Buonasera, purtroppo ho perso una persona con cui volevo creare un'amicizia nel peggiroe dei modi, a
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Buonasera, purtroppo ho perso una persona con cui volevo creare un'amicizia nel peggiroe dei modi, abbiamo avuto un incomprensione, le ho mandato dei messaggi dove le mostravo quanto mi sentivo ignorata ed esclusa, non mi ha risposto e dunque ho iniziato a chiamarla allo sfinimento finchè mi ha risposto molto arrabbiata e dicendomi che non vorrà più niente a che fare con me... purtroppo questa cosa che insisto non è la prima volta, è un mio grande difetto o anzi problema che mi sono decisa di prendere appuntamento dallo psicologo... solo che dopo aver chiuso con me ho continuato a chiamare e mandate tantissimi messaggi sui social facendomi così bloccare ovunque... ora sto davvero male, sia per aver perso lei, sia per come mi sono comportata perchè mi rendo conto sono stata eccessiva... ho provato a ricontattarla, perchè l'unica possibilità che al momento mi è rimasta sono le chiamate, ma non risponde e dopo numerevoli squilli chiude la chiamata, ho provato con altri messaggi e non risponde... mi sento molto ansiosa e con tachicardia, vorrei a tutti costi rimediare, ma temo che ormai lei non voglia più niente a che fare con me... dunque ora sto molto male sia per la perdita, sia per il mio bruttissimo comportamento... non so come venirne fuori, ho tachicardia e ci penso in continuazione ed ho sempre la tentazione di contattarla per voler rimediare... non so come fare...volevo la sua amicizia e mi sono fatta odiare e mi fa stare molto male... purtroppo non è la prima volta che mi capita di comportarmi così e volevo chiedervi, si può smettere di comprotarsi così? Io lei l'avrò per per sempre vero? Non so se aspettare un po' e riprovare a contattarla... mi fa molto male sia andata così
Buongiorno.
grazie per aver raccontato la situazione.
Sicuramente i vissuti di ansia e di tachicardia sono indici di un malessere, ma sarebbe utile approfondire questa dinamica, comprendere la situazione in modo più ampio per poter affrontare quelle situazioni che creano questo stato di malessere.
Chiedere un supporto psicologico è un grande passo, ed è indice di consapevolezza.
Resto a disposizione, anche in modalità online se volesse intraprendere un percorso psicologico.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
grazie per aver raccontato la situazione.
Sicuramente i vissuti di ansia e di tachicardia sono indici di un malessere, ma sarebbe utile approfondire questa dinamica, comprendere la situazione in modo più ampio per poter affrontare quelle situazioni che creano questo stato di malessere.
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Buon pomeriggio. Da ciò che racconta emerge quanto, di fronte al timore di essere esclusa, l’angoscia prenda il sopravvento e la spinga a un’insistenza che poi si ritorce contro di lei. Non è una questione di “difetto” da correggere, ma di comprendere da dove nasce questa paura che la porta a ripetere lo stesso gesto.
In questo momento l’altra persona sembra aver scelto la distanza, e insistere ancora non farebbe che riattivare il circolo che la fa soffrire. Il lavoro terapeutico può aiutarla proprio qui: dare un posto alla sua angoscia, così che non sia più lei a guidare le sue azioni.
In questo momento l’altra persona sembra aver scelto la distanza, e insistere ancora non farebbe che riattivare il circolo che la fa soffrire. Il lavoro terapeutico può aiutarla proprio qui: dare un posto alla sua angoscia, così che non sia più lei a guidare le sue azioni.
Quello che stai vivendo è molto doloroso, ma il fatto che tu abbia deciso di rivolgerti a uno psicologo è già un passo importante. Il comportamento che descrivi – insistenza, ansia, tachicardia – di solito nasce da una forte paura di perdere la relazione e dal bisogno immediato di rassicurazione. Non è un “difetto immutabile”: è un meccanismo che si può cambiare con il giusto lavoro.
Cosa fare ora?
Gestisci l’ansia: prova respirazione lenta (inspira 4 secondi, espira 6), attività fisica o scrittura per scaricare i pensieri.
Scrivi ciò che vorresti dirle, ma non inviarlo: ti aiuta a sfogarti senza conseguenze.
Al momento non è utile riprovare a contattarla. Prima lavora su di te, poi potrai valutare se e come riprendere il rapporto in modo sano. E sì, si può smettere di comportarsi così: con il supporto giusto imparerai a gestire emozioni e impulsi.
Cosa fare ora?
Gestisci l’ansia: prova respirazione lenta (inspira 4 secondi, espira 6), attività fisica o scrittura per scaricare i pensieri.
Scrivi ciò che vorresti dirle, ma non inviarlo: ti aiuta a sfogarti senza conseguenze.
Al momento non è utile riprovare a contattarla. Prima lavora su di te, poi potrai valutare se e come riprendere il rapporto in modo sano. E sì, si può smettere di comportarsi così: con il supporto giusto imparerai a gestire emozioni e impulsi.
gentilissima, buongiorno,
sono lieto per lei che abbia già deciso di intraprendere un percorso di terapia; attraverso questo potrà apprendere dalle sue esperienze e da queste emozioni che ora - mi sembra di capire- lei reputa insopportabili. Attraverso l’aiuto di un professionista potrà sperimentare nuove visioni e anche nuove strategie, per mantenere e consolidare le relazioni. Si stupirebbe nel vedere quante persone si rivolgono a uno psicologo per migliorarsi nei rapporti interpersonali e quanti risultati soddisfacenti riescono a trarne.
Rimango a disposizione per spiegarle come funziona sia la terapia individuale che di gruppo però, nel caso in cui abbia già iniziato il percorso, le raccomando di parlare prima con il collega che la segue.
Le auguro il meglio in ogni forma.
sono lieto per lei che abbia già deciso di intraprendere un percorso di terapia; attraverso questo potrà apprendere dalle sue esperienze e da queste emozioni che ora - mi sembra di capire- lei reputa insopportabili. Attraverso l’aiuto di un professionista potrà sperimentare nuove visioni e anche nuove strategie, per mantenere e consolidare le relazioni. Si stupirebbe nel vedere quante persone si rivolgono a uno psicologo per migliorarsi nei rapporti interpersonali e quanti risultati soddisfacenti riescono a trarne.
Rimango a disposizione per spiegarle come funziona sia la terapia individuale che di gruppo però, nel caso in cui abbia già iniziato il percorso, le raccomando di parlare prima con il collega che la segue.
Le auguro il meglio in ogni forma.
Salve, quella che descrive potrebbe essere il comportamento sintomatico di un diturbo ossessivo di personalità. Le consiglio di fissare quanto prima una consulenza neurodiagnostica, perchè questo stato di malessere tensivo che ha descritto perfettamente e che, la spinge compulsivamente a reiterare un comportamento sbagliato, potrebbe trovare una risoluzione veloce soltanto attraverso un farmaco. Considerando che potrebbero sopraggiungere anche complicazioni legali, le consiglio di cancellare il numero di telefono di questa sua amica e di iniziare ad esplorare con la sua psicologa cosa c'è alla base di queste relazioni di dipendenza affettiva che è solita instaurare.
Buongiorno, mi dispiace per ciò che è accaduto.
Da quello che descrive emergono delle forti sensazioni di dolore, anche perché il rifiuto e la perdita di un’amicizia possono farci sentire molto vulnerabili. Le consiglierei però di rivolgersi quanto prima a uno/una psicologo/a; un percorso potrebbe aiutarla a comprendere come gestire queste emozioni, ma anche a conoscere più profondamente se stessa e i propri bisogni relazionali.
Sicuramente il fatto che lei riconosca cosa è successo e senta il desiderio di lavorarci è già un grande passo.
Da quello che descrive emergono delle forti sensazioni di dolore, anche perché il rifiuto e la perdita di un’amicizia possono farci sentire molto vulnerabili. Le consiglierei però di rivolgersi quanto prima a uno/una psicologo/a; un percorso potrebbe aiutarla a comprendere come gestire queste emozioni, ma anche a conoscere più profondamente se stessa e i propri bisogni relazionali.
Sicuramente il fatto che lei riconosca cosa è successo e senta il desiderio di lavorarci è già un grande passo.
Gentile utente, grazie per la condivisione della sofferenza di questo periodo. Mi spiace per la rottura di questa amicizia e della grande angoscia che lei sente in questa separazione. Sarebbe importante approfondire con un professionista le ragioni di questa sua ansia invalidante che la porta a cercare in modo ossessivo l'altra persona in cerca di rassicurazioni, in modo da arginare il suo dolore e aiutarla a gestire meglio le difficoltà relazionali.
Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott.ssa Ciaudano
Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott.ssa Ciaudano
Quello che è successo non dipende da “cattiveria”, ma da un meccanismo di allarme che si attiva quando temi di perdere qualcuno: l’ansia sale, il cuore accelera e senti l’impulso a cercare contatto subito. È un pattern di regolazione emotiva, modificabile in terapia.
È importante lavorare su due punti:
Calmare l’attivazione fisiologica (ansia, tachicardia, impulso).
Riconoscere e modificare lo schema relazionale che ti porta a vivere il silenzio come rifiuto e a reagire in modo impulsivo.
Puoi usare questo momento per aiutarti a capire cosa si attiva dentro di te e costruire modi più sicuri di stare nelle relazioni.
Sono disponibile anche in videochiamata
Mariella Bellotto
È importante lavorare su due punti:
Calmare l’attivazione fisiologica (ansia, tachicardia, impulso).
Riconoscere e modificare lo schema relazionale che ti porta a vivere il silenzio come rifiuto e a reagire in modo impulsivo.
Puoi usare questo momento per aiutarti a capire cosa si attiva dentro di te e costruire modi più sicuri di stare nelle relazioni.
Sono disponibile anche in videochiamata
Mariella Bellotto
Buonasera,
da ciò che scrive emerge una forte ansia legata alla paura di perderla, e sembra che questa paura abbia preso il sopravvento fino a spingerla a insistere oltre i suoi stessi limiti. Appare come se l’urgenza di essere rassicurata fosse diventata più forte della possibilità di fermarsi, e questo ora lascia un senso di colpa molto pesante.
La dinamica che descrive — sentire il rischio dell’abbandono e reagire con chiamate e messaggi ripetuti — sembra ripresentarsi più volte nella sua vita, come una modalità che scatta quando l’altro si allontana. In questo senso, la domanda non è se debba ricontattarla ancora, ma cosa significhi per lei questa urgenza che non riesce a contenere.
Il punto verso cui guardare in terapia potrebbe essere proprio questo: capire da dove nasce questa spinta a inseguire l’altro e come mai diventa così difficile tollerare l’attesa o la distanza. È lì che può iniziare un cambiamento reale, più che nel tentativo di recuperare subito il rapporto.
da ciò che scrive emerge una forte ansia legata alla paura di perderla, e sembra che questa paura abbia preso il sopravvento fino a spingerla a insistere oltre i suoi stessi limiti. Appare come se l’urgenza di essere rassicurata fosse diventata più forte della possibilità di fermarsi, e questo ora lascia un senso di colpa molto pesante.
La dinamica che descrive — sentire il rischio dell’abbandono e reagire con chiamate e messaggi ripetuti — sembra ripresentarsi più volte nella sua vita, come una modalità che scatta quando l’altro si allontana. In questo senso, la domanda non è se debba ricontattarla ancora, ma cosa significhi per lei questa urgenza che non riesce a contenere.
Il punto verso cui guardare in terapia potrebbe essere proprio questo: capire da dove nasce questa spinta a inseguire l’altro e come mai diventa così difficile tollerare l’attesa o la distanza. È lì che può iniziare un cambiamento reale, più che nel tentativo di recuperare subito il rapporto.
gentile utente,
quello che descrive è molto doloroso e comprendo la sua sofferenza. È importante riconoscere che ha già fatto un passo significativo: si è resa conto del tuo comportamento e sta valutando di chiedere aiuto. Questo è un segnale di grande consapevolezza.
Insistere quando l’altro si allontana nasce spesso da ansia e paura di essere rifiutati, ma può portare a conseguenze spiacevoli come quelle che sta vivendo. Non è un difetto immutabile: con un percorso di supporto psicologico si può imparare a gestire meglio l’ansia, a rispettare i confini dell’altro e a trovare modalità più serene di vivere le relazioni.
In questo momento, la cosa più utile per lei è sospendere i tentativi di contatto e concentrare le energie su di se e sul suo benessere. Rivolgersi ad un professionista la aiuterà a comprendere le radici di questi comportamenti e a costruire strumenti per cambiare. Non si è destinati a ripetere sempre gli stessi schemi: con il giusto sostegno, è possibile trasformare questa esperienza dolorosa in un’occasione di crescita personale.
saluti,
quello che descrive è molto doloroso e comprendo la sua sofferenza. È importante riconoscere che ha già fatto un passo significativo: si è resa conto del tuo comportamento e sta valutando di chiedere aiuto. Questo è un segnale di grande consapevolezza.
Insistere quando l’altro si allontana nasce spesso da ansia e paura di essere rifiutati, ma può portare a conseguenze spiacevoli come quelle che sta vivendo. Non è un difetto immutabile: con un percorso di supporto psicologico si può imparare a gestire meglio l’ansia, a rispettare i confini dell’altro e a trovare modalità più serene di vivere le relazioni.
In questo momento, la cosa più utile per lei è sospendere i tentativi di contatto e concentrare le energie su di se e sul suo benessere. Rivolgersi ad un professionista la aiuterà a comprendere le radici di questi comportamenti e a costruire strumenti per cambiare. Non si è destinati a ripetere sempre gli stessi schemi: con il giusto sostegno, è possibile trasformare questa esperienza dolorosa in un’occasione di crescita personale.
saluti,
Buonasera,
Continui la terapia. Il punto non è ricontattare la persona di cui scrive, rapporto che immagino ormai compromesso, oltre al fatto che potrebbe rischiare una denuncia da stalker, ma approfondire il suo bisogno ossessivo di controllare il desiderio dell' altro che la pone a non poter accettare un no. Fatto che può capitare a chiunque. Dal suo scritto sento il suo dolore, che con tempo e lavoro può essere capito e trasformato.
Vada a fondo a se stessa.
Un caro saluto e buon lavoro
Dott.ssa Cristina Villa
Continui la terapia. Il punto non è ricontattare la persona di cui scrive, rapporto che immagino ormai compromesso, oltre al fatto che potrebbe rischiare una denuncia da stalker, ma approfondire il suo bisogno ossessivo di controllare il desiderio dell' altro che la pone a non poter accettare un no. Fatto che può capitare a chiunque. Dal suo scritto sento il suo dolore, che con tempo e lavoro può essere capito e trasformato.
Vada a fondo a se stessa.
Un caro saluto e buon lavoro
Dott.ssa Cristina Villa
Salve, partendo da questa situazione di sofferenza, può cogliere l'occasione per rivedere le sue modalità relazionali nei vari contesti di vita e affrontare lo stato ansioso che ne deriva. Sono disponibile, anche da remoto qualora le risultasse più comodo, per accompagnarla in questo percorso di supporto psicologico, di comprensione e di rafforzamento delle abilità sociali.
Buonasera,
mi dispiace molto per il forte stato di ansia e di sofferenza che sta vivendo in questo momento. Quello che descrive – il bisogno urgente di chiarire, la paura di essere rifiutata e la difficoltà a fermarsi anche quando razionalmente si vorrebbe – è qualcosa che capita a molte persone, soprattutto in situazioni emotivamente coinvolgenti.
Ciò che sta vivendo – tachicardia, pensieri continui, senso di colpa, impulsività nel cercare l’altro – sembra essere legato più al suo stato emotivo che alla situazione in sé. Ed è molto positivo che abbia deciso di rivolgersi a uno psicologo: questo è un segnale di consapevolezza e di desiderio di cambiamento, ed è assolutamente possibile lavorare su queste dinamiche.
Con un percorso psicologico si può lavorare su:
- riconoscere i momenti in cui l’ansia “prende il controllo”,
- comprendere cosa attivi questa paura di perdere l’altro,
- gestire l’impulso a cercare rassicurazione in modo insistente,
- costruire relazioni più serene e sicure.
Per quanto riguarda questa persona, nessuno può sapere come evolveranno le cose. Al momento, però, ciò che può fare non è tentare di contattarla di nuovo, ma occuparsi del proprio benessere emotivo. A volte lo spazio e il tempo servono a calmare gli animi; altre volte le relazioni non riprendono, ma da questa esperienza si può comunque trarre una grande occasione di crescita personale.
La invito a concentrarsi su di sé, su come si sente e su come può prendersi cura della propria ansia nell’immediato.
È un momento difficile, e lei non è “sbagliata”: sta solo chiedendo aiuto nel momento giusto.
Resto a disposizione.
mi dispiace molto per il forte stato di ansia e di sofferenza che sta vivendo in questo momento. Quello che descrive – il bisogno urgente di chiarire, la paura di essere rifiutata e la difficoltà a fermarsi anche quando razionalmente si vorrebbe – è qualcosa che capita a molte persone, soprattutto in situazioni emotivamente coinvolgenti.
Ciò che sta vivendo – tachicardia, pensieri continui, senso di colpa, impulsività nel cercare l’altro – sembra essere legato più al suo stato emotivo che alla situazione in sé. Ed è molto positivo che abbia deciso di rivolgersi a uno psicologo: questo è un segnale di consapevolezza e di desiderio di cambiamento, ed è assolutamente possibile lavorare su queste dinamiche.
Con un percorso psicologico si può lavorare su:
- riconoscere i momenti in cui l’ansia “prende il controllo”,
- comprendere cosa attivi questa paura di perdere l’altro,
- gestire l’impulso a cercare rassicurazione in modo insistente,
- costruire relazioni più serene e sicure.
Per quanto riguarda questa persona, nessuno può sapere come evolveranno le cose. Al momento, però, ciò che può fare non è tentare di contattarla di nuovo, ma occuparsi del proprio benessere emotivo. A volte lo spazio e il tempo servono a calmare gli animi; altre volte le relazioni non riprendono, ma da questa esperienza si può comunque trarre una grande occasione di crescita personale.
La invito a concentrarsi su di sé, su come si sente e su come può prendersi cura della propria ansia nell’immediato.
È un momento difficile, e lei non è “sbagliata”: sta solo chiedendo aiuto nel momento giusto.
Resto a disposizione.
Buonasera, capisco profondamente quanto dolore e agitazione stia provando in questo momento. Quando si desidera davvero costruire un legame con qualcuno e ci si ritrova in una situazione di incomprensione, rifiuto e distanza, l’emozione può diventare così intensa da far sentire come se fosse impossibile respirare. La sua sofferenza non nasce solo dalla perdita di questa amicizia, ma anche dal giudizio verso se stessa, dalla paura di essere vista come una persona sbagliata e dalla sensazione di aver perso il controllo delle proprie reazioni. Quello che descrive accade più spesso di quanto immagini. Quando una relazione ci sta molto a cuore e temiamo che l’altro si stia allontanando, l’ansia può prendere il sopravvento e portarci a comportamenti impulsivi come chiamate ripetute, messaggi insistenti o richieste di spiegazioni. In quei momenti non si agisce per nuocere all’altro, ma per cercare disperatamente di fermare una sensazione interna insopportabile, come se solo una risposta potesse calmare la tempesta. La comprendo quando dice che si tratta di qualcosa che le è già successo, perché spesso questi comportamenti non nascono dal carattere, ma da modalità apprese nel tempo per contenere la paura dell’abbandono e della solitudine. Il fatto che lei si renda conto di ciò che è accaduto è un segnale prezioso. Significa che non è prigioniera di questi comportamenti, ma che sta iniziando a guardarli con consapevolezza e desiderio di cambiamento. E il fatto di essersi già messa in moto per iniziare un percorso psicologico è un passo fondamentale, perché lì potrà finalmente capire da dove arriva questa esigenza così forte di inseguire l’altro quando sente una distanza e potrà imparare modi più gentili ed efficaci per gestire l’ansia nelle relazioni. Rispetto a questa persona, è comprensibile che lei voglia rimediare, chiarire, dimostrare che non aveva cattive intenzioni. Tuttavia, in questo momento, insistere rischierebbe di alimentare ancora di più il conflitto e di farla stare peggio. Anche se fa male, accettare una pausa di silenzio è l’unico modo per interrompere questo circolo e permettere sia a lei che all’altra persona di recuperare un po’ di serenità. Spesso quando accadono episodi così intensi, serve tempo perché le emozioni si raffreddino. Questo non significa che la relazione sia compromessa per sempre, ma solo che ora non è possibile forzarla. Per quanto riguarda la sua domanda se sia possibile smettere di comportarsi così, la risposta è sì. Queste reazioni non sono una condanna. Con il giusto aiuto, si possono imparare modi nuovi per riconoscere l’ansia fin dai suoi primi segnali, calmarsi prima che esploda, gestire il bisogno di contatto in modo più equilibrato e costruire relazioni basate su sicurezza e reciprocità invece che sulla paura. Ci vorrà tempo e pazienza, ma si tratta di un cambiamento assolutamente possibile. Nel frattempo, il passo più importante è prendersi cura dello stato emotivo di adesso. Evitare di contattare ancora questa persona, non per punirsi, ma per permettersi di ristabilire un po’ di calma. Respirare, dare spazio alle emozioni, parlarne con uno psicologo, cercare di spezzare il ritmo dei pensieri ripetitivi con attività piccole ma ancoranti. Non è facile, ma è un modo per dire a se stessa che merita rispetto e cura, indipendentemente dalla risposta degli altri. Lei non è definita da un episodio né dai suoi errori. È definita dalla sua capacità di interrogarsi, di chiedere aiuto, di voler crescere e cambiare. E questa, glielo assicuro, è una base solida da cui ripartire. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentiissima,
Intanto le propongo una soluzione nell'immediato. Basta cercare di contattarla (direttamente), perchè l'insistenza è proprio il motivo per cui è stata bloccata su ogni canale di comunicazione (telefono, social, ecc.). Per di più, rischia un'ammonimento legale o una vera e propria querela per molestie. Quindi cerchi di calmarsi e mantenga il sangue freddo. Aspetti sei mesi e poi cerchi di farla contattare per vie traverse, ovvero per interposta persona (un amico, un parente...). Se è in grado di trovare un messaggero, questo dovrà dire alla sua amica proprio il dilemma che ha scritto qui, ovvero che lei tende a insistere ma solo per spiegare che si è pentita, e che sta davvero male se non riesce a spiegarsi. Può farlo? Può trovare una persona disposta a fare da ambasciatore?
Cordiali saluti,
Dott. Maccarri
Intanto le propongo una soluzione nell'immediato. Basta cercare di contattarla (direttamente), perchè l'insistenza è proprio il motivo per cui è stata bloccata su ogni canale di comunicazione (telefono, social, ecc.). Per di più, rischia un'ammonimento legale o una vera e propria querela per molestie. Quindi cerchi di calmarsi e mantenga il sangue freddo. Aspetti sei mesi e poi cerchi di farla contattare per vie traverse, ovvero per interposta persona (un amico, un parente...). Se è in grado di trovare un messaggero, questo dovrà dire alla sua amica proprio il dilemma che ha scritto qui, ovvero che lei tende a insistere ma solo per spiegare che si è pentita, e che sta davvero male se non riesce a spiegarsi. Può farlo? Può trovare una persona disposta a fare da ambasciatore?
Cordiali saluti,
Dott. Maccarri
Cara utente, questo suo comportamento che lei descrive mi sembra di capire che sia ad un certo punto un problema per lei che lo mette in atto e per la persone che lo subisce. Come comportamento andrebbe indagato e approfondito per capirlo meglio, perchè come vede anche lei questo la porta poi a vivere situazioni che la fanno stare male e che pone fine a dei rapporti anche se questo non era l'obiettivo. Le consiglio dunque un percorso psicologico e quindi di prendere appuntamento con il professionista che più preferisce, perchè per indagare a fondo di qualcosa serve un supporto esterno. Per quanto riguarda invece ciò che sta succedendo con quella persona, mi sento di dirle che più insisterà e più quella persona si allontanerà: credo che ora sia più utile concentrarsi su di sè piuttosto che preoccuparsi dell'altra persona.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Mi dispiace molto per il dolore che sta vivendo. Quello che descrive è davvero faticoso, e il fatto che abbia già deciso di chiedere aiuto psicologico rappresenta un passo importantissimo: significa che è consapevole di ciò che accade dentro di lei e che ha il desiderio di cambiare. Questa è una base molto solida su cui costruire.
Per rispondere alla sua domanda: sì, è possibile smettere di mettere in atto questi comportamenti. Tuttavia, per farlo è necessario intraprendere un percorso di lavoro su di sé, che permetta di comprendere da dove nascono queste reazioni, quali emozioni o paure le attivano e in che modo si possono sostituire con modalità relazionali più sane ed equilibrate.
Non si tratta di un cambiamento immediato, ma un processo graduale. Con costanza, supporto e un lavoro mirato, è assolutamente possibile ottenere ottimi risultati e sentirsi finalmente più in controllo delle proprie emozioni e dei propri impulsi.
Per rispondere alla sua domanda: sì, è possibile smettere di mettere in atto questi comportamenti. Tuttavia, per farlo è necessario intraprendere un percorso di lavoro su di sé, che permetta di comprendere da dove nascono queste reazioni, quali emozioni o paure le attivano e in che modo si possono sostituire con modalità relazionali più sane ed equilibrate.
Non si tratta di un cambiamento immediato, ma un processo graduale. Con costanza, supporto e un lavoro mirato, è assolutamente possibile ottenere ottimi risultati e sentirsi finalmente più in controllo delle proprie emozioni e dei propri impulsi.
Buonasera, intanto la ringrazio molto per la sua condivisione. La situazione descritta fa riferimento ad una ricerca costante e reiterata della persona indicata. Nel momento in cui cerchiamo qualcuno con una certa insistenza o, in generale, quando forziamo troppo determinate situazioni, corriamo il rischio che l’effetto delle nostre azioni non sia quello desiderato. Non mi è possibile fare un quadro completo in quanto sarebbe necessario analizzare la situazione faccia a faccia.
Il fatto che lei abbia cercato in maniera costante e reiterata una persona che si fosse già allontanata, ha portato ad un ulteriore distacco della stessa, arrivando a trovarsi costretta a bloccarla per non sentire più invaso il suo spazio personale. In questo momento, la cosa migliore da fare per evitare un ulteriore allontanamento della persona è proprio quella di evitare qualsiasi forma di contatto. Mi rendo conto che non sia facile, ma sarebbe come aggiungere benzina sul fuoco.
Nel frattempo, consiglio di utilizzare alcune tecniche di rilassamento. Personalmente, trovo che sia molto utile la respirazione diaframmatica. Nel momento in cui ci sentiamo agitati, può essere utile anche solo chiudere gli occhi, rallentare il respiro e portare la nostra attenzione ad esso.
Infine, ci tengo a dirle che prendere coscienza di determinati schemi di comportamento (come lei sta facendo) e delle proprie emozioni sia il primo passo fondamentale per raggiungere uno stato di maggior benessere. Da questo punto di vista, il percorso psicologico è uno strumento molto utile.
Il fatto che lei abbia cercato in maniera costante e reiterata una persona che si fosse già allontanata, ha portato ad un ulteriore distacco della stessa, arrivando a trovarsi costretta a bloccarla per non sentire più invaso il suo spazio personale. In questo momento, la cosa migliore da fare per evitare un ulteriore allontanamento della persona è proprio quella di evitare qualsiasi forma di contatto. Mi rendo conto che non sia facile, ma sarebbe come aggiungere benzina sul fuoco.
Nel frattempo, consiglio di utilizzare alcune tecniche di rilassamento. Personalmente, trovo che sia molto utile la respirazione diaframmatica. Nel momento in cui ci sentiamo agitati, può essere utile anche solo chiudere gli occhi, rallentare il respiro e portare la nostra attenzione ad esso.
Infine, ci tengo a dirle che prendere coscienza di determinati schemi di comportamento (come lei sta facendo) e delle proprie emozioni sia il primo passo fondamentale per raggiungere uno stato di maggior benessere. Da questo punto di vista, il percorso psicologico è uno strumento molto utile.
Gentile utente,
la sofferenza che sta provando nasce da due aspetti distinti: la perdita del legame che desiderava costruire e la consapevolezza di aver agito in modo impulsivo, spinta dall’ansia. Quando si vive con una forte paura dell’abbandono, ogni silenzio viene percepito come una minaccia e scatta il bisogno immediato di chiarire, spiegare, ottenere una risposta. In quei momenti non è la volontà a guidare il comportamento, ma l’ansia stessa.
Il fatto che riconosca l’eccesso, che provi dispiacere e che abbia deciso di rivolgersi a uno psicologo è un segnale importante: indica che il problema può essere compreso e affrontato. Le difficoltà legate alla gestione dell’impulso di “insistere” sono molto più comuni di quanto sembri e fanno parte di pattern relazionali che possono essere modificati con un lavoro mirato.
In questo momento forzare ulteriori contatti, pur comprensibilmente tentata, rischia solo di aumentare la distanza. La cosa più utile è interrompere i tentativi e permettere sia a Lei sia all’altra persona di recuperare calma. Se un domani ci fosse la possibilità di un chiarimento, potrà avvenire in un clima più sereno.
Ciò su cui può lavorare, ora, è la gestione dell’ansia, dei pensieri insistenti e del timore di perdere l’altro. Con l’aiuto di un professionista è possibile sviluppare modalità più sicure di entrare in relazione e imparare a regolare meglio le emozioni nelle situazioni di conflitto.
Dott.ssa Sara Petroni
la sofferenza che sta provando nasce da due aspetti distinti: la perdita del legame che desiderava costruire e la consapevolezza di aver agito in modo impulsivo, spinta dall’ansia. Quando si vive con una forte paura dell’abbandono, ogni silenzio viene percepito come una minaccia e scatta il bisogno immediato di chiarire, spiegare, ottenere una risposta. In quei momenti non è la volontà a guidare il comportamento, ma l’ansia stessa.
Il fatto che riconosca l’eccesso, che provi dispiacere e che abbia deciso di rivolgersi a uno psicologo è un segnale importante: indica che il problema può essere compreso e affrontato. Le difficoltà legate alla gestione dell’impulso di “insistere” sono molto più comuni di quanto sembri e fanno parte di pattern relazionali che possono essere modificati con un lavoro mirato.
In questo momento forzare ulteriori contatti, pur comprensibilmente tentata, rischia solo di aumentare la distanza. La cosa più utile è interrompere i tentativi e permettere sia a Lei sia all’altra persona di recuperare calma. Se un domani ci fosse la possibilità di un chiarimento, potrà avvenire in un clima più sereno.
Ciò su cui può lavorare, ora, è la gestione dell’ansia, dei pensieri insistenti e del timore di perdere l’altro. Con l’aiuto di un professionista è possibile sviluppare modalità più sicure di entrare in relazione e imparare a regolare meglio le emozioni nelle situazioni di conflitto.
Dott.ssa Sara Petroni
Capisco quanto tu stia soffrendo e quanto sia difficile fermarsi quando l’ansia prende il sopravvento. Quello che è accaduto però non definisce chi sei, ma mostra un pattern che tu stessa hai riconosciuto e che stai già iniziando ad affrontare cercando uno psicologo: questo è un passo enorme e molto importante.
In questo momento la cosa più utile — anche se dolorosa — è interrompere ogni tentativo di contatto. Non perché tu non abbia valore, ma perché lei ora ha bisogno di spazio e continuare a cercarla peggiorerebbe solo tutto, compreso il tuo stato emotivo. Fermarti è un atto di cura verso te stessa e un atto di rispetto verso lei.
È possibile cambiare questo modo di reagire: sì, assolutamente. Questi comportamenti spesso nascono da ansia di abbandono, paura di essere ignorati o rifiutati, e si possono imparare nuove strategie per gestire l’ansia senza cadere nell’impulso di inseguire l’altra persona. Uno psicologo ti aiuterà proprio in questo.
Per quanto riguarda lei: non puoi controllare cosa penserà in futuro. Ma ora non è il momento di insistere. Anche se oggi sembra tutto perduto, a volte le persone hanno bisogno di tempo per calmarsi. E se anche il rapporto non dovesse tornare, potrai comunque trovare relazioni più sane imparando a gestire l’ansia e i momenti di paura.
Per l’ansia che senti ora:
prova a fare respiri lenti e profondi (4 secondi inspiro, 6 espirazione)
allontanati dal telefono per un po’, magari mettilo in un’altra stanza
scrivi un messaggio di scuse che non invierai, solo per liberare la mente
ricorda che il dolore che senti è forte, ma passerà
Non sei sbagliata: stai vivendo qualcosa di difficile e stai già cercando aiuto. È così che si inizia a cambiare. Tu puoi farcela davvero
In questo momento la cosa più utile — anche se dolorosa — è interrompere ogni tentativo di contatto. Non perché tu non abbia valore, ma perché lei ora ha bisogno di spazio e continuare a cercarla peggiorerebbe solo tutto, compreso il tuo stato emotivo. Fermarti è un atto di cura verso te stessa e un atto di rispetto verso lei.
È possibile cambiare questo modo di reagire: sì, assolutamente. Questi comportamenti spesso nascono da ansia di abbandono, paura di essere ignorati o rifiutati, e si possono imparare nuove strategie per gestire l’ansia senza cadere nell’impulso di inseguire l’altra persona. Uno psicologo ti aiuterà proprio in questo.
Per quanto riguarda lei: non puoi controllare cosa penserà in futuro. Ma ora non è il momento di insistere. Anche se oggi sembra tutto perduto, a volte le persone hanno bisogno di tempo per calmarsi. E se anche il rapporto non dovesse tornare, potrai comunque trovare relazioni più sane imparando a gestire l’ansia e i momenti di paura.
Per l’ansia che senti ora:
prova a fare respiri lenti e profondi (4 secondi inspiro, 6 espirazione)
allontanati dal telefono per un po’, magari mettilo in un’altra stanza
scrivi un messaggio di scuse che non invierai, solo per liberare la mente
ricorda che il dolore che senti è forte, ma passerà
Non sei sbagliata: stai vivendo qualcosa di difficile e stai già cercando aiuto. È così che si inizia a cambiare. Tu puoi farcela davvero
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo. Quello che descrive è un momento di forte sofferenza emotiva, e il fatto che abbia deciso di chiedere aiuto è già un passo importante e tutt'altro che scontato.
Quando temiamo di perdere qualcuno o ci sentiamo ignorati, è possibile che l’ansia salga rapidamente e ci spinga a comportamenti impulsivi come chiamate ripetute o messaggi insistenti. Non è una “cattiva intenzione”: è una risposta emotiva intensa, legata spesso alla paura dell’abbandono, al bisogno di essere rassicurati o al timore di non valere abbastanza agli occhi dell’altro. In quei momenti è molto difficile fermarsi e valutare lucidamente le proprie azioni.
Il dolore che prova ora — per la perdita dell’amicizia e per la consapevolezza di essersi comportata in modo che non sente suo — è comprensibile. Tuttavia, continuare a contattare questa persona, almeno in questo momento, rischia solo di aumentare il suo malessere e di allontanarla ulteriormente. Ha bisogno di spazio, e rispettarlo è la cosa più sana che possa fare sia per lei stessa che per l’altra persona.
La buona notizia è che sì, è possibile smettere di agire impulsivamente in situazioni come queste. Con un lavoro psicologico mirato è possibile comprendere cosa scatena questa urgenza, imparare a riconoscerla prima che prenda il sopravvento e sviluppare modalità più equilibrate di gestire il bisogno di vicinanza e conferma. Il fatto che lei stessa riconosca il pattern e abbia deciso di iniziare un percorso è un segnale molto positivo: significa che desidera davvero cambiare.
Riguardo alla sua domanda: “Io lei l’avrò per sempre vero?”, non possiamo sapere come evolveranno i rapporti nel futuro. Ma ciò che conta ora è lavorare su di sé, ritrovare calma e stabilità emotiva, perché solo così potrà eventualmente ricostruire relazioni più serene — con lei o con altre persone.
Per il momento si prenda cura di sé, provi a interrompere i tentativi di contatto e si concentri sul percorso psicologico che sta per iniziare. È lo strumento più sicuro ed efficace per ritrovare equilibrio e ridurre quella tachicardia, quell’ansia e quella urgenza che ora la sopraffanno.
Se vorrà approfondire o essere accompagnata in questo lavoro, rimango a sua disposizione.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Quando temiamo di perdere qualcuno o ci sentiamo ignorati, è possibile che l’ansia salga rapidamente e ci spinga a comportamenti impulsivi come chiamate ripetute o messaggi insistenti. Non è una “cattiva intenzione”: è una risposta emotiva intensa, legata spesso alla paura dell’abbandono, al bisogno di essere rassicurati o al timore di non valere abbastanza agli occhi dell’altro. In quei momenti è molto difficile fermarsi e valutare lucidamente le proprie azioni.
Il dolore che prova ora — per la perdita dell’amicizia e per la consapevolezza di essersi comportata in modo che non sente suo — è comprensibile. Tuttavia, continuare a contattare questa persona, almeno in questo momento, rischia solo di aumentare il suo malessere e di allontanarla ulteriormente. Ha bisogno di spazio, e rispettarlo è la cosa più sana che possa fare sia per lei stessa che per l’altra persona.
La buona notizia è che sì, è possibile smettere di agire impulsivamente in situazioni come queste. Con un lavoro psicologico mirato è possibile comprendere cosa scatena questa urgenza, imparare a riconoscerla prima che prenda il sopravvento e sviluppare modalità più equilibrate di gestire il bisogno di vicinanza e conferma. Il fatto che lei stessa riconosca il pattern e abbia deciso di iniziare un percorso è un segnale molto positivo: significa che desidera davvero cambiare.
Riguardo alla sua domanda: “Io lei l’avrò per sempre vero?”, non possiamo sapere come evolveranno i rapporti nel futuro. Ma ciò che conta ora è lavorare su di sé, ritrovare calma e stabilità emotiva, perché solo così potrà eventualmente ricostruire relazioni più serene — con lei o con altre persone.
Per il momento si prenda cura di sé, provi a interrompere i tentativi di contatto e si concentri sul percorso psicologico che sta per iniziare. È lo strumento più sicuro ed efficace per ritrovare equilibrio e ridurre quella tachicardia, quell’ansia e quella urgenza che ora la sopraffanno.
Se vorrà approfondire o essere accompagnata in questo lavoro, rimango a sua disposizione.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Buonasera,
parto da una cosa semplice e essenziale: senza una storia personale, un comportamento non si può davvero comprendere.
Lei mi descrive le “fiamme” – telefonate ripetute, messaggi compulsivi, tachicardia, ansia – ma finché non sappiamo che cosa alimenta quel fuoco, non potremo capire cosa davvero la sta bruciando.
Lei scrive: «Volevo creare un’amicizia».
Ma un’amicizia non si crea a tavolino.
Amici si diventa, non si progettano.
Così come posso decidere di organizzare una festa, ma non posso decidere che tra gli invitati nasca affetto.
E questo è ancora più vero quando chi desidera “creare un’amicizia” si sente già ignorata.
Il desiderio allora non nasce dalla relazione, ma dalla mancanza.
E qui c’è il nodo:
quando lei sente di essere ignorata, non percepisce l’altra persona per come è.
Percepisce solo la sua ansia, la sua solitudine, il suo bisogno antico di essere vista.
E l’altro diventa una risposta emotiva, quasi un farmaco contro la solitudine, invece che una persona reale.
Questo non è “amore” né “amicizia”: è sovrainvestimento emotivo.
Un bisogno profondo di essere considerata, che probabilmente ha radici molto più lontane di questa situazione.
Nella sua domanda c’è un’unica frase non detta, ma gridata:
«Mi vuoi bene?»
Il problema è che questa domanda viene rivolta all’altro come se l’altro avesse il potere di riempire un vuoto che non si è formato oggi.
E questo rende il legame impossibile, perché la relazione non regge quando è chiamata a colmare una ferita che non conosce.
L’altra persona, infatti, non si è sentita accolta: si è sentita assediata.
E più lei cercava, più l’altra fuggiva.
Non perché non valesse, ma perché veniva percepita non come persona, ma come un miraggio: l’acqua che dovrebbe spegnere la sete emotiva.
Ma il miraggio non disseta.
Più ci si avvicina, più l’acqua arretra.
E allora nasce la domanda che molte persone con il suo stesso schema si pongono:
«Riuscirò mai a dissetarmi?»
La risposta è sì, ma solo lavorando su di sé.
Non rincorrendo l’altro.
Lei infatti ha portato sulle spalle, per anni, un compito che non era suo:
fare tutto da sola, sempre, comunque.
È normale che sia stanca.
È normale che la mente, sotto stress, diventi feroce e giudicante.
La mente ferita non consola: punisce.
Ma qui si apre una soglia:
adesso può alleggerirsi.
Può rendersi conto che non deve salvare un legame per esistere.
Può accettare che la sua dimensione è umana, non perfetta, non invulnerabile.
Ed è da qui che si ricomincia:
dal conoscere se stessa, non dall’inseguire l’altra persona.
Perché solo da questo movimento – dall’interno verso l’esterno – si può finalmente calmare la sete antica e riconoscere ciò che già si ha a portata di mano, e che finora non si era mai potuto vedere.
Lei non ha perso “per sempre” nessuno.
Ha perso un miraggio.
E un miraggio, quando svanisce, non porta via nulla:
ci restituisce la possibilità di vedere la strada.
In terapia questo lavoro si può fare molto bene:
si può riconoscere lo schema, regolare l’emozione, comprendere la radice profonda, e imparare a non confondere il bisogno antico con una persona presente.
È un percorso possibile.
E può davvero essere l’inizio di qualcosa di nuovo e più vero.
Se vuole, posso aiutarla a chiarire meglio questo meccanismo e a ritrovare un equilibrio più stabile.
Si comincia sempre così: da un atto di sincerità verso se stessi.
parto da una cosa semplice e essenziale: senza una storia personale, un comportamento non si può davvero comprendere.
Lei mi descrive le “fiamme” – telefonate ripetute, messaggi compulsivi, tachicardia, ansia – ma finché non sappiamo che cosa alimenta quel fuoco, non potremo capire cosa davvero la sta bruciando.
Lei scrive: «Volevo creare un’amicizia».
Ma un’amicizia non si crea a tavolino.
Amici si diventa, non si progettano.
Così come posso decidere di organizzare una festa, ma non posso decidere che tra gli invitati nasca affetto.
E questo è ancora più vero quando chi desidera “creare un’amicizia” si sente già ignorata.
Il desiderio allora non nasce dalla relazione, ma dalla mancanza.
E qui c’è il nodo:
quando lei sente di essere ignorata, non percepisce l’altra persona per come è.
Percepisce solo la sua ansia, la sua solitudine, il suo bisogno antico di essere vista.
E l’altro diventa una risposta emotiva, quasi un farmaco contro la solitudine, invece che una persona reale.
Questo non è “amore” né “amicizia”: è sovrainvestimento emotivo.
Un bisogno profondo di essere considerata, che probabilmente ha radici molto più lontane di questa situazione.
Nella sua domanda c’è un’unica frase non detta, ma gridata:
«Mi vuoi bene?»
Il problema è che questa domanda viene rivolta all’altro come se l’altro avesse il potere di riempire un vuoto che non si è formato oggi.
E questo rende il legame impossibile, perché la relazione non regge quando è chiamata a colmare una ferita che non conosce.
L’altra persona, infatti, non si è sentita accolta: si è sentita assediata.
E più lei cercava, più l’altra fuggiva.
Non perché non valesse, ma perché veniva percepita non come persona, ma come un miraggio: l’acqua che dovrebbe spegnere la sete emotiva.
Ma il miraggio non disseta.
Più ci si avvicina, più l’acqua arretra.
E allora nasce la domanda che molte persone con il suo stesso schema si pongono:
«Riuscirò mai a dissetarmi?»
La risposta è sì, ma solo lavorando su di sé.
Non rincorrendo l’altro.
Lei infatti ha portato sulle spalle, per anni, un compito che non era suo:
fare tutto da sola, sempre, comunque.
È normale che sia stanca.
È normale che la mente, sotto stress, diventi feroce e giudicante.
La mente ferita non consola: punisce.
Ma qui si apre una soglia:
adesso può alleggerirsi.
Può rendersi conto che non deve salvare un legame per esistere.
Può accettare che la sua dimensione è umana, non perfetta, non invulnerabile.
Ed è da qui che si ricomincia:
dal conoscere se stessa, non dall’inseguire l’altra persona.
Perché solo da questo movimento – dall’interno verso l’esterno – si può finalmente calmare la sete antica e riconoscere ciò che già si ha a portata di mano, e che finora non si era mai potuto vedere.
Lei non ha perso “per sempre” nessuno.
Ha perso un miraggio.
E un miraggio, quando svanisce, non porta via nulla:
ci restituisce la possibilità di vedere la strada.
In terapia questo lavoro si può fare molto bene:
si può riconoscere lo schema, regolare l’emozione, comprendere la radice profonda, e imparare a non confondere il bisogno antico con una persona presente.
È un percorso possibile.
E può davvero essere l’inizio di qualcosa di nuovo e più vero.
Se vuole, posso aiutarla a chiarire meglio questo meccanismo e a ritrovare un equilibrio più stabile.
Si comincia sempre così: da un atto di sincerità verso se stessi.
Grazie per aver raccontato con sincerità ciò che è successo.
Il dolore che stai provando è comprensibile: quando si tiene molto a una relazione e si teme di perderla, l’ansia può prendere il sopravvento e spingere a comportamenti impulsivi che poi, a mente fredda, non ci rappresentano. È importante però ricordare che ciò che ti sta facendo soffrire non è solo la reazione dell’altra persona, ma anche il senso di colpa, la paura di aver “rovinato tutto” e il timore di non riuscire a gestire queste emozioni in futuro.
La buona notizia è che queste dinamiche si possono cambiare. L’insistenza, il bisogno immediato di chiarire, la fatica a tollerare il silenzio o l’attesa sono schemi emotivi molto comuni, e con il giusto supporto si possono trasformare in modi più equilibrati di vivere le relazioni. Non serve continuare a contattarla: in questo momento rischierebbe solo di aumentare la distanza e mantenere in te ancora più ansia.
In un percorso psicologico mirato possiamo lavorare su:
- come gestire l’ansia quando temi di perdere qualcuno,
- come interrompere gli impulsi che ti portano a insistere,
- come mantenere relazioni più sicure ed equilibrate,
- come ridurre tachicardia, pensieri continui e senso di colpa.
Se senti che questo episodio ti ha scossa e che questa modalità si ripete nel tempo, ti invito a fissare un incontro. Non per giudicarti, ma per aiutarti a ritrovare controllo, calma e modi più efficaci di proteggere le tue relazioni.
Il dolore che stai provando è comprensibile: quando si tiene molto a una relazione e si teme di perderla, l’ansia può prendere il sopravvento e spingere a comportamenti impulsivi che poi, a mente fredda, non ci rappresentano. È importante però ricordare che ciò che ti sta facendo soffrire non è solo la reazione dell’altra persona, ma anche il senso di colpa, la paura di aver “rovinato tutto” e il timore di non riuscire a gestire queste emozioni in futuro.
La buona notizia è che queste dinamiche si possono cambiare. L’insistenza, il bisogno immediato di chiarire, la fatica a tollerare il silenzio o l’attesa sono schemi emotivi molto comuni, e con il giusto supporto si possono trasformare in modi più equilibrati di vivere le relazioni. Non serve continuare a contattarla: in questo momento rischierebbe solo di aumentare la distanza e mantenere in te ancora più ansia.
In un percorso psicologico mirato possiamo lavorare su:
- come gestire l’ansia quando temi di perdere qualcuno,
- come interrompere gli impulsi che ti portano a insistere,
- come mantenere relazioni più sicure ed equilibrate,
- come ridurre tachicardia, pensieri continui e senso di colpa.
Se senti che questo episodio ti ha scossa e che questa modalità si ripete nel tempo, ti invito a fissare un incontro. Non per giudicarti, ma per aiutarti a ritrovare controllo, calma e modi più efficaci di proteggere le tue relazioni.
Gentile paziente,
quello che è successo non parla della sua cattiveria o di un “carattere sbagliato”, ma di un meccanismo emotivo molto più profondo: la paura intensa di essere esclusa e il bisogno urgente di riparare la rottura. Quando sente che una relazione sta per sfuggirle di mano, si attiva un’ansia forte che la porta a insistere, chiamare, scrivere, cercare di ottenere una risposta immediata per placare il disagio. È una reazione impulsiva che nasce dalla paura, non dalla volontà di fare del male.
La sua amica si è sentita sopraffatta e ha reagito con la chiusura. Questo non significa che lei sia “sbagliata”, ma che il suo comportamento, spinto dall’ansia, è diventato troppo intenso per l’altra persona.
In questo momento la cosa migliore è interrompere ogni tentativo di contatto. Continuare a cercarla mantiene viva l’ansia e rischia di aumentare ancora di più la sua distanza. Ha bisogno di un tempo di calma sia lei che la persona coinvolta. Non è detto che la perdita sia definitiva, ma adesso forzare la situazione peggiorerebbe tutto.
È molto importante che lei stia iniziando un percorso psicologico. Sì, si può smettere di comportarsi così: questi schemi migliorano quando si lavora sulla paura dell’abbandono, sulla regolazione emotiva e sulla gestione dell’impulso di “rimediare subito”. Imparerà a tollerare il silenzio, a non confondere un conflitto con una perdita, a rispondere in modo più equilibrato.Per l’ansia di questi giorni si aiuti così:
respiri lenti e profondi, movimento fisico anche leggero, evitare di controllare il telefono, chiedere sostegno a una persona di fiducia.
È normale che stia male: ha perso una relazione per lei importante e si sente in colpa, ma questo dolore non durerà per sempre.
La situazione può calmarsi, e lei può cambiare questo modo di reagire. Il primo passo lo ha già fatto chiedendo aiuto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale
Se desidera un supporto mirato per gestire ansia e relazioni, può prenotare una visita.
quello che è successo non parla della sua cattiveria o di un “carattere sbagliato”, ma di un meccanismo emotivo molto più profondo: la paura intensa di essere esclusa e il bisogno urgente di riparare la rottura. Quando sente che una relazione sta per sfuggirle di mano, si attiva un’ansia forte che la porta a insistere, chiamare, scrivere, cercare di ottenere una risposta immediata per placare il disagio. È una reazione impulsiva che nasce dalla paura, non dalla volontà di fare del male.
La sua amica si è sentita sopraffatta e ha reagito con la chiusura. Questo non significa che lei sia “sbagliata”, ma che il suo comportamento, spinto dall’ansia, è diventato troppo intenso per l’altra persona.
In questo momento la cosa migliore è interrompere ogni tentativo di contatto. Continuare a cercarla mantiene viva l’ansia e rischia di aumentare ancora di più la sua distanza. Ha bisogno di un tempo di calma sia lei che la persona coinvolta. Non è detto che la perdita sia definitiva, ma adesso forzare la situazione peggiorerebbe tutto.
È molto importante che lei stia iniziando un percorso psicologico. Sì, si può smettere di comportarsi così: questi schemi migliorano quando si lavora sulla paura dell’abbandono, sulla regolazione emotiva e sulla gestione dell’impulso di “rimediare subito”. Imparerà a tollerare il silenzio, a non confondere un conflitto con una perdita, a rispondere in modo più equilibrato.Per l’ansia di questi giorni si aiuti così:
respiri lenti e profondi, movimento fisico anche leggero, evitare di controllare il telefono, chiedere sostegno a una persona di fiducia.
È normale che stia male: ha perso una relazione per lei importante e si sente in colpa, ma questo dolore non durerà per sempre.
La situazione può calmarsi, e lei può cambiare questo modo di reagire. Il primo passo lo ha già fatto chiedendo aiuto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale
Se desidera un supporto mirato per gestire ansia e relazioni, può prenotare una visita.
Buonasera,
quello che dovrebbe chiedersi è: perchè mi comporto in questo modo?
Sono sicura che il percorso psicologico che ha deciso di intraprendere la aiuterà a far luce sulle reali motivazioni che ci sono dietro a questo comportamento.
Spesso quando si ha paura di perdere qualcosa\qualcuno o semplicemente di essere soli, cerchiamo di aggrapparci a quella persona\ situazione quasi a costrizione.
Provi a rispettare il suo spazio in questo momento.
quello che dovrebbe chiedersi è: perchè mi comporto in questo modo?
Sono sicura che il percorso psicologico che ha deciso di intraprendere la aiuterà a far luce sulle reali motivazioni che ci sono dietro a questo comportamento.
Spesso quando si ha paura di perdere qualcosa\qualcuno o semplicemente di essere soli, cerchiamo di aggrapparci a quella persona\ situazione quasi a costrizione.
Provi a rispettare il suo spazio in questo momento.
Buonasera, da ciò che scrive, per lei il distacco o il presunto allontanamento di una persona cara costituiscono motivo di forte ansia e angoscia. Ci saranno probabilmente molti elementi di storia personale, di attaccamento, che andranno affrontati in terapia. Ha fatto bene a cercare un aiuto. In bocca al lupo per il suo percorso.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Gentile paziente anonimo
Dietro il suo comportamento si nasconde in realtà un forte bisogno di amore e riconoscimento
Le farà bene fare il percorso terapeutico fino in fondo per imparare a fare i conti con la sua dipendenza affettiva e imparare a voler bene a se stessa
Vedrà tutto migliorerà anche con gli altri
Cosi purtroppo verrà allontanata perché tutti noi abbiamo bisogno del nostro spazio vitale e intimo che in questo caso purtroppo la fa sembrare invadente e basta. Lasci passare del tempo e pensi a se... Il resto se ci saranno i presupposti si sistemerà ma nel rispetto reciproco
In bocca al lupo un abbraccio
Maria Santa Lorenzini Psicoterapeuta
Dietro il suo comportamento si nasconde in realtà un forte bisogno di amore e riconoscimento
Le farà bene fare il percorso terapeutico fino in fondo per imparare a fare i conti con la sua dipendenza affettiva e imparare a voler bene a se stessa
Vedrà tutto migliorerà anche con gli altri
Cosi purtroppo verrà allontanata perché tutti noi abbiamo bisogno del nostro spazio vitale e intimo che in questo caso purtroppo la fa sembrare invadente e basta. Lasci passare del tempo e pensi a se... Il resto se ci saranno i presupposti si sistemerà ma nel rispetto reciproco
In bocca al lupo un abbraccio
Maria Santa Lorenzini Psicoterapeuta
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