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Esperienze

Sono il Dott. Davide Lanfranchi, specializzato in psicoterapia presso il Centro Clinico Crocetta di Torino. Opero privatamente nelle città di Pavia e Vigevano, dove mi occupo di offrire colloqui di psicoterapia, sostegno e terapia psicologica rivolti a soggetti adulti che stanno attraversando momenti di crisi (separazioni, lutti), di stress (difficoltà lavorative, momenti di cambiamento o transizione), o che stanno vivendo situazioni connotate da difficoltà emotive e/o relazionali.

Continuo ad ampliare le mie conoscenze in ambito psicologico tramite studio, intervisioni e supervisioni con colleghi esperti.

Possiedo la certificazione EMDR di I° livello e TIST (Trauma Informed Stabilisation Tretment) I° livello.

Può capitare, nel corso della vita, di andare incontro a sintomi che perdurano per lunghi periodi di tempo e che possono assumere carattere invalidante, dando così origine a significative limitazioni e difficoltà. Sebbene il senso comune identifichi periodi di crisi come aspetti negativi, tali momenti possono rappresentare invece una spinta motivazionale che consente di chiedere aiuto, innestando un processo che sposta l'attenzione dalla crisi all'opportunità, promuovendo un processo attivo di cambiamento verso la riappropriazione e la padronanza del senso di efficacia personale nelle attività quotidiane.

In misura dipendente dalla natura, dal tipo di problematica portata dalla persona e dall'unicità delle caratteristiche personali, questo intervento può richiedere talvolta un esiguo numero di sedute, senza necessariamente configurarsi come un intervento di lunga durata.

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Aree di competenza principali:

  • Psicoterapia cognitivo comportamentale

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  • Colloquio psicologico

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  • Psicoterapia

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  • Psicoterapia individuale

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  • E

    Iniziare questo percorso non è stato semplice, ma fin dal primo incontro mi sono sentito accolto, ascoltato e rispettato. Lo psicoterapeuta ha saputo creare uno spazio sicuro, in cui potermi esprimere senza paura di essere giudicato. Con grande sensibilità e professionalità mi ha aiutato a dare un senso a ciò che stavo vivendo e a trovare, passo dopo passo, nuovi modi per affrontare le difficoltà. Oggi mi sento più consapevole, più forte e più sereno. È stato un percorso importante, che porterò con me nel tempo, e che consiglio a chiunque senta il bisogno di prendersi cura di sé con l’aiuto di un vero professionista.

     • Studio CARE psicoterapia individuale  • 

    Dott. Davide Lanfranchi

    Ringrazio per la sua testimonianza. Le auguro il meglio per il futuro!


  • C

    Ho appena concluso il percorso con il Dottore che mi ha aiutata a superare la rottura della mia relazione. Pensavo di non riuscire a riprendere la mia vita in mano invece grazie alla terapia sono riuscita ad amare più me stessa.

     • Studio CARE psicoterapia  • 

    Dott. Davide Lanfranchi

    Ne sono felice, grazie per la sua testimonianza


  • S

    Sono stata in cura dal dottore Lanfranchi per 3 anni e grazie alla sua professionalità e alla sua attenzione nei miei bisogni oggi mi sento molto bene. Mi ha curata per le problematiche derivanti da una lunga, difficile e dolorosa relazione affettiva. Ho recuperato tutte le energie che mi erano in qualche modo stare sottratte dalla relazione tossico ed ho riconquistato la fiducia nelle mie capacità.

     • Studio CARE psicoterapia individuale  • 

    Dott. Davide Lanfranchi

    Grazie molte per la sue parole!


  • M

    Mi sono rivolta al dottore per un problema di ansia. Dopo alcune sedute mi sono sentita già meglio. Sto ancora continuando il percorso con lui dati i benefici che sto ottenendo

     • Studio CARE colloquio psicoterapeutico  • 

    Dott. Davide Lanfranchi

    Grazie molte Marta


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 7 domande da parte di pazienti di MioDottore

Cari Dottori, buon pomeriggio.
Vorrei tornare su un tema che mi sta molto a cuore e che ho già affrontato più volte qui: il bypass gastrico e il disturbo ossessivo-compulsivo, in particolare il modo in cui, nella mia mente, alcuni **oggetti** diventano “centrali” e si caricano di un significato enorme.
Soffro di DOC da circa sedici anni (dall’età di 16 anni). Le mie ossessioni riguardano sia **pensieri intrusivi** sia compulsioni. In questo periodo, le ossessioni mi stanno facendo vivere male soprattutto perché si legano agli obiettivi che per me contano di più: dimagrimento e studio.
Mi spiego con esempi concreti. Ho acquistato un computer Apple e un tapis roulant (circa 600 euro). Il tapis roulant è nella mia cameretta e, nella mia testa, finisce quasi per essere “come un amico”, un oggetto a cui mi affeziono e che sento di dover proteggere. Ho paura che si rompa, ho paura che mia madre possa pulirlo passando uno straccio e che questo possa compromettere il suo funzionamento. So che possono sembrare paure irrazionali, e infatti **razionalmente so che lo sono**, però nella mia testa diventano vere, urgenti, incontestabili.
Il punto è che queste paure non riguardano davvero l’oggetto in sé, ma **la sua finalità**: nella mia mente il tapis roulant “significa dimagrimento”. E allora il pensiero diventa: “Se si rompe, io non dimagrirò più”. Stessa cosa con il computer: temo che si rompa e che io non riesca più a studiare, a rendere bene, a ottenere buoni voti (ad esempio, in un esame affrontato con impegno e dedizione ho preso 26). È come se, dietro, ci fosse una paura più grande: non riuscire a raggiungere i miei obiettivi.
Eppure, nei fatti, sto già dimagrendo: sono passata da 118 kg a 93 kg. So che il bypass ha un suo funzionamento (riduce l’introito e l’assorbimento) e che i risultati stanno arrivando. Ma nonostante questo, la mia mente continua a cercare “garanzie” negli oggetti, come se dovessi aggrapparmi a qualcosa di esterno per sentirmi al sicuro.
Un’altra cosa che noto è questa: ogni volta che entro in una fase in cui il corpo e il dimagrimento diventano il centro della mia vita, anche gli elementi quotidiani più piccoli e insignificanti diventano **inneschi enormi** di dubbi e drammi ossessivi. È come se la mente prendesse una minuzia e la trasformasse in un processo, un tribunale, una condanna.
La mia “rinascita” è iniziata il 14 ottobre 2025, quando mi sono operata. Dimagrendo — grazie all’intervento ma soprattutto grazie al mio impegno , sto riscoprendo parti di me: mi vedo diversa, mi piaccio di più, mi vesto con più libertà (jeans, gonne), mi apro di più con gli altri. Però allo stesso tempo sento che tutto ruota ancora troppo attorno al dimagrimento, e questo alimenta il DOC.
Vorrei anche essere trasparente su un punto: so che avrei bisogno di psicoterapia, ma al momento non posso permettermi un percorso privato. Con le strutture ASL ho avuto esperienze difficili e ho interrotto percorsi perché non stavo bene; mi sono sentita rimproverata e giudicata, e questo mi ha spinta ancora di più a usare il cibo come conforto e sfogo.
Quello che vorrei chiedervi è: **come posso iniziare a spezzare questo meccanismo**, anche con indicazioni pratiche? Perché mi rendo conto che il problema non è il tapis roulant, né il computer: è il fatto che io, nella mia mente, **delego agli oggetti** la responsabilità del risultato.
* Se vado bene all’università, non è “perché mi sono impegnata”, ma perché “c’era il computer”.
* Se dimagrisco, non è “perché sto facendo un percorso”, ma perché “c’è il tapis roulant”.
Io capisco che l’oggetto può aiutare, certo. Ma so anche che devo essere io, in primis, a guidare il percorso e a usare gli strumenti, senza trasformarli nel perno della mia serenità.
Cosa ne pensate? Avete qualche consiglio (anche piccolo) per iniziare a ridurre questa dipendenza mentale dagli oggetti e questa catena “se succede X allora fallisco”?
Grazie per l’attenzione.

Buongiorno, anzitutto complimenti per il dimagrimento ottenuto. Non è semplice perdere 25kg; è un percorso che richiede grande motivazione, costanza, impegno e forza di volontà. Da ciò che scrive, sembra che i risultati siano stati ottenuti solo grazie agli strumenti, e non all'impegno da lei profuso in quella direzione. Penso possa esserle utile cominciare a vedere questi progressi, potrebbe aiutare a costruire fiducia in lei e riconoscere delle qualità personali che possono aiutarla e supportarla in questo processo. In altre parole, spostare l'attenzione dall'esterno (gli oggetti) all'interno (le sue risorse e qualità personali).

Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi

Dott. Davide Lanfranchi

Mi chiamo Sara, ho quasi 26 anni e il mio fidanzato 31, sto vivendo una relazione che da circa un anno e mezzo mi provoca confusione, tristezza e una forte stanchezza emotiva, sono anche felice ovviamente, ma ci sono dubbi che non riesco a risolvere.
Scrivo perché non riesco più a capire se il problema sono io, se sto esagerando, o se invece mi sto adattando troppo a una relazione che non mi fa sentire davvero vista e compresa a livello mentale.
Fin dall’inizio io sono stata la parte più coinvolta emotivamente. Avevo paura di perderlo e tendevo a cercarlo molto e a voler risolvere se c'erano discussioni spesso mettendo da parte me stessa pur di non crearne altre. Con il tempo ho cercato di lavorare su questo: oggi sono più paziente, meno impulsiva e meno reattiva rispetto all’inizio. Tuttavia, più cerco di controllarmi, più mi sento spenta e svuotata.

Una delle difficoltà principali riguarda la comunicazione emotiva. Io sento il bisogno di confrontarmi quando qualcosa mi ferisce. Non cerco lo scontro, ma il chiarimento. Lui invece tende a evitare i conflitti: non ama discutere, non ama le domande, non ama parlare di sé. Quando provo a fargli notare qualcosa che mi ha fatta stare male, spesso si chiude, minimizza oppure conclude dicendo frasi come “hai ragione tu”, “basta così”, “non andiamo avanti giorni su ste cose”.
Questo atteggiamento mi fa sentire non ascoltata e non capita, perché la discussione si chiude senza che io mi senta davvero compresa.

Ho notato che per lui “litigare” e “discutere” coincidono, mentre per me sono due cose diverse: discutere significa cercare di capirsi, non attaccarsi. Io non voglio litigare continuamente, ma sento il bisogno di un confronto quando qualcosa si ripete nel tempo.

Un altro aspetto importante è che fa fatica a modificare comportamenti che sa già mi danno fastidio. Un esempio sono i “like” sui social (soprattutto lo scorso anno): anche dopo avergli spiegato che per me erano fonte di disagio, ha fatto fatica a smettere, facendomi sentire esagerata o insicura. Questo mi ha fatto sentire poco considerata nei miei limiti.

In generale, racconta pochissimo di sé, del suo passato, delle sue emozioni. Odia le domande e spesso, quando provo a conoscerlo più a fondo, si infastidisce o si chiude. Questo crea in me una distanza emotiva: mi sembra di stare con una persona che tengo per mano, ma che non mi fa davvero entrare dentro il suo mondo.
Un tema ricorrente nella relazione è lo sbilanciamento negli sforzi. Nella quotidianità e soprattutto nei weekend, sono quasi sempre io a muovermi per vederlo, ad andare a dormire da lui. Da quando vive da solo, lui viene molto raramente da me. Se io non prendo l’iniziativa, spesso lui non propone di vederci. Anche quando discutiamo, non è mai lui a dirmi “vengo da te così ne parliamo”. Al contrario, tende a chiudersi nel silenzio, ad aspettare che passi, oppure a darmi ragione pur di chiudere il discorso e se mi aspetto che venga lui verso di me, sia durante una discussione o vederci normalmente, mi dice che è più comodo stare a casa sua

Questo atteggiamento mi fa sentire sola nella gestione dei problemi di coppia. Ho la sensazione che il peso emotivo della relazione ricada più su di me, mentre lui preferisce evitare qualsiasi tensione, anche a costo di non affrontare davvero ciò che non va.

Nel tempo ho iniziato a chiudermi io per prima, perché so già che parlare con lui spesso porta a un muro o a una chiusura. Ho paura del confronto, perché quando provo ad aprirmi temo che lui si spenga, si allontani o minimizzi. Questo mi porta a trattenermi, a non dire tutto, e a somatizzare molta frustrazione.

In una recente videochiamata, scherzando, mi ha chiesto quando andrò a vivere da lui. Io ho risposto che vorrei sentirmi pronta, sia a livello personale (lavoro, stabilità) sia a livello di coppia. Ho espresso il bisogno di una base emotiva più solida, dove anche lui venga verso di me nei momenti di difficoltà. Lui ha risposto che se me la vivo così, “non me la vivo più”. Questa frase non mi ha rassicurata, anzi mi ha fatta sentire sbagliata nel mio modo di sentire.

Non so più se sto chiedendo troppo o se, al contrario, sto chiedendo il minimo indispensabile in una relazione.
Chiedo aiuto per capire cosa mi sta succedendo, se i miei bisogni sono legittimi e come posso muovermi senza annullarmi ulteriormente.
Dicendo così sembra quasi che lui non faccia niente, lui dimostra molto a gesti, cosa rara oggi, è molto tenero, rispettoso, educato, fisicamente è sempre attaccato a me e sembra davvero un orsacchiotto. Il problema diventa se ci sono discorsi seri, diventa un'altra persona. Mi son posta la domanda, dovessi andar a convivere con lui, quando ci sarà la pioggia starà sotto con me o dovrò cercare l'ombrello da sola?

Buongiorno Sara. Anzitutto complimenti per l'esposizione delle difficoltà che sente, è stata molto chiara. E'normale sentire stanchezza emotiva quando è spesso lei in prima persona a cercare di chiarire o capire meglio come comportarsi all'interno della relazione. L'impressione è che più lei cerchi di entrare nel mondo del suo compagno, più lui indietreggi o si chiuda, tenendola a distanza dal suo mondo personale. Il dubbio con cui chiude ritengo sia perfettamente sensato, i suoi bisogni sono legittimi e penso faccia bene a volersi confrontare con lui. A volte ha senso fare dei passi indietro quando ci accorgiamo che l'altra persona si chiude o non risponde ripetutamente alle nostre domande. Come esseri umani, abbiamo bisogno di proteggerci dalle invalidazioni emotive e dal non sentirci accolti nei nostri bisogni.
Il punto penso che stia sull'accettazione o meno da parte sua di questi comportamenti da parte del compagno; se li accetta o tollera il modo in cui la fanno sentire. In fin dei conti non possiamo lavorare per qualcun altro, al quale spetta la responsabilità di conoscersi e capire meglio come si ''funziona'' nelle relazioni. Ritengo potrebbe essere utile per lui cominciare un percorso di terapia.

Cordialmente,
Dott. Davide Lanfranchi

Dott. Davide Lanfranchi
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