Domande del paziente (58)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Quello che è successo non dipende da “cattiveria”, ma da un meccanismo di allarme che si attiva quando temi di perdere qualcuno: l’ansia sale, il cuore accelera e senti l’impulso a cercare contatto subito.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Ciao Gaia, grazie per aver condiviso la tua esperienza. A volte il bisogno di essere riconosciuti dalla propria famiglia ci porta a tollerare svalutazioni che finiscono per influenzare l’autostima e il... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Grazie per aver condiviso con sincerità quello che stai vivendo.
    Gli impulsi a mentire per sentirti considerata, il vuoto, le emozioni intense e la difficoltà a chiedere aiuto in modo diretto sono segnali... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buongiorno, ti ringrazio per la tua condivisione. L’episodio descritto non presenta alcun rischio reale, ma nel DOC osserviamo spesso un disallineamento tra i tre sistemi che regolano l’esperienza:
    • Il... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Certo. E ti dico una cosa importante sia da psicologo clinico sia da chi conosce bene i test cognitivi:
    il tuo risultato alle Matrici di Raven NON indica in nessun modo una riduzione cognitiva. Anzi: indica... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Insonnia e difficoltà ad addormentarsi
    Se da giorni o settimane fai fatica a prendere sonno, ti senti in allerta la sera e l’ansia aumenta appena vai a letto, è possibile che si sia creato un circolo vizioso:... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buon pomeriggio,
    grazie per aver raccontato con tanta precisione quello che stai vivendo. A volte sintomi come quelli che descrivi non sono solo “stanchezza”, ma segnali che il sistema mente-corpo sta... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buongiorno,
    da quanto riferisce, il quadro non è riconducibile con certezza a una reazione ansiosa aspecifica. L’esordio in età adulta, la ricorrenza degli episodi e la presenza di sintomi sensoriali e... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buongiorno,
    le lesioni ai lobi frontali, soprattutto in seguito a trauma cranico, possono effettivamente comportare difficoltà nella regolazione emotiva, nell’inibizione delle risposte e nel “filtro” comunicativo.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buonasera,

    da una prospettiva cognitivo-neuropsicologica, ciò che descrivi può essere letto come una tendenza stabile della mente a simulare scenari di pericolo (“e se fosse successo…?”), accompagnata... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    nel suo caso la TRT può essere utile, ma raramente è sufficiente da sola, soprattutto quando l’acufene è così intenso.

    La letteratura e la pratica clinica mostrano che i risultati migliori si ottengono... Altro


    Salve, sono ansiosa da una vita e soffro di attacchi di panico da tantissimi anni (ne ho 42 ho iniziato a 7). Diversi traumi nella vita. Da gennaio 2026 vari attacchi di tachicardia che non risulta patologica dopo vari controlli.

    Dopo 3 accessi al pronto soccorso in 2 settimane da gennaio 2026, ora (siamo a fine marzo) mi curo con bisoprololo due volte al giorno, magnesio integratore, mi avevano dato omeprazen gastroprotettore ma poi sospeso, mi avevano prescritto xanax poche gocce 3 volte al giorno e poi al bisogno (lo prendo da circa13 14 anni per via di ansia e panico da spostamento oltre i 20 km), e ora mi sento peggiorata dopo anche interruzione psicoterapia e una brusca interruzione non voluta da me di relazione. Continuo a indagare la tachicardia a livello medico, a supportarmi con cure fitoterapiche alchemiche, osteopatia, in sono in procinto di incontrare nuovo psicoterapeuta e psichiatra, ma sono scoppiata da 3 settimane e non riesco a trovare sollievo. Vorrei capire se il mix di farmaci al quale non sono abituata, può aver scatenato emozioni incontrollabili fino a soffrire enormemente per il lutto relazionale, in una misura che non riconosco. Oppure il tutto fa parte di un cambiamento che vivo in maniera esagerata e mi fa sentire stravolta, ma è normale?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua situazione.
    Il peggioramento che descrive appare comprensibile alla luce della sua storia di ansia, degli episodi recenti di tachicardia e degli eventi emotivamente significativi degli ultimi mesi. In queste condizioni può verificarsi una fase di maggiore destabilizzazione e intensificazione dei vissuti.
    Anche l’uso prolungato di Alprazolam potrà essere utile rivalutarlo con lo specialista.
    Le confermo la mia disponibilità ad accoglierla in un percorso terapeutico. Se è d’accordo, possiamo fissare un primo colloquio nei prossimi giorni anche in videochiamata.
    Resto a disposizione.


    Buongiorno,
    sono una ragazza di 20 anni e scrivo perché vorrei intraprendere un percorso di valutazione approfondita per ADHD e disturbo dello spettro autistico in età adulta.
    Si tratta di un’ipotesi che considero da anni e che recentemente ho approfondito in modo più strutturato, informandomi anche su fonti ufficiali (ad esempio il DSM-5). Non è quindi una richiesta impulsiva o superficiale, ma il risultato di un lungo processo di riflessione e analisi personale. Il mio obiettivo non è necessariamente ottenere una diagnosi, ma poter valutare seriamente questa possibilità oppure escluderla in modo fondato.

    Finora ho provato a confrontarmi con alcuni specialisti, ma purtroppo mi sono sentita sminuita: le mie difficoltà sono state liquidate in pochi minuti con motivazioni come “sei troppo intelligente”, “hai preso 30 e lode” oppure “se un libro ti piace lo riesci a leggere”.
    Nel frattempo mi è stata prescritta una terapia farmacologica antidepressiva (Prozac e successivamente Daparox), ma le difficoltà principali che sto cercando di comprendere - in particolare legate alla concentrazione, alla gestione dello studio, alla regolazione dell’attenzione e alla sostenibilità delle interazioni sociali - sono rimaste invariate.

    Non sapendo bene come orientarmi, speravo di poter ricevere qualche consiglio su come cercare una professionista con esperienza specifica nella valutazione di ADHD e disturbo dello spettro autistico negli adulti, idealmente con attenzione anche alle presentazioni meno evidenti. Mi sarebbe inoltre utile avere indicazioni su come orientarmi verso un percorso diagnostico adeguato.

    Vi ringrazio molto per l’attenzione.
    Cordiali saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    grazie per aver condiviso la tua richiesta in modo così chiaro. Le difficoltà che descrivi meritano di essere ascoltate ed esplorate con attenzione. Il fatto di avere buoni risultati nello studio o di essere molto intelligente non esclude affatto la presenza di difficoltà attentive o di alcune caratteristiche dello spettro autistico.

    Una valutazione seria non si basa su pochi minuti di colloquio, ma su una ricostruzione più ampia della storia di sviluppo, del funzionamento nello studio, nell’organizzazione quotidiana e nelle relazioni, integrando quando necessario anche strumenti psicodiagnostici specifici.

    L’obiettivo non è “trovare per forza una diagnosi”, ma comprendere meglio il tuo funzionamento cognitivo ed emotivo e capire da dove derivano le difficoltà che stai incontrando.

    Se vuoi possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo e valutare insieme se e come impostare un eventuale percorso di valutazione.

    Un saluto
    a disposizione anche in videochiamata
    Mariella Bellotto


    Buongiorno, vorrei un parere.
    Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamento che mi sta preoccupando.
    Prima delle vacanze di Pasqua entrava a scuola tranquillamente: lo accompagnavo fino alla classe, ci salutavamo con un abbraccio e un bacio, e poi entrava senza problemi. Sorridente e contento di andarci. (fa la prima elementare).
    Dopo le vacanze (quindi inizio aprile), al rientro il primo giorno mi ha detto di non stare bene e l’ho tenuto a casa. Nei giorni successivi ho capito che probabilmente non era un malessere reale, quindi ho ripreso a portarlo regolarmente a scuola.
    Da quel momento, ogni mattina davanti alla porta della classe inizia a piangere in modo intenso, dicendo che vuole stare con me. Le maestre devono intervenire per prenderlo e portarlo dentro, mentre io vado via. Questo momento è emotivamente molto forte, anche se so di star facendo la cosa giusta.
    Tuttavia, dopo circa 20–30 minuti le insegnanti mi confermano sempre che si è calmato, è sereno, lavora normalmente ed è tranquillo durante tutta la mattinata.
    Invece, in occasioni diverse (ad esempio una gita) è stato capace di salutarmi senza problemi e andare verso i compagni.
    Quando gli chiedo il motivo del pianto, risponde semplicemente “non lo so”.
    Le insegnanti mi riferiscono inoltre che questo comportamento si verifica solo quando lo accompagno io, mentre con la madre non succede. (Siamo una coppia separata e nostro figlio è prevalente a me).
    Non presenta febbre, dolori o altri sintomi fisici evidenti, se non occasionali lamentele al mattino che però non sembrano avere una base reale.
    Il tragitto verso la scuola è calmo, ascoltiamo la musica, parliamo di giochi e di vita quotidiana. La salita delle scale è tranquilla, ma come arriva davanti la porta della classe scatta questo meccanismo.

    Vorrei capire se questo comportamento può avere una componente legata all’ansia o al distacco e se è qualcosa di fisiologico oppure se è il caso di approfondire con uno specialista.
    Grazie mille.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buonasera,
    da quello che descrivi il comportamento di tuo figlio sembra compatibile con una ansia da separazione situazionale, abbastanza frequente dopo periodi di pausa come le vacanze.

    Il fatto che si calmi entro 20–30 minuti e poi stia bene a scuola è un elemento rassicurante. In questi casi è utile mantenere una routine stabile e un saluto breve e sicuro, senza prolungare troppo il momento del distacco.

    Se dovessi vedere che il disagio aumenta o si mantiene nel tempo, può essere utile un breve percorso di supporto per capire meglio cosa sta succedendo e aiutarlo a gestire la separazione.

    Se vuoi, resto disponibile per una valutazione.
    Un caro saluto.


    Buongiorno sono un ragazzo di quasi 33 anni da premettere che da diversi mesi ho la ferritina bassa. Nel mese di marzo ho scoperto di avere l'Helicobapter pylori e ho fatto la cura con 3 antibiotici; all'inizio mi sentivo benissimo ma poi dopo una decina ho iniziato ad andare in palestra più spesso ho subito maggiore stress e un giorno nonostante avessi dormito bene mi sentivo stanchissimo in una maniera mai capitata prima nella giornata stessa sono arrivato al limite dello svenimento ( sintomi: stanchezza esagerata, poca forza in braccia e gambe battito lentissimo e poi tachicardia) l'evento si è ripresentato e ho chiesto al mio Gastroenterologo cosa potessi fare mi ha detto che forse era stato infiammata la mucosa o comunque la cura aveva creato probelmi e che dovevo ripetere gli esami con ves pcr e immunoglobuline per celiachia etc oltre a prendere Mosiac plus (lattoferrina) in quanto dagli esemi ( i secondi) risultava la ferritina a 12, mentre i precedenti di 10 giorni prima era a 8. Io continuo con la cura ma domenica ho un altro evento addirittura con una presincope ( mentre camminavo avvertivo rigidità collo, difficoltà respiratorie, battito quasi assente come se il cuore si fermasse e forze che andavano via, vedevo tutto nero e sentivo che tutto andava verso il basso mi stavo accasciando ma non ho perso conoscenza, la situazione è passata dopo un oretta circa e in questo tempo mi sentivo come se vivessi in due posti assieme con i miei amici e dentro me stesso) allora sono andato dal curante l'indomani che mi ha visitato e ha detto che sarà stato un calo di pressione e che avrei dovuto finire la cura. Io al momento non i sento ancora bene al primo sforzo mi affatico tantissimo il respiro, ho tachicardia e sento la testa come se sta per scoppiare con la pressione. Qualcuno mi può aiutare a capire cosa ho? Aggiungo che si è azzerata la libido, faccio urina bronzea sempre e in passato ho sofferto di attacchi di panico che ora gestisco bene ,a è diverso avere la tachicardia per quello rispetto ad avere sensazione di cuore che si ferma anche perchè mi controllavo al collo. Help per favore

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buongiorno,da quello che descrivi è importante continuare gli accertamenti medici, ma potrebbe esserci anche una componente ansiosa/da stress.

    Quando il corpo è affaticato, può reagire con sintomi intensi (tachicardia, senso di svenimento, respiro corto), anche diversi da quelli già sperimentati in passato.

    Un breve supporto psicologico può aiutarti a comprendere meglio questi episodi e gestirli con maggiore sicurezza.

    Se vuoi, resto disponibile anche in videochiamata .Un caro saluto.


    Domande su Ansia

    Buongiorno, ho passato il peggior anno della mia vita. negli ultimi sei mesi ho perso entrambi i miei genitori e nel mezzo mi ha lasciata il mio compagno, stavamo insieme da poco più di un anno. I miei genitori sono morti entrambi a seguito di lunghe malattie, nell'ultimo anno ho accudito mio padre con un tumore metastatico. il mio ex mi ha lasciata dopo un periodo di liti, in cui ci sono stati alcuni episodi di gelosia da parte mia (mai avuti prima). La mia autostima si era abbassata anche perchè nel mentre avevo avuto un fallimento lavorativo. Lui, oltre a delle cattiverie, mi ha detto che ho sabotato la storia per le liti e la mia tristezza. nell'ultima lite gli ho detto "non me ne frega di te", ma io ero solo sopraffatta dal dolore e non ce la facevo più, voolevo che mi stringesse più forte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Buongiorno,
    mi dispiace molto per il periodo così doloroso che stai vivendo. In pochi mesi hai affrontato perdite e carichi emotivi enormi, ed è comprensibile sentirsi sopraffatti e più fragili anche nelle relazioni.
    Le parole o le reazioni avute in quei momenti non definiscono il tuo valore personale. Se lo desideri, possiamo intraprendere un percorso per dare spazio e significato a ciò che hai vissuto, ritrovando gradualmente equilibrio e stabilità.

    Resto a disposizione anche in videoconferenza. Un caro saluto
    Mariella Bellotto


    Non so più cosa fare....
    Sono una donna di 30 anni e sono stanca....
    Voi penserete che mi stia riferendo ad un determinato periodo della mia vita, ebbene qui si parla di anni. Dall'età di 14 anni soffro d'ansia che si manifesta nel corpo con sudorazioni fredde, nausea, borborigmi, meteorismo, tremori e forte senso di vergogna. Nel corso del tempo ho fatto 4 anni di psicoterapia di tipo psicodinamico, 2 anni di psicoterapia sistemico-relazionale, 3 anni di psicoterapia della gestalt, 1 anno di psicoterapia cognitivo comportamentale. Ho provato la mindfullness, ho provato a scrivere un diario, ho provato infiniti psicofarmaci (si, di mia spontanea volontà mi sono rivolta ad uno psichiatra), ho provato a stare a contatto con le mie paure ma sono finita per ammalarmi ancora di più. Sono seguiti pensieri suicidi (da quando avevo 14 anni), nel 2025 ingerisco un bel po di pillole, volevo solo spegnere il cervello, al mio risveglio sento scosse in tutto il corpo e spasmi muscolari, lo riferisco a mia madre, la corsa in ospedale e il primo ricovero (in sicilia), il secondo a distanza di qualche mese (Milano). Infinite diagnosi ricevute ed io che ho sempre più voglia di sparire, mollare tutto e stare da sola.
    Il mio corpo e la mia mente si rifiutano di sopportare altro dolore, sono satura, avete presente quando si fa un trapianto e il corpo lo rigetta?
    Ecco, io credo di essere diventata intollerante e allergica ad ogni forma di dolore, la solitudine è il mio rifugio ma anche la mia condanna.
    Credevo che l'amore potesse curarmi ma mi sbagliavo, da mesi ho intrapreso una relazione con il ragazzo più buono di questo mondo ma ho commesso un grosso errore, per la prima volta mi sono lasciata andare all'amore e adesso ne pago le conseguenze......
    Non ho i soldi a sufficienza per permettermi un altro percorso di psicoterapia, ma devo assolutamente andare dallo psichiatra e aiutarmi con i farmaci, l'unica mia vera salvezza, lo so che è triste dirlo, ma solo così riconosco di poter andare avanti.
    Vi chiederete come mai tutti questi anni di psicoterapia non hanno sortito alcun effetto positivo su di me? Ho preso consapevolezza che io non voglio cambiare (mi è stato detto più volte in terapia), è questa trappola mentale che mi porta ad avere pensieri suicidi: Non vuoi cambiare, ti piace soffrire, tanto vale morire e cancellare tutto, porre fine a tutto questo schifo.

    La cosa che più di tutte mi fa male è che in 30 anni di vita non sono mai riuscita a fidarmi davvero di nessuno, e non lo dico tanto per ma è la verità.
    Non ce la faccio a ri-raccontarmi da capo, fa troppo male.....per questo non ce la faccio più ad andare avanti.
    Sono davvero stanca.....non ce la faccio....è tutto così pesante e difficile nella mia testa. Non me la sento di continuare ad andare avanti, io non riesco a reagire, ad essere costante, ad avere forza di volontà, quello in cui sono brava è riuscire ad annientarmi, a fare la vittima come tutti mi hanno sempre detto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Ho letto con attenzione quello che hai scritto e mi arriva tutta la tua stanchezza. Dopo tanti anni di sofferenza, tentativi terapeutici e momenti così pesanti, è comprensibile sentirsi esausti e senza più fiducia.
    Non credo che il punto sia “non vuoi cambiare”, ma quanto dolore e fatica tu stia portando da troppo tempo, spesso da sola.
    Se lo vorrai, possiamo provare a costruire insieme uno spazio terapeutico diverso, senza forzature e senza dover raccontare tutto subito. Nel frattempo, ti invito a non restare sola con i pensieri di annientamento e a mantenere un contatto con il tuo psichiatra o con un servizio di supporto se dovessero intensificarsi.

    Resto disponibile per un primo colloquio anche in videoconferenza.
    Dr.ssa Mariella Bellotto


    Gentili dottori, mi trovo in una situazione difficile da cui non riesco ad uscirne.
    Ho 29 anni, sono laureato in Beni Culturali e attualmente studio archeologia alla magistrale.
    Nel mio palazzo c'è uno studio dentistico, il dottore lo conosco da molti anni.
    Un giorno mi fermo' e mi chiese se qualche volta, la mattina potevo scendere per aiutarlo al computer con l'hard disk. Da lì è iniziata questa situazione. Piano piano sono passato ad aprire la porta, rispondere al telefono, fare servizi sino a diventare un dentista a tutti gli effetti. Adesso sto alla poltrona, aspiro il sangue, con lo specchietto e cose così.
    Ovviamente mi dà una ricompensa ma io ho comunque il mio percorso e le mie attività. Nonostante ciò mi ha preso anche la divisa e vuole farmi scendere anche il pomeriggio.
    La cosa che mi dà fastidio è che prima di tutto io non sono un dentista, sono un archeologo. Seconda cosa il dottore non recepisce.
    Sia io sia mio padre gli diciamo che ho l'università che devo continuare, fare esami e attività, nonostante questo mi fa andare continuamente.
    Una volta dice siamo da soli fai uno sforzo scendi, l'altra volta mi ha detto non puoi fare un'eccezione?
    Non è perché io non voglio lavorare ma ho il mio percorso, la mia vita, la devo interrompere per fare il dentista?
    Che cosa c'entra un Archeologo in uno studio dentistico?
    Come faccio ad uscire da questa situazione?
    Anche mio padre ha parlato con lui dicendo che ho l'università, devo seguire i corsi, ma il dottore non recepisce nonostante questo mi fa venire. Se io dico allora domani inizio l'università e lui mi risponde ah domani? Ci metti in difficoltà, non puoi fare un'eccezione?
    Vi sembra normale?
    Posso mai dire no non mi va più?
    Se io sapevo dall'inizio tutto questo non avrei accettato, ma è partita semplicemente come un aiuto al computer.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Ciao, da quello che racconti sembra che questa situazione ti stia creando molta fatica e un forte senso di pressione, soprattutto perché senti di dover mettere da parte il tuo percorso e i tuoi obiettivi. In terapia potrebbe essere utile lavorare proprio sui confini personali, sul senso di colpa e sulla possibilità di affermare i tuoi bisogni senza sentirti in difficoltà.


    quali sono i disturbi della personalità, me ne diagnostico tanti?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Riconoscersi in alcuni tratti è molto comune, ma non significa avere “tanti disturbi”. I disturbi di personalità sono modalità rigide e persistenti di vivere le relazioni, le emozioni e sé stessi, che causano sofferenza o problemi importanti nella vita.

    Da quello che hai scritto non emerge automaticamente un disturbo di personalità, ma piuttosto difficoltà nel mettere confini, paura di deludere e fatica a dire no. Sono aspetti che molte persone vivono, soprattutto quando tendono a sentirsi responsabili degli altri.
    A disposizione anche in videochiamata
    Mariella Bellotto


    Mia figlia 15 anni ora, dall’età di 7 anni dopo aver avuto un’amichetta del cuore viene da lei abbandonata, inizia ad essere esclusa dai pari soffre molto per non avere amici, in quel tempo delle elementari la sorella gemella un po’ meno ma riportava lo stesso problema di esclusione. Alle medie, sperando di cambiare gruppo si ripete lo stesso copione, in seconda media iniziano forti mal di testa che limitano frequenza scolastica inizia terapia con psicoterapeuta per un anno e mezzo . Il problema mal di testa, ansia e difficoltà relazionali persistono in prima superiore e anche in seconda. Viene fatta una valutazione presso un centro universitario conclusione qi 130 e lieve forma di autismo con punteggio 7. La psicologa che la segue, osserva che nella valutazione non sono stati inclusi i test fatti da noi genitori singolarmente circa 12 moduli siglati di cui circa 10 su noi genitori e un paio su mia figlia. Nel colloqui le è stato risposto che i test erano solo stress parentale, ma di fatto non è così. Ci stiamo chiedendo visto un esito così al limite punteggio 7 potrebbe esserci margine di errore? La figlia ancora non è stata informata dell’esito, noi e la psicologa stiamo ipotizzando per ora di lavorare sulla positività quindi spiegarle la plus dotazione e anche come funziona senza comunicarle “l’etichetta” per evitare di aggiungerle altra sofferenza alla molta che vive. C’è sempre tempo per dirlo e magari nel frattempo sentire un altro parere. Il centro che ha fatto la valutazione non è assolutamente d’accordo e dicono che se lo devono fare loro con metodo ma la informeranno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa MARIELLA BELLOTTO

    Sì, con un punteggio così al limite (probabilmente ADOS 7) può esserci margine di errore o almeno necessità di maggiore approfondimento, soprattutto in una ragazza con QI molto alto, forte sofferenza relazionale e ansia. Nelle femmine gifted il confine tra plusdotazione, ipersensibilità, ansia sociale e spettro lieve può essere molto difficile da distinguere.

    La vostra prudenza nel non comunicarle subito un’etichetta e lavorare prima sulla comprensione positiva del suo funzionamento non è affatto irragionevole, soprattutto se la ragazza è già fragile. Avete pieno diritto di chiedere la relazione completa e anche un secondo parere specialistico. Un test borderline da solo non basta a definire una persona.
    A disposizione anche in videoconferenza
    Mariella Bellotto


Domande più frequenti

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