Buongiorno, sono una donna di 42 anni sposata da 10 e con figlia di 8. Sto con mio marito da 13 ann
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Buongiorno, sono una donna di 42 anni sposata da 10 e con figlia di 8.
Sto con mio marito da 13 anni. Sono sempre stata una persona timida e insicura con poca considerazione della mia bellezza.
Mio marito mi ha dato quella sicurezza e tranquillità emotiva che andavo cercando e che con il precedente fidanzato (storia di 9 anni, primo ragazzo) non avevo dovuto ai continui tira e molla. Ho avuto il matrimonio e a figlia che volevo. Nel precedente rapporto c’era forse un legame di dipendenza, non c’era una reale attrazione, ma più il bisogno di compagnia. I continui tira e molla erano sofferenti ma ero principalmente io a non voler lasciarlo andare nonostante sapessi che non era esattamente ciò che volevo. Con mio marito invece ho trovato quella pace, senza tira e molla.
Ma da circa due anni ho conosciuto un ragazzo più giovane di me di 7 anni (mio marito invece ne ha 7 in più) che ha iniziato a corteggiarmi in un modo che non avevo mai provato prima. Ci siamo conosciuti tramite incontri e attività in ludoteca per i figli a cui mio marito non partecipava. Mi sono lasciata travolgere senza pensarci troppo. Le cose sono proseguite ed è nato un amore. C’è quella chimica che con mio marito non ho più. Ci sentiamo tutti i giorni tutto il giorno in chat e ci vediamo qualche volta in settimana e i sabati per le attività. Io lavoro da casa e mi sento sola e questa sua presenza mi allieta. Lui ha preso sempre più spazio cercando di avermi tutta per sé. Parla spesso male del marito per convincermi a lasciarlo, ha momenti di lunghi silenzi quando magari nel weekend faccio attività solo con la famiglia facendomi sentire in colpa per questo, facendomi soffrire. Io non capisco più cosa voglio. O meglio… non voglio perdere la mia famiglia ma al tempo stesso sento un legame a cui non riesco a fare a meno, un po’ come con il mio ex. Non capisco cosa ci sia in me che non va dato che mentalmente so cosa dovrei fare, ma il cuore è diviso e mi chiedo se ho una dipendenza affettiva o se è amore. Pur sapendo che potremmo non andare d’accordo e che ci sarebbero diversi problemi insieme, non riesco a farne a meno. E’ come una droga. Ultimamente sto molto male tanto da non riuscire più a dormire. Fingere e tenere in piedi due situazioni è sempre più difficile ma non riesco a fare il passo decisivo. Se lui prova a staccarsi io gli corro dietro con tutti i modi possibili per non perderlo pur sapendo che innesco un loop infinito e che potrei ferire tantissimo mio marito che invece mi rispetta e mi ama oltre che lui stesso illudendolo. Lui sostiene che a me fa comodo tutta la situazione, che uno mi dà cose e l’altro me ne dà altre e che quindi non lascerò mai il marito. Mi sento male a fare questo a entrambi ma non so come fare per staccarmi del tutto. Quando non c’è mi sento come un drogato senza la sua droga. Grazie in anticipo
Sto con mio marito da 13 anni. Sono sempre stata una persona timida e insicura con poca considerazione della mia bellezza.
Mio marito mi ha dato quella sicurezza e tranquillità emotiva che andavo cercando e che con il precedente fidanzato (storia di 9 anni, primo ragazzo) non avevo dovuto ai continui tira e molla. Ho avuto il matrimonio e a figlia che volevo. Nel precedente rapporto c’era forse un legame di dipendenza, non c’era una reale attrazione, ma più il bisogno di compagnia. I continui tira e molla erano sofferenti ma ero principalmente io a non voler lasciarlo andare nonostante sapessi che non era esattamente ciò che volevo. Con mio marito invece ho trovato quella pace, senza tira e molla.
Ma da circa due anni ho conosciuto un ragazzo più giovane di me di 7 anni (mio marito invece ne ha 7 in più) che ha iniziato a corteggiarmi in un modo che non avevo mai provato prima. Ci siamo conosciuti tramite incontri e attività in ludoteca per i figli a cui mio marito non partecipava. Mi sono lasciata travolgere senza pensarci troppo. Le cose sono proseguite ed è nato un amore. C’è quella chimica che con mio marito non ho più. Ci sentiamo tutti i giorni tutto il giorno in chat e ci vediamo qualche volta in settimana e i sabati per le attività. Io lavoro da casa e mi sento sola e questa sua presenza mi allieta. Lui ha preso sempre più spazio cercando di avermi tutta per sé. Parla spesso male del marito per convincermi a lasciarlo, ha momenti di lunghi silenzi quando magari nel weekend faccio attività solo con la famiglia facendomi sentire in colpa per questo, facendomi soffrire. Io non capisco più cosa voglio. O meglio… non voglio perdere la mia famiglia ma al tempo stesso sento un legame a cui non riesco a fare a meno, un po’ come con il mio ex. Non capisco cosa ci sia in me che non va dato che mentalmente so cosa dovrei fare, ma il cuore è diviso e mi chiedo se ho una dipendenza affettiva o se è amore. Pur sapendo che potremmo non andare d’accordo e che ci sarebbero diversi problemi insieme, non riesco a farne a meno. E’ come una droga. Ultimamente sto molto male tanto da non riuscire più a dormire. Fingere e tenere in piedi due situazioni è sempre più difficile ma non riesco a fare il passo decisivo. Se lui prova a staccarsi io gli corro dietro con tutti i modi possibili per non perderlo pur sapendo che innesco un loop infinito e che potrei ferire tantissimo mio marito che invece mi rispetta e mi ama oltre che lui stesso illudendolo. Lui sostiene che a me fa comodo tutta la situazione, che uno mi dà cose e l’altro me ne dà altre e che quindi non lascerò mai il marito. Mi sento male a fare questo a entrambi ma non so come fare per staccarmi del tutto. Quando non c’è mi sento come un drogato senza la sua droga. Grazie in anticipo
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua esperienza con tanta sincerità. Quello che descrive è un vissuto emotivo molto intenso e complesso, che mette insieme bisogni profondi, desideri e sensi di colpa. È comprensibile che si senta divisa: da una parte la stabilità e l’amore di suo marito, dall’altra l’intensità e la novità della relazione con quest’altra persona.
Quando ci troviamo in situazioni di questo tipo, non sempre la razionalità basta: le emozioni, i bisogni affettivi e il senso di vuoto possono essere così forti da sembrare una “dipendenza”. Questo non significa che ci sia qualcosa che “non va” in lei, ma che sta vivendo un conflitto tra parti diverse di sé e tra bisogni differenti (stabilità, sicurezza, ma anche passione, riconoscimento, novità).
Le dinamiche che descrive — la difficoltà a staccarsi, il senso di “droga” quando lui non c’è, i sensi di colpa e il sentirsi intrappolata — sono segnali di un forte legame emotivo che può avere caratteristiche di dipendenza affettiva. Tuttavia, solo un percorso personale può chiarire se si tratta di questo, o di un momento di crisi e cambiamento nella sua vita e nel suo rapporto di coppia.
Per poter capire davvero cosa vuole per sé e per la sua famiglia, e per ritrovare serenità, può essere molto utile uno spazio protetto e neutrale in cui esplorare questi sentimenti, senza giudizio. Un percorso psicologico può aiutarla a riconoscere i suoi bisogni reali, a rafforzare la sua autostima e a prendere decisioni più consapevoli e rispettose di sé e degli altri.
Per approfondire questa situazione e ricevere un supporto mirato, è consigliato rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
grazie per aver condiviso la sua esperienza con tanta sincerità. Quello che descrive è un vissuto emotivo molto intenso e complesso, che mette insieme bisogni profondi, desideri e sensi di colpa. È comprensibile che si senta divisa: da una parte la stabilità e l’amore di suo marito, dall’altra l’intensità e la novità della relazione con quest’altra persona.
Quando ci troviamo in situazioni di questo tipo, non sempre la razionalità basta: le emozioni, i bisogni affettivi e il senso di vuoto possono essere così forti da sembrare una “dipendenza”. Questo non significa che ci sia qualcosa che “non va” in lei, ma che sta vivendo un conflitto tra parti diverse di sé e tra bisogni differenti (stabilità, sicurezza, ma anche passione, riconoscimento, novità).
Le dinamiche che descrive — la difficoltà a staccarsi, il senso di “droga” quando lui non c’è, i sensi di colpa e il sentirsi intrappolata — sono segnali di un forte legame emotivo che può avere caratteristiche di dipendenza affettiva. Tuttavia, solo un percorso personale può chiarire se si tratta di questo, o di un momento di crisi e cambiamento nella sua vita e nel suo rapporto di coppia.
Per poter capire davvero cosa vuole per sé e per la sua famiglia, e per ritrovare serenità, può essere molto utile uno spazio protetto e neutrale in cui esplorare questi sentimenti, senza giudizio. Un percorso psicologico può aiutarla a riconoscere i suoi bisogni reali, a rafforzare la sua autostima e a prendere decisioni più consapevoli e rispettose di sé e degli altri.
Per approfondire questa situazione e ricevere un supporto mirato, è consigliato rivolgersi a uno specialista.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
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Gentile Signora,
dalle sue parole emerge una grande sofferenza legata al sentirsi divisa tra bisogni diversi: da un lato la stabilità e l’amore della famiglia, dall’altro l’intensità e la passione di una relazione che però sembra riproporre schemi di dipendenza affettiva già vissuti in passato.
Il malessere che descrive, fino all’insonnia e al senso di colpa, segnala quanto la situazione stia diventando difficile da sostenere da sola. In questi casi, più che trovare subito “la scelta giusta”, può essere prezioso concedersi uno spazio protetto in cui comprendere meglio i propri bisogni relazionali e ritrovare un equilibrio interiore.
Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a dare voce alle diverse parti di sé e a prendere decisioni più consapevoli, libere non solo dalle pressioni esterne ma anche da quelle interne.
dalle sue parole emerge una grande sofferenza legata al sentirsi divisa tra bisogni diversi: da un lato la stabilità e l’amore della famiglia, dall’altro l’intensità e la passione di una relazione che però sembra riproporre schemi di dipendenza affettiva già vissuti in passato.
Il malessere che descrive, fino all’insonnia e al senso di colpa, segnala quanto la situazione stia diventando difficile da sostenere da sola. In questi casi, più che trovare subito “la scelta giusta”, può essere prezioso concedersi uno spazio protetto in cui comprendere meglio i propri bisogni relazionali e ritrovare un equilibrio interiore.
Un percorso terapeutico potrebbe aiutarla a dare voce alle diverse parti di sé e a prendere decisioni più consapevoli, libere non solo dalle pressioni esterne ma anche da quelle interne.
Gent.ma,
Cosa vorrebbe chiedere quindi con questo messaggio, in che modo potremmo aiutarla?
Mi contatti pure,
Dr. Giorgio De Giorgi
Cosa vorrebbe chiedere quindi con questo messaggio, in che modo potremmo aiutarla?
Mi contatti pure,
Dr. Giorgio De Giorgi
Buongiorno, comprendo la fatica e il malessere che prova a sentirsi così emotivamente divisa. Credo che la aiuterebbe molto cercare le risposte su sé stessa e sulla sua modalità di entrare in relazione con l'altro attraverso un percorso di psicoterapia individuale che la aiuti a fare chiarezza dentro di sè. Se lo desidera, io sono psicologa psicoterapeuta e mi occupi di percorsi di psicoterapia individuali che possano aiutarla a comprendersi più a fondo, proprio per trovare la risposta a questa situazione così complessa.
buonasera mi dispiace molto per la situazione , le dico innazitutto che ci sono segnali importanti che meritano attenzione:
Controllo e manipolazione: parla male del marito, ti fa sentire in colpa per le attività familiari.
Inconsistenza: momenti di vicinanza intensa e momenti di distacco che innescano ansia.
Dipendenza emotiva: la sensazione di “non respirare senza di lui” è tipica della dipendenza affettiva.
Questo non significa che tu non provi sentimenti genuini: è normale che attrazione e novità facciano battere il cuore. Ma la relazione contiene elementi di codipendenza e manipolazione, che sono tossici nel lungo periodo. Può aiutarti chiederti:
L’amore è costruttivo o distruttivo? Ti fa crescere, ti fa sentire libera o intrappolata?
Riesci a essere te stessa senza di lui o la sua assenza ti provoca vuoto totale?
C’è rispetto reciproco o dinamiche di colpa, ricatto emotivo, controllo?
Nel tuo racconto, con il ragazzo più giovane prevale la seconda dinamica: attrazione forte ma sofferenza, manipolazione, e un senso di dipendenza. Le consiglio di seguire un percorso di terapia customizzato
Controllo e manipolazione: parla male del marito, ti fa sentire in colpa per le attività familiari.
Inconsistenza: momenti di vicinanza intensa e momenti di distacco che innescano ansia.
Dipendenza emotiva: la sensazione di “non respirare senza di lui” è tipica della dipendenza affettiva.
Questo non significa che tu non provi sentimenti genuini: è normale che attrazione e novità facciano battere il cuore. Ma la relazione contiene elementi di codipendenza e manipolazione, che sono tossici nel lungo periodo. Può aiutarti chiederti:
L’amore è costruttivo o distruttivo? Ti fa crescere, ti fa sentire libera o intrappolata?
Riesci a essere te stessa senza di lui o la sua assenza ti provoca vuoto totale?
C’è rispetto reciproco o dinamiche di colpa, ricatto emotivo, controllo?
Nel tuo racconto, con il ragazzo più giovane prevale la seconda dinamica: attrazione forte ma sofferenza, manipolazione, e un senso di dipendenza. Le consiglio di seguire un percorso di terapia customizzato
Salve, la sua descrizione del sentirsi “come un drogato senza la sua droga” è molto significativa, perché rende bene l’idea di quanto l’intreccio tra emozioni, bisogno e senso di colpa possa diventare una forma di dipendenza affettiva più che un amore maturo e stabile. Spesso ciò che viviamo in queste situazioni non è solo attrazione o amore ma il bisogno di sentirsi vivi, desiderati, importanti, soprattutto quando nella relazione stabile alcune dimensioni emotive o di passione sembrano attenuarsi. Non significa che “ci sia qualcosa che non va” in lei, ma che sta cercando di rispondere a bisogni profondi di riconoscimento e stimolazione emotiva, senza avere ancora trovato un equilibrio che la faccia sentire integra e in pace con se stessa. Un percorso con uno psicologo psicoterapeuta, ad esempio nell’ambito della psicoterapia umanistica, può aiutarla a distinguere tra amore e dipendenza, a comprendere i suoi bisogni emotivi reali e a rafforzare la sua autostima per poter prendere decisioni non sulla base della paura di perdere qualcuno, ma su ciò che davvero desidera. Anche approcci come la Mindfulness possono esserle utili per gestire l’ansia e l’insonnia che descrive, aiutandola a ritrovare maggiore lucidità. Non è un percorso semplice ma è possibile, e già il fatto che lei riconosca questo “loop infinito” e desideri uscirne è un segnale importante di consapevolezza. Con un sostegno adeguato potrà ritrovare una direzione più chiara e meno dolorosa. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Ciao, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Da quanto scrivi, stai affrontando una situazione molto complessa e dolorosa, in cui convivono sentimenti contrastanti, senso di colpa e dipendenza emotiva. Non è raro che relazioni intime possano creare questo tipo di conflitto interno, soprattutto quando ci si sente divisi tra sicurezza, affetto consolidato e nuove attrazioni potenti.
Quello che descrivi – la difficoltà a staccarti, il senso di “dipendenza” emotiva, la sofferenza che provi quando cerchi di mantenere due legami – indica che potresti beneficiare di uno spazio sicuro in cui esplorare i tuoi sentimenti, capire le tue motivazioni più profonde e sviluppare strategie per gestire questa situazione senza ferire te stessa o chi ti sta accanto.
Un percorso di supporto psicologico mirato può aiutarti a:
Comprendere meglio il legame emotivo con ciascun partner e cosa davvero desideri.
Individuare dinamiche di dipendenza affettiva e imparare a gestirle.
Ritrovare un equilibrio emotivo e strategie per dormire e vivere meglio.
Prendere decisioni coerenti con i tuoi valori, senza sentirti sopraffatta dalle emozioni.
Se vuoi, possiamo fissare un primo incontro online o in studio, in cui valutare insieme la tua situazione in modo professionale e confidenziale, e costruire un percorso personalizzato per aiutarti a uscire da questo loop doloroso.
Quello che descrivi – la difficoltà a staccarti, il senso di “dipendenza” emotiva, la sofferenza che provi quando cerchi di mantenere due legami – indica che potresti beneficiare di uno spazio sicuro in cui esplorare i tuoi sentimenti, capire le tue motivazioni più profonde e sviluppare strategie per gestire questa situazione senza ferire te stessa o chi ti sta accanto.
Un percorso di supporto psicologico mirato può aiutarti a:
Comprendere meglio il legame emotivo con ciascun partner e cosa davvero desideri.
Individuare dinamiche di dipendenza affettiva e imparare a gestirle.
Ritrovare un equilibrio emotivo e strategie per dormire e vivere meglio.
Prendere decisioni coerenti con i tuoi valori, senza sentirti sopraffatta dalle emozioni.
Se vuoi, possiamo fissare un primo incontro online o in studio, in cui valutare insieme la tua situazione in modo professionale e confidenziale, e costruire un percorso personalizzato per aiutarti a uscire da questo loop doloroso.
Gentile signora se mi consente le consiglio di intraprendere un cammino di psicoterapia per trovare le risposte che la possono aiutare a meglio comprendere le emozioni che la abitano e a vivere meglio.
Dott.ssaLorenzini Maria santa psicoterapeuta
Dott.ssaLorenzini Maria santa psicoterapeuta
Salve,la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità e delicatezza la sua esperienza. È comprensibile che in questo momento si senta divisa tra bisogni ed emozioni molto contrastanti: da una parte la stabilità, la sicurezza e il legame costruito con suo marito e la sua famiglia, dall’altra la passione e la novità che questo nuovo rapporto le trasmette.
Ciò che descrive — quella sensazione di “dipendenza”, di non riuscire a fare a meno di una persona anche quando razionalmente si comprende che porta sofferenza — è un’esperienza che molte persone vivono, e che non ha nulla a che vedere con il “non andare bene” come persona. Al contrario, ci parla di bisogni profondi di connessione, riconoscimento e vitalità che cercano spazio nella sua vita; oltre probabilmente al bisogno di ri-conoscersi lei stessa e le sue risorse peculiari e darsi valore come donna.
Il metodo Gottman, uno degli strumenti che utilizzo in terapia,ci insegna che i tradimenti, sia quelli emotivi e sia quelli fisici, non nascono quasi mai dal “non amare più il partner”, ma spesso da solitudini, bisogni insoddisfatti o difficoltà di comunicazione nella coppia. Quello che lei sta vivendo sembra inserirsi in questa cornice: sente di aver trovato nel nuovo legame un’energia e un’attenzione che da tempo le mancavano, e allo stesso tempo riconosce di non voler perdere la sua famiglia e la relazione con suo marito.
Un percorso psicologico può aiutarla a:
• dare significato a ciò che le sta accadendo, distinguendo il bisogno di connessione emotiva dalla dipendenza affettiva;
• comprendere meglio i suoi bisogni relazionali profondi e come portarli dentro il matrimonio, se lo desidera;
• esplorare i suoi valori e allineare le scelte future con ciò che è più importante per lei, senza rimanere intrappolata in sensi di colpa o dinamiche ripetitive.
È un momento di forte sofferenza, e prendersi lo spazio per parlarne con un professionista le permetterebbe di uscire dalla confusione e riconnettersi con la sua bussola interiore. Non si tratta di giudicare le sue scelte, ma di accompagnarla a ritrovare chiarezza, serenità e libertà emotiva.
Se lo desidera, può essere utile avviare un lavoro individuale, e in un secondo momento valutare, insieme a suo marito, anche uno spazio di coppia per affrontare con delicatezza le tematiche che oggi la dividono. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi
Ciò che descrive — quella sensazione di “dipendenza”, di non riuscire a fare a meno di una persona anche quando razionalmente si comprende che porta sofferenza — è un’esperienza che molte persone vivono, e che non ha nulla a che vedere con il “non andare bene” come persona. Al contrario, ci parla di bisogni profondi di connessione, riconoscimento e vitalità che cercano spazio nella sua vita; oltre probabilmente al bisogno di ri-conoscersi lei stessa e le sue risorse peculiari e darsi valore come donna.
Il metodo Gottman, uno degli strumenti che utilizzo in terapia,ci insegna che i tradimenti, sia quelli emotivi e sia quelli fisici, non nascono quasi mai dal “non amare più il partner”, ma spesso da solitudini, bisogni insoddisfatti o difficoltà di comunicazione nella coppia. Quello che lei sta vivendo sembra inserirsi in questa cornice: sente di aver trovato nel nuovo legame un’energia e un’attenzione che da tempo le mancavano, e allo stesso tempo riconosce di non voler perdere la sua famiglia e la relazione con suo marito.
Un percorso psicologico può aiutarla a:
• dare significato a ciò che le sta accadendo, distinguendo il bisogno di connessione emotiva dalla dipendenza affettiva;
• comprendere meglio i suoi bisogni relazionali profondi e come portarli dentro il matrimonio, se lo desidera;
• esplorare i suoi valori e allineare le scelte future con ciò che è più importante per lei, senza rimanere intrappolata in sensi di colpa o dinamiche ripetitive.
È un momento di forte sofferenza, e prendersi lo spazio per parlarne con un professionista le permetterebbe di uscire dalla confusione e riconnettersi con la sua bussola interiore. Non si tratta di giudicare le sue scelte, ma di accompagnarla a ritrovare chiarezza, serenità e libertà emotiva.
Se lo desidera, può essere utile avviare un lavoro individuale, e in un secondo momento valutare, insieme a suo marito, anche uno spazio di coppia per affrontare con delicatezza le tematiche che oggi la dividono. Saluti, Dott.ssa Donatella Valsi
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione; mi arriva la sua fatica nello stare in questa situazione ed anche la sua confusione, che in questo momento non le permette di prendere una decisione.
Quello che le suggerisco è di iniziare un percorso psicologico individuale; con l'aiuto di un/una professionista potrebbe esplorare quelli che sono i suoi vissuti nello stare in queste relazioni e le permetterebbe di orientarsi nel prendere una decisione.
Le faccio i migliori auguri per tutto e rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
grazie per la sua condivisione; mi arriva la sua fatica nello stare in questa situazione ed anche la sua confusione, che in questo momento non le permette di prendere una decisione.
Quello che le suggerisco è di iniziare un percorso psicologico individuale; con l'aiuto di un/una professionista potrebbe esplorare quelli che sono i suoi vissuti nello stare in queste relazioni e le permetterebbe di orientarsi nel prendere una decisione.
Le faccio i migliori auguri per tutto e rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
La situazione probabilmente è legata ad un problema di dipendenza affettiva che certamente va affrontato in sede di terapia e la prova ne è il fatto che non sente di avere le idee chiare sul da farsi nè in un senso nè nell'altro; cerchi subito chi la possa aiutare a uscire da questo tunnel che come vede non la fa stare bene ..... inizi subito perchè le dipendenze, anche quelle affettive necessitano di un tempo abbastanza lungo perche lei possa aiutata modificare i meccanismi comportamentali automatici e trovi un nuovo modo di vivere la relazione ( sana) Ricordi che non è l'altro a farci felici ma siamo noi che possiamo trovare un modo per essere felici e cio accade quando non " abbiamo il bisogno " di qualcuno.
Può essere utile chiedersi: cosa cerca davvero in questa relazione extra, oltre alla chimica? È bisogno di sentirsi desiderata, di riempire un vuoto, di rivivere emozioni forti che con il tempo in coppia si affievoliscono?
Il fatto che senta questo legame “come una droga” cosa le fa dire? Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a distinguere tra ciò che desidera davvero e ciò che la trattiene in dinamiche che la fanno soffrire, permettendole di fare chiarezza senza giudicarsi aiutata da qualcuno che è lì per lei, senza farla sentire da sola.
Spero possa trovare le risposte che cerca.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
Il fatto che senta questo legame “come una droga” cosa le fa dire? Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a distinguere tra ciò che desidera davvero e ciò che la trattiene in dinamiche che la fanno soffrire, permettendole di fare chiarezza senza giudicarsi aiutata da qualcuno che è lì per lei, senza farla sentire da sola.
Spero possa trovare le risposte che cerca.
Cordialmente
Dott.ssa Francesca Torretta
La sua è una situazione sicuramente complessa, a mio avviso sarebbe importante che si conceda un momento per riflettere sui sentimenti e sulle conseguenze a cui le sue scelte potrebbero portarla. Sarebbe utile comprendere e considerare cosa desidera veramente: continuare la relazione attuale e lavorare sulla relazione con il marito o esplorare i sentimenti per l'altra persona?
Buongiorno,
la tua esperienza mostra quanto sia difficile distinguere tra il bisogno di sentirsi viva e desiderata come donna — non solo come madre e moglie — e l’effettiva possibilità di costruire una relazione solida.
Quello che descrivi è un classico effetto dopo la nascita di un figlio: il partner viene percepito più come padre che come amante, e il desiderio va cercato altrove. Ma se le emozioni non vengono governate, rischiamo di esserne condotti come una mucca tenuta al naso dal contadino. La passione diventa un dogma: “non riesco a staccarmi, è come una droga”.
Il rischio concreto è questo: distruggere la fiducia di tuo marito e la stabilità della famiglia senza ricevere in cambio una base reale dal tuo amante. Perché ciò che sembra “vero amore” può in realtà ripetere vecchie dinamiche di dipendenza e tira-e-molla che hai già vissuto: illusioni che attraggono come la falena verso la fiamma della candela.
Da una parte c’è un attaccamento sicuro, affettivo, di lungo periodo (tuo marito); dall’altra un legame ossessivo, ansiogeno, che nasce dalla scarsità e dalla paura di abbandono. Ti attira perché riattiva sensazioni intense, ma anche distruttive.
Il punto non è colpevolizzarti, ma distinguere tra il desiderio momentaneo e il progetto di vita. Una terapia mirata ti può aiutare a vedere queste dinamiche, ridurre ansia e insonnia e restituirti libertà di scelta. Ricorda il detto: “ne danneggia più la gola che la spada”. Non farti schiacciare dal senso di colpa, ma rifletti con calma: capita a molti, ma da qui puoi ripartire.
la tua esperienza mostra quanto sia difficile distinguere tra il bisogno di sentirsi viva e desiderata come donna — non solo come madre e moglie — e l’effettiva possibilità di costruire una relazione solida.
Quello che descrivi è un classico effetto dopo la nascita di un figlio: il partner viene percepito più come padre che come amante, e il desiderio va cercato altrove. Ma se le emozioni non vengono governate, rischiamo di esserne condotti come una mucca tenuta al naso dal contadino. La passione diventa un dogma: “non riesco a staccarmi, è come una droga”.
Il rischio concreto è questo: distruggere la fiducia di tuo marito e la stabilità della famiglia senza ricevere in cambio una base reale dal tuo amante. Perché ciò che sembra “vero amore” può in realtà ripetere vecchie dinamiche di dipendenza e tira-e-molla che hai già vissuto: illusioni che attraggono come la falena verso la fiamma della candela.
Da una parte c’è un attaccamento sicuro, affettivo, di lungo periodo (tuo marito); dall’altra un legame ossessivo, ansiogeno, che nasce dalla scarsità e dalla paura di abbandono. Ti attira perché riattiva sensazioni intense, ma anche distruttive.
Il punto non è colpevolizzarti, ma distinguere tra il desiderio momentaneo e il progetto di vita. Una terapia mirata ti può aiutare a vedere queste dinamiche, ridurre ansia e insonnia e restituirti libertà di scelta. Ricorda il detto: “ne danneggia più la gola che la spada”. Non farti schiacciare dal senso di colpa, ma rifletti con calma: capita a molti, ma da qui puoi ripartire.
Buongiorno signora.
La "dipendenza" nelle dinamiche di coppia è decisamente normale, mentre nel senso comune viene demonizzata.
Forse il problema su cui lei si dibatte non è tanto la "dipendenza", quanto la necessità di prendersi uno spazio totalmente per sé, per ascoltare i suoi bisogni e prendere decisioni che la rendano soggetto attivo della sua vita.
Le propongo un colloquio per verificare insieme tutto questo.
La "dipendenza" nelle dinamiche di coppia è decisamente normale, mentre nel senso comune viene demonizzata.
Forse il problema su cui lei si dibatte non è tanto la "dipendenza", quanto la necessità di prendersi uno spazio totalmente per sé, per ascoltare i suoi bisogni e prendere decisioni che la rendano soggetto attivo della sua vita.
Le propongo un colloquio per verificare insieme tutto questo.
Buongiorno gentile cuore diviso,
o chissà, forse cuore ampio ... siamo esseri umani complessi e cangianti nei nostri desideri, tanto basta sapere che appena abbiamo appagato un desiderio siamo pronti a crearne un altro ... gli adulti adattati, questo lo sanno bene ... diversa invece l'esperienza, che si fa a livello relazionale, nella giovane età, quando non ci sono soldi ma tanta speranza, cantava un noto cantautore italiano, oppure quando il corpo si fa sentire con tutta la sua pienezza e l'interiorità ancor non s'è alimentata di sentimenti e ricordi d'esperienze realmente vissute ... nel campo della psicologia potrai trovare due diverse soluzioni, quella di coloro che ti propongono una terapia di coppia, per ripristinare il sistema e far conciliare etica e sentimenti; quella di coloro che ti insegneranno a far coabitare in te, le apparenti contraddizioni, conciliandole, e chissà forse emergerà, da te, anche una terza via ..
Un saluto cordiale
DOtt.ssa Marzia Sellini
o chissà, forse cuore ampio ... siamo esseri umani complessi e cangianti nei nostri desideri, tanto basta sapere che appena abbiamo appagato un desiderio siamo pronti a crearne un altro ... gli adulti adattati, questo lo sanno bene ... diversa invece l'esperienza, che si fa a livello relazionale, nella giovane età, quando non ci sono soldi ma tanta speranza, cantava un noto cantautore italiano, oppure quando il corpo si fa sentire con tutta la sua pienezza e l'interiorità ancor non s'è alimentata di sentimenti e ricordi d'esperienze realmente vissute ... nel campo della psicologia potrai trovare due diverse soluzioni, quella di coloro che ti propongono una terapia di coppia, per ripristinare il sistema e far conciliare etica e sentimenti; quella di coloro che ti insegneranno a far coabitare in te, le apparenti contraddizioni, conciliandole, e chissà forse emergerà, da te, anche una terza via ..
Un saluto cordiale
DOtt.ssa Marzia Sellini
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso su questa piattaforma la sua difficoltà. Comprendo la complessa situazione che si trova a vivere e il bivio a cui sente di trovarsi. Aldilà della decisione che prenderà, che resta sua, dal suo breve racconto mi sembra che ci sia un pattern nel modo in cui vive le relazioni e inoltre ha spesso utilizzato parole che rimandano alla dipendenza. Immagino che il non sapere se si tratti di amore o di dipendenza le renda tutto più complesso rispetto all'eventuale decisione che sente di dover prendere. Le consiglierei di intraprendere un percorso, in cui, insieme ad un professionista, possa esplorare i suoi modi di entrare in relazione e sopratutto sondare le sue reali emozioni, al fine di evitare di prendere decisioni, sia nell'una che nell'altra direzione, che possano poi rivelarsi non giuste per lei.
Dott.ssa Anna Asia Forino
Dott.ssa Anna Asia Forino
Buongiorno capisco la situazione difficile e il non sapere cosa fare. Da quello che scrive percepisco una sua fatica nel lasciare andare alcuni legami che sembra rispondano ai suoi bisogni di “compagnia” e di “farla sentire apprezzata” che in questo momento il ragazzo sta colmando. Rifletta dunque su quali sono i bisogni che sente al momento e capire come poterli soddisfare senza che sia l’altro a farlo altrimenti, come dice lei, diventa una dipendenza o qualcuno da cui facciamo fatica a staccarci. Se puó esserle utile potrebbe comunicare questi aspetti che sono venuti un po’ meno nella relazione con il marito e vedere se questo le è d’aiuto e funzionale. È normale che in una coppia ci siano alti e bassi dunque provi a sintonizzarsi prima con se stessa capendo ció di cui ha bisogno e solo così capirà in che direzione sta andando e in che direzione andare. Una buona giornata
Salve,
descrive una situazione emotivamente molto complessa e provante: sofferenza, confusione, piacere e senso di colpa si alternano, non lasciandole spazio per fermarsi ad ascoltarsi davvero, capire cosa desidera e trovare una direzione.
Capisco quanto sia difficile, oggi, prendere una decisione: da una parte sente il peso di portare avanti due relazioni e la consapevolezza di ferire entrambi; dall’altra, la paura di perdere una delle due figure importanti nella sua vita. Ma restare in bilico la espone al rischio di ottenere proprio ciò che teme — perdere entrambi, e soprattutto perdere se stessa.
Quello che mi sento di consigliarle è di ritagliarsi uno spazio e un tempo che siano solo suoi, affiancata da un professionista, per potersi centrare su di sé e comprendere cosa sta realmente cercando attraverso queste relazioni, quali bisogni sta tentando di colmare e come poterli soddisfare in modo più consapevole e sano.
Solo così potrà arrivare a una scelta che nasca dal desiderio autentico di stare con qualcuno, piuttosto che dal bisogno, e soprattutto potrà alleggerirsi dal senso di colpa e dalla confusione che la tengono bloccata.
descrive una situazione emotivamente molto complessa e provante: sofferenza, confusione, piacere e senso di colpa si alternano, non lasciandole spazio per fermarsi ad ascoltarsi davvero, capire cosa desidera e trovare una direzione.
Capisco quanto sia difficile, oggi, prendere una decisione: da una parte sente il peso di portare avanti due relazioni e la consapevolezza di ferire entrambi; dall’altra, la paura di perdere una delle due figure importanti nella sua vita. Ma restare in bilico la espone al rischio di ottenere proprio ciò che teme — perdere entrambi, e soprattutto perdere se stessa.
Quello che mi sento di consigliarle è di ritagliarsi uno spazio e un tempo che siano solo suoi, affiancata da un professionista, per potersi centrare su di sé e comprendere cosa sta realmente cercando attraverso queste relazioni, quali bisogni sta tentando di colmare e come poterli soddisfare in modo più consapevole e sano.
Solo così potrà arrivare a una scelta che nasca dal desiderio autentico di stare con qualcuno, piuttosto che dal bisogno, e soprattutto potrà alleggerirsi dal senso di colpa e dalla confusione che la tengono bloccata.
Buongiorno, questa testimonianza racconta come in questo momento della sua vita, stia affrontando la difficoltà di dover comprendere se mantenere un rapporto, quello matrimoniale, che si basa sul rispondere al bisogno di stabilità e sicurezza e quello in cui vede appagato il suo desiderio di passionalità e riconoscimento. Non c’è nulla di sbagliato in questo, la logica dei sentimenti e dei bisogni spesso non ci appare chiara, ma l’onestà con cui si sta interrogando è già segno di consapevolezza e responsabilità.
Da ciò che descrive, sembra che il nuovo legame risponda a un bisogno profondo di sentirsi viva, vista, desiderata, forse in una fase della vita in cui la routine, la solitudine del lavoro da casa e la prevedibilità del matrimonio hanno lasciato spazio a un vuoto affettivo.
È corretto interrogarsi sul fatto che questo tipo di rapporto possa diventare una sorta di “dipendenza relazionale”, perché ogni messaggio, attenzione o conferma dell’altro attiva nel cervello gli stessi circuiti della ricompensa che si attivano con una sostanza o un comportamento gratificante. Non è solo attrazione: è un meccanismo complesso che alterna euforia e sofferenza.
In parallelo, però, si parla di un marito che la ama, di una famiglia che non si vuol perdere e di un senso di colpa crescente: segni che la sua parte più matura e razionale è ben presente e vuole proteggere ciò che ha costruito.
Non è raro che, in questi intrecci, il “terzo” entri nella vita non tanto per sostituire il partner, quanto per mettere in luce bisogni non ascoltati dentro la relazione stabile, bisogni che forse può iniziare a esplorare, anche in uno spazio di supporto psicologico, non per scegliere “chi tenere”, ma per porsi la domanda di chi vuole essere in questa fase della sua vita.
La incoraggio a non cercare subito “la decisione giusta”, ma a fermarsi ad ascoltare, con un aiuto che la supporti a capire cosa la spinge, cosa teme, e cosa cerca davvero. Solo da lì potrà uscire dal loop di mancanza e rincorsa, e ricominciare a sentire libertà invece che dipendenza.
Da ciò che descrive, sembra che il nuovo legame risponda a un bisogno profondo di sentirsi viva, vista, desiderata, forse in una fase della vita in cui la routine, la solitudine del lavoro da casa e la prevedibilità del matrimonio hanno lasciato spazio a un vuoto affettivo.
È corretto interrogarsi sul fatto che questo tipo di rapporto possa diventare una sorta di “dipendenza relazionale”, perché ogni messaggio, attenzione o conferma dell’altro attiva nel cervello gli stessi circuiti della ricompensa che si attivano con una sostanza o un comportamento gratificante. Non è solo attrazione: è un meccanismo complesso che alterna euforia e sofferenza.
In parallelo, però, si parla di un marito che la ama, di una famiglia che non si vuol perdere e di un senso di colpa crescente: segni che la sua parte più matura e razionale è ben presente e vuole proteggere ciò che ha costruito.
Non è raro che, in questi intrecci, il “terzo” entri nella vita non tanto per sostituire il partner, quanto per mettere in luce bisogni non ascoltati dentro la relazione stabile, bisogni che forse può iniziare a esplorare, anche in uno spazio di supporto psicologico, non per scegliere “chi tenere”, ma per porsi la domanda di chi vuole essere in questa fase della sua vita.
La incoraggio a non cercare subito “la decisione giusta”, ma a fermarsi ad ascoltare, con un aiuto che la supporti a capire cosa la spinge, cosa teme, e cosa cerca davvero. Solo da lì potrà uscire dal loop di mancanza e rincorsa, e ricominciare a sentire libertà invece che dipendenza.
Gentile utente,
dalle sue parole emerge tutta la complessità e la sofferenza che sta vivendo: da un lato il bisogno di stabilità e protezione che trova nella sua famiglia, dall’altro l’intensità emotiva e la passione che la legano a quest’uomo. È comprensibile sentirsi divisa e in conflitto, soprattutto perché il desiderio di non ferire nessuno si scontra con il sentirsi attratta da qualcosa che sembra difficile da lasciar andare.
Questa esperienza, come lei stessa intuisce, non riguarda solo l’amore ma anche dinamiche più profonde legate alla sua storia personale, al bisogno di sentirsi vista, desiderata, forse anche rassicurata. Proprio per questo può essere davvero importante intraprendere un percorso terapeutico: non per darle una risposta immediata su cosa scegliere, ma per aiutarla a capire meglio i suoi bisogni, i suoi schemi relazionali e come prendersi cura di sé senza restare intrappolata in un “loop” che la fa soffrire.
Se lo desidera, resto disponibile per un colloquio di consulto in cui poter affrontare insieme questi vissuti con lo spazio e il tempo che meritano.
Un caro saluto
dalle sue parole emerge tutta la complessità e la sofferenza che sta vivendo: da un lato il bisogno di stabilità e protezione che trova nella sua famiglia, dall’altro l’intensità emotiva e la passione che la legano a quest’uomo. È comprensibile sentirsi divisa e in conflitto, soprattutto perché il desiderio di non ferire nessuno si scontra con il sentirsi attratta da qualcosa che sembra difficile da lasciar andare.
Questa esperienza, come lei stessa intuisce, non riguarda solo l’amore ma anche dinamiche più profonde legate alla sua storia personale, al bisogno di sentirsi vista, desiderata, forse anche rassicurata. Proprio per questo può essere davvero importante intraprendere un percorso terapeutico: non per darle una risposta immediata su cosa scegliere, ma per aiutarla a capire meglio i suoi bisogni, i suoi schemi relazionali e come prendersi cura di sé senza restare intrappolata in un “loop” che la fa soffrire.
Se lo desidera, resto disponibile per un colloquio di consulto in cui poter affrontare insieme questi vissuti con lo spazio e il tempo che meritano.
Un caro saluto
Buongiorno, quello che racconta è un vissuto molto intenso e doloroso, che trasmette chiaramente quanto stia vivendo un conflitto interiore profondo. Da una parte c’è la sua famiglia, il legame stabile e rassicurante costruito con suo marito, l’amore per sua figlia e i valori che desidera proteggere. Dall’altra c’è questa relazione che le ha fatto riscoprire sensazioni forti, una chimica che sembra colmare vuoti emotivi e solitudini, ma che allo stesso tempo le provoca sofferenza, senso di colpa e confusione. È naturale che, in una situazione del genere, la mente e il cuore vadano in direzioni opposte, generando pensieri contrastanti e difficoltà a prendere decisioni. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, si può osservare come in questo momento lei si trovi in un ciclo di rinforzo: la presenza di questa persona le dà momenti di euforia, vicinanza e attenzione che la fanno stare bene nel breve periodo, ma allo stesso tempo le causano sofferenza e senso di colpa quando si allontana o quando lei percepisce il peso di mantenere due vite parallele. Questo meccanismo è simile a quello che si osserva nei comportamenti che diventano “irrinunciabili”: più si cerca di riempire un vuoto con qualcosa di intenso, più quel qualcosa diventa difficile da lasciare andare, anche se razionalmente se ne vedono i rischi. Non è un difetto personale, ma il modo in cui il nostro cervello risponde agli stimoli emotivi forti. Al tempo stesso, la storia che racconta lascia emergere un bisogno profondo di sentirsi desiderata, apprezzata e forse anche di ritrovare aspetti di sé che nel tempo, nella stabilità del matrimonio, si sono attenuati. Il fatto che lei ne sia consapevole e che esprima il desiderio di capire “cosa c’è che non va” è un segnale importante: significa che è già in una fase di riflessione e che sta cercando di prendere in mano la situazione invece di subirla passivamente. In un’ottica di lavoro su di sé, può essere molto utile iniziare ad esplorare quali sono i suoi bisogni emotivi attuali, quali parti di sé vengono soddisfatte in questa relazione e quali invece nel matrimonio. Riconoscerlo non significa necessariamente fare scelte drastiche subito, ma cominciare a dare un senso al perché si sente attratta da questa dinamica. Quando le emozioni sono così forti, provare a imporsi un cambiamento “di colpo” può essere difficile e rischia di aumentare il senso di fallimento. Può essere invece più realistico e sostenibile lavorare gradualmente su alcuni aspetti, ad esempio imparare a tollerare i momenti di vuoto emotivo senza ricorrere immediatamente al contatto con questa persona, o introdurre piccoli spazi di riflessione personale per capire cosa desidera davvero nel lungo periodo, al di là della spinta del momento. Questa fase, per quanto dolorosa, può diventare anche un’opportunità per conoscersi meglio, per capire i propri bisogni affettivi e i propri limiti e per imparare a gestire le emozioni intense senza sentirsi sopraffatta. Un percorso di supporto psicologico individuale, incentrato proprio su questi temi, potrebbe aiutarla a non sentirsi sola, a esplorare i pensieri automatici e i vissuti legati a questa relazione e a ritrovare maggiore chiarezza. Spesso, quando ci si sente “in trappola”, avere uno spazio neutro e sicuro in cui elaborare quello che si prova può fare una grande differenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentile Utente, buongiorno. Ho letto con interesse il suo messaggio e sono dispiaciuta per quello che sta provando. Dal suo messaggio si coglie il senso di colpa, ma anche il bisogno dell'altro. Nella dinamica complessa che questo rappresenta per lei, in realtà ci sono più versioni di sè che le stanno dicendo di essere ascoltate, accolte, comprese e integrate. Dal suo messaggio, si evince che in questo momento vi sono molti bisogni diversi e forse identificarli chiaramente, e riuscire a rispondervi autonomamente potrebbe esserle di aiuto. Per questo, è necessario il giusto spazio e tempo al fine di poter esprimere tutto il suo percepito, comprenderne il significato e agire di conseguenza. Forse la questione non è cosa scegliere o meno, ma chiedersi se siamo pronti ad accoglierci, per come siamo e ci percepiamo.
Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Letizia Turchetto
Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso questo suo momento di vita così riservato e delicato.
I bisogni delle altre persone coinvolte sembrano prevalere sui suoi bisogni personali. Vorrebbe il benessere e la sicurezza della sua famiglia, di suo marito e di sua figlia, e allo stesso desidera non deludere le aspettative e le esigenze dell'altra persona.
Questa genera inevitabilmente frustrazione e forte stress nel cercare di controllare tutto e tutti, soprattutto i comportamenti e i pensieri degli altri. Ma ciò non è possibile, è logorante e anche ingiusto.
Ha parlato di una possibile dipendenza affettiva dalla nuova relazione che si è creata. Ricevere attenzioni, approvazione, sentirsi ammirata, sono elementi che creano un senso di appagamento e di piacere nel cervello. L'effetto è paragonabile a quello di una sostanza psicoattiva. Ma lo schema non è solo chimico, è soprattutto mentale e dipende dalla necessità di cercare conferma all'esterno del suo valore, della sua bellezza, della sua importanza. E' già successo, forse, nella sua precedente relazione prima del matrimonio, e finché quello che lei sente di valere dipende dall'opinione di qualcun altro, la sua mente la spingerà a cercare continuamente queste prove nelle parole o nelle azioni di qualcun altro.
Su questo deve riflettere. Davvero la persona che vuole essere, con tutte le sue peculiarità, bontà d'animo, intelligenza, gentilezza, può dipendere dal mondo esterno? Probabilmente, deve avere il coraggio di fare un passo indietro e ricominciare da sé stessa, per costruire un'autostima e un'autonomia che ora le sfuggono. Il suo benessere psicologico è nelle sue mani e le sue azioni, così come le decisioni, devono seguire valori che lei sente importanti nel profondo, che la contraddistinguono come essere umano.
Quando avrà la capacità di essere trasparente e libera con sé stessa, sarà possibile esserlo anche con le persone che lei reputa più significative. Senza paura delle conseguenze di ciò che deciderà di fare o di dire, senza compromessi o procrastinazioni che non fanno altro che prolungare il problema, mettendo in evidenza la versione migliore di sé stessa in ogni situazione. In questo modo sarà lei a decidere come voler essere trattata e come sentirsi all'interno di una relazione, senza che siano altri a prendere decisioni sul suo benessere mentale.
Valuti la possibilità di affrontare tutto ciò con l'aiuto di un professionista. Avvalersi di un supporto psicologico può fornirle quegli strumenti per l'auto-osservazione di cui adesso avrebbe bisogno.
Sono a sua disposizione per approfondire l'argomento, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
grazie per aver condiviso questo suo momento di vita così riservato e delicato.
I bisogni delle altre persone coinvolte sembrano prevalere sui suoi bisogni personali. Vorrebbe il benessere e la sicurezza della sua famiglia, di suo marito e di sua figlia, e allo stesso desidera non deludere le aspettative e le esigenze dell'altra persona.
Questa genera inevitabilmente frustrazione e forte stress nel cercare di controllare tutto e tutti, soprattutto i comportamenti e i pensieri degli altri. Ma ciò non è possibile, è logorante e anche ingiusto.
Ha parlato di una possibile dipendenza affettiva dalla nuova relazione che si è creata. Ricevere attenzioni, approvazione, sentirsi ammirata, sono elementi che creano un senso di appagamento e di piacere nel cervello. L'effetto è paragonabile a quello di una sostanza psicoattiva. Ma lo schema non è solo chimico, è soprattutto mentale e dipende dalla necessità di cercare conferma all'esterno del suo valore, della sua bellezza, della sua importanza. E' già successo, forse, nella sua precedente relazione prima del matrimonio, e finché quello che lei sente di valere dipende dall'opinione di qualcun altro, la sua mente la spingerà a cercare continuamente queste prove nelle parole o nelle azioni di qualcun altro.
Su questo deve riflettere. Davvero la persona che vuole essere, con tutte le sue peculiarità, bontà d'animo, intelligenza, gentilezza, può dipendere dal mondo esterno? Probabilmente, deve avere il coraggio di fare un passo indietro e ricominciare da sé stessa, per costruire un'autostima e un'autonomia che ora le sfuggono. Il suo benessere psicologico è nelle sue mani e le sue azioni, così come le decisioni, devono seguire valori che lei sente importanti nel profondo, che la contraddistinguono come essere umano.
Quando avrà la capacità di essere trasparente e libera con sé stessa, sarà possibile esserlo anche con le persone che lei reputa più significative. Senza paura delle conseguenze di ciò che deciderà di fare o di dire, senza compromessi o procrastinazioni che non fanno altro che prolungare il problema, mettendo in evidenza la versione migliore di sé stessa in ogni situazione. In questo modo sarà lei a decidere come voler essere trattata e come sentirsi all'interno di una relazione, senza che siano altri a prendere decisioni sul suo benessere mentale.
Valuti la possibilità di affrontare tutto ciò con l'aiuto di un professionista. Avvalersi di un supporto psicologico può fornirle quegli strumenti per l'auto-osservazione di cui adesso avrebbe bisogno.
Sono a sua disposizione per approfondire l'argomento, anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno,
pensi alla possibilità di affrontare tutto questo all'interno di un percorso psicoterapico. L'aiuto di uno specialista la aiuterebbe con il tempo a prendere una decisione in totale serenità.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
pensi alla possibilità di affrontare tutto questo all'interno di un percorso psicoterapico. L'aiuto di uno specialista la aiuterebbe con il tempo a prendere una decisione in totale serenità.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buonasera, cercare di allineare mente e cuore è spesso molto faticoso e non credo che dia risultati. Più semplice sarebbe fare chiarezza con l'aiuto di uno psicoterapeuta ma possono celarsi remore che in realtà fanno parte del percorso e delle risposte che si cerca. Pertanto io le suggerisco di contattare un professionista e far luce su ciò che sente. In tal modo non farà torto a nessuno, men che mai a se stessa.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
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