Buona sera soffro di disturbo borderline .in un momento delicato . Dove ho crisi acute di solito ris
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Buona sera soffro di disturbo borderline .in un momento delicato . Dove ho crisi acute di solito risponde in giornata .ho fatto la seduta mercoledì.. subito la sera stessa ho avuto una crisi ..il lavoro stava procedendo bene ..le ho chiesto un appuntamento piu ravvicinato .stanno venendo fuori troppe cose che si sono accavallate ..(io ho pensato che il terapeuta abbia accelerato i tempi del percorso senza poter elaborare vecchie sedute .. ma sono passati due giorni e visualizza e non risponde oggi non ha visualizzato l ultimo messaggio ...)sto cercando ossessivamente rassicurazioni sulle varie posizioni del suo comportamento digitado su internet ..tante opzioni ma me ne escono tantissime non so cosa pensare..sinceramente... la mia famiglia mi sta sostenendo ..mi dicono che devo imparare aspettare..che non mi abbbandonera' ..mia cognata e' psicoterapeuta ..mi ha detto sara'successo qualcosa ..le hai detto qualcosa ? E se sono border in piena crisi mi comporto come ho sempre fatto il primo giorno l ho tempestata di messaggi..in molti le ho inviato dei link
Buon pomeriggio. Se la sua terapeuta le ha dato un appuntamento vuol dire che la aspetta quel dato giorno a quella data ora. Direi che questa è già una garanzia che c'è uno spazio e un tempo per lei e per le sue questioni. Al prossimo incontro può essere una buona idea parlare proprio di questa difficoltà a gestire l'attesa nel vivere le sue crisi, esattamente come l'ha descritta qui.
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Buonasera,
capisco quanto possa essere difficile e destabilizzante trovarti in un momento così intenso, soprattutto quando senti che stanno emergendo tante cose insieme. Le crisi, in particolare quando sono acute, possono amplificare il bisogno di vicinanza, chiarezza e rassicurazione, ed è assolutamente comprensibile che tu stia cercando di orientarti e dare un senso a ciò che sta accadendo.
Allo stesso tempo, il fatto che il tuo terapeuta non abbia ancora risposto può attivare vissuti di incertezza o timore di essere lasciata sola. Tuttavia, questo non implica necessariamente un abbandono o una mancanza di attenzione: possono esserci tempi e limiti nella disponibilità che fanno parte del setting terapeutico e che, per quanto faticosi, hanno anche una funzione nel percorso.
Il bisogno di cercare risposte in modo insistente o di inviare più messaggi quando stai male è qualcosa che può accadere, soprattutto nei momenti di maggiore attivazione emotiva. Non è qualcosa da giudicare, ma piuttosto da comprendere e portare dentro il lavoro terapeutico, perché può diventare un elemento prezioso su cui riflettere insieme.
In questo momento, può essere utile provare ad appoggiarti alle persone che ti sono vicine, come stai già facendo, e darti il tempo di attendere una risposta, anche se so quanto possa essere difficile. Se senti che la sofferenza è troppo intensa, valuta anche la possibilità di rivolgerti a un servizio di supporto immediato nella tua zona.
Quando il contatto con il tuo terapeuta riprenderà, potrà essere importante condividere apertamente ciò che hai vissuto in questi giorni: le emozioni, i pensieri, ma anche i dubbi sul ritmo del percorso. Questo può aiutare a ristabilire un senso di sicurezza e collaborazione.
Non sei sola in quello che stai vivendo, anche se in questo momento può sembrarlo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
capisco quanto possa essere difficile e destabilizzante trovarti in un momento così intenso, soprattutto quando senti che stanno emergendo tante cose insieme. Le crisi, in particolare quando sono acute, possono amplificare il bisogno di vicinanza, chiarezza e rassicurazione, ed è assolutamente comprensibile che tu stia cercando di orientarti e dare un senso a ciò che sta accadendo.
Allo stesso tempo, il fatto che il tuo terapeuta non abbia ancora risposto può attivare vissuti di incertezza o timore di essere lasciata sola. Tuttavia, questo non implica necessariamente un abbandono o una mancanza di attenzione: possono esserci tempi e limiti nella disponibilità che fanno parte del setting terapeutico e che, per quanto faticosi, hanno anche una funzione nel percorso.
Il bisogno di cercare risposte in modo insistente o di inviare più messaggi quando stai male è qualcosa che può accadere, soprattutto nei momenti di maggiore attivazione emotiva. Non è qualcosa da giudicare, ma piuttosto da comprendere e portare dentro il lavoro terapeutico, perché può diventare un elemento prezioso su cui riflettere insieme.
In questo momento, può essere utile provare ad appoggiarti alle persone che ti sono vicine, come stai già facendo, e darti il tempo di attendere una risposta, anche se so quanto possa essere difficile. Se senti che la sofferenza è troppo intensa, valuta anche la possibilità di rivolgerti a un servizio di supporto immediato nella tua zona.
Quando il contatto con il tuo terapeuta riprenderà, potrà essere importante condividere apertamente ciò che hai vissuto in questi giorni: le emozioni, i pensieri, ma anche i dubbi sul ritmo del percorso. Questo può aiutare a ristabilire un senso di sicurezza e collaborazione.
Non sei sola in quello che stai vivendo, anche se in questo momento può sembrarlo.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
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Ciao! Capisco profondamente la tua sofferenza: cercare rassicurazioni online e inviare molti messaggi sono modalità tipiche del funzionamento borderline per gestire l'angoscia del vuoto e il timore dell'abbandono. E' importante che la tua famiglia ti stia sostenendo ed è altrettanto importante ora provare a tollerare l'attesa, ricordando che il silenzio del terapeuta non è un rifiuto, ma parte del processo di cura e del contenimento della crisi.
Gentile utente, capisco bene l’angoscia che descrive: in una fase di crisi l’attesa e il silenzio percepito possono attivare rapidamente paura di abbandono, urgenza, bisogno di rassicurazione e ruminazione. Il fatto che lei stia cercando compulsivamente spiegazioni online è coerente con questo stato, tuttavia più cerca, più aumenta la confusione e l’allarme.
L’unica cosa utile, in questo momento, è riportarsi su ciò che lei può controllare. Due giorni senza risposta non sono automaticamente un abbandono: possono esserci motivi pratici, limiti di setting, tempi di lavoro. Molti terapeuti non rispondono in tempo reale ai messaggi, soprattutto quando diventano numerosi, proprio per non rinforzare il circuito “crisi → messaggi → rassicurazione → nuova crisi”.
Le suggerisco tre cose semplici e concrete, per proteggersi adesso. Prima: smetta di cercare su internet spiegazioni sul comportamento del terapeuta, perché in questo momento la ricerca sta alimentando l’ossessione. Seconda: riduca i messaggi a uno solo, chiaro e breve, in cui chiede quando può avere un confronto o un appuntamento ravvicinato, senza inviare altri contenuti o link. Terza: se la crisi diventa ingestibile o sente di poter perdere il controllo, si rivolga subito a un servizio di emergenza o al suo medico, perché nei momenti acuti serve contenimento reale, non solo attesa.
Il lavoro terapeutico “stava procedendo bene”, come lei stessa scrive. Questo è importante: significa che non è tutto crollato. Ora sta vivendo una riattivazione intensa e la priorità è regolarsi e mettere un argine, in attesa di un chiarimento in seduta su confini, disponibilità tra incontri e gestione delle crisi.
Ha già una cosa preziosa: una famiglia che la sostiene. Continui a usarla come base di appoggio in queste ore, senza isolarsi e senza restare sola con la spirale di pensieri.
Un caro saluto
Gabriele
L’unica cosa utile, in questo momento, è riportarsi su ciò che lei può controllare. Due giorni senza risposta non sono automaticamente un abbandono: possono esserci motivi pratici, limiti di setting, tempi di lavoro. Molti terapeuti non rispondono in tempo reale ai messaggi, soprattutto quando diventano numerosi, proprio per non rinforzare il circuito “crisi → messaggi → rassicurazione → nuova crisi”.
Le suggerisco tre cose semplici e concrete, per proteggersi adesso. Prima: smetta di cercare su internet spiegazioni sul comportamento del terapeuta, perché in questo momento la ricerca sta alimentando l’ossessione. Seconda: riduca i messaggi a uno solo, chiaro e breve, in cui chiede quando può avere un confronto o un appuntamento ravvicinato, senza inviare altri contenuti o link. Terza: se la crisi diventa ingestibile o sente di poter perdere il controllo, si rivolga subito a un servizio di emergenza o al suo medico, perché nei momenti acuti serve contenimento reale, non solo attesa.
Il lavoro terapeutico “stava procedendo bene”, come lei stessa scrive. Questo è importante: significa che non è tutto crollato. Ora sta vivendo una riattivazione intensa e la priorità è regolarsi e mettere un argine, in attesa di un chiarimento in seduta su confini, disponibilità tra incontri e gestione delle crisi.
Ha già una cosa preziosa: una famiglia che la sostiene. Continui a usarla come base di appoggio in queste ore, senza isolarsi e senza restare sola con la spirale di pensieri.
Un caro saluto
Gabriele
Buongiorno. E' possibile che il suo terapeuta lo stia facendo per lei. Tenga presente che il suo sintomo ha una natura particolare, nella quale è presente la convinzione che soltanto stando male davvero si potrà ricevere cura.
Dott. Simone Festa
Dott. Simone Festa
Gentile paziente,
comprendo profondamente il suo stato di agitazione. In questo momento, il disturbo borderline di personalità trasforma il silenzio del terapeuta in un segnale di abbandono, innescando una ricerca ossessiva di rassicurazioni online (vere e proprie "query di soccorso").
È probabile che abbiate "accelerato" troppo il passo. In Terapia Breve Strategica diciamo spesso che bisogna "andare più piano per correre più in fretta". Se sono emersi troppi contenuti senza il tempo necessario per decantarli, la sua crisi attuale è un segnale del sistema che richiede una pausa di elaborazione.
Ecco il mio consiglio strategico immediato:
Smetta di interrogare Google: non troverà la risposta al comportamento del suo terapeuta su un forum o in un articolo SEO. La risposta risiede esclusivamente nella vostra relazione.
Riconosca la sua forza: ha una famiglia che la sostiene e una cognata competente. Si appoggi a loro per le attività quotidiane, evitando però di analizzare costantemente il comportamento del terapeuta.
L'appuntamento arriverà: il fatto che lui non risponda oggi non cancella affatto il lavoro svolto mercoledì.
Provi a guardare questo silenzio non come un "vuoto", ma come uno spazio in cui lei, pur con fatica, sta imparando a restare in piedi. Questa crisi, se gestita senza "tempestare" l'altro di messaggi, diventerà la prova tangibile che lei può sopravvivere anche al silenzio.
Se il suo terapeuta è un professionista, riprenderà il filo del discorso appena possibile; quel momento sarà fondamentale per ricalibrare la velocità del vostro viaggio. Resista alla tentazione di agire compulsivamente: scelga, per ora, di stare nell'ascolto di sé.
A disposizione, saluti.
comprendo profondamente il suo stato di agitazione. In questo momento, il disturbo borderline di personalità trasforma il silenzio del terapeuta in un segnale di abbandono, innescando una ricerca ossessiva di rassicurazioni online (vere e proprie "query di soccorso").
È probabile che abbiate "accelerato" troppo il passo. In Terapia Breve Strategica diciamo spesso che bisogna "andare più piano per correre più in fretta". Se sono emersi troppi contenuti senza il tempo necessario per decantarli, la sua crisi attuale è un segnale del sistema che richiede una pausa di elaborazione.
Ecco il mio consiglio strategico immediato:
Smetta di interrogare Google: non troverà la risposta al comportamento del suo terapeuta su un forum o in un articolo SEO. La risposta risiede esclusivamente nella vostra relazione.
Riconosca la sua forza: ha una famiglia che la sostiene e una cognata competente. Si appoggi a loro per le attività quotidiane, evitando però di analizzare costantemente il comportamento del terapeuta.
L'appuntamento arriverà: il fatto che lui non risponda oggi non cancella affatto il lavoro svolto mercoledì.
Provi a guardare questo silenzio non come un "vuoto", ma come uno spazio in cui lei, pur con fatica, sta imparando a restare in piedi. Questa crisi, se gestita senza "tempestare" l'altro di messaggi, diventerà la prova tangibile che lei può sopravvivere anche al silenzio.
Se il suo terapeuta è un professionista, riprenderà il filo del discorso appena possibile; quel momento sarà fondamentale per ricalibrare la velocità del vostro viaggio. Resista alla tentazione di agire compulsivamente: scelga, per ora, di stare nell'ascolto di sé.
A disposizione, saluti.
Buonasera,
quello che descrive è comprensibile e, purtroppo, molto frequente nei momenti di crisi nel Disturbo Borderline di Personalità.
Quando l’attivazione emotiva è così intensa, il bisogno di rassicurazione e la paura di essere abbandonati possono diventare molto forti, portando a comportamenti come scrivere ripetutamente, cercare risposte immediate o controllare continuamente il telefono. Non è “sbagliato”: è il segnale di quanto stia soffrendo in quel momento.
Allo stesso tempo, però, è importante considerare alcuni aspetti:
Il terapeuta non sempre può rispondere immediatamente, anche se in passato è stato più disponibile. Possono esserci impegni, imprevisti o la necessità di mantenere dei confini terapeutici.
In alcuni percorsi, soprattutto con il disturbo borderline, la gestione della distanza e dell’attesa fa parte del lavoro terapeutico, anche se può risultare molto difficile da tollerare.
Il fatto che siano emerse “troppe cose tutte insieme” può indicare che state toccando temi importanti, ma questo non significa necessariamente che il terapeuta abbia “sbagliato” o accelerato in modo inadeguato.
Riguardo alla sua reazione (messaggi ripetuti, invio di link, ricerca ossessiva online), è coerente con uno stato di crisi. Tuttavia, queste strategie tendono a aumentare l’ansia invece che ridurla, perché alimentano il bisogno di controllo e di risposta immediata.
Può provare, nel frattempo, a:
Appoggiarsi al supporto che già ha (la sua famiglia, che sembra esserci)
Limitare la ricerca su internet, che in questo momento rischia di confonderla ancora di più
Annotare ciò che sta provando, per poi portarlo in seduta
Darsi piccoli tempi di attesa (anche solo 10-15 minuti) prima di inviare un nuovo messaggio
Un passaggio importante sarà parlare apertamente con la sua terapeuta di quanto accaduto: sia della crisi, sia della paura legata alla mancata risposta, sia del bisogno di maggiore contenimento in questa fase. Questo può diventare un elemento molto utile del lavoro terapeutico.
Se però dovesse sentirsi sopraffatta o in difficoltà a gestire le crisi, è importante valutare anche un supporto più strutturato o più frequente in questa fase.
Le consiglio quindi di approfondire direttamente con uno specialista di riferimento, così da trovare modalità di gestione più adatte e condivise.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è comprensibile e, purtroppo, molto frequente nei momenti di crisi nel Disturbo Borderline di Personalità.
Quando l’attivazione emotiva è così intensa, il bisogno di rassicurazione e la paura di essere abbandonati possono diventare molto forti, portando a comportamenti come scrivere ripetutamente, cercare risposte immediate o controllare continuamente il telefono. Non è “sbagliato”: è il segnale di quanto stia soffrendo in quel momento.
Allo stesso tempo, però, è importante considerare alcuni aspetti:
Il terapeuta non sempre può rispondere immediatamente, anche se in passato è stato più disponibile. Possono esserci impegni, imprevisti o la necessità di mantenere dei confini terapeutici.
In alcuni percorsi, soprattutto con il disturbo borderline, la gestione della distanza e dell’attesa fa parte del lavoro terapeutico, anche se può risultare molto difficile da tollerare.
Il fatto che siano emerse “troppe cose tutte insieme” può indicare che state toccando temi importanti, ma questo non significa necessariamente che il terapeuta abbia “sbagliato” o accelerato in modo inadeguato.
Riguardo alla sua reazione (messaggi ripetuti, invio di link, ricerca ossessiva online), è coerente con uno stato di crisi. Tuttavia, queste strategie tendono a aumentare l’ansia invece che ridurla, perché alimentano il bisogno di controllo e di risposta immediata.
Può provare, nel frattempo, a:
Appoggiarsi al supporto che già ha (la sua famiglia, che sembra esserci)
Limitare la ricerca su internet, che in questo momento rischia di confonderla ancora di più
Annotare ciò che sta provando, per poi portarlo in seduta
Darsi piccoli tempi di attesa (anche solo 10-15 minuti) prima di inviare un nuovo messaggio
Un passaggio importante sarà parlare apertamente con la sua terapeuta di quanto accaduto: sia della crisi, sia della paura legata alla mancata risposta, sia del bisogno di maggiore contenimento in questa fase. Questo può diventare un elemento molto utile del lavoro terapeutico.
Se però dovesse sentirsi sopraffatta o in difficoltà a gestire le crisi, è importante valutare anche un supporto più strutturato o più frequente in questa fase.
Le consiglio quindi di approfondire direttamente con uno specialista di riferimento, così da trovare modalità di gestione più adatte e condivise.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buonasera, si fidi di chi la sta supportando, sia a casa sia in studio. Sicuramente questo tempo tra una seduta e l’altra è un tempo difficile ma che può anche essere occasione per sperimentare nuove dinamiche e forse accendere la fiducia che gli altri non ci abbandonano. Le consiglio di annoiarsi quello che sente, stare in questo tempo, anziché mettere in atto degli agiti che porteranno all’avverarsi della profezia dell’abbandono. Un saluto
Buonasera gentile utente,
Nn si preoccupi eccessivamente, sicuramente il suo terapeuta le sta dando anche modo di poter lavorare sul suo problema. La terapia si svolge nel setting terapeutico. Ciò che e fuori da esso è un di piu.
Sono importanti gli spazi e i tempi delle sedute.
Vedra ' le dira le stesse cose nn appena vi rivedete.
Un saluto
Nn si preoccupi eccessivamente, sicuramente il suo terapeuta le sta dando anche modo di poter lavorare sul suo problema. La terapia si svolge nel setting terapeutico. Ciò che e fuori da esso è un di piu.
Sono importanti gli spazi e i tempi delle sedute.
Vedra ' le dira le stesse cose nn appena vi rivedete.
Un saluto
Buonasera gentile utente, mi dispiace sentire quanto questo momento sia intenso e faticoso per te. Da come lo descrivi, sembra che dopo la seduta si siano attivate molte emozioni tutte insieme, e questo può far sentire davvero sopraffatti e con un forte bisogno di essere rassicurati.
Il fatto che la tua terapeuta non abbia ancora risposto può farti venire tanti dubbi e pensieri, soprattutto se temi di essere lasciata sola proprio quando stai peggio. Allo stesso tempo, il silenzio in questi casi non equivale necessariamente a un abbandono, anche se capisco quanto possa essere difficile tollerarlo.
È molto importante che tu abbia delle persone accanto, come la tua famiglia, su cui puoi appoggiarti in questo momento: può aiutarti a non sentirti sola mentre l’emozione è così forte.
Quando riuscirai a risentire la tua terapeuta, potrà essere prezioso portarle proprio quello che stai vivendo ora: il bisogno di maggiore vicinanza, la paura e anche quello che è successo dopo la seduta, così da poterci lavorare insieme all’interno della relazione terapeutica.
Nel frattempo, più che cercare risposte su internet (che rischiano di aumentare la confusione), puoi provare a fare qualcosa che ti aiuti a calmarti un po’ nel presente, anche piccole cose che ti diano un minimo di sollievo.
Ti mando un caro saluto, prenditi cura di te in questi giorni. Se ne senti la necessità puoi riscrivere qui. Dott.ssa Arianna Broglia
Il fatto che la tua terapeuta non abbia ancora risposto può farti venire tanti dubbi e pensieri, soprattutto se temi di essere lasciata sola proprio quando stai peggio. Allo stesso tempo, il silenzio in questi casi non equivale necessariamente a un abbandono, anche se capisco quanto possa essere difficile tollerarlo.
È molto importante che tu abbia delle persone accanto, come la tua famiglia, su cui puoi appoggiarti in questo momento: può aiutarti a non sentirti sola mentre l’emozione è così forte.
Quando riuscirai a risentire la tua terapeuta, potrà essere prezioso portarle proprio quello che stai vivendo ora: il bisogno di maggiore vicinanza, la paura e anche quello che è successo dopo la seduta, così da poterci lavorare insieme all’interno della relazione terapeutica.
Nel frattempo, più che cercare risposte su internet (che rischiano di aumentare la confusione), puoi provare a fare qualcosa che ti aiuti a calmarti un po’ nel presente, anche piccole cose che ti diano un minimo di sollievo.
Ti mando un caro saluto, prenditi cura di te in questi giorni. Se ne senti la necessità puoi riscrivere qui. Dott.ssa Arianna Broglia
Salve, capisco le sue preoccupazioni e la sua paura di essere abbandonata. Cerca continuamente rassicurazioni per essere sicura di mantenere il legame. Probabilmente questo non riguarda solo il rapporto con la sua terapeuta ma è un comportamento che lei agisce in tutte le sue relazioni interpersonali. Penso che Lei dovrebbe proprio lavorare su questo in terapia (sul suo vissuto abbandonico). I motivi per cui la sua terapeuta non le risponde dovrebbe affrontarle con lei in terapia; potrebbe essere tanti le motivazioni: per esempio la terapeuta ha una sua vita privata e non sempre può rispondere ai messaggi dei pazienti, le vuole insegnare ad aspettare, a saper gestire le sue ansie, imparare a non essere dipendente nelle relazioni e quindi non instaurare un rapporto di dipendenza con la terapeuta ecc.
LA INVITO A PARLARNE ALLA SUA TEREPAUTA.
Io ai miei pazienti sottolineo che i messaggi vanno inviati solo per necessità che riguardano cambiamenti rispetto agli appuntamenti fissati (necessità di cambiare orario o giorno dell'appuntamento), tutto il resto se ne parla in seduta. HA uno scopo terapeutico di aiutare il paziente a gestire l'ansia, a trovare delle proprie strategie e non creare dipendenza con il terapeuta.
LA INVITO A PARLARNE ALLA SUA TEREPAUTA.
Io ai miei pazienti sottolineo che i messaggi vanno inviati solo per necessità che riguardano cambiamenti rispetto agli appuntamenti fissati (necessità di cambiare orario o giorno dell'appuntamento), tutto il resto se ne parla in seduta. HA uno scopo terapeutico di aiutare il paziente a gestire l'ansia, a trovare delle proprie strategie e non creare dipendenza con il terapeuta.
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