Buonasera dottori, volevo chiedervi un parere/consiglio. Secondo voi è utile fare sedute di psicoter
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Buonasera dottori, volevo chiedervi un parere/consiglio. Secondo voi è utile fare sedute di psicoterapia con uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione oppure è meglio rivolgersi a professionisti la cui formazione è già completa?
Buongiorno
si tratta di due modalità di lavoro differenti, dunque non c'è un giusto e uno sbagliato. Lo psicologo che ancora non è psicoterapeuta potrebbe aver fatto corsi di formazione o master che lo portano ad avere una formazione adeguata alla sua situazione, quindi potrebbe cogliere in maniera precisa e puntuale quanto accade.
Lo psicologo psicoterapeuta ha concluso la scuola di specializzazione, quindi utilizza metodi e strumenti acquisiti lì.
Resto a disposizione,
cordiali saluti, Dott.ssa Angelica Venanzetti
si tratta di due modalità di lavoro differenti, dunque non c'è un giusto e uno sbagliato. Lo psicologo che ancora non è psicoterapeuta potrebbe aver fatto corsi di formazione o master che lo portano ad avere una formazione adeguata alla sua situazione, quindi potrebbe cogliere in maniera precisa e puntuale quanto accade.
Lo psicologo psicoterapeuta ha concluso la scuola di specializzazione, quindi utilizza metodi e strumenti acquisiti lì.
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È una domanda molto legittima.
Uno psicologo “in formazione in psicoterapia” è comunque un professionista già laureato, abilitato e iscritto all’Ordine. La scuola di specializzazione dura anni e prevede tirocinio, supervisione e formazione clinica continua.
Ovviamente c’è differenza tra chi è ancora in formazione e chi ha molti anni di esperienza, soprattutto nella gestione di situazioni più complesse. Però questo non significa che uno specializzando non possa essere d’aiuto: molti sono preparati, aggiornati e molto motivati.
Secondo me, più del titolo in sé conta:
come si sente nei primi colloqui;
se si sente compresa e a suo agio;
se percepisce serietà, chiarezza e competenza.
Può anche chiedere tranquillamente che esperienza ha e come lavora. Un buon professionista accoglie queste domande senza problemi.
La relazione terapeutica conta spesso più del “titolo perfetto” sul profilo.
Uno psicologo “in formazione in psicoterapia” è comunque un professionista già laureato, abilitato e iscritto all’Ordine. La scuola di specializzazione dura anni e prevede tirocinio, supervisione e formazione clinica continua.
Ovviamente c’è differenza tra chi è ancora in formazione e chi ha molti anni di esperienza, soprattutto nella gestione di situazioni più complesse. Però questo non significa che uno specializzando non possa essere d’aiuto: molti sono preparati, aggiornati e molto motivati.
Secondo me, più del titolo in sé conta:
come si sente nei primi colloqui;
se si sente compresa e a suo agio;
se percepisce serietà, chiarezza e competenza.
Può anche chiedere tranquillamente che esperienza ha e come lavora. Un buon professionista accoglie queste domande senza problemi.
La relazione terapeutica conta spesso più del “titolo perfetto” sul profilo.
Secondo me non è corretto valutare un professionista solo in base al fatto che abbia già terminato formalmente la scuola di specializzazione oppure no. Uno psicologo specializzando è comunque già laureato, abilitato e iscritto all’albo, e spesso lavora già da anni in contesti clinici. Anzi, chi è ancora in formazione può avere il vantaggio di confrontarsi costantemente con supervisori esperti e con un contesto formativo molto attivo, portando i casi in supervisione e continuando ad aggiornarsi in modo intenso. Chiaramente un terapeuta che ha concluso la formazione può avere maggiore esperienza e più anni di pratica, soprattutto nei casi complessi, ma la qualità di un percorso dipende molto anche dalla relazione terapeutica, dalla competenza specifica sul problema portato e dal sentirsi compresi e accolti. Ci sono professionisti molto preparati ancora in specializzazione e professionisti specializzati da anni con cui magari non ci si trova bene. La differenza reale spesso si capisce nel percorso stesso, più che dal titolo formale.
Buonasera,
in realtà non esiste una risposta assoluta valida per tutti, perché dipende molto dalla problematica che una persona porta in terapia, dal tipo di approccio terapeutico, ma soprattutto dalla qualità della relazione che si crea con il professionista.
Uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione non è “non formato”: ha già una laurea, un’abilitazione, sta già svolgendo pratica clinica supervisionata e spesso lavora quotidianamente con pazienti. Inoltre può portare alcuni aspetti molto positivi, come entusiasmo, forte motivazione, aggiornamento recente sugli studi più moderni e talvolta anche una maggiore vicinanza generazionale che può facilitare la comprensione di certe problematiche o modalità comunicative.
Dall’altra parte, un terapeuta con molti anni di esperienza può avere una maggiore solidità clinica, aver visto un numero più ampio di situazioni e possedere strumenti affinati nel tempo, soprattutto nei casi più complessi o strutturati.
La verità è che ci sono professionisti molto validi anche prima del termine della specializzazione e professionisti molto esperti ma poco adatti a un determinato paziente, e viceversa. Spesso ciò che fa davvero la differenza è sentirsi compresi, accolti e percepire che il terapeuta abbia una lettura chiara del problema e una direzione di lavoro coerente.
Per questo motivo il consiglio migliore è valutare il professionista nella concretezza del percorso, magari già dai primi colloqui, più che basarsi esclusivamente sugli anni di esperienza.
in realtà non esiste una risposta assoluta valida per tutti, perché dipende molto dalla problematica che una persona porta in terapia, dal tipo di approccio terapeutico, ma soprattutto dalla qualità della relazione che si crea con il professionista.
Uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione non è “non formato”: ha già una laurea, un’abilitazione, sta già svolgendo pratica clinica supervisionata e spesso lavora quotidianamente con pazienti. Inoltre può portare alcuni aspetti molto positivi, come entusiasmo, forte motivazione, aggiornamento recente sugli studi più moderni e talvolta anche una maggiore vicinanza generazionale che può facilitare la comprensione di certe problematiche o modalità comunicative.
Dall’altra parte, un terapeuta con molti anni di esperienza può avere una maggiore solidità clinica, aver visto un numero più ampio di situazioni e possedere strumenti affinati nel tempo, soprattutto nei casi più complessi o strutturati.
La verità è che ci sono professionisti molto validi anche prima del termine della specializzazione e professionisti molto esperti ma poco adatti a un determinato paziente, e viceversa. Spesso ciò che fa davvero la differenza è sentirsi compresi, accolti e percepire che il terapeuta abbia una lettura chiara del problema e una direzione di lavoro coerente.
Per questo motivo il consiglio migliore è valutare il professionista nella concretezza del percorso, magari già dai primi colloqui, più che basarsi esclusivamente sugli anni di esperienza.
Buonasera, nella psicoterapia ci sono diversi fattori che entrano in gioco oltre l'esperienza, come l'aggiornamento e il rapporto che si crea con lo specialista. La relazione terapeutica è anche più importante della formazione teorica in certi casi.
Consideri anche che alle spalle un professionista ha già anni di università e formazione che, anche se meno specifica, gli danno gli strumenti necessari al lavoro che farete insieme.
Grazie per la sua domanda, buona giornata
Consideri anche che alle spalle un professionista ha già anni di università e formazione che, anche se meno specifica, gli danno gli strumenti necessari al lavoro che farete insieme.
Grazie per la sua domanda, buona giornata
Buongiorno, ad essere pignoli la formazione di uno psicologo è continua, abbiamo l'obbligo di aggiornarci continuamente. La scuola di psicoterapia è solo una parte di questa formazione, più che la completezza o meno del percorso penso sia più importante valutare il tipo di scuola e il modello a cui fa riferimento. In terapia quello che farà davvero la differenza sarà soprattutto il rapporto che si creerà col terapeuta e questo ha poco a che vedere con l'aver terminato o meno la scuola di specializzazione. Buona giornata.
Buongiorno. La risposta dipende molto dalla motivazione per la quale ha deciso di ricorrere all'aiuto di un professionista e dalla gravità dei sintomi. Tenga presente che uno psicoterapeuta in formazione che dovesse accorgersi di non essere ancora in grado di aiutarla efficacemente potrebbe sempre inviarla ad un altro professionista più esperto.
Gentile utente,
sicuramente iniziare è sempre utile.
Naturalmente un percorso psicologico può attivare dubbi e preoccupazioni, specialmente perché è un lavoro che richiede di dare fiducia a qualcuno che all'inizio non si conosce.
Non è tanto il fatto che un terapeuta abbia concluso o meno la specializzazione a determinare l’efficacia del percorso, quanto la qualità della relazione terapeutica, la capacità di ascolto e il livello di supervisione clinica in cui lavora.
Uno specializzando baratta "gli anni di esperienza" con l'essere estremamente aggiornato e seguito dai supervisori nel suo lavoro in quanto in piena formazione, pertanto si tratterebbe di un professionista valido e volenteroso.
Ciò che cura non è solo la tecnica, ma l’esperienza di sentirsi compresi e pensati all’interno della relazione terapeutica.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
sicuramente iniziare è sempre utile.
Naturalmente un percorso psicologico può attivare dubbi e preoccupazioni, specialmente perché è un lavoro che richiede di dare fiducia a qualcuno che all'inizio non si conosce.
Non è tanto il fatto che un terapeuta abbia concluso o meno la specializzazione a determinare l’efficacia del percorso, quanto la qualità della relazione terapeutica, la capacità di ascolto e il livello di supervisione clinica in cui lavora.
Uno specializzando baratta "gli anni di esperienza" con l'essere estremamente aggiornato e seguito dai supervisori nel suo lavoro in quanto in piena formazione, pertanto si tratterebbe di un professionista valido e volenteroso.
Ciò che cura non è solo la tecnica, ma l’esperienza di sentirsi compresi e pensati all’interno della relazione terapeutica.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Gentile utente,
la sua è una domanda molto pertinente che riflette un dubbio comune in chi decide di intraprendere un percorso così personale e importante.
Spesso siamo portati a pensare che una lunga lista di titoli o decenni di esperienza siano l'unica garanzia di successo, ma la psicologia clinica ci insegna che la realtà è un po' diversa e, per certi versi, molto più umana.
Le ricerche nel campo dell’efficacia della psicoterapia concordano ormai da tempo su un punto fondamentale: ciò che cura davvero, più del modello teorico o della quantità di anni di studio, è la qualità della relazione che si crea tra il terapeuta e il paziente. Quell'alchimia fatta di fiducia, sintonizzazione e senso di sicurezza, che noi chiamiamo alleanza terapeutica, è il motore principale del cambiamento. Un professionista che sta ultimando la sua formazione può possedere una capacità di accoglienza, una freschezza e un’energia empatica capaci di fare la differenza tanto quanto, se non più, di una figura con un curriculum lunghissimo.
C'è poi un aspetto tecnico molto importante da considerare: lo psicologo che sta completando la specializzazione non sta procedendo "alla cieca". Per deontologia e per struttura stessa del percorso formativo, ogni suo passo è accompagnato dalla supervisione. Questo significa che dietro il lavoro del singolo professionista c'è il confronto costante con colleghi esperti e docenti che monitorano l'andamento della terapia. In un certo senso, scegliendo un terapeuta in formazione, lei ha "due menti" che lavorano per il suo benessere: quella del professionista che ha davanti, che dedica molto tempo e studio al suo caso, e quella del supervisore che lo guida nell'ombra.
Certamente, un professionista con trent'anni di esperienza avrà una casistica più ampia alle spalle, ma questo non garantisce automaticamente che si crei quella scintilla necessaria al percorso clinico. Uno psicologo nelle fasi finali della sua specializzazione è già un laureato abilitato che ha macinato anni di tirocini e pratica; la sua "cassetta degli attrezzi" è già ben fornita e, soprattutto, è costantemente verificata.
Il mio consiglio è quello di non lasciarsi condizionare troppo dalle etichette formali. La cosa migliore che può fare è concedersi un primo incontro. In quell'ora, provi a sentire come sta: si sente ascoltato? Sente che si sta creando uno spazio in cui può aprirsi senza giudizio? Se la risposta è sì, allora quel professionista è quello giusto per lei, a prescindere dal fatto che abbia già appeso l'ultimo diploma alla parete o lo stia per fare a breve. La relazione è il vestito che deve starle comodo: se la misura è quella giusta, il percorso funzionerà.
Cordialmente
Dott.ssa Valentina Vaglica
la sua è una domanda molto pertinente che riflette un dubbio comune in chi decide di intraprendere un percorso così personale e importante.
Spesso siamo portati a pensare che una lunga lista di titoli o decenni di esperienza siano l'unica garanzia di successo, ma la psicologia clinica ci insegna che la realtà è un po' diversa e, per certi versi, molto più umana.
Le ricerche nel campo dell’efficacia della psicoterapia concordano ormai da tempo su un punto fondamentale: ciò che cura davvero, più del modello teorico o della quantità di anni di studio, è la qualità della relazione che si crea tra il terapeuta e il paziente. Quell'alchimia fatta di fiducia, sintonizzazione e senso di sicurezza, che noi chiamiamo alleanza terapeutica, è il motore principale del cambiamento. Un professionista che sta ultimando la sua formazione può possedere una capacità di accoglienza, una freschezza e un’energia empatica capaci di fare la differenza tanto quanto, se non più, di una figura con un curriculum lunghissimo.
C'è poi un aspetto tecnico molto importante da considerare: lo psicologo che sta completando la specializzazione non sta procedendo "alla cieca". Per deontologia e per struttura stessa del percorso formativo, ogni suo passo è accompagnato dalla supervisione. Questo significa che dietro il lavoro del singolo professionista c'è il confronto costante con colleghi esperti e docenti che monitorano l'andamento della terapia. In un certo senso, scegliendo un terapeuta in formazione, lei ha "due menti" che lavorano per il suo benessere: quella del professionista che ha davanti, che dedica molto tempo e studio al suo caso, e quella del supervisore che lo guida nell'ombra.
Certamente, un professionista con trent'anni di esperienza avrà una casistica più ampia alle spalle, ma questo non garantisce automaticamente che si crei quella scintilla necessaria al percorso clinico. Uno psicologo nelle fasi finali della sua specializzazione è già un laureato abilitato che ha macinato anni di tirocini e pratica; la sua "cassetta degli attrezzi" è già ben fornita e, soprattutto, è costantemente verificata.
Il mio consiglio è quello di non lasciarsi condizionare troppo dalle etichette formali. La cosa migliore che può fare è concedersi un primo incontro. In quell'ora, provi a sentire come sta: si sente ascoltato? Sente che si sta creando uno spazio in cui può aprirsi senza giudizio? Se la risposta è sì, allora quel professionista è quello giusto per lei, a prescindere dal fatto che abbia già appeso l'ultimo diploma alla parete o lo stia per fare a breve. La relazione è il vestito che deve starle comodo: se la misura è quella giusta, il percorso funzionerà.
Cordialmente
Dott.ssa Valentina Vaglica
salve, con una formazione completa, a meno che non le faccia solo sostegno o psicoeducazione o le fornisca dei test .grazie
gentile utente, grazie per la condivisione. Certo, l'importante per la buona riuscita di una terapia è l'alleanza che si crea con lo specialista stesso
saluti
AV
saluti
AV
Buonasera. È un dubbio legittimo, ma la risposta potrebbe sorprenderla: uno psicologo in specializzazione è spesso una risorsa preziosa.
Questi professionisti uniscono all’entusiasmo e alla freschezza degli studi una vigilanza costante, poiché il loro lavoro è monitorato da supervisori esperti (terapeuti senior che li guidano dietro le quinte). Ciò che conta davvero non è solo il numero di titoli sulla parete, ma la capacità del clinico di creare una 'connessione' autentica e su misura per lei.
A volte, la marcia in più di un terapeuta in formazione è proprio la dedizione e l’energia che mette nel costruire quel 'luogo sicuro' necessario al cambiamento. Il mio consiglio? Si affidi all'istinto del primo incontro: se si sente ascoltato e compreso senza giudizio, ha trovato il professionista giusto, a prescindere dall'anno di diploma.
Questi professionisti uniscono all’entusiasmo e alla freschezza degli studi una vigilanza costante, poiché il loro lavoro è monitorato da supervisori esperti (terapeuti senior che li guidano dietro le quinte). Ciò che conta davvero non è solo il numero di titoli sulla parete, ma la capacità del clinico di creare una 'connessione' autentica e su misura per lei.
A volte, la marcia in più di un terapeuta in formazione è proprio la dedizione e l’energia che mette nel costruire quel 'luogo sicuro' necessario al cambiamento. Il mio consiglio? Si affidi all'istinto del primo incontro: se si sente ascoltato e compreso senza giudizio, ha trovato il professionista giusto, a prescindere dall'anno di diploma.
Gentile utente, uno psicologo che non ha ancora conseguito il titolo di psicoterapeuta non può svolgere percorsi di psicoterapia, ma può offrire percorsi di supporto psicologico, valutazione e riabilitazione, in base alle esigenze del paziente.
Detto ciò, è fondamentale valutare anche la qualità della relazione che si instaura con il professionista: spesso è proprio questo l’aspetto che fa la differenza.
Resto a disposizione,
Dott. Luca Rochdi
Detto ciò, è fondamentale valutare anche la qualità della relazione che si instaura con il professionista: spesso è proprio questo l’aspetto che fa la differenza.
Resto a disposizione,
Dott. Luca Rochdi
Buonasera, comprendo le sue perplessità. Uno psicoterapeuta in formazione, sebbene non ancora abilitato, ha le competenze per condurre un percorso psicologico e la necessità di una supervisione clinica almeno mensile, che consente al professionista di essere supportato da psicoterapeuti più esperti. Ritengo che ciò che fa realmente la differenza sia la relazione che si crea tra psicologo e paziente: è da essa che dipende, per la maggior parte, l'efficacia terapeutica.
Buonasera, uno psicoterapeuta che si sta specializzando può essere senz'altro un ottimo professionista, che in genere usufruisce della supervisione e della guida dei suoi didatti. Ovviamente è carente di esperienza (in genere compensata dall'entusiasmo e dalla motivazione!) rispetto ad un professionista meno giovane. Metterei però l'accento sulla relazione e sulla sintonia che si sente fin dal primo incontro e che non dipende soltanto dalla preparazione teorica o tecnica ma si costruisce insieme...
Buona scelta! Dott.ssa Franca Vocaturi
Buona scelta! Dott.ssa Franca Vocaturi
Non c'è una risposta.. la capacità di un/a terapeuta dipende al 50% da qualità umane. E quello non si imparano sui banchi.
Salve, ogni specializzanda/o in psicoterapia ha già alle alle spalle numerosi anni di studio, molteplici tirocini pratici in cui è stata/o messa/o alla prova e spesso, anche già alcuni anni di pratica professionale, pertanto, la risposta è si, ha senso!
Detto ciò però c'è una doverosa puntualizzazione da fare: ciò di cui andrete a fare esperienza va inquadrato come "percorso psicologico" cioè la seduta potrà definirsi come "Sostegno/Supporto/Consulenza Psicologica" e solamente quando avrà terminato il percorso di formazione e ottenuta la qualifica (e il/la professionista sarà inserito nell'albo degli psicologi della propria regione anche come Psicoterapeuta) potrà definirsi formalmente come "Psicoterapia" vera e propria.
Tirando le somme quindi, direi che il discrimine più grande sia quanto lei si sente a proprio agio e in grado di affidarsi a questa/o professionista.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Detto ciò però c'è una doverosa puntualizzazione da fare: ciò di cui andrete a fare esperienza va inquadrato come "percorso psicologico" cioè la seduta potrà definirsi come "Sostegno/Supporto/Consulenza Psicologica" e solamente quando avrà terminato il percorso di formazione e ottenuta la qualifica (e il/la professionista sarà inserito nell'albo degli psicologi della propria regione anche come Psicoterapeuta) potrà definirsi formalmente come "Psicoterapia" vera e propria.
Tirando le somme quindi, direi che il discrimine più grande sia quanto lei si sente a proprio agio e in grado di affidarsi a questa/o professionista.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno, si, è utile, perché lo specializzando in psicoterapia, oltre a poter esercitare come psicoterapeuta, ha il supporto della sua scuola di specializzazione tramite le supervisioni dei casi.
Cordiali saluti.
Cordiali saluti.
Caro utente,
gli psicoterapeuti in formazione stanno concludendo un percorso di specializzazione molto lungo ma questo gli permette, dopo un certo anno, di poter lavorare esattamente come uno psicoterapeuta già formato. La grande differenza è che spesso, chi ancora in formazione, è più seguito a livello di supervisioni e a volte anche più aggiornato poichè fresco di studi sulle diverse tecniche. In ogni caso, che sia giovane, in formazione o anziano con esperienza la regola fondamentale è che ci si debba trovare bene con il proprio psicologo poichè ciò che conta è la relazione terapeutica che si instaura. Quindi oltre a scegliere lo psicologo per i suoi studi, non dimentichi il lato umano e il suo valore.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
gli psicoterapeuti in formazione stanno concludendo un percorso di specializzazione molto lungo ma questo gli permette, dopo un certo anno, di poter lavorare esattamente come uno psicoterapeuta già formato. La grande differenza è che spesso, chi ancora in formazione, è più seguito a livello di supervisioni e a volte anche più aggiornato poichè fresco di studi sulle diverse tecniche. In ogni caso, che sia giovane, in formazione o anziano con esperienza la regola fondamentale è che ci si debba trovare bene con il proprio psicologo poichè ciò che conta è la relazione terapeutica che si instaura. Quindi oltre a scegliere lo psicologo per i suoi studi, non dimentichi il lato umano e il suo valore.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Buongiorno, per quanto riguarda la parte del professionista, lo psicologo lavora in scienza e coscienza, vuol dire che deontologicamente ed eticamente parlando prende in carico soltanto pazienti che sente di poter seguire e di avere adeguata formazione. Dal suo punto di vista provi a pensare se si sente compres*, accolt*, ascoltat* dal suo psicologo. Sente che sta facendo un buon percorso? Sono questi gli elementi importanti da valutare. Saluti e buon percorso.
Buonasera, rispondo premettendo che sono un po’ di parte, essendo anch’io in formazione specialistica
In generale, uno psicologo che frequenta una scuola di specializzazione non è un professionista “incompleto”: è già abilitato all’esercizio della professione e, proprio perché ancora in formazione, spesso è immerso in un contesto di aggiornamento continuo, studio costante, supervisione clinica e intervisione.
La supervisione consiste nel confronto con colleghi più esperti o supervisori su casi clinici, mentre l’intervisione è uno spazio di confronto tra pari: entrambi aiutano a mantenere uno sguardo più ampio, riflessivo e meno autoreferenziale sul lavoro clinico.
Detto questo, anche l’esperienza ha un suo peso. In alcune situazioni specifiche (ad esempio trauma complesso, disturbi molto strutturati o percorsi che richiedono tecniche specifiche come EMDR), può essere utile rivolgersi a professionisti con una formazione già completata e maggiore esperienza clinica.
In generale però credo che la cosa più importante da dire è che non esiste una risposta universalmente valida: la scelta del terapeuta dipende molto anche da ciò che per noi è importante. C’è chi cerca una persona con più anni di esperienza, chi preferisce qualcuno più vicino per età o stile comunicativo, chi sente il bisogno di un orientamento teorico specifico. Ad esempio, se si desidera uno psicologo giovane (intorno ai 30 anni), è piuttosto probabile che sia ancora in formazione specialistica.
Paradossalmente, i criteri con cui scegliamo un terapeuta spesso raccontano qualcosa di noi, dei nostri bisogni e di ciò che cerchiamo nella relazione di cura, più che definire in assoluto il valore del professionista.
Ciò che conta maggiormente, al di là del curriculum, è sentirsi accolti, compresi e sufficientemente al sicuro da poter costruire una buona alleanza terapeutica.
E questo è un dato molto importante nella misura in cui anche il terapeuta, oltre ai titoli che ha, è comunque un essere umano, e come accade con ogni persona possiamo trovarci oppure non trovarci con lui: stabilirlo a priori credo sia pressoché impossibile. Scegliamo un terapeuta perché ci sembra avere tutti i titoli del caso, ma poi magari umanamente con lui non ci troviamo, e rischiamo di continuare una terapia che di per sé è difficile che cominci davvero, perché non riusciamo ad affidarci perché non c'è stato quel contatto umano che è indispensabile per lavorare in terapia: l'alleanza terapeutica.
In conclusione: sono i titoli e la formazione a fare il terapeuta? Certamente. Ma non solo. Possiamo non trovarci bene anche col terapeuta più bravo e formato del mondo, se il rapporto non si crea. Possiamo solo interrogarci su cosa per noi è importante nell'entrare in questo tipo di relazione (età, genere del terapeuta, formazione, etc.) e scegliere un po' "di pancia" chi ci può sembrare più affidabile o il meglio per noi. E vedere poi come va a entrarci in relazione.
E' una domanda molto interessante e significativa e credo che in generale appunto non ci sia una risposta univoca, questo è il mio pensiero.
Spero di essere stata chiara, rimango a disposizione in caso di ulteriori necessità (sul mio profilo c'è la sezione domande in privato, nonché i miei contatti).
Le auguro una buona continuazione.
In generale, uno psicologo che frequenta una scuola di specializzazione non è un professionista “incompleto”: è già abilitato all’esercizio della professione e, proprio perché ancora in formazione, spesso è immerso in un contesto di aggiornamento continuo, studio costante, supervisione clinica e intervisione.
La supervisione consiste nel confronto con colleghi più esperti o supervisori su casi clinici, mentre l’intervisione è uno spazio di confronto tra pari: entrambi aiutano a mantenere uno sguardo più ampio, riflessivo e meno autoreferenziale sul lavoro clinico.
Detto questo, anche l’esperienza ha un suo peso. In alcune situazioni specifiche (ad esempio trauma complesso, disturbi molto strutturati o percorsi che richiedono tecniche specifiche come EMDR), può essere utile rivolgersi a professionisti con una formazione già completata e maggiore esperienza clinica.
In generale però credo che la cosa più importante da dire è che non esiste una risposta universalmente valida: la scelta del terapeuta dipende molto anche da ciò che per noi è importante. C’è chi cerca una persona con più anni di esperienza, chi preferisce qualcuno più vicino per età o stile comunicativo, chi sente il bisogno di un orientamento teorico specifico. Ad esempio, se si desidera uno psicologo giovane (intorno ai 30 anni), è piuttosto probabile che sia ancora in formazione specialistica.
Paradossalmente, i criteri con cui scegliamo un terapeuta spesso raccontano qualcosa di noi, dei nostri bisogni e di ciò che cerchiamo nella relazione di cura, più che definire in assoluto il valore del professionista.
Ciò che conta maggiormente, al di là del curriculum, è sentirsi accolti, compresi e sufficientemente al sicuro da poter costruire una buona alleanza terapeutica.
E questo è un dato molto importante nella misura in cui anche il terapeuta, oltre ai titoli che ha, è comunque un essere umano, e come accade con ogni persona possiamo trovarci oppure non trovarci con lui: stabilirlo a priori credo sia pressoché impossibile. Scegliamo un terapeuta perché ci sembra avere tutti i titoli del caso, ma poi magari umanamente con lui non ci troviamo, e rischiamo di continuare una terapia che di per sé è difficile che cominci davvero, perché non riusciamo ad affidarci perché non c'è stato quel contatto umano che è indispensabile per lavorare in terapia: l'alleanza terapeutica.
In conclusione: sono i titoli e la formazione a fare il terapeuta? Certamente. Ma non solo. Possiamo non trovarci bene anche col terapeuta più bravo e formato del mondo, se il rapporto non si crea. Possiamo solo interrogarci su cosa per noi è importante nell'entrare in questo tipo di relazione (età, genere del terapeuta, formazione, etc.) e scegliere un po' "di pancia" chi ci può sembrare più affidabile o il meglio per noi. E vedere poi come va a entrarci in relazione.
E' una domanda molto interessante e significativa e credo che in generale appunto non ci sia una risposta univoca, questo è il mio pensiero.
Spero di essere stata chiara, rimango a disposizione in caso di ulteriori necessità (sul mio profilo c'è la sezione domande in privato, nonché i miei contatti).
Le auguro una buona continuazione.
Buonasera, la sua è una domanda molto sensata e assolutamente legittima. Quando si decide di intraprendere un percorso psicologico, è naturale chiedersi quale professionista possa essere più adatto e se il livello di esperienza o il momento della formazione possano influire sull’efficacia del lavoro terapeutico. In linea generale, uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione è già un professionista abilitato, con una formazione universitaria completa, esperienza clinica e diversi anni di approfondimento teorico e pratico alle spalle. Nella fase finale della specializzazione, inoltre, il professionista è spesso ancora molto immerso nello studio, nell’aggiornamento e nella supervisione dei propri casi. Questo può rappresentare un elemento positivo, perché il lavoro viene svolto con grande attenzione, con il supporto di colleghi più esperti e con un forte investimento personale nella qualità del percorso. D’altra parte, un professionista che ha completato da tempo la formazione può avere alle spalle una maggiore esperienza clinica e una più ampia esposizione a situazioni differenti. L’esperienza, però, non coincide automaticamente con una maggiore efficacia. Ci sono terapeuti giovani molto preparati e accurati, così come professionisti con molti anni di lavoro alle spalle che possono non essere necessariamente la scelta migliore per ogni persona. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, ciò che conta maggiormente non è soltanto il numero di anni di esperienza, ma la capacità del terapeuta di comprendere il suo funzionamento psicologico, aiutarla a individuare i meccanismi che mantengono la sofferenza e costruire con lei un percorso chiaro e condiviso. Fondamentale è anche la qualità della relazione terapeutica: sentirsi ascoltati, compresi e accolti spesso rappresenta uno dei fattori più importanti per il buon esito del percorso. In altre parole, una domanda utile potrebbe essere non tanto “Ha già terminato la specializzazione?”, quanto “Mi sento a mio agio con questa persona? Ho la sensazione che comprenda il mio problema? Mi aiuta a vedere con maggiore chiarezza ciò che mi accade?”. Questi aspetti sono spesso più rilevanti del dato formale relativo alla conclusione della formazione. Naturalmente, se il problema che si desidera affrontare è particolarmente complesso, alcune persone possono sentirsi più rassicurate scegliendo un professionista con molti anni di esperienza. È una preferenza del tutto comprensibile. Se dovesse iniziare un percorso con uno psicologo che sta terminando la specializzazione, può essere utile valutare nelle prime sedute come si sente, quanto si percepisce compresa e se il percorso le appare sensato e coerente. Le prime impressioni, pur non essendo l’unico criterio, sono spesso un indicatore importante. Scegliere un terapeuta è un po’ come scegliere una persona con cui affrontare un tratto significativo del proprio cammino. Il titolo e l’esperienza hanno certamente un valore, ma la sensazione di fiducia, la chiarezza del lavoro e la qualità della relazione sono elementi altrettanto, se non più, importanti. Se sente il desiderio di comprendere meglio il proprio funzionamento e le ragioni della sofferenza che sta vivendo, intraprendere un percorso psicologico ad orientamento cognitivo comportamentale può rappresentare un’occasione concreta per acquisire strumenti utili e una maggiore consapevolezza di sé, indipendentemente dal fatto che il professionista sia agli ultimi mesi di formazione o abbia già completato da tempo il proprio percorso. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, la sua domanda è molto comprensibile.
Uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione può certamente svolgere un lavoro clinico utile e serio, soprattutto se opera all’interno di un percorso formativo riconosciuto e con supervisione. La formazione in psicoterapia, infatti, prevede anche una parte pratica e clinica, durante la quale il professionista acquisisce esperienza diretta, confrontandosi con supervisori e colleghi.
Detto questo, non è tanto “meglio” o “peggio” in assoluto: ciò che conta è che il professionista sia chiaro rispetto alla propria formazione, ai limiti del proprio ruolo e al tipo di percorso che può proporre. È importante anche che lei si senta accolta, compresa e al sicuro nella relazione terapeutica.
Può essere utile chiedere apertamente al professionista quale sia il suo percorso formativo, se lavora in supervisione, quale approccio utilizza e come imposta il trattamento. Un buon professionista non dovrebbe vivere queste domande come una critica, ma come parte di una scelta consapevole da parte del paziente.
La cosa più importante è valutare anche come lei si sente nel percorso: la fiducia, l’alleanza terapeutica e la chiarezza sono elementi fondamentali! Cordiali saluti
Uno psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione può certamente svolgere un lavoro clinico utile e serio, soprattutto se opera all’interno di un percorso formativo riconosciuto e con supervisione. La formazione in psicoterapia, infatti, prevede anche una parte pratica e clinica, durante la quale il professionista acquisisce esperienza diretta, confrontandosi con supervisori e colleghi.
Detto questo, non è tanto “meglio” o “peggio” in assoluto: ciò che conta è che il professionista sia chiaro rispetto alla propria formazione, ai limiti del proprio ruolo e al tipo di percorso che può proporre. È importante anche che lei si senta accolta, compresa e al sicuro nella relazione terapeutica.
Può essere utile chiedere apertamente al professionista quale sia il suo percorso formativo, se lavora in supervisione, quale approccio utilizza e come imposta il trattamento. Un buon professionista non dovrebbe vivere queste domande come una critica, ma come parte di una scelta consapevole da parte del paziente.
La cosa più importante è valutare anche come lei si sente nel percorso: la fiducia, l’alleanza terapeutica e la chiarezza sono elementi fondamentali! Cordiali saluti
Solo chi ha completato il percorso di formazione può esercitare la psicoterapia
Gentile utente,
trovo la sua domanda e la sua curiosità non solo legittime, ma molto rilevanti. Quando decidiamo di prenderci cura della nostra salute mentale, è del tutto normale chiedersi se il professionista a cui decidiamo di rivolgerci sia adeguatamente formato e faccia al caso nostro.
A parer mio potrebbe essere utile, in base alle sue personali esigenze. Le vorrei infatti rimandare che ciò che conta davvero, oltre all’aver acquisito il titolo finale, è quanto lei sente utile per sé il percorso che costruisce con il professionista. Le evidenze ci mostrano, infatti, che uno dei fattori principali di cambiamento non è dato da quanto tempo il professionista abbia concluso il percorso, ma dall'alleanza e dalla relazione terapeutica che si costruisce, quel clima relazionale di fiducia, ascolto, accoglienza e sintonia emotiva che si crea tra professionista e paziente.
Per aiutarla a trovare la risposta che sente più vicina a sé le chiedo: quanto sente che il non aver concluso il percorso formativo possa influire sull'efficacia che lei percepisce? E, se ha già iniziato i colloqui, lei questa esperienza la sta trovando utile per sé?
Le auguro con queste parole di aiutarla a trovare la risposta che cerca e le auguro un buon percorso di conoscenza di sé.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
trovo la sua domanda e la sua curiosità non solo legittime, ma molto rilevanti. Quando decidiamo di prenderci cura della nostra salute mentale, è del tutto normale chiedersi se il professionista a cui decidiamo di rivolgerci sia adeguatamente formato e faccia al caso nostro.
A parer mio potrebbe essere utile, in base alle sue personali esigenze. Le vorrei infatti rimandare che ciò che conta davvero, oltre all’aver acquisito il titolo finale, è quanto lei sente utile per sé il percorso che costruisce con il professionista. Le evidenze ci mostrano, infatti, che uno dei fattori principali di cambiamento non è dato da quanto tempo il professionista abbia concluso il percorso, ma dall'alleanza e dalla relazione terapeutica che si costruisce, quel clima relazionale di fiducia, ascolto, accoglienza e sintonia emotiva che si crea tra professionista e paziente.
Per aiutarla a trovare la risposta che sente più vicina a sé le chiedo: quanto sente che il non aver concluso il percorso formativo possa influire sull'efficacia che lei percepisce? E, se ha già iniziato i colloqui, lei questa esperienza la sta trovando utile per sé?
Le auguro con queste parole di aiutarla a trovare la risposta che cerca e le auguro un buon percorso di conoscenza di sé.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Fresu
Gentile utente,
la sua è una domanda legittima e molto intelligente, che chiunque si trovi a investire tempo e denaro nella propria salute mentale ha il diritto di porsi. La risposta più onesta che posso darle è: dipende da cosa sta cercando, ma un professionista in formazione può rivelarsi una risorsa talvolta superiore a un collega con anni di esperienza.
Vorrei spiegarle il perché, svelandole "i retroscena" di come funziona la nostra professione, per aiutarla a scegliere con serenità.
Un medico psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione (parliamo di un percorso di ulteriori 4 anni dopo la laurea e l'abilitazione) possiede tre caratteristiche che spesso si affievoliscono nel corso di una lunga carriera:
- un terapeuta senior ha l'esperienza, ma rischia a volte la routine o l'automatismo. Un terapeuta in formazione ha una "fame" clinica e una freschezza che lo portano a investire molto su ogni singolo paziente.
- La supervisione costante: questo è il punto più importante. Per legge e per etica, i terapeuti in formazione supervisionano i loro casi con docenti e analisti senior di grande esperienza. Significa che quando lei si siede davanti a un terapeuta specializzando, dietro di lui c'è la mente di un supervisore esperto che analizza il caso, corregge il tiro e guida il percorso.
- Inoltre, chi frequenta la scuola è immerso quotidianamente nello studio delle ultime ricerche, delle tecniche più recenti e del dibattito scientifico attuale.
Quando è meglio un professionista già specializzato?
Ci sono situazioni di estrema gravità psichiatrica, disturbi di personalità complessi o traumi acuti molto severi in cui l'esperienza sul campo del terapeuta "navigato" può fare la differenza nel gestire le crisi.
Ma nella maggioranza dei percorsi – dove si lavora su ansia, depressione, crisi evolutive, dinamiche relazionali o blocchi di vita – ciò che cura non è il "titolo", ma la qualità della relazione terapeutica.
Il mio consiglio dunque è quello di fare un primo colloquio: senta come risuona la voce di quel professionista dentro di lei, guardi se si sente accolt* e ascoltat*. Lalleanza terapeutica è la prima cosa che cura.
Un cordiale saluto.
la sua è una domanda legittima e molto intelligente, che chiunque si trovi a investire tempo e denaro nella propria salute mentale ha il diritto di porsi. La risposta più onesta che posso darle è: dipende da cosa sta cercando, ma un professionista in formazione può rivelarsi una risorsa talvolta superiore a un collega con anni di esperienza.
Vorrei spiegarle il perché, svelandole "i retroscena" di come funziona la nostra professione, per aiutarla a scegliere con serenità.
Un medico psicologo che sta terminando la scuola di specializzazione (parliamo di un percorso di ulteriori 4 anni dopo la laurea e l'abilitazione) possiede tre caratteristiche che spesso si affievoliscono nel corso di una lunga carriera:
- un terapeuta senior ha l'esperienza, ma rischia a volte la routine o l'automatismo. Un terapeuta in formazione ha una "fame" clinica e una freschezza che lo portano a investire molto su ogni singolo paziente.
- La supervisione costante: questo è il punto più importante. Per legge e per etica, i terapeuti in formazione supervisionano i loro casi con docenti e analisti senior di grande esperienza. Significa che quando lei si siede davanti a un terapeuta specializzando, dietro di lui c'è la mente di un supervisore esperto che analizza il caso, corregge il tiro e guida il percorso.
- Inoltre, chi frequenta la scuola è immerso quotidianamente nello studio delle ultime ricerche, delle tecniche più recenti e del dibattito scientifico attuale.
Quando è meglio un professionista già specializzato?
Ci sono situazioni di estrema gravità psichiatrica, disturbi di personalità complessi o traumi acuti molto severi in cui l'esperienza sul campo del terapeuta "navigato" può fare la differenza nel gestire le crisi.
Ma nella maggioranza dei percorsi – dove si lavora su ansia, depressione, crisi evolutive, dinamiche relazionali o blocchi di vita – ciò che cura non è il "titolo", ma la qualità della relazione terapeutica.
Il mio consiglio dunque è quello di fare un primo colloquio: senta come risuona la voce di quel professionista dentro di lei, guardi se si sente accolt* e ascoltat*. Lalleanza terapeutica è la prima cosa che cura.
Un cordiale saluto.
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