Domande del paziente (43)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
Capisco la sua preoccupazione. Non deve essere semplice per una madre vedere la propria figlia aver paura di nutrirsi, sebbene non in ogni situazione. Il nutrimento rappresenta tante cose:...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio,
Prima di tutto, grazie per essersi aperta: anche se per iscritto, immagino che non sia facile per lei parlare di queste sensazioni che mi sembra la turbino molto. Se ci fosse la possibilità,...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Innanzitutto, mi dispiace per la sua perdita. Non conosco i dettagli della vostra relazione, ma i sogni che lei porta (che per essere "interpretati" necessitano di un approfondimento entro...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Non penso che ci sia utile categorizzare il suo comportamento rispetto a Meta AI come "follia": forse ci è più utile riflettere su quando precisamente ha avuto inizio e cosa stava accadendo...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Mi colpisce la domanda con cui ha chiuso il suo scritto: "sono io il problema o sono gli altri?". Forse una risposta potrebbe essere che il "problema" non è in lei e non è negli altri, ma la...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Comprendo che sia un periodo difficile e doloroso. Le separazioni possono essere molto faticose, richiedono di rinunciare all'idea di Sé in coppia che si era formata e ricostruirsi. Questo...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
Grazie per essersi aperto. Mi sembra di capire che sta cercando dei consigli per poter avvicinarsi al suo scopo di "approcciare le ragazze". Io sono psicologa, e sento che alla mia professione...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno Matteo. Questa situazione che ha descritto sembra molto intricata e la sensazione è che lei faccia fatica a districarsi, come se fosse tra le sabbie mobili. Non posso indagare i comportamenti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. Immagino che sia una situazione molto complessa, frustrante e dolorosa. Non conosco i dettagli della problematica del suo compagno, ma mi chiedo se ci sia un modo per giungere comunque a piacere,... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. Un trauma può (ma non necessariamente) portare con sé delle difficoltà successive, di diverso tipo e variabili da persona a persona. Ciò che può aiutarla è comprendere che senso ha il suo sintomo... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, immagino che questi pensieri debbano essere fastidiosi e spaventosi e comprendo la sua preoccupazione. Dei pensieri di tipo paranoideo possono insorgere per vari motivi e, prima di parlare di... Altro
Salve , mia figlia 7 anni mangia solo pasta bianca, carne e pollo.niente frutta niente verdure niente legumi. Ho provato in tutti i modi niente non assaggia se insisto vomita. Come posso approcciarmi a lei per stimolarla ad assaggiare qualcosa? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, comprendo le sue preoccupazioni per sua figlia. Una selettività alimentare può essere legata a diverse motivazioni. Prima di ragionare su come approcciare ad essa, può essere importante approfondire tali motivi alla base. Ha già fatto controlli di natura medica? In caso affermativo, le suggerirei un approfondimento psicologico per comprendere insieme ad un professionista la natura delle difficoltà di sua figlia e le strategie migliori per affrontarle.
Buonasera, sono la mamma di Diego un ragazzo di quasi 14 anni dolce, gentile da sempre..sin da piccolo è sempre statoi un bambino molto vivace ammetto di averlo contenuto abbastanza con continui richiami, ma era veramente un terremoto . I primi anni della scuola dell infanzia sono stati duri, cercava di attirare l attenzione ..scarabocchiando il foglio del compagno, facendo piccoli dispetti, e non c'è stato giorno in cui le sue maestre non mi abbiano fermato per riferirmi tutto ciò..feci anche i controllo per verificare nel caso fosse ADHH ..ma nulla mi fu solo detto che era un ragazzino dal temperamento dinamico!Gli anni delle elementari sono trascorsi tranquilli, vivace ma nulla di che! Gli anni delle medie invece sono stati tosti! Ora è in terza media la sua classe è composta da un gruppo maschile che si trascina dalla materna , ed in piu giocano anche a basket insieme da anni..beh lui si è sempre sentito escluso , non accettato a pieno sebbene siano usciti anche tante volte insieme, come se questo fosse un gruppo ermetico !La sua risposta a cio è che risulta infantile, è come se ogni giorno dovesse fare intrattenimento , chiaramente afferma "se non faccio ridere mi sento non valido"si agita, esagera e per far ridere ha preso anche una nota disciplinare! inutile stare a dire che in casa parliamo tantissimo cerco di fargli capire che non deve performare per valere....ma la mia paura piu grande è che possa crescere insicuro e che x tutta la vita abbia questa richiesta di attenzioni.. cosa dobbiamo fare?grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, grazie per essersi raccontata. Suo figlio Diego, che da quanto capisco ha sempre avuto un temperamento energico, sta adesso attraversando la fase adolescenziale e sta forse iniziando a interrogarsi sulla sua identità. La domanda "chi sono io?" si affaccia spesso alla mente degli adolescenti e per qualcuno può essere particolarmente doloroso sentirsi ancora senza risposta, oppure sentirsi incastrato in vecchie risposte che descrivono più il Sé bambino che il Sé che cerca di diventare adulto. Mi chiedo se abbiate valutato la possibilità che Diego sia accompagnato da un professionista in questo delicato processo, affinché possa essere aiutato a trovare le proprie personali risposte in modo armonico.
Ho un vissuto problematico con il cibo da quando ho memoria. Da quando ho 6 anni vivo un rapporto conflittuale tra desiderio e repulsione. Ho fatto diete, di tutti i tipi possibili, che ho sempre portato a termine con successo, ma vivendole come una privazione dalla mia “dipendenza” ne annullavo l’effetto non appena le terminavo, riprendendo tutti i chili che avevo perso. Sono pienamente consapevole delle mie difficoltà e dell’approccio adeguato per poter raggiungere il peso e la forma fisica che vorrei ma mi rendo conto che le mie emozioni, sempre di più, bloccano la mia parte razionale e prendono il sopravvento. Sono entrata in un circolo vizioso da cui non riesco ad uscire. Ho consultato specialisti che mi hanno sempre indirizzato su metodi pratici invece di lavorare sulle emozioni e sulla dipendenza per il cibo. Vorrei arrivare ad eliminare questa dipendenza e considerare il cibo come un mezzo di sussistenza e basta. Come posso fare?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera. Prima di tutto, la ringrazio per essersi aperta rispetto al suo rapporto con il cibo e, soprattutto, rispetto ai suoi vissuti emotivi, che meritano spazio. Il cibo rappresenta per noi esseri umani molte cose: un mezzo di sopravvivenza, una fonte di piacere, una modalità di socializzazione; a volte, a seconda della storia di ciascuno, può diventare anche premio o punizione, oppure può diventare un modo per esprimere le proprie emozioni, che non trovano spazio altrove. Potrebbe essere importante per lei affrontare un percorso psicologico che la aiuti a capire quale significato ha assunto il cibo per lei, nella sua storia, e quali significati nuovi vi si può attribuire, per costruire un rapporto con il cibo più sereno.
Buongiorno, sono una ragazza di quasi 18 anni e scrivo perché vivo una situazione che non riesco a controllare. Premessa: il tutto è iniziato a 12 anni, poi a dai 14/15 ai 16 sembrava essere migliorata la situazione, ma adesso è peggio di prima.
A 12 anni ho iniziato ad avere l'impulso di strapparmi ciglia e sopracciglia, mentre adesso si sono aggiunti anche i capelli e il gesto è diventato molto più frequente e sistematico.
Inoltre, è dai 12 anni che penso di non avere un rapporto sano con il cibo: i primi anni era stata una cosa anche più o meno sopportabile, che si è risolta da sola (periodi di restrizione col cibo), invece nell'ultimo anno non fa che peggiorare (per farla breve abbuffate/restrizioni).
Non voglio dire che i due problemi siano collegati l'uno con l'altro perchè sono la prima che non riesce a darsi una risposta o controllarsi da sola, il che mi fa sentire come se non fossi cresciuta affatto, anzi avevo più autocontrollo a 12 anni.
Non so bene quale sia il mio obiettivo scrivendo tutto questo e non vorrei nemmeno essermi esposta troppo, ma lo considero un passo avanti piuttosto che continuare a parlare dei miei problemi con una AI.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio e grazie per esserti aperta, immagino che non sia stato facile. Parlare di ciò che non va e chiedere aiuto è un gesto di grande responsabilità, ma spesso spaventa: c'è la paura di "esporsi", come hai detto tu, e di mostrarsi fragile; c'è la paura di non essere presi sul serio, e di non ricevere l'aiuto sperato. Il posto più opportuno dove tu possa trovare il giusto aiuto è, a mio parere, la stanza di uno psicologo o di una psicologa: solo all'interno di una relazione terapeutica autentica potrai riuscire a capire l'origine delle tue problematiche, le loro connessioni, le loro motivazioni, e successivamente potrai trovare delle risposte diverse a quei bisogni che cercano un esaudimento nei sintomi. Spero che riuscirai a trovare un/una professionista che sappia accompagnarti in questo delicato e importante processo.
Buongiorno, sono un ragazzo di 22 anni che vive la vita in un grigio perenne. Il mio problema? La sensazione di non essere mai scelto, nel senso, ho 22 anni e non ho mai avuto una ragazza, ma non solo quello, ormai non riesco neanche più ad approcciarmi con una ragazza se non la conosco, fatico a continuare un discorso non riesco a tenere il contatto visivo e varie cose che forse una persona di 22 anni dovrebbe riuscire a fare. È come se andassi in blocco, evito anche di affezionarmi o cose del genere perché tanto so già che non finirà come voglio io. Prima associavo la cosa del non trovare una ragazza con il mio aspetto fisico, ma con il tempo ho capito che non è quello, anche perché ho migliorato di molto il mio aspetto, certe volte mi sembra di essere destinato a non poter trovare l’amore, mi sembra di essere noioso, di non essere mai abbastanza, mi sembra di essere proprio io il problema ed è da 22 anni così. So che molti diranno “non sei in ritardo ognuno ha i suoi tempi” ma allora a questo punto mi chiedo, quanto sono lunghi i miei tempi? Quanto ancora dovrà durare questa cosa? Per quanto ancora dovrò vedere i miei amici con le loro fidanzate e io dovrò cercarmi altri amici non fidanzati per uscire? So che magari potrà sembrare una banalità, ma ho bisogno di poter amare e di essere amato e invece sono anni che lotto con me stesso e che vivo questa situazione, una situazione che mi logora da fin troppo tempo e certe volte mi fa dire che forse è così che deve andare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, grazie per essersi mostrato così in profondità. Quello di cui sta parlando sembrano essere difficoltà relazionali che hanno un'origine lontana, e mi chiedo se ha già valutato la possibilità di intraprendere un percorso psicologico per comprendere meglio quale sia questa origine e come, nel qui e ora, lei possa trovare un modo di impedire alle sue insicurezze di limitare la sua vita relazionale. Giustamente, lei si chiede quanto "i suoi tempi" debbano essere lunghi, e percepisco fatica e frustrazione. Forse un percorso psicologico potrebbe aiutarla a calarsi meglio nel suo tempo e a comprendere come poterlo vivere a pieno, per trovare quella serenità che desidera.
Salve, volevo chiedere un consiglio a voi dottori che siete sicuramente più esperti di me. Voglio iniziare un percorso di psicoterapia e per questo è da giorni che cerco di informarmi sui professionisti presenti nella mia zona o in zone comunque facilmente raggiungibili, cercando di capire dalle recensioni e dai loro profili chi possa essere più adatto a me e alle mie esigenze. Alcuni profili che ho trovato sono di psicologi che stanno finendo la scuola di psicoterapia, alcuni infatti si presentano come "psicologo e psicoterapeuta in formazione". Tra i vari profili, devo ammettere che mi hanno un po' convinta due in particolare che si definiscono in questo modo. Il problema però è che ho appunto il dubbio che, non essendo ancora psicoterapeuti a tutti gli effetti, non possano essere di aiuto per me. Secondo voi, fare delle sedute con psicologi specializzandi in psicoterapia può essere utile/andar bene oppure no? Voi cosa ne pensate? Perché sono davvero indecisa se provare lo stesso a fare delle sedute con professionisti ancora in formazione oppure lasciar perdere e cercare psicologi che siano psicoterapeuti già formati. Ringrazio in anticipo per le risposte!
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, comprendo i suoi legittimi dubbi. Cercherò di essere più esaustiva possibile nel provare a rispondere alle sue domande: uno psicologo clinico abilitato, pur non essendo psicoterapeuta, può condurre percorsi di sostegno psicologico volti ad accompagnare il paziente ad affrontare difficoltà emotive o relazionali o momenti di cambiamento; non può, invece, condurre percorsi di psicoterapia, che si pongono obiettivi di cambiamento più strutturali. Uno psicoterapeuta in formazione, però, può praticare psicoterapia se supervisionato, e la supervisione è prevista da qualsiasi scuola di specializzazione. Spero che queste informazioni possano aiutarla in una sua personale valutazione, che tenga conto anche delle problematiche che ha la necessità di affrontare e dell'importanza, nella scelta dello psicologo, di aspetti soprattutto relazionali.
Buonasera dottori, volevo chiedervi un parere/consiglio. Secondo voi è utile fare sedute di psicoterapia con uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione oppure è meglio rivolgersi a professionisti la cui formazione è già completa?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, comprendo le sue perplessità. Uno psicoterapeuta in formazione, sebbene non ancora abilitato, ha le competenze per condurre un percorso psicologico e la necessità di una supervisione clinica almeno mensile, che consente al professionista di essere supportato da psicoterapeuti più esperti. Ritengo che ciò che fa realmente la differenza sia la relazione che si crea tra psicologo e paziente: è da essa che dipende, per la maggior parte, l'efficacia terapeutica.
Soffro da più di 35 anni di anginofobia. ultimamente molto peggiorata per problemi gravi di salute di mia moglie, ipocondria e stress, emetofobia, problemi personali e lavorativi, inoltre ho una figlia di 7 anni. praticamente quando capitano quei momenti, io porto il cibo in fondo alla gola, non effettuo il riflesso della deglutizione e sento il bolo che per inerzia incomincia a scivolare giù nella tracha, al ché vado in panico e bevo dell acqua sperando che riattivi il riflesso, perché se non riparte e il cibo va giù va in soffocamento (penso), altra modalità io vado per ingoiare e stringo la gola e la lingua emettendo quasi un rantolo per non lasciare andare il cibo verso il suo naturale percorso.
Oggi non è siccesso, solo verso la fine, leggerissimamente percepivo che potesse accadere ma ho tenuto duro, ho detto a mia moglie di non alzarsi da tavola senza di me, ma così al momento non è vita
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio, la ringrazio per aver condiviso le sue preoccupazioni e questa parte della sua storia. Deve essere difficile convivere, per così tanto tempo, con una problematica così invalidante. La invito a riflettere su quando è cominciata, su cosa stesse accadendo in quel momento della sua vita, su se questo sintomo possa avere una funzione e da cosa tenta di proteggerla. Se non lo ha già fatto, le suggerirei di esplorare queste e altre tematiche in un percorso psicologico.
Buongiorno.
Volevo chiedere consiglio per questa situazione. Premetto che lavoro in nave.
Praticamente io ed una mia collega ci stavamo frequentando cosi, apparentemente in amicizia.
Una amica in comune, il giorno prima del mio sbarco mi rivela che sembra che questa persona con cui mi frequentavo le avesse dettonche in realtà fosse interessata a me.
Da allora ho cominciatona riesaminare ogni interazione passata e non riesco a non pensarla. Ho anche provato a chiedere se fosse vero, purtroppo solo via chat essendo ormai già a terra, ma la sua risposta è stata un misto tra si e no, a detta sua per non influenzare la mia scelta sulla possibilità di un futuro imbarco, che sebbene non confermato, è già stato stabilito per la stessa nave e periodo dove la rivedrei.
Nonostante sia passata già una settimana, sto vivendo questa cosa con un ansia da occasione persa, anche perchè non sono mai stato in una relazione e la vedo quasi come se non avessi più possibilità alcuna.
Anche l'idea di mandare curriculum per un lavoro a terra ora mi spavemta che possa chiudere definitivamente questa possibilità, che comunque non sarebbe garantita anche se dovessi reimbarcare.
Come potrei uscirne? Perchè questa cosa è ormai da giorni che sento mi sta distruggendo dentro.
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buon pomeriggio. Grazie per aver condiviso questo momento di confusione. Le proporrei di interrogarsi, prima che sulla sua relazione con questa donna, sul modo generale in cui vede sé stesso in relazione, e in particolare mi colpisce questa affermazione "non sono mai stato in relazione e la vedo quasi come se non avessi più possibilità alcuna". Perché non dovrebbe averne possibilità? Se non lo ha mai fatto, le suggerirei di confrontarsi su queste tematiche con una/un psicologa/o, per cercare di comprendere meglio il modo in cui lei si relaziona - prima di tutto, con sé stesso.
Domande più frequenti
-
Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…