestione della casa grava comunque su di te. Questo crea un rapporto asimmetrico (genitore-figlio anziché partner-partner) che logora inevitabilmente il desiderio sessuale e la stima reciproca.
2. Dici che lui si sente accusato e mette su un muro. In psicologia questo è spesso un meccanismo di difesa: chi non ha strumenti per gestire il conflitto o il dolore dell'altro tende a chiudersi per non sentirsi 'sbagliato'. Tuttavia, il risultato è che tu resti fuori, con i tuoi bisogni non ascoltati. La sua reazione alla tua rivelazione del trauma ne è l'esempio più lampante: quel 'non ci pensare' non è mancanza di amore, ma probabilmente una totale analfabetizzazione emotiva. Non sa come stare nel dolore, e quindi cerca di cancellarlo.
3. Il fatto che tu ti scosti fisicamente è un segnale molto chiaro che il tuo corpo ti sta inviando. La vicinanza fisica richiede sicurezza emotiva. Se non ti senti supportata, protetta e 'vista' mentalmente, il tuo corpo reagisce chiudendo i confini. È una forma di autoprotezione.
Capire se siete incompatibili o se il rapporto è 'lavorabile' dipende da un fattore chiave: la volontà di mettersi in gioco di entrambi.
La buona notizia: Hai deciso di rivolgerti a un professionista. Questo è il passo più importante per elaborare il tuo trauma e capire cosa desideri davvero da una relazione.
Una relazione cresce se entrambi i partner sono disposti a guardarsi dentro. Se lui vede questa situazione come 'normale', potrebbe non sentire la spinta al cambiamento.
Cosa potresti fare ora?
Potresti provare a fargli un'ultima domanda, non durante un litigio, ma in un momento di calma: 'Io non mi sento felice in questa staticità e sento che ci stiamo allontanando. Tu sei davvero soddisfatto di come viviamo o lo accetti solo perché è rassicurante?'.
Non aver paura di cercare uno spazio tutto tuo con un terapeuta: elaborare il passato ti darà la bussola per capire quale presente meriti davvero.
Dott.ssa Martina Veracini
Psicologo, Psicologo clinico
Empoli
Buongiorno Federica,
nelle sue parole si sente tanta stanchezza, ma anche molta lucidità. Non sta descrivendo un capriccio improvviso, sta parlando di una solitudine che si è costruita nel tempo.
Il fatto che oggi si scosti quando lui la tocca non è necessariamente il problema, spesso è il segnale. Quando ci si sente non viste, non sostenute, non ascoltate, il corpo inizia a chiudersi prima ancora che la mente abbia messo ordine nei pensieri. La distanza fisica, a volte, è l’espressione di una distanza emotiva già presente.
Lei non sta chiedendo “perfezione”. Sta chiedendo supporto, iniziativa, condivisione. Sta chiedendo di non sentirsi sola dentro una relazione. E questo non è un bisogno eccessivo, è un bisogno di base.
Inoltre quest’ultimo episodio è particolarmente significativo. È vero, non tutti sanno cosa dire davanti a un trauma ma tra il “non sapere cosa dire” e il lasciare l’altro emotivamente solo c’è una differenza sottile ma fondamentale. Lei non chiedeva una competenza clinica, chiedeva presenza emotiva.
Quando dice che non vi conoscete davvero e che manca una connessione profonda, sta toccando un nodo centrale: l’intimità non è solo fisica, è la possibilità di condividere vulnerabilità senza sentirsi respinti o non compresi.
Ora la domanda che si pone (si può lavorarci o siamo incompatibili?) è molto seria. Le relazioni non crescono da sole, crescono se entrambi riconoscono che c’è qualcosa da costruire. E la vera discriminante non è se oggi ci sono difficoltà, ma se c’è disponibilità reciproca a mettersi in discussione senza trasformare ogni confronto in un’accusa.
Lei sta facendo un movimento importante, in quanto, si sta chiedendo cosa desidera davvero, non solo cosa “dovrebbe” tollerare. Questo non significa che abbia già deciso di chiudere. Significa che sta cercando autenticità.
Andare da un professionista per sé, come sta valutando, può aiutarla a distinguere alcune cose fondamentali:
- Quanto di questa chiusura è legato alla dinamica di coppia attuale.
- Quanto il suo trauma passato può influenzare la percezione di vicinanza o distanza.
- E soprattutto quali sono i suoi bisogni non negoziabili in una relazione.
A volte le coppie possono crescere, se entrambi accettano di lavorare sul piano emotivo (anche con un supporto di coppia).
Altre volte ci si rende conto che l’affetto non basta quando manca la reciprocità emotiva.
Ciò detto, la domanda forse più importante, più ancora dell’incompatibilità, oggi, potrebbe essere: “se nulla cambiasse, tra un anno mi sentirei serena o ancora più sola?”.
Si conceda il diritto di prendere sul serio la sua solitudine. Non è un capriccio, è un segnale. E ascoltarlo è un atto di rispetto verso se stessa.
Resto disponibile per ulteriori approfondimenti.
Un caro saluto, dott.ssa Martina Veracini
Psicologa
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile Federica, grazie per aver condiviso la sua riflessione.
Le relazioni sono complicate e il fatto che lei si stia ponendo delle domande su quello che desidera è perfettamente normale.
Il fatto che lei non si senta vista o capita, inevitabilmente porta anche ad un allontanamento fisico (come il ritrarsi dalle carezza o da altre forme di contatto), si tratta di un modo in cui comunica che non si sente compresa nei suoi bisogni più profondi.
La rivelazione del trauma è stata un momento di enorme vulnerabilità, e la sua difficoltà a stare emotivamente con lei ha probabilmente riattivato ferite antiche di non riconoscimento. Questo non significa automaticamente incompatibilità, ma segnala una distanza affettiva che va pensata insieme.
Il fatto che lei stia valutando l'inizio di un percorso terapeutico è una grande forma di cura che le permetterà di comprendere meglio ciò di cui ha bisogno e riuscire a ritrovare la serenità che merita.
Le auguro il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Rita Anastasi
Psicologo, Psicologo clinico
Rizziconi
Gentile Federica, la ringrazio per aver condiviso con così tanta lucidità la sua situazione. Quello che descrive è un vissuto di solitudine profonda all’interno della coppia, una condizione spesso più dolorosa della solitudine vissuta da single.
Dalle sue parole emergono tre nodi critici su cui è fondamentale riflettere...
Il fatto che lei debba istruire il suo compagno sulle faccende domestiche non riguarda solo la pulizia della casa, ma il cosiddetto carico mentale. Quando un partner agisce solo se "delegato", l'altro assume il ruolo di "manager" della relazione. Questo rompe la parità e spegne il desiderio: è difficile provare attrazione verso qualcuno di cui ci si deve sentire, in qualche modo, "genitori" o supervisori.Lei descrive una dinamica di difensività. Quando lei esprime un bisogno, lui si sente sotto accusa e "alza un muro". Questo impedisce la risoluzione dei conflitti e crea un circolo vizioso: lei chiede di più perché si sente inascoltata, lui si chiude di più perché si sente inadeguato. La sua reazione alla rivelazione del suo trauma ("non ci pensare") conferma una forte difficoltà nel gestire l'intensità emotiva, che probabilmente lo spaventa o lo fa sentire impotente.Una relazione sana è un organismo che cresce. Se da mesi non uscite e la comunicazione è superficiale, il rapporto rischia di trasformarsi in una convivenza logistica priva di nutrimento affettivo. La sua reazione fisica (il sottrarsi al contatto) è un segnale molto onesto che il suo corpo le sta inviando: è difficile accogliere l'altro fisicamente quando non ci si sente accolti emotivamente.Prima di decidere se siete incompatibili, potrebbe essere utile un confronto diretto e "ultimo", magari mediato da una consulenza di coppia, per capire se lui è disposto a uscire dalla sua zona di comfort. Tuttavia, restare in una relazione dove ci si sente soli è un prezzo molto alto da pagare.

Le auguro di ritrovare presto lo spazio e il sostegno che merita.
uongiorno Federica,

da ciò che descrive emerge un senso di solitudine emotiva all’interno della relazione, che sembra andare oltre le difficoltà pratiche quotidiane. Quando viene meno la percezione di supporto, ascolto e condivisione, può essere naturale che anche il contatto fisico diventi faticoso o venga vissuto con distanza.

Il fatto che lei abbia provato ad aprirsi, anche su temi molto delicati come un trauma passato, e si sia sentita sola in quel momento, è un aspetto significativo. Non sempre il partner dispone delle competenze emotive per accogliere contenuti così profondi, ma il bisogno di sentirsi sostenuti e compresi resta legittimo.

Le dinamiche che descrive – la difficoltà nel dialogo, la sensazione di dover “delegare” continuamente, l’assenza di crescita condivisa e di momenti di connessione – possono nel tempo generare dubbi sulla compatibilità e sulla possibilità di evoluzione del rapporto.

Più che chiedersi subito se siate incompatibili, potrebbe essere utile comprendere con maggiore chiarezza cosa per lei è irrinunciabile in una relazione e quanto oggi si senta vista e riconosciuta nei suoi bisogni emotivi. Uno spazio di supporto psicologico può aiutarla a mettere a fuoco questi aspetti e a prendere decisioni più consapevoli, indipendentemente dall’esito della relazione.

Un saluto.
Buongiorno Federica, la ringrazio davvero per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato. Si sente tutta la fatica, la solitudine e anche la confusione che sta vivendo. Quello che descrive non è esagerato: è il segnale di bisogni importanti che oggi non si sentono visti né accolti. Mi dispiace molto leggere del momento in cui si è aperta rispetto agli abusi subiti da bambina e di quanto si sia sentita sola mentre piangeva. È assolutamente normale, quando si condivide un trauma così profondo con il proprio partner, desiderare una presenza emotiva, uno sguardo che tenga, parole che accompagnino. Non è una richiesta eccessiva, è un bisogno umano di connessione e protezione, e il fatto che lei non l’abbia ricevuto fa male, comprensibilmente.
Nelle relazioni di coppia emergono bisogni emotivi fondamentali che, quando vengono frustrati nel tempo, attivano pensieri automatici dolorosi, emozioni intense e comportamenti di distacco. Nel suo racconto si percepisce un bisogno forte di supporto e validazione emotiva: quando lei prova a esprimere una ferita e l’altro si difende o si chiude, il bisogno di essere ascoltata e compresa rimane insoddisfatto e possono attivarsi pensieri come “sono sola” o “non posso contare su di lui”, con emozioni di tristezza, frustrazione o rabbia che la portano poi a proteggersi anche fisicamente, ad esempio scostandosi. C’è poi il bisogno di reciprocità e collaborazione: il dover delegare le faccende la pone in una posizione quasi genitoriale e nel tempo questo può erodere l’attrazione e generare risentimento, perché il bisogno è quello di sentirsi in una partnership tra adulti che si scelgono e si sostengono attivamente. E infine emerge un bisogno di connessione profonda, quando lei dice di avere la sensazione di non conoscervi davvero e di non avere momenti di apertura autentica: senza dialogo emotivo la relazione può restare funzionale o fisica, ma non pienamente intima. Le consiglio di interrogarsi sul bilancio tra costi e benefici: ogni relazione offre qualcosa, anche quando fa soffrire, come stabilità, affetto, compagnia o sicurezza. La domanda centrale allora non è tanto se siate incompatibili in senso assoluto, ma cosa è più importante per lei in questo momento della sua vita, quali bisogni sono per lei non negoziabili e se i benefici che riceve compensano la frustrazione che prova. Non esiste una risposta giusta in generale, esiste quella coerente con i suoi valori attuali. Il tema del trauma merita uno spazio a parte: il fatto che stia pensando di rivolgersi a un professionista è un passo molto significativo e lo considero fortemente consigliabile, non perché lei sia “sbagliata”, ma perché certe ferite hanno bisogno di uno spazio sicuro, competente e continuativo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare ciò che ha vissuto, a comprendere meglio i suoi bisogni relazionali e a capire con maggiore lucidità se questa relazione può essere ristrutturata oppure no. La sua sofferenza è valida, il suo desiderio di presenza emotiva è legittimo.
Rimango a disposizione.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno Federica, grazie per esserti aperta con tanta sincerità. Dalle tue parole emerge una sofferenza profonda e molto lucida: non sembra tanto una perdita improvvisa di sentimento, quanto un progressivo senso di solitudine emotiva all’interno della relazione. Il fatto che tu ti scosti dal contatto fisico può essere una risposta naturale quando non ti senti ascoltata, sostenuta o vista nei tuoi bisogni più autentici. Tu non stai chiedendo perfezione, ma presenza emotiva, iniziativa, condivisione e supporto, che sono basi fondamentali di un legame. Il momento in cui ti sei aperta su un trauma e ti sei sentita sola mentre piangevi è particolarmente significativo: raccontare qualcosa di così delicato richiede accoglienza emotiva, e una risposta minimizzante può amplificare il senso di isolamento, anche se non nasce da cattiveria ma da difficoltà nel gestire contenuti emotivi profondi. Anche il carico mentale della casa, il dover sempre sollecitare collaborazione, la scarsa comunicazione emotiva e l’assenza di momenti di connessione autentica contribuiscono, nel tempo, a creare distanza e logoramento, pur in presenza di affetto e gentilezza. La questione centrale non è solo se lui sia introverso, ma se sia disponibile a riconoscere il tuo vissuto senza difendersi e a crescere nella relazione, perché senza questa apertura la solitudine emotiva tende ad aumentare. Il tuo disagio è coerente e legittimo, soprattutto considerando che il riemergere di un trauma rende ancora più necessario sentirsi sostenuti e al sicuro emotivamente. Se lo desideri, possiamo approfondire tutto questo in uno spazio protetto: ricevo anche online.
Ciao Federica, si percepisce quanta fatica stai affrontando, ma anche quanta consapevolezza hai dei tuoi bisogni e dei tuoi limiti.
È davvero positivo che tu stia pensando di intraprendere un percorso con un professionista: avere uno spazio sicuro in cui esplorare le tue emozioni, i tuoi desideri e anche il trauma che hai vissuto può aiutarti a sentirti meno sola e più sostenuta. Non si tratta di “aggiustare” qualcosa in te, ma di darti strumenti e chiarezza per capire cosa vuoi davvero e come prenderti cura di te stessa.
Il fatto che tu ti stia ponendo queste domande sulla relazione dimostra una grande capacità di riflessione perchè anche solo riconoscere ciò che ti manca e ciò di cui hai bisogno è un passo importante. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a distinguere ciò che è modificabile nella dinamica di coppia da ciò che invece riguarda una possibile incompatibilità più profonda, e a capire quali sono i tuoi limiti e desideri oggi.
Dott. Alessandro Rigutti
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentilissima, la ringrazio per aver condiviso il suo pensiero.
Comprendo come possa essere destabilizzante ritrovarsi all'interno di una relazione che, progressivamente, ha finito per lasciare sensazioni di stagnazione e mancanza di supporto a livello emotivo. Immagino che rapportarsi a tutto ciò sia molto complesso e sia ancora più difficile portarlo nella relazione, considerando anche il muro che percepisce dal lato del suo compagno. Mi stupisce quello che racconta, la vostra è una relazione lunga e profonda, basti pensare ai tre anni di convivenza che inevitabilmente avranno generato una certa routine quotidiana e di coppia, ma sembra che fra lei e il suo compagno non ci sia stato ancora spazio per affrontare quello che state attraversando. Lui non si è accorto di questo suo allontanamento? Quando ricerca affetto da parte sua, ma lei si sente distante, lui come reagisce? Sembra che, in questo momento, la possibilità di ascoltarsi e raccontarsi siano bloccate da un profondo stato di stallo, aspetti che lei comprensibilmente nota e che le lasciano un profondo senso di frustrazione.
Gli altri vissuti che ha condiviso, inoltre, raccontano di esperienze traumatiche e molto complesse che posso soltanto immaginare quanto sia stato difficile per lei riuscire a superare. E' comprensibile che voglia sentire nell'altro un rapporto reciprocamente presente e sostenitivo, così come è normale che voglia sentirsi sostenuta sia a livello emotivo che pratico. Ha davvero fatto un movimento importante e coraggioso nel decidere di rivolgersi ad un professionista per affrontare questi aspetti del suo passato, chiedere aiuto è sicuramente il primo passo per conoscersi ed elaborare aspetti emotivi così complessi. Sicuramente, però, questo non potrà risolvere di per sé i problemi nella coppia, per i quali è importante essere in due a procedere nella stessa direzione.
In questo momento sento molta rabbia da parte sua ed è legittimo per tutto quello che ha raccontato. Forse sarebbe importante comunicarla e portarla nella relazione, in modo che possiate provare a lavorare insieme sulle difficoltà che state attraversando.
Le auguro il meglio,

Dott. Alessandro Rigutti
Dott.ssa Claudia Midei
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno Federica,
dal Suo racconto emerge una profonda sensazione di solitudine all’interno della relazione, ed è comprensibile che questo La stia portando a interrogarsi sul futuro del rapporto. Quando viene meno il senso di supporto emotivo e di condivisione, anche i gesti fisici possono perdere significato o risultare respingenti. Il Suo allontanarsi dal contatto sembra più un segnale di disagio che di indifferenza.
La fatica che descrive nella gestione della casa e, soprattutto, nei tentativi di dialogo non accolti, indica un bisogno di reciprocità e di ascolto che al momento non sente soddisfatto. Sentirsi non compresa o percepire che l’altro si difende anziché ascoltare può generare distanza e frustrazione nel tempo.
Il momento in cui ha condiviso un’esperienza traumatica appare particolarmente delicato. Aprirsi su un abuso richiede grande coraggio; non ricevere la vicinanza emotiva sperata può amplificare il senso di isolamento. È positivo che stia considerando un percorso personale con un professionista: uno spazio dedicato potrebbe aiutarLa a elaborare il trauma e a chiarire meglio i Suoi bisogni affettivi attuali.
Rispetto alla relazione, può essere utile chiedersi se esistano ancora margini di disponibilità reciproca a mettersi in discussione e a costruire una comunicazione più autentica. In alcuni casi un percorso di coppia può favorire questa crescita; in altri, il lavoro individuale aiuta a comprendere se il legame sia compatibile con i propri valori e bisogni.
Se lo desidera, possiamo approfondire questi aspetti in uno spazio strutturato, così da aiutarLa a orientarsi con maggiore chiarezza e tutelare il Suo benessere emotivo.
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno Federica, probabilmente la sua necessità di parlare con qualcuno, aprirsi e sentirsi ascoltata e accolta è grande in questo momento della sua vita. Spesso si tende a chiedere alle persone che ci stanno intorno, partners, familiari, amici, di prestarsi a ciò. A volte funziona e talvolta è troppo. Potrebbe essere che il suo compagno non è molto capace all'ascolto e allo stesso tempo non comprendo ciò che lei sta attraversando. Quando si è in difficoltà nessuno ci capisce! Probabilmente è cambiato tutto dentro di lei e agli occhi di lui sostanzialmente nulla.
Gentile Federica,
emerge dalle sue parole, molto chiaramente, il tema della solitudine. Sento anche la difficoltà di sintonizzazione, lei cerca profondità, accoglimento. Durante la rivelazione di un trauma, che è un passaggio molto delicato, il sentirsi sola può aggravarsi in una ferita ulteriore.
La ricerca di una maturità emotiva che forse in questo momento è in differenti fasi per entrambi può essere la causa di insoddisfazione e difficoltà.
Avere dubbi però può essere una buona cosa, interrogarsi sul da farsi, comprendere i propri bisogni autentici, i propri confini, legittimarsi a desiderare è altrettanto importante.
L’accompagnamento di un professionista, come ha già pensato di fare, potrebbe aiutarla perché potrebbe svelarle se il dolore che sente nasce dalla relazione o magari da un bisogno di attaccamento e riconoscimento.
Resto a disposizione
Un cordiale saluto
Dott.ssa Eleonora Mazzola
Dott. Matteo De Nicolò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buonasera Federica, per prima cosa grazie per averci parlato di sè. Dal suo racconto emerge un senso crescente di distanza all’interno della relazione, come se nel tempo qualcosa si fosse modificato nel modo in cui si sente accolta e sostenuta dal suo partner. Quando il bisogno di vicinanza emotiva non trova risposta, può accadere che anche il contatto fisico diventi difficile da tollerare e che si inizi a percepire solitudine pur vivendo insieme. La fatica che descrive sembra riguardare non tanto singoli episodi, quanto una sensazione più ampia di mancanza di condivisione e di reciprocità, sia nella quotidianità sia nei momenti emotivamente più delicati. Aprirsi su aspetti personali profondi e sentirsi poco compresi può amplificare questo vissuto e portare a interrogarsi sul significato della relazione e sulla possibilità di una crescita comune. In situazioni come questa è comprensibile che emergano dubbi sulla compatibilità o sulla possibilità di lavorare insieme sul rapporto. Prima di arrivare a conclusioni definitive, può essere utile concedersi uno spazio di riflessione per comprendere meglio i propri bisogni affettivi e ciò che oggi sente necessario per stare bene in una relazione. Il percorso che sta pensando di intraprendere può rappresentare un’occasione importante per esplorare questi vissuti e fare maggiore chiarezza, senza la pressione di dover decidere immediatamente. Per qualsiasi cosa sono qui. Dott. Matteo De Nicolò
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno.
I suoi dubbi sono un ottimo punto di partenza: certo, per vedere anche lui e il suo comportamento, ma anzitutto per riflettere su di lei.
La sua idea di andare da uno psicologo è valida, perché a volte è difficile vedere con chiarezza quello che ci appartiene. Meglio inquadrare come lei possa vedere questa relazione come critica, meglio approfondire quello che sta dentro di lei: lui ha un proprio percorso e deciderà da sé se lo vorrà e gli servirà.
Dott.ssa Valentina Ricci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera Federica, grazie per questa tua condivisione. Hai aperto un grande tema. Il fatto che in questa relazione adesso inizi a stare un po' ''scomoda'' è qualcosa di prezioso perché dice qualcosa di te e di come ti senti ed è molto importante che tu lo stia ascoltando. Sicuramente uno spazio dedicato sarebbe meglio per non banalizzare quanto hai detto. Un abbraccio
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, credo che questo sia un ottimo argomento da affrontare con il suo terapista. Cordiali saluti.

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