Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da circa qualche mese, abbiamo 22 anni
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Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da circa qualche mese, abbiamo 22 anni di differenza, stavamo insieme da 3 anni circa, diciamo che da circa inizio anno ho iniziato a risentire un mio amico con cui mi frequentavo a distanza diciamo circa prima del mio ex, con lui mi sono sempre sfogata, sentita capita e forse questo, che non trovavo nel mio ex, mi ha fatto avvicinare a lui, e tutt'ora ho un non so quale sentimento nei suoi confronti, con lui oltretutto ci dobbiamo rivedere in questi giorni, dopo esserci visto un mese fa già, in amicizia anche se c'è stato qualche bacio. Inoltre però col mio ex ci continuavamo a vedere perché io non riuscivo a distaccarmi, a lasciarlo andare, nonostante continuassi a non vedere cambiamenti da parte sua, nonostante continuassimo a discutere, a vedere cose che non mi stavano bene..con questo amico ora mi devo rivedere ma ho paura, perché in questo periodo ho di nuovo riprovato qualcosa per lui, ma è come se andassi a periodi, non so come sentirmi, come riconoscere ciò che provo..mi piace ma allo stesso tempo voglio essere libera o comunque ho paura che poi ci sono atteggiamenti o comportamenti anche banali che non mi piacciono..quindi ritorno sui miei passi e non mi piace più, ma è ovvio che se lo vedo magari vorrei baciarlo, parlare, stare insieme ecc..mi spaventa questo perché non so come riconoscere il tutto, cosa fare, lasciare che le cose vadano da se e vedere come va oppure cosa? non riesco a dare un nome a tutto ciò, a come mi sento...a cosa provo, ho paura di non so neanche cosa, di vederlo e non sapere cosa fare per paura..non lo so
Quello che descrivi non è confusione “senza senso”, ma un conflitto interno molto chiaro
Da una parte il bisogno di vicinanza, dall’altra il bisogno di libertà e protezione
Il punto non è capire subito “chi scegliere”, ma riconoscere che stai ancora elaborando la relazione precedente
Restare in contatto con entrambi mantiene attiva la confusione e rende difficile ascoltarti davvero
Quell’altalenanza che senti non è amore che va e viene, ma un segnale che qualcosa non ti convince fino in fondo
Più che lasciar andare le cose “a caso”, può aiutarti fermarti e chiederti cosa ti fa stare bene nel tempo, non solo nel momento
La paura che senti è utile, ti sta dicendo di non correre
In una fase così è facile perdersi tra emozioni contrastanti
Avere uno spazio per mettere ordine tra bisogni affettivi, paura e desiderio può aiutarti a fare scelte più serene e consapevoli
Da una parte il bisogno di vicinanza, dall’altra il bisogno di libertà e protezione
Il punto non è capire subito “chi scegliere”, ma riconoscere che stai ancora elaborando la relazione precedente
Restare in contatto con entrambi mantiene attiva la confusione e rende difficile ascoltarti davvero
Quell’altalenanza che senti non è amore che va e viene, ma un segnale che qualcosa non ti convince fino in fondo
Più che lasciar andare le cose “a caso”, può aiutarti fermarti e chiederti cosa ti fa stare bene nel tempo, non solo nel momento
La paura che senti è utile, ti sta dicendo di non correre
In una fase così è facile perdersi tra emozioni contrastanti
Avere uno spazio per mettere ordine tra bisogni affettivi, paura e desiderio può aiutarti a fare scelte più serene e consapevoli
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Buongiorno. Da ciò che racconta, sembra che stia attraversando una fase di forte confusione emotiva, in cui si intrecciano la difficoltà a chiudere davvero con il suo ex, il bisogno di sentirsi capita, il desiderio di libertà e l’interesse per questo amico. Dopo una relazione importante, soprattutto se faticosa e con molte discussioni, può essere difficile capire se ciò che si prova per un’altra persona sia desiderio autentico, bisogno di conforto, paura della solitudine o voglia di sentirsi di nuovo vista. Forse, prima di cercare subito un nome definitivo per ciò che sente, potrebbe essere utile concedersi tempo e non trasformare l’incontro in una scelta immediata. Può vederlo, ma restando attenta ai suoi confini e chiedendosi cosa le fa bene davvero, senza usare questa nuova possibilità per non sentire il distacco dall’ex. Un sostegno psicologico, online o in presenza, potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni affettivi e a vivere questa fase con più consapevolezza e meno paura.
Le auguro una buona giornata.
Le auguro una buona giornata.
Cara,
capire e riconoscere i propri sentimenti è una delle più grandi sfide che affrontiamo giornalmente. La cosa peggiore è che dobbiamo affrontarli da soli, perché nessuno può avere un sapere su ciò che alberga nel nostro cuore. Spesso queste situazioni provocano stati d’ansia o di depressione. Tuttavia, un percorso in uno spazio sicuro, in cui riportare ciò che, come lei dice, non riesce a riconoscere, la potrebbe aiutare a capire l’enigma che emerge da questa situazione e a prendere una scelta consapevole per la sua vita.
Spero di esserle stato d’aiuto.
capire e riconoscere i propri sentimenti è una delle più grandi sfide che affrontiamo giornalmente. La cosa peggiore è che dobbiamo affrontarli da soli, perché nessuno può avere un sapere su ciò che alberga nel nostro cuore. Spesso queste situazioni provocano stati d’ansia o di depressione. Tuttavia, un percorso in uno spazio sicuro, in cui riportare ciò che, come lei dice, non riesce a riconoscere, la potrebbe aiutare a capire l’enigma che emerge da questa situazione e a prendere una scelta consapevole per la sua vita.
Spero di esserle stato d’aiuto.
Buongiorno, dal suo breve scritto traspare molta confusione, insicurezza circa ciò che desidera e ciò che prova.. paura per ciò che vorrebbe/non vorrebbe o potrebbe/non potrebbe succedere. Se ne ha la possibilità attraverso una psicoterapia potrebbe provare ad esplorare questi vissuti.. imparare ad ascoltarsi e riconoscere meglio i suoi sentimenti.. conoscersi in generale con meno senso di spaesamento. Dott.ssa Bonomi
Da ciò che descrive emerge una comprensibile ambivalenza emotiva: da un lato il coinvolgimento verso questa nuova persona, dall’altro il bisogno di mantenere distanza e di tutelarsi. Dinamiche di questo tipo possono essere frequenti quando una relazione significativa non è ancora del tutto elaborata.
In questi casi può essere utile concedersi il tempo di comprendere meglio i propri vissuti, senza sentirsi obbligata a definire subito ciò che prova o a entrare rapidamente in una nuova relazione.
A volte, infatti, uno spazio per sé in cui imparare a riconoscere le proprie emozioni e i propri vissuti aiuta a chiarire cosa si cerca davvero e a distinguere ciò che appartiene al passato da ciò che si desidera costruire nel presente.
In questi casi può essere utile concedersi il tempo di comprendere meglio i propri vissuti, senza sentirsi obbligata a definire subito ciò che prova o a entrare rapidamente in una nuova relazione.
A volte, infatti, uno spazio per sé in cui imparare a riconoscere le proprie emozioni e i propri vissuti aiuta a chiarire cosa si cerca davvero e a distinguere ciò che appartiene al passato da ciò che si desidera costruire nel presente.
Buon giorno,
leggendo la sua condivisione percepisco con chiarezza tutta la sua confusione e il senso di disorientamento che prova, e che la mettono in difficoltà nel dare significato a questi due rapporti, quello con il suo ex fidanzato e quello con il suo amico.
Ciò che arriva è, da un lato, un senso di maggiore sintonia con questo suo amico, che le dà quell'ascolto e quel riconoscimento, che probabilmente la fanno sentire più vera, e le fanno vivere quel rapporto con maggiore serenità e un maggior senso di connessione. D'altra parte, la presenza del suo ex, nonostante la consapevolezza dei problemi nella relazione, inevitabilmente la porta a restare in sospeso in questo rapporto, quasi in attesa che quel cambiamento che tanto desidera possa finalmente realizzarsi, mentre nel frattempo i ricordi piacevoli costruiti insieme a questa persona riescono a tenerla ancorata a questo rapporto, offuscandone quasi le problematiche che lo hanno portato a termine.
Il senso di indecisione è comprensibile, come comprensibili sono i motivi per cui si sente legata all'uno, ma anche all'altro.
Ciò che mi sento di dirle, è che situazioni come questa necessitano di un momento in cui fermarsi, prendere momentaneamente le distanze da ciò che ci confonde, e dedicarsi invece ad un ascolto attento dei nostri bisogni più intimi, di ciò che vorremmo davvero.
Perché se si darà l'occasione di scegliere in base a ciò che davvero lei desidera e la fa star bene, difficilmente potrà pentirsene, e questo indipendentemente dal fatto che tale rapporto duri o giunga a termine. E lo stesso vale nel caso in cui scegliesse di non avere alcuna relazione, e anzi prendersi del tempo per stare in compagnia di se stessa e conoscersi meglio.
Se poi avesse la curiosità di sperimentarsi in un contesto di conoscenza di sé, e ascolto non giudicante, mi contatti pure: sarò felice di aiutarla a trovare le risposte che già custodisce dentro se stessa.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa AM Beavers
leggendo la sua condivisione percepisco con chiarezza tutta la sua confusione e il senso di disorientamento che prova, e che la mettono in difficoltà nel dare significato a questi due rapporti, quello con il suo ex fidanzato e quello con il suo amico.
Ciò che arriva è, da un lato, un senso di maggiore sintonia con questo suo amico, che le dà quell'ascolto e quel riconoscimento, che probabilmente la fanno sentire più vera, e le fanno vivere quel rapporto con maggiore serenità e un maggior senso di connessione. D'altra parte, la presenza del suo ex, nonostante la consapevolezza dei problemi nella relazione, inevitabilmente la porta a restare in sospeso in questo rapporto, quasi in attesa che quel cambiamento che tanto desidera possa finalmente realizzarsi, mentre nel frattempo i ricordi piacevoli costruiti insieme a questa persona riescono a tenerla ancorata a questo rapporto, offuscandone quasi le problematiche che lo hanno portato a termine.
Il senso di indecisione è comprensibile, come comprensibili sono i motivi per cui si sente legata all'uno, ma anche all'altro.
Ciò che mi sento di dirle, è che situazioni come questa necessitano di un momento in cui fermarsi, prendere momentaneamente le distanze da ciò che ci confonde, e dedicarsi invece ad un ascolto attento dei nostri bisogni più intimi, di ciò che vorremmo davvero.
Perché se si darà l'occasione di scegliere in base a ciò che davvero lei desidera e la fa star bene, difficilmente potrà pentirsene, e questo indipendentemente dal fatto che tale rapporto duri o giunga a termine. E lo stesso vale nel caso in cui scegliesse di non avere alcuna relazione, e anzi prendersi del tempo per stare in compagnia di se stessa e conoscersi meglio.
Se poi avesse la curiosità di sperimentarsi in un contesto di conoscenza di sé, e ascolto non giudicante, mi contatti pure: sarò felice di aiutarla a trovare le risposte che già custodisce dentro se stessa.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa AM Beavers
Buongiorno, le rispondo partendo da una premessa: nella sua domanda mancano alcuni elementi importanti. Non sappiamo quanto sia davvero chiusa la relazione con il suo ex, che tipo di contatti abbiate ancora, quali aspettative abbia questo amico, se lui sappia quanto lei sia ancora confusa e se questa oscillazione tra desiderio e fuga le capiti anche in altri rapporti. Per questo non posso dirle con certezza “cosa prova”, ma posso offrirle un’ipotesi a partire da ciò che racconta.
Da quello che scrive, il punto non sembra essere solo capire se questo amico le piace o no. Sembra piuttosto che lui sia arrivato in un momento in cui lei non ha ancora lasciato del tutto il passato, ma sente già il bisogno di essere capita in modo diverso.
Con lui si sente ascoltata, vista, forse più libera. Però appena la possibilità diventa concreta, compaiono paura, dubbi, fastidi, bisogno di scappare. È come se una parte di lei volesse avvicinarsi e un’altra iniziasse subito a cercare il motivo per non farlo.
Non le suggerirei né di buttarsi, né di sparire. Le suggerirei di togliere a questo incontro il peso di una scelta definitiva. Può vederlo, se lo desidera, ma con molta chiarezza: non per decidere subito se sarà qualcosa, non per dimenticare l’ex, non per riempire un vuoto, ma per osservare come sta davvero quando non deve né fuggire né promettere.
Potrebbe anche dirgli una cosa semplice: “Mi fa piacere vederti, ma sono in una fase confusa e non voglio correre né creare aspettative che non so ancora sostenere”.
Questo non spegne il sentimento, lo rende più pulito.
La domanda utile, per ora, non è: “Mi piace abbastanza?”. È: “Sto andando verso di lui o sto cercando un modo per non sentire il distacco dall’altro?”. Sono due movimenti molto diversi.
Se si accorge che ogni vicinanza diventa subito ansia, controllo dei difetti o bisogno di fuga, può essere utile approfondirlo con un professionista. Non per trovare subito l’etichetta giusta, ma per capire perché il desiderio, appena diventa reale, le fa così paura.
Un caro saluto.
Da quello che scrive, il punto non sembra essere solo capire se questo amico le piace o no. Sembra piuttosto che lui sia arrivato in un momento in cui lei non ha ancora lasciato del tutto il passato, ma sente già il bisogno di essere capita in modo diverso.
Con lui si sente ascoltata, vista, forse più libera. Però appena la possibilità diventa concreta, compaiono paura, dubbi, fastidi, bisogno di scappare. È come se una parte di lei volesse avvicinarsi e un’altra iniziasse subito a cercare il motivo per non farlo.
Non le suggerirei né di buttarsi, né di sparire. Le suggerirei di togliere a questo incontro il peso di una scelta definitiva. Può vederlo, se lo desidera, ma con molta chiarezza: non per decidere subito se sarà qualcosa, non per dimenticare l’ex, non per riempire un vuoto, ma per osservare come sta davvero quando non deve né fuggire né promettere.
Potrebbe anche dirgli una cosa semplice: “Mi fa piacere vederti, ma sono in una fase confusa e non voglio correre né creare aspettative che non so ancora sostenere”.
Questo non spegne il sentimento, lo rende più pulito.
La domanda utile, per ora, non è: “Mi piace abbastanza?”. È: “Sto andando verso di lui o sto cercando un modo per non sentire il distacco dall’altro?”. Sono due movimenti molto diversi.
Se si accorge che ogni vicinanza diventa subito ansia, controllo dei difetti o bisogno di fuga, può essere utile approfondirlo con un professionista. Non per trovare subito l’etichetta giusta, ma per capire perché il desiderio, appena diventa reale, le fa così paura.
Un caro saluto.
In questi casi la paura può farci sentire paralizzati e dubitare dei propri sentimenti è il caso di rivolgersi a un professionista serio che possa aiutarla con un percorso specifico a superare questa situazione momentanea di impasse
Salve,
quello che descrive sembra molto meno “strano” di quanto probabilmente le appare in questo momento. A volte, quando si esce da una relazione importante — soprattutto una relazione che per anni ha avuto un peso emotivo forte — non ci si ritrova subito con sentimenti chiari, lineari e coerenti. Spesso convivono desiderio di vicinanza, bisogno di libertà, nostalgia, paura di soffrire di nuovo e bisogno di sentirsi finalmente capita.
Nel suo racconto sembra esserci un elemento centrale: con questo ragazzo lei si sente vista, ascoltata, compresa emotivamente, e questo probabilmente ha toccato qualcosa che nella relazione con il suo ex sentiva mancare da tempo. È comprensibile quindi che si sia creata una vicinanza emotiva importante.
Allo stesso tempo però si percepisce anche molta paura di “rientrare” in qualcosa che poi possa deluderla, soffocarla o farle perdere quella libertà che oggi forse sente di voler proteggere. E questo non significa necessariamente che lui non le piaccia davvero. A volte significa semplicemente che in questo momento lei è ancora molto in contatto con la paura di scegliere, legarsi o ritrovarsi dentro dinamiche che teme di rivivere.
Mi sembra anche che lei stia cercando a tutti i costi di capire subito “che cos’è” ciò che prova: amore, attrazione, amicizia, confusione, interesse vero oppure no. Ma le emozioni non sempre si lasciano definire immediatamente, soprattutto quando si è appena usciti da una relazione significativa e non del tutto elaborata.
Forse, più che obbligarsi ora a dare un nome preciso a tutto, potrebbe provare a concedersi un po’ più di esperienza e un po’ meno controllo. Vederlo, stare con lui, osservare come si sente davvero quando è presente, senza pretendere di dover decidere immediatamente che direzione prenderà questa relazione.
Perché da ciò che scrive non sembra tanto che lei “non provi nulla”, quanto piuttosto che abbia molta paura delle conseguenze emotive di ciò che potrebbe provare.
Se sente che tutta questa confusione emotiva le crea molta fatica o la porta continuamente a tornare sui suoi passi senza riuscire a capire davvero cosa desidera, potrebbe esserle utile anche intraprendere un percorso psicologico che la aiuti a fare maggiore chiarezza su di sé, sui suoi bisogni affettivi e sulle dinamiche relazionali che oggi la fanno sentire così combattuta.
Resto a disposizione, se vorrà.
quello che descrive sembra molto meno “strano” di quanto probabilmente le appare in questo momento. A volte, quando si esce da una relazione importante — soprattutto una relazione che per anni ha avuto un peso emotivo forte — non ci si ritrova subito con sentimenti chiari, lineari e coerenti. Spesso convivono desiderio di vicinanza, bisogno di libertà, nostalgia, paura di soffrire di nuovo e bisogno di sentirsi finalmente capita.
Nel suo racconto sembra esserci un elemento centrale: con questo ragazzo lei si sente vista, ascoltata, compresa emotivamente, e questo probabilmente ha toccato qualcosa che nella relazione con il suo ex sentiva mancare da tempo. È comprensibile quindi che si sia creata una vicinanza emotiva importante.
Allo stesso tempo però si percepisce anche molta paura di “rientrare” in qualcosa che poi possa deluderla, soffocarla o farle perdere quella libertà che oggi forse sente di voler proteggere. E questo non significa necessariamente che lui non le piaccia davvero. A volte significa semplicemente che in questo momento lei è ancora molto in contatto con la paura di scegliere, legarsi o ritrovarsi dentro dinamiche che teme di rivivere.
Mi sembra anche che lei stia cercando a tutti i costi di capire subito “che cos’è” ciò che prova: amore, attrazione, amicizia, confusione, interesse vero oppure no. Ma le emozioni non sempre si lasciano definire immediatamente, soprattutto quando si è appena usciti da una relazione significativa e non del tutto elaborata.
Forse, più che obbligarsi ora a dare un nome preciso a tutto, potrebbe provare a concedersi un po’ più di esperienza e un po’ meno controllo. Vederlo, stare con lui, osservare come si sente davvero quando è presente, senza pretendere di dover decidere immediatamente che direzione prenderà questa relazione.
Perché da ciò che scrive non sembra tanto che lei “non provi nulla”, quanto piuttosto che abbia molta paura delle conseguenze emotive di ciò che potrebbe provare.
Se sente che tutta questa confusione emotiva le crea molta fatica o la porta continuamente a tornare sui suoi passi senza riuscire a capire davvero cosa desidera, potrebbe esserle utile anche intraprendere un percorso psicologico che la aiuti a fare maggiore chiarezza su di sé, sui suoi bisogni affettivi e sulle dinamiche relazionali che oggi la fanno sentire così combattuta.
Resto a disposizione, se vorrà.
Se sei in questo stato di intensa confusione forse è solo il caso di attendere che le cose si facciano un po' più limpide da sole...perché succederà di certo. Se ancora non hai ben chiaro cosa fare o cosa provi vuol dire semplicemente che non sei pronta. Devi imparare a stare in questa situazione avendo pazienza con te stessa, ascoltandoti, senza bisogno di dover interpretare qualsiasi tipo di segnale... Ridimensiona il tutto, sapendo che la percezione che tutto è fondamentale e importante è solo tua, riflette una situazione particolare e momentanea, non è la realtà delle cose.
«Non lo so» rende difficile un dialogo con lo psicologo...
Comunque lei accenna che con il suo ex non c'era una particolare sintonia emotiva, che invece percepisce con l'altro ragazzo. Questo è un indicatore molto importante, da tenere in tasca ben stretto: magari con l'altro ragazzo non nascerà nulla di significativo, ma resta che lei cerca qualcuno con cui condividere la capacità di capirsi anzitutto dal punto di vista emotivo. E' un ottimo punto di partenza.
Comunque lei accenna che con il suo ex non c'era una particolare sintonia emotiva, che invece percepisce con l'altro ragazzo. Questo è un indicatore molto importante, da tenere in tasca ben stretto: magari con l'altro ragazzo non nascerà nulla di significativo, ma resta che lei cerca qualcuno con cui condividere la capacità di capirsi anzitutto dal punto di vista emotivo. E' un ottimo punto di partenza.
Quello che descrivi non è così confuso come ti sembra: è una fase di passaggio, in cui stai uscendo da una relazione importante senza averla ancora del tutto “lasciata andare”, mentre allo stesso tempo si riattiva un legame che ti offre qualcosa che prima ti mancava.
È comprensibile che i tuoi sentimenti siano altalenanti. Da una parte c’è il bisogno di vicinanza, di sentirti capita, di lasciarti andare; dall’altra emerge il bisogno di libertà, il timore di ritrovarti in dinamiche che non ti convincono o di fare una scelta “sbagliata”.
Il fatto che tu faccia fatica a “dare un nome” a ciò che provi non indica che ci sia qualcosa che non va, ma che sei in una fase in cui le emozioni sono ancora in evoluzione. Cercare subito una definizione chiara può aumentare la pressione e la confusione.
Più che decidere subito cosa fare con questa persona, può essere utile osservare come ti senti quando sei con lui e anche dopo, senza forzarti in una direzione. Allo stesso tempo, il legame ancora attivo con il tuo ex può rendere più difficile capire cosa provi davvero, perché tiene aperto un coinvolgimento emotivo che non si è ancora concluso. La paura che descrivi sembra legata proprio a questo: al timore di scegliere senza sentirti davvero sicura, o di ritrovarti in qualcosa che poi non ti rappresenta.
Se senti che questa confusione ti blocca o ti mette in difficoltà, potrebbe essere utile prenderti uno spazio di confronto con un professionista. Un colloquio psicologico può aiutarti a chiarire meglio i tuoi bisogni emotivi e relazionali, così da fare scelte più consapevoli e in linea con te stessa, senza dover forzare risposte immediate.
È comprensibile che i tuoi sentimenti siano altalenanti. Da una parte c’è il bisogno di vicinanza, di sentirti capita, di lasciarti andare; dall’altra emerge il bisogno di libertà, il timore di ritrovarti in dinamiche che non ti convincono o di fare una scelta “sbagliata”.
Il fatto che tu faccia fatica a “dare un nome” a ciò che provi non indica che ci sia qualcosa che non va, ma che sei in una fase in cui le emozioni sono ancora in evoluzione. Cercare subito una definizione chiara può aumentare la pressione e la confusione.
Più che decidere subito cosa fare con questa persona, può essere utile osservare come ti senti quando sei con lui e anche dopo, senza forzarti in una direzione. Allo stesso tempo, il legame ancora attivo con il tuo ex può rendere più difficile capire cosa provi davvero, perché tiene aperto un coinvolgimento emotivo che non si è ancora concluso. La paura che descrivi sembra legata proprio a questo: al timore di scegliere senza sentirti davvero sicura, o di ritrovarti in qualcosa che poi non ti rappresenta.
Se senti che questa confusione ti blocca o ti mette in difficoltà, potrebbe essere utile prenderti uno spazio di confronto con un professionista. Un colloquio psicologico può aiutarti a chiarire meglio i tuoi bisogni emotivi e relazionali, così da fare scelte più consapevoli e in linea con te stessa, senza dover forzare risposte immediate.
Gentile utente,la ringrazio per aver condiviso con sincerità ciò che sta vivendo. Da quello che racconta emerge una situazione emotivamente complessa, in cui sembrano intrecciarsi più aspetti: la fine di una relazione importante, la difficoltà a separarsi davvero dal suo ex, il riavvicinamento a una persona con cui si è sentita capita e accolta, e allo stesso tempo il bisogno di libertà e di non sentirsi nuovamente coinvolta in qualcosa che potrebbe farla stare male.
È comprensibile che in questo momento faccia fatica a “dare un nome” a ciò che prova. Dopo una relazione lunga e significativa, soprattutto se il distacco non è stato netto, i sentimenti possono essere molto altalenanti: un giorno può prevalere la nostalgia, un altro il desiderio di leggerezza, un altro ancora la curiosità o l’attrazione verso una nuova persona. Questa oscillazione non significa necessariamente che lei stia sbagliando o che non sappia cosa vuole; potrebbe indicare che è ancora in una fase di elaborazione e di riassestamento emotivo.
Rispetto a questo amico, forse più che chiedersi subito “mi piace davvero o no?”, potrebbe essere utile chiedersi: “come mi sento quando sono con lui?”, “mi sento libera di essere me stessa?”, “mi avvicino a lui per desiderio o per colmare un vuoto?”, “sto cercando una relazione o ho bisogno di tempo per capire me stessa?”. A volte il problema non è tanto scegliere immediatamente, ma concedersi il diritto di procedere con calma, senza forzarsi a definire tutto subito.
Allo stesso tempo, è importante ascoltare anche le sue paure e i suoi segnali interni. Se alcuni comportamenti la fanno arretrare o la mettono in allarme, non vanno ignorati, ma osservati con attenzione: possono essere paure legate a esperienze precedenti, oppure segnali di bisogni reali che meritano rispetto.
Il mio suggerimento è di non sentirsi obbligata a prendere una decisione definitiva adesso. Può incontrarlo, se lo desidera, mantenendo però un ritmo che la faccia sentire al sicuro e libera. Potrebbe anche comunicargli con semplicità che sta vivendo un momento di confusione e che ha bisogno di tempo, senza sentirsi in dovere di trasformare subito questo legame in qualcosa di definito.
Se questa confusione dovesse diventare molto pesante o ripetersi nelle relazioni, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi, le sue paure, il modo in cui vive il distacco e il coinvolgimento emotivo. Non per darle una risposta “giusta” dall’esterno, ma per aiutarla a riconoscere con più chiarezza ciò che sente e ciò che desidera davvero.
Un caro saluto.
È comprensibile che in questo momento faccia fatica a “dare un nome” a ciò che prova. Dopo una relazione lunga e significativa, soprattutto se il distacco non è stato netto, i sentimenti possono essere molto altalenanti: un giorno può prevalere la nostalgia, un altro il desiderio di leggerezza, un altro ancora la curiosità o l’attrazione verso una nuova persona. Questa oscillazione non significa necessariamente che lei stia sbagliando o che non sappia cosa vuole; potrebbe indicare che è ancora in una fase di elaborazione e di riassestamento emotivo.
Rispetto a questo amico, forse più che chiedersi subito “mi piace davvero o no?”, potrebbe essere utile chiedersi: “come mi sento quando sono con lui?”, “mi sento libera di essere me stessa?”, “mi avvicino a lui per desiderio o per colmare un vuoto?”, “sto cercando una relazione o ho bisogno di tempo per capire me stessa?”. A volte il problema non è tanto scegliere immediatamente, ma concedersi il diritto di procedere con calma, senza forzarsi a definire tutto subito.
Allo stesso tempo, è importante ascoltare anche le sue paure e i suoi segnali interni. Se alcuni comportamenti la fanno arretrare o la mettono in allarme, non vanno ignorati, ma osservati con attenzione: possono essere paure legate a esperienze precedenti, oppure segnali di bisogni reali che meritano rispetto.
Il mio suggerimento è di non sentirsi obbligata a prendere una decisione definitiva adesso. Può incontrarlo, se lo desidera, mantenendo però un ritmo che la faccia sentire al sicuro e libera. Potrebbe anche comunicargli con semplicità che sta vivendo un momento di confusione e che ha bisogno di tempo, senza sentirsi in dovere di trasformare subito questo legame in qualcosa di definito.
Se questa confusione dovesse diventare molto pesante o ripetersi nelle relazioni, un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i suoi bisogni affettivi, le sue paure, il modo in cui vive il distacco e il coinvolgimento emotivo. Non per darle una risposta “giusta” dall’esterno, ma per aiutarla a riconoscere con più chiarezza ciò che sente e ciò che desidera davvero.
Un caro saluto.
Buongiorno,
da ciò che scrive sembra che in questo momento stia vivendo una fase emotiva in cui convivono contemporaneamente bisogno di vicinanza, desiderio di libertà, paura di soffrire e difficoltà a capire cosa prova davvero.
È una condizione che può generare molta confusione soprattutto quando si esce da una relazione importante e il distacco non è ancora stato realmente elaborato.
In situazioni così, è abbastanza comune vivere sentimenti “altalenanti”. A volte il desiderio di vicinanza e coinvolgimento emerge molto forte, altre volte invece prevalgono il bisogno di autonomia, la paura di rimanere delusi o il timore di ritrovarsi in dinamiche che fanno stare male. Questo non significa necessariamente che ciò che prova non sia autentico ma che probabilmente dentro di lei ci sono bisogni diversi che stanno cercando spazio contemporaneamente.
Mi colpisce il fatto che lei dica più volte: “non so cosa provo”, “non riesco a dare un nome a quello che sento”.
A volte cerchiamo di trovare subito una definizione chiara (“mi piace”, “lo amo”, “non provo nulla”), ma le emozioni, soprattutto dopo una relazione intensa e non del tutto chiusa emotivamente, possono essere molto più sfumate.
Non sempre serve decidere immediatamente cosa sarà un rapporto.
A volte lasciare che le cose si sviluppino con gradualità, senza forzarsi a dare subito un’etichetta o una direzione definitiva, permette di ascoltarsi meglio.
Allo stesso tempo, potrebbe essere importante riconoscere che forse una parte della confusione deriva anche dal fatto che il legame con il suo ex non sembra ancora davvero concluso emotivamente.
Finché una relazione rimane “aperta dentro”, può essere difficile vivere serenamente una nuova vicinanza.
Potrebbe aiutarla provare a rallentare un po’, senza obbligarsi a capire tutto subito. Osservare cosa accade quando vi vedete, come si sente nel corpo e nelle emozioni, senza cercare immediatamente una risposta definitiva, può darle informazioni molto più autentiche di tanti ragionamenti fatti in anticipo.
Un cordiale saluto.
da ciò che scrive sembra che in questo momento stia vivendo una fase emotiva in cui convivono contemporaneamente bisogno di vicinanza, desiderio di libertà, paura di soffrire e difficoltà a capire cosa prova davvero.
È una condizione che può generare molta confusione soprattutto quando si esce da una relazione importante e il distacco non è ancora stato realmente elaborato.
In situazioni così, è abbastanza comune vivere sentimenti “altalenanti”. A volte il desiderio di vicinanza e coinvolgimento emerge molto forte, altre volte invece prevalgono il bisogno di autonomia, la paura di rimanere delusi o il timore di ritrovarsi in dinamiche che fanno stare male. Questo non significa necessariamente che ciò che prova non sia autentico ma che probabilmente dentro di lei ci sono bisogni diversi che stanno cercando spazio contemporaneamente.
Mi colpisce il fatto che lei dica più volte: “non so cosa provo”, “non riesco a dare un nome a quello che sento”.
A volte cerchiamo di trovare subito una definizione chiara (“mi piace”, “lo amo”, “non provo nulla”), ma le emozioni, soprattutto dopo una relazione intensa e non del tutto chiusa emotivamente, possono essere molto più sfumate.
Non sempre serve decidere immediatamente cosa sarà un rapporto.
A volte lasciare che le cose si sviluppino con gradualità, senza forzarsi a dare subito un’etichetta o una direzione definitiva, permette di ascoltarsi meglio.
Allo stesso tempo, potrebbe essere importante riconoscere che forse una parte della confusione deriva anche dal fatto che il legame con il suo ex non sembra ancora davvero concluso emotivamente.
Finché una relazione rimane “aperta dentro”, può essere difficile vivere serenamente una nuova vicinanza.
Potrebbe aiutarla provare a rallentare un po’, senza obbligarsi a capire tutto subito. Osservare cosa accade quando vi vedete, come si sente nel corpo e nelle emozioni, senza cercare immediatamente una risposta definitiva, può darle informazioni molto più autentiche di tanti ragionamenti fatti in anticipo.
Un cordiale saluto.
Salve. La sua fatica è assolutamente comprensibile, ma vorrei subito rassicurarla su un punto: non riuscire a "dare un nome" a ciò che prova in questo momento non è il sintomo di un suo difetto.
Viviamo in una cultura che ci esige di avere sempre tutto chiaro e di etichettare immediatamente ogni rapporto. Quando usciamo da una storia importante, questa pretesa di certezza assoluta diventa un peso insostenibile che prende la forma della Paura.
Proviamo a capovolgere la prospettiva: e se questa sua indecisione non fosse un problema da risolvere? I suoi dubbi, il desiderio di libertà e i passi indietro ci raccontano in realtà quanto sia diventato vitale, per lei, proteggere i propri confini. Questa "confusione" è semplicemente il suo modo di tutelarsi per non ritrovarsi incastrata in dinamiche che non le piacciono.
Non c'è alcun obbligo di forzare i tempi o di prendere una decisione oggi. Se in futuro lo riterrà utile, un supporto psicologico potrà aiutarla non a "guarire" da questa indecisione, ma a usarla come bussola per capire quali valori relazionali vuole davvero onorare in questa nuova fase della sua vita.
Viviamo in una cultura che ci esige di avere sempre tutto chiaro e di etichettare immediatamente ogni rapporto. Quando usciamo da una storia importante, questa pretesa di certezza assoluta diventa un peso insostenibile che prende la forma della Paura.
Proviamo a capovolgere la prospettiva: e se questa sua indecisione non fosse un problema da risolvere? I suoi dubbi, il desiderio di libertà e i passi indietro ci raccontano in realtà quanto sia diventato vitale, per lei, proteggere i propri confini. Questa "confusione" è semplicemente il suo modo di tutelarsi per non ritrovarsi incastrata in dinamiche che non le piacciono.
Non c'è alcun obbligo di forzare i tempi o di prendere una decisione oggi. Se in futuro lo riterrà utile, un supporto psicologico potrà aiutarla non a "guarire" da questa indecisione, ma a usarla come bussola per capire quali valori relazionali vuole davvero onorare in questa nuova fase della sua vita.
Buongiorno, prima ancora di scegliere cosa fare con il suo amico, forse avrebbe bisogno di capire cosa sta provando lei in questo momento. In una situazione come quella che descrive è difficile capire come muoversi e avere paura è più che normale.
Se vuole dare un nome a queste sensazioni, capire le emozioni che sta provando in questo momento, il supporto psicologico potrebbe essere la giusta strada.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Se vuole dare un nome a queste sensazioni, capire le emozioni che sta provando in questo momento, il supporto psicologico potrebbe essere la giusta strada.
Grazie per la sua condivisione, buona giornata
Salve, quello che descrivi è una situazione emotivamente molto comune dopo una relazione importante e lunga, soprattutto quando c’è ancora un legame “attivo” con l’ex e contemporaneamente si riattiva un’altra persona significativa del passato.
Da ciò che racconti emergono alcuni elementi chiave:
1. Ambivalenza emotiva
È come se tu oscillassi tra più poli: desiderio di vicinanza, attrazione, bisogno di contatto e, allo stesso tempo, paura, dubbio e necessità di libertà. Questa alternanza non significa “non sapere cosa vuoi”, ma spesso indica che dentro di te convivono bisogni diversi non ancora integrati.
2. Legame non chiuso con l’ex
Il fatto che continuiate a vedervi nonostante le difficoltà e la mancanza di cambiamenti può rendere più difficile elaborare la separazione. Quando una relazione non è davvero conclusa emotivamente, lo spazio interno per qualcosa di nuovo resta “instabile”.
3. Il ruolo dell’amico
Questa persona sembra rappresentare per te soprattutto ascolto, comprensione e validazione emotiva. Elementi che, a quanto dici, ti sono mancati nella relazione precedente. È importante però distinguere tra:
il bisogno di essere capita e accolta
il sentimento reale verso la persona
A volte, in fasi di transizione, l’attrazione si mescola al bisogno di sicurezza emotiva.
4. La paura che descrivi
Non è tanto paura “di lui”, ma paura di:
sbagliare scelta
perdere controllo sulle emozioni
soffrire o ripetere dinamiche già vissute
Quando c’è questa attivazione emotiva, è facile passare da “mi piace” a “non sono sicura” in modo rapido.
Cosa può aiutarti concretamente
Non forzare una definizione immediata di ciò che provi. Le emozioni, in questa fase, possono essere fluide e contraddittorie.
Separare i piani: chiederti non solo “cosa provo?”, ma anche “come sto quando sono con lui?”, “mi sento libera o in ansia?”, “mi sento coerente con me stessa?”
Andare con gradualità nei comportamenti: rivederlo non implica dover decidere subito una direzione o vivere subito una relazione.
Osservare i tuoi schemi: quando ti avvicini e poi ti allontani, cosa si attiva dentro di te? paura, delusione, aspettative?
Darti tempo senza pressioni decisionali immediate.
In sintesi, non è necessario “dare un nome preciso” subito a ciò che provi: spesso le emozioni si chiariscono solo nel tempo e attraverso l’esperienza, soprattutto quando si esce da una relazione importante e ancora non completamente elaborata.
Per la complessità del vissuto emotivo e relazionale che descrivi, è comunque consigliabile approfondire con uno specialista, così da poter dare ordine ai vissuti e comprendere meglio i tuoi bisogni affettivi e i tuoi schemi relazionali.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da ciò che racconti emergono alcuni elementi chiave:
1. Ambivalenza emotiva
È come se tu oscillassi tra più poli: desiderio di vicinanza, attrazione, bisogno di contatto e, allo stesso tempo, paura, dubbio e necessità di libertà. Questa alternanza non significa “non sapere cosa vuoi”, ma spesso indica che dentro di te convivono bisogni diversi non ancora integrati.
2. Legame non chiuso con l’ex
Il fatto che continuiate a vedervi nonostante le difficoltà e la mancanza di cambiamenti può rendere più difficile elaborare la separazione. Quando una relazione non è davvero conclusa emotivamente, lo spazio interno per qualcosa di nuovo resta “instabile”.
3. Il ruolo dell’amico
Questa persona sembra rappresentare per te soprattutto ascolto, comprensione e validazione emotiva. Elementi che, a quanto dici, ti sono mancati nella relazione precedente. È importante però distinguere tra:
il bisogno di essere capita e accolta
il sentimento reale verso la persona
A volte, in fasi di transizione, l’attrazione si mescola al bisogno di sicurezza emotiva.
4. La paura che descrivi
Non è tanto paura “di lui”, ma paura di:
sbagliare scelta
perdere controllo sulle emozioni
soffrire o ripetere dinamiche già vissute
Quando c’è questa attivazione emotiva, è facile passare da “mi piace” a “non sono sicura” in modo rapido.
Cosa può aiutarti concretamente
Non forzare una definizione immediata di ciò che provi. Le emozioni, in questa fase, possono essere fluide e contraddittorie.
Separare i piani: chiederti non solo “cosa provo?”, ma anche “come sto quando sono con lui?”, “mi sento libera o in ansia?”, “mi sento coerente con me stessa?”
Andare con gradualità nei comportamenti: rivederlo non implica dover decidere subito una direzione o vivere subito una relazione.
Osservare i tuoi schemi: quando ti avvicini e poi ti allontani, cosa si attiva dentro di te? paura, delusione, aspettative?
Darti tempo senza pressioni decisionali immediate.
In sintesi, non è necessario “dare un nome preciso” subito a ciò che provi: spesso le emozioni si chiariscono solo nel tempo e attraverso l’esperienza, soprattutto quando si esce da una relazione importante e ancora non completamente elaborata.
Per la complessità del vissuto emotivo e relazionale che descrivi, è comunque consigliabile approfondire con uno specialista, così da poter dare ordine ai vissuti e comprendere meglio i tuoi bisogni affettivi e i tuoi schemi relazionali.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno, sono la dottoressa Marika, nonchè psicologa clinica e quello che descrive è molto frequente dopo una relazione importante, soprattutto quando il legame non si è realmente chiuso sul piano emotivo. In questo momento sembra che dentro di lei convivano bisogni diversi: il desiderio di vicinanza, comprensione e complicità, ma anche il bisogno di libertà, autonomia e protezione dalla sofferenza. Per questo i suoi sentimenti appaiono così altalenanti.
Da ciò che racconta, non emerge tanto l’assenza totale di interesse verso questo ragazzo, quanto piuttosto una forte ambivalenza: quando lui è distante sente il desiderio di cercarlo, di stare bene con lui, di condividere; quando invece la relazione potrebbe diventare più concreta e reale, emergono dubbi, paura, fastidio per alcuni aspetti e il bisogno di prendere le distanze. Questo movimento di avvicinamento e allontanamento spesso non significa “non provare niente”, ma piuttosto avere difficoltà a sentirsi emotivamente sicuri dentro una relazione.
Inoltre lei sta ancora elaborando la fine del rapporto con il suo ex, con cui il distacco sembra non essere stato netto. Finché una relazione resta emotivamente aperta, può essere difficile capire davvero cosa si prova per un’altra persona, perché una parte di energie emotive resta ancora legata al passato.
Non credo che in questo momento lei debba forzarsi a “dare subito un nome” a ciò che prova. I sentimenti raramente sono chiari e definitivi da subito, soprattutto quando ci sono confusione, paura e bisogno di protezione. Più cerca una certezza immediata (“mi piace davvero oppure no?”), più rischia di aumentare l’ansia e il controllo su ogni emozione o comportamento.
Potrebbe invece essere utile provare a vivere questo incontro con meno pressione, senza sentirsi obbligata a decidere subito cosa sarà questa relazione. Osservi come si sente quando è con lui: se riesce ad essere spontanea, serena, ascoltata, libera di essere se stessa. Le emozioni spesso diventano più comprensibili quando vengono vissute, non analizzate continuamente nella mente.
Si dia anche il permesso di avere paura e dubbi: non significa necessariamente che sta sbagliando qualcosa. Sta attraversando una fase di cambiamento emotivo e di ridefinizione dei suoi bisogni affettivi, ed è normale sentirsi confusi.
Rimango a disposizione
Dott.ssa Marika
Da ciò che racconta, non emerge tanto l’assenza totale di interesse verso questo ragazzo, quanto piuttosto una forte ambivalenza: quando lui è distante sente il desiderio di cercarlo, di stare bene con lui, di condividere; quando invece la relazione potrebbe diventare più concreta e reale, emergono dubbi, paura, fastidio per alcuni aspetti e il bisogno di prendere le distanze. Questo movimento di avvicinamento e allontanamento spesso non significa “non provare niente”, ma piuttosto avere difficoltà a sentirsi emotivamente sicuri dentro una relazione.
Inoltre lei sta ancora elaborando la fine del rapporto con il suo ex, con cui il distacco sembra non essere stato netto. Finché una relazione resta emotivamente aperta, può essere difficile capire davvero cosa si prova per un’altra persona, perché una parte di energie emotive resta ancora legata al passato.
Non credo che in questo momento lei debba forzarsi a “dare subito un nome” a ciò che prova. I sentimenti raramente sono chiari e definitivi da subito, soprattutto quando ci sono confusione, paura e bisogno di protezione. Più cerca una certezza immediata (“mi piace davvero oppure no?”), più rischia di aumentare l’ansia e il controllo su ogni emozione o comportamento.
Potrebbe invece essere utile provare a vivere questo incontro con meno pressione, senza sentirsi obbligata a decidere subito cosa sarà questa relazione. Osservi come si sente quando è con lui: se riesce ad essere spontanea, serena, ascoltata, libera di essere se stessa. Le emozioni spesso diventano più comprensibili quando vengono vissute, non analizzate continuamente nella mente.
Si dia anche il permesso di avere paura e dubbi: non significa necessariamente che sta sbagliando qualcosa. Sta attraversando una fase di cambiamento emotivo e di ridefinizione dei suoi bisogni affettivi, ed è normale sentirsi confusi.
Rimango a disposizione
Dott.ssa Marika
Comprendo profondamente questo senso di smarrimento che descrive, questa sensazione di trovarsi come in mezzo a una nebbia fitta dove i contorni dei Suoi sentimenti appaiono e scompaiono a intermittenza. È estenuante vivere in un conflitto dove il desiderio di vicinanza si scontra continuamente con il bisogno di protezione e di libertà.
In una prospettiva che guarda all'identità come a un processo relazionale, quello che Lei sta vivendo non è "confusione" nel senso di un errore, ma è la manifestazione di un movimento interno molto importante. Diego Napolitani ci ha insegnato che noi costruiamo noi stessi attraverso il dialogo tra le "matrici" del passato e le nuove esperienze. La Sua relazione precedente, segnata da una differenza d'età così importante (22 anni) e da dinamiche di incomprensione, ha probabilmente ricalcato uno schema in cui Lei si è sentita per lungo tempo non vista o costretta in un ruolo che non Le apparteneva più. Il Suo amico, in questo senso, rappresenta la "matrice della possibilità": con lui ha trovato lo spazio per la parola e per lo sfogo, elementi che sono mancati nel legame con il Suo ex.
Tuttavia, questa alternanza di sentimenti — questo andare "a periodi" — suggerisce che Lei stia vivendo un conflitto tra due bisogni vitali. Da un lato c'è la spinta verso l'altro, il desiderio di essere baciata e compresa; dall'altro c'è una parte di Lei che, dopo la fine di una storia durata tre anni, reclama con forza la propria autonomia ("voglio essere libera"). La paura che prova di fronte ai comportamenti "banali" che non Le piacciono potrebbe essere un segnale di allerta del Suo sistema interno: è come se Lei temesse di scivolare nuovamente in un legame che la limiti, e dunque "usa" quei piccoli difetti per rimettere una distanza di sicurezza.
Nella visione junghiana, questo potrebbe essere letto come un momento in cui l'Anima sta cercando di integrare la propria indipendenza. Non riuscire a "dare un nome" a ciò che prova è, in realtà, una difesa necessaria: dare un nome significherebbe scegliere, e scegliere spaventa perché implica il rischio di sbagliare ancora o di perdere di nuovo se stessa in un'altra persona.
La direzione che mi sento di suggerirLe non è quella di forzarsi a trovare una definizione immediata (è amore? è amicizia?). Si permetta di abitare questa incertezza senza giudicarsi. L'incontro dei prossimi giorni con il Suo amico può essere vissuto non come un test per decidere il Suo futuro, ma come un momento di ascolto di ciò che accade nel Suo corpo e nelle Sue emozioni nel "qui ed ora". Se sente il desiderio di baciarlo, lo faccia; se sente il bisogno di allontanarsi, lo rispetti.
Il lavoro più importante, in questa fase della Sua vita a 26 anni, è quello di rafforzare la Sua "identità formante", ovvero quella parte di Lei che impara a stare bene anche nella solitudine, affinché l'altro non sia più una stampella per dimenticare il passato, ma una scelta consapevole. Non abbia paura del Suo timore: è il segno che si sta prendendo cura di sé.
Cordialità,
Dottssa Giovanna Costanzo.
In una prospettiva che guarda all'identità come a un processo relazionale, quello che Lei sta vivendo non è "confusione" nel senso di un errore, ma è la manifestazione di un movimento interno molto importante. Diego Napolitani ci ha insegnato che noi costruiamo noi stessi attraverso il dialogo tra le "matrici" del passato e le nuove esperienze. La Sua relazione precedente, segnata da una differenza d'età così importante (22 anni) e da dinamiche di incomprensione, ha probabilmente ricalcato uno schema in cui Lei si è sentita per lungo tempo non vista o costretta in un ruolo che non Le apparteneva più. Il Suo amico, in questo senso, rappresenta la "matrice della possibilità": con lui ha trovato lo spazio per la parola e per lo sfogo, elementi che sono mancati nel legame con il Suo ex.
Tuttavia, questa alternanza di sentimenti — questo andare "a periodi" — suggerisce che Lei stia vivendo un conflitto tra due bisogni vitali. Da un lato c'è la spinta verso l'altro, il desiderio di essere baciata e compresa; dall'altro c'è una parte di Lei che, dopo la fine di una storia durata tre anni, reclama con forza la propria autonomia ("voglio essere libera"). La paura che prova di fronte ai comportamenti "banali" che non Le piacciono potrebbe essere un segnale di allerta del Suo sistema interno: è come se Lei temesse di scivolare nuovamente in un legame che la limiti, e dunque "usa" quei piccoli difetti per rimettere una distanza di sicurezza.
Nella visione junghiana, questo potrebbe essere letto come un momento in cui l'Anima sta cercando di integrare la propria indipendenza. Non riuscire a "dare un nome" a ciò che prova è, in realtà, una difesa necessaria: dare un nome significherebbe scegliere, e scegliere spaventa perché implica il rischio di sbagliare ancora o di perdere di nuovo se stessa in un'altra persona.
La direzione che mi sento di suggerirLe non è quella di forzarsi a trovare una definizione immediata (è amore? è amicizia?). Si permetta di abitare questa incertezza senza giudicarsi. L'incontro dei prossimi giorni con il Suo amico può essere vissuto non come un test per decidere il Suo futuro, ma come un momento di ascolto di ciò che accade nel Suo corpo e nelle Sue emozioni nel "qui ed ora". Se sente il desiderio di baciarlo, lo faccia; se sente il bisogno di allontanarsi, lo rispetti.
Il lavoro più importante, in questa fase della Sua vita a 26 anni, è quello di rafforzare la Sua "identità formante", ovvero quella parte di Lei che impara a stare bene anche nella solitudine, affinché l'altro non sia più una stampella per dimenticare il passato, ma una scelta consapevole. Non abbia paura del Suo timore: è il segno che si sta prendendo cura di sé.
Cordialità,
Dottssa Giovanna Costanzo.
Salve,
quello che descrive sembra essere un momento di confusione emotiva. Da ciò che racconta, sembra che dentro di lei convivano due bisogni opposti che riguardano da una parte il desiderio di vicinanza, comprensione e connessione emotiva, che sente con questo ragazzo; dall’altra il bisogno di libertà, autonomia e forse anche la paura di ritrovarsi nuovamente in dinamiche che potrebbero farla stare male.
Il fatto di essere rimasta legata al suo ex, pur riconoscendo aspetti della relazione che non la facevano stare bene, può indicare quanto sia difficile a volte separarsi non solo da una persona, ma anche dall’abitudine emotiva, dall’affetto e da ciò che quella relazione rappresentava.
Rispetto al suo amico, a volte, quando ci si riavvicina emotivamente a qualcuno dopo un periodo delicato, può emergere la paura di soffrire e/o il timore di perdere la propria libertà.
Risulta importante che lei ascolti le sue paure senza forzarsi a dare subito una definizione precisa a ciò che prova. Forse, in questo momento, più che cercare immediatamente una risposta definitiva (“mi piace davvero?” “voglio una relazione?”), potrebbe esserle utile concedersi il tempo di osservare come si sente nelle situazioni concrete, senza sentirsi obbligata a decidere subito cosa sarà questo rapporto.
Provi a non giudicarsi troppo per questa confusione, le emozioni, soprattutto dopo una chiusura relazionale significativa, raramente sono lineari.
Cordialmente
quello che descrive sembra essere un momento di confusione emotiva. Da ciò che racconta, sembra che dentro di lei convivano due bisogni opposti che riguardano da una parte il desiderio di vicinanza, comprensione e connessione emotiva, che sente con questo ragazzo; dall’altra il bisogno di libertà, autonomia e forse anche la paura di ritrovarsi nuovamente in dinamiche che potrebbero farla stare male.
Il fatto di essere rimasta legata al suo ex, pur riconoscendo aspetti della relazione che non la facevano stare bene, può indicare quanto sia difficile a volte separarsi non solo da una persona, ma anche dall’abitudine emotiva, dall’affetto e da ciò che quella relazione rappresentava.
Rispetto al suo amico, a volte, quando ci si riavvicina emotivamente a qualcuno dopo un periodo delicato, può emergere la paura di soffrire e/o il timore di perdere la propria libertà.
Risulta importante che lei ascolti le sue paure senza forzarsi a dare subito una definizione precisa a ciò che prova. Forse, in questo momento, più che cercare immediatamente una risposta definitiva (“mi piace davvero?” “voglio una relazione?”), potrebbe esserle utile concedersi il tempo di osservare come si sente nelle situazioni concrete, senza sentirsi obbligata a decidere subito cosa sarà questo rapporto.
Provi a non giudicarsi troppo per questa confusione, le emozioni, soprattutto dopo una chiusura relazionale significativa, raramente sono lineari.
Cordialmente
Quello che stai vivendo è un classico momento di "confusione protettiva". Dopo una relazione di tre anni con una differenza d'età così importante (22 anni), è del tutto normale che tu ti senta frammentata. Una relazione con un uomo molto più grande spesso porta con sé dinamiche di accudimento o, al contrario, di forte squilibrio, e uscirne richiede tempo per ritarare la propria bussola emotiva. Questo amico rappresenta per te il "porto sicuro", il luogo dove sei stata ascoltata quando nel tuo rapporto ufficiale ti sentivi invisibile, ma proprio per questo è difficile capire se ciò che provi sia amore o un profondo bisogno di ristoro emotivo.
La tua paura che "comportamenti anche banali" possano infastidirti, facendoti cambiare idea rapidamente, suggerisce che il tuo sistema di allarme è ancora molto attivo. È come se tu stessi cercando il difetto nel tuo amico per giustificare il desiderio di restare libera e proteggerti da una nuova possibile delusione. Questo oscillare tra il volerlo baciare e il voler scappare è un segnale che non sei ancora pronta per dare definizioni certe, e va bene così. Non devi dare un nome a tutto subito: la fretta di etichettare un sentimento come "amore" o "amicizia" spesso serve solo a calmare l'ansia, ma finisce per soffocare la spontaneità.
Il fatto che tu faccia fatica a staccarti dal tuo ex, nonostante la mancanza di cambiamenti, indica che c'è una parte di te ancora legata a un'abitudine o a un bisogno di conferma che lui non ti dà. In questo scenario, l'amico funge da contrappeso. La paura di vederlo e "non sapere cosa fare" nasce dall'idea che tu debba avere il controllo totale della situazione, ma in amore e nelle relazioni post-rottura il controllo è un'illusione.
Il mio consiglio è di smettere di sforzarti di riconoscere "cosa provi" come se fosse un esame da superare. Prova a vivere l'incontro con questo amico restando nel presente: se hai voglia di baciarlo, fallo; se senti il bisogno di allontanarti, ascoltati. La chiarezza non arriva attraverso il ragionamento forzato, ma attraverso l'esperienza. Concediti il lusso di essere "in divenire" e di non sapere cosa succederà domani. Sei molto giovane e hai appena chiuso un capitolo complesso: la libertà che cerchi inizia proprio dal permetterti di essere confusa senza sentirti in colpa o sbagliata.
La tua paura che "comportamenti anche banali" possano infastidirti, facendoti cambiare idea rapidamente, suggerisce che il tuo sistema di allarme è ancora molto attivo. È come se tu stessi cercando il difetto nel tuo amico per giustificare il desiderio di restare libera e proteggerti da una nuova possibile delusione. Questo oscillare tra il volerlo baciare e il voler scappare è un segnale che non sei ancora pronta per dare definizioni certe, e va bene così. Non devi dare un nome a tutto subito: la fretta di etichettare un sentimento come "amore" o "amicizia" spesso serve solo a calmare l'ansia, ma finisce per soffocare la spontaneità.
Il fatto che tu faccia fatica a staccarti dal tuo ex, nonostante la mancanza di cambiamenti, indica che c'è una parte di te ancora legata a un'abitudine o a un bisogno di conferma che lui non ti dà. In questo scenario, l'amico funge da contrappeso. La paura di vederlo e "non sapere cosa fare" nasce dall'idea che tu debba avere il controllo totale della situazione, ma in amore e nelle relazioni post-rottura il controllo è un'illusione.
Il mio consiglio è di smettere di sforzarti di riconoscere "cosa provi" come se fosse un esame da superare. Prova a vivere l'incontro con questo amico restando nel presente: se hai voglia di baciarlo, fallo; se senti il bisogno di allontanarti, ascoltati. La chiarezza non arriva attraverso il ragionamento forzato, ma attraverso l'esperienza. Concediti il lusso di essere "in divenire" e di non sapere cosa succederà domani. Sei molto giovane e hai appena chiuso un capitolo complesso: la libertà che cerchi inizia proprio dal permetterti di essere confusa senza sentirti in colpa o sbagliata.
Salve, da come scrive si sente bene una cosa: non è tanto “confusa”, quanto in una fase in cui le emozioni ci sono tutte insieme e si accavallano. Desiderio, paura, curiosità, bisogno di vicinanza, ma anche il timore di ricascare in dinamiche che già l’hanno fatta soffrire.
Questa alternanza “mi piace / non mi piace”, “lo voglio vedere / mi spaventa” spesso non è incoerenza, ma un modo in cui la mente prova a proteggersi. Quando una persona ha vissuto relazioni faticose o poco rassicuranti, può succedere che appena si crea un coinvolgimento reale scatti anche una parte più difensiva: cerca difetti, immagina che qualcosa non vada, anticipa il rischio di soffrire.
Nel suo caso sembra esserci anche un nodo importante: con il suo ex, nonostante la relazione fosse già insoddisfacente, faceva fatica a staccarsi del tutto. Questo “restare in mezzo” spesso lascia una sorta di sospensione emotiva che poi si porta anche dentro i legami successivi.
Per quanto riguarda questo amico, non è strano che ci sia attrazione e al tempo stesso esitazione. Il punto non è tanto decidere subito “cosa sia giusto fare”, ma osservare cosa le succede quando lo incontra: si sente più libera o più in tensione? più sé stessa o più in allerta? più accolta o più in dubbio?
A volte il bisogno di avere subito una definizione (“è la persona giusta oppure no?”) aumenta proprio l’ansia e la confusione. In realtà, spesso le emozioni si chiariscono nel tempo attraverso l’esperienza, non prima.
Può concedersi di vivere questa fase con più gradualità, senza la pressione di dover capire tutto subito. Con il tempo, ascoltandosi con un po’ più di calma, le sue sensazioni tenderanno a diventare più riconoscibili e meno caotiche.
Questa alternanza “mi piace / non mi piace”, “lo voglio vedere / mi spaventa” spesso non è incoerenza, ma un modo in cui la mente prova a proteggersi. Quando una persona ha vissuto relazioni faticose o poco rassicuranti, può succedere che appena si crea un coinvolgimento reale scatti anche una parte più difensiva: cerca difetti, immagina che qualcosa non vada, anticipa il rischio di soffrire.
Nel suo caso sembra esserci anche un nodo importante: con il suo ex, nonostante la relazione fosse già insoddisfacente, faceva fatica a staccarsi del tutto. Questo “restare in mezzo” spesso lascia una sorta di sospensione emotiva che poi si porta anche dentro i legami successivi.
Per quanto riguarda questo amico, non è strano che ci sia attrazione e al tempo stesso esitazione. Il punto non è tanto decidere subito “cosa sia giusto fare”, ma osservare cosa le succede quando lo incontra: si sente più libera o più in tensione? più sé stessa o più in allerta? più accolta o più in dubbio?
A volte il bisogno di avere subito una definizione (“è la persona giusta oppure no?”) aumenta proprio l’ansia e la confusione. In realtà, spesso le emozioni si chiariscono nel tempo attraverso l’esperienza, non prima.
Può concedersi di vivere questa fase con più gradualità, senza la pressione di dover capire tutto subito. Con il tempo, ascoltandosi con un po’ più di calma, le sue sensazioni tenderanno a diventare più riconoscibili e meno caotiche.
Salve, da quello che racconta sembra che in questo momento lei si trovi dentro un intreccio emotivo molto intenso, ma anche molto umano. Spesso quando una relazione importante finisce, soprattutto dopo anni in cui quella persona è stata una presenza stabile nella nostra vita, non avviene un distacco netto e lineare. Una parte di noi può desiderare di andare avanti, mentre un’altra continua a cercare ciò che conosce, anche quando sa che ci sono aspetti che fanno soffrire o che non fanno stare bene. Questo crea una forte confusione interna, perché ci si sente tirati in direzioni diverse contemporaneamente. Nel suo racconto emerge molto chiaramente un aspetto importante: lei non sembra essere “fredda” o “incostante”, come forse teme, ma piuttosto molto sensibile ai bisogni emotivi che prova nelle relazioni. Con questo suo amico lei si è sentita capita, ascoltata, accolta emotivamente, e spesso quando troviamo qualcuno con cui possiamo sentirci visti davvero, si crea un legame molto forte, anche se non sempre immediatamente definibile. Allo stesso tempo però sembra che appena percepisce il rischio di un coinvolgimento più concreto, dentro di lei si attivi qualcosa che la porta a frenarsi, a dubitare, a voler tornare indietro o a focalizzarsi su aspetti che non le piacciono. Questo movimento di avvicinamento e allontanamento è molto più frequente di quanto si creda. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso accade quando convivono contemporaneamente due bisogni profondi che sembrano quasi opposti: il desiderio di vicinanza emotiva e il bisogno di protezione. Una parte di lei forse desidera lasciarsi andare, sentirsi amata, costruire qualcosa, mentre un’altra teme inconsciamente ciò che potrebbe succedere dopo: soffrire, sentirsi delusa, perdere libertà, sentirsi nuovamente non compresa, o magari ritrovarsi dentro dinamiche che ha già vissuto. Per questo motivo è possibile che lei non riesca a “dare un nome” a ciò che prova. A volte cerchiamo una risposta netta, come “mi piace” oppure “non mi piace”, ma le emozioni raramente funzionano in modo così semplice. Ci possono essere attrazione, affetto, paura, bisogno di sicurezza, desiderio di libertà, nostalgia, curiosità e timore tutti insieme. E quando si cerca di capire cosa si prova mentre si è immersi nell’ansia di dover decidere, spesso la mente diventa ancora più confusa. Mi colpisce anche il fatto che lei sembri molto concentrata sul “dover capire subito” cosa fare prima ancora di concedersi il diritto di ascoltarsi davvero. Ma le emozioni, soprattutto dopo una relazione significativa, hanno bisogno di tempo per essere comprese. Non sempre è necessario avere immediatamente una definizione precisa del rapporto o una certezza assoluta su ciò che si prova. A volte può essere più utile osservare con calma come si sente quando è con quella persona, come si sente quando si allontana, quali pensieri si attivano, quali paure emergono e soprattutto cosa cerca davvero dentro un legame. Quando dice “ho paura ma non so di cosa”, probabilmente sta descrivendo qualcosa di molto importante. Molte persone percepiscono l’ansia prima ancora di riuscire a identificarne chiaramente il contenuto. Ed è proprio lì che spesso diventa utile iniziare un percorso psicologico, non tanto per ricevere risposte preconfezionate su cosa fare, ma per comprendere più a fondo i propri schemi emotivi e relazionali. Capire perché alcune persone ci attirano così tanto, perché in certi momenti sentiamo il bisogno di avvicinarci e in altri di fuggire, perché alcuni comportamenti diventano improvvisamente intollerabili o ci fanno perdere interesse. Tutto questo non nasce “a caso”, ma racconta qualcosa del nostro modo di vivere le relazioni, la vicinanza, la paura e il bisogno affettivo. Un percorso cognitivo comportamentale potrebbe aiutarla proprio a fare ordine dentro questa confusione senza giudicarsi, imparando gradualmente a riconoscere meglio ciò che sente, i pensieri che la spaventano e i meccanismi che la portano a oscillare così tanto. Non per convincerla a stare con qualcuno o a lasciarlo, ma per aiutarla a scegliere con maggiore consapevolezza e serenità, senza sentirsi trascinata continuamente dalla paura o dall’incertezza. Nel frattempo, forse potrebbe provare a togliersi un po’ di pressione dal dover “capire tutto subito”. Lei può anche concedersi di vivere quell’incontro senza obbligarsi a decidere immediatamente cosa rappresenti quella persona nella sua vita. A volte il bisogno di controllare ogni emozione nasce proprio dalla paura di stare male, ma più cerchiamo di avere certezze assolute prima di vivere qualcosa, più rischiamo di allontanarci da ciò che realmente sentiamo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, le consiglio un percorso di sostegno psicologico che l'auti a fare chiarezza rispetto alle sue emozioni. Cordiali saluti.
Gentile utente, da quello che racconta sembra che in questo momento lei si trovi emotivamente “tra due bisogni”: da una parte il desiderio di vicinanza, comprensione e affetto, dall’altra il bisogno di libertà e la paura di ritrovarsi in una relazione che possa farla stare male o soffocarla.
Dopo una relazione importante, soprattutto se caratterizzata da alti e bassi emotivi e difficoltà nel distacco, è abbastanza comune vivere sentimenti confusi e oscillanti. Il fatto che continui a sentire il bisogno di rivedere il suo ex, pur riconoscendo problemi irrisolti, suggerisce che il legame emotivo non sia ancora del tutto elaborato. Parallelamente, questo suo amico sembra rappresentare uno spazio in cui si è sentita ascoltata, capita e vista emotivamente, ed è comprensibile che questo possa aver alimentato un coinvolgimento.
Quello che descrive (“a volte mi piace molto, poi basta un dettaglio e mi allontano”) potrebbe essere legato non tanto all’assenza di sentimento, quanto alla difficoltà di tollerare l’incertezza e la vulnerabilità che ogni legame affettivo comporta. Quando ci si avvicina davvero a qualcuno, possono emergere paura di sbagliare, di perdere libertà, di soffrire o di fare una scelta “sbagliata”, e la mente inizia a cercare continuamente conferme o motivi per avvicinarsi e allontanarsi.
In questo momento forse non è necessario dare subito un nome definitivo a ciò che prova. Può essere più utile osservare come si sente nella relazione con questa persona, senza forzarsi immediatamente a decidere “cosa siete” o “dove andrà”. Lasciare che le cose si chiariscano gradualmente, mantenendo però ascolto verso i propri bisogni e i propri limiti, può aiutarla a comprendere meglio cosa desidera davvero.
La paura che sente probabilmente non riguarda solo lui, ma anche ciò che una relazione può significare emotivamente per lei in questa fase della vita.
Resto a disposizione
Dott. Luca Rochdi
Dopo una relazione importante, soprattutto se caratterizzata da alti e bassi emotivi e difficoltà nel distacco, è abbastanza comune vivere sentimenti confusi e oscillanti. Il fatto che continui a sentire il bisogno di rivedere il suo ex, pur riconoscendo problemi irrisolti, suggerisce che il legame emotivo non sia ancora del tutto elaborato. Parallelamente, questo suo amico sembra rappresentare uno spazio in cui si è sentita ascoltata, capita e vista emotivamente, ed è comprensibile che questo possa aver alimentato un coinvolgimento.
Quello che descrive (“a volte mi piace molto, poi basta un dettaglio e mi allontano”) potrebbe essere legato non tanto all’assenza di sentimento, quanto alla difficoltà di tollerare l’incertezza e la vulnerabilità che ogni legame affettivo comporta. Quando ci si avvicina davvero a qualcuno, possono emergere paura di sbagliare, di perdere libertà, di soffrire o di fare una scelta “sbagliata”, e la mente inizia a cercare continuamente conferme o motivi per avvicinarsi e allontanarsi.
In questo momento forse non è necessario dare subito un nome definitivo a ciò che prova. Può essere più utile osservare come si sente nella relazione con questa persona, senza forzarsi immediatamente a decidere “cosa siete” o “dove andrà”. Lasciare che le cose si chiariscano gradualmente, mantenendo però ascolto verso i propri bisogni e i propri limiti, può aiutarla a comprendere meglio cosa desidera davvero.
La paura che sente probabilmente non riguarda solo lui, ma anche ciò che una relazione può significare emotivamente per lei in questa fase della vita.
Resto a disposizione
Dott. Luca Rochdi
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