Ciao, sono un ragazzo sulla 20ina d'anni (non do l'età precisa per privacy) Ultimamente rispetto

26 risposte
Ciao, sono un ragazzo sulla 20ina d'anni (non do l'età precisa per privacy)

Ultimamente rispetto a poco tempo fa, sto mettendo molto impegno per trovare una fidanzata. Sto bene anche da solo e proprio domani addirittura uscirò da solo, ma è da quando ho 12 anni che ne voglio una, non ho mai avuto né rapporti occasionali né niente.

Il problema principale è che sui social è praticamente impossibile trovare qualcuna, mentre dal vivo devo investire davvero tanto tempo, e quando esco e non riesco ad approcciare nessuna rientro sempre a casa deluso perché sapevo che avrei potuto fare meglio.

Ho già fatto psicoterapia in passato e adesso se esco di casa ho molte aspettative e mi aspetto da me stesso che io riesca ad approcciare una o più donne (perché spesso sono in gruppo o in coppia) in quanto in passato ci sono riuscito anche se poche volte.

La maggior parte delle volte approccio in palestra però là sono quasi tutte fidanzate.

Solitamente se non approccio è o perché aspetto troppo o perché non sono nel Mood o perché esco con il mio amico che è un ragazzo autistico e per quanto sia la persona più rispettosa al mondo, stare appresso sia a lui che al fatto che devo approcciare ragazze mi mette in difficoltà, per questo preferisco uscire anche qualche volta da solo, ovvero per non dipendere dagli altri

Sono un ragazzo col disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento (ho 126 di qi) e il mio cervello pensa a una velocità allucinante, tant'è che la famosa tecnica dei tre secondi non funziona.

So che per trovare una fidanzata l'ideale sarebbe frequentare luoghi con persone con i tuoi stessi interessi ma per questioni di tempo e denaro non posso, anche perché non essendo in una città ben collegata come ad esempio Milano e non avendo ancora la patente, ogni mio tentativo di uscire fuori ad approcciare richiede tempo, denaro e fatiche.

Tanti consigliano anche di fare tramite amici in comune ma essendo che ho lasciato il mio vecchio gruppo di amici e voglio stare attento a rifarmene uno nuovo come si deve, al momento non voglio dipendere da loro.

Al momento per aumentare le probabilità della mia riuscita degli approcci dal vivo faccio pure giornalmente esercizi in cui mi alleno a parlare a casa. Il problema è quasi sempre lo stesso però. Ovvero che penso troppo prima di approcciare e inoltre se vedo delle ragazze che camminano, oppure che le vedo subito e non faccio in tempo a capire se approcciarle o no oppure le vedo parlare tra di loro, mi blocco a pensare se è il caso o no perché ho paura di disturbare o essere molesto.

Poi se mi sale l'ansia allora diventa tutto ancora più difficile. In tutto questo io avendo tante cose da fare, posso dedicare a queste attività massimo 5 ore a settimana, massimissimo 7. E se non ho la fortuna di essere accompagnato due ore partono solo di viaggi, inoltre quando esco ovviamente non penso solo a questo ma anche a andare a mangiare e semplicemente stare all'aperto. Spero di aver detto tutto, scusate il papiro, grazie in anticipo della risposta
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Ciao, grazie per il messaggio. Si capisce che ci stai mettendo impegno vero, e anche che ti stai caricando addosso una pressione enorme. Il punto, secondo me, non è “non sei capace”: è che stai trasformando ogni uscita in un esame. E quando ti giochi tutto su “devo approcciare oggi”, è normale tornare a casa deluso.
Prova a cambiare obiettivo: non “trovare una fidanzata”, ma “costruire contatti reali e ripetibili”. Una relazione arriva più facilmente quando smetti di viverla come una missione settimanale da 5 ore e diventa un’abitudine sociale sostenibile.
Sul blocco del “disturbo o essere molesto”: questa è una preoccupazione sana. La soluzione non è buttarsi a caso, ma approcciare in modo leggero e con permesso. Una frase semplice spesso basta: “Ciao, scusami se ti interrompo: ti va di scambiare due parole un minuto?” Se lei è interessata lo capisci subito da come risponde. Se è fredda, distratta o dice di no, chiudi con rispetto: “Certo, nessun problema. Buona serata” e ti allontani. Questa chiusura ti protegge e ti fa sentire corretto, senza rimuginare mezz’ora.
Per la velocità dei pensieri: invece di cercare di “spegnere” il cervello, dargli una regola chiara prima di uscire. Per esempio: “Oggi faccio due micro interazioni, anche solo per dire ciao e una frase, poi basta.” Così non devi decidere ogni volta da zero. E se vedi ragazze in gruppo e ti blocchi, va benissimo: non è il contesto più facile. Puoi partire da situazioni più semplici, una persona sola o due persone in un momento di pausa.
In palestra, capisco la frustrazione. Lì spesso funziona meglio una conoscenza lenta, fatta di piccoli scambi ripetuti e non di “colpo di scena”: un sorriso, un commento neutro, poi un giorno chiedi una cosa concreta, “Scusa, tu fai questo esercizio da tempo? Mi dai un consiglio?” Se c’è feeling, lo vedi col tempo. Se non c’è, non hai fatto nulla di invadente.
E una cosa che secondo me ti aiuterebbe molto con il poco tempo che hai: allenarti meno a “recitare a casa” e più a fare micro esposizioni nel mondo reale, anche con persone che non ti interessano. Dire due frasi al barista, chiedere un’informazione, fare un complimento molto semplice e non ambiguo. Ti alleni al gesto di iniziare, che è la parte che ti blocca, senza il peso del giudizio romantico.
Sui social, capisco che ti sembrino inutili. Però non serve vederli come l’unica via: possono essere un canale in più, usato poco ma con costanza. Anche solo 10 minuti al giorno, profilo curato e messaggi brevi e normali. Non sostituisce il dal vivo, ma riduce la sensazione che “se oggi non approccio ho fallito”.
Infine, mi ha colpito quello che dici del tuo amico: è bello che tu ci tenga, ma se per te è troppo faticoso gestire insieme lui e la ricerca di contatti, è legittimo alternare. Uscite con lui per stare bene e basta, e uscite da solo con un obiettivo piccolo e realistico. Non devi fare tutto nello stesso momento.
Se vuoi, sul mio profilo trovi come lavoro su ansia sociale, aspettative, e abilità relazionali anche in persone molto “mentali”, e puoi valutare un colloquio per impostare una strategia concreta con i tuoi vincoli di tempo.

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Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Ciao, da quello che racconti si vede quanto impegno stai mettendo in questa cosa. Ti stai allenando, esci anche da solo, provi ad approcciare: non sei affatto una persona passiva. Però si vede anche un altro aspetto molto forte: stai vivendo la ricerca di una fidanzata quasi come una missione da ottimizzare, con aspettative molto alte su te stesso ogni volta che esci.

Il problema è che quando la mente trasforma l’incontro con una ragazza in una “prestazione” da riuscire a fare bene, succede esattamente quello che descrivi: pensi troppo, analizzi ogni dettaglio, ti chiedi se è il momento giusto, se disturbi, se è il caso di farlo… e nel frattempo l’occasione passa. Non è mancanza di capacità, è un eccesso di controllo mentale.
Nel tuo caso poi c’è un fattore in più: quando si ha uno spettro autistico ad alto funzionamento, il cervello tende naturalmente ad analizzare le situazioni sociali in modo molto dettagliato e veloce. Questo può diventare un grande punto di forza, ma nelle interazioni spontanee può anche portare a sovraccaricare il momento con troppe valutazioni.
Un’altra cosa importante: il fatto di non aver ancora avuto relazioni alla tua età non è così raro come pensi. Molti ragazzi costruiscono la prima relazione significativa più avanti, soprattutto quando sono molto selettivi o riflessivi come sembri essere tu.
Quello che ti aiuterebbe davvero non è fare più “allenamenti” o darti più pressione quando esci, ma imparare a gestire meglio il momento dell’approccio, l’ansia e il modo in cui il tuo cervello entra in iper-analisi. Sono cose su cui si può lavorare in modo molto concreto.

Se vuoi, possiamo parlarne con calma in un incontro online: dal tuo racconto riconosco bene questo tipo di dinamica e si possono costruire strategie pratiche che ti aiutino a muoverti con più naturalezza, senza trasformare ogni uscita in un test da superare. A volte bastano pochi aggiustamenti mirati per cambiare completamente l’esperienza sociale.
Dr. Riccardo Gurrieri
Psicologo, Nutrizionista, Sessuologo
Pisa
Grazie per aver condiviso la sua esperienza. Il desiderio di avere una relazione è molto comune, soprattutto quando si sente di avere spazio emotivo per condividerla con qualcuno. Allo stesso tempo è utile ricordare che conoscere nuove persone non è una “prestazione”: non ogni uscita deve necessariamente portare a un approccio o a un risultato.
Spesso le relazioni nascono in contesti in cui le persone hanno modo di incontrarsi più volte e conoscersi gradualmente, più che da approcci occasionali con sconosciuti. Inoltre è normale che l’ansia o il timore di disturbare possano bloccare, soprattutto quando si pensa molto prima di agire.
Se queste difficoltà diventano fonte di forte frustrazione o stress, parlarne con un professionista può comunque essere uno spazio utile per riflettere su strategie più adatte alla propria situazione.
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Lentate sul Seveso
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Si sente che stai mettendo molto impegno nel cercare una relazione, ma allo stesso tempo sembra che ogni uscita diventi quasi una “prova” in cui senti di dover riuscire ad approcciare qualcuno.

Quando le aspettative sono molto alte, è facile che la mente inizi a pensare troppo (se è il momento giusto, se potresti disturbare, cosa dire) e questo può bloccare l’azione e aumentare l’ansia.

A volte può essere utile spostare il focus: non tanto sul trovare subito una fidanzata, ma sul fare piccoli momenti di contatto con le persone, anche semplicemente parlando o scambiando qualche parola, senza l’obiettivo che debba nascere qualcosa.

Se senti che il pensiero anticipatorio e l’ansia ti bloccano spesso, potrebbe essere utile lavorarci in un percorso psicologico per trovare modi più sereni di vivere questi incontri.

Un abbraccio
dott.ssa Veronica De Iuliis
Dott.ssa Serena Locritani
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
Grazie per essersi aperto. Mi sembra di capire che sta cercando dei consigli per poter avvicinarsi al suo scopo di "approcciare le ragazze". Io sono psicologa, e sento che alla mia professione non appartengano tanto i consigli, quanto l'apertura a riflessioni e domande. Per questo le chiedo: quando questo bisogno di approccio è diventato così centrale per lei? Cosa stava capitando nella sua vita? A quale bisogno più profondo pensa che possa rispondere? Mi sembra molto orientato su questo obiettivo, e mi chiedo se esso non nasconda altro, appunto un bisogno oppure una paura. A volte fermarsi e chiederci perché stavamo correndo può aiutarci a trovare la strada giusta verso la quale ricominciare a muoverci.
Dott.ssa Alessandra Domigno
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno, quello che le consiglierei è di effettuare qualche attività esterna che coinvolga altre persone e quindi la possibilità di conoscere e fare nuove amicizie e magari fra queste trovare anche una ragazza che possa piacerle. Capisco che lei dice ho poco tempo, non ho tanto denaro e conoscere implica tanta fatica. Ogni nuovo rapporto e conoscenza è faticoso perchè implica conoscere qualcuno diverso da noi, con ritmi diversi, gusti diversi, ecc. Buona giornata. Dott.ssa Alessandra Domigno
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza con tanta chiarezza. Da quello che racconti stai già mettendo molto impegno nel provare a migliorare la situazione, e questo è un aspetto importante.
Spesso però quando ogni uscita diventa una sorta di “missione” in cui devi necessariamente approcciare qualcuno, l’ansia aumenta e il rischio di tornare a casa delusi diventa più alto. Può essere utile spostare l’obiettivo: non trovare subito una fidanzata, ma allenarsi gradualmente a creare contatti sociali e conversazioni semplici.
Il fatto che tu tenda a pensare molto prima di agire è comprensibile: quando l’ansia entra in gioco il cervello prova a valutare ogni possibile scenario e finisce per bloccarsi. In questi casi può essere utile lavorare proprio sulla gestione del pensiero anticipatorio e sulla tolleranza dell’incertezza.
Se senti che questo aspetto ti limita spesso, parlarne con un professionista può aiutarti a trovare strategie più efficaci e meno faticose per vivere le relazioni.
Dott.ssa Maria Cristina Giuliani
Sessuologo, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Sono la dottoressa Maria Cristina Giuliani, psicologa e sessuologa.
Da quello che racconti, il problema non è il fatto che tu non sia capace o che tu non abbia risorse. Al contrario, sembri un ragazzo che riflette molto, che si allena, che prova a migliorarsi e che cerca di affrontare le proprie difficoltà in modo concreto. Il nodo centrale, però, è che tutta questa energia rischia di trasformarsi in pressione interna. E quando la ricerca di una fidanzata diventa una specie di “missione” da portare a termine ogni volta che esci, è molto facile che aumentino aspettative, autocontrollo, ansia e, di conseguenza, blocco. Tu non dici solo “vorrei conoscere qualcuna”, ma racconti di rientrare a casa deluso quando non approcci, come se ogni uscita fosse anche una prova da superare. Questo meccanismo, nel tempo, può diventare pesante, perché trasforma l’incontro con l’altro in una performance. E quando ci si sente in performance, spontaneità, leggerezza e autenticità si riducono. Il fatto che tu sia una persona con spettro autistico ad alto funzionamento non significa affatto che tu non possa costruire una relazione affettiva significativa. Significa però che probabilmente hai bisogno di strategie più adatte al tuo modo di funzionare, non di consigli generici pensati per tutti. Ad esempio, se il tuo pensiero è molto rapido e tende a valutare troppe variabili insieme, è comprensibile che prima di un approccio tu resti incastrato in dubbi come: “è il caso?”, “disturbo?”, “sono molesto?”, “adesso o dopo?”. E più cerchi di trovare il momento perfetto, più il momento sfugge. Per questo, forse, il punto non è forzarti ad approcciare di più, ma imparare a ridurre il peso mentale che attribuisci a ogni singola occasione. Non ogni uscita deve portare a un risultato. Non ogni ragazza vista deve diventare un’opportunità da cogliere. Non ogni mancato approccio è un fallimento. Questa parte è fondamentale, perché finché continuerai a leggere tutto in termini di riuscita o non riuscita, il carico emotivo resterà molto alto. C’è poi un altro aspetto importante: il tuo desiderio di non dipendere dagli altri è comprensibile, ma attenzione a non trasformarlo in un isolamento strategico che ti fa sentire ancora più sotto pressione. Uscire da solo può essere utile, ma se diventa il contesto in cui senti di doverti dimostrare qualcosa, può anche amplificare il senso di prova. A volte è più efficace creare situazioni in cui il contatto nasce in modo più naturale e meno “frontale”, anche senza dover investire grandi quantità di tempo o denaro. Nel tuo racconto vedo comunque un punto molto positivo: hai già una buona capacità di analizzare i tuoi blocchi. Sai che tendi a pensare troppo, sai che l’ansia aumenta la difficoltà, sai che il contesto per te conta molto. Questo è già un ottimo punto di partenza. Il lavoro da fare, semmai, è spostarsi da una logica di allenamento alla conquista a una logica di costruzione di competenze relazionali più sostenibili: meno orientate all’esito immediato, più orientate al contatto, all’osservazione reciproca, alla tolleranza della frustrazione e alla gestione delle aspettative. Una relazione non nasce perché ci si sforza al massimo ogni settimana. Nasce più facilmente quando una persona riesce a presentarsi all’altro con una presenza sufficientemente serena, reale, non schiacciata dal bisogno di ottenere subito qualcosa. Questo non significa smettere di cercare, ma cercare in un modo che non ti consumi. Credo che un supporto psicologico mirato, anche breve, potrebbe esserti molto utile non tanto perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché potresti lavorare in modo specifico su ansia da approccio, aspettative, lettura dei contesti sociali e gestione del rifiuto o della mancata occasione, in una modalità davvero adatta al tuo funzionamento. Il desiderio di avere una compagna è assolutamente legittimo. Ma è importante che questa ricerca non diventi una fonte costante di frustrazione o una misura del tuo valore personale. Tu non vali di più solo se riesci ad approcciare, e non vali di meno se una sera torni a casa senza averlo fatto.
Dott.ssa Marina Balbo
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Buongiorno, da quello che racconta sembra che lei stia mettendo molto impegno nel cercare una relazione, ma allo stesso tempo si trovi spesso bloccato dall’ansia, dalle aspettative verso se stesso e dal timore di disturbare gli altri. Queste difficoltà sono abbastanza comuni, soprattutto quando si tende a pensare molto prima di agire. In un percorso psicologico si può lavorare proprio su questi meccanismi, sull’ansia sociale e sulla sicurezza nelle relazioni. In alcuni casi anche approcci come l’EMDR possono aiutare a rielaborare esperienze di rifiuto o frustrazione che mantengono attiva l’ansia nelle situazioni sociali. Con il tempo e con gli strumenti giusti è possibile sentirsi più spontanei e meno bloccati nelle relazioni. Cordialmente
Dott.ssa Laura Lanocita
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Colpisce nel Suo racconto la precisione quasi ingegneristica con cui organizza il problema: tempo disponibile, probabilità di riuscita, numero di approcci, tecniche, allenamenti, variabili ambientali, limiti logistici. È come se la questione “trovare una fidanzata” fosse diventata un obiettivo da ottimizzare. Tuttavia una relazione non risponde alla logica della performance, e quando viene trattata come tale tende a generare frustrazione. Lei dice di stare bene anche da solo, ma da quando ha dodici anni desidera una fidanzata e oggi, quando rientra senza aver approcciato nessuna, si sente deluso perché avrebbe potuto fare meglio. Qui si intravede un passaggio cruciale: l’incontro con una donna diventa una prova su di Lei, non solo un incontro con l’altro. Ogni uscita sembra trasformarsi in verifica del Suo valore, della Sua efficacia, della Sua capacità di agire. L’ansia allora non nasce semplicemente dal timore di disturbare, ma dal fatto che l’approccio è caricato di aspettativa. Se riesce, conferma qualcosa di sé; se non riesce, incrina l’immagine che desidera mantenere. Anche il pensare troppo prima di agire non è un difetto tecnico. È una forma di protezione. La mente corre veloce, valuta scenari, anticipa rifiuti o giudizi. In questo senso il blocco davanti a ragazze che parlano tra loro o che camminano non è solo paura di essere molesto, ma esitazione rispetto al proprio posto: “ho il diritto di entrare lì?”. Questa domanda è più profonda di una tecnica dei tre secondi. Inoltre Lei sottolinea il desiderio di non dipendere dagli altri, né dagli amici né dai contesti. Questa posizione di autosufficienza merita attenzione: voler trovare una compagna senza appoggiarsi a reti, gruppi, mediazioni può trasformare la ricerca in un confronto solitario con il mondo. L’altro diventa allora un obiettivo da conquistare, più che qualcuno da incontrare dentro una trama condivisa. Non Le proporrei di aumentare le strategie. Al contrario, potrebbe essere utile interrogare cosa rappresenti per Lei avere una fidanzata: è un bisogno di intimità, di riconoscimento, di normalità rispetto ai coetanei, di conferma rispetto alla Sua storia? Finché questo punto resta implicito, ogni tentativo rischia di essere sovraccarico. Un lavoro clinico attento alla struttura soggettiva non mira a insegnare come approcciare, ma a sciogliere il nodo tra desiderio e prestazione, tra incontro e verifica narcisistica. Quando l’altro non è più chiamato a colmare o certificare qualcosa, l’ansia tende a ridursi e l’incontro diventa meno forzato.
Se desidera approfondire, può contattarmi. Troverà uno spazio serio e rispettoso dove il Suo modo singolare di pensare e di sentire verrà accolto senza giudizio, con un ascolto profondo che non punta alla performance ma alla comprensione della Sua posizione nel legame.
Un cordiale saluto, dottoressa Laura Lanocita.
Dott.ssa Flora Bacchi
Psicologo, Psicologo clinico
Zanica
Ciao
Da quello che scrivi sembra quasi che tu stia vivendo la ricerca di una fidanzata quasi come una missione da portare a termine, con aspettative molto alte su te stesso ogni volta che esci. Quando poi non riesci ad approcciare qualcuno, torni a casa con la sensazione di aver fallito o di aver sprecato l’occasione. Questo però rischia di trasformare ogni uscita in una specie di prova da superare, e quando entra in gioco l’ansia diventa ancora più difficile agire in modo spontaneo.
Il fatto che tu pensi molto prima di agire è qualcosa che molte persone sperimentano, e nel tuo caso può essere amplificato sia dall’ansia sia dal modo veloce e analitico con cui la tua mente elabora le situazioni sociali. Non significa che tu non sia capace di relazionarti, ma che il tuo cervello cerca di valutare troppe variabili tutte insieme: se disturbi, se è il momento giusto, se sono in gruppo, se potresti sembrare invadente. È comprensibile che a quel punto scatti il blocco.
Forse può essere utile cambiare leggermente prospettiva: l’obiettivo dell’uscita non deve per forza essere trovare una fidanzata o approcciare qualcuno, ma semplicemente fare piccole interazioni sociali. Anche uno scambio di due parole, un commento leggero, una domanda semplice. Questo riduce molto la pressione e permette di allenare la spontaneità senza sentirsi ogni volta sotto esame.
Un’altra cosa importante è che una relazione di solito nasce da contesti ripetuti nel tempo, dove le persone si rivedono più volte. Approcci casuali per strada o in palestra possono succedere, ma statisticamente sono più difficili. Per questo i luoghi legati agli interessi (anche online o gratuiti) spesso aiutano di più, perché creano occasioni naturali di conoscenza.

Il fatto che tu desideri una relazione da tanto tempo è comprensibile. Il bisogno di vicinanza, affetto e condivisione è umano. Allo stesso tempo, non avere ancora avuto una relazione alla tua età non significa essere in ritardo o avere qualcosa che non va. Le storie arrivano spesso quando le persone iniziano a sentirsi meno sotto pressione nel cercarle.
Continua a prenderti spazi sociali, ma prova anche a togliere un po’ di peso all’obiettivo. Paradossalmente è proprio quando l’interazione smette di essere una prova da superare che diventa più facile che qualcosa nasca davvero.
Se vuoi puoi contattarmi per un colloquio conoscitivo online e cercheremo insieme di capirci di più.
Un caro saluto
Dott.ssa Bacchi
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Se ha già fatto psicoterapia, come scrive, saprà che cercare una ragazza non significa cercare un giocattolo: «ne voglio una», come ha scritto lei.
E saprà anche che non si tratta di sfogliare un catalogo come su un social.
Le relazioni, ogni relazione, quindi non solo quelle di coppia, si costruiscono con la frequentazione e con l'impegno che ci vuole per conoscersi reciprocamente.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da ciò che racconti si sente quanta energia, impegno e desiderio stai mettendo nel cercare una relazione. È comprensibile che, quando investi così tanto e poi le cose non vanno come speri, possa emergere delusione o frustrazione. Allo stesso tempo colpisce la tua consapevolezza: riconosci cosa succede quando pensi troppo, quando l’ansia sale o quando le aspettative su di te diventano molto alte.

A volte, proprio il forte desiderio di “dover riuscire” a fare un approccio può creare una pressione interna che rende tutto più difficile. Può essere utile provare a spostare gradualmente l’attenzione dal risultato (trovare subito una fidanzata o riuscire ad approcciare) all’esperienza dell’incontro: piccoli scambi, conversazioni semplici, momenti di contatto umano senza l’obbligo che debbano portare a qualcosa.

Il fatto che tu sia già stato in psicoterapia in passato è un segnale importante di cura verso te stesso. In alcuni momenti della vita può essere utile tornarci, proprio per avere uno spazio in cui esplorare con calma questi pensieri, le aspettative e l’ansia che descrivi, trovando strategie più sostenibili e rispettose dei tuoi tempi e del tuo modo di funzionare.

Il desiderio di una relazione è profondamente umano. Lavorare sul modo in cui vivi questi momenti può aiutarti a sentirti più libero, spontaneo e meno sotto esame quando incontri qualcuno.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott. Pompilio Greco
Psicologo, Psicologo clinico
Veglie
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza con tanta chiarezza. Si vede che stai mettendo molto impegno e riflessione in questa parte della tua vita.

Una cosa che emerge dal tuo racconto è che l’“approcciare” rischia di diventare un obiettivo da raggiungere ogni volta che esci. Quando succede questo, è facile creare molta pressione su di sé: se l’approccio non avviene, la serata può essere vissuta come un fallimento. In realtà le relazioni raramente nascono da singoli tentativi mirati, ma da una serie di incontri e interazioni che nel tempo aumentano le probabilità di conoscere qualcuno.

Il fatto che tu pensi molto prima di agire è comprensibile, soprattutto con uno stile cognitivo molto analitico. Però più si cerca il momento perfetto, più aumenta il rischio di bloccarsi. Spesso è più utile accettare che non esista la situazione “giusta al 100%” e che un approccio educato e breve non è molesto se si rispettano i segnali dell’altra persona.

Forse potrebbe aiutarti spostare un po’ il focus: non valutare una serata solo in base al numero di approcci, ma anche al fatto di essere uscito, aver fatto qualcosa che ti piace o esserti sentito un po’ più a tuo agio socialmente. Ridurre la pressione dell’obiettivo, paradossalmente, spesso facilita proprio quelle interazioni che si stanno cercando.

Se in passato la psicoterapia ti è stata utile, potrebbe essere uno spazio valido anche per lavorare su aspettative, ansia e modalità di azione nelle situazioni sociali. Il desiderio di una relazione è assolutamente legittimo, ma non deve trasformarsi in una prova continua da superare. Contattaci.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico cognitivo-comportamentale, specifico per ragazzi con autismo di livello 1. Cordiali saluti.
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, come mai ha così tanta "fretta" di trovare qualcuno? O per meglio dire come mai vuole a tutti i costi trovare qualcuno, secondo dei tempi prestabiliti?
Questo è il punto dove secondo me si deve concentrare .
Tutta questa ricerca "affannata" di cui sta parlando, come la vive?
Tutti questi aspetti sono importanti per lei da capire...
Se la situazione sta diventato difficile da gestire, le consiglio di rivolgersi ad uno specialista del settore.. anche se ha già fatto terapia, continuare con un supporto psicologico è una cosa positiva e benefica.
Un saluto
Dott.ssa Eugenia Alessio
Psicologa Clinica
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e onestà quello che sta vivendo. Dal suo racconto emerge una grande capacità di riflessione su se stesso e sui propri comportamenti, e questo è un aspetto molto importante. Non è così comune che una persona riesca a osservare con tanta precisione i propri pensieri, le proprie strategie e le difficoltà che incontra nelle situazioni sociali. Il desiderio di avere una relazione affettiva è qualcosa di profondamente umano. Molte persone sentono il bisogno di condividere la propria vita con qualcuno, di costruire intimità e vicinanza emotiva. Il fatto che questo desiderio sia presente da molti anni non è in sé qualcosa di problematico. Diventa però faticoso quando l’obiettivo inizia a trasformarsi in una sorta di prova personale, come se ogni uscita dovesse necessariamente portare a un risultato concreto. Quando accade questo, l’esperienza di uscire e conoscere persone rischia di diventare molto carica di pressione. Nel suo racconto si percepisce proprio questa dinamica. Prima di uscire si creano aspettative molto alte su se stesso, come se fosse necessario approcciare qualcuno o fare un passo avanti verso l’obiettivo di trovare una partner. Quando poi questo non accade, la mente tende a rileggere la situazione con un senso di delusione o con il pensiero che avrebbe potuto fare meglio. Questo tipo di meccanismo è molto comune e spesso crea un circolo in cui più aumenta la pressione interna, più diventa difficile agire con spontaneità. Dal punto di vista cognitivo comportamentale si osserva spesso che i pensieri anticipatori hanno un ruolo molto forte nelle situazioni sociali. Quando la mente comincia ad analizzare molte variabili prima di agire, come chiedersi se sia il caso di parlare con una persona, se si rischia di disturbare o se il momento sia adatto, il risultato può essere un blocco. Non perché manchino le capacità sociali, ma perché l’eccesso di analisi rallenta l’azione e aumenta l’ansia. Nel suo caso questo aspetto sembra essere amplificato anche dalla velocità del pensiero che descrive. Quando la mente è molto attiva e analitica, può generare rapidamente molti scenari possibili e questo rende più difficile prendere una decisione semplice come iniziare una conversazione. Non si tratta di un limite personale, ma di una modalità di funzionamento mentale che ha molti punti di forza ma che in alcune situazioni sociali può creare delle difficoltà. Un altro aspetto che emerge dal suo racconto è la grande quantità di energia che sta investendo nel cercare di migliorare questa situazione. Si allena a parlare, riflette sulle strategie, osserva i contesti in cui approcciare le persone. Questo dimostra una forte motivazione e una grande determinazione. Allo stesso tempo però quando l’impegno diventa molto focalizzato su un unico obiettivo, la mente può iniziare a vivere ogni tentativo come una prova da superare. Questo spesso aumenta l’ansia e rende le interazioni meno naturali. Le relazioni affettive raramente nascono da un processo completamente pianificato. Spesso si sviluppano gradualmente attraverso contatti ripetuti, contesti condivisi e momenti di conoscenza spontanea. Quando si cerca attivamente di far accadere qualcosa in tempi relativamente brevi, può nascere la sensazione di dover forzare le situazioni sociali, e questo inevitabilmente aumenta la pressione interna. Il fatto che lei stia riflettendo su queste dinamiche è già un passo molto significativo. A volte però affrontare da soli questi meccanismi può essere complicato, soprattutto quando coinvolgono pensieri automatici, aspettative molto alte e momenti di ansia sociale. Un percorso di supporto psicologico orientato in senso cognitivo comportamentale può essere molto utile proprio per esplorare più a fondo il funzionamento di questi processi mentali. Spesso si lavora per comprendere come nascono certe aspettative verso se stessi, come i pensieri influenzano le emozioni nelle situazioni sociali e come sviluppare modalità di interazione più spontanee e meno cariche di pressione. Questo tipo di lavoro non ha l’obiettivo di cambiare la persona che si è, ma piuttosto di comprendere meglio il proprio funzionamento e di utilizzare le proprie risorse in modo più efficace nelle relazioni con gli altri. Molte persone scoprono che, quando diminuisce la pressione sul risultato e si sviluppa una maggiore serenità nelle interazioni sociali, le occasioni di conoscenza arrivano in modo più naturale. Il fatto che lei abbia già affrontato un percorso psicologico in passato e che continui a interrogarsi su se stesso mostra una grande apertura alla crescita personale. A volte proprio questo tipo di curiosità verso il proprio funzionamento può diventare una risorsa preziosa per costruire relazioni più soddisfacenti nel tempo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile utente,
dal suo messaggio emerge un forte desiderio di costruire una relazione e anche un grande impegno nel provare a mettersi in gioco. Questo è un aspetto importante e positivo.
Allo stesso tempo sembra che l’obiettivo di trovare una fidanzata sia diventato molto carico di aspettative. Quando ogni uscita viene vissuta come un’occasione in cui “bisognerebbe riuscire ad approcciare qualcuno”, è facile che aumentino l’ansia, i pensieri anticipatori e la sensazione di delusione se questo non accade.
Nel suo racconto si nota anche quanto lei sia attento a non risultare invadente o molesto: questa sensibilità verso lo spazio degli altri è un aspetto prezioso, ma a volte può portare a pensare molto prima di agire e quindi a bloccarsi.
Potrebbe essere utile provare a spostare l’attenzione dall’obiettivo immediato di trovare una fidanzata al creare occasioni di interazione più semplici e graduali, senza l’aspettativa che ogni uscita debba necessariamente portare a un approccio o a un risultato.
Considerando anche ciò che riferisce riguardo allo spettro autistico e all’ansia che può emergere in queste situazioni, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicoterapeuta per lavorare proprio su gestione delle aspettative, pensieri anticipatori e modalità di relazione più spontanee.
Un percorso mirato su questi aspetti può spesso aiutare a vivere le interazioni sociali con maggiore serenità.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Chiara Tumminello
Psicologo, Psicoterapeuta
San Martino Buon Albergo
Buongiorno gentile utente, la ringrazio per la sua condivisione. Non mi è chiara la domanda, ma immagino che sia come poter affrontare il timore legato all'approcciare nuove ragazze. Comprendo che lei abbia il desiderio di costruire una relazione, e comprendo anche che ci possano essere delle difficoltà. Fa bene sicuramente a frequentare luoghi in cui può conoscere nuove ragazze o anche utilizzare i social, ed è molto utile anche provare un role playing come mi sembra che lei faccia a casa per allenarsi a parlare con le ragazze. E' normale comunque in queste situazioni provare ansia quando si approccia una ragazza, a volte può essere utile semplicemente accettare che quest'ansia ci sia e affrontare comunque la situazione. E' un pò come un allenamento, più si allena a parlare con nuove ragazze e più le verrà facile. Non so se posso esserle stata di aiuto. Rimango a disposizione per domande o chiarimenti. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.
Ciao!
Ha scritto un messaggio molto dettagliato, e mi sembra, e mi chiedo, se possa essere un esempio di quello che pensa e sente prima di uscire a cercare nuove conoscenze. Elabora tante cose, forse sia per sue caratteristiche che per ansia e paure che nominava qui e lì. La cosa che mi colpisce è la quantità di ostacoli che la sua mente evoca, ed anticipa, al pensiero di riuscire a conoscere qualcuna: dai social, a quelle fidanzate, al tempo per il viaggio, al fatto di potersi distrarre, o in compagnia del suo amico o per pensare anche ad altro. Le consiglierei di provare a frenare un po' questa catena di preoccupazioni, e di scenari possibili, certamente, ma pur sempre ipotetici; sennò conoscere qualcuno sembra una montagna da scalare!
Spero di esserle stato d'aiuto, e in bocca al lupo!
La ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Dal suo racconto emerge molto chiaramente quanto impegno, riflessione ed energia stia investendo in questo aspetto della sua vita. Si percepisce che non si tratta di un desiderio superficiale, ma di qualcosa che sente da molti anni e che per lei ha un valore importante. Allo stesso tempo si vede quanto stia cercando attivamente di mettersi in gioco: esce, prova ad approcciare, si allena a parlare, riflette sui propri comportamenti e sui contesti. Tutto questo racconta di una grande determinazione e di una volontà concreta di migliorarsi e di costruire una relazione.
Allo stesso tempo capisco anche la frustrazione che può nascere quando si investono tempo, energie e aspettative e poi la serata si conclude con la sensazione di non aver fatto abbastanza o di aver perso un’occasione. Quando dentro di noi c’è un bisogno molto forte — come quello di avere una relazione affettiva — è facile che ogni uscita venga vissuta quasi come una “prova” da superare. In questi casi però può succedere che l’obiettivo diventi così centrale da trasformare l’incontro con l’altro in qualcosa di molto simile a una missione o a un compito da portare a termine.
Le relazioni però raramente funzionano come la ricerca di un oggetto o di qualcosa che possiamo programmare e calendarizzare. Quando la ricerca diventa molto intensa e carica di aspettative, spesso si perde un po’ quella dimensione di naturalezza e spontaneità che facilita davvero la conoscenza reciproca. Dal suo racconto sembra proprio che questa ricerca sia diventata per lei molto pressante, probabilmente anche perché è un desiderio che sente da tanti anni e che finora ha trovato poche occasioni di realizzarsi. È comprensibile quindi che oggi lo senta con particolare forza.
Potrebbe essere utile provare a spostare un po’ il focus dall’idea di “devo riuscire ad approcciare” all’idea di creare semplicemente occasioni di contatto e conversazione, senza che ogni interazione debba necessariamente trasformarsi in un potenziale inizio di relazione. Questo spesso riduce la pressione interna e rende gli scambi più fluidi. Un altro aspetto su cui potrebbe essere utile lavorare riguarda proprio le aspettative che ha nei confronti di se stesso: dal suo racconto sembra esserci una sorta di standard interno molto alto (“avrei potuto fare meglio”, “dovevo approcciare”), che rischia di trasformare ogni uscita in un momento di autovalutazione piuttosto severa.
Le chiedo anche se ha mai provato a utilizzare app di incontri. Per alcune persone possono essere uno strumento utile proprio perché permettono di iniziare una conversazione in modo più graduale e con persone che sono già lì con l’intenzione di conoscere qualcuno. Non sono la soluzione a tutto, ma possono ampliare le possibilità senza richiedere necessariamente grandi spostamenti o investimenti di tempo.
Parallelamente potrebbe essere utile continuare a lavorare su di sé non tanto in termini di “allenamento alla performance sociale”, che sembra già fare molto, ma soprattutto sul modo in cui vive questa ricerca e sulle aspettative che mette su se stesso. A volte quando la pressione interna diminuisce, anche le interazioni diventano più spontanee e meno cariche di ansia.
Se sente che questa frustrazione o questo senso di pressione stanno diventando molto pesanti, potrebbe essere utile anche tornare a confrontarsi con un professionista, proprio per esplorare insieme queste dinamiche e trovare modalità più sostenibili per vivere il desiderio di una relazione. Rimango comunque a disposizione se desidera approfondire o condividere altre riflessioni.
Dott.ssa Teresa Fortunata Aiello
Psicologo, Psicologo clinico
Messina
Dal tuo racconto emerge quanto sia forte il desiderio di avere una relazione e quanta fatica stai mettendo nella sua ricerca. Allo stesso tempo, però, questa esperienza sembra assumere la forma di una sorta di missione da portare a termine: uscire, approcciare, valutare se hai fatto abbastanza, tornare a casa deluso se non succede. Le relazioni difficilmente funzionano bene quando diventano un’attività da completare, con obiettivi e performance.
Viverla come qualcosa da “portare a casa” rischia anche di separarla dalle situazioni più naturali di incontro della vita quotidiana: gruppi, contesti condivisi, persone che si rivedono nel tempo. Spesso è proprio in questi ambienti che le relazioni nascono con più facilità, perché esiste già qualcosa in comune e non tutto parte dalla pressione dell’approccio.
Per questo, più che puntare tutto sul “riuscire ad approcciare”, a volte può essere più utile creare occasioni in cui incontrare persone con interessi simili ai tuoi. Quando c’è già qualcosa che vi lega, parlare e conoscersi tende a diventare più spontaneo e può favorire, nel tempo, la costruzione di una vita sociale e di interessi condivisi.
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buonasera,
Dal modo in cui scrive emerge una grande capacità di riflessione su di sé e anche un impegno concreto nel cercare di cambiare le cose, e questo è già un elemento molto importante.
Mi colpisce innanzitutto una cosa, quando lei dice che sta bene anche da solo, ma allo stesso tempo sente da molti anni il desiderio di avere una relazione. Queste due dimensioni non sono in contraddizione. È molto umano desiderare un legame affettivo e, allo stesso tempo, voler mantenere la propria autonomia. Nelle relazioni, soprattutto quelle sentimentali, non cerchiamo semplicemente qualcuno “da trovare”, ma entriamo in un sistema di incontri, tempi, contesti e possibilità che non dipendono mai solo da quanto impegno mettiamo.
Dal suo racconto sembra che negli ultimi tempi l’incontro con una possibile partner sia diventato quasi un obiettivo da raggiungere attraverso una sorta di allenamento, come uscire con l’aspettativa di approcciare, prepararsi a casa, misurare se la serata è andata bene o male in base al fatto di aver parlato o meno con una ragazza. Capisco il senso di questo sforzo, ma a volte questo tipo di impostazione può creare una pressione molto forte su di sé. Quando ogni uscita diventa una specie di “test”, è facile che entri in gioco la delusione se non succede quello che ci si aspettava.
In un’ottica relazionale spesso proviamo a spostare un po’ lo sguardo, non solo su cosa lei dovrebbe fare meglio, ma su come si costruiscono le situazioni in cui le persone possono incontrarsi. Le relazioni nascono raramente da un singolo momento di approccio; molto più spesso nascono da contesti ripetuti nel tempo, dove le persone si rivedono più volte, si riconoscono e piano piano iniziano a parlarsi. Questo non significa che gli approcci diretti siano sbagliati, ma può essere utile non considerarli l’unica strada.
Un altro aspetto che mi sembra importante riguarda il modo in cui lei descrive il suo pensiero. Dice che il suo cervello va molto veloce e che prima di avvicinarsi a una ragazza tende a valutare molte cose, tipo se è il caso, se potrebbe disturbare, se potrebbe essere inopportuno. Questo tipo di analisi non è un difetto in sé, anzi spesso nasce proprio da una sensibilità verso l’altro e dal desiderio di essere rispettoso. Il problema nasce quando il pensiero diventa così rapido e intenso da bloccare l’azione o da trasformare ogni situazione in qualcosa da analizzare troppo.
Potrebbe essere utile chiedersi non solo “come posso approcciare meglio”, ma anche “in quali situazioni mi sento più spontaneo quando parlo con le persone”. A volte la differenza non sta tanto nella tecnica, ma nel contesto. Ci sono ambienti in cui la conversazione nasce più facilmente perché c’è già qualcosa in comune, come un’attività, un’abitudine, una presenza ricorrente. Anche la palestra, per esempio, potrebbe essere uno di questi luoghi, ma non necessariamente attraverso un approccio immediato. A volte una relazione inizia con piccoli scambi ripetuti nel tempo, come un saluto, un commento su un esercizio, una breve conversazione che si ripete più volte.
Un’altra cosa che mi ha colpito è la grande aspettativa che lei mette su se stesso quando esce. Scrive che spesso torna a casa deluso perché pensa che avrebbe potuto fare di più. Mi chiedo cosa cambierebbe se alcune uscite non fossero valutate in base a questo criterio. Se la serata fosse considerata riuscita anche semplicemente per il fatto di essere uscito, aver fatto qualcosa che le piace, aver respirato un po’ di vita sociale. Paradossalmente, quando la pressione diminuisce, spesso diventa più facile anche entrare in contatto con gli altri.
Infine, lei descrive alcune difficoltà pratiche molto concrete, quali il tempo limitato, gli spostamenti, il fatto di non avere ancora la patente, il cambiamento nel gruppo di amici. Tutti questi fattori fanno parte del sistema di vita in cui si trova ora e influenzano naturalmente le possibilità di incontro. Per questo motivo può essere utile non pensare alla ricerca di una relazione come a qualcosa che deve accadere subito o entro un certo numero di tentativi, ma come a un processo che cresce insieme alla sua rete di esperienze, di luoghi e di persone.
Le lascio una piccola domanda su cui potrebbe riflettere: se tra qualche mese le cose iniziassero a muoversi nella direzione che desidera, cosa si accorgerebbero di diverso le persone intorno a lei nel modo in cui vive le sue uscite o le sue conoscenze?
A volte le trasformazioni nelle relazioni iniziano proprio da piccoli cambiamenti nel modo in cui ci muoviamo dentro le situazioni. E dal suo messaggio sembra già che lei stia facendo molti passi per mettersi in gioco.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona serata.
Dott.ssa Camilla Persico
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Carrara
È evidente che sta cercando di lavorare su se stesso, di mettersi alla prova e di affrontare anche le difficoltà legate all’ansia e alla tendenza a pensare molto prima di agire.

Proprio questo però sembra essere uno dei punti centrali della situazione: quando il desiderio di trovare una fidanzata diventa un obiettivo molto forte, ogni uscita rischia di trasformarsi in una sorta di “prova da superare”. In questo modo l’incontro con l’altra persona smette di essere spontaneo e diventa una performance in cui lei sente di dover riuscire per forza. Questo spesso aumenta l’ansia e rende più difficile agire con naturalezza.

Il fatto che lei analizzi molto le situazioni, si chieda se sia il momento giusto, se possa disturbare o risultare inopportuno, è comprensibile, soprattutto considerando la sua tendenza a ragionare velocemente e in modo molto analitico. Tuttavia nelle relazioni umane non sempre esiste il momento perfetto o la strategia migliore: molte conoscenze nascono proprio da scambi semplici e spontanei.

Un altro aspetto importante è che cercare una relazione esclusivamente attraverso l’approccio diretto a sconosciute può diventare molto faticoso e frustrante, perché comporta inevitabilmente molti tentativi che non portano a nulla. Spesso le relazioni nascono invece in contesti più naturali e ripetuti nel tempo, dove le persone hanno la possibilità di conoscersi gradualmente, senza la pressione di dover creare subito qualcosa.

In questo momento potrebbe essere utile provare a spostare leggermente il focus: non uscire con l’idea che “devo approcciare qualcuno”, ma con l’obiettivo più semplice di fare esperienza sociale, parlare con le persone, allenarsi a stare nelle situazioni senza pretendere un risultato immediato. Paradossalmente, quando la pressione diminuisce, le interazioni diventano più fluide.

Il fatto che lei abbia già fatto psicoterapia e che continui a riflettere su questi aspetti mostra una buona consapevolezza. Con il tempo e con esperienze sociali più tranquille e meno orientate alla performance, spesso anche la sicurezza nelle relazioni cresce gradualmente.

Sono a disposizione per approfondire.
Dott.ssa Camilla Persico
Buonasera, capisco molto bene il tuo impegno e la tua frustrazione: cercare una relazione può essere emozionante ma anche fonte di ansia, soprattutto quando ci sono aspettative alte verso se stessi e ostacoli pratici come il tempo, il denaro o la logistica. È naturale pensare troppo prima di approcciare, soprattutto se temi di disturbare o di non fare una buona impressione. Questo accade ancora di più quando ci si trova in contesti dove le persone sono in gruppo o già impegnate, e può far emergere ansia e blocchi momentanei.
Il fatto che tu stia già esercitandoti a parlare e a gestire gli approcci è un ottimo segnale: stai costruendo competenze sociali e fiducia gradualmente, senza aspettarti risultati immediati. Uscire da solo, senza dipendere dagli amici o dai social, può aiutarti a concentrarti sulle tue emozioni e a gestire la pressione senza sentirti giudicato. È importante ricordare che l’ansia è normale in queste situazioni e non significa che tu non sia capace: osservare i propri pensieri senza giudizio, accettare piccoli passi e celebrare i progressi, anche minimi, è già un grande traguardo.
Parlare con una psicologa o un professionista esperto può essere utile per capire come gestire ansia e aspettative, sviluppare strategie pratiche per approcciare in contesti diversi e trovare un equilibrio tra il desiderio di relazione e il tuo benessere personale.
Dott.ssa Eleonora Rossini
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Forlì
Ciao,

da quello che racconti emerge una cosa importante: stai mettendo molto impegno per migliorare la tua vita relazionale e questo è già un passo significativo. Il fatto che tu riesca ad uscire anche da solo e che stia cercando attivamente occasioni di incontro mostra che hai voglia di metterti in gioco e di lavorare su di te.
Allo stesso tempo sembra che tu stia vivendo questa ricerca con molta pressione. Quando ogni uscita diventa una sorta di prova in cui senti di dover necessariamente approcciare qualcuno, è facile che aumentino l’ansia, il pensiero continuo e la delusione quando le cose non vanno come avevi immaginato. In queste situazioni la mente tende ad analizzare ogni dettaglio – se è il momento giusto, se si rischia di disturbare, cosa dire – e questo può portare a bloccarsi proprio mentre si vorrebbe agire.
In realtà le relazioni raramente nascono da tentativi molto programmati o da approcci fatti con un forte obiettivo in mente. Più spesso si sviluppano in contesti in cui si ha l’occasione di conoscersi con maggiore naturalezza, senza sentirsi costantemente sotto esame o sotto pressione. Può quindi essere utile spostare l’attenzione dall’idea di “dover riuscire” a quella di fare semplicemente esperienza nelle interazioni, anche piccole e quotidiane, senza che ogni uscita debba necessariamente portare a un risultato.
Il fatto che tu abbia già fatto psicoterapia in passato può essere comunque una buona risorsa. A volte lavorare su questi aspetti – in particolare sulla gestione dell’ansia anticipatoria, sull’eccesso di pensiero e sul modo in cui vivi le aspettative verso te stesso – può aiutare a rendere gli incontri con gli altri più spontanei e meno faticosi.
Costruire relazioni richiede tempo e spesso passa da molti piccoli contatti nel tempo, più che da singoli tentativi che devono funzionare subito. Il percorso che stai facendo per metterti in gioco è già un passo importante. Un caro saluto.
Eleonora Rossini

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