Salve, non mi piacciono i social, non mi piace whatsapp e nessuna app di messaggistica, la vita di o
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Salve, non mi piacciono i social, non mi piace whatsapp e nessuna app di messaggistica, la vita di oggi non mi piace, in generale neanche gli smartphone non mi piacciono, ne possiedo uno solo per navigare in internet, altrimenti userei il computer che ho comunque, ma uso anche un vecchio Nokia con la tastiera fisica. Mi piacciono i semplici sms che poi la maggior parte delle persone cè li hanno gratis, ma le persone in generale nonostante cè li hanno gratis e in alcuni casi illimitati, usano whatsapp, che per un breve tempo anche io ho installato ma poi ho eliminato l'account, whatsapp è una chat che è diverso dagli sms, ci sono le chat di gruppo che non mi piacciono proprio, la gente tra l'altro si scrive su whatsapp tutto il giorno fino al punto di non sapere più cosa scriversi. A me non piace nemmeno che gli altri lo usano, ho nostalgia di 20 anni fa circa che tutti inviavano gli sms, anche all'epoca gli operatori li davano gratis tipo 100 al giorno con la vodafone, ma d'altronde io sono uno dei pochi che non usa whatsapp, ne telegram ne niente di tutto ciò, uso ancora gli sms. Non ho amici, gli sms li mando solo a mia sorella che comunque anche lei come quasi tutti usa whatsapp come se fosse una moda. Non mi piace chi ha facebook, instagram ecc. e per come detto prima che non mi piace la vita di oggi è perché quasi tutti cè li hanno, e nel caso conoscessi qualche persona, penserebbero che è inaccettabile che nel 2025 non ho nessun social e che sono diverso da loro, che sono asociale ad esempio, 20 anni fa questo problema non me lo ponevo perché non esistevano questi tipi di social. Il problema è che mi sento escluso che nel caso conoscessi persone come detto, nessuno mi manderebbere sms neanche se cè li hanno gratuiti perché la considerano un metodo vecchio per comunicare, a me non piacciono i cambiamenti, la società fa rimanere da soli se non si è al passo coi cambiamenti
Salve,quello che descrive trasmette un forte senso di solitudine e allo stesso tempo un desiderio profondo di coerenza con i propri valori, anche quando questi si scontrano con i modelli sociali dominanti. È comprensibile che, in un mondo dove i ritmi e le modalità di comunicazione cambiano così rapidamente, chi non si riconosce in queste logiche possa sentirsi escluso o giudicato.
La sua posizione è lucida, non c'è nulla di sbagliato nel preferire forme di comunicazione più semplici e meno invasive. Tuttavia, il nodo che emerge è la sofferenza legata al sentirsi isolato, non tanto per scelta quanto come conseguenza di una società che corre in una direzione diversa. In psicoterapia umanistica lavoriamo molto sul significato che attribuiamo alla relazione con gli altri e su come poter vivere in coerenza con sé stessi senza rinunciare al bisogno di connessione.
Anche con l’analisi bioenergetica, si può esplorare come questi vissuti si traducono nel corpo, nella tensione quotidiana, nella difficoltà a "trovare posto" nel flusso sociale contemporaneo. Allo stesso tempo, la Mindfulness potrebbe aiutarla a osservare questi pensieri senza giudicarli, accogliendo ciò che c’è, senza forzature. Il punto non è forzarsi ad accettare ciò che non piace, ma trovare modi sani e autentici per non sentirsi soli, magari cercando contesti dove i rapporti umani non passano per la tecnologia. Esistono realtà in cui è ancora possibile costruire legami attraverso la presenza, la parola diretta, lo sguardo.Sarebbe utile approfondire tutto questo con uno psicologo psicoterapeuta, così da esplorare in modo sicuro e rispettoso le sue emozioni, le sue resistenze e i suoi bisogni più profondi. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
La sua posizione è lucida, non c'è nulla di sbagliato nel preferire forme di comunicazione più semplici e meno invasive. Tuttavia, il nodo che emerge è la sofferenza legata al sentirsi isolato, non tanto per scelta quanto come conseguenza di una società che corre in una direzione diversa. In psicoterapia umanistica lavoriamo molto sul significato che attribuiamo alla relazione con gli altri e su come poter vivere in coerenza con sé stessi senza rinunciare al bisogno di connessione.
Anche con l’analisi bioenergetica, si può esplorare come questi vissuti si traducono nel corpo, nella tensione quotidiana, nella difficoltà a "trovare posto" nel flusso sociale contemporaneo. Allo stesso tempo, la Mindfulness potrebbe aiutarla a osservare questi pensieri senza giudicarli, accogliendo ciò che c’è, senza forzature. Il punto non è forzarsi ad accettare ciò che non piace, ma trovare modi sani e autentici per non sentirsi soli, magari cercando contesti dove i rapporti umani non passano per la tecnologia. Esistono realtà in cui è ancora possibile costruire legami attraverso la presenza, la parola diretta, lo sguardo.Sarebbe utile approfondire tutto questo con uno psicologo psicoterapeuta, così da esplorare in modo sicuro e rispettoso le sue emozioni, le sue resistenze e i suoi bisogni più profondi. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
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Gentilissimo, grazie per la sua intima condivisione. Dalle sue parole emerge un forte senso di nostalgia per un tempo in cui la comunicazione era più semplice ed essenziale, meno fagocitante. È comprensibile sentirsi esclusi, lontani quando i mezzi che preferiamo non coincidono con quelli adottati, questo inevitabilmente può generare una profonda sensazione di lontananza.
La sua riflessione tocca un punto molto profondo. Penso non si tratti soltanto di strumenti tecnologici, di sms o dei social, ma riguarda il modo in cui i cambiamenti sociali possono farci percepire fuori posto, diversi, talvolta ostracizzati.
Credo sia importante riconoscere nelle sue parole una solitudine che potrebbe non dipendere esclusivamente dalle tecnologie, ma anche dal desiderio umano di stare in relazione, di costruire legami profondi e appaganti, di sentirsi accolti e riconosciuti per ciò che si è.
Forse possiamo leggere tali cambiamenti non soltanto come imposizione calata dall'alto, ma anche come la possibilità e lo stimolo di riuscire a trovare, all'interno di tutto ciò, delle opportunità di connessione mantenendo il proprio equilibrio, le proprie abitudini. Cercando modalità personali e creative per entrare in contatto con persone che rispettino e comprendano la sua visione.
Alla fine non è tanto il mezzo, ma la qualità e la profondità delle relazioni che si costruiscono. Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
La sua riflessione tocca un punto molto profondo. Penso non si tratti soltanto di strumenti tecnologici, di sms o dei social, ma riguarda il modo in cui i cambiamenti sociali possono farci percepire fuori posto, diversi, talvolta ostracizzati.
Credo sia importante riconoscere nelle sue parole una solitudine che potrebbe non dipendere esclusivamente dalle tecnologie, ma anche dal desiderio umano di stare in relazione, di costruire legami profondi e appaganti, di sentirsi accolti e riconosciuti per ciò che si è.
Forse possiamo leggere tali cambiamenti non soltanto come imposizione calata dall'alto, ma anche come la possibilità e lo stimolo di riuscire a trovare, all'interno di tutto ciò, delle opportunità di connessione mantenendo il proprio equilibrio, le proprie abitudini. Cercando modalità personali e creative per entrare in contatto con persone che rispettino e comprendano la sua visione.
Alla fine non è tanto il mezzo, ma la qualità e la profondità delle relazioni che si costruiscono. Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Anche a Savonarola non sarebbero piaciuti i social (se non lo conosce si informi su chi era, e che fine ha fatto)
Salve, quello che dici tocca un tema molto profondo che riguarda il rapporto tra identità personale e pressioni sociali, e nella tua descrizione si percepisce una sofferenza reale: da un lato c'è il bisogno legittimo di rimanere fedele ai tuoi valori e alle tue preferenze, dall'altro c'è il dolore dell'isolamento sociale che ne deriva.
La tua nostalgia per un mondo più semplice, dove le comunicazioni erano più dirette e meno invadenti, è comprensibile, molte persone condividono la sensazione che la tecnologia abbia accelerato i ritmi di vita in modo spesso stressante e superficiale, e la tua scelta di usare gli SMS riflette un desiderio di comunicazione più autentica e meno caotica.
Tuttavia, quello che emerge dalle tue parole è anche una forma di rigidità che ti sta causando sofferenza. Quando dici "non mi piace chi ha Facebook o Instagram", stai creando una divisione netta tra te e il resto del mondo che finisce per isolarti ancora di più. Questa posizione, seppur comprensibile, ti priva della possibilità di conoscere persone che potrebbero apprezzarti per quello che sei, al di là degli strumenti che usano.
Il punto non è se i social siano buoni o cattivi, ma come tu possa trovare un equilibrio tra la fedeltà a te stesso e l'apertura verso gli altri. Molte persone usano la tecnologia in modo consapevole e equilibrato, e potrebbero essere interessate a conoscerti indipendentemente dal fatto che tu non usi WhatsApp.
La solitudine che descrivi non deriva dal non usare i social, ma forse da una visione del mondo che divide le persone in "giusti" e "sbagliati" (in base alle loro scelte tecnologiche). Questo ti impedisce di vedere le sfumature e le possibilità di connessione che possonoi esistere anche nel mondo di oggi.
Quello che ti propongo è un percorso terapeutico che possa aiutarti a esplorare questa tuoi pensieri e trovare modi più flessibili per entrare in relazione con gli altri, mantenendo comunque il tuo senso di identità. Prova a rifletterci.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
La tua nostalgia per un mondo più semplice, dove le comunicazioni erano più dirette e meno invadenti, è comprensibile, molte persone condividono la sensazione che la tecnologia abbia accelerato i ritmi di vita in modo spesso stressante e superficiale, e la tua scelta di usare gli SMS riflette un desiderio di comunicazione più autentica e meno caotica.
Tuttavia, quello che emerge dalle tue parole è anche una forma di rigidità che ti sta causando sofferenza. Quando dici "non mi piace chi ha Facebook o Instagram", stai creando una divisione netta tra te e il resto del mondo che finisce per isolarti ancora di più. Questa posizione, seppur comprensibile, ti priva della possibilità di conoscere persone che potrebbero apprezzarti per quello che sei, al di là degli strumenti che usano.
Il punto non è se i social siano buoni o cattivi, ma come tu possa trovare un equilibrio tra la fedeltà a te stesso e l'apertura verso gli altri. Molte persone usano la tecnologia in modo consapevole e equilibrato, e potrebbero essere interessate a conoscerti indipendentemente dal fatto che tu non usi WhatsApp.
La solitudine che descrivi non deriva dal non usare i social, ma forse da una visione del mondo che divide le persone in "giusti" e "sbagliati" (in base alle loro scelte tecnologiche). Questo ti impedisce di vedere le sfumature e le possibilità di connessione che possonoi esistere anche nel mondo di oggi.
Quello che ti propongo è un percorso terapeutico che possa aiutarti a esplorare questa tuoi pensieri e trovare modi più flessibili per entrare in relazione con gli altri, mantenendo comunque il tuo senso di identità. Prova a rifletterci.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
Mi scusi capisco il suo non accettare i cambiamenti ma purtroppo ogni scelta porta delle conseguenze è nel suo caso all'isolamento. Non deve adeguarsi per forza ma magari coltivi nuovi interessi che non la costringono a usare i social.. Palestra ballo carte insomma tutto ciò che le può consentire una vita sociale serena
Se rimane in casa a recriminare non troverà mai altre persone che condividono sue idee
Inoltre.. Non da molte notizie di sé . Ma presumo che potrebbe avere un età che il parere, giudizio degli altri potrebbe essere indifferente se trova la sua dimensione interiore. Qualora così non fosse le, suggerisco un aiuto psicologico che potrebbe portarla a vedere altri aspetti adattativi. In bocca al lupo
Dott.ssaLorenzini Maria santa psicoterapeuta
Se rimane in casa a recriminare non troverà mai altre persone che condividono sue idee
Inoltre.. Non da molte notizie di sé . Ma presumo che potrebbe avere un età che il parere, giudizio degli altri potrebbe essere indifferente se trova la sua dimensione interiore. Qualora così non fosse le, suggerisco un aiuto psicologico che potrebbe portarla a vedere altri aspetti adattativi. In bocca al lupo
Dott.ssaLorenzini Maria santa psicoterapeuta
Capisco bene ciò che stai vivendo.
Non ti senti a tuo agio nella società di oggi, dove tutti comunicano tramite social e app, mentre tu preferisci la semplicità degli SMS e dei rapporti più diretti. Questo ti fa sentire escluso, come se la tua scelta ti rendesse “fuori posto”.
In terapia potrai trovare uno spazio sicuro e senza giudizio, dove dare valore alle tue preferenze, comprendere meglio il senso di isolamento che provi e costruire relazioni più autentiche, basate sulla qualità e non sulla moda del momento.
Il percorso insieme ti aiuterà a trasformare questa sensazione di diversità in un punto di forza, senza che diventi motivo di solitudine.
A disposizione
Mariella Bellotto
Non ti senti a tuo agio nella società di oggi, dove tutti comunicano tramite social e app, mentre tu preferisci la semplicità degli SMS e dei rapporti più diretti. Questo ti fa sentire escluso, come se la tua scelta ti rendesse “fuori posto”.
In terapia potrai trovare uno spazio sicuro e senza giudizio, dove dare valore alle tue preferenze, comprendere meglio il senso di isolamento che provi e costruire relazioni più autentiche, basate sulla qualità e non sulla moda del momento.
Il percorso insieme ti aiuterà a trasformare questa sensazione di diversità in un punto di forza, senza che diventi motivo di solitudine.
A disposizione
Mariella Bellotto
Salve, la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza i suoi pensieri e il suo vissuto rispetto al tema dei social e dei cambiamenti della società. È evidente che per lei questo argomento non riguarda solo una preferenza tecnica tra sms e chat, ma tocca aspetti molto più profondi, come il senso di appartenenza, il timore di essere giudicato e la difficoltà di sentirsi accolto in un mondo che cambia molto velocemente. È comprensibile che possa provare nostalgia per un tempo in cui le modalità di comunicazione erano più semplici, lineari e forse anche più coerenti con il suo modo di vivere le relazioni. Il problema nasce quando la società evolve in una direzione che non si sente di condividere e lei percepisce che questa distanza rischia di isolarla dagli altri. In questi momenti è facile provare frustrazione, ma anche un senso di esclusione e di solitudine, come se non ci fosse più spazio per il suo modo autentico di essere. Dal punto di vista psicologico, ciò che descrive mostra come le scelte personali possano entrare in conflitto con le pressioni sociali. Non c’è nulla di sbagliato nel preferire un vecchio cellulare o un tipo di comunicazione più sobrio, ma ciò che può renderlo doloroso è la sensazione che gli altri non riconoscano valore a queste scelte, o che lei rischi di essere percepito come diverso o addirittura inaccettabile. Questo timore la porta a immaginare scenari futuri in cui, conoscendo nuove persone, non riuscirebbe a costruire legami perché il linguaggio comune di oggi passa dai social e dalle chat. Un aspetto su cui potrebbe lavorare riguarda proprio il significato che attribuisce a questa diversità. Essere differenti non è necessariamente un ostacolo, ma può diventare un’opportunità per costruire rapporti più autentici, basati su interessi condivisi e non solo sugli strumenti utilizzati per comunicare. Spesso quello che fa davvero la differenza nelle relazioni non è il mezzo usato per scrivere, ma la qualità dello scambio e l’interesse reciproco. Ci saranno sicuramente persone che, anche utilizzando whatsapp o altre app, potrebbero apprezzare il suo modo più tradizionale e rispettoso di vivere i rapporti. Un altro passaggio importante è imparare a distinguere tra ciò che è sotto il suo controllo e ciò che non lo è. Non può decidere come comunicherà la società, ma può scegliere come posizionarsi rispetto a questo, senza vivere la sua scelta come una condanna all’isolamento. Ad esempio, potrebbe iniziare a vedere l’uso limitato della tecnologia non come un rifiuto del presente, ma come una preferenza personale che non deve necessariamente allontanarla dagli altri. Spesso è il timore di venire esclusi che porta a chiudersi ancora di più, alimentando quel senso di solitudine. Infine, il fatto che lei abbia riconosciuto di sentirsi escluso è già un primo passo per riflettere su come creare spazi di connessione autentica. Potrebbe esserle utile chiedersi non tanto quale strumento usare, ma quali relazioni vorrebbe costruire e su quali valori vorrebbe basarle. In questo modo, il focus si sposta da ciò che manca rispetto al passato a ciò che può fare, nel presente, per sentirsi meno solo e più in sintonia con le persone che incontra. Riconoscere e accettare la sua difficoltà con i cambiamenti è importante, ma altrettanto importante è permettersi di trovare un equilibrio tra il rispetto delle sue preferenze e la possibilità di restare in contatto con la realtà di oggi senza sentirsi schiacciato da essa. resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno,
Ognuno di noi ha il diritto di scegliere quello che sente che è giusto per sé stesso. Il mio consiglio per lei è di cercare di conoscere qualcuno anche se lei per la sua vita ha deciso di non usare gli social. I mezzi per comunicare non sono solo quelli, anche se oggi hanno l'esclusiva.
Ognuno di noi ha il diritto di scegliere quello che sente che è giusto per sé stesso. Il mio consiglio per lei è di cercare di conoscere qualcuno anche se lei per la sua vita ha deciso di non usare gli social. I mezzi per comunicare non sono solo quelli, anche se oggi hanno l'esclusiva.
Buongiorno, credo che lei abbia fatto una scelta ben precisa, forse un po' controcorrente ma credo che ogni scelta vada accettata. Il giudizio degli altri può colpirci se noi non siamo sicuri delle nostre scelte, ma in questo caso credo che sia relativo. Potrebbe crearsi delle opportunità per fare nuove conoscenze frequentando luoghi di aggregazione.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Sara Rocco
Cordiali saluti,
Dott.ssa Sara Rocco
Capisco quanto possa essere difficile sentirsi fuori posto in un mondo che dà così tanta importanza ai social e alle app di messaggistica. Molte persone oggi si riconoscono in modalità di comunicazione veloci e digitali, ma questo non significa che chi preferisce altri mezzi sia “sbagliato” o debba sentirsi escluso. La scelta di usare gli SMS e di evitare certe tecnologie parla della tua autenticità e del tuo desiderio di semplicità – valori che sono assolutamente legittimi.
È comprensibile provare nostalgia per tempi in cui le relazioni sembravano più immediate e meno mediate dalla tecnologia. Non sempre è facile adattarsi ai cambiamenti, soprattutto quando si ha la sensazione che questi possano allontanarci dagli altri. Tuttavia, essere diversi nelle proprie abitudini di comunicazione non ti isola necessariamente, può anche essere un modo per restare fedele a te stesso.
Forse trovare persone che condividano una visione simile o essere aperti a piccoli compromessi potrebbe aiutare a sentirsi meno soli, senza dover rinunciare alla propria autenticità. Ogni epoca ha le sue sfide, ma il valore di ciascuno non si misura dalla capacità di adeguarsi a tutto: ci sono tanti modi per coltivare relazioni e, anche in una società che cambia, è possibile trovare un proprio spazio di benessere e appartenenza.
È comprensibile provare nostalgia per tempi in cui le relazioni sembravano più immediate e meno mediate dalla tecnologia. Non sempre è facile adattarsi ai cambiamenti, soprattutto quando si ha la sensazione che questi possano allontanarci dagli altri. Tuttavia, essere diversi nelle proprie abitudini di comunicazione non ti isola necessariamente, può anche essere un modo per restare fedele a te stesso.
Forse trovare persone che condividano una visione simile o essere aperti a piccoli compromessi potrebbe aiutare a sentirsi meno soli, senza dover rinunciare alla propria autenticità. Ogni epoca ha le sue sfide, ma il valore di ciascuno non si misura dalla capacità di adeguarsi a tutto: ci sono tanti modi per coltivare relazioni e, anche in una società che cambia, è possibile trovare un proprio spazio di benessere e appartenenza.
salve, capisco la sua situazione, e che sia difficile al giorno d'oggi, i cambiamenti possono sempre far paura ma è proprio quella paura che ci spinge a cambiare, ma non per questo lei deve diventare un social manager , ma oggi la comunicazione è cambiata e questo bisogna accettarlo che non è più solo un questione verbale grazie
È comprensibile provare nostalgia per un tempo in cui comunicare era diverso, ma se rifiutare i nuovi mezzi diventa una barriera rischi di confermare proprio la solitudine che temi.
Il punto non è uniformarsi né opporsi a tutto, ma trovare un equilibrio: mantenere la tua autenticità, ed essere flessibile solo quando serve, senza viverlo come un tradimento di te stesso. Intanto, per costruire relazioni, puoi puntare su contesti dal vivo es corsi, gruppi, attività dove la comunicazione nasce dalla presenza reale, non dai social.
Intraprendere un percorso psicologico poi potrebbe aiutarti a lavorare su due aspetti: rafforzare la sicurezza nel tuo modo di essere e imparare a gestire la sensazione di esclusione, così da sentirti libero di scegliere senza che questo diventi isolamento. se ti fa piacere rispondimi pure.
Il punto non è uniformarsi né opporsi a tutto, ma trovare un equilibrio: mantenere la tua autenticità, ed essere flessibile solo quando serve, senza viverlo come un tradimento di te stesso. Intanto, per costruire relazioni, puoi puntare su contesti dal vivo es corsi, gruppi, attività dove la comunicazione nasce dalla presenza reale, non dai social.
Intraprendere un percorso psicologico poi potrebbe aiutarti a lavorare su due aspetti: rafforzare la sicurezza nel tuo modo di essere e imparare a gestire la sensazione di esclusione, così da sentirti libero di scegliere senza che questo diventi isolamento. se ti fa piacere rispondimi pure.
La situazione che descrive evidenzia una tensione tra il mondo in cui vive e i mezzi attraverso cui le persone oggi si relazionano e comunicano. È comprensibile che la mancanza di apprezzamento per le tecnologie moderne, come i social media e le app di messaggistica, possa portarla a sentirsi in parte escluso o disallineato rispetto al modo in cui la società è evoluta. Tale disallineamento sembra essere radicato non solo in una preferenza personale per la semplicità, ma anche in una ricerca di autenticità che percepisce come smarrita nel frastuono digitale. Il fatto che lei si senta a suo agio in una modalità di comunicazione più diretta, come gli SMS, suggerisce che possa desiderare un contatto più profondo e genuino, non mediato dalle complessità e dalle superficialità percepite nei social media. Nell'orientamento psicoanalitico lacaniano, si esplora come il desiderio individuale si inscrive e si struttura attraverso i discorsi sociali e le loro trasformazioni. In questo contesto, la tensione che vive tra il mondo esterno e i suoi valori personali può essere vista come una manifestazione del suo desiderio di rimanere fedele a se stesso, mentre cerca di navigare in un ambiente in rapida evoluzione. Accogliere questo conflitto e scoprirne la struttura sottostante può offrire una nuova prospettiva sulla sua posizione all'interno della società.
Se desidera esplorare più a fondo questi temi e capire come allineare più autenticamente il suo desiderio con la realtà che lo circonda, sono qui per offrirle uno spazio di ascolto comprensivo e senza giudizio.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Se desidera esplorare più a fondo questi temi e capire come allineare più autenticamente il suo desiderio con la realtà che lo circonda, sono qui per offrirle uno spazio di ascolto comprensivo e senza giudizio.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Salve, innanzitutto grazie per la condivisione del suo vissuto su questa piattaforma. Quello di cui parla è molto complesso e fa "star male" in relazione, magari, ai cambiamenti nelle forme di comunicazione degli ultimi anni. Non è insolito che a volte ci siano difficoltà nell'adattarsi a strumenti di cui non condividiamo l'uso e questo può farci sentire "fuori posto"; il rischio in questi casi è l'isolamento e la difficoltà a poter trovare delle alternative coerenti con il suo modo di essere, che le possano permettere di nutrire le sue relazioni. Se per lei questo diventa un motivo di sofferenza potrebbe approfondire l'argomento attraverso un percorso, in modo da poter trovare una soluzione creativa per poter coltivare relazioni nel suo modo unico di farlo. La ringrazio per la fiducia.
Capisco bene quello che descrivi: oggi la tecnologia, i social e le app di messaggistica sono diventati strumenti centrali nella vita quotidiana della maggior parte delle persone. Se non si condividono questi mezzi, può nascere un senso di esclusione o di “diversità” rispetto agli altri, soprattutto quando sembra che il modo “normale” di comunicare sia cambiato troppo velocemente.
È importante sottolineare che non c’è nulla di sbagliato nel preferire modalità di comunicazione più semplici, come gli SMS o le telefonate. Ognuno ha il diritto di scegliere ciò che lo fa sentire più a proprio agio. Allo stesso tempo, il disagio che senti rispetto ai cambiamenti della società e la nostalgia per un passato in cui ti sentivi più “in sintonia” con gli altri, possono diventare fonte di solitudine e isolamento.
Queste sensazioni meritano attenzione: dietro al rifiuto delle nuove tecnologie potrebbe esserci il bisogno di stabilire relazioni autentiche, di sentirsi accettati e compresi senza dover per forza uniformarsi a ciò che fanno gli altri.
Per questo motivo, sarebbe utile e consigliato approfondire questi vissuti con uno specialista, che possa aiutarti a dare significato a queste emozioni e a trovare strategie per sentirti meno escluso e più sereno nella società di oggi.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
È importante sottolineare che non c’è nulla di sbagliato nel preferire modalità di comunicazione più semplici, come gli SMS o le telefonate. Ognuno ha il diritto di scegliere ciò che lo fa sentire più a proprio agio. Allo stesso tempo, il disagio che senti rispetto ai cambiamenti della società e la nostalgia per un passato in cui ti sentivi più “in sintonia” con gli altri, possono diventare fonte di solitudine e isolamento.
Queste sensazioni meritano attenzione: dietro al rifiuto delle nuove tecnologie potrebbe esserci il bisogno di stabilire relazioni autentiche, di sentirsi accettati e compresi senza dover per forza uniformarsi a ciò che fanno gli altri.
Per questo motivo, sarebbe utile e consigliato approfondire questi vissuti con uno specialista, che possa aiutarti a dare significato a queste emozioni e a trovare strategie per sentirti meno escluso e più sereno nella società di oggi.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile Utente,
dal suo racconto emerge chiaramente il disagio che prova di fronte a una società che sembra correre troppo in fretta e imporre strumenti e abitudini nei quali non si riconosce. La sua preferenza per modalità di comunicazione più “a misura d’uomo” è del tutto legittima, e non è necessario appartenere al mondo dei social per avere relazioni significative.
Capisco la sensazione di esclusione che descrive, il timore che non adottando certi mezzi lei rischi di restare solo. Non è però il solo a vivere in questo modo: esistono altre persone che condividono scelte simili, e non possiamo prevedere a priori come gli altri reagiranno di fronte a questa sua scelta.
Dalle sue parole traspare che ciò che la preoccupa non riguarda soltanto la tecnologia, ma tocca un punto più profondo: il bisogno di trovare un posto per sé nelle relazioni e nel mondo, senza rinunciare a ciò che la fa sentire autentico. Non è un cammino semplice, ma il fatto stesso di riuscire a riconoscere e nominare questo vissuto rappresenta già un primo passo importante.
Un caro saluto
dal suo racconto emerge chiaramente il disagio che prova di fronte a una società che sembra correre troppo in fretta e imporre strumenti e abitudini nei quali non si riconosce. La sua preferenza per modalità di comunicazione più “a misura d’uomo” è del tutto legittima, e non è necessario appartenere al mondo dei social per avere relazioni significative.
Capisco la sensazione di esclusione che descrive, il timore che non adottando certi mezzi lei rischi di restare solo. Non è però il solo a vivere in questo modo: esistono altre persone che condividono scelte simili, e non possiamo prevedere a priori come gli altri reagiranno di fronte a questa sua scelta.
Dalle sue parole traspare che ciò che la preoccupa non riguarda soltanto la tecnologia, ma tocca un punto più profondo: il bisogno di trovare un posto per sé nelle relazioni e nel mondo, senza rinunciare a ciò che la fa sentire autentico. Non è un cammino semplice, ma il fatto stesso di riuscire a riconoscere e nominare questo vissuto rappresenta già un primo passo importante.
Un caro saluto
Capisco bene il suo vissuto. Non è solo una questione di smartphone o social, ma del sentirsi escluso perché il modo di comunicare tra le persone è cambiato. Un tempo gli sms erano il linguaggio comune, oggi lo sono le chat e i social: per chi non li usa può nascere la sensazione di essere “fuori dal mondo”.
Quello che emerge, però, è che il suo desiderio non è di stare “sempre connesso”, ma di avere legami che abbiano senso, che non siano chiacchiere continue e superficiali. Questo non significa essere sbagliato: significa semplicemente che lei cerca un altro tipo di rapporto con gli altri, più autentico e vicino a ciò che sente.
Quello che emerge, però, è che il suo desiderio non è di stare “sempre connesso”, ma di avere legami che abbiano senso, che non siano chiacchiere continue e superficiali. Questo non significa essere sbagliato: significa semplicemente che lei cerca un altro tipo di rapporto con gli altri, più autentico e vicino a ciò che sente.
Buonasera, comprendo che possa essere difficile accettare in toto uno stile di comunicazione che, per qualche motivo, non le piace. Però per rapportarsi agli altri si possono scegliere canali che possono essere una via di mezzo, un modo per mediare e non rinunciare al contatto con altre persone. Per esempio si può telefonare,non credo che non si possano trovare soluzioni alternative.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Mi sembra che ciò che lei racconta non riguardi solo gli strumenti di comunicazione ma tocchi un vissuto più profondo legato al sentirsi fuori dal tempo presente e a una nostalgia di quando i rapporti sembravano più semplici. Forse gli sms per lei rappresentano qualcosa di più intimo e autentico rispetto alle chat odierne che percepisce come caotiche e vuote. Potrebbe chiedersi se dietro al suo rifiuto della modernità non vi sia anche il timore di perdersi in modalità di relazione che non sente vicine al suo modo di essere. Forse allora la domanda non è tanto se adeguarsi o meno, ma come restare fedele a se stesso senza rinunciare al desiderio di incontrare l’altro.
Salve, il suo messaggio trasmette un senso profondo di disagio rispetto ai cambiamenti sociali e tecnologici degli ultimi anni, che può essere del tutto comprensibile. È normale sentirsi disorientati o anche esclusi quando non ci si riconosce nei modi di comunicare prevalenti oggi. Questo non significa essere “sbagliati” o “asociali”, ma semplicemente avere un bisogno diverso di connessione, più autentica, più essenziale.
Il rischio di sentirsi soli è reale, ma non è legato solo all’uso o meno dei social: riguarda il bisogno umano di essere compresi e accettati per come si è. Forse potrebbe essere utile esplorare forme di relazione che si basino su valori più vicini ai suoi, anche al di fuori dei canali digitali. Il cambiamento sociale è inevitabile, ma possiamo sempre cercare modi personali e sostenibili per starci dentro, senza snaturarci.
Se desidera, possiamo approfondire.
Dott.ssa Farese Lucrezia
Il rischio di sentirsi soli è reale, ma non è legato solo all’uso o meno dei social: riguarda il bisogno umano di essere compresi e accettati per come si è. Forse potrebbe essere utile esplorare forme di relazione che si basino su valori più vicini ai suoi, anche al di fuori dei canali digitali. Il cambiamento sociale è inevitabile, ma possiamo sempre cercare modi personali e sostenibili per starci dentro, senza snaturarci.
Se desidera, possiamo approfondire.
Dott.ssa Farese Lucrezia
Buonasera. Gentile utente lei ha tutto il diritto di non usare i social ma non può certo pretendere che gli altri non li usino. Bisogna essere un po' elastici. Ad esempio potrebbe dire agli altri che lei preferisce una telefonata tradizionale per parlare invece dei messaggi su whatsapp o sms. Gli sms ormai non li manda nessuno mentre le chiamate esistono ancora. Non può certo pretendere che gli altri per contattare lei utilizzino gli sms. Un compromesso penso si possa trovare. Mi domando se intende fare un percorso di crescita personale. Purtroppo ciò che ha detto è vero. La società fa rimanere soli se non si è al passo col cambiamento. Ma ripeto che lei non deve certo snaturarsi, basta parlare in maniera assertiva con gli altri e le cose si sistemano. Purché non ci siano pretese. Spero di esserle stata di aiuto. La saluto cordialmente.
Salve,
è proprio come dice lei, alle volte la società può farci sentire soli .... non rimanendo al passo coi cambiamenti. Ad ogni modo, varrebbe la pena poter approfondire questa sua sofferenza all'interno di uno spazio di ascolto piu ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Si apra alla possibilità di consultare un professionista, con il tempo potrebbe guardare alla sua condizione con occhi differenti.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
è proprio come dice lei, alle volte la società può farci sentire soli .... non rimanendo al passo coi cambiamenti. Ad ogni modo, varrebbe la pena poter approfondire questa sua sofferenza all'interno di uno spazio di ascolto piu ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Si apra alla possibilità di consultare un professionista, con il tempo potrebbe guardare alla sua condizione con occhi differenti.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Capisco e rispetto il tuo fastidio: non piacere ai social è una posizione perfettamente legittima e il sentirsi escluso fa male. Prova a dire con chiarezza alle persone come preferisci comunicare (sms o chiamate) e a proporre incontri o attività offline dove i telefoni restano secondari; cerca luoghi o gruppi (hobby, volontariato, corsi) dove è più probabile trovare persone con valori simili ai tuoi. Difendere i tuoi confini digitali è sano, ma se l’isolamento ti pesa molto considera di parlarne con un professionista per trovare strategie concrete e sostenibili.
Gentile utente,
il suo messaggio trasmette un senso molto chiaro di disallineamento rispetto al mondo contemporaneo, come se il modo in cui oggi le persone comunicano e vivono la socialità fosse diventato estraneo ai suoi valori e al suo modo naturale di stare in relazione. Questa sensazione di “non appartenere” a ciò che la maggioranza considera normale può effettivamente generare solitudine e frustrazione, anche se nasce da una scelta coerente con sé stessi.
Va detto che il suo punto di vista ha una profonda legittimità: preferire forme di comunicazione più semplici e dirette, desiderare rapporti autentici anziché un flusso continuo di messaggi e contenuti, significa voler mantenere una qualità di relazione che spesso si perde nella velocità dei social. Tuttavia, quando il contesto sociale cambia rapidamente, chi sceglie di non adeguarsi può ritrovarsi — suo malgrado — ai margini di certe abitudini condivise.
Può essere utile distinguere due livelli:
il diritto di scegliere: ha tutto il diritto di vivere senza social o app, se queste la disturbano o non rispecchiano i suoi valori;
la necessità di restare in contatto: anche senza usare gli strumenti più diffusi, può trovare modi per mantenere relazioni significative, ad esempio coltivando legami di persona, con telefonate, lettere o incontri in contesti che valorizzino il dialogo reale (circoli culturali, associazioni, volontariato, corsi, ecc.).
Il rischio, altrimenti, è che la sua scelta — pur sana nelle intenzioni — si trasformi in isolamento non voluto, non tanto perché sbagli qualcosa, ma perché il mondo intorno ha cambiato linguaggio. Essere “fuori” dai social non significa essere “fuori” dal mondo, ma richiede forse un piccolo sforzo in più per creare spazi in cui possa incontrare persone affini, che condividano il suo stesso bisogno di semplicità.
Il suo desiderio di autenticità è prezioso: ciò che può fare ora è trasformarlo in una ricerca attiva di contatti reali, anziché viverlo come una rinuncia forzata. Esistono comunità, gruppi e ambienti in cui la comunicazione “umana” è ancora il centro, solo serve un po’ di pazienza per trovarli.
Dott.ssa Sara Petroni
il suo messaggio trasmette un senso molto chiaro di disallineamento rispetto al mondo contemporaneo, come se il modo in cui oggi le persone comunicano e vivono la socialità fosse diventato estraneo ai suoi valori e al suo modo naturale di stare in relazione. Questa sensazione di “non appartenere” a ciò che la maggioranza considera normale può effettivamente generare solitudine e frustrazione, anche se nasce da una scelta coerente con sé stessi.
Va detto che il suo punto di vista ha una profonda legittimità: preferire forme di comunicazione più semplici e dirette, desiderare rapporti autentici anziché un flusso continuo di messaggi e contenuti, significa voler mantenere una qualità di relazione che spesso si perde nella velocità dei social. Tuttavia, quando il contesto sociale cambia rapidamente, chi sceglie di non adeguarsi può ritrovarsi — suo malgrado — ai margini di certe abitudini condivise.
Può essere utile distinguere due livelli:
il diritto di scegliere: ha tutto il diritto di vivere senza social o app, se queste la disturbano o non rispecchiano i suoi valori;
la necessità di restare in contatto: anche senza usare gli strumenti più diffusi, può trovare modi per mantenere relazioni significative, ad esempio coltivando legami di persona, con telefonate, lettere o incontri in contesti che valorizzino il dialogo reale (circoli culturali, associazioni, volontariato, corsi, ecc.).
Il rischio, altrimenti, è che la sua scelta — pur sana nelle intenzioni — si trasformi in isolamento non voluto, non tanto perché sbagli qualcosa, ma perché il mondo intorno ha cambiato linguaggio. Essere “fuori” dai social non significa essere “fuori” dal mondo, ma richiede forse un piccolo sforzo in più per creare spazi in cui possa incontrare persone affini, che condividano il suo stesso bisogno di semplicità.
Il suo desiderio di autenticità è prezioso: ciò che può fare ora è trasformarlo in una ricerca attiva di contatti reali, anziché viverlo come una rinuncia forzata. Esistono comunità, gruppi e ambienti in cui la comunicazione “umana” è ancora il centro, solo serve un po’ di pazienza per trovarli.
Dott.ssa Sara Petroni
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