Salve, scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.
Salve, scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane. Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi. Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme. Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato. Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro. Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione. Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.
35 risposte
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Visto quello che racconta di aver vissuto negli scorsi 6 anni di relazione, la mia sensazione di pancia, senza conoscerla, è che il disagio e i dubbi che prova possano essere un campanello d'allarme e di protezione nei confronti di se stessa, anche visto quanto immagino possa aver sofferto in questa relazione. Credo che questo disagio possa essere sintomo del bisogno di acquisire maggiore consapevolezza di quello che ha vissuto e subito, prima di prendere una decisione che riguarda tanto il presente quanto il futuro. Mi colpisce anche molto che, nonostante la parte ferita e tradita sia lei, abbia cercato in ogni modo di recuperare il rapporto: forse i dubbi che ha in questo momento la potrebbero aiutare ad approfondire anche questo pezzo, legato ai confini (che cosa sono disposta ad accettare e subire pur di restare in quella relazione? quanto mi sento calpestata, e contemporaneamente persa però senza quella persona?). Il mio suggerimento è quello di ascoltare e approfondire quello che prova, con il supporto di un professionista esperto di relazioni che possa aiutarla a dipanare la matassa e fare chiarezza su quello che sente e che desidera. Se avesse dubbi o domande, o volesse approfondire la questione, mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
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Cara utente, la situazione che riporta non è affatto banale. Le sue preoccupazioni e la sua esitazione mi sembrano perfettamente in linea con gli eventi che hanno segnato la vostra relazione. Sento che è confusa, disorientata dal comportamento contraddittorio del suo compagno. Il tradimento dentro alle relazioni diventa a volte una ferita che non possiamo ignorare: se la lasciamo senza cure e bendaggi, finirà per infettarsi. Possiamo e dobbiamo prenderci cura della sua ferita, aprendo lo spazio ai suoi dubbi rispetto alla veridicità del possibile cambiamento del suo compagno. Da quello che leggo, anche il suo compagno mi sembra aver avuto incertezza e confusione rispetto a quali fossero i suoi desideri reali; tuttavia, è lei che ha trovato il coraggio di scrivere qui e di lei ci possiamo occupare. Desidera riprendere la sua relazione? Desidera un chiarimento rispetto ai fatti accaduti? Cosa vorrebbe per sé stessa? Ci sono molti temi e molti nodi da sciogliere in quello che racconta, le consiglio di usare la sua apertura e il suo coraggio per affidarsi ad un professionista che la accompagni in questo momento di difficoltà, per cercare di focalizzarsi su sé stessa e i suoi bisogni. La domanda che si fa, su se i suoi dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione mi sembra buona, aggiungerei però: è autosabotaggio desiderare di proteggersi da qualcuno che mi ha ferito? Posso restare con qualcuno che mi ha ferito accettando quella ferita e prendendomene cura? Resto a sua disposizione Cordialmente Dott.ssa Alice Tesi Psicologa Clinica Online e Pistoia
Buonasera, da ciò che descrive i Suoi dubbi non sembrano autosabotaggio, ma una reazione comprensibile dopo tradimenti, ambiguità e rotture ripetute. La fiducia non si ricostruisce perché l’altro torna improvvisamente molto presente: ha bisogno di tempo, coerenza e continuità nei comportamenti. Più che chiedersi se debba “fidarsi subito”, può osservare se nel tempo Lui riesce davvero a essere trasparente, stabile e responsabile. Il disagio che sente non va zittito: può essere un segnale di protezione, non un ostacolo. In una situazione così delicata, un sostegno psicologico individuale o di coppia potrebbe aiutarLa a capire se sta ricostruendo qualcosa di solido o solo tornando dentro una dinamica che l’ha già ferita. Le auguro una buona serata.
Il tuo disagio è più che lecito. Non è semplice ricominciare una relazione dopo un trascorso fatto di bugie e sotterfugi. Costruire una relazione basata sulla fiducia, soprattutto dopo anni in cui ci sono stati diversi tradimenti, non è mai semplice ma non è impossibile. è un lavoro che entrambi dovete fare affinchè la vostra relazione possa funzionare. Sicuramente in questo momento hai bisogno di dimostrazioni e comportamenti concreti, il tuo stato d'animo è più che comprensibile. Aspetta, osserva e prenditi il tuo tempo.
Salve, i suoi dubbi non sembrano autosabotaggio, ma una reazione comprensibile a una storia in cui ci sono stati tradimenti, ambivalenze e rotture importanti. Quando la fiducia è stata ferita più volte, non basta un cambiamento improvviso dell’altro per farla tornare in tempi brevi. Più che sforzarsi di fidarsi subito, potrebbe essere utile ascoltare il suo disagio e osservare se nel tempo alle parole seguono davvero coerenza, responsabilità e trasparenza. La fiducia non si decide, si ricostruisce lentamente. Se dentro di sé sente ancora allarme, è importante non ignorarlo.
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto: non è affatto scontato riuscire a dare forma, con le parole, a ciò che ci attraversa più profondamente. Da ciò che emerge, sembra che questa situazione sia, da tempo, accompagnata da una forte intensità emotiva. Emozioni che, a tratti, possono apparire difficili da decifrare o da esprimere in modo chiaro, generando proprio quella sensazione di dubbio e confusione che descrive. È comprensibile che, dopo aver attraversato momenti diversi e talvolta faticosi all’interno della relazione, possano essersi insinuate incertezze e domande sul significato di ciò che sta vivendo ora. Più che cercare risposte immediate o definitive, potrebbe forse essere utile concedersi uno spazio di ascolto autentico verso ciò che sente. Talvolta, infatti, alcune reazioni o modalità di stare nelle situazioni possono avere anche una funzione protettiva, pur rischiando, allo stesso tempo, di limitare la possibilità di esplorare parti nuove di sé o dell’esperienza relazionale. In questo senso, più che orientarsi verso ciò che “si dovrebbe fare”, può essere prezioso restare in contatto con ciò che sente, provando, con delicatezza, a interrogarsi su cosa le restituisce benessere e cosa, invece, sembra allontanarla da sé. Cordialmente
Buonasera, sicuramente dopo 6 anni di relazione, i litigi, le rotture e le bugie, le ferite che ti porti sono tante. Penso siate cambiati entrambi. Da quello che scrivi, però, sembra che tutto ruoti attorno a ciò che vuole lui. Non possiamo sapere come si comporterà lui. Potresti però provare a concentrarti su chi sei tu adesso, cosa è importante per te adesso, quali ferite ha provocato questa situazione e quali sono i motivi per continuare a provare.
Buonasera, la situazione che descrive è comprensibilmente complessa e carica di ambivalenza emotiva. In relazioni segnate da tradimenti ripetuti e da una gestione poco trasparente del legame, il dubbio non rappresenta necessariamente autosabotaggio, ma può costituire una risposta protettiva e adattiva. La fiducia, infatti, non si ricostruisce attraverso promesse o cambiamenti improvvisi, ma richiede tempo, coerenza e comportamenti osservabili nel lungo periodo. Il cambiamento che il suo partner sta mostrando, seppur positivo, è ancora troppo recente per poter essere considerato indicativo di una trasformazione stabile. È quindi del tutto legittimo che lei non riesca, al momento, a sentirsi rassicurata. Più che forzarsi a “ritrovare fiducia”, può essere utile mantenere una posizione di ascolto verso se stessa e di osservazione della relazione, valutando nel tempo se il comportamento del partner sarà realmente costante, trasparente e affidabile. Il suo disagio, in questo senso, può essere visto non come un ostacolo, ma come un segnale importante da considerare nel processo decisionale. Le domande che mi porrei adesso sono: -cosa voglio da questa relazione adesso? -Forse sono cambiata anche io nei riguardi di questa relazione? Cordiali saluti.
Buongiorno, penso che i suoi dubbi siano più che leciti. Vi consiglierei di pensare ad un percorso di coppia per analizzare la vostra storia e ricostruire la fiducia.
Buongiorno, grazie per la condivisione di questo pezzo della sua storia. Da ciò che scrivi, si vede che hai riflettuto molto su questa situazione. Quello che descrivi non suona come autosabotaggio. Suona come un sistema emotivo che ha imparato, a sue spese, a stare all'erta. Dopo anni di tradimenti e una separazione vissuta in modo doloroso, il tuo dubbio non è un ostacolo alla relazione ma sembra più una risposta coerente a ciò che hai attraversato. La fiducia non si ricostruisce con una promessa, per quanto sincera: si ricostruisce nel tempo, attraverso comportamenti concreti e coerenti. La domanda che mi sembra più utile non è "mi fido o non mi fido?", ma: "cosa avrei bisogno di vedere, concretamente, per sentirmi al sicuro in questa relazione?" Potresti trovare utile uno spazio in cui esplorare questo con più calma, non per decidere cosa fare, ma per capire meglio cosa vuoi tu, al di là della storia con lui. Resto a disposizione, un caro saluto. Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Salve, il dubbio che sta vivendo non è affatto un segnale di autosabotaggio “automatico”: alla luce della storia che racconta, è prima di tutto una reazione comprensibile e, in una certa misura, protettiva. Nella vostra relazione non ci sono stati solo conflitti, ma anche elementi molto significativi di rottura della fiducia: uso di Tinder, frequentazioni parallele, un riavvicinamento con l’ex accompagnato da informazioni non veritiere. Questi non sono episodi marginali, ma eventi che incidono profondamente sulla sicurezza emotiva all’interno di un legame. È quindi del tutto naturale che oggi, di fronte a un cambiamento improvviso e molto intenso, una parte di lei resti in allerta. Il punto centrale non è tanto chiedersi “devo fidarmi o no?”, ma su quali basi potrebbe ricostruirsi la fiducia. La fiducia, in questi casi, non nasce da promesse o da comportamenti intensi nel breve periodo, ma da coerenza nel tempo. Due settimane di atteggiamenti affettuosi, per quanto piacevoli, non sono ancora sufficienti a controbilanciare anni di esperienze ambivalenti. Il suo disagio, quindi, può essere letto come un segnale interno che le sta dicendo: “ho bisogno di capire meglio, con calma, prima di espormi di nuovo completamente”. Potrebbero esserle utili alcune riflessioni: Cosa è cambiato concretamente in lui, oltre alle parole? Riesce a vedere consapevolezza rispetto a ciò che è successo, oppure solo il desiderio di “tornare come prima”? Si sente libera di esprimere dubbi e bisogni senza paura di perdere la relazione? Quali condizioni sarebbero necessarie per lei per sentirsi davvero al sicuro in questo rapporto? Un rischio, in queste situazioni, è farsi guidare dall’intensità del momento (il suo entusiasmo attuale o il suo bisogno di recuperare) senza dare spazio ai tempi necessari per valutare. Darsi tempo, osservare, non forzarsi a “fidarsi subito” è una posizione sana, non una chiusura. Allo stesso tempo, è importante evitare di restare in una posizione di attesa passiva: può essere utile esplicitare chiaramente i suoi bisogni e i suoi limiti, e vedere come lui risponde nel tempo, non solo a parole ma nei comportamenti. In sintesi: il suo dubbio non sembra autosabotaggio, ma una forma di consapevolezza basata sull’esperienza. Più che zittirlo, può ascoltarlo e usarlo come guida per procedere con maggiore cautela e lucidità. Se sente il bisogno di approfondire questi aspetti e comprendere meglio come muoversi in questa relazione senza perdere sé stessa, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo.
Salve, la situazione che descrive merita di essere letta con molta lucidità: i suoi dubbi, per come emergono dal racconto, non sembrano un “autosabotaggio”, ma una reazione comprensibile alla storia relazionale che ha vissuto.In una relazione in cui si sono verificati tradimenti, ambivalenze e rotture importanti, la fiducia non si ricostruisce sulla base di dichiarazioni o cambiamenti improvvisi, ma attraverso coerenza e continuità nel tempo. Un cambiamento repentino, per quanto desiderabile, può legittimamente generare incertezza, soprattutto se non è accompagnato da una reale assunzione di responsabilità rispetto a quanto accaduto in passato. Il suo disagio, quindi, può essere letto come un segnale protettivo: una parte di lei sta cercando di integrare ciò che è stato con ciò che sta accadendo ora. Più che “lavorare sulla fiducia” in senso unilaterale, potrebbe essere utile osservare se nel tempo il comportamento del suo partner sarà stabile, trasparente e coerente, e se ci sarà spazio per un confronto autentico su quanto è successo, senza minimizzazioni. Allo stesso tempo, può essere importante riportare l’attenzione su di sé: chiedersi quali sono oggi i suoi bisogni, i suoi limiti e ciò che considera accettabile in una relazione. La fiducia, in questi casi, non è un atto di volontà, ma il risultato di esperienze ripetute di sicurezza. Se il dubbio persiste o diventa fonte di sofferenza, un percorso di supporto psicologico può aiutarla a distinguere meglio tra timore legato alle esperienze passate e segnali attuali, accompagnandola in una scelta più consapevole e centrata su di sé. Un cordiale saluto
Salve, quello che descrive merita di essere ascoltato con attenzione, trattandosi si una reazione emotiva coerente con la relazione che ha vissuto. Quando in una relazione si verificano eventi che danno uno " strappo" alla fiducia è naturale che si attivi un senso di allerta, il suo sistema interno sta cercando di orientarla. Resti in ascolto, senza negare ciò che sente e si conceda il tempo di verificare i cambiamenti. Se questo stato di incertezze dovesse persistere o diventa troppo faticoso da gestire, un percorso psicologico potrebbe aiutarla.
Salve, grazie per aver condiviso una situazione così delicata e complessa. Può essere davvero utile partire da lei: da ciò che sente, da come sta, e da quali sono oggi i suoi bisogni emotivi. Le sensazioni che riporta non sono necessariamente autosabotaggio, ma possono essere segnali importanti del suo mondo interno, che meritano ascolto. Le sue emozioni hanno diritto di esistere, senza essere messe da parte per far funzionare la relazione. Un caro saluto.
Salve, con tutta franchezza le dico che forse la seconda opzione è più azzeccata. Il nostro corpo e le nostre sensazioni ci parlano, a volte bisogna solo ascoltare. La scelta sarà sempre sua, però le consiglio vivamente di ascoltarsi. Un saluto.
Salve, credo che i dubbi che sta vivendo siano un segnale sano e protettivo. Probabilmente ciò che ha vissuto con il suo compagno è stato doloroso e l’ha ferita. Dopo la crisi, il suo compagno è tornato da lei mostrando presenza e coinvolgimento, ma è del tutto comprensibile che questo non basti a farle dimenticare quanto accaduto. I suoi dubbi potrebbero derivare proprio dal fatto che quella crisi non è stata ancora pienamente elaborata: come se sentisse il bisogno di comprendere fino in fondo ciò che è successo e capire se esistono basi solide per ricominciare. Per il suo benessere, e anche per quello della relazione, potrebbe essere utile intraprendere un percorso di supporto di coppia. Questo potrebbe offrirvi uno spazio condiviso in cui confrontarvi, chiarire quanto accaduto e comprendere insieme se e come ricostruire il vostro legame. Un caro saluto
Salve ho letto le sue parole, è utile poter osservare ciò che la sua mente ma anche il suo corpo le può rimandare come segnale di disagio, se inoltre il dubbio è presente per la maggior parte della giornata sta diventando anch'esso sintomo di una sofferenza più profonda e a cui si potrebbe prestare ascolto per comprenderne le origini, sia interne che esterne alla relazione, e prendersi cura di sé in seguito ad eventi di grande impatto emotivo. Spero di esserle stata di aiuto.
Salve, Lei scrive " non so se è autosabotaggio o autoprotezione...". Questo , gentile signora dipende esclusivamente dal suo grado di autoconsapevolezza! Su questo aspetto posso proporle un percorso ma solo in presenza...qualora Lei abitasse vicino a Fasano (BR)...
Quello che sta vivendo è comprensibile e ha tutto il diritto di sentirsi confusa. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, i suoi dubbi non sono necessariamente autosabotaggio: sono una risposta emotiva adattiva a una storia segnata da ripetuti tradimenti. Il sistema d'allarme interno si è attivato perché ha imparato, attraverso l'esperienza, a proteggersi. In ottica CBT, è utile distinguere tra pensieri catastrofici irrazionali e segnali basati su evidenze concrete. In questo caso, i segnali di allerta sembrano fondati su comportamenti reali già verificatisi, non su distorsioni cognitive. Questo non significa che la relazione non possa cambiare, ma che la fiducia va ricostruita gradualmente attraverso azioni coerenti nel tempo, non solo promesse. Le consiglio di valutare un percorso psicologico individuale per esplorare i propri bisogni relazionali e imparare a distinguere le emozioni di protezione adattiva dai blocchi legati al passato. Non deve decidere tutto subito: prendersi il tempo necessario è già un atto di cura verso se stessa. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, a seguito delle situazioni vissute in passato, è normale che i dubbi permangono. A fronte di quanto da lei descritto, non c'è una scelta giusta o una sbagliata. Sarebbe opportuno approfondire la situazione da lei descritta, in modo da poterla sostenere; in tal senso un percorso di supporto psicologico le permettere di affrontare tali dinamiche in maniera più profonda. Rimango a disposizione se volesse intraprendere un percorso, anche in modalità online. Cordiali saluti, Dott.ssa Angelica Venanzetti
Buongiorno, la situazione che descrivi è comprensibilmente complessa e carica di ambivalenza. Da un lato c’è il desiderio di credere a questo ritorno e alla possibilità che le cose possano andare meglio; dall’altro, la storia che avete vissuto (fatta di tradimenti, rotture e cambiamenti improvvisi) rende difficile fidarsi e sentirsi davvero al sicuro. I dubbi che senti non sembrano tanto un autosabotaggio, quanto una reazione coerente con ciò che hai vissuto. La fiducia, quando viene ferita più volte, difficilmente si ricostruisce in poco tempo, e un cambiamento così rapido può generare confusione più che rassicurazione. Più che cercare subito una risposta definitiva, può essere utile osservare nel tempo se alle parole seguono comportamenti coerenti e stabili. Allo stesso tempo, prova ad ascoltare ciò che senti: il disagio può essere un segnale importante, non necessariamente qualcosa da mettere a tacere. Se questa situazione continua a farti sentire in bilico o in difficoltà, potrebbe esserti utile confrontarti in uno spazio di sostegno psicologico, per chiarire meglio i tuoi vissuti e capire quale direzione è più rispettosa per te.
Buongiorno, purtroppo nessuno può sapere se il comportamento del suo compagno è sincero oppure no. Non esiste una strada predefinita e giusta da proporle.....Mi viene però da suggerirle di ascoltare quello che sente, mettendo al centro sè stessa e il suo benessere. Spesso in questi casi si vive ambivalenza, voglia di stare con la persona che ci ha fatto soffire ma allo stesso tempo paura a fidarsi di nuovo; credo che queste emozioni siano sane, c'è una parte di lei che le ricorda quello che ha vissuto e la vuoel proteggere ma anche un'altra parte che le ricorda i momenti positivi che vorrebbe rivivere con il suo compagno; in questo momento ha bisogno di rallentare, vedere le cose in modo oggettivo e soprattuto capire adesso qual è la cosa che fa bene a lei. Al di là della fiducia o meno, siamo tutti sulla stessa barca, tutti i nostri compagni potrebbero tradirci da un momento all'altro, non è possibile sapere in anticipo cosa succederà e prendere ora una decisione "giusta".....Ora si può prendere solo una decisione cosciente, il punto adesso è capire cosa prova lei e decidere come voler stare nella relazione adesso, con le informazioni che ha adesso, con le risosrse che ha ora, con quello che prova adesso...Non bisogna pensare "e se in futuro mi pentirò" perchè in futuro oggi non lo conosciamo, oggi posso prendere le decisioni solo sulla base di quello che so e sento oggi..... E' chiaro che per fare questo bisogna rallentare e capire cosa sento dentro davvero in questo momento
Ciao, grazie per aver condiviso la tua esperienza! Quello che stai provando ha molto senso, alla luce di ciò che hai vissuto. La fiducia non si incrina per caso: nel vostro rapporto ci sono stati più episodi in cui ti sei sentita tradita o non rispettata, e il fatto che oggi tu faccia fatica a fidarti non è un tuo limite, ma una reazione coerente con la tua esperienza. Allo stesso tempo, è comprensibile che il suo ritorno e il suo comportamento attuale possano riattivare speranza e desiderio di ricostruire. Le due cose possono convivere: una parte di te vuole credere nel cambiamento, un’altra parte resta in allerta. Forse più che chiederti se devi ‘fidarti’ o meno, può essere utile spostare la domanda su un altro piano: cosa ti serve concretamente per sentirti al sicuro in questa relazione? E quello che lui sta facendo adesso è sufficiente, coerente e soprattutto stabile nel tempo? I cambiamenti reali, soprattutto dopo dinamiche ripetute nel tempo, raramente sono improvvisi: tendono a mostrarsi nella continuità, nella trasparenza e nella disponibilità ad assumersi responsabilità, anche rispetto al passato. Il tuo disagio può essere visto come un segnale da ascoltare, non necessariamente come qualcosa da superare a tutti i costi. Non si tratta di chiudersi o aprirsi ‘a priori’, ma di osservare con attenzione se, nel tempo, questa relazione diventa un luogo più affidabile per te. In questo processo, è importante che tu non perda di vista te stessa: i tuoi bisogni, i tuoi limiti e ciò che sei disposta o meno ad accettare. Se senti il bisogno di approfondire o di avere un supporto, resto a disposizione!
Buonasera, capisco quanto questa situazione possa essere confusa e impegnativa per lei. Dopo una storia lunga e segnata da momenti difficili, è naturale che oggi convivano emozioni diverse: da un lato il desiderio di credere in questo cambiamento, dall’altro il dubbio legato a ciò che ha vissuto in passato. I suoi interrogativi indicano una normale reazione a una storia complessa. In questo momento non è necessario forzarsi a decidere subito, può procedere con calma. Il suo disagio merita attenzione, così come il bisogno di capire se la relazione può davvero offrirle stabilità e coerenza. Possiamo lavorare insieme per aiutarla a distinguere tra timori legati alle ferite passate e segnali che invece richiedono cautela, così da permetterle di muoversi in modo più consapevole e protetto.
Salve, quello che descrive è una situazione molto intensa e, soprattutto, molto comprensibile nel modo in cui la sta vivendo. Dopo tutto quello che è successo, sarebbe strano il contrario: cioè fidarsi subito senza alcun dubbio. Le faccio una domanda molto diretta, che spesso aiuta a fare un po’ di chiarezza: quando sta con lui adesso, al di là dei suoi comportamenti “perfetti”, dentro di sé si sente più tranquilla o più in allerta? Perché il punto centrale non è tanto capire se lei si sta autosabotando o meno, ma riconoscere che il suo sistema interno sta reagendo a una storia in cui la fiducia è stata più volte rotta. I dubbi, in questo senso, non sono un difetto: sono una forma di protezione che si è costruita nel tempo. Da quello che racconta, non si tratta di un singolo episodio, ma di una dinamica ripetuta: uso di Tinder, altre relazioni parallele, ambiguità, decisioni importanti prese e poi ritrattate. Questo lascia inevitabilmente delle tracce. Il fatto che ora lui si presenti molto presente e innamorato può essere sincero, ma non cancella automaticamente ciò che è stato. Un cambiamento reale, soprattutto su aspetti così profondi, di solito non è improvviso né solo dichiarato: è qualcosa che si vede nel tempo, nella coerenza, nella capacità di reggere anche momenti difficili senza tornare a vecchi schemi. Le chiedo anche questo: cosa è cambiato concretamente in lui, oltre al modo in cui si comporta con lei? Ha fatto un percorso, ha riconosciuto davvero le sue responsabilità, ha spiegato cosa lo ha portato a quei comportamenti? E ancora: se lei prova a immaginarsi tra qualche mese in questa relazione, si vede più serena o più stanca e in dubbio? Non si tratta di “scegliere” tra fidarsi o ascoltare il disagio. Il disagio fa parte del processo e va ascoltato, non zittito. La fiducia, eventualmente, si ricostruisce nel tempo, non per decisione. Da quello che emerge, lei ha già una buona capacità di leggere ciò che sente, e questo è un punto molto importante. Il rischio, semmai, è mettere in discussione questa sua percezione invece di darle valore. Se sente che può esserle utile, possiamo anche approfondire insieme questa situazione: lavoro spesso su dinamiche relazionali come questa e può essere davvero utile avere uno spazio in cui mettere ordine tra ciò che sente, ciò che vede e ciò che desidera per sé, senza doversi forzare in una direzione o nell’altra.
Quello che descrivi è una situazione emotivamente molto complessa, in cui convivono elementi di forte investimento affettivo, rotture di fiducia e cambiamenti improvvisi nel comportamento del partner. Dopo una relazione lunga, caratterizzata da tradimenti, ambivalenze e separazioni seguite da ritorni, è del tutto comprensibile che oggi tu viva uno stato di allerta interna. Il tuo dubbio non è necessariamente “autosabotaggio”: spesso è la mente che cerca di proteggersi quando in passato ha già sperimentato incoerenza e instabilità emotiva nella relazione. In situazioni come questa, la difficoltà principale non è solo capire cosa stia facendo l’altro oggi, ma elaborare la discontinuità tra ciò che è stato (tradimenti, promesse non mantenute, separazione improvvisa dopo progetti importanti) e ciò che sta accadendo adesso (riavvicinamento intenso e molto affettivo in tempi brevi). Questo tipo di oscillazione può generare un forte senso di disorientamento e rendere difficile fidarsi delle nuove intenzioni, anche quando appaiono sincere. Il punto centrale non è scegliere “a occhi chiusi” se fidarti o meno, ma osservare alcuni aspetti fondamentali nel tempo: coerenza tra parole e comportamenti nel lungo periodo assunzione di responsabilità reale rispetto a ciò che è accaduto disponibilità a tollerare anche i tuoi dubbi senza svalutarli cambiamenti concreti e stabili, non solo emotività intensa del momento La fiducia, infatti, non si ricostruisce attraverso promesse o intensità affettiva, ma attraverso continuità e affidabilità nel tempo. Il tuo disagio, quindi, non va né ignorato né interpretato automaticamente come paura irrazionale: può essere un segnale di protezione costruito sulla base della tua esperienza. Allo stesso tempo, per non restare bloccata nel dubbio, è importante evitare di decidere solo sull’onda dell’ansia o della speranza. In queste situazioni può essere molto utile uno spazio di confronto psicologico, per distinguere meglio tra paura legata alle ferite passate e valutazione realistica della situazione attuale, e per comprendere cosa sia davvero funzionale al tuo benessere emotivo. È consigliabile approfondire il vissuto con uno specialista. Dottoressa Silvia Parisi Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve, la situazione che descrive è complessa e il suo vissuto è assolutamente comprensibile. I dubbi che sta provando non sono necessariamente un “autosabotaggio”: alla luce della storia che racconta — segnata da tradimenti, ambivalenze e cambiamenti improvvisi — è naturale che la fiducia sia oggi fragile. La fiducia, infatti, non si ricostruisce attraverso le parole o le promesse, ma attraverso il tempo, la coerenza e i comportamenti ripetuti. Il cambiamento che descrive nel suo partner può certamente essere possibile, ma è importante che venga osservato nel tempo, più che valutato nell’immediato. Due settimane sono ancora un periodo molto breve per poter dare un significato stabile a questa trasformazione. La domanda che si pone è molto importante: “sto esagerando o mi sto proteggendo?”. In molti casi, dopo esperienze relazionali difficili, il dubbio può avere anche una funzione sana, cioè quella di aiutarla a non esporsi nuovamente senza sufficienti garanzie emotive. Più che forzarsi a “fidarsi” o, al contrario, a chiudere, potrebbe essere utile restare in una posizione di osservazione consapevole: ascoltare ciò che sente, dare valore ai segnali interni e allo stesso tempo verificare nel concreto se i comportamenti del suo partner nel tempo risultano coerenti, rispettosi e affidabili. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a fare maggiore chiarezza su ciò che desidera davvero oggi in una relazione e su quali limiti e bisogni è importante tutelare, indipendentemente dalle scelte del suo partner. Resto a disposizione se desidera approfondire. Un caro saluto Filomena Guida
Buongiorno, la ringrazio per aver raccontato la sua storia con tanta chiarezza. Da quello che scrive emerge una situazione molto complessa, nella quale convivono sentimenti profondi, speranza, dolore, delusione e comprensibile confusione. È normale che, dopo tutto quello che è accaduto, oggi faccia fatica a capire quale direzione seguire. Vorrei partire da un aspetto importante. Lei si chiede se i suoi dubbi siano autosabotaggio oppure un sano meccanismo di protezione. Credo che questa sia proprio la domanda centrale. Molto spesso si tende a considerare il dubbio come qualcosa da eliminare il prima possibile, ma non tutti i dubbi hanno lo stesso significato. Alcuni nascono dalla paura e possono effettivamente limitare la possibilità di costruire relazioni soddisfacenti. Altri, invece, rappresentano il tentativo della mente di proteggerci dopo esperienze che hanno ferito profondamente la fiducia. Nel suo racconto non emergono semplicemente alcune incomprensioni di coppia. Lei descrive tradimenti, menzogne, relazioni parallele, un progetto di ritorno con un'altra persona e un periodo di tre mesi durante il quale ha cercato di recuperare il rapporto senza ricevere apertura. Sono esperienze che inevitabilmente lasciano un segno. Per questo motivo, il fatto che oggi lei provi cautela non significa necessariamente che stia sbagliando o che sia incapace di fidarsi. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è importante distinguere ciò che accade nel presente da ciò che è stato appreso nel passato. Le esperienze che viviamo influenzano inevitabilmente il nostro modo di interpretare le situazioni successive. Dopo essere stati feriti, è naturale che il cervello diventi più attento ai possibili segnali di pericolo. Questo non significa che ogni timore sia corretto, ma nemmeno che debba essere ignorato. Un altro elemento che mi colpisce è la rapidità del cambiamento che descrive. Dopo mesi in cui lui sembrava fermo nella decisione di interrompere la relazione, oggi si presenta come una persona estremamente presente e innamorata. È comprensibile che questo cambiamento susciti interrogativi. La fiducia, infatti, difficilmente torna perché qualcuno promette sincerità. La fiducia si ricostruisce soprattutto attraverso la continuità dei comportamenti nel tempo. Spesso si pensa che perdonare significhi dover tornare immediatamente a fidarsi. In realtà le due cose non coincidono. Una persona può scegliere di dare una nuova possibilità alla relazione e, allo stesso tempo, aver bisogno di tempo per osservare se ciò che vede oggi rimane stabile anche nei mesi successivi. Non è una punizione nei confronti dell'altro, ma un processo naturale di ricostruzione. Credo che in questo momento potrebbe esserle utile spostare leggermente il focus. Mi sembra che gran parte delle sue energie siano orientate a capire cosa stia succedendo nella mente del suo compagno. È comprensibile, ma forse c'è una domanda ancora più importante: che cosa succede dentro di lei quando immagina il futuro con questa persona? Si sente realmente al sicuro? Riesce a percepire serenità oppure vive in uno stato di continua allerta? Riesce a immaginare una relazione fondata sulla tranquillità o sente di dover costantemente cercare conferme? Queste domande non servono per decidere immediatamente se restare o andare via. Servono piuttosto a comprendere quali bisogni, quali paure e quali aspettative si stanno muovendo dentro di lei. Talvolta, dopo relazioni molto dolorose, si rischia di concentrarsi esclusivamente sul comportamento dell'altro, trascurando ciò che accade nel proprio mondo emotivo. Per questo motivo credo che potrebbe esserle molto utile un percorso psicologico, preferibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale. Non tanto per convincerla a rimanere o a interrompere la relazione, perché questa è una scelta che solo lei può fare. Piuttosto, un percorso potrebbe aiutarla a comprendere i suoi schemi relazionali, il modo in cui oggi interpreta i segnali dell'altro, ciò di cui ha bisogno per sentirsi al sicuro e come distinguere la paura che deriva dalle ferite passate da quella che nasce da elementi concreti del presente. Si conceda anche il diritto di non avere subito una risposta definitiva. Dopo una storia così lunga e così intensa, è comprensibile che la fiducia non possa ricostruirsi nel giro di due settimane. Si dia il tempo di osservare, ascoltare ciò che prova e verificare se alle parole continuano a corrispondere comportamenti coerenti e costanti. Le relazioni si fondano soprattutto sulla continuità, non soltanto sulle intenzioni. Ha fatto bene a fermarsi e a porsi queste domande. A volte il primo passo non consiste nel trovare immediatamente la risposta giusta, ma nel comprendere meglio il proprio modo di vivere le relazioni e ciò che è davvero necessario per sentirsi sereni e protetti. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, da ciò che racconta il suo dubbio è molto comprensibile. Non nasce dal nulla, ma da una storia concreta fatta di tradimenti, Tinder usato in trasferta, contatti con l’ex, progetti paralleli e poi una rottura arrivata proprio dopo un passo importante come l’acquisto di una casa. Quando dopo tutto questo una persona torna improvvisamente molto presente e innamorata, è naturale che una parte di lei desideri credergli e un’altra resti in allarme. Questo non significa necessariamente autosabotaggio. A volte il dubbio non è un nemico della relazione, ma una forma di protezione quando la fiducia è stata ferita più volte. Il punto, però, non è controllarlo all’infinito per capire se stia mentendo ancora. Sarebbe una trappola: più controlla, più resta prigioniera del sospetto; più lui promette, più lei rischia di cercare nuove prove. La fiducia non si ricostruisce con frasi come “non mentirò più”, ma con comportamenti coerenti, trasparenti e stabili nel tempo. Una piccola indicazione concreta potrebbe essere questa: invece di chiedersi subito “mi fido o non mi fido?”, provi a definire tre condizioni minime per poter ricominciare. Per esempio: trasparenza sui punti che l’hanno ferita, disponibilità a parlare senza accusarla di rovinare tutto, coerenza nel tempo, eventualmente anche un percorso di coppia. Poi osservi se lui è disposto a sostenere queste condizioni non per due settimane, ma nel tempo. Le domande da chiarire sarebbero: * lui ha spiegato davvero perché è tornato proprio ora? * ha riconosciuto il danno fatto o si è limitato a dire che la ama? * quando lei esprime dubbi, lui li accoglie o li vive come un attacco? * quali comportamenti concreti dovrebbero cambiare perché lei possa sentirsi più sicura? * lei vuole ricominciare perché vede una reale trasformazione o perché teme di perdere definitivamente il progetto di vita che avevate costruito? Forse oggi non deve decidere se credergli completamente. Deve piuttosto proteggersi dalla fretta. Dopo anni di ferite, due settimane di presenza non bastano a cancellare la storia precedente. Possono essere un inizio, ma solo se diventano continuità, responsabilità e riparazione reale. Un caro saluto.
Buongiorno. A mio avviso la prima cosa da fare è non costringersi a scegliere immediatamente tra “mi sto autosabotando” e “il mio intuito mi sta dicendo che c'è qualcosa che non va”. Potrebbero esserci entrambe le componenti, ma il suo dubbio ha anche una base concreta nella storia della relazione. Dopo sei anni insieme, infatti, lei non sta reagendo a un semplice cambiamento d'umore del partner: sta reagendo a una storia di tradimenti, uso di Tinder, contatti con l'ex e menzogne importanti. È quindi comprensibile che oggi il suo sistema di allarme faccia fatica a fidarsi di un improvviso cambiamento. Il problema non è che lei non si fida abbastanza La fiducia non si ripristina perché l'altra persona dice “non ti mentirò più”. Si ricostruisce attraverso comportamenti coerenti e ripetuti nel tempo. Due settimane di comportamento amorevole sono sicuramente positive, ma non possono ancora cancellare anni di esperienze contrarie. E questo è importante: non deve dimostrare a lui di essere capace di fidarsi. È lui, avendo compromesso la fiducia, che deve contribuire concretamente a ricostruirla. Questo non significa controllarlo, leggere il telefono o vivere investigando. Significa osservare nel tempo se alle parole corrispondono effettivamente comportamenti nuovi. C'è poi una domanda ancora più importante Lei racconta che lui l'ha lasciata, lei ha passato tre mesi tentando di recuperare la relazione e lui è rimasto fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato chiedendole di ricominciare. Non possiamo sapere dall'esterno perché abbia cambiato idea. Potrebbe aver capito realmente di volerla nella sua vita. Potrebbe aver avuto paura di perderla. Potrebbe aver rivalutato la relazione. Potrebbero esserci altre motivazioni che lei ancora non conosce. Non è però necessario conoscere oggi la motivazione esatta per decidere cosa fare. Può chiederglielo direttamente: “Cosa è cambiato concretamente in te durante quei tre mesi? Perché adesso pensi che possiamo riuscire dove prima non riuscivamo?” E soprattutto: “Cosa pensi che dovremmo fare diversamente questa volta perché la nostra relazione non torni a essere quella di prima?” La qualità delle sue risposte sarà probabilmente più significativa delle dichiarazioni d'amore. Attenzione anche a un possibile equivoco Lei potrebbe pensare: “Se lo amo ancora, dovrei riuscire a fidarmi.” Non necessariamente. Può amarlo e contemporaneamente non sentirsi ancora al sicuro con lui. Può voler provare nuovamente e contemporaneamente avere dei dubbi. Può persino scoprire tra qualche mese che il ritorno non era la scelta giusta. Accettare di riprovare non equivale a firmare un contratto per tutta la vita. Può vivere questa fase come un periodo in cui osservate se effettivamente siete capaci di costruire una relazione diversa. E i litigi? Questo è un altro punto che non trascurerei. Lui ha attribuito la rottura alle continue discussioni, ma nella vostra storia ci sono stati anche comportamenti suoi che hanno inevitabilmente alimentato insicurezza e conflitto. Bisogna quindi evitare la narrazione semplicistica: “Litigavamo → la relazione era tossica → lui mi ha lasciata.” La domanda più utile è: “Qual era il ciclo che si instaurava tra noi?” Ad esempio, se lui nascondeva o faceva cose che minavano la fiducia → lei diventava più sospettosa → lui si sentiva controllato → si allontanava → lei diventava ancora più ansiosa → aumentavano i conflitti, allora il problema non si risolve semplicemente chiedendo a lei di essere meno gelosa o a lui di essere più presente. Bisogna interrompere il meccanismo di coppia. In questo senso, una terapia di coppia potrebbe essere particolarmente utile, soprattutto se entrambi siete realmente intenzionati a ricominciare. Potrebbe aiutarvi a capire non soltanto se vi amate, ma se siete in grado di costruire una relazione sufficientemente sicura, trasparente e rispettosa. Infine, si dia tempo Io non prenderei oggi una decisione definitiva sul vostro futuro. Le suggerirei piuttosto di osservare nei prossimi mesi: se mantiene ciò che promette anche quando arrivano difficoltà; se si assume pienamente la responsabilità dei tradimenti e delle menzogne, senza minimizzarli; se è disposto a parlare delle vostre difficoltà senza fuggire; se affrontate diversamente i conflitti; se la trasparenza diventa spontanea e non qualcosa che lei deve continuamente ottenere; soprattutto, se la sua presenza riesce progressivamente a far diminuire la sua ansia invece di costringerla a controllare continuamente che non succeda qualcosa. Il suo disagio, quindi, non va né alimentato né zittito. Va ascoltato e verificato nella realtà. Non deve scegliere tra fidarsi ciecamente e non fidarsi affatto. Può concedere fiducia a piccoli passi, sulla base dei comportamenti che vedrà. E dopo quello che ha vissuto, avere bisogno di tempo per sentirsi nuovamente al sicuro non è autosabotaggio: è una reazione comprensibile a una fiducia che è stata ripetutamente danneggiata. Un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Psicologo Clinico Perugia
Gentile utente, mi dispiace per le esperienze che ha vissuto. Mi sembra chiaro che ci sia un problema di fiducia legato ai tradimenti e bugie di questi anni. Immagino che l'ambiguità che sente potrebbe essere legata a questi continui cambiamenti repentini, a questo andare e tornare, a questo starci da "persona estremamente innamorata a presente" e poi andare via. Mi sento di suggerirle di ascoltare i suoi campanelli di allarme, sono dubbi legittimi e che forse prima di un nuovo investimento nella vostra relazione e in progetti futuri, è importante comprendere meglio. Ricevo su Roma e online. Un caro saluto
La ringrazio per aver raccontato la sua esperienza. Dopo sei anni di relazione, progetti condivisi e vicende che hanno messo a dura prova la fiducia, è comprensibile che ritrovarsi nuovamente insieme, dopo una separazione e un ritorno così improvviso, possa suscitare emozioni contrastanti. Da una parte può esserci il desiderio di recuperare il rapporto, dall'altra la difficoltà di sentirsi nuovamente al sicuro. Non è possibile stabilire se i suoi dubbi siano autosabotaggio o un segnale che qualcosa non va. Possiamo però considerarli alla luce della sua storia: quando la fiducia è stata compromessa, può essere difficile affidarsi nuovamente all'altra persona, anche quando nel presente si osservano comportamenti positivi. Allo stesso tempo, cercare continuamente spiegazioni, controllare o tentare di raggiungere una certezza assoluta può alimentare ulteriormente l'incertezza. Più che obbligarsi a fidarsi oppure interpretare ogni dubbio come un campanello d'allarme, potrebbe concedersi il tempo necessario per osservare come evolve la relazione, prestando attenzione alla coerenza tra le parole e i comportamenti nel tempo. La fiducia non è qualcosa che deve riuscire a ripristinare da sola: si costruisce attraverso un processo che coinvolge entrambi. Può essere utile chiedersi non soltanto se lui sia sincero, ma anche quali condizioni concrete siano necessarie perché Lei possa sentirsi rispettata e scegliere consapevolmente di restare in questa relazione. Non deve prendere subito una decisione definitiva né ignorare il disagio per paura di compromettere il rapporto. Se questi dubbi diventano un rimuginio continuo o rendono difficile comprendere ciò che desidera, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a distinguere le preoccupazioni legate alle esperienze passate dai bisogni e dai confini che sente importanti nel presente. Rimango a disposizione.
Buongiorno, grazie per aver raccontato una situazione così personale. Da quello che scrive, immagino quanto possa essere difficile ritrovarsi oggi tra il desiderio di ricominciare e la paura di essere ferita nuovamente. Dopo sei anni insieme, tanti progetti condivisi e diverse delusioni, è comprensibile che una parte di lei voglia credere in questo cambiamento, mentre un’altra faccia fatica a fidarsi. Mi ha colpito soprattutto una cosa: si chiede se i suoi dubbi siano una forma di autosabotaggio. Ecco, vorrei rassicurarla sul fatto che provare diffidenza dopo essere stati traditi non significa necessariamente sabotare una relazione. La fiducia non torna semplicemente perché qualcuno promette di cambiare. Si ricostruisce nel tempo, attraverso piccoli gesti, comportamenti coerenti e soprattutto attraverso la possibilità di sentirsi nuovamente al sicuro. Forse, in questo momento, più che chiedersi se dovrebbe fidarsi di lui, potrebbe provare a chiedersi di cosa ha bisogno lei per stare bene in questa relazione. Non deve avere tutte le risposte adesso, né sentirsi in colpa per le sue paure. Se questi dubbi continuassero a farla soffrire, un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio in cui fare chiarezza sui suoi sentimenti e sui suoi bisogni, senza dover prendere decisioni affrettate. Le auguro di trovare la serenità che sta cercando. Un caro saluto, Dott.ssa Anca Ene
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua storia. Dopo sei anni di relazione, una convivenza, progetti comuni e diverse esperienze di tradimento, è comprensibile che il ritorno del suo compagno, per quanto desiderato, non sia sufficiente a farle ritrovare immediatamente la fiducia. Vorrei partire da un punto importante: il dubbio che sta provando non è necessariamente autosabotaggio. Quando la fiducia viene compromessa ripetutamente, può diventare difficile affidarsi nuovamente all'altra persona, anche quando questa sembra sinceramente cambiata. Una parte di lei potrebbe desiderare di credere in questa nuova possibilità, mentre un'altra cerca di proteggerla dal rischio di rivivere la sofferenza già sperimentata. Queste due parti possono convivere senza che una sia necessariamente sbagliata. Mi sembra significativo anche il fatto che lei descriva un cambiamento improvviso da parte del suo compagno, dopo mesi in cui era stato fermo nella decisione di lasciarla. È naturale domandarsi che cosa sia successo e che cosa lo abbia portato a tornare. Tuttavia, da ciò che racconta, non è possibile stabilire quali siano le sue motivazioni: potrebbero essere cambiate alcune sue convinzioni, potrebbe aver sentito la mancanza della relazione oppure potrebbero esserci aspetti che ancora non sono stati chiariti. Più che cercare di interpretare ogni suo comportamento, potrebbe essere utile osservare nel tempo quanto ciò che dice corrisponda a ciò che fa. La fiducia, infatti, non si ricostruisce attraverso una promessa, nemmeno quando è fatta con sincerità. Si ricostruisce attraverso comportamenti coerenti, responsabilità rispetto a ciò che è accaduto, disponibilità ad affrontare le conseguenze delle proprie scelte e capacità di sostenere anche le domande e le insicurezze dell'altro, senza liquidarle come mancanza di fiducia o eccessiva diffidenza. Vorrei invitarla, inoltre, a non concentrarsi esclusivamente sulla domanda «Posso fidarmi di lui?», ma a chiedersi anche: «Come sto io in questa relazione? Mi sento rispettata? Riesco a esprimere i miei dubbi senza paura? Ciò che è accaduto in passato è stato davvero affrontato oppure stiamo semplicemente cercando di ricominciare come se non fosse successo nulla?». Sono domande importanti perché, talvolta, il desiderio di recuperare una relazione significativa può portarci a concentrarci così tanto sulla possibilità che l'altro sia cambiato da mettere in secondo piano ciò che noi abbiamo vissuto e ciò di cui avremmo bisogno per sentirci nuovamente al sicuro. Non deve necessariamente scegliere oggi tra fidarsi completamente e interrompere la relazione. Può concedersi del tempo, procedere gradualmente e osservare come si sente, senza obbligarsi a essere serena soltanto perché lui, in questo momento, è presente e innamorato. Allo stesso tempo, può provare a distinguere ciò che appartiene alle ferite lasciate dal passato da eventuali comportamenti attuali che alimentano concretamente i suoi dubbi. Ascoltare il proprio disagio non significa necessariamente dover fuggire dalla relazione; significa riconoscere che qualcosa, dentro di lei, ha ancora bisogno di essere compreso e che la fiducia non può essere imposta. Un eventuale nuovo inizio non richiede di dimenticare ciò che è accaduto, ma di poterlo affrontare insieme, con sincerità e responsabilità. Le auguro una buona giornata, Dott.ssa Giordana Castagnaro, Psicologa
Buongiorno, naturalmente è comprensibile che una situazione del genere faccia maturare dubbi e possa minare il sentimento di fiducia all'interno di una coppia. Evidentemente, cambiamenti repentini di questo tipo riflettono aspetti di conflitto relativi a decisioni importanti che avete preso e a progetti futuri, i quali scatenano anche paure personali molto forti. Forse il modo migliore per affrontare tutto ciò in modo aperto e collaborativo potrebbe essere quello di intraprendere un percorso di coppia, nel quale poter lasciare spazio e dare voce non solo ai progetti futuri, ma anche ad eventuali ansie e paure.
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