Buonasera Gentili Dottori e Buon inizio di un Nuovo Anno. Stavo con un uomo piu' grande di me di 15
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Buonasera Gentili Dottori e Buon inizio di un Nuovo Anno. Stavo con un uomo piu' grande di me di 15 anni..io ho 30 anni, uomo con cui pensavo ci potesse essere una relazione seria ma ho capito tempo dopo che per lui era solo una relazione fisica,.nessun sentimento, a differenza dei miei sentimenti...l'ho capito per una situazione spiacevole creata da me per cui ora mi sento in colpa, penso di aver rovinato tutto..in quel periodo mia madre stava molto male (scoperto una brutta malattia e dopo qualche mese è morta) ma dopo aver avuto un rapporto fisico con quest' uomo, gli confidai di mia madre, della mia preoccupazione credendo di ricevere da parte sua parole di conforto, un abbraccio ma invece si era come trasformato; con un tono infastidito, mi disse: "allora pensa a tua mamma, falla contenta, mi spiace per tua mamma; se vuoi possiamo continuare a parlare come facevamo prima, io mi trovavo bene a parlare con te, ho raccontato a te cose che non ho mai raccontato a nessuno, se non mi vuoi piu' salutare non mi salutare nemmeno.
Ho sbagliato, e' stato un impulso, colpa del lavoro, sono stato un cretino, io che sono più grande di te" .Lui parlava velocemente mentre io non riuscivo a dire niente perché mi ero accorta che quando provavo a pronunciare qualche parola, avevo la voce rotta e cercavo di trattenere le lacrime ma non riuscivo..In realtà nei suoi occhi leggevo altro rispetto a questo suo discorso sconnesso, incomprensibile..Sicuramente ho sbagliato il momento, forse l'ho ferito involontariamente e magari lui aveva altri problemi in testa e sono stata insensibile..ho deciso di confidarmi con lui data la nostra intimità e mi sentivo bene con lui. Dopo un anno da tutto ciò in cui non c'è stato più niente, nessun contatto, nessun rapporto, ci siamo rincontrati per caso ma si è comportato facendo l'indifferente ( penso che sia peggio dell'odio) abbassando la testa nel passare vicino a me, evitandomi e trattandomi da estranea..è come se mi volesse punire..di sua iniziativa non mi ha detto neanche un ciao, sono stata io a dirgli "ciao" dopo aver esitato per un po' nel trovarmelo di fronte a me..lui penso sorpreso nel rivedermi, ha solo risposto "ciao".. avrei voluto chiedergli come stesse ma ho avuto paura che si infastidisse..io non riesco a provare odio nonostante quell' episodio..mi è dispiaciuto questo suo comportamento..non so più che pensare, come comportarmi..Vi ringrazio per il vostro parere ed aiuto.
Ho sbagliato, e' stato un impulso, colpa del lavoro, sono stato un cretino, io che sono più grande di te" .Lui parlava velocemente mentre io non riuscivo a dire niente perché mi ero accorta che quando provavo a pronunciare qualche parola, avevo la voce rotta e cercavo di trattenere le lacrime ma non riuscivo..In realtà nei suoi occhi leggevo altro rispetto a questo suo discorso sconnesso, incomprensibile..Sicuramente ho sbagliato il momento, forse l'ho ferito involontariamente e magari lui aveva altri problemi in testa e sono stata insensibile..ho deciso di confidarmi con lui data la nostra intimità e mi sentivo bene con lui. Dopo un anno da tutto ciò in cui non c'è stato più niente, nessun contatto, nessun rapporto, ci siamo rincontrati per caso ma si è comportato facendo l'indifferente ( penso che sia peggio dell'odio) abbassando la testa nel passare vicino a me, evitandomi e trattandomi da estranea..è come se mi volesse punire..di sua iniziativa non mi ha detto neanche un ciao, sono stata io a dirgli "ciao" dopo aver esitato per un po' nel trovarmelo di fronte a me..lui penso sorpreso nel rivedermi, ha solo risposto "ciao".. avrei voluto chiedergli come stesse ma ho avuto paura che si infastidisse..io non riesco a provare odio nonostante quell' episodio..mi è dispiaciuto questo suo comportamento..non so più che pensare, come comportarmi..Vi ringrazio per il vostro parere ed aiuto.
Buongiorno,
Innanzitutto grazie per quanto ha condiviso. Mi dispiace per la situazione difficile.
Da quanto ha scritto, lo dico con solidarietà, mi riesce difficile capire cosa abbia sbagliato nei rapporti con quest'uomo: penso sia diritto di ognuno di noi di poterci occupare delle persone che amiamo quando ne hanno più bisogno, nei modi e nei tempi che riteniamo più opportuni... Non solo. In casi di emergenza, come per la situazione di sua madre, penso che le persone quando si vogliono bene debbano dimostrare flessibilità, comprensione e supporto. Insomma, venirsi incontro.
Se è un anno che non vi frequentate, anche se certamente si potrebbe vedere in maniera più approfondita tutta la questione, le chiedo questo: al di là della situazione generata dalla malattia di madre, è sicura che il tipo di comunicazione che aveva con quest'uomo è quello che le piacerebbe condividere anche con un compagno magari per il resto della vita?
Non c'è un manuale che dica perché si possa o meno desiderare di costruire un rapporto con qualcuno, ma al di là di tutto mi sembra che ci fosse un problema di comunicazione con questa persona antecedente alla malattia di sua madre.
È desiderabile stare con qualcuno che vuole andare a letto con noi a tutti i costi, anche quando magari siamo preoccupati per cose gravi e serie? È desiderabile non poter neanche dire "sono preoccupata" per non correre il rischio di vedersi chiudere la porta in faccia?
Il sesso non risolve/comunica tutto. E avere rapporti intimi, magari anche quando non ne abbiamo neanche voglia, non ci protegge dalla possibilità di perdere le persone a cui teniamo.
In sintesi: non credo che rimuginare sulla faccenda, o odiare, siano buone soluzioni.
Invece, le direi che tutta questa situazione la può aiutare a mettere meglio a fuoco ciò che vorrebbe da una relazione, che in primis sembra essere un confronto alla pari e basato sulla libertà di comunicare (che sono desideri sani).
Le faccio un in bocca al lupo.
Qualora ne avesse bisogno, per navigare questo e altri momenti difficili, sono disponibile per colloqui in studio e online.
Cordialmente,
Dott. Giacomo Villa
Innanzitutto grazie per quanto ha condiviso. Mi dispiace per la situazione difficile.
Da quanto ha scritto, lo dico con solidarietà, mi riesce difficile capire cosa abbia sbagliato nei rapporti con quest'uomo: penso sia diritto di ognuno di noi di poterci occupare delle persone che amiamo quando ne hanno più bisogno, nei modi e nei tempi che riteniamo più opportuni... Non solo. In casi di emergenza, come per la situazione di sua madre, penso che le persone quando si vogliono bene debbano dimostrare flessibilità, comprensione e supporto. Insomma, venirsi incontro.
Se è un anno che non vi frequentate, anche se certamente si potrebbe vedere in maniera più approfondita tutta la questione, le chiedo questo: al di là della situazione generata dalla malattia di madre, è sicura che il tipo di comunicazione che aveva con quest'uomo è quello che le piacerebbe condividere anche con un compagno magari per il resto della vita?
Non c'è un manuale che dica perché si possa o meno desiderare di costruire un rapporto con qualcuno, ma al di là di tutto mi sembra che ci fosse un problema di comunicazione con questa persona antecedente alla malattia di sua madre.
È desiderabile stare con qualcuno che vuole andare a letto con noi a tutti i costi, anche quando magari siamo preoccupati per cose gravi e serie? È desiderabile non poter neanche dire "sono preoccupata" per non correre il rischio di vedersi chiudere la porta in faccia?
Il sesso non risolve/comunica tutto. E avere rapporti intimi, magari anche quando non ne abbiamo neanche voglia, non ci protegge dalla possibilità di perdere le persone a cui teniamo.
In sintesi: non credo che rimuginare sulla faccenda, o odiare, siano buone soluzioni.
Invece, le direi che tutta questa situazione la può aiutare a mettere meglio a fuoco ciò che vorrebbe da una relazione, che in primis sembra essere un confronto alla pari e basato sulla libertà di comunicare (che sono desideri sani).
Le faccio un in bocca al lupo.
Qualora ne avesse bisogno, per navigare questo e altri momenti difficili, sono disponibile per colloqui in studio e online.
Cordialmente,
Dott. Giacomo Villa
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Gentilissim*, grazie per aver condiviso questo suo vissuto così delicato. Le sue parole raccontano di ferite importanti: la perdita di sua madre, ma anche il non essere stat* "vist*" e accolt* in un momento di estrema vulnerabilità.
Vorrei aiutarla a guardare questa situazione da una prospettiva diversa, per provare ad alleggerire il peso del senso di colpa che sente.
Lei ha cercato vicinanza emotiva dopo un rapporto fisico, un gesto naturale che risponde al bisogno umano di connessione, specialmente nei momenti difficili. La reazione di quest'uomo — quel tono infastidito e il discorso sconnesso — parla molto più delle difficoltà emotive di lui, piuttosto che di un suo presunto "errore".
Il fatto che lui si sia sentito "un cretino" e abbia reagito con freddezza suggerisce che si sia sentito inadeguato a gestire il peso del suo dolore. L'indifferenza che lui le mostra oggi, a distanza di un anno, non è necessariamente una "punizione" per lei, ma probabilmente un modo per proteggere sé stesso dall'imbarazzo o dall'incapacità di gestire ciò che è successo.
Inoltre, lei scrive di essere stat* "insensibile" per aver parlato di sua madre nel momento sbagliato. In realtà, non esiste un momento sbagliato per condividere un dolore così grande con qualcuno con cui si ha un'intimità fisica. L'intimità, infatti, non è solo un atto corporeo, ma un ponte che spesso apre canali emotivi profondi.
Un punto su cui riflettere: il senso di colpa che prova è un modo che la sua mente usa per cercare di "controllare" l'accaduto: pensare "ho sbagliato io" dà l'illusione che, agendo diversamente, le cose sarebbero andate meglio. Ma la realtà è che vi siete trovati su due livelli emotivi diversi: lei cercava un porto sicuro, lui probabilmente qualcos'altro.
Ritengo sia importante che lei si prenda cura della sua ferita, senza colpevolizzarsi per aver mostrato la sua umanità.
Affrontare un lutto e contemporaneamente un rifiuto emotivo è un carico pesante. Valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicologico, in quanto potrebbe aiutarla a elaborare queste dinamiche e a ricostruire la sua autostima, permettendole di orientarsi verso relazioni in cui i suoi bisogni emotivi possano trovare accoglienza e non indifferenza.
Rimango a disposizione per qualsiasi dubbio.
Un caro saluto
Dott.ssa Erica Zito
Psicologa e Sessuologa Clinica
Vorrei aiutarla a guardare questa situazione da una prospettiva diversa, per provare ad alleggerire il peso del senso di colpa che sente.
Lei ha cercato vicinanza emotiva dopo un rapporto fisico, un gesto naturale che risponde al bisogno umano di connessione, specialmente nei momenti difficili. La reazione di quest'uomo — quel tono infastidito e il discorso sconnesso — parla molto più delle difficoltà emotive di lui, piuttosto che di un suo presunto "errore".
Il fatto che lui si sia sentito "un cretino" e abbia reagito con freddezza suggerisce che si sia sentito inadeguato a gestire il peso del suo dolore. L'indifferenza che lui le mostra oggi, a distanza di un anno, non è necessariamente una "punizione" per lei, ma probabilmente un modo per proteggere sé stesso dall'imbarazzo o dall'incapacità di gestire ciò che è successo.
Inoltre, lei scrive di essere stat* "insensibile" per aver parlato di sua madre nel momento sbagliato. In realtà, non esiste un momento sbagliato per condividere un dolore così grande con qualcuno con cui si ha un'intimità fisica. L'intimità, infatti, non è solo un atto corporeo, ma un ponte che spesso apre canali emotivi profondi.
Un punto su cui riflettere: il senso di colpa che prova è un modo che la sua mente usa per cercare di "controllare" l'accaduto: pensare "ho sbagliato io" dà l'illusione che, agendo diversamente, le cose sarebbero andate meglio. Ma la realtà è che vi siete trovati su due livelli emotivi diversi: lei cercava un porto sicuro, lui probabilmente qualcos'altro.
Ritengo sia importante che lei si prenda cura della sua ferita, senza colpevolizzarsi per aver mostrato la sua umanità.
Affrontare un lutto e contemporaneamente un rifiuto emotivo è un carico pesante. Valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicologico, in quanto potrebbe aiutarla a elaborare queste dinamiche e a ricostruire la sua autostima, permettendole di orientarsi verso relazioni in cui i suoi bisogni emotivi possano trovare accoglienza e non indifferenza.
Rimango a disposizione per qualsiasi dubbio.
Un caro saluto
Dott.ssa Erica Zito
Psicologa e Sessuologa Clinica
Gentilissima ha colto nel segno quando ha definito l'atteggiamento del suo ex , come disinteressato a lei o meglio interessato solo ad un rapporto sessuale. Non l'ha confortata nel momento del bisogno e l'ha lasciata andare. Non sono d'accordo con lei quando se ne fa una colpa di fronte ad un comportamento ( di lui) egoista ed insensibile . Lei evidentemente e' ancora molto presa dai suoi problemi familiari e cerca una spalla a cui appoggiarsi.
La incoraggio a lasciar andare definitivamente la sua ex relazione e cercare persone che la apprezzano e le sanno stare vicina , con sensibilita' e calore. Ancora la invito a ritagliarsi degli spazi per se' ,dove sentirsi alleggerita e appagata.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
La incoraggio a lasciar andare definitivamente la sua ex relazione e cercare persone che la apprezzano e le sanno stare vicina , con sensibilita' e calore. Ancora la invito a ritagliarsi degli spazi per se' ,dove sentirsi alleggerita e appagata.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente
Dott.ssa Adriana Gaspari
Gentile Utente,
la ringrazio per aver condiviso una storia così intima e dolorosa. Le sue parole trasmettono con chiarezza non solo il legame che aveva costruito con quest’uomo, ma soprattutto la vulnerabilità profonda in cui si trovava in quel momento della sua vita, segnata dalla malattia e poi dalla perdita di sua madre.
Vorrei dirle con fermezza una cosa importante: lei non ha sbagliato nel confidarsi. In una relazione, anche se non esplicitamente definita come “seria”, l’intimità fisica spesso apre – legittimamente – il bisogno di un contatto emotivo, di una parola di conforto, di una presenza umana. Il fatto che lei abbia cercato sostegno non è segno di insensibilità, ma di autenticità e bisogno di vicinanza in un momento di grande sofferenza.
La reazione di quest’uomo, per quanto confusa e apparentemente autoaccusatoria, sembra raccontare più le sue difficoltà nel tollerare l’intimità emotiva che un reale errore da parte sua. Dal punto di vista sistemico-relazionale, ciò che emerge è un forte disallineamento tra i bisogni affettivi di entrambi: lei cercava contenimento, lui sembrava in grado di sostenere solo una relazione circoscritta alla dimensione fisica o al dialogo “controllato”, non al dolore, non alla fragilità.
Il suo comportamento attuale – l’evitamento, l’indifferenza, l’abbassare lo sguardo – può essere letto come una modalità difensiva, non necessariamente come una punizione nei suoi confronti. Evitare può essere un modo per non riattivare emozioni che non sa o non vuole gestire. Questo però non definisce il suo valore, né invalida ciò che lei ha provato e continua a provare.
Mi colpisce molto il fatto che lei dica di non riuscire a provare odio. Questo parla della sua capacità empatica, ma attenzione: l’empatia non deve trasformarsi in auto-colpevolizzazione. Il senso di colpa che sente sembra oggi occupare uno spazio che forse meriterebbe di essere dato al suo dolore, al lutto, alla delusione, alla ferita relazionale che questa esperienza ha lasciato.
Rispetto a come comportarsi ora, le direi questo:
• non è necessario fare nulla per “riparare” qualcosa che non dipende solo da lei;
• non deve forzarsi a essere diversa da ciò che è (fredda, distante, indifferente);
• può invece iniziare a spostare lo sguardo da lui a sé, chiedendosi cosa questa relazione ha riattivato, quali bisogni profondi ha toccato, e perché oggi il suo silenzio fa ancora così male.
A volte alcune relazioni, pur non continuando, diventano snodi importanti della nostra storia affettiva, perché mettono in luce parti di noi che chiedono ascolto e cura. Se sente che questi pensieri continuano a tormentarla, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un senso a questa esperienza dentro la sua più ampia storia relazionale, senza giudizio e senza colpe.
Lei ha mostrato sensibilità, coraggio emotivo e capacità di legame. Queste non sono fragilità da correggere, ma risorse preziose da proteggere e orientare verso relazioni in cui possano essere accolte davvero.
Resto a disposizione e la saluto con molta stima.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
la ringrazio per aver condiviso una storia così intima e dolorosa. Le sue parole trasmettono con chiarezza non solo il legame che aveva costruito con quest’uomo, ma soprattutto la vulnerabilità profonda in cui si trovava in quel momento della sua vita, segnata dalla malattia e poi dalla perdita di sua madre.
Vorrei dirle con fermezza una cosa importante: lei non ha sbagliato nel confidarsi. In una relazione, anche se non esplicitamente definita come “seria”, l’intimità fisica spesso apre – legittimamente – il bisogno di un contatto emotivo, di una parola di conforto, di una presenza umana. Il fatto che lei abbia cercato sostegno non è segno di insensibilità, ma di autenticità e bisogno di vicinanza in un momento di grande sofferenza.
La reazione di quest’uomo, per quanto confusa e apparentemente autoaccusatoria, sembra raccontare più le sue difficoltà nel tollerare l’intimità emotiva che un reale errore da parte sua. Dal punto di vista sistemico-relazionale, ciò che emerge è un forte disallineamento tra i bisogni affettivi di entrambi: lei cercava contenimento, lui sembrava in grado di sostenere solo una relazione circoscritta alla dimensione fisica o al dialogo “controllato”, non al dolore, non alla fragilità.
Il suo comportamento attuale – l’evitamento, l’indifferenza, l’abbassare lo sguardo – può essere letto come una modalità difensiva, non necessariamente come una punizione nei suoi confronti. Evitare può essere un modo per non riattivare emozioni che non sa o non vuole gestire. Questo però non definisce il suo valore, né invalida ciò che lei ha provato e continua a provare.
Mi colpisce molto il fatto che lei dica di non riuscire a provare odio. Questo parla della sua capacità empatica, ma attenzione: l’empatia non deve trasformarsi in auto-colpevolizzazione. Il senso di colpa che sente sembra oggi occupare uno spazio che forse meriterebbe di essere dato al suo dolore, al lutto, alla delusione, alla ferita relazionale che questa esperienza ha lasciato.
Rispetto a come comportarsi ora, le direi questo:
• non è necessario fare nulla per “riparare” qualcosa che non dipende solo da lei;
• non deve forzarsi a essere diversa da ciò che è (fredda, distante, indifferente);
• può invece iniziare a spostare lo sguardo da lui a sé, chiedendosi cosa questa relazione ha riattivato, quali bisogni profondi ha toccato, e perché oggi il suo silenzio fa ancora così male.
A volte alcune relazioni, pur non continuando, diventano snodi importanti della nostra storia affettiva, perché mettono in luce parti di noi che chiedono ascolto e cura. Se sente che questi pensieri continuano a tormentarla, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare un senso a questa esperienza dentro la sua più ampia storia relazionale, senza giudizio e senza colpe.
Lei ha mostrato sensibilità, coraggio emotivo e capacità di legame. Queste non sono fragilità da correggere, ma risorse preziose da proteggere e orientare verso relazioni in cui possano essere accolte davvero.
Resto a disposizione e la saluto con molta stima.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Buongiorno. Dalle sue parole mi sembra di notare una certa asimmetria nel rapporto con il suo precedente partner: lei si apre parlando di un momento molto delicato come quello della malattia di sua madre e, dall'altro lato, riceve chiusura; questo nonostante si aspettasse di essere accolta e ascoltata, così come lei stessa ha fatto con lui in passato. I rapporti sentimentali si basano su una certa reciprocità emotiva. Da ciò che scrive, mi sembra di capire che provi senso di colpa per essersi aperta, ma in una coppia che funziona solitamente coesistono momenti di ascolto vero per entrambi i partner.
'Sicuramente ho sbagliato il momento, forse l'ho ferito involontariamente e magari lui aveva altri problemi in testa e sono stata insensibile.' Provi a leggere questa frase come osservatrice esterna: chi pensa abbia ferito chi? Chi è stato insensibile?
Riguardo al momento del saluto, in cui avrebbe voluto chiedergli come stesse, credo sia una domanda del tutto legittima da fare ad una persona che, comunque, per un periodo è stata importante per lei. Non può certo controllare la reazione degli altri ma credo che, soprattutto nella situazione da lei raccontata, il fatto che lui potesse poi sentirsi infastidito riguarderebbe lui e non lei. Tenga presente che una comunicazione assertiva, quindi l'esprimere pensieri, emozioni e sentimenti nel rispetto degli altri, è una comunicazione che nel lungo termine promuove il benessere delle persone. Inoltre, è giusto che una persona si prenda la responsabilità di ciò che dice accettando le possibili conseguenze del proprio comportamento; ma nel caso da lei raccontato, mi sembra che lei si stia assumendo le responsabilità del comportamento del suo partner. Il fatto che lui abbassi la testa, risponda male o cerchi di evitarla è un suo comportamento, legato a suoi pensieri, emozioni e vissuti che magari sono anche in risposta a sue azioni, ma non per questo lei deve farsi carico delle conseguenze. In questo modo fa il gioco delle persone che usano una comunicazione aggressiva (di cui fa parte anche la manipolazione), le quali hanno proprio lo scopo di suscitare senso di colpa negli altri.
'Sicuramente ho sbagliato il momento, forse l'ho ferito involontariamente e magari lui aveva altri problemi in testa e sono stata insensibile.' Provi a leggere questa frase come osservatrice esterna: chi pensa abbia ferito chi? Chi è stato insensibile?
Riguardo al momento del saluto, in cui avrebbe voluto chiedergli come stesse, credo sia una domanda del tutto legittima da fare ad una persona che, comunque, per un periodo è stata importante per lei. Non può certo controllare la reazione degli altri ma credo che, soprattutto nella situazione da lei raccontata, il fatto che lui potesse poi sentirsi infastidito riguarderebbe lui e non lei. Tenga presente che una comunicazione assertiva, quindi l'esprimere pensieri, emozioni e sentimenti nel rispetto degli altri, è una comunicazione che nel lungo termine promuove il benessere delle persone. Inoltre, è giusto che una persona si prenda la responsabilità di ciò che dice accettando le possibili conseguenze del proprio comportamento; ma nel caso da lei raccontato, mi sembra che lei si stia assumendo le responsabilità del comportamento del suo partner. Il fatto che lui abbassi la testa, risponda male o cerchi di evitarla è un suo comportamento, legato a suoi pensieri, emozioni e vissuti che magari sono anche in risposta a sue azioni, ma non per questo lei deve farsi carico delle conseguenze. In questo modo fa il gioco delle persone che usano una comunicazione aggressiva (di cui fa parte anche la manipolazione), le quali hanno proprio lo scopo di suscitare senso di colpa negli altri.
Buonasera, grazie per aver condiviso il suo vissuto. Da ciò che racconta emerge una sofferenza comprensibile, legata sia a una relazione vissuta con aspettative diverse, sia a un periodo della sua vita segnato da eventi molto dolorosi. In momenti di grande fragilità emotiva è naturale cercare vicinanza, ascolto e conforto nelle persone con cui ci sentiamo, almeno in parte, coinvolti. Questo non è un errore, ma un bisogno umano. Quando due persone attribuiscono significati diversi alla stessa relazione, può accadere che uno dei due non riesca o non voglia sostenere un livello di intimità emotiva maggiore. Le reazioni di chi si ritrae, si chiude o diventa distante spesso parlano più delle sue difficoltà che di una colpa dell’altro. Il rischio, però, è che chi resta più coinvolto interiorizzi il rifiuto e inizi a mettersi in discussione in modo eccessivo. L’incontro avvenuto dopo tempo e il comportamento freddo o indifferente possono riattivare il dolore e lasciare un senso di sospensione, ma non necessariamente hanno il significato di una punizione. Talvolta l’evitamento è semplicemente il modo in cui alcune persone gestiscono ciò che non hanno elaborato o che li mette in contatto con emozioni scomode. Più che interrogarsi su cosa lui provi o su come avrebbe potuto agire diversamente, può essere utile riportare l’attenzione su di sé e su ciò di cui ha bisogno ora. Dare spazio alle proprie emozioni, senza giudicarle o colpevolizzarsi, è un passaggio importante per poter chiudere interiormente questa esperienza e andare avanti. Se sente che il senso di colpa o la sofferenza persistono, un percorso di supporto psicologico può aiutarla a rimettere ordine, a comprendere meglio le dinamiche vissute e a ritrovare maggiore serenità emotiva. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci
Gentile Utente,
dalla sua descrizione emerge una relazione vissuta con aspettative emotive diverse. Lei ha cercato vicinanza e sostegno in un momento di grande fragilità, mentre l’altra persona non era disponibile sul piano affettivo. La sua reazione, oggi, appare più come una modalità di difesa ed evitamento che come una “punizione”.
È comprensibile provare dispiacere e confusione, ma è importante riconoscere che non ha fatto nulla di sbagliato nel condividere un dolore personale. Il focus ora può essere riportato sui suoi bisogni emotivi, sul lutto vissuto e sulla possibilità di costruire relazioni più reciproche e rispettose.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa esperienza, il dolore per la perdita di sua madre e a rafforzare la sua autostima relazionale.
Un caro saluto.
dalla sua descrizione emerge una relazione vissuta con aspettative emotive diverse. Lei ha cercato vicinanza e sostegno in un momento di grande fragilità, mentre l’altra persona non era disponibile sul piano affettivo. La sua reazione, oggi, appare più come una modalità di difesa ed evitamento che come una “punizione”.
È comprensibile provare dispiacere e confusione, ma è importante riconoscere che non ha fatto nulla di sbagliato nel condividere un dolore personale. Il focus ora può essere riportato sui suoi bisogni emotivi, sul lutto vissuto e sulla possibilità di costruire relazioni più reciproche e rispettose.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa esperienza, il dolore per la perdita di sua madre e a rafforzare la sua autostima relazionale.
Un caro saluto.
Buon anno a te.
Leggo e comprendo che molto probabilmente hai bisogno di uno sguardo oggettivo ed esterno per comprendere di non aver nessuna colpa. Prenota una chiacchierata con uno psicologo, ti servirà molto. Buon cammino
Leggo e comprendo che molto probabilmente hai bisogno di uno sguardo oggettivo ed esterno per comprendere di non aver nessuna colpa. Prenota una chiacchierata con uno psicologo, ti servirà molto. Buon cammino
Gentile utente,
da quanto racconta emerge una situazione emotivamente complessa in cui confluiscono il dolore per la perdita della madre, i sentimenti verso quest’uomo e il senso di colpa per ciò che è successo in passato. È naturale sentirsi confusi e provare dispiacere di fronte a un comportamento di distacco o indifferenza da parte sua, soprattutto quando si hanno ancora sentimenti profondi.
Dal suo racconto sembra che il suo ex abbia scelto di proteggersi emotivamente, evitando il contatto e instaurando una distanza che probabilmente serve a lui per gestire i propri sentimenti, e non necessariamente riflette un giudizio negativo sulla sua persona. In queste situazioni può essere utile concentrarsi sulla propria elaborazione emotiva, accettando le emozioni che prova senza giudicarle e lavorando sulla consapevolezza che non può controllare le reazioni altrui.
Cercare uno spazio di ascolto professionale, come la psicoterapia, può aiutarla a comprendere meglio i propri sentimenti, a gestire la colpa e il rimpianto, e a trovare modalità per tutelare la propria serenità emotiva. Evitare di insistere su contatti o chiarimenti con lui, almeno finché non si sente pronta, può permetterle di proteggere il proprio equilibrio e ricentrarsi sui propri bisogni.
Cordialmente,
Dottoressa Gloria Giacomin
da quanto racconta emerge una situazione emotivamente complessa in cui confluiscono il dolore per la perdita della madre, i sentimenti verso quest’uomo e il senso di colpa per ciò che è successo in passato. È naturale sentirsi confusi e provare dispiacere di fronte a un comportamento di distacco o indifferenza da parte sua, soprattutto quando si hanno ancora sentimenti profondi.
Dal suo racconto sembra che il suo ex abbia scelto di proteggersi emotivamente, evitando il contatto e instaurando una distanza che probabilmente serve a lui per gestire i propri sentimenti, e non necessariamente riflette un giudizio negativo sulla sua persona. In queste situazioni può essere utile concentrarsi sulla propria elaborazione emotiva, accettando le emozioni che prova senza giudicarle e lavorando sulla consapevolezza che non può controllare le reazioni altrui.
Cercare uno spazio di ascolto professionale, come la psicoterapia, può aiutarla a comprendere meglio i propri sentimenti, a gestire la colpa e il rimpianto, e a trovare modalità per tutelare la propria serenità emotiva. Evitare di insistere su contatti o chiarimenti con lui, almeno finché non si sente pronta, può permetterle di proteggere il proprio equilibrio e ricentrarsi sui propri bisogni.
Cordialmente,
Dottoressa Gloria Giacomin
Gentilissima, da ciò che racconta emerge una situazione emotivamente molto dolorosa, in cui si intrecciano una perdita importante, un bisogno comprensibile di vicinanza e una relazione che, pur nella sua intimità, non era fondata sugli stessi presupposti per entrambi. Condividere la sofferenza per la malattia di sua madre non è stato un errore né un atto inappropriato, è stato un gesto umano, nato da un momento di vulnerabilità e dal desiderio di essere accolta e sostenuta. La reazione di quest’uomo, per quanto possa averla ferita e confusa, parla probabilmente più dei suoi limiti emotivi e delle sue difficoltà a tollerare il coinvolgimento che di una sua colpa.
Il comportamento distaccato e evitante al vostro incontro successivo può essere letto come un modo difensivo di gestire qualcosa che per lui è stato complesso o destabilizzante, ma non come una “punizione” che lei meriti.
È comprensibile che oggi lei si senta disorientata e in colpa, ma forse il punto più importante è spostare lo sguardo da ciò che lui pensa o fa, a ciò di cui lei ha davvero bisogno per poter elaborare sia questa relazione sia il lutto che ha attraversato. In questo senso, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per dare senso a quanto vissuto, sciogliere il senso di colpa e ritrovare una posizione più tutelante verso di sé. Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Il comportamento distaccato e evitante al vostro incontro successivo può essere letto come un modo difensivo di gestire qualcosa che per lui è stato complesso o destabilizzante, ma non come una “punizione” che lei meriti.
È comprensibile che oggi lei si senta disorientata e in colpa, ma forse il punto più importante è spostare lo sguardo da ciò che lui pensa o fa, a ciò di cui lei ha davvero bisogno per poter elaborare sia questa relazione sia il lutto che ha attraversato. In questo senso, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio sicuro per dare senso a quanto vissuto, sciogliere il senso di colpa e ritrovare una posizione più tutelante verso di sé. Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Gentile paziente,
quello che racconta è molt doloroso e comprensibile, soprattutto perché si intreccia con uno dei momenti più fragili della sua vita, la malattia e poi la perdita di sua madre. In una situazione di intimità fisica ed emotiva è naturale cercare conforto, parole, presenza. Non c’è nulla di sbagliato o di “colpevole” nel suo aver condiviso una preoccupazione così grande con una persona con cui si sentiva vicina...Da ciò che descrive, però, emerge uno scarto molto netto tra i suoi bisogni emotivi e la disponibilità affettiva di quest’uomo. Il suo comportamento, sia in quel momento sia a distanza di tempo, sembra indicare una forte difficoltà a tollerare il coinvolgimento emotivo, soprattutto quando questo implica il dolore, la vulnerabilità e la richiesta implicita di accudimento. La reazione confusa, difensiva e poi il ritiro possono essere letti più come un limite suo che come una sua colpa.
Il fatto che lui abbia chiarito, anche se in modo caotico, che per lui si trattava di una relazione prevalentemente fisica e che oggi scelga l’indifferenza, non va interpretato come una punizione nei suoi confronti, ma come una modalità di protezione e di evitamento. Alcune persone, quando si sentono messe di fronte a qualcosa che non sanno o non vogliono gestire emotivamente, preferiscono “cancellare” l’altro piuttosto che affrontare il disagio.È comprensibile che lei provi tristezza, dispiacere e confusione, e anche che non riesca a trasformare tutto questo in rabbia. Non tutte le ferite si curano con l’odio. Tuttavia, è importante che non continui a interrogarsi su cosa avrebbe potuto fare o dire diversamente: non ha sbagliato momento, ha semplicemente mostrato una parte autentica di sé a una persona che non era in grado di accoglierla.
Ora la cosa più tutelante per lei è riconoscere che quell’uomo, per quanto importante sia stato, non poteva offrirle ciò di cui aveva e ha bisogno. Il suo silenzio e la sua distanza non definiscono il suo valore, né invalidano i suoi sentimenti. Se lo rincontrerà ancora, può limitarsi a un saluto educato, senza forzarsi a cercare un contatto o una spiegazione che probabilmente non arriverebbe.
Un percorso psicologico può aiutarla a elaborare insieme il lutto per sua madre e questa perdita affettiva, che si sono sovrapposte amplificando il dolore. Merita relazioni in cui la sua sensibilità e il suo bisogno di vicinanza non siano vissuti come un peso.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se sente il bisogno di un supporto per fare chiarezza emotiva e ritrovare serenità nelle relazioni, può prenotare una visita.
quello che racconta è molt doloroso e comprensibile, soprattutto perché si intreccia con uno dei momenti più fragili della sua vita, la malattia e poi la perdita di sua madre. In una situazione di intimità fisica ed emotiva è naturale cercare conforto, parole, presenza. Non c’è nulla di sbagliato o di “colpevole” nel suo aver condiviso una preoccupazione così grande con una persona con cui si sentiva vicina...Da ciò che descrive, però, emerge uno scarto molto netto tra i suoi bisogni emotivi e la disponibilità affettiva di quest’uomo. Il suo comportamento, sia in quel momento sia a distanza di tempo, sembra indicare una forte difficoltà a tollerare il coinvolgimento emotivo, soprattutto quando questo implica il dolore, la vulnerabilità e la richiesta implicita di accudimento. La reazione confusa, difensiva e poi il ritiro possono essere letti più come un limite suo che come una sua colpa.
Il fatto che lui abbia chiarito, anche se in modo caotico, che per lui si trattava di una relazione prevalentemente fisica e che oggi scelga l’indifferenza, non va interpretato come una punizione nei suoi confronti, ma come una modalità di protezione e di evitamento. Alcune persone, quando si sentono messe di fronte a qualcosa che non sanno o non vogliono gestire emotivamente, preferiscono “cancellare” l’altro piuttosto che affrontare il disagio.È comprensibile che lei provi tristezza, dispiacere e confusione, e anche che non riesca a trasformare tutto questo in rabbia. Non tutte le ferite si curano con l’odio. Tuttavia, è importante che non continui a interrogarsi su cosa avrebbe potuto fare o dire diversamente: non ha sbagliato momento, ha semplicemente mostrato una parte autentica di sé a una persona che non era in grado di accoglierla.
Ora la cosa più tutelante per lei è riconoscere che quell’uomo, per quanto importante sia stato, non poteva offrirle ciò di cui aveva e ha bisogno. Il suo silenzio e la sua distanza non definiscono il suo valore, né invalidano i suoi sentimenti. Se lo rincontrerà ancora, può limitarsi a un saluto educato, senza forzarsi a cercare un contatto o una spiegazione che probabilmente non arriverebbe.
Un percorso psicologico può aiutarla a elaborare insieme il lutto per sua madre e questa perdita affettiva, che si sono sovrapposte amplificando il dolore. Merita relazioni in cui la sua sensibilità e il suo bisogno di vicinanza non siano vissuti come un peso.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologa clinica e giuridica
Psicodiagnosta clinica e forense
Coordinatore genitoriale
Se sente il bisogno di un supporto per fare chiarezza emotiva e ritrovare serenità nelle relazioni, può prenotare una visita.
salve, forse avevate 2 bisogni diversi che non accoppiavano fra di loro grazie
Gentile Utente,
la ringrazio per aver condiviso una storia così carica di emozioni e di dolore. Dalle sue parole emerge quanto questo legame sia stato significativo per lei, soprattutto perché vissuto in un momento di grande vulnerabilità della sua vita, segnato dalla malattia e poi dalla perdita di sua madre.
È comprensibile che, in un contesto di intimità fisica ed emotiva, lei abbia sentito il bisogno di confidarsi e di cercare conforto. Il desiderio di essere ascoltati, accolti e sostenuti in un momento così difficile non è un errore, né un segno di insensibilità. La reazione dell’uomo che descrive sembra invece indicare un limite suo nel tollerare un coinvolgimento emotivo più profondo, limite che non coincide necessariamente con una colpa o una mancanza da parte sua.
Il senso di colpa che oggi la accompagna (“ho sbagliato il momento”, “l’ho ferito”, “ho rovinato tutto”) appare molto forte e rischia di farle attribuire a sé una responsabilità che, in realtà, nasce da una dinamica relazionale asimmetrica: lei cercava vicinanza e riconoscimento, lui sembrava orientato a mantenere una distanza emotiva. In una prospettiva sistemica, ciò che accade tra due persone non dipende mai da uno solo, ma dall’incontro o dallo scontro tra bisogni, tempi e possibilità differenti.
Il comportamento evitante che ha avuto nell’incontro successivo può essere stato per lei particolarmente doloroso, perché riattiva sentimenti di rifiuto e invisibilità. È comprensibile che questo la lasci confusa e ferita, soprattutto considerando che lei non riesce a provare rabbia ma resta con molte domande aperte e con un senso di tristezza.
Più che capire cosa lui pensi o perché si comporti così, forse oggi il punto centrale è dare spazio a ciò che questa relazione ha mosso dentro di lei: il bisogno di essere vista, accolta, scelta, e il dolore legato a perdite importanti non ancora completamente elaborate. Un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi vissuti, a ridurre il senso di colpa e a ritrovare maggiore chiarezza su ciò che desidera e merita nelle relazioni.
Prendersi cura di sé e delle proprie emozioni è un passo importante, soprattutto dopo esperienze così intense.
Le auguro di poter trovare uno spazio in cui sentirsi ascoltata e accompagnata.
Un caro saluto.
la ringrazio per aver condiviso una storia così carica di emozioni e di dolore. Dalle sue parole emerge quanto questo legame sia stato significativo per lei, soprattutto perché vissuto in un momento di grande vulnerabilità della sua vita, segnato dalla malattia e poi dalla perdita di sua madre.
È comprensibile che, in un contesto di intimità fisica ed emotiva, lei abbia sentito il bisogno di confidarsi e di cercare conforto. Il desiderio di essere ascoltati, accolti e sostenuti in un momento così difficile non è un errore, né un segno di insensibilità. La reazione dell’uomo che descrive sembra invece indicare un limite suo nel tollerare un coinvolgimento emotivo più profondo, limite che non coincide necessariamente con una colpa o una mancanza da parte sua.
Il senso di colpa che oggi la accompagna (“ho sbagliato il momento”, “l’ho ferito”, “ho rovinato tutto”) appare molto forte e rischia di farle attribuire a sé una responsabilità che, in realtà, nasce da una dinamica relazionale asimmetrica: lei cercava vicinanza e riconoscimento, lui sembrava orientato a mantenere una distanza emotiva. In una prospettiva sistemica, ciò che accade tra due persone non dipende mai da uno solo, ma dall’incontro o dallo scontro tra bisogni, tempi e possibilità differenti.
Il comportamento evitante che ha avuto nell’incontro successivo può essere stato per lei particolarmente doloroso, perché riattiva sentimenti di rifiuto e invisibilità. È comprensibile che questo la lasci confusa e ferita, soprattutto considerando che lei non riesce a provare rabbia ma resta con molte domande aperte e con un senso di tristezza.
Più che capire cosa lui pensi o perché si comporti così, forse oggi il punto centrale è dare spazio a ciò che questa relazione ha mosso dentro di lei: il bisogno di essere vista, accolta, scelta, e il dolore legato a perdite importanti non ancora completamente elaborate. Un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico potrebbe aiutarla a comprendere meglio questi vissuti, a ridurre il senso di colpa e a ritrovare maggiore chiarezza su ciò che desidera e merita nelle relazioni.
Prendersi cura di sé e delle proprie emozioni è un passo importante, soprattutto dopo esperienze così intense.
Le auguro di poter trovare uno spazio in cui sentirsi ascoltata e accompagnata.
Un caro saluto.
Salve, la ringrazio per la personale condivisione. Si percepisce quanto questa esperienza sia stata emotivamente complessa e quanto abbia lasciato un senso di sofferenza e di smarrimento che sembra ancora presente. Il modo in cui si è sentita trattata, soprattutto in un momento così delicato della sua vita, può lasciare segni profondi e difficili da elaborare da soli. In questi casi, intraprendere un percorso psicologico può rappresentare uno spazio sicuro in cui dare voce a ciò che è rimasto sospeso e prendersi cura di sé.
Buongiorno,
intanto sono dispiaciuta per le fatiche di cui ha raccontato. Le relazioni sono fondamentali nella nostra vita, ci nutrono a livello profondo ma sono anche il luogo in cui si esprimono varie difficoltà dall'una e l'altra parte. Le consiglio di approfondire il suo momento di vita con uno psicologo o psicoterapeuta al fine di raggiungere una maggior comprensione della sua posizione all'interno di questa dinamica.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
intanto sono dispiaciuta per le fatiche di cui ha raccontato. Le relazioni sono fondamentali nella nostra vita, ci nutrono a livello profondo ma sono anche il luogo in cui si esprimono varie difficoltà dall'una e l'altra parte. Le consiglio di approfondire il suo momento di vita con uno psicologo o psicoterapeuta al fine di raggiungere una maggior comprensione della sua posizione all'interno di questa dinamica.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Cara,
La Sua esperienza racconta di emozioni intense e intrecciate: la perdita della madre, l’intimità emotiva e la delusione hanno lasciato un segno profondo. È naturale sentirsi confusi o in colpa di fronte a sentimenti non corrisposti.
Colpisce la Sua capacità di non nutrire rancore, segno di grande sensibilità. Uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a esplorare queste emozioni, dar loro senso e ritrovare leggerezza, indipendentemente dall’atteggiamento dell’altro.
La Sua esperienza racconta di emozioni intense e intrecciate: la perdita della madre, l’intimità emotiva e la delusione hanno lasciato un segno profondo. È naturale sentirsi confusi o in colpa di fronte a sentimenti non corrisposti.
Colpisce la Sua capacità di non nutrire rancore, segno di grande sensibilità. Uno spazio psicologico potrebbe aiutarla a esplorare queste emozioni, dar loro senso e ritrovare leggerezza, indipendentemente dall’atteggiamento dell’altro.
Da quello che descrive, lei non ha sbagliato a mostrarsi vulnerabile: ha solo chiesto umanità nel momento più fragile della sua vita. La risposta di lui non parla di una sua colpa, ma dei suoi limiti emotivi. Quando una relazione è solo fisica, l’emozione dell’altro diventa un intralcio, non un incontro.
Strategicamente: l’indifferenza che ha mostrato dopo non è una punizione verso di lei, ma una difesa sua per non riaprire qualcosa che non sa sostenere. Lei oggi soffre perché cerca senso dove c’è stata asimmetria.
Il passo ora non è capire lui, ma proteggere lei: non rincorrere spiegazioni, non esporsi di nuovo. Non tutto ciò che fa male è un errore; a volte è solo una verità che arriva tardi. Qui il lavoro è lasciar cadere l’illusione, non la dignità.
Strategicamente: l’indifferenza che ha mostrato dopo non è una punizione verso di lei, ma una difesa sua per non riaprire qualcosa che non sa sostenere. Lei oggi soffre perché cerca senso dove c’è stata asimmetria.
Il passo ora non è capire lui, ma proteggere lei: non rincorrere spiegazioni, non esporsi di nuovo. Non tutto ciò che fa male è un errore; a volte è solo una verità che arriva tardi. Qui il lavoro è lasciar cadere l’illusione, non la dignità.
Buongiorno e buon anno nuovo. Per aprirlo al meglio le consiglio da subito di occuparsi di lei regalandosi almeno tra incontri di sostegno psicologico. Glielo dico perché ritrovo nel suo racconto dei possibili elementi di dipendenza emotiva su cui vorrei confrontarmi. Lo dico per come è andato il vostro ultimo incontri, in cui aveva voglia di chiedergli come stesse e aveva paura di infastidirlo. Se, la conversazione di allora che riporta la aveva a suo tempo infastidita e lo fa ancora ora, perché lei non può rischiare di infastidire lui. Provare fastidio non è sbagliato è solo una reazione che ci fa capire cosa ci piace e cosa no. Cosa ci piace non è buono e cosa non ci piace non è cattivo, semplicemente ci piace o no e se ne può parla. Se poi l'altro si infastidisce e non ne vuole parlare non c'è come dirlo e nessuno è colpevole. Non esiste il gesto infastidente ma solo la persona infastidita e la persona infastidita è la prima responsabile del suo fastidio. Infatti il supposto infastidente potrebbe non sapere se infastidisse, perché ciò che da fastidio a me potrebbe non darlo a qualcun altro. Per saperlo è necessario un primo contatto, lecito e rischioso, perché potrebbe infastidire. Ma è poi così grave sentirsi infastiditi da una persona che ti chiede come stai? Il fatto che per lei potrebbe esserlo mi insospettisce e mi fa prefigurare un bellissimo lavoro di sostegno psicologico che potremmo fare insieme. Le parlavo di 3 incontri per poter ricevere una prima risposta esaustiva e capire se e come continuare. Se cerca risposte esaustive la invito a cercarsele, la mia potrebbe essere una. Mi contatti pure. Buona vita.
Buonasera, la situazione che descrive è emotivamente molto intensa e si inserisce in un momento molto delicato della sua vita, già segnato da una profonda sofferenza: la malattia e la perdita di sua madre. È comprensibile che, in una fase di forte vulnerabilità, abbia sentito il bisogno di cercare conforto e vicinanza in una persona con cui stava condividendo un’intimità. Questo non rappresenta un errore, ma un bisogno umano e legittimo.
È importante sottolineare che confidarsi non è stato un atto di insensibilità: lei ha agito coerentemente con ciò che sentiva e con il tipo di legame che credeva di avere.
Rispetto all’incontro recente, il suo disagio è comprensibile. Quando una relazione rimane irrisolta, anche un semplice saluto può riattivare emozioni complesse. In questi casi può essere utile spostare l’attenzione da ciò che l’altro pensa o fa, a ciò che lei sente e di cui ha bisogno ora. Chiedersi, per esempio, come proteggere il proprio benessere emotivo e/o come dare un senso a questa esperienza. Il mio consiglio è farsi supportare in questo momento ancora così delicato attraverso un percorso psicologico, così da poter lavorare sul lutto, sul senso di colpa e sulle dinamiche relazionali che ancora vive. Le auguro di star meglio e spero di esserle stata utile, buona serata!
È importante sottolineare che confidarsi non è stato un atto di insensibilità: lei ha agito coerentemente con ciò che sentiva e con il tipo di legame che credeva di avere.
Rispetto all’incontro recente, il suo disagio è comprensibile. Quando una relazione rimane irrisolta, anche un semplice saluto può riattivare emozioni complesse. In questi casi può essere utile spostare l’attenzione da ciò che l’altro pensa o fa, a ciò che lei sente e di cui ha bisogno ora. Chiedersi, per esempio, come proteggere il proprio benessere emotivo e/o come dare un senso a questa esperienza. Il mio consiglio è farsi supportare in questo momento ancora così delicato attraverso un percorso psicologico, così da poter lavorare sul lutto, sul senso di colpa e sulle dinamiche relazionali che ancora vive. Le auguro di star meglio e spero di esserle stata utile, buona serata!
Dal punto di vista psicologico, ciò che descrivi mostra che stai ancora elaborando sentimenti di colpa, perdita e confusione emotiva legati sia alla relazione sia al lutto di tua madre. Il suo comportamento oggi riflette probabilmente la sua scelta di proteggersi o di chiudere la vicinanza, non un giudizio sul tuo valore. Non serve cercare di “riparare” o ottenere spiegazioni: accettare i suoi limiti e il distacco ti permette di concentrarti su te stessa, sui tuoi bisogni emotivi e sul tuo percorso di elaborazione del lutto e delle relazioni passate, senza sentirti responsabile del suo comportamento.
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