Buongiorno dott. da tanti anni oramai sono in cura con il daparox per ansia e disturbo ossessivo...

16 risposte
Buongiorno dott. da tanti anni oramai sono in cura con il daparox per ansia e disturbo ossessivo... solo che faccio questo post perchè in questo periodo ho pensieri strani, mi era successo l'hanno scorso mi era durato 1 mese circa è adesso di nuovo si è ripresentato... ho pensieri del tipo se lascio l'acqua a qualcuno è dopo magari devo bere mi viene in mente non è che abbia messo qualcosa dentro, quindi prima di berla dico bevila tu cosi se c'è qualcosa ci sentiamo male entrambi, oppure se sono nel balcone è passa qualcuno mi passa in mente non che mi spara, oppure paura di avere allucinazioni anche se non ne ho mai avute in 34 anni, oppure paura di sera di girare per la casa come se prima o poi dovrei vedere qualcuno... cioè pensieri di questo tipo è questi sono alcuni degli esempi... in piu ho uscito questo discorso dei miei pensieri con i miei amici mi anno parlato di psicosi cosa che mi a fatto andare subito in ansia quindi per questo ho fatto questo post... anche perchè ho 34 anni quindi non so se possa essere un esordio di psicosi o schizofrenia... grazie per i vostri pareri
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
la ringrazio per la confidenza. Comprendo molto bene quanto questi pensieri possano spaventarla, soprattutto quando qualcuno le ha nominato parole come “psicosi” o “schizofrenia”, perché è normale che l’ansia faccia subito un salto in quella direzione. Però è importante dirle con chiarezza che quello che descrive ha tutte le caratteristiche dei pensieri ossessivi, non di un disturbo psicotico.

I pensieri che riporta – il dubbio che qualcuno possa aver messo qualcosa nell’acqua, l’idea improvvisa che qualcuno possa farle del male, la paura di vedere qualcosa che in realtà non c’è – sono pensieri intrusivi, automatici, che arrivano contro la sua volontà e che lei stesso riconosce come esagerati o poco realistici. Questo è un punto fondamentale: lei mantiene sempre il senso critico, si rende conto che sono pensieri “strani”, e proprio per questo cerca rassicurazioni o mette in atto piccoli comportamenti per sentirsi più tranquillo, come far bere prima qualcun altro. Questo funzionamento è tipico del disturbo ossessivo.

Nella psicosi accade qualcosa di molto diverso: la persona crede davvero a quei contenuti senza metterli in dubbio e senza viverli come strani o eccessivi. Nel suo caso, invece, c’è paura di quei pensieri, c’è consapevolezza e c’è il bisogno di verificarli o neutralizzarli. Questo orienta chiaramente verso un quadro ansioso-ossessivo, coerente anche con la sua storia e con la terapia che sta seguendo da anni con Daparox.

Il fatto che questi pensieri siano già comparsi in passato e poi siano andati via è un altro elemento importante: il disturbo ossessivo tende ad avere fasi, con riacutizzazioni nei periodi di maggiore stress o vulnerabilità. E spesso cambia anche “contenuto”, agganciandosi a ciò che in quel momento fa più paura. In questo caso, dopo aver sentito parlare di psicosi, l’ansia ha semplicemente spostato il focus lì, amplificando il timore.

Anche il meccanismo che descrive – più ci pensa, più aumentano; più cerca di controllarli, più tornano – è esattamente come funzionano le ossessioni. Non sono pericolose in sé, ma diventano molto invasive proprio perché si cerca di eliminarle o di capirle.

Una cosa importante da sapere è che questi pensieri non dicono nulla su ciò che lei è o su ciò che potrebbe fare o diventare. Sono prodotti dell’ansia. Il problema non è il contenuto del pensiero, ma il modo in cui la mente si aggancia ad esso.

Detto questo, visto che è in terapia da molti anni, potrebbe essere utile fare un punto con uno specialista, non perché ci sia qualcosa di grave, ma per valutare se in questo momento serve un piccolo aggiustamento della terapia o un supporto psicologico mirato, soprattutto per imparare a gestire questi pensieri senza alimentarli.

Nel frattempo, può aiutarla iniziare a fare un passo diverso: quando arriva il pensiero, invece di verificarlo o contrastarlo, provi a riconoscerlo per quello che è – un pensiero ossessivo – e lasciarlo passare senza dargli seguito. All’inizio è difficile, ma è proprio questo che nel tempo riduce la loro forza.

Se vuole, possiamo anche lavorarci insieme più nel concreto, perché esistono strategie molto efficaci per uscire da questo tipo di loop. Non è un’escalation verso qualcosa di più grave, ma una riattivazione di un meccanismo che già conosce, e che può essere gestito

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Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, in affiancamento alla terapia farmacologica, le suggerirei di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o con uno Psicoterapeuta in grado di fare eventuale diagnosi differenziale fra nuovi sintomi relativi a vecchi disturbi oppure l'insorgenza di nuove problematiche; successivamente tale professionista potrà accompagnarla nella miglior gestione o risoluzione delle problematiche o patologie rilevate.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buongiorno,
quello che porta ha un tono molto riconoscibile, non tanto per il contenuto dei pensieri — che possono cambiare — ma per il modo in cui sembrano presentarsi e per l’effetto che hanno su di lei.
Viene da chiedersi se questi pensieri arrivino come qualcosa che si impone, quasi all’improvviso, aprendo subito un dubbio o una possibilità che prima non c’era. E se, una volta comparsi, le venga spontaneo cercare una sorta di rassicurazione o verifica, come negli esempi che porta.
Potrebbe essere che, nel momento in cui il pensiero emerge, faccia fatica a lasciarlo andare così com’è, senza sentirsi spinto a dargli una risposta o a “controllarlo” in qualche modo?
Quando dice che l’anno scorso è durato circa un mese e poi è passato, e ora si ripresenta, viene da chiedersi che rapporto ha con queste fasi. Le riconosce mentre accadono, oppure ogni volta sembrano qualcosa di nuovo, magari più allarmante?
Il fatto che i suoi amici abbiano parlato di psicosi sembra aver aggiunto un ulteriore livello di preoccupazione. Che effetto ha avuto su di lei sentire quella parola? Ha cambiato il modo in cui guarda questi pensieri?
Forse può essere utile chiedersi cosa la spaventa di più: il contenuto dei pensieri in sé, oppure ciò che teme possano significare su di lei, sulla sua mente.
E quando questi pensieri arrivano, cosa accade subito dopo dentro di lei? Cerca di allontanarli, di contrastarli, di trovare una certezza che li neutralizzi?
Potrebbe esserci qualcosa, nel modo in cui questi pensieri si presentano e nel modo in cui prova a gestirli, che richiama dinamiche che ha già incontrato nella sua esperienza, anche rispetto al disturbo ossessivo che nomina.
Non come una risposta definitiva, ma come una possibile direzione da osservare: non tanto cosa dicono i pensieri, ma come funzionano dentro di lei.
Un caro saluto,
Dott.ssa Testa
Dott.ssa Ana Carolina Cisneros
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Salve. Non specifica nel sui post se sta facendo una psicoterapia. Se così non fosse, sarebbe opportuno fare una consultazione per valutare la possibilità di intraprendere un percorso di questo tipo. Magari potrebbe chiedere indicazioni al collega psichiatra che la sta seguendo. Cordiali saluti
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, capisco molto bene quanto questi pensieri possano spaventare e quanto sia facile, soprattutto dopo aver sentito certe parole, iniziare a preoccuparsi ancora di più e a sentirsi in allarme. Quello che descrive è qualcosa che, dal punto di vista cognitivo-comportamentale, ha delle caratteristiche molto riconoscibili: si tratta di pensieri intrusivi, improvvisi, spesso assurdi o poco realistici, che arrivano senza essere desiderati e che proprio per questo generano ansia e bisogno di controllo. Il fatto stesso che lei li riconosca come strani, che li metta in dubbio e che cerchi rassicurazioni è già un elemento molto importante, perché indica consapevolezza e contatto con la realtà. Quando la mente è particolarmente sensibile all’ansia e al dubbio, tende a produrre scenari di pericolo anche molto improbabili, come quelli che racconta, e più si cerca di controllarli, verificarli o neutralizzarli, più questi tendono a ripresentarsi con forza. È come se il cervello, nel tentativo di proteggerla, alzasse continuamente il livello di allerta, proponendo ipotesi catastrofiche che però non corrispondono a un reale pericolo. Il pensiero del tipo e se avessi messo qualcosa nell’acqua oppure e se vedessi qualcuno in casa non è tanto il segnale di qualcosa che sta accadendo davvero, ma piuttosto il risultato di un meccanismo mentale che amplifica il dubbio e la paura. È comprensibile che il riferimento alla psicosi o ad altre condizioni più gravi abbia aumentato la sua ansia, perché quando si è già in uno stato di vulnerabilità emotiva, certe informazioni possono essere interpretate come conferme delle proprie paure. Tuttavia, il modo in cui descrive questi pensieri, il fatto che li riconosca come irrazionali e che cerchi di rassicurarsi, va in una direzione molto diversa da quella che teme. Spesso è proprio la paura di perdere il controllo o di impazzire a diventare essa stessa il contenuto dei pensieri ossessivi, creando un circolo che si autoalimenta. Un lavoro psicologico orientato in senso cognitivo-comportamentale può aiutarla in modo molto concreto a interrompere questo circolo. Si tratta di imparare gradualmente a cambiare il rapporto con questi pensieri, non cercando più di eliminarli o contrastarli direttamente, ma riconoscendoli per quello che sono, cioè prodotti della mente che non hanno bisogno di essere verificati o neutralizzati. Questo tipo di percorso permette anche di comprendere meglio perché in alcuni periodi questi pensieri aumentano, quali fattori li attivano e come gestire l’ansia senza ricorrere a continui controlli o rassicurazioni. Affrontare questo momento con un supporto adeguato può aiutarla non solo a ridurre la paura attuale, ma anche a sviluppare strumenti che le permettano di sentirsi più stabile e sicuro nel tempo, senza dover temere ogni volta il ritorno di questi pensieri. Spesso già solo comprendere il funzionamento di ciò che sta accadendo dentro di sé porta un primo sollievo e apre la strada a un cambiamento concreto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Valentina Dernini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, ne parlerei con lo psichiatra che la segue. Probabilmente il farmaco che sta prendendo non è il più adatto a lei.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, le consiglio di associare anche un percorso di supporto psicologico per avere maggiori risultati e più duraturi nel tempo.
In questo contesto potrà avere anche risposte alle sue domande.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Buongiorno,
i pensieri che descrive sono molto attivanti, ma hanno una caratteristica importante: sono pensieri intrusivi che lei riconosce come strani e mette in dubbio. Questo è un elemento tipico del funzionamento ossessivo, non di un quadro psicotico.
Il meccanismo descritto sembra essere questo:
-arriva il dubbio (“e se…?”)
-aumenta l’ansia
-prova a controllare o neutralizzare
-il sollievo dura poco… e il dubbio ritorna
Sono proprio questi tentativi di controllo a mantenere il problema e a continuare a fare evitare situazioni.
Rispetto alla terapia: essendo in cura farmacologica da tempo, non so se accanto a questa c’è anche un lavoro psicologico mirato su questi meccanismi cosa che aiuta molto. I farmaci possono aiutare a contenere i sintomi, ma non modificano il funzionamento che li genera. Silenziano ma non eliminano.
La direzione di lavoro è quindi:
-ridurre i comportamenti di controllo e rassicurazione,
-imparare a lasciare il pensiero senza risolverlo subito,
-interrompere il ciclo “dubbio → controllo → sollievo”.
Può essere utile portare questi aspetti all’interno del percorso che sta già facendo, così da lavorare in modo più specifico e operativo.
Quello che sta vivendo è molto faticoso, ma non indica automaticamente un esordio psicotico: è un sistema che sta cercando di proteggersi… nel modo sbagliato.
Dott.ssa Melania Monaco
Dott.ssa Anna Truzzi
Psicoterapeuta, Psicologo
Milano
Quelli che descrive somigliano a pensieri di tipo ossessivo: idee che arrivano in modo automatico e insistente, anche se non le vuoi e che comportano degli atti detti “compulsioni” che servono a rassicurarsi. I pensieri non sono pericolosi né significano qualcosa su di te, ma più cerchi di controllarli o scacciarli, più tendono a tornare. Le compulsioni funzionano da rinforzo, più esegui atti, comportamenti o gesti più i pensieri intrusivi si ripresentano.
In ottica CBT, il punto non è eliminarli, ma cambiare il rapporto con questi pensieri: riconoscerli come eventi mentali e non come realtà, evitando di mettere in atto comportamenti per neutralizzarli. L’approccio scientificamente dimostrato come il più efficace è proprio la terapia cognitivo comportamentale.
Se senti che stanno aumentando o inizi a fare cose per gestire l’ansia che portano a controlli, evitamenti, rituali, può essere utile intervenire presto con un supporto mirato, perché il DOC tende a mantenersi proprio attraverso questi meccanismi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
da quanto descrive, i pensieri che sta vivendo rientrano nel quadro dei sintomi ossessivi e ansiosi, tipici del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Spesso chi ha DOC può avere timori intrusivi e immagini mentali molto disturbanti, come quelli che racconta, che non corrispondono a intenzioni reali né indicano necessariamente un disturbo psicotico. È importante sottolineare che avere pensieri inquietanti o strani non significa automaticamente avere psicosi o schizofrenia, soprattutto se non ci sono allucinazioni o disturbi della realtà persistenti.

Tuttavia, la persistenza o la ricomparsa di questi pensieri può generare forte ansia e disagio, e potrebbe essere utile valutare insieme eventuali aggiustamenti della terapia o strategie di gestione più specifiche, come interventi di psicoterapia cognitivo-comportamentale mirata ai pensieri intrusivi.

In sintesi, ciò che descrive può rientrare nei sintomi del DOC e dell’ansia, ma è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista per valutare il quadro clinico completo e il percorso più adeguato.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dr. Roberto Lavorante
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno,
I pensieri che descrive, per quanto molto spaventanti, hanno una caratteristica importante, ovvero che lei li riconosce come dubbi, se ne preoccupa e cerca di verificarli o neutralizzarli. Questo risuona come un elemento tipico del funzionamento ossessivo, non di un quadro psicotico. Nelle psicosi, infatti, le persone tendono a vivere certe idee come realtà, senza metterle in discussione.
Quello che sembra accadere è che in questo periodo la sua ansia si sia riattivata e stia prendendo la forma di pensieri intrusivi legati al pericolo, alla perdita di controllo e alla paura di “impazzire”. Anche il fatto che i racconti degli amici l’abbiano fatta allarmare ulteriormente va proprio in questa direzione, amplificando il circolo dell’ansia.
Dal punto di vista relazionale, può essere utile osservare come questi pensieri la portino a mettere in atto piccoli comportamenti di controllo o rassicurazione, come far bere prima l’altra persona, nel breve momento calmano, ma nel tempo mantengono il problema attivo.
Considerata la storia che riferisce e il fatto che è già in cura farmacologica, le suggerirei di confrontarsi con il suo medico o specialista di riferimento, per valutare insieme questo momento e capire come sostenerla al meglio. Non è necessario affrontarlo da solo.
È una fase che può spaventare, ma ciò che descrive è comprensibile alla luce del suo funzionamento e affrontabile con gli strumenti adeguati.
Spero di esserle stato di supporto e le auguro una buona giornata.
Gentile utente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza questi vissuti che, comprendo bene, le stanno causando una forte preoccupazione, specialmente dopo i commenti ricevuti dai suoi amici.
In qualità di psicologo, vorrei aiutarla a inquadrare meglio ciò che sta sperimentando per provare a restituirle un po' di serenità:
Contenuto dei pensieri vs. Processo: quelli che lei descrive (la paura del cibo contaminato, il timore di aggressioni o di vedere qualcuno in casa) hanno tutta l'aria di essere pensieri intrusivi. Nel Disturbo Ossessivo (DOC), di cui lei già soffre, la mente produce scenari catastrofici o "assurdi" proprio per testare la nostra reazione. Il fatto che lei ne parli come "pensieri strani" e che ne riconosca l'irrazionalità (mantenendo quello che noi chiamiamo critica del sé) è un indicatore molto rassicurante.
Il dubbio sulla psicosi: l'ansia che ha provato sentendo parlare di "psicosi" è comprensibile, ma è importante fare una distinzione. Chi sta vivendo un esordio psicotico solitamente non si chiede se i suoi pensieri siano "strani" o frutto di un disturbo; li vive come realtà assoluta. La sua, invece, sembra una "paura di impazzire" (psicopatofobia), che è un sintomo classico e molto comune nei forti stati d'ansia e nel DOC, e NON un segno di schizofrenia.
L'età e la storia clinica: a 34 anni, con una storia pregressa di ansia e DOC già trattata farmacologicamente, è molto improbabile un esordio psicotico di questo tipo. È molto più frequente che, in periodi di maggiore stress, il DOC "alzi il tiro" proponendo temi più angoscianti (come quelli paranoidei) per catturare la sua attenzione e generare dubbi.
Cosa le suggerisco di fare:
Eviti il confronto con i non esperti, gli amici, seppur in buona fede, non hanno gli strumenti per fare diagnosi e possono involontariamente alimentare il suo "circolo vizioso" dell'ansia.
Contatti i suoi curanti: Le consiglio di fissare un colloquio con lo psichiatra che le prescrive il Daparox e, se non lo sta già facendo, con uno psicoterapeuta. Potrebbe essere necessario semplicemente calibrare meglio la terapia o lavorare su queste nuove "forme" che la sua ansia sta prendendo.
Resti focalizzato sul fatto che questi sono pensieri, non realtà. La loro forza deriva solo da quanta paura le fanno, non dalla loro veridicità.
Le invio un cordiale saluto insieme all’augurio di pronto ristabilimento.
Dr Claudio Puliatti, Psicologo online e in presenza (Roma)
Dott.ssa Valeria Salvatore
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Ciao! Comprendo la tua preoccupazione. I pensieri che descrivi, per quanto spaventosi, sono spesso tipici dell’ansia e del disturbo ossessivo e non indicano necessariamente una psicosi. Ad ogni modo, dal momento che stai già assumendo una terapia farmacologica, potrebbe essere utile un confronto con il tuo psichiatra per riguardare insieme la terapia ed eventualmente affiancare un percorso psicologico per gestire questi vissuti con maggiore serenità.
Dott.ssa Arianna Savastio
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente, premesso che è importante una valutazione clinica per poter formulare ipotesi diagnostiche cercherò comunque di darti un piccolo rimando sulla base di ciò che hai scritto. I pensieri che racconti, per come li descrivi, possono assomigliare a delle ossessioni. In particolare, esiste una forma di ossessioni legate alla paura di subire danni, in cui la mente genera dubbi e scenari come “e se qualcuno volesse farmi del male?” oppure “sono davvero al sicuro?”. Queste non sono necessariamente “paranoie” nel senso clinico del termine, ma possono rientrare in una dinamica ossessiva, soprattutto quando: 1) riconosci che questi pensieri sono eccessivi o poco fondati, 2) allo stesso tempo fai fatica a interromperli, e 3) ti portano a controllare l’ambiente o a rimanere in uno stato di allerta costante.
Quello che spesso accade è che la mente fatica ad accettare l’incertezza e prova a proteggerti creando scenari “e se…?” anche in assenza di un pericolo reale. Questo porta a una sorta di iper-vigilanza: più cerchi segnali di minaccia, più l’ansia aumenta, alimentando il circolo vizioso.
Se hai già ricevuto una diagnosi di DOC, questi elementi potrebbero essere coerenti con quel quadro. Se invece si tratta di un’autodiagnosi, è importante poterti confrontare con un professionista per avere un inquadramento accurato.
Un aspetto fondamentale riguarda la cura: la terapia farmacologica può essere un supporto importante, ma da sola spesso non è sufficiente. La letteratura e le evidenze scientifiche indicano chiaramente che, per il DOC e per i disturbi d’ansia, è necessario un percorso psicoterapeutico strutturato, in particolare di tipo cognitivo-comportamentale, che aiuta a comprendere questi meccanismi e a sviluppare strumenti concreti per gestirli.
La tua domanda è importante, ma merita uno spazio di approfondimento che una piattaforma online non può offrire fino in fondo. Rivolgerti a uno specialista potrebbe aiutarti a fare chiarezza e a iniziare un percorso mirato per stare meglio. Ti auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio
Dott.ssa Valentina Mestici
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Caro utente, capisco quanto questi pensieri possano spaventarti, soprattutto dopo aver sentito parlare di psicosi, ma da quello che descrivi sembrano pensieri ossessivi: sono intrusivi, ti fanno paura, li metti in dubbio e cerchi di controllarli (ad esempio verificando o cercando rassicurazioni), caratteristiche diverse da un quadro psicotico dove i pensieri vengono vissuti come reali senza dubbio; anche il fatto che ti sia già successo e poi passato va in questa direzione. In modo concreto, quando arrivano prova a riconoscerli come prodotti dell’ansia senza metterli alla prova o cercare certezze, perché più controlli più si rinforzano, e allo stesso tempo confrontati con il tuo specialista visto che assumi Daparox per valutare questo periodo. Non stai “impazzendo”, è una riattivazione dell’ansia con contenuti diversi ma lo stesso meccanismo. Rimango a disposizione per dubbi e domande un caro saluto. Dott.ssa Valentina Mestici
Dott.ssa Sara Angeli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buonasera, i dubbi e le preoccupazioni che porta sono compatibili con il disturbo ossessivo di cui parla e della necessità di tenere tutto un po’ sotto controllo. Le consiglio tuttavia di portare i dubbi al professionista che la ha in cura per approfondire questa sua preoccupazione.

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