Domande del paziente (30)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Salve! Quello che descrivi è un tipo di dubbio piuttosto frequente nelle relazioni stabili, soprattutto in una fase della vita in cui si cambia molto sul piano personale, dei desideri e delle prospettive... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e disorientante, soprattutto dopo una storia così lunga. Cambiamenti così intensi possono lasciare spaesati e far sentire messi da parte.
    A volte... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Salve, da quello che racconti, sembra che tu abbia vissuto mesi molto intensi emotivamente, in cui ti sei trovata a gestire contemporaneamente preoccupazione, senso di impotenza, stanchezza e tensioni... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Buongiorno, quello che descrivi sembra toccare soprattutto il tema dei confini e del significato che ciascuno attribuisce all’intimità all’interno di una relazione.
    Da una parte, la tua ragazza vive probabilmente... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Quello che stai vivendo può essere molto doloroso, soprattutto quando senti una distanza tra ciò che provi e ciò che vorresti provare.
    A volte reazioni come la gelosia o il fastidio di fronte alla felicità... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Quella che descrivi è una gelosia molto intensa che ti sta facendo stare male e vivere la relazione con ansia e nervosismo continui.
    Più che da ciò che fa il tuo compagno, sembra nascere da una forte paura... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Quello che descrivi sembra il vissuto di due persone che provano un legame reale, ma che in questo momento si trovano in "tempi emotivi diversi".
    Tu sei stata chiara rispetto ai tuoi bisogni: desideri... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Quello che descrivi è qualcosa che può far soffrire molto, soprattutto quando senti che le tue reazioni non dipendono davvero da ciò che lui fa, ma da qualcosa di più profondo.
    La gelosia intensa e la... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Quello che descrivi sembra inserirsi in un periodo di forte carico emotivo e di adattamento, in cui più fattori (come cambiamenti, relazione a distanza) possono contribuire a mantenere uno stato di ansia... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Quello che racconti mette in luce un equilibrio delicato: da un lato la tua gelosia, dall’altro il bisogno della tua ragazza di non sentirsi controllata o sotto pressione.
    Il fatto che lei abbia nascosto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Ciao, grazie per aver condiviso con tanta sincerità ciò che stai vivendo. Leggendo il tuo messaggio si percepisce chiaramente quanto tu tenga alla relazione e quanto dolore ti abbiano causato certe esperienze.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Ciao, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Ciò che descrivi timore, desiderio di scappare, sensazione di essere manipolato, è reale e umano; non significa in alcun modo che tu sia “anormale”.... Altro


    Domande su consulenza psicologica

    Salve,
    scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.

    Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
    Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
    Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
    Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
    Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
    Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Buongiorno, la situazione che descrivi è comprensibilmente complessa e carica di ambivalenza.
    Da un lato c’è il desiderio di credere a questo ritorno e alla possibilità che le cose possano andare meglio; dall’altro, la storia che avete vissuto (fatta di tradimenti, rotture e cambiamenti improvvisi) rende difficile fidarsi e sentirsi davvero al sicuro.
    I dubbi che senti non sembrano tanto un autosabotaggio, quanto una reazione coerente con ciò che hai vissuto. La fiducia, quando viene ferita più volte, difficilmente si ricostruisce in poco tempo, e un cambiamento così rapido può generare confusione più che rassicurazione.
    Più che cercare subito una risposta definitiva, può essere utile osservare nel tempo se alle parole seguono comportamenti coerenti e stabili. Allo stesso tempo, prova ad ascoltare ciò che senti: il disagio può essere un segnale importante, non necessariamente qualcosa da mettere a tacere.
    Se questa situazione continua a farti sentire in bilico o in difficoltà, potrebbe esserti utile confrontarti in uno spazio di sostegno psicologico, per chiarire meglio i tuoi vissuti e capire quale direzione è più rispettosa per te.


    Sono una ragazza di 28 anni, studentessa fuori corso all'università e sto cercando lavoro (che non riesco a trovare). Mi sento emotivamente/mentalmente distrutta, ho problemi in famiglia, soprattutto con mio padre non vado per niente d'accordo, mi giudica su ogni cosa che faccio e che dico, specialmente sulla questione del cibo e sull'università, tanto che mi sono state dette frasi molto pesanti come ad esempio il fatto che sono un fallimento e che con me ha fallito e questo mi ha destabilizzato tanto, mi sento la pecora nera della famiglia poiché vengono fatti paragoni tra me e mio fratello e non mi sono mai sentita all'altezza proprio per questa differenza che viene fatta; mio fratello prova a difendermi ma con scarsi risultati, tanto che mio padre per ripicca usa il silenzio punitivo e ancora oggi è una settimana che non ci parliamo.
    Inoltre ho subìto dei lutti ravvicinati che mi hanno portato a chiudermi molto in me stessa, soffro d'ansia e panico costante, e non riesco a gestire il tutto.
    Provo costantemente una sensazione di vuoto e malessere dentro, non so cosa fare, mi sento inutile, non so come andare avanti, mi sento proprio impotente...

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Quello che racconti restituisce un livello di fatica molto alto, legato sia a ciò che stai vivendo oggi sia a quello che hai attraversato negli ultimi tempi.
    Le parole di tuo padre, i paragoni e il silenzio punitivo sono aspetti che possono incidere profondamente sul modo in cui ti percepisci, soprattutto se presenti da tempo. È comprensibile che in un contesto così tu possa sentirti “non abbastanza” o fuori posto, ma questo non definisce il tuo valore, quanto piuttosto una dinamica familiare che ti sta facendo soffrire. A questo si aggiungono i lutti ravvicinati, l’ansia e la difficoltà nel trovare una direzione sul piano universitario e lavorativo: quando più elementi si sovrappongono, è facile arrivare a sentirsi svuotati, bloccati e senza risorse. Il senso di vuoto e di impotenza che descrivi è spesso una conseguenza di questo "accumulo", più che un segnale di “inutilità”.

    In una fase così, può essere importante non affrontare tutto da sola. Un percorso psicologico può offrirti uno spazio per elaborare ciò che stai vivendo, comprendere meglio le dinamiche che ti fanno stare così e ritrovare, passo dopo passo, un senso di stabilità.
    Se senti che potrebbe esserti utile, puoi valutare di prenotare un colloquio: un primo incontro può aiutarti a mettere un po’ di ordine e a individuare da dove iniziare.


    Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da circa qualche mese, abbiamo 22 anni di differenza, stavamo insieme da 3 anni circa, diciamo che da circa inizio anno ho iniziato a risentire un mio amico con cui mi frequentavo a distanza diciamo circa prima del mio ex, con lui mi sono sempre sfogata, sentita capita e forse questo, che non trovavo nel mio ex, mi ha fatto avvicinare a lui, e tutt'ora ho un non so quale sentimento nei suoi confronti, con lui oltretutto ci dobbiamo rivedere in questi giorni, dopo esserci visto un mese fa già, in amicizia anche se c'è stato qualche bacio. Inoltre però col mio ex ci continuavamo a vedere perché io non riuscivo a distaccarmi, a lasciarlo andare, nonostante continuassi a non vedere cambiamenti da parte sua, nonostante continuassimo a discutere, a vedere cose che non mi stavano bene..con questo amico ora mi devo rivedere ma ho paura, perché in questo periodo ho di nuovo riprovato qualcosa per lui, ma è come se andassi a periodi, non so come sentirmi, come riconoscere ciò che provo..mi piace ma allo stesso tempo voglio essere libera o comunque ho paura che poi ci sono atteggiamenti o comportamenti anche banali che non mi piacciono..quindi ritorno sui miei passi e non mi piace più, ma è ovvio che se lo vedo magari vorrei baciarlo, parlare, stare insieme ecc..mi spaventa questo perché non so come riconoscere il tutto, cosa fare, lasciare che le cose vadano da se e vedere come va oppure cosa? non riesco a dare un nome a tutto ciò, a come mi sento...a cosa provo, ho paura di non so neanche cosa, di vederlo e non sapere cosa fare per paura..non lo so

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Quello che descrivi non è così confuso come ti sembra: è una fase di passaggio, in cui stai uscendo da una relazione importante senza averla ancora del tutto “lasciata andare”, mentre allo stesso tempo si riattiva un legame che ti offre qualcosa che prima ti mancava.
    È comprensibile che i tuoi sentimenti siano altalenanti. Da una parte c’è il bisogno di vicinanza, di sentirti capita, di lasciarti andare; dall’altra emerge il bisogno di libertà, il timore di ritrovarti in dinamiche che non ti convincono o di fare una scelta “sbagliata”.
    Il fatto che tu faccia fatica a “dare un nome” a ciò che provi non indica che ci sia qualcosa che non va, ma che sei in una fase in cui le emozioni sono ancora in evoluzione. Cercare subito una definizione chiara può aumentare la pressione e la confusione.
    Più che decidere subito cosa fare con questa persona, può essere utile osservare come ti senti quando sei con lui e anche dopo, senza forzarti in una direzione. Allo stesso tempo, il legame ancora attivo con il tuo ex può rendere più difficile capire cosa provi davvero, perché tiene aperto un coinvolgimento emotivo che non si è ancora concluso. La paura che descrivi sembra legata proprio a questo: al timore di scegliere senza sentirti davvero sicura, o di ritrovarti in qualcosa che poi non ti rappresenta.

    Se senti che questa confusione ti blocca o ti mette in difficoltà, potrebbe essere utile prenderti uno spazio di confronto con un professionista. Un colloquio psicologico può aiutarti a chiarire meglio i tuoi bisogni emotivi e relazionali, così da fare scelte più consapevoli e in linea con te stessa, senza dover forzare risposte immediate.


    Salve dottori a volte porgo domande su curiosità e dubbi in forum del genere cerco appunto dei forum di professionisti mi chiedevo quando basti scrivere su forum del genere oppure quando c’è bisogno di un incontro reale ? Spesso dove aver ricevuto risposte alle mie domande comunque mi risolvono il dubbio , ma quando è attendibile ? Grazie per una vostra risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Buonasera, i forum gestiti da professionisti possono essere utili per avere un primo orientamento, chiarire alcuni dubbi o ricevere uno spunto di riflessione su ciò che si sta vivendo. Tuttavia, una risposta online resta necessariamente generale, perché si basa su poche informazioni e non permette di approfondire davvero la situazione personale, emotiva e relazionale di chi scrive. Di solito, un incontro diretto diventa più utile quando il disagio è persistente, crea sofferenza significativa o inizia a influenzare la quotidianità, le relazioni o il benessere psicologico.
    Le risposte ricevute online possono quindi essere attendibili come indicazioni generali, ma non sostituiscono un percorso o una valutazione personalizzata, che permette di comprendere più a fondo ciò che la persona sta vivendo.


    Salve, sono un ragazzo di 24 anni e frequento l'ultimo anno di giurisprudenza (V). Fin dal primo anno ho rimandato l'esame più importante (ossia, diritto privato) dicendo sempre a me stesso che alla prima sessione disponibile lo avrei dato. Il problema è che ad oggi non l'ho ancora dato (magari perché la mole di lavoro è troppo pesante e mi passava la voglia di studiare, ansia di presentarmi all'esame e andare male o, peggio, essere bocciato) e non solo sono molto in ritardo con gli altri esami perché diritto privato è un esame propedeutico, ma sicuramente andrò anche 1 o 2 anni fuoricorso e questo mi crea un forte disagio ed ansia che non riesco più a gestire, perché i miei genitori non sanno nulla di questa situazione. Vedendo i miei colleghi che si laureranno in corso, mi sento sempre diverso e spento ma, purtroppo, mi sono accorto troppo tardi che questa facoltà non faceva per me e avrei tanto voluto farne un'altra. Tuttavia, ormai sono all'ultimo anno e cambiare non avrebbe senso perché avrei sprecato solo tempo e fatto buttare soldi ai miei genitori che non so come la prenderebbero. Chiedo urgentemente un consiglio perché non so con chi parlarne e ho stra paura per il mio futuro in quanto non vorrei rimanere indietro rispetto ai miei amici e deludere i miei genitori che, ripeto, non so come la prenderebbero. Grazie in anticipo a chi potrà aiutarmi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Salve, quello che descrivi è una situazione molto frequente nelle carriere universitarie, soprattutto quando un esame particolarmente temuto o vissuto come “decisivo” finisce col diventare un blocco emotivo oltre che accademico.
    Da quello che racconti, sembra che attorno all'esame si siano accumulati negli anni ansia, paura del fallimento, senso di pressione e forse anche dubbi più profondi rispetto alla scelta della facoltà. Quando questo accade, spesso si entra in un circolo in cui più si rimanda l’esame, più aumenta il peso psicologico legato a quel rimando.
    È comprensibile anche il confronto con i colleghi e la paura di deludere i tuoi genitori, ma il rischio è che tu stia leggendo il tuo valore personale solo attraverso i tempi universitari o il fatto di essere “in corso”. In realtà, i percorsi accademici non sono tutti lineari e il fatto di essere in difficoltà non significa aver fallito.
    Il punto importante è che oggi questa situazione ti sta creando un livello di ansia e isolamento che non riesci più a gestire da solo. Continuare a tenere tutto nascosto probabilmente aumenta ancora di più il senso di peso e di blocco. Più che pensare subito a decisioni drastiche o al futuro in termini assoluti, potrebbe essere utile iniziare a spezzare questo immobilismo un passo alla volta, anche facendoti aiutare nel gestire l’ansia legata allo studio e alle aspettative.

    Un supporto psicologico potrebbe esserti molto utile sia per affrontare il blocco universitario sia per comprendere meglio i tuoi dubbi rispetto al percorso scelto, senza vivere tutto come un fallimento personale. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.


    Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di questo ragazzo con cui mi frequento da 7 mesi ma non c'è mai stata un'etichetta ufficiale.
    Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
    Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
    Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
    Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Salve, da quello che racconti, sembra che tra voi si sia costruito nel tempo un legame emotivamente significativo, ma che lui faccia molta fatica a tollerare ciò che questo legame comporta sul piano della definizione, dell’impegno e dell’identità di coppia.
    Il fatto che il rapporto funzioni nella quotidianità, che ci siano vicinanza, affetto e progettualità implicita, ma che si blocchi nel momento in cui compare l’etichetta di “fidanzati”, fa pensare più a una difficoltà legata all’intimità e al coinvolgimento emotivo che a una reale incompatibilità concreta.
    Anche la storia personale che descrivi, potrebbe influenzare il modo in cui vive la possibilità di legarsi davvero a qualcuno. In alcune persone, il momento in cui la relazione diventa “reale” e riconosciuta può attivare paura, bisogno di controllo o timore di soffrire.
    Questo però non significa necessariamente che lui non provi qualcosa per te. Allo stesso tempo, è importante non restare solo nel tentativo di interpretare i suoi comportamenti o trovare spiegazioni psicologiche che rischiano di lasciarti in una posizione molto incerta.

    Da quello che scrivi, sembra che ora stia emergendo in te un bisogno legittimo di chiarezza e stabilità. Più che convincerti che “in fondo vi comportate già da fidanzati”, può essere utile capire se lui è realmente disposto a riconoscere e sostenere questo legame anche sul piano emotivo e relazionale. Forse l’aspetto centrale non è tanto capire “cosa gli passa per la testa”, ma comprendere se questa situazione, così ambivalente, sia sostenibile per te nel tempo.

    Se senti che questa dinamica ti crea molta confusione o insicurezza, un confronto psicologico potrebbe aiutarti a chiarire meglio i tuoi bisogni affettivi e a capire come muoverti in questa relazione in modo più tutelante per te stessa.


    Salve dottori ho una bellissima famiglia con mia moglie e una piccolina di 2 anni , ho sempre pensato o meglio o sempre cercato di essere un buon padre ad oggi mi sento sereno della mia vita e della mia famiglia , da un po di tempo mi sono imbattuto con dei video di un counseling filosofico dove sostiene che inconsapevolmente tutti facciamo del male ai nostri figli se non si fa un percorso di risveglio di distruzione del ego altrimenti non ameremo mai veramente i nostri figli sinceramente queste parole mi hanno destabilizzato un po , perché sembra una persona così profonda e forse lo è , anche parlando con un mio amico psicologo le sue parole non mi hanno aiutato molto perché penso che un counseling di filosofa mistica buddista la sua parole sia superiore a quella di tutti essendo che parla di aspetti così profondi come faceva il sommo maestro il Buddha il problema che io non mi sento di fare questo tipo di percorso e adesso mi sento sbagliato forse dovrei forzarmi per raggiungere la vera libertà che pensavo di avere invece a quanto pare è falsa ed inconsapevole grazie per un vostro supporto

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Luisa Corlianò

    Buongiorno, quello che descrive sembra più legato all’impatto che alcune idee hanno avuto su di lei che a un reale problema nel rapporto con sua figlia.
    Quando si incontrano contenuti molto profondi, assoluti o presentati come “verità definitive” sulla crescita personale o sulla genitorialità, può succedere di sentirsi improvvisamente inadeguati o “sbagliati”, soprattutto se si è persone attente e sensibili al proprio ruolo di genitore. È importante però distinguere tra riflessione personale e messaggi che rischiano di creare un ideale irraggiungibile. L’idea che si possa amare davvero un figlio solo dopo un completo “annullamento dell’ego” o un percorso spirituale specifico non appartiene alla psicologia scientifica e può facilmente generare senso di colpa o confusione.
    Essere un buon padre non significa essere perfetti o totalmente “illuminati”, ma essere presenti, sufficientemente consapevoli, capaci di cura, ascolto e riparazione quando si sbaglia. E da quello che scrive, sembra che lei sia molto coinvolto e attento al benessere della sua famiglia.
    Il fatto che non senta suo questo tipo di percorso non significa che sia meno libero o meno capace di amare. Ognuno può cercare senso, crescita e consapevolezza in modi diversi, senza doversi forzare ad aderire a visioni che non sente autentiche per sé.

    Se queste riflessioni stanno però diventando fonte di ansia, dubbio o svalutazione personale, può essere utile parlarne in uno spazio psicologico che la aiuti a distinguere tra crescita personale e richieste interiori troppo rigide o idealizzate.


Domande più frequenti

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