Dopo un trauma psicologico, son iniziate vertigini, ho fatto varie visite specialisti ed esami vari,
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Dopo un trauma psicologico, son iniziate vertigini, ho fatto varie visite specialisti ed esami vari, alcuni specialisti mi dicono che sono vertigini psicogene dovute al trauma e sto facendo una terapia psicologica, non tollero i medicinali, per cui il processo di guarigionee' lento. Vorrei sapere se ci sono altri percorsi per risolvere il problema delle vertigini psicogene grazie
Buongiorno, grazie per condividere qui. Le vertigini psicogene dopo un trauma sono una condizione legata a un’alterazione del sistema nervoso dovuta a stress e vissuti emotivi intensi. Quando non è possibile assumere farmaci, il percorso principale resta psicologico e riabilitativo, con ottime prospettive di miglioramento.
In questi casi è indicata una psicoterapia mirata, come l’approccio cognitivo-comportamentale o l’EMDR, particolarmente efficace nella rielaborazione del trauma e nella riduzione dei sintomi fisici come le vertigini. A questo si possono affiancare la riabilitazione vestibolare, utile per recuperare stabilità ed equilibrio e tecniche di regolazione dell’ansia come respirazione, mindfulness e rilassamento.
Cordialmente, AM
In questi casi è indicata una psicoterapia mirata, come l’approccio cognitivo-comportamentale o l’EMDR, particolarmente efficace nella rielaborazione del trauma e nella riduzione dei sintomi fisici come le vertigini. A questo si possono affiancare la riabilitazione vestibolare, utile per recuperare stabilità ed equilibrio e tecniche di regolazione dell’ansia come respirazione, mindfulness e rilassamento.
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Buongiorno,
quello che descrive è qualcosa di molto reale e, soprattutto, molto più frequente di quanto si immagini dopo un trauma psicologico. Le vertigini “psicogene” non sono affatto “immaginarie”: sono il modo in cui il corpo esprime uno stato di allerta profonda che non si è ancora risolto. È come se il sistema interno fosse rimasto in una condizione di instabilità, e il sintomo delle vertigini diventa la manifestazione più evidente di questo squilibrio.
Il fatto che abbia già escluso cause organiche e che stia facendo un percorso psicologico è un passaggio fondamentale. E ha perfettamente ragione: senza l’uso di farmaci il percorso può essere più lento, ma non per questo meno efficace. Anzi, in molti casi lavorare senza farmaci permette un’elaborazione più profonda e stabile nel tempo.
Ci sono però approcci specifici che possono accelerare e rendere più mirato il lavoro. Ad esempio, tecniche orientate alla regolazione del sistema nervoso (come esercizi di grounding, respirazione guidata e lavoro sul corpo) aiutano a ridurre quella sensazione di instabilità. Anche interventi più focalizzati sul trauma, che lavorano non solo a livello cognitivo ma anche corporeo ed emotivo, possono essere particolarmente indicati in situazioni come la Sua.
Un altro aspetto molto importante è il modo in cui si reagisce al sintomo: spesso, comprensibilmente, le vertigini spaventano e portano a controllarsi continuamente o ad evitarle. Questo però, nel tempo, può mantenere il problema. Imparare a stare dentro quella sensazione senza allarmarsi e senza contrastarla in modo rigido è uno dei passaggi chiave per ridurne l’intensità.
Quello che posso dirLe con chiarezza è che **non è bloccato in una condizione senza uscita**. Il corpo ha una grande capacità di riequilibrarsi, ma ha bisogno di essere accompagnato nel modo giusto.
Se vuole, possiamo lavorare insieme proprio su questo: integrare tecniche specifiche per il trauma e per la gestione delle vertigini, costruendo un percorso su misura per Lei, rispettando anche la Sua difficoltà con i farmaci. Sono sicuro che insieme possiamo darle una direzione più chiara e, soprattutto, aiutarLa a tornare a sentirsi stabile e sicuro nel Suo corpo.
quello che descrive è qualcosa di molto reale e, soprattutto, molto più frequente di quanto si immagini dopo un trauma psicologico. Le vertigini “psicogene” non sono affatto “immaginarie”: sono il modo in cui il corpo esprime uno stato di allerta profonda che non si è ancora risolto. È come se il sistema interno fosse rimasto in una condizione di instabilità, e il sintomo delle vertigini diventa la manifestazione più evidente di questo squilibrio.
Il fatto che abbia già escluso cause organiche e che stia facendo un percorso psicologico è un passaggio fondamentale. E ha perfettamente ragione: senza l’uso di farmaci il percorso può essere più lento, ma non per questo meno efficace. Anzi, in molti casi lavorare senza farmaci permette un’elaborazione più profonda e stabile nel tempo.
Ci sono però approcci specifici che possono accelerare e rendere più mirato il lavoro. Ad esempio, tecniche orientate alla regolazione del sistema nervoso (come esercizi di grounding, respirazione guidata e lavoro sul corpo) aiutano a ridurre quella sensazione di instabilità. Anche interventi più focalizzati sul trauma, che lavorano non solo a livello cognitivo ma anche corporeo ed emotivo, possono essere particolarmente indicati in situazioni come la Sua.
Un altro aspetto molto importante è il modo in cui si reagisce al sintomo: spesso, comprensibilmente, le vertigini spaventano e portano a controllarsi continuamente o ad evitarle. Questo però, nel tempo, può mantenere il problema. Imparare a stare dentro quella sensazione senza allarmarsi e senza contrastarla in modo rigido è uno dei passaggi chiave per ridurne l’intensità.
Quello che posso dirLe con chiarezza è che **non è bloccato in una condizione senza uscita**. Il corpo ha una grande capacità di riequilibrarsi, ma ha bisogno di essere accompagnato nel modo giusto.
Se vuole, possiamo lavorare insieme proprio su questo: integrare tecniche specifiche per il trauma e per la gestione delle vertigini, costruendo un percorso su misura per Lei, rispettando anche la Sua difficoltà con i farmaci. Sono sicuro che insieme possiamo darle una direzione più chiara e, soprattutto, aiutarLa a tornare a sentirsi stabile e sicuro nel Suo corpo.
Buongiorno,
quello che descrive è una condizione che si osserva con una certa frequenza dopo un evento traumatico: il corpo continua a “tenere traccia” dell’esperienza e può esprimere il disagio anche attraverso sintomi fisici, come le vertigini, pur in assenza di cause organiche.
In questi casi, accanto a un percorso psicologico già in atto, può essere particolarmente indicato un approccio come l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). Si tratta di una terapia specifica per l’elaborazione dei traumi che lavora direttamente sui ricordi disturbanti e sulle reazioni corporee ad essi associate. L’obiettivo è favorire una rielaborazione più adattiva dell’esperienza, riducendo progressivamente sia il carico emotivo sia i sintomi fisici correlati.
Molti pazienti che presentano sintomi somatici post-traumatici, come vertigini, senso di instabilità o derealizzazione, traggono beneficio da questo tipo di intervento, proprio perché non si limita alla componente cognitiva ma coinvolge anche il sistema nervoso e le risposte corporee.
Il fatto che non tolleri i farmaci rende ancora più importante individuare un percorso psicoterapeutico mirato e ben strutturato. L’EMDR, in questo senso, può rappresentare una valida integrazione o, in alcuni casi, il trattamento principale.
Le suggerirei di confrontarsi con il suo terapeuta rispetto a questa possibilità, oppure di rivolgersi a un professionista formato in EMDR per una valutazione specifica.
Rimango a disposizione.
quello che descrive è una condizione che si osserva con una certa frequenza dopo un evento traumatico: il corpo continua a “tenere traccia” dell’esperienza e può esprimere il disagio anche attraverso sintomi fisici, come le vertigini, pur in assenza di cause organiche.
In questi casi, accanto a un percorso psicologico già in atto, può essere particolarmente indicato un approccio come l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). Si tratta di una terapia specifica per l’elaborazione dei traumi che lavora direttamente sui ricordi disturbanti e sulle reazioni corporee ad essi associate. L’obiettivo è favorire una rielaborazione più adattiva dell’esperienza, riducendo progressivamente sia il carico emotivo sia i sintomi fisici correlati.
Molti pazienti che presentano sintomi somatici post-traumatici, come vertigini, senso di instabilità o derealizzazione, traggono beneficio da questo tipo di intervento, proprio perché non si limita alla componente cognitiva ma coinvolge anche il sistema nervoso e le risposte corporee.
Il fatto che non tolleri i farmaci rende ancora più importante individuare un percorso psicoterapeutico mirato e ben strutturato. L’EMDR, in questo senso, può rappresentare una valida integrazione o, in alcuni casi, il trattamento principale.
Le suggerirei di confrontarsi con il suo terapeuta rispetto a questa possibilità, oppure di rivolgersi a un professionista formato in EMDR per una valutazione specifica.
Rimango a disposizione.
Gentile utente,
Le consiglierei la tecnica EMDR è un intervento terapeutico molto utilizzato per il trattamento di traumi.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Le consiglierei la tecnica EMDR è un intervento terapeutico molto utilizzato per il trattamento di traumi.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Buongiorno,
le terapie principali sono psicoterapia, in particolarmodo la terapia cognitivo comportamentale , aiuta a riconoscere e modificare i pensieri che alimentano ansia e vertigini. Le tecniche di rilassamento , riducono l'attivazione del sistema nervoso. Farmaci. Riabilitazione vestibolare, anche se la problematica è psicologica alcuni esercizi di equilibrio potrebbero aiutare. Educazione al sintomo , ovvero capire che le vertigini non sono pericolose, in modo da ridurre il circolo vizioso, ansia , vertigine e aumento dell'ansia. E poi modifiche dello stile di vita, sonno regolare, riduzione della caffeina, attività fisica costante.
Spero di esserle stato di aiuto.
le terapie principali sono psicoterapia, in particolarmodo la terapia cognitivo comportamentale , aiuta a riconoscere e modificare i pensieri che alimentano ansia e vertigini. Le tecniche di rilassamento , riducono l'attivazione del sistema nervoso. Farmaci. Riabilitazione vestibolare, anche se la problematica è psicologica alcuni esercizi di equilibrio potrebbero aiutare. Educazione al sintomo , ovvero capire che le vertigini non sono pericolose, in modo da ridurre il circolo vizioso, ansia , vertigine e aumento dell'ansia. E poi modifiche dello stile di vita, sonno regolare, riduzione della caffeina, attività fisica costante.
Spero di esserle stato di aiuto.
Capisco bene quanto possano essere invalidanti le vertigini quando hanno una componente legata a un trauma: il corpo spesso continua a “tenere memoria” anche quando gli esami sono negativi.
In questi casi, un lavoro psicologico mirato può aiutare non solo a elaborare il trauma, ma anche a ridurre progressivamente il sintomo corporeo.
Se vuole, possiamo approfondire insieme la tua situazione e capire come intervenire in modo più specifico. Mi contatti
In questi casi, un lavoro psicologico mirato può aiutare non solo a elaborare il trauma, ma anche a ridurre progressivamente il sintomo corporeo.
Se vuole, possiamo approfondire insieme la tua situazione e capire come intervenire in modo più specifico. Mi contatti
Buongiorno,
ha già fatto un passaggio importante escludendo cause organiche e iniziando una terapia. Le vertigini “psicogene” sono reali, ma spesso si mantengono perché il corpo resta in allerta dopo il trauma.
Più che cercare altri percorsi, può essere utile lavorare in modo molto concreto su come si attiva il sintomo:
- quando compaiono esattamente?
- cosa succede subito prima?
- cosa fa lei quando arrivano?
Queste informazioni sono fondamentali perché è lì che si può intervenire.
Dal punto di vista strategico, il lavoro è proprio questo: capire il meccanismo e le reazioni, introducendo azioni semplici e mirate nel momento in cui il sintomo si presenta.
Può essere utile portare questi aspetti all’interno del percorso che sta già facendo, così da lavorare in modo più operativo e orientato al cambiamento.
Dott.ssa Melania Monaco
ha già fatto un passaggio importante escludendo cause organiche e iniziando una terapia. Le vertigini “psicogene” sono reali, ma spesso si mantengono perché il corpo resta in allerta dopo il trauma.
Più che cercare altri percorsi, può essere utile lavorare in modo molto concreto su come si attiva il sintomo:
- quando compaiono esattamente?
- cosa succede subito prima?
- cosa fa lei quando arrivano?
Queste informazioni sono fondamentali perché è lì che si può intervenire.
Dal punto di vista strategico, il lavoro è proprio questo: capire il meccanismo e le reazioni, introducendo azioni semplici e mirate nel momento in cui il sintomo si presenta.
Può essere utile portare questi aspetti all’interno del percorso che sta già facendo, così da lavorare in modo più operativo e orientato al cambiamento.
Dott.ssa Melania Monaco
Sarebbe disponibile a spiegare meglio cosa succede quando arrivano le vertigini?
Buonasera. Un trauma può (ma non necessariamente) portare con sé delle difficoltà successive, di diverso tipo e variabili da persona a persona. Ciò che può aiutarla è comprendere che senso ha il suo sintomo per lei, nella sua storia, nei suoi contesti. Per comprendere questo, potrebbe essere importante un percorso psicologico in cui esplorare la natura del suo trauma e dei suoi sintomi, costruirvi un senso e capire se e come lasciarli andare.
Gentile paziente,
mi rendo conto che quello che descrive possa risultare molto faticoso e disorientante, specialmente nei casi in cui i sintomi fisici persistono nel tempo. Ritengo che il percorso psicologico che ha intrapreso possa col tempo diventare lo strumento più utile di cui servirsi. Le suggerisco di parlare con il suo terapeuta circa il desiderio di valutare altri tipi di percorsi, non solo per riflettere rispetto ai tempi e alle aspettative legati alla sua terapia psicologica, ma anche per meglio comprendere insieme ciò che sta avvenendo all'interno della stanza d'analisi.
dott.ssa Simona De Stefano
mi rendo conto che quello che descrive possa risultare molto faticoso e disorientante, specialmente nei casi in cui i sintomi fisici persistono nel tempo. Ritengo che il percorso psicologico che ha intrapreso possa col tempo diventare lo strumento più utile di cui servirsi. Le suggerisco di parlare con il suo terapeuta circa il desiderio di valutare altri tipi di percorsi, non solo per riflettere rispetto ai tempi e alle aspettative legati alla sua terapia psicologica, ma anche per meglio comprendere insieme ciò che sta avvenendo all'interno della stanza d'analisi.
dott.ssa Simona De Stefano
Buongiorno, quello che descrive è un’esperienza che può essere molto destabilizzante, perché le vertigini danno una sensazione fisica concreta, intensa, e allo stesso tempo la spiegazione che riceve è legata a qualcosa di “psicologico”, che spesso viene percepito come meno chiaro o meno controllabile. È comprensibile quindi che senta il bisogno di capire se esistono altre strade e come poter intervenire in modo più efficace. Quando le vertigini sono legate a un evento traumatico, non significa che siano meno reali o meno “fisiche”. Significa piuttosto che il corpo sta esprimendo una risposta appresa a un momento di forte attivazione emotiva. In situazioni di questo tipo, il sistema nervoso può rimanere più sensibile e attivarsi anche in assenza di un pericolo reale, producendo sensazioni come instabilità, capogiri, senso di sbandamento. Il corpo, in un certo senso, continua a “ricordare” quello stato di allerta. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è utile comprendere come queste sensazioni vengano mantenute non solo dalla componente fisica, ma anche dal modo in cui vengono percepite e interpretate. Quando compare la vertigine, è naturale che l’attenzione si concentri su di essa, che si cerchi di controllarla o di evitarla. Questo però, nel tempo, può rendere il sistema ancora più sensibile, perché ogni segnale viene amplificato e trattato come qualcosa da cui difendersi. Il fatto che lei stia già facendo un percorso psicologico è un elemento molto importante. Il processo può essere lento, soprattutto quando il corpo è stato a lungo in uno stato di allerta, ma è proprio attraverso questo tipo di lavoro che si può gradualmente “rieducare” il sistema a non reagire più in quel modo. Quando si parla di altri percorsi, più che cercare soluzioni completamente diverse, spesso è utile integrare e approfondire il lavoro già in corso. In particolare, può essere molto utile lavorare su due aspetti. Da una parte il rapporto con le sensazioni corporee, imparando a riconoscerle senza reagire automaticamente con allarme o evitamento. Dall’altra il modo in cui la mente anticipa o interpreta queste sensazioni, perché spesso è proprio l’aspettativa della vertigine a mantenerla attiva. Molte persone, senza accorgersene, iniziano a limitare alcune attività, movimenti o contesti per paura di stare male. Questo, nel breve periodo, dà sollievo, ma nel lungo periodo mantiene il problema, perché il corpo non ha modo di “disimparare” quella risposta. Al contrario, un lavoro graduale e guidato permette di riabituarsi a quelle situazioni, riducendo progressivamente la sensibilità del sistema. Il fatto che lei non tolleri i medicinali non significa che non possa stare meglio. Esistono percorsi basati esclusivamente sul lavoro psicologico e sul rapporto mente corpo che, se portati avanti con continuità, possono portare a miglioramenti significativi. Richiedono tempo e pazienza, perché si tratta di modificare un’abitudine del sistema, non di spegnere un sintomo nell’immediato. In questo senso, continuare il percorso che ha iniziato, magari orientandolo sempre più verso la comprensione di come si attivano e si mantengono queste vertigini, può essere una strada molto efficace. Spesso è proprio quando si inizia a cambiare il modo in cui si reagisce a queste sensazioni che il corpo, gradualmente, smette di produrle con la stessa intensità. Quello che sta vivendo è un processo, non una condizione fissa. E proprio perché è un processo, può essere modificato passo dopo passo, anche senza ricorrere a soluzioni farmacologiche. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
il suo messaggio descrive una sintomatologia fisica persistente che sembra strettamente intrecciata a un’esperienza traumatica e al relativo impatto emotivo.
La lentezza del percorso può essere fonte di ulteriore frustrazione e incertezza.
Per valutare in modo approfondito e adeguato i possibili percorsi di cura, è indicato confrontarsi con uno psicologo o uno psicoterapeuta.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
il suo messaggio descrive una sintomatologia fisica persistente che sembra strettamente intrecciata a un’esperienza traumatica e al relativo impatto emotivo.
La lentezza del percorso può essere fonte di ulteriore frustrazione e incertezza.
Per valutare in modo approfondito e adeguato i possibili percorsi di cura, è indicato confrontarsi con uno psicologo o uno psicoterapeuta.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Ciao! È davvero frustrante quando il corpo inizia a "parlare" una lingua che non capiamo, specialmente dopo un trauma. Le vertigini sono uno dei modi più potenti che il nostro sistema ha per dirci che abbiamo perso il nostro "centro" o che il mondo intorno a noi non ci sembra più un posto stabile e sicuro.
La vertigine psicogena non è un "guasto" dell'orecchio o del cervello, ma è il tuo modo di sentirti situata nel mondo dopo che quel trauma ha scosso le tue fondamenta. È come se il tuo corpo cercasse un equilibrio che la tua mente ha faticato a ritrovare.
Dato che i farmaci non sono la strada per te e la terapia sta andando a rilento, ecco alcuni percorsi alternativi che lavorano proprio su questo legame tra corpo e vissuto:
- Riabilitazione Vestibolare (fatta da fisioterapisti specializzati): Anche se la causa è psicogena, il tuo sistema dell'equilibrio ha bisogno di essere "ricalibrato". Questa terapia consiste in esercizi fisici mirati che aiutano il cervello a fidarsi di nuovo dei segnali che arrivano dal corpo. È un modo per dire al tuo sistema nervoso: "Guarda che siamo stabili, puoi smettere di girare".
- Approcci Corporei (come il Somatic Experiencing o lo Yoga Terapeutico): Dopo un trauma, il corpo resta spesso "congelato" in uno stato di allerta. Queste discipline non cercano di farti parlare del trauma (cosa che a volte stanca la mente), ma lavorano direttamente sulle sensazioni fisiche. Aiutano a scaricare la tensione accumulata e a ritrovare quello che in psicologia chiamiamo "grounding", ovvero il senso di avere i piedi ben piantati a terra.
- Mindfulness e Tecniche di Respirazione (Biofeedback): Le vertigini creano ansia, e l'ansia peggiora le vertigini. È un circolo vizioso. Imparare a regolare il respiro e a osservare la vertigine senza spaventarsi (vedendola come un "segnale" passeggero e non come un pericolo imminente) toglie energia al sintomo.
- Osteopatia o Craniosacrale: A volte il trauma si "incista" in tensioni muscolari profonde, specialmente nel collo e nella base del cranio, che possono alimentare il senso di sbandamento. Un tocco leggero e professionale può aiutare il corpo a mollare la presa.
Il processo è lento perché il tuo corpo sta imparando a fidarsi di nuovo della realtà. Non è un fallimento, è un riassestamento. Invece di combattere la vertigine come un nemico, prova a vederla come una bussola che ti dice che hai ancora bisogno di cure, lentezza e protezione.
Hai mai provato a notare se ci sono dei momenti della giornata o degli spazi fisici in cui ti senti anche solo un pochino più "ferma" e stabile?
La vertigine psicogena non è un "guasto" dell'orecchio o del cervello, ma è il tuo modo di sentirti situata nel mondo dopo che quel trauma ha scosso le tue fondamenta. È come se il tuo corpo cercasse un equilibrio che la tua mente ha faticato a ritrovare.
Dato che i farmaci non sono la strada per te e la terapia sta andando a rilento, ecco alcuni percorsi alternativi che lavorano proprio su questo legame tra corpo e vissuto:
- Riabilitazione Vestibolare (fatta da fisioterapisti specializzati): Anche se la causa è psicogena, il tuo sistema dell'equilibrio ha bisogno di essere "ricalibrato". Questa terapia consiste in esercizi fisici mirati che aiutano il cervello a fidarsi di nuovo dei segnali che arrivano dal corpo. È un modo per dire al tuo sistema nervoso: "Guarda che siamo stabili, puoi smettere di girare".
- Approcci Corporei (come il Somatic Experiencing o lo Yoga Terapeutico): Dopo un trauma, il corpo resta spesso "congelato" in uno stato di allerta. Queste discipline non cercano di farti parlare del trauma (cosa che a volte stanca la mente), ma lavorano direttamente sulle sensazioni fisiche. Aiutano a scaricare la tensione accumulata e a ritrovare quello che in psicologia chiamiamo "grounding", ovvero il senso di avere i piedi ben piantati a terra.
- Mindfulness e Tecniche di Respirazione (Biofeedback): Le vertigini creano ansia, e l'ansia peggiora le vertigini. È un circolo vizioso. Imparare a regolare il respiro e a osservare la vertigine senza spaventarsi (vedendola come un "segnale" passeggero e non come un pericolo imminente) toglie energia al sintomo.
- Osteopatia o Craniosacrale: A volte il trauma si "incista" in tensioni muscolari profonde, specialmente nel collo e nella base del cranio, che possono alimentare il senso di sbandamento. Un tocco leggero e professionale può aiutare il corpo a mollare la presa.
Il processo è lento perché il tuo corpo sta imparando a fidarsi di nuovo della realtà. Non è un fallimento, è un riassestamento. Invece di combattere la vertigine come un nemico, prova a vederla come una bussola che ti dice che hai ancora bisogno di cure, lentezza e protezione.
Hai mai provato a notare se ci sono dei momenti della giornata o degli spazi fisici in cui ti senti anche solo un pochino più "ferma" e stabile?
Caro utente,
dai tempo alla terapia psicologica di fare il suo corso soprattutto se non è possibile affiancare una terapia farmacologica poichè non tollera i farmaci. Qualora ci dovessero essere difficoltà di alcun tipo o grande sofferenza nel rimanere in attesa di un miglioramento, ne parli con il suo psicologo così che insieme possiate trovare la miglior soluzione per lei.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
dai tempo alla terapia psicologica di fare il suo corso soprattutto se non è possibile affiancare una terapia farmacologica poichè non tollera i farmaci. Qualora ci dovessero essere difficoltà di alcun tipo o grande sofferenza nel rimanere in attesa di un miglioramento, ne parli con il suo psicologo così che insieme possiate trovare la miglior soluzione per lei.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Buongiorno.
Sembrano essere principalmente correlate a stress, pertanto suggerisco di trovare il farmaco adatto al suo corpo (probabilmente non tollera i FANS ma altri si), in integrazione al percorso terapeutico.
Sembrano essere principalmente correlate a stress, pertanto suggerisco di trovare il farmaco adatto al suo corpo (probabilmente non tollera i FANS ma altri si), in integrazione al percorso terapeutico.
Buongiorno. Mi dispiace del trauma da Lei subìto. Le vertigini psicogene si possono trattare con percorsi che contengono l'ansia: la vertigine è un allarme che si attiva ogni volta che sta per esperirla. Sicuramente l'intervento di un fisioterapista per una riabilitazione vestibolare Le accelererà la guarigione. Le sono accanto. Distinti saluti
Salve, direi bene la terapia psicologica!
Mi sentirei di consigliarle di rivolgersi ad un terapeuta con approccio Psico-Corporeo integrato come un Terapeuta Funzionale o Bioenergetico in modo da poter combinare al meglio e più rapidamente il lavoro psicologico con quello corporeo che, a quanto descrive, interessa un importante area di disagio nel presente.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Mi sentirei di consigliarle di rivolgersi ad un terapeuta con approccio Psico-Corporeo integrato come un Terapeuta Funzionale o Bioenergetico in modo da poter combinare al meglio e più rapidamente il lavoro psicologico con quello corporeo che, a quanto descrive, interessa un importante area di disagio nel presente.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Gentile utente, non conoscendo l'orientamento del clinico che la segue, a meno che non sia già contemplato nel lavoro che state facendo insieme, e una volta escluse cause organiche per il suo disturbo, mi sentirei di suggerirle di integrare un lavoro sul corpo (cosiddetto lavoro bottom-up) con approcci quali ad esempio, Trauma Sensitive Yoga, mindfulness, o anche EMDR.
Con i migliori auspici per il prosieguo del suo percorso terapeutico, le saluto cordialmente.
Dott.ssa Lucia Nobis
Con i migliori auspici per il prosieguo del suo percorso terapeutico, le saluto cordialmente.
Dott.ssa Lucia Nobis
Buongiorno credo che sia in atto un disturbo post traumatico da stress. Perciò è impensabile non ricorrere a farmaci che La potrebbero permettere di rilassarsi un po'. Inoltre ritengo sia utile iniziare una psicoterapia per approfondire la natura dei Suoi traumi che forse non sono stati esaminati in modo adeguato. Occorre tempo e pazienza lo capisco, ma potrà riprendersi al meglio credo. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Le vertigini psicogene post-trauma sono un quadro riconosciuto clinicamente — spesso rientrano nel PPPD (Persistent Postural-Perceptual Dizziness), un disturbo in cui il sistema vestibolare rimane in uno stato di iperallerta dopo un evento stressante significativo. Il fatto che gli esami siano negativi e che gli specialisti convergano su questa diagnosi è già un'informazione clinicamente utile.
Percorsi integrabili alla psicoterapia:
CBT specifica per PPPD — se la terapia in corso non è specificamente orientata a questo disturbo, vale la pena verificarlo. Il protocollo prevede psicoeducazione sul circolo vizioso ansia-vertigini, ristrutturazione cognitiva delle interpretazioni catastrofiche e riduzione progressiva dei comportamenti di evitamento posturale.
Vestibular rehabilitation therapy (VRT) — fisioterapia vestibolare con esercizi graduali di esposizione ai movimenti temuti. Agisce sulla desensibilizzazione del sistema nervoso centrale ed è raccomandata anche nelle forme psicogene.
EMDR — particolarmente indicato quando c'è un trauma alla base. Può accelerare il processo che la psicoterapia tradizionale porta avanti più lentamente, lavorando direttamente sulla memoria traumatica.
Mindfulness-based — protocolli come MBSR riducono l'ipervigilanza somatica che mantiene attivo il sintomo.
Un punto chiave: le vertigini psicogene migliorano, ma richiedono di ridurre gli evitamenti progressivamente — stare fermi o limitare i movimenti per paura peggiora il mantenimento del sintomo nel tempo.
Confronti queste opzioni con il professionista che la segue per valutare cosa integrare.
Grazie, Dr. Vittorio Penzo.
Percorsi integrabili alla psicoterapia:
CBT specifica per PPPD — se la terapia in corso non è specificamente orientata a questo disturbo, vale la pena verificarlo. Il protocollo prevede psicoeducazione sul circolo vizioso ansia-vertigini, ristrutturazione cognitiva delle interpretazioni catastrofiche e riduzione progressiva dei comportamenti di evitamento posturale.
Vestibular rehabilitation therapy (VRT) — fisioterapia vestibolare con esercizi graduali di esposizione ai movimenti temuti. Agisce sulla desensibilizzazione del sistema nervoso centrale ed è raccomandata anche nelle forme psicogene.
EMDR — particolarmente indicato quando c'è un trauma alla base. Può accelerare il processo che la psicoterapia tradizionale porta avanti più lentamente, lavorando direttamente sulla memoria traumatica.
Mindfulness-based — protocolli come MBSR riducono l'ipervigilanza somatica che mantiene attivo il sintomo.
Un punto chiave: le vertigini psicogene migliorano, ma richiedono di ridurre gli evitamenti progressivamente — stare fermi o limitare i movimenti per paura peggiora il mantenimento del sintomo nel tempo.
Confronti queste opzioni con il professionista che la segue per valutare cosa integrare.
Grazie, Dr. Vittorio Penzo.
Gentilissim*, grazie per il messaggio.
Quando il corpo continua a raccontare il trauma attraverso sintomi così destabilizzanti, spesso la sensazione è di essere bloccati in un ciclo che non si riesce a sciogliere.
In questi casi, oltre al percorso psicologico che sta già seguendo, esistono approcci che lavorano in modo molto diretto sull’elaborazione del trauma, tra cui l’EMDR. È una metodologia che aiuta il sistema nervoso a “digerire” l’esperienza traumatica, riducendo gradualmente l’attivazione fisiologica che può manifestarsi anche sotto forma di vertigini psicogene.
Non si tratta di “aggiungere” farmaci o forzare il corpo, ma di accompagnarlo a completare un processo che si è interrotto reintegrando il ricordo nelle reti mnestiche. In genere è un lavoro delicato, rispettoso dei tempi e delle risorse della persona, e può integrarsi bene con la terapia che sta già svolgendo.
Se sente che le vertigini sono ancora un modo in cui il trauma chiede spazio, un percorso EMDR potrebbe offrirle un canale più diretto per sciogliere quel nodo e permettere al corpo di ritrovare equilibrio. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Michelle Borrelli
Quando il corpo continua a raccontare il trauma attraverso sintomi così destabilizzanti, spesso la sensazione è di essere bloccati in un ciclo che non si riesce a sciogliere.
In questi casi, oltre al percorso psicologico che sta già seguendo, esistono approcci che lavorano in modo molto diretto sull’elaborazione del trauma, tra cui l’EMDR. È una metodologia che aiuta il sistema nervoso a “digerire” l’esperienza traumatica, riducendo gradualmente l’attivazione fisiologica che può manifestarsi anche sotto forma di vertigini psicogene.
Non si tratta di “aggiungere” farmaci o forzare il corpo, ma di accompagnarlo a completare un processo che si è interrotto reintegrando il ricordo nelle reti mnestiche. In genere è un lavoro delicato, rispettoso dei tempi e delle risorse della persona, e può integrarsi bene con la terapia che sta già svolgendo.
Se sente che le vertigini sono ancora un modo in cui il trauma chiede spazio, un percorso EMDR potrebbe offrirle un canale più diretto per sciogliere quel nodo e permettere al corpo di ritrovare equilibrio. Resto a disposizione, un caro saluto. Dott.ssa Michelle Borrelli
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