Domande del paziente (92)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Sento la fatica e la tristezza per questa situazione.
Non ha scritto specificatamente una domanda che ci vuole rivolgere, pertanto le darò una risposta rispetto...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao,
grazie per la tua condivisione. Ho letto che grande interesse il tuo interrogativo, e mi ha colpito la delicatezza con la quale hai portato la tua situazione: ho sentito molto rispetto nei confronti...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione; Le faccio le mie più sentite condoglianze per la perdita di sua madre.
Un lutto così importante può sicuramente disorientare; soprattutto quando avviene...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione; mi arriva la sua fatica nello stare in questa situazione ed anche la sua confusione, che in questo momento non le permette di prendere una decisione.
Quello...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Nel leggerla ho sentito la solitudine di cui ci parla; come se la percezione fosse quella di essere in mezzo a tanti, ma non sentendo nessuno....
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno gentile utente,
mi arriva la sua frustrazione ed anche la fatica di stare in una relazione che viene descritta burrascosa, controllante, altalenante. Nel leggere la sua domanda mi è arrivata...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione.
Come ha descritto lei, l'ottenere la patente di guida è uno di quei compiti evolutivi che aiuta a mettere un mattoncino nella costruzione della propria autonomia....
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile mamma,
grazie per la sua condivisione. Mi arriva la sua "disperazione" ed anche l'impotenza per il non sapere cosa fare, o meglio per il "non poter fare".
Suo figlio sta attraversando una delle...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera gentile utente,
grazie per la sua domanda. Mi arriva la sua fatica nello stare in questa situazione e mi arriva anche la sua fatica nello constatare che, a distanza di molto tempo, tutto rimane...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Nonostante la breve descrizione mi arriva la sua fatica nel stare in questa posizione ed il condividere lo stesso luogo di lavoro, sicuramente,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno gentile utente,
grazie per la sua condivisione; mi arriva la sua difficoltà nello stare in una relazione che in questo momento non la soddisfa. Se ho capito bene, della sua fatica mi arrivano...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Intanto le dico che mi dispiace molto per la perdita di sua madre ed anche per la situazione che ha dovuto affrontare. Dopo un momento di intimità decide...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Da quanto leggo mi arriva una certa confusione rispetto al vissuto che l'accompagna in questo momento della sua vita. Considerato che la relazione che sta...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Mi arriva la sua fatica nello stare in questa situazione ed anche la preoccupazione per come potrebbe evolvere la stessa. Oltretutto, se ho capito bene,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Mi arriva la sua fatica ed il suo disorientamento per questa situazione che, da quanto racconta, in poco tempo ha stravolto la sua vita.
Ho letto con attenzione...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Mi arriva la sua frustrazione per una situazione che la fa sentire scomoda e al contempo la paura di prendere delle decisione che probabilmente...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la sua intima condivisione; mi arriva il suo sconforto ed anche la fatica che la situazione comporta. Rispetto a quanto scritto, non sono chiari degli elementi che aiuterebbero...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Mi arriva la sua preoccupazione.
Intanto inizio col dirle che le sue osservazioni mi sembrano indice di grandi risorse, che all'interno di un percorso...
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Gentili Dottori, vorrei chiedere un parere psicologico su una situazione familiare che mi sta causando molta ansia e confusione.
Mio padre vuole donarmi una casa di famiglia, con l’idea che debba “restare in famiglia” e che io debba vivere vicino a mia sorella. Mia sorella stessa mi dice che non vorrebbe “estranei accanto” e che per lei è importante che io rimanga lì.
Il problema è che mi sento profondamente combattuta. Razionalmente so che ricevere una casa è un enorme privilegio, soprattutto perché al momento non sono economicamente stabile, sto attraversando un periodo difficile e realisticamente oggi non posso permettermi di vivere altrove in modo indipendente. Quindi questa donazione mi darebbe concretamente un posto dove vivere e una sicurezza materiale importante che in questo momento non riuscirei ad avere da sola.
Allo stesso tempo, però, emotivamente vivo questa situazione come una possibile perdita di libertà. Dopo una recente discussione con mia sorella, ho iniziato a stare molto male: nausea, mal di stomaco, pianto, una sensazione di soffocamento e pensieri come “la mia vita è rovinata” oppure “rimarrò intrappolata per sempre”.
Mi sono resa conto di una cosa importante: se non ci fossero aspettative familiari legate a questa situazione e se avessi abbastanza indipendenza economica, probabilmente sceglierei di vivere altrove. La mia paura principale non è la casa in sé, ma l’idea di dover sopportare per anni dinamiche familiari emotivamente pesanti, sentendomi senza spazio personale e senza una reale possibilità di scegliere la mia vita.
La pressione che sento è sia burocratica che emotiva.
Burocratica perché mio padre mi dice che sarebbe molto difficile vendere la casa in futuro a causa di complicazioni burocratiche/legali.
Emotiva perché vuole donarmi questa casa con l’aspettativa implicita che io non la venda mai a estranei e che la casa resti “all’interno della famiglia”. Anche mia sorella insiste molto sul fatto che non vuole estranei accanto.
Nella mia famiglia, ogni volta che provo a esprimere bisogni o dubbi che escono dal “percorso” già deciso da loro, vengo spesso accusata di creare problemi, complicare la vita agli altri, essere egoista o destabilizzare la famiglia. Questo mi fa sentire estremamente in colpa anche solo per il fatto di desiderare autonomia.
Sono anche terrorizzata dall’idea che accettare la casa significhi moralmente perdere il diritto di cambiare vita in futuro, anche se razionalmente so che le situazioni possono evolvere nel tempo.
L’unica possibile via d’uscita che riesco a immaginare in questo momento sarebbe accettare la donazione, ma chiedere a mio padre di fare un accordo privato in cui si stabilisce che, se un giorno volessi trasferirmi altrove e lui volesse davvero che la casa restasse solo nella famiglia, allora la proprietà della casa potrebbe tornare a lui invece di essere venduta a estranei.
Tuttavia, so già che anche solo proporre questa idea probabilmente porterebbe a discussioni e a una forte pressione emotiva da parte sua, ed è questo che mi paralizza.
Vorrei capire:
- Come posso costruire la sensazione che i miei bisogni siano legittimi quando la famiglia reagisce con senso di colpa o pressione;
- Come prendere decisioni importanti nella mia vita senza sentirsi responsabili della felicità emotiva degli altri.
Grazie a chi risponderà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente, grazie per la sua condivisione.
Mi è arrivata la sua preoccupazione rispetto alla sua situazione familiare e mi ha colpita molto la delicatezza ed il rispetto con la quale racconta i fatti che coinvolgono la sua famiglia; mi arriva l'affetto che prova per loro.
C'è una parola che trovo meno appropriata nel leggere il suo racconto ed è "confusione". Nel leggerla io ho sentito molta chiarezza, rispetto a cosa vorrebbe nel suo futuro ("probabilmente sceglierei di vivere altrove") e alle paure che la toccano rispetto ad alcune decisioni ("dover sopportare per anni dinamiche familiari emotivamente pesanti, sentendomi senza spazio personale e senza una reale possibilità di scegliere la mia vita"). Mi arriva il grande conflitto che vive e che sintetizzando riassumerei con: "seguo le mie intenzionalità/desideri o quelli della mia famiglia (padre, sorella)"?
Nel momento in cui in passato ha provato ad esprimere le sue intenzionalità, che potevano non seguire i binari che la sua famiglia aveva disegnato per il suo futuro, veniva "accusata di creare problemi, complicare la vita agli altri, essere egoista o destabilizzare la famiglia". Questo ovviamente non l'ha sostenuta nella possibilità di esprimere i suoi desideri, le sue domande, le sue intenzionalità.
Inoltre in questo vissuto si inserisce il SENSO DI COLPA, che la blocca, perché se prova a sostenere le sue intenzionalità, emerge poi il vissuto di essere responsabile della infelicità dei suoi familiari.
Penso che un percorso psicologico potrebbe sostenerla in quello che è il suo desiderio: sentire che i suoi bisogni sono legittimi, senza provare colpa o pressione nei confronti degli altri.
Le faccio i migliori auguri per tutto.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
PSICOLOGA CLINICA - PSICODIAGNOSTA - FORMATRICE - PSICOTERAPEUTA DELLA GESTALT IN FORMAZIONE
Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di questo ragazzo con cui mi frequento da 7 mesi ma non c'è mai stata un'etichetta ufficiale.
Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
grazie per la sua condivisione. Nel leggere le sue parole mi arriva tanta confusione; immagino che tutto questo la possa portare a sentire un certo disorientamento all'interno di questa relazione.
Da come lei ci racconta è possibile che questo ragazzo presenti delle fragilità (parla di ADHD, DEPRESSIONE) ma penso che al di la delle sue fatiche, in questo momento, per lei, potrebbe essere utile fare chiarezza rispetto a quelle che sono le sue intenzionalità: che rapporto desidera con questo ragazzo? sente la necessità di definire la relazione?
Al di là dell'etichetta con la quale è iniziata la vostra conoscenza, mi sembra che al momento le cose siano cambiate. Penso che per lei potrebbe essere utile esprimere i suoi pensieri ed i suoi desideri rispetto a questa relazione; portando chiarezza nel suo vissuto, probabilmente, anche la persona che frequenta si sentirà più legittimato nel esprimere le sue intenzionalità, che siano verso una relazione ufficiale o che siano nella direzione di una relazione non definita. Successivamente valuterà lei se quello che le propone il ragazzo è qualcosa per lei di valido -in questo momento della sua vita- o se preferisce altro.
Le faccio i migliori auguri per tutto,
Rimango a disposizione anche online.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
PSICOLOGA CLINICA - PSICODIAGNOSTA - FORMATRICE -PSICOTERAPEUTA DELLA GESTALT IN FORMAZIONE
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