Buonasera, Sono una ragazza di 28 anni che soffre da sempre di ansia sociale, ho fatto tanti anni d

18 risposte
Buonasera,
Sono una ragazza di 28 anni che soffre da sempre di ansia sociale, ho fatto tanti anni di psicoterapia che mi ha aiutato ma che non ha tolto del tutto il sintomo. In particolare mi ritrovo ad avere problemi all' interno delle relazioni amorose. A 18 anni mi sono fidanzata per la prima volta con un ragazzo che non mi piaceva molto fisicamente ma con cui mi trovavo molto in sintonia, dopo due anni di relazione l'ho lasciato perché i dubbi sul suo aspetto fisico mi stavano logorando. Poi a 23 anni mi sono fidanzata col mio attuale compagno, prima di mettermi insieme a lui mi sono assicurata che non andasse a finire come l'altra relazione, mi piaceva fisicamente tanto che sono stata io a fare il primo passo. Ma già dopo il secondo appuntamento sono iniziati nuovamente i dubbi su di lui, sul fatto che vestito in una certa maniera non mi piaceva o che senza barba non mi piaceva. La mia relazione va quindi avanti da 5 anni dove ci sono giorni che sto bene e sono super felice di stare con lui e giorni in cui ho ciclicamente pensieri intrusivi sul suo aspetto fisico, sul suo livello di pulizia o sul suo odore che mi fanno chiedere "Lo amo veramente?", "Se lo amassi veramente mi piacerebbe sempre". Mi ritrovo a guardare le sue foto e se vedo qualcuna in cui non mi piace inizio ad andare nel panico, nelle foto in cui lo trovo carino invece mi tranquillizzo. Faccio il confronto anche con le altre coppie, in particolare quelle che vedo sui social e penso "Io non sono così felice, la mia relazione allora non va bene". È come se ciclicamente dovessi trovare qualcosa nella mia relazione che non va. Vi chiedo aiuto, grazie per le risposte.
Dr. Alessio Fogliamanzillo
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Casagiove
Buonasera. Sembra descrivere una scena che si ripete, sarebbe utile dunque indagare su cosa rappresenti davvero per lei l'aspetto fisico e di converso quale processo fa partire i dubbi che descrive: da come ne parla direi che la questione fisica traduce qualcos'altro, lo deduco dalla mancata permanenza dell'idea che ne ha, fragile abbastanza da cambiare al cambiare di una foto o vestito (per confronto, non ha detto che semplicemente le piace e poi lo preferisce con la barba, e quindi sta peggio se la cambia, bensì sembra abbia voluto intendere che cambia proprio l'opinione globale di lui e della relazione ogni volta), quindi va approfondimento questo significato latente; chiedere ad uno psicologo la aiuterà a capire di cosa si tratta. Qualunque cosa sia sembra antica, precedente i suoi diciotto anni, visto che sembra fosse già presente in quella relazione, dunque è verosimile che si tratti di esperienze legate ad adolescenza od infanzia, contesto di vita e familiare

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Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Cinque anni di relazione, un partner che ama e una mente che ciclicamente trova qualcosa che non va. La fatica che porta dietro a tutto questo si sente.
C'è un meccanismo preciso in quello che descrive che va al di là dei normali dubbi di coppia. I pensieri intrusivi sull'aspetto fisico del partner, il bisogno di controllare le foto per rassicurarsi, il confronto con altre coppie, la domanda ricorrente "lo amo davvero?", sono caratteristiche di un pattern ansioso che in letteratura viene spesso associato all'ansia ossessiva applicata alla relazione. Il punto chiave è proprio questo: non è la relazione il problema, è l'ansia che si aggancia alla relazione come contenuto.
Il meccanismo di rassicurazione funziona nell'immediato, ma alimenta il ciclo nel tempo, esattamente come avviene in altri pattern ansiosi. Più si cerca certezza, più il dubbio torna.
Ha già un percorso terapeutico alle spalle, e questo è una risorsa. Potrebbe valere la pena riprendere un lavoro mirato proprio su questo aspetto, con un professionista che conosca bene i meccanismi ossessivi applicati alla sfera relazionale. È un terreno su cui la terapia cognitivo-comportamentale può offrire strumenti molto concreti.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, quello che descrive è molto più specifico di quanto sembri e, glielo dico con molta chiarezza, non riguarda davvero il suo compagno né il suo aspetto fisico. Il modo in cui si presentano i suoi pensieri – ciclici, intrusivi, che cercano continuamente una conferma (“lo amo davvero?”, “dovrebbe piacermi sempre”, “se lo amo non dovrei avere dubbi”) – è qualcosa che ho visto molte volte nelle relazioni di persone con una forte base di ansia.
Il punto cruciale è questo: la sua mente sta cercando una certezza assoluta sui sentimenti, e quando non la trova (perché nelle relazioni reali non esiste), entra in un meccanismo di controllo. Allora iniziano i controlli sulle foto, i confronti con le altre coppie, l’attenzione eccessiva a dettagli come barba, vestiti, odore. In quel momento l’ansia si calma solo se trova una “prova” che lui le piace. Ma è una calma momentanea, perché poco dopo il dubbio torna su qualcos’altro.
Il fatto che questa dinamica sia iniziata anche nella relazione precedente, pur con una persona diversa, è un segnale molto importante: significa che il problema non è scegliere la persona “giusta”, ma il circuito mentale che si attiva quando la relazione diventa emotivamente importante per lei.
E la cosa paradossale è che spesso succede proprio alle persone che tengono davvero alla relazione. Più il legame conta, più la mente prova a controllarlo per non sbagliare, per non restare intrappolata, per non fare la scelta “sbagliata”. Ma questo controllo continuo finisce per creare proprio l’ansia che la fa dubitare.
Da quello che racconta, lei ha già fatto un lavoro psicologico importante nella sua vita, e questo è un grande punto di forza. Però questa dinamica specifica nelle relazioni richiede spesso un lavoro molto mirato, perché non basta capire razionalmente cosa succede: bisogna intervenire proprio sul meccanismo dei dubbi e dei controlli.
Le dico anche un’altra cosa importante: il fatto che ci siano giorni in cui è felice e sente chiaramente di voler stare con lui è un indicatore molto forte. Le relazioni sane non sono uno stato di innamoramento continuo e perfetto come sui social; sono fatte di oscillazioni emotive normali. Il problema nasce quando la mente pretende una conferma costante dei sentimenti.

Questa è una situazione su cui si può lavorare molto bene quando si va a intervenire nel modo giusto sul circuito ansia–dubbio–controllo. Se vuole, possiamo approfondirla con calma in uno spazio online dedicato, perché da quello che scrive riconosco molto chiaramente il tipo di meccanismo che la sta intrappolando. Con il lavoro giusto è possibile ridurre molto questi pensieri e permetterle finalmente di vivere la relazione con più libertà, senza questa continua verifica mentale.
Buonasera,
capisco molto bene il tuo vissuto.
Da ciò che racconti emerge una buona capacità di osservarti, ed è già una risorsa importante. Dentro di te c’è una parte consapevole che riesce a vedere ciò che sta accadendo.

Quello che descrivi può accadere quando il pensiero prende molto spazio rispetto al nostro sentire. L’attenzione della mente si concentra su alcuni dettagli — l’aspetto fisico, il modo di vestirsi, l’odore — e da lì possono nascere dubbi e pensieri intrusivi come “lo amo davvero?” o “se fosse la persona giusta non avrei questi dubbi”.
Quando la mente entra in questo circuito tende poi a cercare continuamente conferme o smentite: guardare le foto, confrontare la propria relazione con quelle degli altri, analizzare ogni sensazione.
Il paradosso è che più cerchiamo di controllare o verificare ciò che proviamo, più l’ansia aumenta e i dubbi diventano centrali. Non necessariamente perché la relazione non funzioni, ma perché si attiva un meccanismo di iper-analisi che alimenta l’incertezza.
In questi casi può essere utile provare a spostare gradualmente l’attenzione dal continuo interrogarsi su ciò che “dovresti sentire” all’esperienza diretta nella tua relazione:
come stai quando siete insieme? cosa senti nelle emozioni e nel corpo quando condividete momenti della vostra quotidianità?

Nelle relazioni è normale attraversare momenti di vicinanza e momenti di dubbio. L’amore non è uno stato costante di certezza, ma un processo vivo che include anche oscillazioni.
Il fatto che questo schema si sia presentato in più relazioni potrebbe essere un segnale utile da esplorare in un percorso terapeutico, per comprendere meglio il tuo vissuto e che emozioni sono protette dai pensieri, ritrovando un rapporto più libero dai nostri stessi giudizi.

Rimango a disposizione e un caro saluto!
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Sono la Dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa e sessuologa.
Quello che hai scritto qui non sembra parlare semplicemente del tuo compagno o del suo aspetto fisico, ma di un modo più profondo di vivere il legame affettivo sotto il segno del dubbio, del controllo e dell’allarme interno. Il punto centrale, infatti, non è tanto il fatto che a volte lui ti piaccia di più o di meno, cosa del tutto normale in una relazione reale, ma il significato che questi cambiamenti assumono dentro di te. Nel tuo racconto emerge una forte tendenza a monitorare ciò che provi, a osservare continuamente il partner, a confrontare la vostra relazione con modelli esterni e a cercare segnali che confermino o smentiscano il sentimento. In questi casi, la sofferenza non nasce tanto dalla relazione in sé, quanto dal vissuto interno che la attraversa. È come se il legame affettivo diventasse il luogo in cui si riattivano insicurezza, paura di sbagliare, bisogno di certezza e timore di non sentire “nel modo giusto”. Il fatto che questo schema si sia presentato in relazioni diverse è un elemento clinicamente importante, perché suggerisce che non si tratti solo di una caratteristica del partner attuale, ma di una modalità con cui tu entri in contatto con l’intimità, con la scelta e con il coinvolgimento emotivo. Anche il legame tra ansia sociale e vissuto amoroso merita attenzione, perché spesso la relazione di coppia può diventare uno spazio in cui si concentrano paure profonde legate al valore personale, all’esposizione emotiva e al timore di non riuscire a sentirsi davvero al posto giusto. Più che chiederti se ami abbastanza o se il problema sia davvero lui, credo che il tuo racconto meriti di essere accolto come espressione di una fatica psicologica più complessa, che probabilmente avrebbe bisogno di uno spazio di approfondimento clinico. Non tanto per ricevere rassicurazioni immediate, ma per comprendere meglio che cosa rappresenti per te questo dubbio ricorrente e perché il legame sembri così facilmente trasformarsi in terreno di inquietudine. In questi casi un percorso psicologico può essere molto utile non solo per ridurre il sintomo, ma per capire più a fondo il funzionamento affettivo che c’è sotto. Perché quando la relazione viene vissuta costantemente sotto esame, il rischio è che la sofferenza non dipenda mai davvero da chi si ha accanto, ma da qualcosa che continua a ripresentarsi dentro di sé.
Dott. Fabio di Guglielmo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Forlì
Grazie per aver condiviso qualcosa di così personale e delicato. Quello che descrivi merita attenzione, e soprattutto merita di essere guardato con occhi giusti, perché quello che stai vivendo ha un nome preciso, e capirlo può cambiare molto il modo in cui ti rapporti a questi pensieri. Quello che descrivi assomiglia molto a quello che in letteratura clinica viene chiamato Relationship OCD, una forma di disturbo ossessivo-compulsivo che si manifesta all'interno delle relazioni affettive. Non è un difetto di carattere, non è la prova che non ami il tuo compagno, e non significa che la relazione non vada bene. È un meccanismo ansioso che si "aggrappa" alla relazione come contenuto privilegiato dei propri dubbi. Alcuni elementi che hai descritto sono molto tipici: i pensieri intrusivi e ciclici sull'aspetto fisico del partner, la ricerca di rassicurazione nelle foto ("se in questa lo trovo bello allora sto bene"), il confronto con le altre coppie come termometro della propria felicità, e soprattutto la domanda che ritorna "Lo amo davvero?", che non riesce mai a trovare una risposta definitiva. Questo è esattamente come funziona l'OCD; cerca certezze in un campo, i sentimenti, dove le certezze assolute non esistono, e il non trovarle alimenta ulteriore ansia.
La buona notizia è che questo tipo di presentazione risponde bene a percorsi specifici, in particolare la terapia ERP (Exposure and Response Prevention) applicata al ROCD. Non tutti i percorsi di psicoterapia affrontano questo aspetto in modo mirato, e potrebbe valere la pena cercarne uno orientato specificamente in questa direzione.
Non stai esagerando. Stai soffrendo per qualcosa di reale, e hai tutto il diritto di ricevere un aiuto più preciso. Un caro saluto, Dott. Fabio di Guglielmo
Salve! Sarebbe utile a mio avviso, se non lo avesse già fatto, iniziare un percorso psicologico in presenza oppure online col professionista che più gradisce. Trattandosi di una situazione logorante che si porta dentro da parecchio tempo potrebbe richiedere l'aiuto di un professionista dove sentirsi accolta e ascoltata e a cui poter esprimere liberamente tutti i suoi dubbi. Resto a disposizione per qualsiasi dubbio o per una consulenza. Cordialità!
Dott.ssa Nicole Pisciali
Psicologo, Psicologo clinico
Teolo
Buonasera,
da ciò che descrive sembra che la difficoltà principale non sia tanto il suo compagno in sé, quanto il modo in cui la sua mente entra ciclicamente in dubbio sulla relazione. Il fatto che questi pensieri compaiano, si intensifichino, generino ansia e poi si riducano quando trova una “prova” rassicurante (ad esempio una foto in cui lo trova attraente) è un meccanismo che molte persone sperimentano quando sono presenti pensieri intrusivi legati alla relazione.

Questo funzionamento spesso porta la persona a entrare in un circolo di verifica continua: più si cerca la certezza assoluta (“lo amo davvero?”, “dovrebbe piacermi sempre”), più la mente produce nuovi dubbi.
È importante ricordare che nelle relazioni reali l’attrazione e le emozioni non sono costanti. Anche nelle coppie molto solide esistono momenti in cui si percepisce meno attrazione, più irritazione o maggiore distanza emotiva.
Il fatto che la psicoterapia le abbia già dato benefici è un segnale positivo. In situazioni come quella che descrive può essere utile lavorare proprio sulla riduzione dei comportamenti di controllo (analizzare foto, confrontarsi continuamente) e l’impatto dell’ansia sociale sull’autostima e sul senso di sicurezza nelle relazioni.
Non necessariamente il problema è scegliere se la relazione “è giusta o sbagliata”, ma imparare a non lasciare che l’ansia diventi il giudice della relazione stessa.
Potrebbe quindi essere utile riprendere o approfondire il lavoro terapeutico proprio su questi aspetti specifici, portando apertamente in seduta i pensieri intrusivi che descrive. Spesso, quando vengono compresi e gestiti meglio, perdono molta della loro forza.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e sincerità ciò che sta vivendo. Dalle sue parole emerge un grande livello di consapevolezza rispetto ai propri pensieri e alle proprie emozioni, e questo è già un elemento molto importante. Quello che descrive può essere molto faticoso, perché significa vivere la relazione in una sorta di oscillazione continua tra momenti di serenità e momenti di dubbio intenso che arrivano quasi come un’ondata improvvisa. Il fatto che lei racconti di soffrire da tempo di ansia sociale e di aver già intrapreso percorsi psicologici che le hanno dato beneficio è un aspetto significativo. A volte l’ansia non si manifesta soltanto nelle situazioni sociali più evidenti, ma può entrare anche nelle relazioni affettive, soprattutto quando per noi diventano importanti. Quando una relazione conta davvero, la mente può attivarsi nel tentativo di trovare certezze assolute, come se cercasse continuamente una prova definitiva che la scelta fatta sia quella giusta. Dal punto di vista cognitivo comportamentale è molto interessante osservare il funzionamento dei pensieri che descrive. Lei racconta che nei momenti in cui guarda una foto in cui il suo compagno le piace si tranquillizza, mentre quando vede una foto in cui non le piace l’ansia aumenta e iniziano domande come lo amo davvero oppure se lo amassi mi piacerebbe sempre. Questo meccanismo è molto tipico della mente quando entra in una modalità di controllo e verifica continua. In pratica il pensiero diventa una sorta di test che la mente cerca di superare ripetutamente per sentirsi sicura. Il problema è che quando si entra in questo tipo di dinamica la ricerca di certezza tende a produrre l’effetto opposto. Più si controlla, più la mente continua a trovare nuovi dubbi da analizzare. È un po’ come se l’attenzione venisse allenata a cercare costantemente difetti o segnali di qualcosa che non va. Non significa che il sentimento non sia autentico, ma che il sistema di pensiero sta funzionando in una modalità molto analitica e ipercritica. Anche il confronto con le coppie sui social può amplificare molto questo processo. Le immagini che vediamo online spesso mostrano versioni idealizzate delle relazioni, momenti selezionati e filtrati. Quando la mente già si trova in una fase di dubbio, questi confronti possono diventare ulteriori elementi che alimentano l’idea che la propria relazione non sia abbastanza o che ci sia qualcosa che non funziona. Un altro elemento che emerge dal suo racconto è che questa dinamica non è nuova nella sua storia. Già nella prima relazione si era trovato uno spazio importante per il dubbio legato all’aspetto fisico del partner. Questo non significa che lei stia scegliendo le persone sbagliate, ma potrebbe indicare che esiste uno schema di pensiero che tende a riattivarsi proprio quando si entra in una relazione significativa. Quando si osservano queste situazioni con uno sguardo cognitivo comportamentale spesso si scopre che il punto centrale non è tanto la persona con cui si sta, ma il modo in cui la mente gestisce l’incertezza, i dubbi e il bisogno di sicurezza emotiva. Alcune persone, soprattutto se hanno una storia di ansia, possono sviluppare una forte esigenza di sentirsi completamente sicure dei propri sentimenti e delle proprie scelte. Tuttavia le relazioni affettive raramente funzionano con certezze assolute e continue. Il fatto che lei alterni momenti in cui si sente molto felice nella relazione a momenti in cui i dubbi diventano molto forti suggerisce proprio la presenza di questo meccanismo oscillatorio. Comprendere più a fondo come funziona questo processo nella sua esperienza personale potrebbe essere molto utile per ridurre la forza di questi pensieri intrusivi. In molti casi lavorare su questi aspetti all’interno di un percorso psicologico può aiutare a distinguere meglio tra ciò che è un pensiero prodotto dall’ansia e ciò che invece riguarda realmente i propri valori e i propri bisogni nella relazione. Un percorso orientato in senso cognitivo comportamentale spesso permette di osservare con maggiore chiarezza gli schemi mentali che si attivano, capire perché la mente tende a cercare continuamente conferme e imparare gradualmente a relazionarsi ai dubbi in modo meno minaccioso. Il fatto che lei stia cercando di comprendere ciò che le accade è già un passo molto importante. A volte proprio queste situazioni diventano occasioni preziose per conoscersi più a fondo e per sviluppare un rapporto più sereno con i propri pensieri e con le proprie emozioni all’interno delle relazioni. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve! Il valore personale non dipende da quello delle persone a noi vicine, ed è importante per un buon lavoro psicologico partire da quello su di sè. Non possiamo cambiare gli altri, e tutto parte da noi.
Cara utente,
forse ciò che racconta non è detto che sia collegato all'ansia sociale o per lo meno non del tutto. Potrebbero esserci altri aspetti da indagare utili per capire la reale motivazione del perché ciclicamente sente il bisogno di trovare qualcosa che non va nella relazione che sta vivendo. Forse ritornare a fare un percorso, o con il suo vecchio terapeuta oppure con uno nuovo, potrebbe aiutarla per capire meglio ciò che le succede.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dal suo racconto emerge una grande consapevolezza di ciò che le accade e questo è già un aspetto molto importante.
I pensieri che descrive hanno alcune caratteristiche tipiche dei pensieri intrusivi: arrivano in modo automatico, generano molta ansia e la portano a cercare continuamente delle “prove” per rassicurarsi (ad esempio guardare le foto, confrontare la relazione con quelle degli altri, analizzare i dettagli dell’aspetto fisico). Nel breve momento queste verifiche possono calmare l’ansia, ma spesso finiscono per mantenerla nel tempo.
A volte dinamiche di questo tipo si attivano proprio quando una relazione diventa significativa e coinvolgente. In questi momenti possono emergere paure più profonde: ad esempio il timore del giudizio (proprio o degli altri), oppure la difficoltà di tollerare l’idea che una relazione reale, e una persona reale, non possano essere perfette in ogni momento. L’intimità implica inevitabilmente entrare in contatto anche con gli aspetti imperfetti dell’altro, così come con i propri.
Il fatto che lei descriva fasi in cui si sente serena e felice nella relazione fa pensare che il problema non sia necessariamente il sentimento in sé, ma il modo in cui l’ansia entra nel rapporto e la spinge ad analizzarlo continuamente.
Potrebbe essere utile tornare ad affrontare questo tema all’interno di un percorso psicologico, esplorando proprio cosa accade dentro di lei quando la relazione diventa più stabile e profonda: quali paure si attivano, di chi è il giudizio che teme e quali aspettative sente di dover soddisfare.
Lavorare su questi aspetti spesso aiuta a ridurre il bisogno di controllo e a vivere le relazioni con maggiore serenità e flessibilità.

Un caro saluto
Dott.ssa Paola Taddeolini
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buonasera,
quello che descrivi è un vissuto che molte persone con una sensibilità ansiosa riconoscono bene: la mente tende a cercare continuamente conferme o segnali di “errore” nella relazione, trasformando piccoli dettagli in prove che qualcosa non vada.
Da ciò che racconti non sembra emergere tanto un problema reale del partner, quanto un meccanismo di dubbio e controllo che si attiva ciclicamente: osservi il suo aspetto, analizzi foto, fai confronti con altre coppie e cerchi una risposta definitiva alla domanda “lo amo davvero?”. Il sollievo quando lo trovi attraente e l’ansia quando non lo trovi così sono tipici di questo tipo di dinamica.
Nelle relazioni affettive, però, l’attrazione e la percezione dell’altro non sono costanti né perfette. L’amore non coincide con il trovare sempre l’altro impeccabile o con l’assenza totale di dubbi. Quando la mente ansiosa cerca certezza assoluta, finisce per alimentare proprio il circolo dei pensieri intrusivi.
Il lavoro terapeutico, in questi casi, non è trovare la risposta perfetta alla domanda “lo amo o no”, ma imparare a non dare troppo potere a questi pensieri, riconoscendoli come prodotti dell’ansia e non come verità sulla relazione.
Il fatto che tu abbia già fatto psicoterapia e che la relazione duri da anni con momenti di felicità è un elemento importante. Potrebbe essere utile riprendere un confronto terapeutico mirato proprio su queste dinamiche, per aiutarti a ridurre il bisogno di controllo e a vivere il rapporto con maggiore libertà.
Non sei sola in questo tipo di esperienza, e non significa che la tua relazione sia sbagliata. Spesso significa semplicemente che l’ansia ha trovato uno spazio molto sensibile su cui agganciarsi.
Dott.ssa Alessandra Marra
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno. Credo che i "pensieri intrusivi" sul suo fidanzato possano essere espressione di una problematica più ampia che può riguardare il rapporto con l'altro ma soprattutto il rapporto con se stessi e con le proprie aspettative. Ad esempio il "Mito della perfezione" di se' e dell'altro può creare distanza nelle relazioni e può rendere difficile tollerare aspetti meno belli e più imperfetti" allontanandoci da quello che effettivamente sentiamo nella relazione. Queste problematiche spesso si legano alla propria storia di Attaccamento nell'infanzia e a quanto ci siamo sentiti sicuri, visti e accettati. Nelle relazioni affettive adulte si può avere il bisogno di sicurezza, di stabilità ma dall'altro ci può essere anche una grande paura dell'intimità creando distanza emotiva.
Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione. Dal tuo racconto emergono alcuni elementi molto chiari: hai fatto un percorso di psicoterapia che ti ha aiutata, hai una relazione stabile da anni e allo stesso tempo sei intrappolata in cicli di dubbi e pensieri intrusivi sulla relazione. Molte persone pensano che, quando compaiono pensieri come: “Lo amo davvero?”; “Se lo amassi mi piacerebbe sempre”; “Le altre coppie sembrano più felici”, questi pensieri stiano dicendo la verità sulla relazione.
In realtà spesso non parlano della relazione, ma del funzionamento dell’ansia. L’ansia tende a cercare certezze assolute su qualcosa che per natura non è mai totalmente certo: i sentimenti. L’ansia spesso sceglie un punto preciso su cui attaccarsi. Nel tuo caso sembra essere l'aspetto fisico. Il problema non è quel dettaglio in sé. Il problema è l’iper-attenzione che l’ansia crea su quel dettaglio.
Inoltre una delle trappole più forti è questa convinzione: "Se amo davvero qualcuno, mi piacerà sempre". In realtà nelle relazioni lunghe ci sono giorni di forte attrazione, giorni neutri, giorni in cui l’altro ci piace meno. Questo non dice nulla sulla solidità del legame.
I social, poi, peggiorano molto questo meccanismo. Il confronto con le coppie online è spesso devastante per chi ha questo tipo di dubbio, perché sui social vediamo solo la versione filtrata delle relazioni.
Le strategie più utili in questi casi sono: lavorare sulla gestione dei pensieri intrusivi, non sul cercare la risposta al dubbio; ridurre i comportamenti di controllo (foto, confronti, analisi dei sentimenti); imparare a tollerare l’incertezza nei sentimenti. Un percorso psicologico che ti aiuti a lavorare su queste strategie sarebbe utile in questa situazione.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, da ciò che descrive sembra esserci una forte tendenza a monitorare e analizzare continuamente ciò che prova all’interno della relazione. Quando la mente entra in questa modalità di controllo, anche piccoli dettagli legati all’aspetto del partner o al modo in cui si presenta possono diventare pensieri ricorrenti che generano ansia e portano a cercare rassicurazioni, ad esempio guardando le sue foto o confrontando la propria relazione con quelle degli altri. Nelle relazioni affettive è però normale che attrazione e sentimenti non siano costanti nel tempo. L’idea che se si ama qualcuno lo si debba sentire sempre allo stesso modo è molto diffusa, ma poco realistica. Spesso il tentativo di verificare continuamente ciò che si prova finisce per alimentare il dubbio invece che risolverlo. Potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista, per approfondire questi meccanismi e a trovare modalità più serene di stare nella relazione e nei propri pensieri. Un caro saluto
Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Salve, da ciò che racconta sembra che più che il sentimento verso il suo compagno, a metterla in difficoltà siano i pensieri intrusivi e i dubbi che ciclicamente entrano nella relazione. Il fatto che ci siano momenti in cui si sente felice e serena con lui fa pensare che il legame esista, ma che l’ansia la porti a metterlo continuamente “sotto verifica”.

Quando l’ansia entra nelle relazioni, può spingere a cercare continuamente prove: controllare foto, confrontarsi con altre coppie, chiedersi se si ama “abbastanza”. Paradossalmente però questi controlli tendono ad alimentare il dubbio invece che calmarlo.

Potrebbe essere utile provare a osservare questi pensieri più come segnali della sua ansia che come verità sulla relazione. L’amore, inoltre, non è uno stato costante: è normale che l’attrazione o la percezione dell’altro cambino a seconda dei momenti, dell’umore o del contesto.

Se ne ha la possibilità, potrebbe essere importante tornare a parlarne in terapia. Portare proprio questi dubbi e il bisogno di rassicurazione può aiutarla a comprendere meglio cosa succede dentro di lei quando la relazione diventa un luogo in cui l’ansia si attiva. Non è sola in questa esperienza e lavorarci con qualcuno può davvero alleggerirla.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, le consiglio di intraprendere un percorso di supporto psicologico in modo da poter vedere meglio quanto descritto.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi

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