Che tipo di percorso fare per affrontare e risolvere traumi dovuti a più esperienze negative sul lavoro? Buongiorno a tutti, chiedo vivamente consiglio per quanto riguarda una situazione che tende a ripetersi ogni volta che io "cambio lavoro". Cerco di spiegami brevemente, ma in modo completo. È doveroso fare una premessa iniziale: ho sempre avuto difficoltà nei vari lavori che ho svolto fino ad ora, sia a livello relazionale con i colleghi, che a livello pratico/lavorativo. Ho iniziato a lavorare a 19 anni, praticamente subito dopo essermi diplomata, nel 2010. Al tempo ho scelto di non proseguire con gli studi perché nell'aria c'era già la "crisi" economica e ho preferito fare una scelta diversa. Caratterialmente sono una ragazza abbastanza decisa in alcune situazioni, mentre in altre, sono totalmente insicura e timorosa. La mia prima esperienza lavorativa è durata solamente 15 giorni, presso un'azienda di piccole dimensioni che si occupava di sistemi e gestionali per la contabilità. È stata orribile. La moglie del titolare era veramente matta. Mi urlava addosso, mi sgridava mentre ero al telefono con i clienti, non mi veniva spiegato nulla e dovevo arrangiarmi con la pretesa di fare le cose correttamente. Dopo aver assaggiato l'ambiente, ho deciso di andarmene. Orribile. Successivamente ho trovato impiego presso uno studio di commercialisti, ci sono rimasta per 3 anni. Inizialmente andava tutto bene, per i primi 2 anni e mezzo non ho avuto problemi, ero la loro prima impiegata. Successivamente hanno iniziato a richiamarmi ogni 2*3, a "rinchiudermi" nella sala riunioni a subire cazziatoni inenarrabili, dicendomi testualmente queste parole "a volte lavori da 10, altre invece fai degli s*erdoni", venivo trattenuta in quella sala a volte anche per 4 ore su 5, perché avevo un part time orizzontale. Tutto perché pretendevano sempre di più da me, dopo aver chiesto svariate volte di aumentare l'orario lavorativo perché non riuscivo più a gestire la contabilità delle aziende in poche ore, richiesta rifiutata più volte. Mi assegnavano anche la parte fiscale, senza spiegarmi nulla di nulla e pretendevano un lavoro perfetto. Dopo 6 mesi di insulti gratuiti, mail con caratteri da 48pt, ore costretta a subire senza poter replicare, mi hanno costretta a firmare una falsa lettera di dimissioni altrimenti mi avrebbero "referenziata negativamente nei prossimi lavori". Io allucinata. Nel frattempo ero diventata anemica, soffrivo di gastrite e ho rischiato la depressione. Mi ci sono voluti 2 anni prima di rimettermi. Avevo il terrore del mondo del lavoro e non volevo già più saperne a soli 23 anni. Piano piano ci ho riprovato, ma di nuovo sono incappata in un luogo tossico. Dove la responsabile scriveva sui gruppi di WhatsApp anche alle 1 di notte e quando non venivano raggiunti gli obiettivi di vendita, piovevano letteralmente insulti sulle capacità di lavoro. Questa persona era estremamente frustrata, gelosa e spesso arrabbiata se qualche collega osava superarla a livello di numeri. Tutto sommato ho resistito 2 anni e poi ho cambiato di nuovo. Sono entrata a far parte del mondo della telefonia e ne faccio parte da allora, ma anche qui ne ho passate di tutte. All'inizio nel 2019 ho avuto a che fare con un narcisista come responsabile. Mi sono rivolta ad una Psicologa per riuscire a gestire la cosa perché io avevo bisogno di lavorare. Venivo bullizzata sul lavoro, ci ho impiegato un sacco di tempo per imparare perché nessuno aveva la pazienza di insegnarmi come funzionavano le cose. Solo un collega e in fondo è grazie a lui che alla fine ho continuato nel settore. Ho subito violenze verbali di ogni genere (non vali nulla, non sei capace, non fai numeri, ecc...), bullismo vero e proprio, mi venivano date colpe di errori che non avevo commesso io, mi veniva imposto un outfit "ammiccante", di truccarmi, di essere più femminile (nonostante io abbia perfettamente rispettato tutte le regole richieste sull'abbigliamento), non andava mai bene perché dovevo soddisfare le aspettative di chi era il responsabile. Ero costantemente presa in giro. Così durante il Covid ho deciso di lasciare anche quel posto e di passare ai negozi. Beh, la situazione è stata positiva solo appena cominciato. Il resto un disastro. Ho scoperto di aver avuto colleghe gelose, di aver subito alle spalle cattiverie di ogni genere, davanti tutti quanti col sorriso e a dirmi che ero brava e dietro invece me ne combinavano di ogni. A tal punto che la mia assunzione è stata quasi messa a rischio per via di etichette false nei miei confronti. Dopo aver dimostrato le mie capacità e aver lottato disperatamente per togliere queste false etichette e dicerie nei miei confronti ed essermi spinta al massimo del mio meglio, alla fine ho dovuto cedere ed andarmene, perché l'azienda non ha "preso bene" il mio insistere nel chiedere un cambio di contratto verso assunzione diretta, nonostante io abbia dimostrato tutte le competenze e capacità necessarie affinché questo avvenisse. Era il mio primo impiego serio ed ero determinatissima ad ottenere quel contratto, mancava solo uno step, un semplicissimo step, ma nulla. Hanno prevalso quelle etichette iniziali che mi sono state appiccicate ingiustamente. Dopo 5 anni in questa azienda, lascio col cuore a pezzi. In fondo mi piaceva il lavoro, ma l'ambiente era diventato troppo tossico ed estremamente competitivo, dove chi andava avanti non era chi aveva serietà, ma chi era il "cocco" di turno. Amareggiata al massimo abbandono. Da allora è stato un susseguirsi di lavori, che io poi ho sempre lasciato per svariati motivi: problemi di salute a casa, stipendi inadeguati, contratti non propriamente corretti. Ora sono rientrata nel settore da poco, ma vivo la cosa con estrema paura e tensione alle stelle. L'ho sempre vissuta in questo modo. Anche nei precedenti lavori. Ho paura di essere giudicata, di trovare colleghi cattivi, di sbagliare, di non andare bene. Ho paura di prendere qualsiasi iniziativa, di essere troppo lenta ad imparare. Non tollero più che mi si dica qualcosa di negativo. Di fatto sono stremata da questo mondo. Esaurita di forze dopo aver dato anche l'anima nell'esperienza dei 5 anni. Il punto è che: io ho una grande passione per la danza, che mi sta salvando e ne sono anche una insegnante. Ho una famiglia che della danza non ne vuole sapere e che non mi sostiene a riguardo, ma al contrario esige da parte mia un lavoro fisso da 40h a settimana. È stato anche per questo che ho sempre cercato di tenere duro pur subendo. Per non dovermi confrontare con i miei genitori, perché "o obbedisco alle loro regole, o mi minacciano di finire sotto ad un ponte". Loro ormai hanno una certa età, ma sono sicura che questo tipo di atteggiamento nei miei confronti abbia fortemente condizionato la mia esperienza con il lavoro. Ho paura di essere licenziata perché altrimenti me la devo vedere con loro. Ad oggi mi sento in una gabbia piena di paure, per il lavoro, di non andare bene. A casa perché devo stare attenta a tutto e alcune volte sono costretta ad omettere di raccontare certe cose altrimenti "quella incapace sono io", a danza perché devo cercare di mostrare il sorriso sopra a tutto questo. Vorrei essere libera, vivere tutto più serenamente. Che percorso è suggeribile? Vi ringrazio molto e mi scuso per la lunghezza della descrizione.