Oggetto: problemi con la famiglia del mio compagno. Buongiorno, siamo una coppia giovane con un b

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Oggetto: problemi con la famiglia del mio compagno.

Buongiorno, siamo una coppia giovane con un bimbo di 2 anni ed io incinta di 6 mesi.
Sette mesi fa, ho chiuso i rapporti con la sua famiglia dopo un paio di anni passati a essere giudicata come madre, come compagna come persona. Nonostante aiuti economici che ho dato a mia suocera personalmente per alcuni suoi debiti, sono stata definita opportunista . Nonostante anche l'investimento emotivo quando aveva bisogno di cure o quando me la sono portata un'estate intera al mare mentre sua figlia l'ha sempre lasciata in dispare. Pensavo fossimo una famiglia quando la cognata di mia suocera mi mette nell'orecchio che intrattiene regolari chiamate e videochiamate con la ex storica del mio compagno, la stessa la quale mi contatto' per convincermi dell'inadeguatezza del mio compagno etc etc, motivo per cui non ho mai nascosto di non aver piacere che si intrattenessero rapporti con qualcuno che chiaramente ancora risentito. Per rispetto mio, di mio figlio e della bella famiglia che insieme al mio compagno ho creato. Questo e vari comportamenti, come invitarmi a pranzo e portare il muso, farsi pregare mille volte per venire a casa mia senza dover andare noi sempre da loro, insomma mi hanno portato a mettere un punto chiaro e deciso specificando che qualora volessero vedere il bambino sono i benvenuti a casa.
No, loro da quel momento hanno chiuso i rapporti anche con il mio compagno, che non si è sentito di frequentarli senza la mia presenza( cosa di cui abbiamo discusso molto perche mi ha fatto venire i sensi di colpa che non li frequentasse a causa mia) e sono spariti pur di non venire a bussare a casa mia e metterci piede. Inizio a pensare che il loro intero fosse tenere il mio compagno e il bimbo escludendomi del tutto. Fatto sta che ieri hanno inviato un regalo al bambino senza biglietto( ennesimo atto per scavalcarmi come madre) che io ho fatto recapitare al mittente. Come posso gestire questa situazione di forte stress, vorrei che vedessero mio figlio in casa mia, ma allo stesso tempo non voglio piu alcun rapporto con persone di cui non mi fido. Tra l'altro mio figlio 2 anni ricoverato due volte per problemi di bronchite. Non mi hanno mai ascoltato sul non baciarlo in viso. Mia suocera è arrivata a baciarlo in bocca. Fatto notare ma nulla. E all'epoca della frequentazione mio figlio non ingeriva cose solide, per cui chiedevo di non dargliele ma come mi voltavo era un dargli carne pane etc. Non sono mai stata ascoltata e questo mi porta anche al fatto di decidere di vederlo in mia presenza.
Cosa posso fare per gestire queste situazioni mantenendo un distacco? Oggi hanno contattato il mio compagno e dopo una chiamata gli hanno detto che hanno dovuto chiamare ambulanza per malore ( per via della chiamata). Io lo so che lo fanno per fargli venire sensi di colpa, ma lui purtroppo su delle cose rqgiona e su altre no. Motivo per cui anche lui va dallo psicologo.
Buongiorno,
le relazioni con le famiglie di origine possono essere complesse e delicate, soprattutto quando non sono ben definiti i confini e i ruoli, in particolare rispetto alla genitorialità. È una situazione molto più frequente di quanto si pensi e spesso genera tensioni, incomprensioni e un forte carico emotivo.

Quello che stai vivendo è una condizione di forte stress, che può farti sentire messa in discussione nel tuo ruolo di madre e di partner. Proprio per questo è importante che tu possa farti aiutare, per il tuo benessere e per quello della tua famiglia.

Un percorso di supporto psicologico può offrirti uno spazio sicuro per analizzare a fondo la situazione, comprendere cosa senti, dare valore alle tue emozioni e individuare una strada che sia tutelante per te e per il tuo nucleo familiare. Allo stesso tempo, questo lavoro può aiutarti a trovare modalità che lascino aperta, per quanto possibile, un’opportunità di relazione anche con la famiglia di tuo marito.

Sarà poi responsabilità loro decidere come porsi e quale spazio occupare. È importante che tu sappia che non hai nulla di cui sentirti in colpa o sbagliata: stai attraversando una fase complessa, ma con un adeguato supporto è una situazione che può essere affrontata e, con il tempo, anche sanata.

Resto a disposizione, anche online.
Un caro saluto,
dott. Matteo Basso Bondini

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Buongiorno, quello che descrive è una situazione emotivamente molto pesante, e vorrei dirle subito una cosa importante: la sua reazione non è eccessiva, né irrazionale. È la risposta di una madre e di una donna che, per molto tempo, ha provato a tenere insieme rispetto, disponibilità e tutela della propria famiglia, senza essere ascoltata.

Lei ha dato molto: sul piano pratico, economico ed emotivo. E quando una persona dà così tanto e riceve in cambio svalutazione, giudizio e invasione dei confini, il dolore è profondo. Essere definita “opportunista” dopo ciò che ha fatto non è solo offensivo: è una ferita identitaria. È normale che, a un certo punto, il suo sistema di difesa abbia detto *basta*.

Dal punto di vista psicologico, ciò che emerge con chiarezza è questo: lei non ha chiuso per cattiveria, ma per protezione. Protezione sua, del suo bambino e della famiglia che sta costruendo. E questo è un atto maturo, non distruttivo.

Il tema centrale qui è il mancato rispetto dei confini, soprattutto come madre. Non essere ascoltata su questioni di salute (baci, cibo, ricoveri) non è un dettaglio: mina la fiducia di base. Quando una nonna bacia un bambino in bocca nonostante un divieto esplicito, o gli dà cibo contro le indicazioni della madre, il messaggio implicito è: *“io so meglio di te”*. È comprensibile che lei oggi senta di non potersi fidare.

Riguardo al regalo senza biglietto, il suo gesto di rimandarlo indietro non è una punizione, ma una comunicazione chiara: il bambino non è un canale per scavalcarla. Molte famiglie usano i bambini per mantenere un controllo emotivo quando il rapporto con l’adulto è compromesso. Lei ha interrotto questo meccanismo, e questo inevitabilmente genera tensione.

Il comportamento successivo — la telefonata al suo compagno e il presunto malore — rientra in una dinamica che, clinicamente, possiamo definire ricatto emotivo. Non è detto che il malessere sia finto, ma è molto probabile che venga utilizzato per generare senso di colpa e riattivare il legame attraverso la paura. Suo marito, andando in terapia, sta già mostrando di voler lavorare su questi nodi, ed è un elemento positivo. Ma è normale che per lui sia più difficile: si tratta della sua famiglia d’origine.

Lei oggi si trova a dover tenere insieme tre cose molto complesse:
1. La tutela emotiva e fisica dei suoi figli
2. Il rispetto di se stessa
3. Il legame del suo compagno con la sua famiglia

Non può farsene carico da sola.

Infine, una nota importante: lei è incinta, ha un bambino piccolo con problemi respiratori, vive uno stress familiare cronico. Il suo sistema nervoso è sotto pressione. In questo momento la priorità non è “fare la cosa giusta per tutti”, ma fare la cosa sufficientemente sicura per lei e per i suoi figli.

Lei non sta rompendo una famiglia. Sta cercando di costruirne una sana. E questo merita rispetto. Rimango a disposizione, un caro saluto!
Dal suo racconto emerge una situazione molto complessa e carica di tensione considerando la gravidanza, un bambino piccolo e i ripetuti episodi in cui non si è sentita rispettata come nuora e come madre. Tuttavia, quando la rottura con la famiglia d'origine è così netta, si rischia che il peso emotivo ricada tutto sulla coppia, alimentando senso di colpa e stress (come accennava anche lei) Per questi motivi può essere utile un consulto specialistico per voi come coppia e come genitori, in modo da trovare una modalità di gestione che vi permetta di mantenere confini chiari senza un'esclusione totale della famiglia d'origine.
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Quello che descrivi è una situazione molto logorante, e prima di tutto è importante dirlo chiaramente: non stai esagerando né sei “rigida” o cattiva. Stai cercando di proteggere te stessa, i tuoi figli e l’equilibrio della tua famiglia in un momento di grande vulnerabilità (un bimbo piccolo, una gravidanza avanzata, stress accumulato).
Dalle tue parole emerge un punto centrale: non è il conflitto in sé, ma la sistematica svalutazione dei tuoi confini. Sei stata giudicata come madre e come persona, non sei stata rispettata nelle decisioni sanitarie (baci, alimentazione, indicazioni mediche), sei stata scavalcata simbolicamente nel tuo ruolo genitoriale e, quando hai messo un limite chiaro e adulto (“ci si vede a casa nostra”), la risposta è stata il ritiro, la punizione e ora la colpevolizzazione indiretta tramite tuo compagno. Questo è un meccanismo purtroppo frequente: “se non facciamo come vogliamo noi, spariamo o facciamo stare male gli altri”. Il regalo inviato senza biglietto e il malore “tempestivo” dopo la chiamata sono esempi di comunicazione passivo-aggressiva, che ha l’obiettivo di aggirare te e colpire emotivamente tuo compagno. Non è detto che lo facciano in modo totalmente consapevole, ma l’effetto è quello: riattivare sensi di colpa e spaccare l’alleanza di coppia. Cosa puoi fare, in concreto, per tutelarti e mantenere il distacco: 1) Resta ferma sui confini, senza entrare in spiegazioni infinite. I confini non si negoziano continuamente: si dichiarano e si mantengono; 2) Evita il triangolo: ogni comunicazione sui bambini dovrebbe passare in modo chiaro e condiviso da voi come coppia, non con messaggi ambigui o gesti indiretti; 3) Condividi con il tuo compagno una linea comune, anche se faticosa. Il fatto che lui sia in terapia è un punto a favore: questo tema va portato lì, perché la sua difficoltà non è “scegliere te”, ma reggere la colpa senza cedere; 4) Proteggi la tua energia: in gravidanza e con un bimbo fragile di salute, il tuo sistema nervoso non può reggere continue riattivazioni emotive. Ridurre il contatto non è vendetta, è cura; 5) Infine, una cosa importante: non sei tu a impedire il rapporto tra nonni e nipote. Sono loro che, rifiutando di rispettare le condizioni minime di sicurezza e rispetto, scelgono l’assenza. Questo va lentamente interiorizzato, perché il senso di colpa è il loro strumento più potente.
Dott.ssa Alessia Mensurati
Psicologo, Psicologo clinico
Ancona
Gentile utente, leggendo la sua storia emerge chiaramente un quadro di grande fatica e solitudine nel difendere il benessere della sua famiglia (Lei, il suo compagno e i vostri figli). È importante che lei sappia, prima di tutto, che la sua reazione di chiusura e protezione non è un capriccio, ma una risposta sana a comportamenti che descrive come intrusivi e potenzialmente rischiosi anche per la salute del bambino (il bacio, il cibo non adatto).

Lei sta cercando di fare una differenziazione, ovvero stabilire che voi siete un nucleo familiare autonomo, con le vostre regole, e non un'estensione del resto dei parenti.

In questo contesto è importante riconoscere il ricatto emotivo: l'episodio dell'ambulanza/malore subito dopo una discussione è una dinamica purtroppo frequente nelle famiglie invischiate. Funziona come una "punizione" per aver osato mettere un confine. È sicuramente doloroso per il Suo compagno, che però deve capire che il malore non è "colpa" del figlio che mette limiti, ma è una rezione somatica o fittizia di chi non accetta di aver perso il controllo su una data situazione.

Lei è la madre del bambino. Se ci sono stati comportamenti a rischio per la salute del bambino, Lei ha il dovere e il sacrosanto diritto di fare da filtro. La rischiesta di vedere il bambino a casa vostra e in vostra presenza è il compromesso minimo di sicurezza, per gestire chi non sa mantenere autonomamente dei limiti, neanche su richiesta. Non si senta in colpa per questo, perché sta agendo per tutela e non per ripicca.

Relativamente al Suo compagno è ottimo che lui sia già in terapia. Da figlio si trova tra l'incudine e il martello: da una parte la lealtà verso di Lei, dall'altra il senso di colpa verso i genitori. Il consiglio è di non attaccare frontalmente i suoi genitori (il rischio è di metterlo sulla difensiva per compensare), ma di parlare dei fatti e delle emozioni: "Quando tua madre fa così, io mi sento scavalcata".

Riguardo al regalo mandato indietro, è stato un atto forte, ma coerente. Ha comunicato chiaramente che non si può ignorare la madre e pretendere accesso al nipote. Mantenere questa coerenza è faticoso, ma sicuramente necessario.

In questo momento, con una gravidanza in corso, la priorità è quella di abbassare il Suo livello di stress. Valuti un supporto psicologico breve, focalizzato sul sostegno alla genitorialità e sulla gestione del conflitto, in modo tale da avere uno spazio dove scaricare la rabbia e pianificare le risposte da dare senza farsi travolgere emotivamente.

Un caro saluto e un augurio per la gravidanza.
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente,
la situazione che descrive è comprensibilmente molto stressante e carica di emozioni, soprattutto considerando la gravidanza, la salute di suo figlio e il fatto di essersi sentita a lungo svalutata e non rispettata nel suo ruolo di madre e compagna. Il desiderio di proteggere suo figlio e di porre dei confini chiari appare legittimo e coerente con ciò che ha vissuto. Chiedere che i nonni vedano il bambino a casa sua e alla sua presenza non sembra una chiusura, ma un modo per tutelarsi, soprattutto dopo ripetute esperienze in cui le Sue indicazioni non sono state ascoltate. Quando i limiti vengono messi dopo molto tempo, è frequente che l’altro reagisca con silenzi o comportamenti che riattivano sensi di colpa; in questi casi può aiutare mantenere una posizione ferma e coerente, senza continue spiegazioni. È importante che lei e il suo compagno possiate confrontarvi e trovare una linea condivisa che tenga conto prima di tutto del benessere della vostra famiglia. Il percorso psicologico che lui sta facendo può aiutarlo a distinguere tra responsabilità reali e pressioni emotive. Per gestire lo stress, cerchi per quanto possibile di ridurre l’esposizione a situazioni o contatti che aumentano la tensione, ricordando che prendersi distanza può essere una forma di cura, non di chiusura. Un caro saluto
Dal suo racconto affiora una fatica profonda, il sentirsi svalutata e scavalcata proprio nei luoghi più sensibili: la maternità, la cura, l’appartenenza.
Il sintomo che porta — lo stress, l’allarme costante, il bisogno di confini — sembra parlare di una lealtà verso sé stessa e i suoi figli, rimasta a lungo senza ascolto.
È comprensibile che il corpo e l’animo cerchino distanza quando la fiducia è stata più volte incrinata.
Forse, in un percorso psicologico, questo enigma potrebbe lentamente dispiegarsi, permettendo di dare parola a ciò che oggi pesa e chiede riconoscimento.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile paziente,
chiedere che i nonni vedano il bambino in casa vostra e alla vostra presenza è una richiesta legittima, soprattutto dopo ripetuti episodi in cui le sue indicazioni non sono state rispettate (salute del bambino, alimentazione, contatto fisico). Quando un genitore non viene ascoltato, è naturale sentire il bisogno di ristabilire confini più chiari.
I comportamenti della famiglia del suo compagno ,chiusura dei rapporti, regali inviati senza contatto diretto, comunicazioni che sembrano mirate a suscitare senso di colpa ,possono essere vissuti come forme di pressione emotiva. In questi casi, mantenere una posizione ferma ma coerente, senza entrare in dinamiche di giustificazione continua, è spesso la strada più protettiva.È importante anche che il suo compagno non si trovi “diviso” tra due fronti, ma riconosca che la vostra è una famiglia a tutti gli effetti. Il fatto che stia lavorando su di sé in terapia è un elemento positivo, perché potrà aiutarlo a gestire il senso di colpa e le reazioni emotive dei familiari senza riversarle su di lei.
Per quanto riguarda lei, può essere utile continuare a mantenere un distacco emotivo, limitando i contatti allo stretto necessario,ribadire poche regole chiare, senza spiegazioni ripetute,concentrarsi sulla sua salute e su quella dei suoi figli

Il suo disagio è comprensibile e non indica che stia sbagliando, sta cercando di proteggere il suo spazio e quello dei suoi bambini. In situazioni come questa, il lavoro sui confini e sulla gestione del senso di colpa è spesso centrale per ridurre lo stress e recuperare un po’ di serenità.

Un caro saluto.
Dott.ssa A.Mustatea
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
il rapporto con la suocera è spesso complesso se la mamma del proprio partner non ha fatto alcuni passaggi di crescita, suoi personali. Alcune mamme avvertono la nuora come una nemica che minaccia la loro autorità, potere, persona ... Saper vedere le cose per quel che sono e imparare a far fronte ai propri vissuti emotivi è importante. La psicoterapia aiuta ad attraversare questi torrenti.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Margherita Atzori
Psicologo, Psicologo clinico
Aprilia
Buongiorno, la situazione che descrive appare complessa, soprattutto considerando che si inserisce in una fase di vita delicata: una gravidanza in corso e la cura di un bambino piccolo. È comprensibile che, dopo ripetuti vissuti di svalutazione, mancato rispetto dei confini e delle sue indicazioni come madre, lei abbia sentito il bisogno di porre dei limiti chiari.
È altrettanto importante che lei e il suo compagno possiate lavorare come una squadra, chiarendo insieme quali sono i limiti non negoziabili e come gestire eventuali contatti con la famiglia d’origine, in modo da evitare che il carico emotivo ricada solo su di lei. Il fatto che il suo compagno sia già seguito da uno psicologo rappresenta una risorsa importante ma anche un suo percorso individuale potrebbe aiutarla a gestire meglio queste dinamiche familiari, tutelare la propria serenità e quella dei propri figli. Spero possa rifletterci. Buona serata!
Dott.ssa Laura Cuccheddu
Psicologo, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Capisco quanto possa essere doloroso trovarsi in una situazione così complessa, soprattutto quando riguarda la famiglia del proprio compagno di vita. È naturale che questo genere di dinamiche smuova emozioni intense, dubbi e talvolta anche un senso di solitudine.
In momenti come questo, uno spazio terapeutico può diventare un luogo sicuro in cui esplorare ciò che sta accadendo dentro di lei, senza giudizio. Un percorso psicologico non serve solo a risolvere un problema, ma le permetterebbe di comprendere più a fondo i suoi bisogni, i suoi confini e il modo in cui queste relazioni stanno influenzando il suo benessere. Attraverso questo lavoro potrebbe acquisire maggiore chiarezza su ciò che desidera per lei e su come affrontare le scelte che questa situazione le pone davanti.
Se sente che questa fatica sta diventando pesante da sostenere da sola, chiedere un supporto professionale non è un segno di debolezza, ma un atto di cura verso se stessa. Uno spazio dedicato può aiutarla a ritrovare equilibrio e a orientarsi con maggiore serenità.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
da ciò che racconta emerge una situazione di forte stress emotivo in cui lei si è trovata a dover proteggere se stessa, il suo ruolo di madre e il benessere di suo figlio in un contesto familiare percepito come giudicante, svalutante e poco rispettoso dei confini. Le sue reazioni non appaiono impulsive, ma frutto di una lunga esposizione a comportamenti che hanno minato la fiducia, sia sul piano relazionale sia su quello molto concreto della cura del bambino.
Quando una madre non viene ascoltata su indicazioni basilari legate alla salute e alla sicurezza del figlio, è comprensibile che nasca il bisogno di porre limiti chiari e non negoziabili. Il punto centrale qui non è escludere, ma ristabilire ruoli e confini, cosa che sembra non essere stata accettata dalla famiglia del suo compagno, che ha reagito con chiusura, evitamento e dinamiche che possono facilmente attivare sensi di colpa e confusione.
L’invio del regalo senza biglietto e il riferimento a un malore dopo la telefonata sono comportamenti che possono essere vissuti come tentativi indiretti di riprendere controllo o di aggirare il limite che lei ha posto, ed è comprensibile che questo la faccia sentire sotto pressione. In queste situazioni è fondamentale che lei e il suo compagno continuiate a lavorare come squadra, mantenendo una linea il più possibile condivisa, anche se questo richiede tempo e confronto, soprattutto considerando la sua gravidanza e la fragilità di suo figlio.
Mantenere il distacco non significa chiudere definitivamente, ma comunicare in modo coerente e fermo che eventuali rapporti con il bambino possono avvenire solo nel rispetto delle regole genitoriali e in un contesto che la faccia sentire al sicuro. Ridurre le spiegazioni, evitare confronti accesi e lasciare che siano i fatti, più che le parole, a sostenere i confini può aiutarla a proteggersi emotivamente.
Un supporto psicologico, come già state facendo, può essere prezioso per aiutarla a reggere il peso di questa situazione senza sentirsi continuamente in colpa e per rafforzare la fiducia nelle sue scelte come madre e come compagna.

Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Buonasera,
dalle sue parole emerge con molta chiarezza quanto lei abbia investito — emotivamente, praticamente ed economicamente — nel tentativo di costruire un rapporto familiare sereno.
È altrettanto evidente quanto, nel tempo, si sia trovata ripetutamente svalutata, ignorata nei suoi limiti e nelle sue richieste, e costretta in una posizione di costante difesa. Questo tipo di dinamiche, protratte per anni, logorano profondamente e possono generare un forte senso di ingiustizia, di solitudine e di allarme.

La decisione di prendere distanza non appare impulsiva, ma una forma di tutela dopo numerosi tentativi non ricambiati. Il confine che ha posto — “se vogliono vedere il bambino, vengano a casa nostra” — rappresenta un atto di protezione legittimo, soprattutto considerando episodi in cui le sue indicazioni genitoriali sono state ignorate.
Non essere ascoltati su aspetti che riguardano la salute e la sicurezza del proprio figlio può ferire profondamente voi genitori, minando la fiducia.
Va anche sottolineato che, in alcune situazioni, un periodo di distacco può diventare un passaggio utile per dare valore e protezione al nucleo familiare che lei e il suo compagno state costruendo. Creare uno spazio più definito permette di rafforzare le vostre priorità, chiarire i ruoli e tutelare la serenità dei vostri figli. Non si tratta di escludere qualcuno, ma di preservare ciò che per voi è importante, soprattutto in una fase così delicata della vostra vita.

Il fatto che lei senta il bisogno di ribadire il concetto di rispetto indica che, per molto tempo, questo rispetto non le è stato riconosciuto. È comprensibile che ciò la faccia sentire sola nella gestione della situazione, anche perché si trova in un momento emotivamente sensibile, con una gravidanza in corso e un bambino piccolo da proteggere.

Vorrei sottolineare che non è sola: il suo compagno sta lavorando su di sé, e questo può diventare un elemento prezioso nel tempo. Quando una persona cresce in un contesto familiare complesso, può essere difficile riconoscere dinamiche disfunzionali o manipolative; il fatto che lui abbia intrapreso un percorso psicologico è un segnale di consapevolezza e di volontà importante. In situazioni come questa, può essere utile continuare a mantenere confini chiari, distinguere ciò che dipende da lei da ciò che non può controllare, e proteggere il proprio benessere emotivo. La sua richiesta è quella di garantire un ambiente sicuro e rispettoso per sé e per i suoi figli. Questo non è un eccesso, ma un diritto.
Cercate di mantenere un accordo univoco così da aiutarvi vicendevolmente.
Resto a disposizione qualora desiderasse approfondire ulteriormente o esplorare strategie per gestire al meglio il carico emotivo che sta affrontando.

Le auguro il meglio.
Dr.ssa Manuela Valentini
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,

da quanto descrive, la situazione con la famiglia del suo compagno appare complessa e fonte di forte stress. È comprensibile il desiderio di proteggere se stessa, il suo compagno e soprattutto i vostri figli, considerando anche le esperienze pregresse in cui i vostri confini non sono stati rispettati.

In questi casi è importante stabilire regole chiare e coerenti per i rapporti con i suoceri, come ad esempio incontri esclusivamente a casa vostra e solo in presenza di voi genitori. Questo permette di tutelare il bambino, rafforzare il ruolo genitoriale e ridurre le situazioni di conflitto. Cercare di comunicare in modo assertivo, senza colpevolizzare, ma definendo limiti precisi, può aiutare a contenere eventuali manipolazioni emotive o comportamenti ambivalenti da parte loro.

Può essere utile anche lavorare sul proprio benessere emotivo: lo stress che descrive è legittimo e può avere impatto sul benessere familiare. Strategie di distacco emotivo, di gestione dei sensi di colpa e di comunicazione efficace con il partner sono strumenti che un professionista può aiutarvi a sviluppare in maniera sicura.

Vista la complessità e la delicatezza della situazione, è consigliabile approfondire il tema con uno specialista che possa supportarla nella gestione dei confini familiari e delle dinamiche relazionali, così da tutelare al meglio se stessa e la famiglia.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Giorgia Petruzzellis
Psicologo, Psicologo clinico
Trani
Quando i rapporti familiari diventano fonte di stress e i confini genitoriali non vengono rispettati, è legittimo ridurre i contatti e stabilire regole chiare per tutelare il benessere del bambino e della coppia.
È importante che le decisioni vengano condivise tra i partner e comunicate come scelte comuni, evitando che uno dei due venga messo nel ruolo del “colpevole”.
Non sempre è possibile avere relazioni serene con tutti, ma è possibile scegliere modalità di contatto che proteggano l’equilibrio familiare, senza entrare in dinamiche di colpa o di scontro.
Dott.ssa Nicole Pisciali
Psicologo, Psicologo clinico
Teolo
Gentile utente,
la situazione che descrive è chiaramente fonte di forte stress emotivo e relazionale. È comprensibile che desideri proteggere suo figlio e, al contempo, mantenere dei confini chiari con persone di cui non si fida.
In questi casi può essere utile lavorare con un professionista (psicologo o psicoterapeuta) su due aspetti principali: la gestione dei confini e delle relazioni familiari difficili (e dunque sviluppare strategie concrete per mantenere un distacco emotivo, comunicare in modo chiaro e coerente, e tutelare il proprio benessere e quello del bambino)e il supporto alla coppia, favorendo il dialogo con il partner, sostenendo la presa di decisioni condivise e riducendo i sensi di colpa o la pressione emotiva derivante dai comportamenti della famiglia estesa.
Strumenti pratici possono includere la definizione di regole precise per gli incontri con i nonni, la preparazione a eventuali manipolazioni emotive e l’elaborazione dello stress attraverso tecniche di gestione dell’ansia e assertività.
Il fatto che suo figlio sia piccolo e che lei stia attenta alla sua sicurezza rende importante mantenere il controllo sulla situazione, e un professionista può guidarvi nel farlo in modo efficace e sereno.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buongiorno, premetto che non è sempre facile gestire queste situazioni soprattutto perché riguarda varie persone nonché famigliari stretti.
L argomento è davvero vasto e dipende sempre da cosa uno vuole e i compromessi da prendere per i figli. Inizierei intanto capendo quando, come eventualmente invitarli a casa. Se c'è margine di mediare con tempistiche più brevi nel lasciarglielo etc
Il tutto comunque andrebbe meglio approfondito per una gestione ottimale.
Se ha piacere mi rendo disponibile per degli incontri anche online o se è già seguita può tranquillamente parlarne con il professionista a cui si rivolge.
Spero possa risolversi al meglio.
Buon proseguimento
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Dal punto di vista psicologico, stai vivendo una situazione di confusione e pressione emotiva che mette in crisi confini e sicurezza familiare. È comprensibile voler proteggere te stessa e tuo figlio, stabilendo regole chiare sul dove e come avvengano i contatti. Puoi gestire lo stress mantenendo distacco emotivo: accettare che non puoi cambiare il loro comportamento, concentrarti su ciò che controlli (le tue reazioni, i limiti che poni, la presenza sicura per tuo figlio) e usare il supporto reciproco con il partner. Lasciare che il contatto avvenga solo in contesti stabiliti da te protegge anche il tuo benessere e quello del bambino senza colpevolizzarti.
Dott.ssa Anna Spanio
Psicologo, Psicologo clinico
Castelfranco Veneto
Buongiorno, mi dispiace per la situazione ma quello che stai vivendo non è solo un conflitto personale, ma uno scontro tra sistemi familiari. Tu e il tuo compagno avete costruito una nuova famiglia, mentre la sua famiglia d’origine fatica ad accettare di non essere più il centro. Quando questo passaggio non viene elaborato, spesso compaiono svalutazioni, invasioni dei confini, alleanze esterne e modalità indirette di comunicazione come silenzi, regali ambigui o richiami al senso di colpa. Le tue reazioni non sono eccessive né punitive: sono risposte di protezione. Sei una madre, sei incinta, e hai sperimentato più volte che le tue indicazioni non venivano rispettate, soprattutto su aspetti di salute fondamentali per tuo figlio. In queste condizioni, mettere dei limiti chiari è un atto di responsabilità, non di chiusura.
La richiesta di vedere il bambino a casa tua e in tua presenza è una condizione sana, perché ristabilisce ruoli e confini. Il fatto che loro abbiano preferito interrompere i rapporti piuttosto che accettarla indica una difficoltà loro, non tua. Anche il regalo senza biglietto rientra in una comunicazione ambigua che tenta di mantenere un legame con il bambino scavalcando te; rimandarlo indietro è stato un gesto coerente con il limite che avevi posto. Il malore riferito dopo la chiamata al tuo compagno va letto per l’effetto che produce: attiva in lui senso di colpa e lo riporta in un ruolo di figlio che deve riparare, mettendo in difficoltà l’alleanza di coppia. Non è necessario stabilire se sia intenzionale o meno; è importante riconoscere che questo tipo di dinamica non è sana.
Tu non devi scegliere tra apertura e protezione. La relazione è possibile solo se avviene nel rispetto delle regole genitoriali, della tua presenza e senza svalutazioni o pressioni emotive. Se queste condizioni non vengono accettate, il distacco diventa una forma di tutela, non una punizione. Concretamente, può aiutare mantenere una comunicazione breve e sempre uguale, senza spiegazioni o giustificazioni, ribadendo la disponibilità a incontrarsi a casa vostra nel rispetto delle vostre regole. È importante anche che il tuo compagno gestisca direttamente la relazione con la sua famiglia, mentre tu puoi legittimamente scegliere di non partecipare a rapporti che non ti riconoscono nel tuo ruolo di madre. Proteggere te stessa è essenziale, soprattutto in gravidanza. Ridurre l’esposizione ai racconti, alle mediazioni e ai tentativi di coinvolgimento emotivo è una forma di cura. A volte il confine più utile è non sapere.
Infine, è importante accettare che non tutte le famiglie sono in grado di riconoscere i nuovi equilibri. Se qualcuno preferisce rinunciare al rapporto con un nipote piuttosto che rispettare la madre, il problema non è il limite posto, ma l’incapacità di tollerarlo. In questo senso, tuo figlio non sta perdendo una relazione sana, ma viene protetto da una relazione confusa.
Cara utente,
da quello che racconti emerge una situazione di forte logoramento emotivo, che non nasce da un singolo episodio ma da una lunga sequenza di vissuti in cui ti sei sentita giudicata, svalutata, scavalcata nel tuo ruolo di madre e di compagna. È importante dirlo con chiarezza: il tuo stress non è “eccessivo”, è comprensibile alla luce di ciò che hai attraversato, soprattutto in una fase della vita così delicata come quella di una gravidanza avanzata e con un bambino piccolo che ha già avuto problemi di salute.
Nel tuo racconto si coglie un punto centrale: tu non hai chiuso per capriccio o per rigidità, ma dopo aver tentato a lungo di appartenere, di prenderti cura, di costruire un’idea di famiglia allargata. Quando parli degli aiuti economici, dell’investimento emotivo, dell’estate passata ad accudire tua suocera, sembra emergere il desiderio – umano e profondo – di essere riconosciuta come parte della famiglia. Il dolore più grande, forse, non è nemmeno il giudizio in sé, ma il fatto che, nonostante tutto ciò che hai dato, tu sia rimasta “fuori”, facilmente sostituibile, addirittura sospettata di opportunismo.
Il gesto del regalo senza biglietto, così come il tentativo di avere un rapporto diretto con tuo figlio escludendoti, sembra toccare un nodo molto sensibile: quello del confine. In ottica psicoanalitica, quando i confini non vengono riconosciuti, il conflitto non riguarda solo le relazioni esterne, ma investe l’identità. Tu non stai solo difendendo delle regole pratiche (la salute di tuo figlio, il rispetto delle indicazioni mediche), ma stai cercando di proteggere il tuo posto simbolico di madre. E quando questo posto viene ripetutamente ignorato, è naturale che scatti una reazione di chiusura.
Il punto forse più doloroso è il senso di colpa che senti rispetto al tuo compagno. È come se, pur avendo messo dei limiti per tutelare te e i tuoi figli, una parte di te si sentisse responsabile della rottura tra lui e la sua famiglia. Qui potrebbe essere utile interrogarsi: da dove nasce questa responsabilità che ti attribuisci? È davvero tua, o è qualcosa che ti è stato implicitamente consegnato, magari attraverso dinamiche di ricatto emotivo, come il malore riferito dopo la telefonata?
Anche il comportamento della famiglia del tuo compagno sembra muoversi su un piano molto emotivo, più che dialogico: il silenzio, la sparizione, il “stare male” improvviso, possono essere letti come modalità – forse inconsapevoli – di esercitare pressione, più che di cercare un incontro reale. Questo non significa che non soffrano, ma forse che faticano a tollerare un limite che non controllano.
La tua domanda su come mantenere un distacco senza sentirti costantemente sotto assedio è molto importante. Forse, più che trovare la “strategia giusta”, potrebbe essere utile chiederti cosa per te è non negoziabile oggi. Quali sono i confini che ti fanno sentire madre, donna e compagna senza dover continuamente difenderti? E allo stesso tempo, quali paure si attivano in te quando questi confini vengono messi? La paura di essere vista come “cattiva”, di dividere, di far soffrire?
Il fatto che anche il tuo compagno sia in un percorso psicologico suggerisce che questa dinamica coinvolge profondamente entrambi. Forse la sfida più complessa non è solo gestire la sua famiglia, ma continuare a costruire con lui un’alleanza di coppia sufficientemente solida da reggere le pressioni esterne, senza che tu debba sacrificare la tua sicurezza emotiva.
Non ci sono soluzioni semplici, né scelte indolori. Ma il tuo bisogno di protezione, soprattutto in questo momento della vita, non è un segno di chiusura: è un segnale che qualcosa ha bisogno di essere contenuto e rispettato. Dare spazio a questo sentire, senza giudicarlo subito come “troppo”, può essere il primo passo per non rimanere sola a reggere un peso che, in realtà, non dovrebbe essere solo tuo.
Un caro saluto,
Dott.ssa Raffaella Pia Testa
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile mamma, sento la sua preoccupazione, mi dispiace tanto per quello che in questo momento sta vivendo. Si percepisce che lei ed il suo compagno vi volete tanto bene e che tenete ai vostri figli ed alla vostra relazione di coppia e questo è un punto di forza. In questo momento state passando una fase di vita molto delicata, avete un figlio piccolo e lei è il attesa del secondo ed è giustamente delicata e da proteggere. Il vostro nucleo familiare va protetto. E' bello che suo marito vada dalla psicologo ma qui serve un lavoro familiare, una terapia familiare. Dovete proteggere il vostro nucleo familiare. La famiglia di suo marito ha "difficoltà a mantenere i confini" e questo non dona tranquillità al vostro nucleo familiare. Da quello che racconta le modalità che lei ha utilizzato sia con sua suocera e sia con la famiglia d'origine del suo compagno non sono state efficaci. Dovete a mio avviso fare una terapia familiare con una psicoterapeuta familiarista, che si occupi di famiglie che vi aiuterà a capire in che modo relazionarvi con la famiglia d'origine del suo compagno. Questa è una problematica comune in molte famiglie italiane, bisogna aiutare voi genitori a capire come poter al meglio proteggere il vostro nucleo familiare ed imparare a relazionarvi con i suoceri. Spesso i nonni senza volerlo diventano intrusivi e l'aiuto di un familiarista serve proprio a questo, aiutare i neogenitori a saper mettere dei limiti ai suoceri senza offenderli e senza litigare. E' importante che lei ed il suo compagno facciate fronte comune ma prima dovete essere aiutati a comprendere le dinamiche che avvengono con i suoceri ed in generale con la famiglia di lui. E' una situazione risolvibile, non si preoccupi, un bravo psicoterapeuta familiarista vi darà delle risposte. Ne parli prima con suo marito e solo se anche lui è favorevole fate qualche incontro con un familiarista e valutate se le sue osservazioni possono o meno aiutarvi e chiarire.Lei ha fatto bene a porsi questa domanda ed è giusto che con suo marito troviate una soluzione. I suoi suoceri sono anziani, non possono cambiare, la situazione cambia se voi (lei ed il suo compagni) utilizzate metodiche diverse. Quelle fino adesso utilizzate non vi hanno portato risultato quindi forse un punto di vista esterno di un esperto potrebbe esservi utile per chiarirvi le idee e risolvere questo problema che vi crea sofferenza non solo come genitori ma anche come coppia.
Dott.ssa Shana Baratto
Psicologo, Psicologo clinico
Levico Terme
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Mi arriva la sua fatica nello stare in questa situazione ed anche la preoccupazione per come potrebbe evolvere la stessa. Oltretutto, se ho capito bene, si trova al 6 mese di gravidanza, con tutte le attenzioni che comporta e che merita.
La situazione mi sembra complessa: come famiglia vi trovate in un momento importante, dove è necessario preparare uno spazio psichico e fisico per il bambino che arriverà; vostro figlio di 2 anni avrà bisogno delle attenzioni necessarie per proseguire la sua crescita ed al contempo dovrà imparare a condividere le attenzioni di mamma e papà che fino ad ora sono sempre state dedicate a lui; come coppia vi è una situazione di fatica, dove sono stati interrotti i rapporti con la famiglia d'origine del suo compagno ma al contempo c'è la volontà di gestire la situazione in una modalità diversa.
Ci interroga rispetto a come poter gestire queste situazioni mantenendo il distacco; vi sono tanti modi per mettere delle distanze con altre persone.. ma lei ha bisogno di mettere distanze o di mettere maggiori e chiari confini con queste persone? Cosa rappresenta per lei questo distacco? come le permette di stare o cosa le permette di fare?
Penso che un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla ad avere maggiori strumenti nella gestione di alcune situazioni, che attualmente la mettono in difficoltà. Inoltre, la porterebbe ad avere una maggiore consapevolezza rispetto a quella che è la sua modalità di funzionamento; questo le permetterebbe di orientarsi maggiormente nei suoi bisogni e nel perseguimento degli stessi.
Le faccio i migliori auguri per tutto.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto

Psicologa Clinica - Psicodiagnosta - Psicoterapeuta della Gestalt in formazione

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