Buona sera, più di 10 giorni fa sono finita in pronto soccorso per aver ingerito per sbaglio ace gen

25 risposte
Buona sera, più di 10 giorni fa sono finita in pronto soccorso per aver ingerito per sbaglio ace gentile.
Oltre ad un Rx, pantorc e visita otorinolaringoiatra non mi è stato fatto nulla. Mi hanno prescritto una dieta semiliquida che pensavo fosse per pochi giorni, dato l'arrossamento della gola.
invece mi ritrovo, dopo aver fatto un'altra visita otorinolaringoiatra, di cui l'esito è che non ho assolutamente nulla (aspettando la gastroscopia) ad avere crisi di panico per mangiare, anche piccoli bocconi mi bloccano nonostante non abbia niente ( a detta del dottore) che mi impedisca di mangiare normalmente.
La dottoressa di base (dopo essere stata alla guardia medica per una crisi di panico in cui sembrava mi mancasse l'aria)mi ha consigliato laroxyl mattino e la sera.
Il primo giorno sembrava normale, mi ero tranquillizzata ma già oggi sembra che non facciano più effetto anzi mi sento agitata.
Cosa posso fare per ritornare ad una vita normale senza ansia, potendo mangiare normalmente e non avendo questo senso di mancanza d'aria? Grazie
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, grazie per essersi aperta e confidata su un tema come questo.
Innanzitutto, a mio avviso il corpo ha vissuto uno spavento molto forte: ingerire per errore una sostanza che può far male attiva un allarme molto intenso. Anche se poi gli esami dicono che fisicamente è tutto a posto, il cervello può rimanere per un po’ in modalità “protezione”.
Il punto non è la gola in sé, ma l’associazione che si è creata tra deglutire e pericolo. Il suo sistema nervoso, per prudenza, ha iniziato a controllare ogni boccone e ogni respiro. Quando questo controllo diventa troppo forte, può comparire proprio quello che descrive: il boccone che sembra fermarsi, la sensazione di aria che manca, il panico mentre si mangia. Non perché ci sia davvero un ostacolo, ma perché l’ansia irrigidisce i muscoli della gola e altera il respiro.
Il fatto che l’otorino non abbia trovato nulla è in realtà una buona notizia importante: significa che il problema non è strutturale, ma funzionale e legato alla paura che il corpo ha imparato dopo lo spavento.
In questi casi la cosa più utile è riabituare gradualmente il corpo alla normalità, senza forzarlo troppo ma senza nemmeno evitare completamente il cibo. Piccoli bocconi, masticati con calma, respirando lentamente prima di deglutire. All’inizio è normale che l’attenzione sia altissima, ma man mano che il cervello vede che non succede nulla di pericoloso, l’allarme si spegne.
Per quanto riguarda il farmaco, il Laroxyl non agisce in modo immediato e stabile nei primi giorni. Spesso il corpo ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi e può capitare di sentirsi ancora agitati all’inizio. È sempre bene comunque confrontarsi con il medico curante per monitorare come sta andando.
La cosa importante che voglio dirle è questa: quello che le sta succedendo è molto più comune di quanto pensa dopo un episodio spaventoso legato alla deglutizione. Non significa che resterà così. Il suo sistema nervoso deve solo “disimparare” quell’allarme.

Se vuole, possiamo anche parlarne con più calma in uno spazio online: in questi casi bastano spesso pochi passaggi mirati per sbloccare il circolo tra paura, respiro e deglutizione e aiutarla a tornare a mangiare con serenità. Non è una situazione senza uscita, anche se in questo momento può sembrarlo..

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Paola Sacchelli
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Buongiorno,
prendersi uno spazio e ritagliarsi un momento per capire cosa sta nel profondo e cosa sia successo credo sia un aspetto importante e un punto utile sul quale focalizzarsi per stare meglio! quando si parla di panico, ansia e fobie, la psicoterapia è sempre la scelta per sè più utile!
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, grazie per aver condiviso una situazione che immagino possa essere stata molto spaventante e destabilizzante. Un episodio come quello che descrive, cioè l’ingestione accidentale di una sostanza che può essere percepita come pericolosa, spesso rappresenta un evento molto forte per il nostro sistema di allarme interno. Anche quando gli accertamenti medici risultano rassicuranti e indicano che non ci sono danni fisici rilevanti, la mente può continuare a reagire come se il pericolo fosse ancora presente. Dal punto di vista psicologico questo tipo di reazione è piuttosto comprensibile. Quando il corpo vive un momento di forte allarme, la mente può iniziare ad associare alcune azioni quotidiane a quella sensazione di pericolo. Nel suo caso sembra che il momento del mangiare sia diventato uno stimolo che riattiva automaticamente la paura di soffocare o di non riuscire a respirare. Anche se razionalmente lei sa che non c’è nulla che impedisce la deglutizione, il sistema di allarme del corpo può comunque attivarsi generando la sensazione di blocco alla gola, il respiro corto o la percezione di mancanza d’aria. Queste sensazioni possono essere molto intense e reali, ma spesso sono legate alla risposta ansiosa del corpo più che a un ostacolo fisico. Quando la mente entra in uno stato di ipervigilanza, tende a monitorare ogni minimo segnale proveniente dal corpo. In questo modo anche una normale sensazione di deglutizione o un piccolo boccone possono essere interpretati come un possibile rischio, attivando il panico. In molte persone, dopo un episodio vissuto come traumatico o spaventoso, si sviluppa proprio questo tipo di associazione. Il cervello, nel tentativo di proteggerci, diventa eccessivamente prudente e comincia a segnalare pericolo anche quando la situazione è in realtà sicura. Questo può portare a evitare il cibo solido, a mangiare con molta paura oppure a sentirsi bloccati mentre si deglutisce. Un approccio psicologico di tipo cognitivo comportamentale aiuta molto a comprendere e a sciogliere questi meccanismi. Spesso si lavora proprio sul modo in cui il cervello ha creato questa associazione tra il mangiare e il pericolo, e su come gradualmente possa imparare di nuovo che quell’azione è sicura. Attraverso un percorso di comprensione delle reazioni del corpo, dei pensieri che emergono nei momenti di paura e delle strategie per affrontare gradualmente la situazione, molte persone riescono a recuperare la fiducia nel proprio corpo e a tornare a mangiare con maggiore tranquillità. Il fatto che lei descriva anche la sensazione di mancanza d’aria durante le crisi di panico è un elemento molto comune nelle reazioni ansiose. Quando il sistema di allarme si attiva, il respiro può diventare più rapido e superficiale, e questo può dare la sensazione di non riuscire a respirare bene. Questa esperienza, se non viene compresa, può alimentare ulteriormente la paura e rinforzare il circolo dell’ansia. È importante sapere che queste reazioni, per quanto spaventose, sono spesso reversibili quando si riesce a lavorare sui meccanismi che le mantengono attive. Molte persone che dopo un evento simile hanno sviluppato paura nel mangiare riescono progressivamente a recuperare un rapporto sereno con il cibo proprio attraverso un lavoro psicologico mirato a comprendere e modificare queste associazioni mentali. In momenti come questo può essere molto utile avere uno spazio in cui esplorare con calma ciò che è successo, capire come la mente ha reagito a quell’episodio e imparare modalità nuove per affrontare l’ansia quando si presenta. Un percorso di supporto psicologico orientato in senso cognitivo comportamentale può aiutare proprio a individuare questi schemi di funzionamento e a restituire gradualmente la sensazione di sicurezza nelle attività quotidiane come mangiare o respirare con tranquillità. Il fatto che lei stia cercando di capire cosa sta succedendo è già un passo importante verso il recupero di una vita più serena e normale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
credo che una terapia per superare questo evento incidentalmente tragico possa servirle.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Cara utente,
le consiglio di iniziare un percorso psicologico in contemporanea ad aiuto farmacologico prescritto da uno psichiatra e non dal medico di base, così da avere professionisti specifici del settore che possa aiutarla a stare meglio.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Dott.ssa Lavinia Sestito
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Salve,
forse potrebbe essere il caso di iniziare un percorso di terapia per capire molte cose circa cibo e attacchi di panico.
Non dipende dalla candeggina.
Un caro saluto
Lavinia
Da quello che descrive sembra che gli accertamenti medici eseguiti finora abbiano escluso la presenza di un problema organico che possa spiegare la difficoltà a mangiare o la sensazione di mancanza d’aria. Questo è sicuramente un elemento rassicurante.
A volte, però, dopo un episodio spaventoso legato all’alimentazione (come l’ingestione accidentale che racconta), il corpo può rimanere in uno stato di allerta. Può succedere che il momento del pasto venga associato alla paura di stare male e che questo attivi ansia o veri e propri attacchi di panico, con sintomi molto fisici come la sensazione di blocco in gola o di “fame d’aria”. Sono sensazioni reali e molto comuni quando l’ansia entra in gioco.
In questi casi può essere molto utile affiancare agli accertamenti medici anche un supporto psicologico, perché lavorare sull’ansia e sulla paura legata al mangiare permette spesso di recuperare gradualmente serenità e normalità nei pasti.
Nel frattempo può aiutarla procedere con molta gradualità, senza forzarsi, facendo piccoli bocconi e cercando di mangiare in un contesto tranquillo, dando tempo al corpo di riacquistare fiducia.
Se i sintomi dovessero continuare, parlarne con uno psicologo o psicoterapeuta potrebbe offrirle strumenti concreti per gestire l’ansia e superare questa fase.
Dott.ssa Paola Taddeolini
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buonasera,
l’episodio che ha vissuto è stato probabilmente molto spaventoso e il suo corpo può essere rimasto in uno stato di allerta. Anche se gli accertamenti medici risultano nella norma, la mente può continuare ad associare il momento del mangiare al pericolo vissuto, attivando ansia, nodo alla gola o sensazione di mancanza d’aria.
Queste sensazioni, per quanto intense, sono spesso legate all’ansia più che a un problema fisico. Dopo uno spavento il corpo cerca di proteggersi, ma questa protezione può trasformarsi in un blocco che mantiene la paura.

Può essere utile procedere gradualmente, riprendendo a mangiare piccoli bocconi senza forzarsi, cercando di mantenere una respirazione lenta quando l’ansia sale. Per quanto riguarda il farmaco, è importante confrontarsi con il medico che lo ha prescritto, perché gli effetti possono richiedere tempo per stabilizzarsi.
Se la difficoltà dovesse persistere, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a rielaborare lo spavento vissuto e a recuperare fiducia nel suo corpo. Con il giusto accompagnamento queste reazioni tendono a ridursi.
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara signora l'ingestione dell'Ace l'ha sicuramente spaventata molto e credo abbia scatenato una risposta ansiosa intensa, con sintomi somatici reali nonostante non abbia avuto reali danni al di là dell'arrossamento della gola. I farmaci ci mettono un pò a fare effetto per cui è normale che possa ancora provare una forte ansia. Le consiglierei di intraprendere un percorso di terapia che la aiuti a superare questo evento traumatico. Cordiali saluti.
Dott.ssa Antonella Guiducci
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
San Mauro Pascoli
Buongiorno. Lei mi ha raccontato l'episodio. Ma cosa è successo prima di tutto questo? Quale è il suo contorno affettivo, professionale, relazionale, sociale?
Cordiali saluti
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,

quanto descrive sembra essere una reazione ansiosa legata all’episodio dell’ingestione accidentale e alla sensazione di pericolo per la propria gola, più che un problema fisico reale, come confermato dai controlli medici. È comprensibile che, dopo un’esperienza così spaventosa, il corpo possa reagire con crisi di panico, difficoltà a deglutire o senso di soffocamento, anche quando non ci sono ostacoli fisici.

In questi casi può essere molto utile un approccio psicologico mirato: tecniche di gestione dell’ansia e del panico, esercizi di respirazione e, se necessario, un supporto terapeutico breve per affrontare il timore di mangiare possono aiutare a recuperare fiducia e normalità. È importante anche un monitoraggio con il medico prescrittore se si stanno assumendo farmaci come il Laroxyl, per valutarne l’efficacia e eventuali aggiustamenti.

Le consiglio di approfondire la situazione con uno specialista che possa guidarla in un percorso di gestione dell’ansia legata all’alimentazione, così da tornare a mangiare senza paura e a riprendere una vita quotidiana serena.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Ilaria Panarelli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Pegognaga
Buonasera, dalle sue parole si comprende lo stato di allerta in cui si trova. Come è avvenuta la dinamica dell'ingestione del detersivo?
Rispetto agli esami a cui è stata sottoposta, come li ha percepiti? Invasivi? Dolorosi?
Le era già capitato di doversi sottoporre a esami clinici?
Che rapporto sente di avere con il cibo?
Buongiorno vivere senza Ansia non è possibile e questo perché evolutivamente l'ansia ci serve per sopravvivere. Quello che mi sembra di capire che lei ha avuto un vissuto che non le fa più vivere serenamente il momento del pasto e per questo le consiglierei d approfondire tutto in una psicoterapia
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
da ciò che racconta si percepisce quanto l’esperienza vissuta in pronto soccorso possa averla spaventata. Quando accade qualcosa che coinvolge il corpo, soprattutto legato alla respirazione o alla deglutizione, è comprensibile che rimanga una forte attenzione e preoccupazione proprio verso quelle sensazioni.
Se, come riferisce, i controlli medici non stanno evidenziando problematiche fisiche, può capitare che il corpo continui comunque a reagire alla paura vissuta in quel momento. L’ansia infatti può manifestarsi con sensazioni molto intense, come il nodo alla gola, la difficoltà a deglutire o la sensazione di mancanza d’aria, che a loro volta possono alimentare il timore che qualcosa non vada.
Più che cercare di “forzarsi” a tornare subito alla normalità, potrebbe essere utile concedersi il tempo di comprendere meglio ciò che sta accadendo e come queste sensazioni si collegano all’esperienza che ha vissuto. In questo senso, un supporto psicologico potrebbe aiutarla ad affrontare l’ansia che si è attivata e a ritrovare gradualmente fiducia nelle proprie sensazioni corporee.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua esperienza con tanta chiarezza. È comprensibile che dopo un episodio così spaventoso possa nascere ansia o panico legato all’atto di mangiare, anche quando non ci sono problemi fisici evidenti. Questi vissuti possono essere molto intensi e debilitanti, ma con un percorso adeguato di supporto psicologico e strategie mirate di gestione dell’ansia è possibile gradualmente tornare a mangiare senza paura e riconquistare una vita quotidiana serena.

Un approccio terapeutico personalizzato, che includa tecniche di rilassamento, esposizione graduale e rielaborazione cognitiva, può aiutare a ridurre le crisi di panico e a ristabilire fiducia nelle proprie sensazioni corporee. È importante anche monitorare eventuali effetti collaterali o inefficacia dei farmaci con il medico curante, così da valutare insieme la strategia più adatta per lei.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,

vista la situazione descritta potrebbe essere utile una visita psichiatrica e psicologica, al fine di valutare il percorso terapeutico più adatto.

Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott. Giorgio Conti
Psicoterapeuta, Psicologo, Professional counselor
San Salvo
Salve. Le dirò qualcosa di forte, perché forte è ciò di cui parla.
Se volessimo considerare il deglutire come un "mandar giù" o un "lasciare entrare nel proprio corpo" qualcosa affinché venga metabolizzato e assimilato, lei sta parlando di una difficoltà che riscontra "oggi" in sé, ma sta parlando anche di una difficoltà passata, subìta: perché non era di certo una difficoltà sua. Questo tuttavia ha finito per crearle difficoltà. Non è sempre inaccettabile non venir accettati? Non toglie il respiro (e il senso stesso di una vita, appagante, piacevole: possibile) sentirsi privati della terra sotto i piedi (fuori di metafora, di una relazione disponibile e accettante)?
La cosa forte è la relazione: la presenza altrui, che legittima anche sé. Che tranquillizza. Che fa sentire, e fa sentire normali. Che non solo cura, come lo fa un farmaco: si prende cura.
Lei è stata bene finché ha avuto evidenza che la dottoressa si è presa cura di lei. Forse non è l'effetto del farmaco ciò che manca.
Se si rivolge ad un portale per psicologi forse ha già la risposta in mano. La scelta su cosa fare di questa risposta è sua. Nessuno può prescivergliela oltre quanto lei è disposta ad assumerla.
Dott.ssa Azzurra Orsini
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buona sera, la sua richiesta ha richiamato la mia attenzione. Difficile poter dare indicazioni specifiche per "ritornare ad una vita senza ansia" in questa sede, sarebbe interessante poter esplorare ulteriormente cosa sia successo in lei. Le consiglio di esplorarla insieme ad un professionista.
Buonasera, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Da ciò che racconta sembra che tutto sia iniziato da un evento molto spaventoso, cioè l’ingestione accidentale di una sostanza potenzialmente irritante. Anche se dal punto di vista medico gli accertamenti effettuati finora sembrano rassicuranti e l’otorinolaringoiatra le ha riferito che non vi sono lesioni evidenti, è comprensibile che quell’episodio abbia lasciato una traccia emotiva forte. Quando il corpo vive una situazione percepita come pericolosa, il cervello può registrarla come un evento traumatico e iniziare ad associare il gesto che l’ha preceduta – in questo caso l’atto di ingerire – a una possibile minaccia. In queste circostanze può accadere che si sviluppi una forte ansia anticipatoria: prima ancora di mangiare compaiono paura, tensione e la sensazione di non riuscire a deglutire, anche quando dal punto di vista medico non c’è un ostacolo reale. È un meccanismo piuttosto tipico dopo esperienze di ingestione traumatica o episodi di soffocamento: la persona continua a temere che qualcosa possa andare storto e il corpo reagisce con sintomi di allarme come senso di blocco in gola, difficoltà a respirare o veri e propri attacchi di panico. Questi sintomi sono molto intensi ma non indicano necessariamente la presenza di un problema fisico attuale: spesso sono il risultato dell’attivazione del sistema di allerta dell’organismo. In un’ottica cognitivo-comportamentale, ciò che mantiene il problema nel tempo è proprio il circolo tra pensieri di pericolo (“potrei soffocare”, “non riuscirò a ingoiare”), ansia crescente e comportamenti di evitamento o controllo durante il pasto. Più si teme il momento di mangiare, più il corpo si tende e questo può far percepire davvero il boccone come difficile da mandare giù, alimentando ulteriormente la paura. Il fatto che la sua dottoressa le abbia prescritto il Laroxyl può aiutare a modulare lo stato di attivazione e l’ansia di fondo, ma è importante sapere che questi farmaci non agiscono sempre in modo immediato e stabile nei primissimi giorni, e che eventuali variazioni andrebbero sempre discusse con il medico che li ha prescritti. Parallelamente, potrebbe essere molto utile valutare un breve percorso di terapia cognitivo-comportamentale, proprio perché questo approccio lavora in modo mirato sull’ansia anticipatoria e sulle paure specifiche che possono svilupparsi dopo un evento percepito come traumatico. In terapia si può lavorare sia sui pensieri catastrofici che si attivano prima e durante il pasto, sia su una graduale ri-esposizione al mangiare in modo sicuro e progressivo, aiutando il cervello a “reimparare” che l’atto di deglutire non è più associato a un pericolo reale. Con il tempo, questo processo tende a ridurre la paura e a riportare la persona a una relazione più serena con il cibo. In questo momento la cosa più importante è non interpretare queste reazioni come qualcosa di “strano” o irreversibile: ciò che sta vivendo è una risposta piuttosto comune quando il corpo ha registrato un evento spaventoso. Con il giusto supporto medico e psicologico, nella maggior parte dei casi è possibile ridurre progressivamente l’ansia e tornare a mangiare in modo normale e tranquillo.
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Salve,
nel suo caso le indicherei di fare un breve percorso psicologico. Le dico breve perchè è ovvio che ha subito un trauma e quello che descrive sono attacchi di panico. Non si spaventi all'idea perchè mi creda, dopo che lo farà, non solo si sentrà meglio ma si chiederà il motivo per il quale non l'ha fatto subito.
Buon cammino
Buonasera. Quello che descrive è una reazione molto comprensibile dopo uno spavento fisico importante. L’ingestione accidentale di un prodotto irritante può attivare nel corpo una forte risposta di allarme; anche quando gli esami medici risultano rassicuranti, il cervello può continuare a “proteggerti” come se il pericolo fosse ancora presente. Questo può tradursi in ansia durante la deglutizione, paura di soffocare e sensazione di mancanza d’aria, che sono sintomi molto frequenti negli episodi di Attacco di panico.
Se la visita otorinolaringoiatrica non ha evidenziato problemi e sei in attesa della Gastroscopia, è possibile che in questo momento la difficoltà sia legata soprattutto alla paura rimasta dopo l’episodio iniziale. Il corpo tende a irrigidirsi quando siamo in ansia e questo può far percepire la deglutizione come più difficile, anche se dal punto di vista medico non c’è un impedimento reale.
In questi casi funziona molto la rieducazione progressiva (come ad esempio iniziare con cibi morbidi e piccoli bocconi, mangiare lentamente e in un ambiente tranquillo, bere un sorso d’acqua tra un boccone e l’altro.....)
Se l’ansia continua, un breve supporto psicologico può aiutarti a lavorare proprio su questa paura di deglutire e sugli episodi di panico, permettendo gradualmente di tornare a mangiare e respirare con più tranquillità. Situazioni come questa sono più comuni di quanto si pensi e nella maggior parte dei casi si risolvono quando il corpo e la mente recuperano il senso di sicurezza.
Spero di esserle stata di aiuto, cordiali saluti e un augurio di pronta serenità.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, data la natura "traumatica" che ha indotto questi specifici problemi relativi all'ansia, suggerirei di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a rielaborare l'accaduto e le paure associate ad ingerire cibo o sostanze che le provocano queste intense reazioni.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno.
Deve aver vissuto un'esperienza molto spaventosa, che, dopotutto, è anche recente. Mi sembra di cogliere nel suo messaggio una grande voglia, assolutamente legittima, di tornare a vivere l'alimentazione come faceva prima: questo è senz'altro possibile, ma potrebbe volerci del tempo, è importante che riconosca che quanto successo l'ha inevitabilmente turbata. La questione temporale mi sembra centrale nel suo intervento, sia rispetto alla prossimità del brutto evento, che all'effetto dei farmaci e del ripristino della situazione precedente. La invito a soffermarsi su come vive questa attesa, forse potrebbe essere collegato al mantenimento del sintomo. Tutto ciò potrebbe essere oggetto di un lavoro psicoterapico, se vorrà.
Spero di esserle stato d'aiuto.
Buona continuazione
Gentile paziente, buona sera.
grazie per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza: immagino quanto debba essere faticoso gestire queste crisi di panico legate al mangiare, soprattutto dopo un episodio spaventoso come l'ingestione accidentale e le visite mediche che non hanno rilevato problemi organici.
È comune che un trauma iniziale attivi un circolo vizioso di ansia, dove il timore di soffocare o di non riuscire a deglutire persista anche senza cause fisiche, amplificato da eventuali pensieri catastrofici.
Probabilmente l'evento ha innescato un comportamento da evitamento: i piccoli bocconi si bloccano perché il corpo interpreta il cibo come minaccia, attivando panico e senso di mancanza d'aria (o iperventilazione).
Il Laroxyl (amitriptilina), prescritto dalla dottoressa, è un triciclico utile per ansia e dolore, ma richiede tempo (delle settimane) per stabilizzarsi e non agisce da solo sui comportamenti; se dopo pochi giorni sente agitazione, continua come indicato, lo segnali al medico per aggiustamenti.
Attraverso un percorso di sostegno, la accompagnerei a interrompere questo ciclo di panico, lavorando insieme sulla fiducia del nostro legame terapeutico: identificheremo i pensieri automatici negativi (es. "se mangio, soffocherò") e li potrà far evolvere in qualcosa di utile.
Le potrei proporre anche delle tecniche di respirazione diaframmatica per gestire il panico acuto, poi passeremo a un'esposizione graduale: da liquidi sicuri a bocconi piccoli, in un ambiente empatico dove potrà tollerare l'ansia senza evitarla, per riacquisire sicurezza.

Rimango a disposizione e le auguro il meglio
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Forse potresti valutare di affrontare e approfondire l'aspetto psicologico dell'accaduto con ace gentile. Al di là delle ripercussioni fisiche, c'è sicuramente stato un vissuto emotivo, che evidentemente non vuole restare inascoltato. Valuta di parlarne con uno psicologo.

Esperti

Salvatore Iacono

Salvatore Iacono

Psichiatra, Psicoterapeuta

Bagheria

Prenota ora
Giuseppe Gervasio

Giuseppe Gervasio

Psichiatra, Psicoterapeuta

Frattamaggiore

Prenota ora
Flavia Garzione

Flavia Garzione

Psichiatra

Roma

Sara Pasqualini

Sara Pasqualini

Tecnico sanitario

Verona

Diego Italo Emilio Bonetti

Diego Italo Emilio Bonetti

Medico dello sport, Psicoterapeuta

Milano

Andrea Foti

Andrea Foti

Neurologo

Roma

Prenota ora

Domande correlate

Hai domande?

I nostri esperti hanno risposto a 275 domande su colloquio psichiatrico
  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.