Mio marito dopo la morte della madre successa circa un anno fa ha passato un periodo di grande nervo

22 risposte
Mio marito dopo la morte della madre successa circa un anno fa ha passato un periodo di grande nervosismo sia verso di me che verso i nostri due figli minorenni sfociato a inizio di quest'anno nella sua decisione di lasciarmi. Inutile dire che mi è crollato il mondo addosso perché la sua motivazione è stata che morta la madre non gli resta più nulla (i figli non sono nulla??), che si sente vecchio (ha 53 anni) e si pone la domanda cosa resterà se lui viene a mancare, mentre io che ho tutto e mi accontento delle mie passioni e del vivere in casa (senza pensare che anche io ho limitato enormemente i miei desideri per non urtare il suo già fragile stato nervoso) non posso capire questo suo desiderio di fare altro, che ora non mi ama più e si sente separato in casa oltre il fatto che inizia ad avere il desiderio di rifarsi una vita con una nuova compagna (che deve ancora trovare perché non mi ha tradito e non pensa di farlo a breve). In tutto questo delirio lui ritiene di voler restare in casa per almeno 3 anni in questa separazione fittizia per tutelare i figli. Io sono oggettivamente in follia, perché dopo questa confessione tra l'altro estorta da me per caso dopo giorni da parte sua di evitamento fisico non ha più voluto affrontare l'argomento da soli (se non nello specificare che se trovo un altro non lo devo portare in casa), ha ripreso a fare cose in casa che in precedenza aveva smesso totalmente di fare come aiutarmi nella quotidianità delle cose (lavare i piatti, cucinare) è anche più sereno con i figli e delle due ci tiene ad uscire come famiglia in quello che organizzo (si interessa pure di cose come il mio compleanno che per lui non sono mai state importanti). È come fosse più sereno nel vedermi soffrire (per non dire bipolare) perché io ora a parte tenere un atteggiamento sereno coi bambini sono oggettivamente a pezzi e non so cosa fare. Con chi ne ho parlato mi dice che è la classica crisi di mezza età, ma che crisi è quella in cui consideri la tua compagna e i tuoi figli un vincolo per non dire niente (è arrivato a dire che la sua famiglia era la madre), però poi non te ne vuoi andare di casa? Una parte di me è come se fosse morta dentro, mi lavo, mi vesto e mi trucco per dignità, ma è come scivolare ogni giorno nella depressione perché ho accanto una persona che pare fare le cose non perché ci ama, ma si sente in colpa. E la cosa assurda è che tutto quello che mi ha rinfacciato sono i valori in cui lui ha sempre creduto: una donna che non avesse troppi grilli per la testa, che amasse figli e la propria casa. E invece ora rappresento solo un vincolo e la noia e quando gli chiedo in cosa non sono cresciuta come le sue aspettative non sa motivarmelo se non come siamo distanti anni luce e tu non mi potrai mai conoscere o raggiungere come mia madre. Se voleva uccidermi dentro sia come donna, compagna e madre c'è riuscito pienamente. Non so quanto a lungo potrò continuare a vivere questa finzione.
Dott. Omar Vitali
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Dalmine
Buongiorno, mi dispiace per quanto sta vivendo. Il lutto è un vero e proprio trauma. Penso che il legame che c'era tra suo marito e la madre defunta fosse "particolare". Durante il lutto vi sono una successione di fasi: NEGAZIONE o RIFIUTO.
RABBIA o PAURA.
CONTRATTAZIONE o PATTEGGIAMENTO.
DEPRESSIONE.
ACCETTAZIONE.
Forse sta proiettando una di queste fasi su di lei, la famiglia. Sarebbe utile per il marito o per la coppia un lavoro psicologico. Quando c'è un lutto il mondo sembra non essere più quello di prima. Cerchi anche lei, immagino quanto sia difficile, reagire di non trovare solo nel matrimonio valvole di sfogo ma di cercare hobby, una rete amicale, passioni. Pensi anche alla possibilità di farsi aiutare da un collega in questa fase critica.
Tanti auguri
Omar

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Dott.ssa Marta Noschese
Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Buongiorno,
quanto descrive è una situazione di grande sofferenza, complessa e profondamente destabilizzante. La perdita della madre di suo marito sembra aver agito come un evento traumatico che ha messo in crisi in modo radicale la sua identità, il senso della propria vita e le relazioni significative. Tuttavia, è importante distinguere il dolore e la confusione che lui sta attraversando dall’impatto concreto e molto reale che le sue scelte e i suoi comportamenti stanno avendo su di lei (e sui vostri figli).

Dalle sue parole emerge un quadro caratterizzato da messaggi fortemente contraddittori: da un lato la dichiarazione di non amarLa più e il desiderio di “rifarsi una vita”, dall’altro la volontà di restare in casa, di riprendere una parvenza di normalità familiare e di mostrarsi più presente e collaborativo. Questa ambivalenza, qualunque ne sia l’origine, genera in lei una condizione emotiva che rischia di compromettere il suo equilibrio.

Vivere accanto a una persona che afferma di restare non per amore ma per senso di colpa o per dovere, mantenendo al contempo il controllo sulle sue scelte future, equivale a una forma di sospensione affettiva che non consente né di elaborare una separazione né di ricostruire una relazione.

È anche importante chiarire che il lutto o una crisi di mezza età non giustificano la svalutazione del partner, la messa in discussione retroattiva dei valori condivisi né l’attribuzione implicita della responsabilità del proprio malessere all’altro.

In questo momento, più che cercare di capire “cosa abbia lui”, appare fondamentale che lei si interroghi su cosa sia sostenibile per sé. La sofferenza che descrive non è un effetto collaterale inevitabile, ma un segnale chiaro che la situazione così com’è non è psicologicamente vivibile nel lungo periodo. Un supporto psicologico per lei può aiutarla a ritrovare un punto di appoggio, a uscire dalla posizione di attesa e a chiarire quali confini siano necessari per tutelare il suo benessere e quello dei suoi figli.

Capire le ragioni di suo marito può avere un senso, ma non può avvenire a costo della sua progressiva perdita di sé. In una relazione, anche nelle fasi di crisi, il dolore di uno non può annullare l’esistenza e i bisogni dell’altro.

Resto a disposizione e le auguro una risoluzione
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, il dolore, la confusione e il senso di annientamento che descrive sono comprensibili e profondi. La perdita della madre sembra aver attivato in Suo marito una crisi identitaria importante, ma questo non giustifica il modo in cui La sta coinvolgendo in una separazione ambigua, senza chiarezza né rispetto per i Suoi tempi emotivi. Vivere accanto a una persona che dichiara di non amare più ma resta per senso di colpa o convenienza può essere estremamente destabilizzante e, nel tempo, logorante. È fondamentale che anche Lei trovi uno spazio per essere ascoltata, per ricostruire confini e per tutelare la Sua salute emotiva e quella dei figli, al di là delle oscillazioni di Suo marito.

Se lo desidera, La invito a un colloquio conoscitivo con me, per approfondire quanto sta vivendo e valutare insieme come orientarsi in modo più chiaro e sostenibile per Lei.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Buonasera, a volte eventi traumatici come la morte di una persona fondamentale (ritenuta così da lui) porta con sè degli strascichi e questo ci va vacillare e perdere la bussola che abbiamo avuto fino a quel momento. Questo non per giustificare ma per provare a capire. Forse il tempo lo farà ricredere o forse no, l'importante è non stare ad aspettare ma ricucire e ricucirsi partendo dai propri valori anche se con difficoltà. Sono momenti duri come hai già sottolineato e quello che si può fare è solo contare su di sè al meglio che possiamo.
Se ha bisogno di uno spazio dove parlare e confrontarsi rimango a disposizione,
Dott.ssa Casumaro Giada
Dott. Daniele Migliore
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione, posso immaginare quanto sia difficile vivere questo momento e quanto sia faticoso.
Da quello che descrive sembra trattarsi di una situazione in cui lei si trova a vivere un lutto “a metà”, senza una separazione chiara né una possibilità reale di riparazione. La morte della madre sembra aver scardinato in suo marito assetti identitari molto profondi, al punto da arrivare a svalutare il legame coniugale.
La situazione attuale la espone a un logoramento continuo e rischia di cronicizzare una sofferenza che diventa sempre più profonda.
Le consiglierei di trovare uno spazio terapeutico che le permetta di tutelare la sua integrità psichica e poter pensare, con i suoi tempi, quali confini siano sostenibili per lei e per i suoi figli.
Le auguro tutto il meglio,

Dott. Daniele Migliore
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Penso sarebbe opportuna una terapia di coppia che affronti i motivi profondi della crisi e le vulnerabilità forse di ambedue i partner. Se suo marito non fosse disponibile, può recarsi lei, anche da sola, da uno psicoterapeuta che dovrebbe poter capire molte cose da ciò che emerge nelle sedute e conseguentemente fornirle strumenti per interagire efficacemente con suo marito e sbloccare/migliorare la situazione che state vivendo.
La Terapia strategico-gestaltica, di cui parlo nel sito a mio nome, può darle maggiori informazioni sulle possibilità di migliorare le relazioni.
Dott.ssa Mabel Morales
Psicologo, Psicologo clinico
Seveso
Buongiorno, grazie per la generosità della sua descrizione, la situazione è profondamente dolorosa e confusiva, ed è comprensibile che oggi lei si senta emotivamente esausta e smarrita. Ciò che emerge non è solo una “crisi individuale” di suo marito, ma una crisi dell’intero sistema familiare, innescata da un lutto non elaborato che ha messo in discussione identità, legami e ruoli.
La perdita della madre sembra aver riattivato in lui temi profondi di appartenenza, dipendenza e senso della vita, che ora vengono agiti nella relazione di coppia attraverso ambivalenza, distanza emotiva e messaggi contraddittori. Questo movimento, però, sta avendo un costo molto alto su di lei, che si trova a vivere una separazione “di fatto” senza chiarezza né riconoscimento del proprio dolore.
Un percorso di sostegno psicologico per lei, o una consulenza di coppia/familiare se ci fossero le condizioni, può aiutarla a:
• dare senso a ciò che sta accadendo senza colpevolizzarsi
• recuperare uno spazio di dignità e chiarezza
• comprendere quali scelte siano realmente sostenibili per il suo benessere e quello dei figli
Non è sbagliato sentire di non poter reggere a lungo questa situazione: il suo dolore merita ascolto e rispetto, non silenzio o attesa indefinita.
La saluto cordialmente
Dott.ssa Mabel Morales
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, leggendo le sue parole si avverte un dolore molto profondo, una sensazione di smarrimento e di ferita che non riguarda solo la fine di un progetto di coppia, ma anche la perdita di un senso di sicurezza, di identità e di valore come donna e come madre. Quello che sta vivendo non è una semplice crisi, è un terremoto emotivo che la costringe ogni giorno a convivere con una persona fisicamente presente ma affettivamente distante, e questo è uno degli scenari più logoranti che si possano affrontare. La morte della madre di suo marito sembra aver rappresentato per lui uno spartiacque, qualcosa che ha riattivato paure profonde legate al tempo che passa, alla propria finitezza, al senso di vuoto. Tuttavia è importante sottolineare un aspetto fondamentale: il dolore di una persona non giustifica l’annullamento emotivo dell’altra. Lei sta cercando di comprendere, di dare un senso, di spiegarsi razionalmente ciò che sta accadendo, mentre intanto vive una separazione imposta, confusa, senza confini chiari, che la tiene sospesa in una sofferenza continua. È comprensibile che lei si senta come se una parte fosse morta dentro. Quando chi abbiamo accanto ci dice che non ci ama più, che si sente separato, che guarda altrove, e allo stesso tempo resta in casa, si comporta in modo apparentemente più presente e “funzionante”, il messaggio che arriva è profondamente contraddittorio. Da una parte parole che tagliano, dall’altra gesti che sembrano rimettere in scena una normalità. Questa incoerenza è destabilizzante perché non permette né di ricostruire né di elaborare una perdita. Lei non può guarire da una ferita che viene riaperta ogni giorno. Il punto più doloroso, e anche più distruttivo per la sua autostima, è il confronto con la figura della madre di lui. Quando una persona viene idealizzata al punto da diventare irraggiungibile, chi sta accanto è destinato a sentirsi sempre inadeguato. Non perché lo sia davvero, ma perché il metro di paragone non è umano, è simbolico. Lei non sta fallendo come compagna o come donna, sta semplicemente pagando il prezzo di un confronto impossibile, che nulla ha a che fare con il suo valore reale. Il fatto che lui oggi appaia più sereno mentre lei soffre può essere vissuto come una crudeltà, ma spesso accade che chi prende una decisione di distacco provi un senso di sollievo immediato, mentre chi subisce la decisione resta immerso nel dolore. Questo non significa che lei sia più fragile o meno capace, significa solo che i tempi emotivi sono diversi. Lei sta ancora cercando di tenere insieme ciò che per lui, interiormente, è già crollato. È importante che lei inizi a chiedersi non cosa sta succedendo a lui, ma cosa sta succedendo a lei. Vivere per anni in una separazione fittizia, senza un progetto condiviso, senza chiarezza, senza reciprocità, rischia di consumarla lentamente. I figli hanno bisogno di stabilità, ma anche di una madre viva, non di una donna che si annulla per mantenere una facciata. Proteggere i figli non significa sacrificare se stessi fino a sparire. Lei sta mostrando una grande dignità nel continuare a prendersi cura di sé e dei bambini, ma la dignità da sola non basta a nutrire una relazione né a sostenere una sofferenza così prolungata. Il suo dolore ha diritto di esistere, di essere ascoltato e rispettato. Se questa finzione le sta togliendo il respiro, è un segnale che non va ignorato. Non è vero che lei rappresenta solo un vincolo o la noia. Quelle sono parole che parlano del suo mondo interno, non della sua persona. Lei non è stata “uccisa” come donna o come madre, anche se ora si sente così. È ferita, sì, ma non annullata. Ritrovare un confine, una voce, uno spazio in cui poter dire cosa è tollerabile e cosa no, diventa fondamentale per non perdersi completamente. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Luigi Pignatelli
Psicologo, Psicologo clinico
Taranto
Quello che descrivi è una situazione profondamente destabilizzante e il tuo smarrimento è più che comprensibile. Non stai “esagerando”: stai vivendo un lutto doppio, quello per la morte di tua suocera e quello, forse ancora più doloroso, per la perdita emotiva di tuo marito mentre è fisicamente presente. Il comportamento di tuo marito è compatibile con un lutto complicato intrecciato a una crisi identitaria di mezza età. La frase chiave è quella che riferisci: “la mia famiglia era mia madre”. Questo indica un legame di dipendenza emotiva non risolto, in cui la tua figura – e persino quella dei figli – non riesce a essere investita come base affettiva primaria. Non è colpa tua, né dice nulla sul tuo valore come donna o madre. La “separazione in casa” che lui propone non tutela i figli: li espone a una relazione ambigua, fredda e carica di tensione, e ti costringe a una sofferenza cronica che rischia seriamente di sfociare in depressione. Il fatto che ora sia più collaborativo e “sereno” non è amore ritrovato: spesso è alleggerimento del senso di colpa dopo aver scaricato su di te una decisione devastante.
C’è un punto cruciale da chiarire, prima di tutto per te: puoi reggere a lungo una vita accanto a un uomo che non ti sceglie, non ti ama più, ma non se ne va?
Non è una sconfitta ammettere che questa finzione ti sta consumando. È lucidità. A questo punto è fondamentale che tu abbia uno spazio tuo di sostegno psicologico, indipendente da lui, per proteggerti, ritrovare centratura e fare chiarezza su quali limiti non sei più disposta a superare.
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
È comprensibile che si senta “in follia”: quando il legame che per anni ha dato senso, stabilità e identità viene improvvisamente rimesso in discussione, la mente e il corpo reagiscono con smarrimento, angoscia e una sensazione di svuotamento che somiglia molto a un lutto vero e proprio.
La morte della madre di suo marito sembra aver agito come un evento di rottura profonda del suo equilibrio interno. In alcune persone, soprattutto quando il legame con il genitore è stato centrale e fondante, la perdita può riattivare paure primarie legate al tempo che passa, alla propria finitezza e al senso della vita. In questo stato di disorganizzazione emotiva, ciò che prima dava struttura e identità può improvvisamente essere vissuto come un vincolo soffocante, non perché lo sia realmente, ma perché entra in collisione con un bisogno urgente, spesso confuso, di ridefinirsi e di sentire di esistere ancora come individuo separato. Questo non rende meno dolorose le sue parole, né le giustifica, ma può aiutare a comprendere che ciò che lui dice parla più del suo smarrimento che di un reale giudizio su di lei o sui figli.
È importante dirlo con chiarezza: ciò che lei sta vivendo non è una semplice crisi di mezza età da archiviare con leggerezza, né una sua incapacità di comprendere. È una situazione relazionale altamente stressante, che la espone a un rischio concreto di scivolare in uno stato depressivo reattivo. Il suo dolore non è un segno di debolezza, ma la reazione di una persona che sta cercando di restare in piedi mentre il terreno sotto di lei è diventato instabile.

Arriva un momento, e forse lei è molto vicina a questo punto, in cui la domanda non è più “come posso aiutarlo o capirlo”, ma “quanto questa situazione è sostenibile per me, e a che prezzo”. Proteggere i figli non significa necessariamente mantenere una finzione che logora uno dei genitori; spesso significa anche mostrare che il dolore può essere riconosciuto e affrontato con rispetto. Lei ha diritto a una chiarezza, a confini più definiti e a non essere lasciata sola in un limbo che sembra servire soprattutto a placare il conflitto interno di suo marito.

In questo momento, più che cercare risposte definitive sul futuro della coppia, può essere fondamentale che lei trovi uno spazio in cui il suo dolore venga accolto e pensato, senza giudizio e senza urgenza di “tenere duro”. Prendersi cura di sé non è un tradimento della famiglia, ma un atto di responsabilità verso se stessa e verso i suoi figli. La finzione, come lei stessa intuisce, ha un costo emotivo altissimo; riconoscerlo è già un primo passo per tornare lentamente a sentire che, nonostante tutto, lei esiste ancora come persona, con una dignità e un valore che nessuna crisi altrui può cancellare.
Dott.ssa Aurora Quaranta
Psicologo, Psicologo clinico
Vimodrone
Quello che stai vivendo è profondamente traumatico. Stai subendo una perdita ambigua: tuo marito è fisicamente presente ma emotivamente assente, e questo logora più di una separazione chiara. Il suo dolore per la madre sembra aver riattivato una crisi identitaria profonda, ma non giustifica l’annullamento del tuo valore né la confusione che sta creando.

Tu non sei “sbagliata” né insufficiente: stai pagando il prezzo di un lutto che lui non sta elaborando e che sta proiettando su di te. Vivere in questa finzione, per “tutelare i figli”, rischia invece di consumarti. Ora la priorità sei tu: serve uno spazio tuo di sostegno (terapia, mediazione, consulenza legale anche solo informativa) per uscire dall’isolamento e riprendere confini chiari.

Non devi decidere tutto subito, ma non sei obbligata a morire lentamente per tenere in piedi qualcosa che esiste solo a metà. Il tuo dolore ha senso, e merita ascolto.
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Gentile utente,
leggendo le sue parole si percepisce con grande chiarezza la profondità del dolore, della confusione e dello smarrimento che sta vivendo. Quello che descrive non è “esagerazione” né fragilità: è la reazione comprensibile di una persona che si è vista privare improvvisamente del senso del legame, mentre l’altro resta fisicamente presente ma emotivamente assente.
Provo a restituirle alcuni punti chiave, con uno sguardo clinico e relazionale.
1. Il lutto di suo marito non è solo per la madre, ma per l’identità
La morte della madre sembra aver fatto crollare l’assetto identitario di suo marito. In molte storie familiari, soprattutto quando il legame madre–figlio è stato molto centrale, la perdita può riattivare vissuti di vuoto, inutilità, paura della morte e del tempo che passa.
Questo però spiega, non giustifica, il modo in cui lei e i figli siete stati emotivamente esclusi dal suo racconto interno.
Quando lui dice che “la sua famiglia era la madre”, sta parlando di un mondo interno congelato, non di una verità oggettiva. Ma il danno che queste parole producono è reale.
2. La contraddizione che lei vive è ciò che la sta logorando
Lei non sta impazzendo. Sta vivendo una dissonanza relazionale fortissima:
• lui dice di non amarla più
• ma resta in casa
• si riavvicina nei comportamenti
• fa il “padre presente”
• condivide momenti familiari
• pone però regole di controllo (lei non può rifarsi una vita)
Questo è ciò che, in terapia sistemica, chiamiamo relazione ambigua o a doppio legame:
le parole separano, i comportamenti riavvicinano.
E il risultato è devastante per chi resta “in mezzo”, perché non può né elaborare una perdita né sentirsi amata.
3. La “separazione fittizia” non tutela i figli, li espone
Capisco il suo tentativo di proteggere i bambini mantenendo una facciata di serenità, ma è importante dirlo con chiarezza:
una convivenza emotivamente falsa, carica di sofferenza non detta, non è neutra per i figli.
I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di confini chiari.
Crescere in una casa dove uno dei due genitori è presente per senso di colpa e l’altro è invisibilmente distrutto è un carico emotivo enorme, anche se non viene verbalizzato.
4. Il paragone con la madre è una ferita narcisistica profonda
Quando lui dice che lei “non potrà mai essere conosciuta o raggiunta come sua madre”, non sta parlando di lei:
sta confondendo i piani.
Una compagna non è una madre.
Un matrimonio non è un rapporto filiale.
Quel confronto è ingiusto, irrealistico e profondamente svalutante. Ed è comprensibile che lei si senta “uccisa dentro” come donna e come moglie.
5. Lei non è noia, vincolo o mancanza di crescita
Lei descrive una donna che ha rinunciato, contenuto, adattato se stessa per sostenere un partner fragile.
Questo non è immobilismo: è lealtà relazionale.
Che oggi venga trasformato in un’accusa è uno dei meccanismi difensivi più dolorosi per chi lo subisce.
6. La domanda più importante ora non è “lui cosa farà”, ma “lei quanto può reggere”
La sensazione che descrive – vivere per dignità, funzionare ma sentirsi spenta – è un campanello clinico serio.
Non significa che lei sia già in depressione, ma che sta consumando risorse emotive vitali in una situazione che non dipende più solo da lei.
Lei ha diritto a chiedersi:
• Quanto posso restare in questa finzione senza perdermi?
• Che modello relazionale sto offrendo ai miei figli?
• Chi si sta prendendo cura di me, mentre io tengo insieme tutto?
7. Un passo necessario: uno spazio di cura per lei (e possibilmente per la coppia)
In una situazione così complessa, non è realistico né sano affrontarla da sola.
Un percorso psicologico per lei è fortemente indicato, non perché “non ce la fa”, ma perché sta vivendo un trauma relazionale in corso.
Solo successivamente si potrà valutare se esistono le condizioni per un lavoro di coppia, ma oggi la priorità è la sua tenuta emotiva.
Concludo dicendole una cosa con estrema chiarezza:
lei non è sbagliata, non è mancata, non è inferiore.
Sta cercando di sopravvivere in una relazione che ha cambiato le regole senza darle il tempo né lo spazio per capire.
Si merita ascolto, chiarezza e rispetto.
E, soprattutto, non è sola nel sentire quello che sente.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Isabella Maria Burinato
Psicologo, Professional counselor, Psicologo clinico
Desio
Buongiorno, talvolta il rapporto con la madre, specialmente per un uomo, tiene attive situazioni frustranti di doveri e aspettative che per tutta la vita hanno condizionato le scelte del figlio. Ora, non è possibile in questo contesto, fare un'analisi seria della relazione madre-figlio ma è evidente che con la dipartita della madre qualcosa si è rotto.
La situazione ideale sarebbe quella di intraprendere una terapia di coppia, anche per la tutela dei figli, in modo da capire se il problema siete effettivamente "voi" o se c'è altro che disturba il vostro equilibrio. E' chiaro che per intraprendere un percorso di questo tipo anche il marito dovrebbe essere d'accordo.
Diversamente lei si dovrà fare carico della situazione, smettere di subirla, e iniziare ad accettarla trovando quelle risorse, dentro di sè, che le permetteranno di ricominciare a riorganizzarsi in una vita nuova. Non si fermi ai lati negativi di questa situazione ma inizi a guardarla con occhi diversi cercando qualcosa che possa darle più valore come donna e non solo come madre o moglie. Le consiglio un percorso psicologico individuale e, se il marito acconsente, una terapia di coppia.
Dott.ssa Asia Fulgenzi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
prima di tutto voglio dirle una cosa con molta chiarezza: il dolore e la confusione che sta vivendo sono profondamente comprensibili e meritano ascolto Quello che descrive non è una “normale difficoltà di coppia”, ma una situazione emotivamente molto destabilizzante, in cui lei si trova esposta a messaggi contraddittori e a una sofferenza che, di fatto, viene negata.

La morte della madre di suo marito è certamente un evento traumatico che può mettere in crisi l’intera identità di una persona, soprattutto quando quel legame forse non è mai stato pienamente separato. In questi casi non è raro che il lutto non venga elaborato, ma agito: attraverso nervosismo, ritiro emotivo, svalutazione dei legami presenti.

Le parole che lui le ha rivolto (“non mi resta più nulla”, “la mia famiglia era mia madre”, così come la condivisione della fantasia di rifarsi una vita) sono parole estremamente violente sul piano psicologico, indipendentemente dal fatto che siano pronunciate in uno stato di sofferenza. Colpiscono la sua identità di donna, di compagna e di madre e non possono essere ridotte a una semplice “crisi di mezza età”. Allo stesso modo, la scelta di dichiararsi separato ma continuare a vivere in casa crea un assetto profondamente confondente, che rischia di essere molto dannoso per la sua salute psichica, perché la costringe a vivere in uno stato di sospensione continua, senza la possibilità di elaborare né una relazione né una separazione. Quello che lei descrive " sentirsi svuotata, andare avanti per dignità, scivolare lentamente verso uno stato depressivo" è un segnale serio, che non va ignorato.

Forse, a questo punto, può essere utile fermarsi e chiedersi:
chi sta tutelando lei, in tutto questo?
Che spazio ha il suo dolore, oltre a quello di suo marito?

Lei non puo' essere “il vincolo”, né la noia, né l’ostacolo alla vita di qualcuno. Sta attraversando una situazione estremamente complessa e dolorosa e, probabilmente, ha bisogno di uno spazio in cui possa rimettere al centro sé stessa, distinguere ciò che le appartiene da ciò che non le appartiene e ritrovare un po’ di terra sotto i piedi, per poter fare scelte che non siano dettate solo dalla sopravvivenza emotiva. La abbraccio!
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una sofferenza profonda e comprensibile, legata a una situazione fortemente ambigua e destabilizzante. La perdita della madre sembra aver innescato in suo marito una crisi identitaria e personale, che oggi si esprime con confusione, contraddizioni e messaggi emotivi molto disorganizzanti per lei.
Questa situazione può essere molto logorante e rischia di minare profondamente la sua salute emotiva.
Al di là delle difficoltà di suo marito, è importante che anche il suo dolore trovi spazio e tutela. Un percorso psicologico per lei, e se possibile un confronto di coppia mediato, può aiutarla a fare chiarezza su cosa è sostenibile per lei e su come proteggere se stessa e i suoi figli da una situazione che oggi appare emotivamente molto costosa.
Un saluto
Dott.ssa Alessandra Motta
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Quello che descrive è una situazione emotivamente molto pesante e comprensibilmente destabilizzante. Dopo un lutto importante, alcune persone entrano in una crisi profonda che non riguarda davvero il partner o i figli, ma il senso della propria identità e della propria vita. In questi casi può comparire una sorta di “separazione emotiva” senza una reale decisione, fatta di ambivalenze, sensi di colpa e comportamenti contraddittori, che però lascia l’altro in una sofferenza continua. Il punto centrale ora non è interpretare le sue parole, ma tutelare lei e i suoi figli da una convivenza che rischia di diventare logorante. Un supporto psicologico può aiutarla a ritrovare lucidità, confini e forza decisionale, per uscire da questa sospensione che oggi la sta consumando più di una separazione chiara.
Dott.ssa Alina Mustatea
Psicologo, Psicologo clinico
Pomezia
Gentile Signora,
il dolore che descrive è profondo e reale. Sta vivendo una perdita multipla nello stesso tempo la morte di sua suocera, la frattura del legame coniugale e la sensazione di non essere più vista né scelta come donna e come compagna. È comprensibile che tutto questo la stia portando verso uno stato di forte sofferenza emotiva, fino a sentirsi svuotata e senza appigli.
Quello che emerge dalle parole di suo marito sembra più vicino a un lutto non elaborato che a una decisione realmente pensata e responsabile. Quando una persona perde la figura affettiva centrale della propria vita, come sembra essere stata la madre per lui, può andare incontro a una crisi identitaria molto profonda. In questi casi il dolore viene spesso spostato all’esterno, sul partner e sulla famiglia, vissuti non come risorse ma come limiti che ricordano il tempo che passa e la paura della fine. Questo però non giustifica il modo in cui lei viene messa da parte né il carico emotivo che le viene lasciato addosso.
La situazione che descrive, una separazione dichiarata ma non agita, una convivenza ambigua, gesti di apparente normalità che convivono con parole che distruggono, è estremamente destabilizzante. Vivere accanto a qualcuno che dice di non amare più ma resta per senso di colpa o per paura, espone a un logoramento psicologico profondo. Non è strano che lei si senta come se una parte di sé fosse morta, perché questa incertezza continua impedisce qualsiasi elaborazione e qualsiasi possibilità di ripresa.
È importante che lei tenga fermo un punto. Lei non è sbagliata, non è un vincolo, non è meno donna o meno madre perché qualcuno oggi non riesce più a riconoscerla. Il paragone costante con la figura materna di lui è un terreno impossibile da abitare e non le spetta colmarlo. Nessuna relazione di coppia può reggere se uno dei due viene chiamato a essere qualcosa che non è, né se l’altro resta sospeso senza assumersi una responsabilità chiara.
In questo momento lei ha bisogno di uno spazio suo, protetto, in cui poter rimettere ordine, ritrovare dignità emotiva e capire fino a dove può reggere questa finzione senza perdere se stessa. Non per salvare a tutti i costi il matrimonio, ma per salvare lei. Se sente che da sola non ce la fa più, chiedere aiuto non è una resa ma un atto di forza e di cura verso di sé e verso i suoi figli.

Un caro saluto
Dottoressa Alina Mustatea
Dott.ssa Silvana Grilli
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buonasera, quella che descrive è una situazione estremamente dolorosa e complessa, in cui si trova a vivere una condizione emotivamente insostenibile. Il suo smarrimento è più che comprensibile.
Suo marito sembra attraversare una profonda crisi legata al lutto per la madre, in cui probabilmente non riesce a elaborare la perdita e mette in discussione tutta la sua vita in modo confuso e contraddittorio. Il suo comportamento - dichiarare di volersi separare ma restare in casa, svalutare la famiglia ma poi cercare momenti di condivisione - suggerisce che anche lui sia in grande difficoltà.
Tuttavia, è fondamentale che lei si prenda cura di sé in questo momento. Ciò che descrive - la sensazione di "scivolare nella depressione", di essere "morta dentro" - richiede attenzione immediata.
Il mio suggerimento è di iniziare un percorso terapeutico individuale per elaborare ciò che sta vivendo. È essenziale non rimanere isolata con questa sofferenza. Potrebbe anche valutare, se suo marito fosse disponibile, una terapia di coppia.
Vivere in questa "separazione fittizia" senza confronto reale e senza limiti di tempo chiari rischia di logorarvi ulteriormente. Uno spazio terapeutico potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza su questa situazione e su come affrontarla.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che l'auti a mettere in primo piano le sue esigenze, rispetto a quelle di un marito che non la sta assolutamente rispettando. Cordiali saluti.
Dott.ssa Shana Baratto
Psicologo, Psicologo clinico
Levico Terme
Gentile utente,
grazie per la sua condivisione. Mi arriva la sua fatica ed il suo disorientamento per questa situazione che, da quanto racconta, in poco tempo ha stravolto la sua vita.
Ho letto con attenzione il suo racconto, e sebbene abbia descritto dettagliatamente la reazione di suo marito successivamente alla perdita della madre, mi è meno chiaro quello che è il suo vissuto. Suo marito ha espresso quelle che sono le sue intenzionalità, ma le sue quali sono? Lei è d'accordo con quanto proposto?
Penso che un percorso psicologico potrebbe aiutarla in questo momento di grande fatica per comprendere maggiormente quelle che sono le sue intenzionalità e per trovare un nuovo orientamento; inoltre potrebbe sostenerla nella comprensione di quella che è la sua modalità di funzionamento nelle relazioni.
Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
Psicologa Clinica - Psicodiagnosta - Psicoterapeuta della Gestalt in formazione
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile Signora,
quello che descrive è una situazione emotivamente molto complessa e dolorosa, e il suo smarrimento è assolutamente comprensibile. La perdita della madre di suo marito sembra aver rappresentato un evento traumatico che ha messo in crisi in modo profondo la sua identità, il senso del tempo che passa, il significato dei legami e della propria vita. In alcune persone il lutto non elaborato può manifestarsi non tanto come tristezza, ma come irritabilità, distacco emotivo, svalutazione dei legami affettivi, bisogno di “fuga” o di ridefinirsi altrove.

Quello che lei coglie come contraddittorio – il dichiarare di non amarvi più e, allo stesso tempo, restare in casa, riattivarsi come padre e partner “funzionante”, mostrarsi più sereno – è in realtà spesso il segnale di una forte ambivalenza interna. Da un lato il desiderio di separazione e di “altra vita”, dall’altro il senso di colpa, la paura di distruggere la famiglia, il bisogno di mantenere un’immagine di sé coerente con i propri valori. Questa oscillazione può essere molto destabilizzante per chi la subisce, perché impedisce qualsiasi chiarezza e lascia l’altro sospeso in una sorta di limbo emotivo.

È importante sottolineare che ciò che lei sta vivendo non è una sua fragilità personale, ma una reazione comprensibile a una situazione relazionale profondamente invalidante: vivere accanto a qualcuno che dichiara il distacco ma continua a occupare lo spazio affettivo e familiare, senza assumersi fino in fondo la responsabilità di una scelta. Questo, nel tempo, può erodere l’autostima, il senso di identità e favorire sintomi depressivi, come lei stessa sta lucidamente riconoscendo.

Che si tratti o meno di una “crisi di mezza età” è secondario: le etichette spiegano poco se non si entra nel significato personale che questa crisi ha per lui e, soprattutto, nell’impatto che ha su di lei e sui figli. Il fatto che lei venga implicitamente paragonata a una figura idealizzata come la madre è un elemento molto delicato, che parla di dinamiche profonde e irrisolte e che nulla ha a che fare con il suo valore come donna, compagna o madre.

In questo momento, più che cercare di capire “cosa abbia lui”, è fondamentale che lei si prenda cura di sé e del suo equilibrio psicologico. Restare a lungo in una “finzione” relazionale, come la definisce, può essere molto logorante. Un percorso con uno specialista può aiutarla a dare un senso a ciò che sta accadendo, a proteggere la sua salute emotiva e a capire quali confini siano per lei sostenibili, anche nell’interesse dei figli.

Vista la complessità della situazione, è davvero consigliabile un approfondimento con uno psicologo o uno psicoterapeuta, per avere uno spazio di ascolto, chiarezza e sostegno in una fase così delicata della sua vita.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve,
la sofferenza che descrive è profonda e comprensibile: sta vivendo un vero e proprio lutto, non solo per la perdita della relazione, ma anche per la trasformazione dolorosa della persona che aveva accanto.
Il comportamento di suo marito sembra esprimere una crisi complessa, probabilmente intrecciata al lutto e a una forte confusione identitaria, ma questo non rende meno legittimo il dolore che Lei e i suoi figli state vivendo.
Restare in una “separazione fittizia” senza chiarezza rischia di prolungare la sua sofferenza e di impedirle di tutelarsi emotivamente. È importante che Lei non resti sola in questo momento e che trovi uno spazio in cui poter elaborare ciò che sta accadendo e capire quali limiti siano per Lei sostenibili.
Se lo desidera, può scrivermi e sarò disponibile ad aiutarla a individuare un professionista qualificato nella zona in cui vive, che possa offrirle un supporto adeguato in questa fase così delicata.
Un cordiale saluto.

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