Buona sera soffro di disturbo borderline .in un momento delicato . Dove ho crisi acute di solito ris

21 risposte
Buona sera soffro di disturbo borderline .in un momento delicato . Dove ho crisi acute di solito risponde in giornata .ho fatto la seduta mercoledì.. subito la sera stessa ho avuto una crisi ..il lavoro stava procedendo bene ..le ho chiesto un appuntamento piu ravvicinato .stanno venendo fuori troppe cose che si sono accavallate ..(io ho pensato che il terapeuta abbia accelerato i tempi del percorso senza poter elaborare vecchie sedute .. ma sono passati due giorni e visualizza e non risponde oggi non ha visualizzato l ultimo messaggio ...)sto cercando ossessivamente rassicurazioni sulle varie posizioni del suo comportamento digitado su internet ..tante opzioni ma me ne escono tantissime non so cosa pensare..sinceramente... la mia famiglia mi sta sostenendo ..mi dicono che devo imparare aspettare..che non mi abbbandonera' ..mia cognata e' psicoterapeuta ..mi ha detto sara'successo qualcosa ..le hai detto qualcosa ? E se sono border in piena crisi mi comporto come ho sempre fatto il primo giorno l ho tempestata di messaggi..in molti le ho inviato dei link
Buon pomeriggio. Se la sua terapeuta le ha dato un appuntamento vuol dire che la aspetta quel dato giorno a quella data ora. Direi che questa è già una garanzia che c'è uno spazio e un tempo per lei e per le sue questioni. Al prossimo incontro può essere una buona idea parlare proprio di questa difficoltà a gestire l'attesa nel vivere le sue crisi, esattamente come l'ha descritta qui.

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Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
capisco quanto possa essere difficile e destabilizzante trovarti in un momento così intenso, soprattutto quando senti che stanno emergendo tante cose insieme. Le crisi, in particolare quando sono acute, possono amplificare il bisogno di vicinanza, chiarezza e rassicurazione, ed è assolutamente comprensibile che tu stia cercando di orientarti e dare un senso a ciò che sta accadendo.

Allo stesso tempo, il fatto che il tuo terapeuta non abbia ancora risposto può attivare vissuti di incertezza o timore di essere lasciata sola. Tuttavia, questo non implica necessariamente un abbandono o una mancanza di attenzione: possono esserci tempi e limiti nella disponibilità che fanno parte del setting terapeutico e che, per quanto faticosi, hanno anche una funzione nel percorso.

Il bisogno di cercare risposte in modo insistente o di inviare più messaggi quando stai male è qualcosa che può accadere, soprattutto nei momenti di maggiore attivazione emotiva. Non è qualcosa da giudicare, ma piuttosto da comprendere e portare dentro il lavoro terapeutico, perché può diventare un elemento prezioso su cui riflettere insieme.

In questo momento, può essere utile provare ad appoggiarti alle persone che ti sono vicine, come stai già facendo, e darti il tempo di attendere una risposta, anche se so quanto possa essere difficile. Se senti che la sofferenza è troppo intensa, valuta anche la possibilità di rivolgerti a un servizio di supporto immediato nella tua zona.

Quando il contatto con il tuo terapeuta riprenderà, potrà essere importante condividere apertamente ciò che hai vissuto in questi giorni: le emozioni, i pensieri, ma anche i dubbi sul ritmo del percorso. Questo può aiutare a ristabilire un senso di sicurezza e collaborazione.

Non sei sola in quello che stai vivendo, anche se in questo momento può sembrarlo.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Valeria Salvatore
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Ciao! Capisco profondamente la tua sofferenza: cercare rassicurazioni online e inviare molti messaggi sono modalità tipiche del funzionamento borderline per gestire l'angoscia del vuoto e il timore dell'abbandono. E' importante che la tua famiglia ti stia sostenendo ed è altrettanto importante ora provare a tollerare l'attesa, ricordando che il silenzio del terapeuta non è un rifiuto, ma parte del processo di cura e del contenimento della crisi.
Gentile utente, capisco bene l’angoscia che descrive: in una fase di crisi l’attesa e il silenzio percepito possono attivare rapidamente paura di abbandono, urgenza, bisogno di rassicurazione e ruminazione. Il fatto che lei stia cercando compulsivamente spiegazioni online è coerente con questo stato, tuttavia più cerca, più aumenta la confusione e l’allarme.
L’unica cosa utile, in questo momento, è riportarsi su ciò che lei può controllare. Due giorni senza risposta non sono automaticamente un abbandono: possono esserci motivi pratici, limiti di setting, tempi di lavoro. Molti terapeuti non rispondono in tempo reale ai messaggi, soprattutto quando diventano numerosi, proprio per non rinforzare il circuito “crisi → messaggi → rassicurazione → nuova crisi”.
Le suggerisco tre cose semplici e concrete, per proteggersi adesso. Prima: smetta di cercare su internet spiegazioni sul comportamento del terapeuta, perché in questo momento la ricerca sta alimentando l’ossessione. Seconda: riduca i messaggi a uno solo, chiaro e breve, in cui chiede quando può avere un confronto o un appuntamento ravvicinato, senza inviare altri contenuti o link. Terza: se la crisi diventa ingestibile o sente di poter perdere il controllo, si rivolga subito a un servizio di emergenza o al suo medico, perché nei momenti acuti serve contenimento reale, non solo attesa.
Il lavoro terapeutico “stava procedendo bene”, come lei stessa scrive. Questo è importante: significa che non è tutto crollato. Ora sta vivendo una riattivazione intensa e la priorità è regolarsi e mettere un argine, in attesa di un chiarimento in seduta su confini, disponibilità tra incontri e gestione delle crisi.
Ha già una cosa preziosa: una famiglia che la sostiene. Continui a usarla come base di appoggio in queste ore, senza isolarsi e senza restare sola con la spirale di pensieri.
Un caro saluto
Gabriele
Dott. Simone Festa
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Buongiorno. E' possibile che il suo terapeuta lo stia facendo per lei. Tenga presente che il suo sintomo ha una natura particolare, nella quale è presente la convinzione che soltanto stando male davvero si potrà ricevere cura.

Dott. Simone Festa
Dott.ssa Sabrina Germi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Castegnero
Gentile paziente,

comprendo profondamente il suo stato di agitazione. In questo momento, il disturbo borderline di personalità trasforma il silenzio del terapeuta in un segnale di abbandono, innescando una ricerca ossessiva di rassicurazioni online (vere e proprie "query di soccorso").

È probabile che abbiate "accelerato" troppo il passo. In Terapia Breve Strategica diciamo spesso che bisogna "andare più piano per correre più in fretta". Se sono emersi troppi contenuti senza il tempo necessario per decantarli, la sua crisi attuale è un segnale del sistema che richiede una pausa di elaborazione.

Ecco il mio consiglio strategico immediato:

Smetta di interrogare Google: non troverà la risposta al comportamento del suo terapeuta su un forum o in un articolo SEO. La risposta risiede esclusivamente nella vostra relazione.

Riconosca la sua forza: ha una famiglia che la sostiene e una cognata competente. Si appoggi a loro per le attività quotidiane, evitando però di analizzare costantemente il comportamento del terapeuta.

L'appuntamento arriverà: il fatto che lui non risponda oggi non cancella affatto il lavoro svolto mercoledì.

Provi a guardare questo silenzio non come un "vuoto", ma come uno spazio in cui lei, pur con fatica, sta imparando a restare in piedi. Questa crisi, se gestita senza "tempestare" l'altro di messaggi, diventerà la prova tangibile che lei può sopravvivere anche al silenzio.

Se il suo terapeuta è un professionista, riprenderà il filo del discorso appena possibile; quel momento sarà fondamentale per ricalibrare la velocità del vostro viaggio. Resista alla tentazione di agire compulsivamente: scelga, per ora, di stare nell'ascolto di sé.

A disposizione, saluti.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
quello che descrive è comprensibile e, purtroppo, molto frequente nei momenti di crisi nel Disturbo Borderline di Personalità.

Quando l’attivazione emotiva è così intensa, il bisogno di rassicurazione e la paura di essere abbandonati possono diventare molto forti, portando a comportamenti come scrivere ripetutamente, cercare risposte immediate o controllare continuamente il telefono. Non è “sbagliato”: è il segnale di quanto stia soffrendo in quel momento.

Allo stesso tempo, però, è importante considerare alcuni aspetti:

Il terapeuta non sempre può rispondere immediatamente, anche se in passato è stato più disponibile. Possono esserci impegni, imprevisti o la necessità di mantenere dei confini terapeutici.
In alcuni percorsi, soprattutto con il disturbo borderline, la gestione della distanza e dell’attesa fa parte del lavoro terapeutico, anche se può risultare molto difficile da tollerare.
Il fatto che siano emerse “troppe cose tutte insieme” può indicare che state toccando temi importanti, ma questo non significa necessariamente che il terapeuta abbia “sbagliato” o accelerato in modo inadeguato.

Riguardo alla sua reazione (messaggi ripetuti, invio di link, ricerca ossessiva online), è coerente con uno stato di crisi. Tuttavia, queste strategie tendono a aumentare l’ansia invece che ridurla, perché alimentano il bisogno di controllo e di risposta immediata.

Può provare, nel frattempo, a:

Appoggiarsi al supporto che già ha (la sua famiglia, che sembra esserci)
Limitare la ricerca su internet, che in questo momento rischia di confonderla ancora di più
Annotare ciò che sta provando, per poi portarlo in seduta
Darsi piccoli tempi di attesa (anche solo 10-15 minuti) prima di inviare un nuovo messaggio

Un passaggio importante sarà parlare apertamente con la sua terapeuta di quanto accaduto: sia della crisi, sia della paura legata alla mancata risposta, sia del bisogno di maggiore contenimento in questa fase. Questo può diventare un elemento molto utile del lavoro terapeutico.

Se però dovesse sentirsi sopraffatta o in difficoltà a gestire le crisi, è importante valutare anche un supporto più strutturato o più frequente in questa fase.

Le consiglio quindi di approfondire direttamente con uno specialista di riferimento, così da trovare modalità di gestione più adatte e condivise.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Fabrizia Agnesone
Psicologo, Psicoterapeuta
Trieste
Buonasera, si fidi di chi la sta supportando, sia a casa sia in studio. Sicuramente questo tempo tra una seduta e l’altra è un tempo difficile ma che può anche essere occasione per sperimentare nuove dinamiche e forse accendere la fiducia che gli altri non ci abbandonano. Le consiglio di annoiarsi quello che sente, stare in questo tempo, anziché mettere in atto degli agiti che porteranno all’avverarsi della profezia dell’abbandono. Un saluto
Dott.ssa Alessia Supino
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Formia
Buonasera gentile utente,
Nn si preoccupi eccessivamente, sicuramente il suo terapeuta le sta dando anche modo di poter lavorare sul suo problema. La terapia si svolge nel setting terapeutico. Ciò che e fuori da esso è un di piu.
Sono importanti gli spazi e i tempi delle sedute.
Vedra ' le dira le stesse cose nn appena vi rivedete.
Un saluto
Dott.ssa Arianna Broglia
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Buonasera gentile utente, mi dispiace sentire quanto questo momento sia intenso e faticoso per te. Da come lo descrivi, sembra che dopo la seduta si siano attivate molte emozioni tutte insieme, e questo può far sentire davvero sopraffatti e con un forte bisogno di essere rassicurati.
Il fatto che la tua terapeuta non abbia ancora risposto può farti venire tanti dubbi e pensieri, soprattutto se temi di essere lasciata sola proprio quando stai peggio. Allo stesso tempo, il silenzio in questi casi non equivale necessariamente a un abbandono, anche se capisco quanto possa essere difficile tollerarlo.
È molto importante che tu abbia delle persone accanto, come la tua famiglia, su cui puoi appoggiarti in questo momento: può aiutarti a non sentirti sola mentre l’emozione è così forte.
Quando riuscirai a risentire la tua terapeuta, potrà essere prezioso portarle proprio quello che stai vivendo ora: il bisogno di maggiore vicinanza, la paura e anche quello che è successo dopo la seduta, così da poterci lavorare insieme all’interno della relazione terapeutica.
Nel frattempo, più che cercare risposte su internet (che rischiano di aumentare la confusione), puoi provare a fare qualcosa che ti aiuti a calmarti un po’ nel presente, anche piccole cose che ti diano un minimo di sollievo.
Ti mando un caro saluto, prenditi cura di te in questi giorni. Se ne senti la necessità puoi riscrivere qui. Dott.ssa Arianna Broglia
Dott.ssa Anna Maria Gentile
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torretta
Salve, capisco le sue preoccupazioni e la sua paura di essere abbandonata. Cerca continuamente rassicurazioni per essere sicura di mantenere il legame. Probabilmente questo non riguarda solo il rapporto con la sua terapeuta ma è un comportamento che lei agisce in tutte le sue relazioni interpersonali. Penso che Lei dovrebbe proprio lavorare su questo in terapia (sul suo vissuto abbandonico). I motivi per cui la sua terapeuta non le risponde dovrebbe affrontarle con lei in terapia; potrebbe essere tanti le motivazioni: per esempio la terapeuta ha una sua vita privata e non sempre può rispondere ai messaggi dei pazienti, le vuole insegnare ad aspettare, a saper gestire le sue ansie, imparare a non essere dipendente nelle relazioni e quindi non instaurare un rapporto di dipendenza con la terapeuta ecc.
LA INVITO A PARLARNE ALLA SUA TEREPAUTA.
Io ai miei pazienti sottolineo che i messaggi vanno inviati solo per necessità che riguardano cambiamenti rispetto agli appuntamenti fissati (necessità di cambiare orario o giorno dell'appuntamento), tutto il resto se ne parla in seduta. HA uno scopo terapeutico di aiutare il paziente a gestire l'ansia, a trovare delle proprie strategie e non creare dipendenza con il terapeuta.
Dr. Bruno De Domenico
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buona sera, francamente non si capisce molto quandoscrive: (s)to cercando ossessivamente rassicurazioni sulle varie posizioni del suo comportamento digitado su internet ..tante opzioni ma me ne escono tantissime, peró dice lei stessa che la tempesta di messaggi, è comprensibile che non possa sempre risponderle, non solo anche i terapeuti hanno diritto a una loro vita privata, ma non la aiuterebbe neppure se rinforzasse quest'ansia che finirebbe per aumentare anziché diminuire. Sarebbe meglio mettere dei paletti, credo che la sua terapeuta abbia già provato a farlo, del resto lo scopo delle terapie non dovrebbe essere di essere delle stampelle, ma di aiutare a camminare da sole/i.
Ciao,
si sente tutta la fatica e l’intensità di quello che stai vivendo. Quando si attraversa una crisi, soprattutto con una paura così forte di essere lasciati soli, anche l’attesa di una risposta può diventare davvero difficile da tollerare.

È comprensibile che tu stia cercando rassicurazioni e spiegazioni: la mente prova in tutti i modi a colmare quel vuoto e quell’incertezza. Allo stesso tempo, proprio nei momenti di crisi, il rischio è che ogni piccolo segnale (come un messaggio non visualizzato o senza risposta) venga vissuto come un possibile abbandono, anche se non è necessariamente così.

Il fatto che tu abbia chiesto un appuntamento più ravvicinato è un bisogno legittimo. Può anche succedere, però, che il terapeuta non riesca a rispondere subito: questo non significa automaticamente che non ci sia o che voglia allontanarsi da te.

Stai già facendo qualcosa di importante: ti stai accorgendo di come reagisci (i tanti messaggi, la ricerca online) e stai cercando di dare un senso a quello che provi. In questo momento, può aiutarti provare a “tenere” un po’ l’attesa, magari appoggiandoti alle persone che ti sono vicine, come stai già facendo.

Se riesci, porta proprio questo vissuto in seduta: la paura, il bisogno di risposte, quello che hai provato quando non ha risposto. Sono parti centrali del lavoro e meritano spazio.

Non sei sola in quello che senti, anche se in questo momento può sembrarlo

Un caro saluto,

Dott.ssa Filomena Petrone
Dott.ssa Nunzia D'Anna
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Non risponderle potrebbe anche essere un messaggio relazionale e una manovra terapeutica. Sicuramente potrà essere argomento della prossima seduta.
Dott. Davide Lanfranchi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vigevano
Ecco una risposta adatta al portale: contenitiva, chiara e utile anche per attrarre fiducia

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Buonasera,
capisco quanto questa situazione possa essere destabilizzante, soprattutto in un momento di maggiore vulnerabilità.

Quando si soffre di disturbo borderline, è abbastanza frequente che, dopo una seduta in cui emergono contenuti importanti, possano attivarsi crisi emotive intense. Non significa che il lavoro stia andando “male” o che sia stato fatto qualcosa di sbagliato: spesso vuol dire che si stanno toccando aspetti profondi che hanno bisogno di tempo per essere elaborati.

Allo stesso tempo, quello che descrive rispetto all’attesa della risposta del terapeuta è molto comprensibile: il bisogno di rassicurazione può diventare urgente e molto forte, e l’assenza di una risposta immediata può essere vissuta come distanza o rischio di abbandono.

Il fatto che lei stia cercando continuamente spiegazioni su internet e senta il bisogno di scrivere più volte è proprio parte di questo stato di attivazione emotiva intensa: è un tentativo di ridurre l’ansia, ma spesso finisce per alimentarla.

Rispetto al terapeuta, è importante considerare che i professionisti non sempre riescono a rispondere immediatamente tra una seduta e l’altra, e questo non equivale a un abbandono. Fa parte, in molti casi, anche del lavoro terapeutico aiutare la persona a tollerare l’attesa e a gestire questi momenti.

Potrebbe essere molto utile portare apertamente in seduta quello che è successo:
sia la crisi, sia il bisogno di contatto, sia le emozioni legate al fatto di non aver ricevuto risposta. Sono aspetti centrali nel percorso e possono diventare un punto di lavoro importante.

Nel frattempo, continui ad appoggiarsi alle persone che le sono vicine, come sta già facendo: è una risorsa preziosa.

Non è sola in quello che sta provando, anche se in questo momento può sembrare così intenso.
Se sente che la crisi è difficile da gestire, non esiti anche a rivolgersi a un supporto immediato sul territorio.

Resto a disposizione.
Dott. Davide Lanfranchi
Dott.ssa Maria Caterina Boria
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buonasera,
si sente quanto questo silenzio stia attivando in lei paura e bisogno urgente di rassicurazione: è qualcosa di molto comprensibile, soprattutto nei momenti di crisi.

Quando non arriva una risposta, è facile che si accenda il timore di essere lasciati soli o abbandonati, e questo può portare a cercare conferme in modo sempre più intenso. Tuttavia, il comportamento del terapeuta non va letto automaticamente come rifiuto: possono esserci tempi e limiti che non dipendono da lei.

In questo momento la cosa più importante è contenere l’ondata emotiva, più che trovare una spiegazione immediata. Può aiutarla:

interrompere la ricerca continua online (che aumenta l’ansia)
evitare di inviare altri messaggi per ora
appoggiarsi alle persone che la stanno sostenendo
usare strategie che già conosce per gestire la crisi

Se sente che la sofferenza aumenta, può valutare anche un contatto con servizi di urgenza o supporti disponibili.

Questo momento non definisce la relazione terapeutica. È una fase intensa, che può essere attraversata con supporto e un po’ di tempo.

Un caro saluto.
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Gentile utente, durante una crisi cercare il terapeuta può essere una valida strategia, tuttavia si ricordi che la sua terapeuta prima di essere una terapeuta è una persona. Il silezio che lei sente lo leggere come un abbadono, si ricordi però che questo è tipico del suo funziomaneto. Stare sui fatti e non sull'interpretazione di essi può aiutare a tollare al meglio possibile il/i trigger. Per poi parlarne alla prima seduta utile. Se lei e la sua terapeuta avete strutturato delle staregie per la gestione della crisi questo potrebbe essere un buon momento per mettere in pratica tutte le tecniche che avete elaborato per gestire le crisi emotive, i comportamenti disfunzionali ed i pensieri automatici negativi. Cordialemente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno capisco quanto il silenzio sia difficile da tollerare in un momento di fragilità e vulnerabilità. È del tutto comprensibile che, nel pieno di una crisi, la mancata risposta attivi il timore dell'abbandono, portandola a cercare rassicurazioni. Il silenzio di un terapeuta non coincide con disinteresse o rifiuto ma è spesso è legato alla necessità di aiutare i pazienti a gestire l'attesa, a comprendere (che è una forma di cura) e a integrare quanto emerso in seduta senza agire gli stati emotivi con rassicurazioni e commenti.
È un segnale positivo che la sua famiglia la stia sostenendo, un elemento su cui fare affidamento per regolare l'intensità di queste ore. Insieme alla sua terapeuta sarà fondamentale analizzare cosa è accaduto. Il "vuoto" che sente potrà diventerà materiale importante per il vostro lavoro.
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Buonasera, in una fase di crisi è comprensibile che il silenzio del terapeuta venga vissuto come un possibile abbandono, ma due giorni senza risposta non significano necessariamente questo. In questo momento la cosa più importante è interrompere la ricerca ossessiva di rassicurazioni su internet e appoggiarsi ai riferimenti concreti che ha vicino, come la sua famiglia e, se esiste, un piano per i momenti critici condiviso in terapia. Nella presa in carico del disturbo borderline è considerato utile proprio prevedere in anticipo come affrontare le crisi e a chi rivolgersi.
Quando si sentirà un po’ più stabile, sarà importante portare in seduta anche questo episodio, il bisogno di un contatto più ravvicinato e la paura di essere lasciata sola. Se però sente che il rischio aumenta, che potrebbe farsi del male o che non riesce a reggere l’attesa, non aspetti la risposta della terapeuta e chieda subito un aiuto urgente tramite pronto soccorso o emergenza.
Dr. Matteo Marconi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cesena
Buongiorno, mi dispiace per il momento difficile. Da quello che ho compreso state lavorando su tante cose che forse hanno portato a sentirsi maggiormente vulnerabili.
Mi sembra inoltre che sia in corso una disregolazione emotiva che ha portato a mandare molti messaggi alla terapeuta.
Per quanto sia difficile la prima cosa da fare è trovare delle modalità sane di gestire questa crisi; se in passato queste crisi sono avvenute potrebbe essere utile utilizzare le stesse strategie che hanno aiutato ad uscirne e a ritrovare uno stato di regolazione.
Infine capisco la paura e la vulnerabilità ma forse l'eccesso di messaggi potrebbe aver portato la terapeuta a mettere un confine con il silenzio.
Consiglio assolutamente di parlarne nella prossima seduta, capire cosa ha portato a questa disregolazione e soprattutto fare un elenco delle strategie da utilizzare in caso di crisi.

Spero risolverete presto,
Un caro saluto

Dott. Matteo Marconi
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. Mi permetta di accogliere prima di tutto questa Sua tempesta emotiva. Il vuoto della mancata risposta, in un momento di crisi così acuta, per chi vive una sensibilità come la Sua, non è un semplice silenzio, ma viene percepito come un baratro, un’assenza che minaccia l’integrità stessa del legame. Comprendo quanto sia lancinante il bisogno di una rassicurazione immediata e quanto sia faticoso, quasi insopportabile, il peso di questo "imparare ad aspettare" che Le suggerisce la Sua famiglia.

Nel percorso terapeutico, e in particolare quando si affrontano tematiche profonde come quelle legate al disturbo borderline, il setting — ovvero l'insieme di regole, tempi e modalità di contatto — non è un freddo protocollo, ma il contenitore che permette alla relazione di non esondare. Diego Napolitani parlava dell'identità come di un processo relazionale: in questo momento, la Sua identità si sente frammentata perché il "rispecchiamento" nell'altro (la terapeuta) è venuto meno. La crisi che è scoppiata subito dopo la seduta ci dice che è stato toccato un nucleo "incandescente" del Suo mondo interno; forse, come Lei ha intuito, i tempi dell'elaborazione sono stati accelerati e la Sua mente ha reagito cercando di aggrapparsi alla terapeuta attraverso i messaggi.

È importante inquadrare il silenzio della Sua terapeuta non come un abbandono, ma come una parte, seppur dolorosa, del processo di cura. In un'ottica clinica, talvolta il terapeuta non risponde immediatamente proprio per non alimentare quel circolo di "dipendenza" che la crisi tende a creare, cercando di restituirLe la capacità di tollerare l'attesa e di trovare dentro di sé, o nella rete familiare che giustamente La sostiene, le risorse per stabilizzarsi. Il fatto che Lei l'abbia "tempestata" di messaggi e link è la Sua modalità abituale di gestire l'angoscia: è il Suo modo di gridare "esisto ancora, guardami".

Non cerchi ossessivamente risposte su internet; la rete può offrire mille interpretazioni, ma nessuna conosce la "matrice" unica del Suo rapporto con la terapeuta. È possibile, come dice Sua cognata, che ci sia stato un contrattempo materiale, o che la terapeuta stia intenzionalmente mantenendo il confine per parlarne poi "dentro" la seduta, lì dove le parole possono essere trasformate in senso e non solo in scarica emotiva.

La direzione che mi sento di indicarLe per queste ore è di provare a "spostare lo sguardo". La crisi è un'onda: è altissima ora, ma è destinata a infrangersi. Si affidi alla vicinanza fisica della Sua famiglia e cerchi di non interpretare il silenzio come un giudizio su di Lei. Quando vi incontrerete di nuovo, sarà fondamentale narrare proprio questo dolore dell'attesa e questa paura di aver sabotato il percorso. Sarà proprio quello il momento in cui la vostra relazione potrà fare un salto di qualità, trasformando l'urgenza del messaggio in una comprensione più profonda dei Suoi bisogni. Lei non è sola in questo mare, anche se ora la nebbia del silenzio Le impedisce di vedere la costa.

Cordialità
Dottssa Giovanna Costanzo.

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