Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di ques
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Buonasera, scrivo su questo forum perché ho bisogno di capire cosa sta passando per la testa di questo ragazzo con cui mi frequento da 7 mesi ma non c'è mai stata un'etichetta ufficiale.
Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.
Lui è una persona difficile, è adhd, ha sofferto di depressione, carenze affettive dalla mamma e nella sua ultima relazione (6 mesi) è stato tradito, e quanto mi dice quella relazione per lui è stata pesante sia a livello psicologico che fisico.
Noi ci siamo conosciuti a novembre, poco dopo che lui si era lasciato, accordandoci con una scopamicizia. I primi mesi scorrono molto lineari ma da febbraio in poi le cose iniziano a farsi più pesanti. Si sentiva che entrambi ci stavamo legando in modo non indifferente, gite fuori porta insieme, appuntamenti, tutto bene, ma l'etichetta non arrivava mai. Quando lui è via per il weekend (siamo studenti fuorisede ma lui vive vicino) mi scrive poco, tante volte sono io che comincio la conversazione. Quando siamo insieme invece va tutto bene, come se fossimo fidanzati. A marzo siamo ufficialmente diventati esclusivi ma comunque senza dire "fidanzati", nonostante chiunque attorno a noi ci vede come fidanzati. I mesi successivi li passiamo nel migliore dei modi, si sta benissimo insieme. Qualche litigio qua e là ma che nella sostanza non conta nulla, anzi credo che le discussioni ogni tanto facciano bene alla coppia perché entrambi mettono impegno nel risolvere e quindi non si è indifferenti all'altro. Nell'effettivo continuiamo a comportarci come una coppia, buon sesso, baci, carezze, effort ecc.
Nell'ultima settimana è cambiato tutto. Eravamo a casa di una nostra amica che, parlando al telefono con una sua amica a sua volta, menziona questo ragazzo come il mio fidanzato, senza nemmeno pensarci perché appunto tutti ormai lo danno per scontato. Quella sera prosegue in modo normale e anche i giorni successivi, fino a ieri che, dopo avermi invitato dove abita lui (io non c'ero mai stata quindi è un evento non da poco) mi dice "ma noi siamo fidanzati?" io lo guardo e ovviamente gli dico di no, ma perché appunto nell'effettivo non lo siamo, lui come se tirasse un sospiro di sollievo e gli dico "ti farebbe così schifo l'idea?" lui mi dice di no, ma che secondo lui non ci potrà mai essere nulla perché secondo lui siamo incompatibili, nel mentre mi diceva che non aveva mai voluto così bene ad una persona come che a me. Io chiedo spiegazioni su questa "incompatibilità" e mi risponde in modo vago "eh perché a me delle cose di te non piacciono, come viceversa", che a me come spiegazione non regge granché perché in 7 mesi le volte che abbiamo discusso si contano sulle dita di una mano e quindi raramente ci siamo trovati in situazioni difficili per la coppia. Io martedì andrò comunque da lui, ma non so come iniziare a prendere questa cosa, perché dopo mesi e mesi che va avanti sto iniziando ad avere bisogno di più chiarezza. Io non credo alla sua favoletta dell'essere incompatibili, quando fino a qualche giorno fa mi diceva che siamo una coppia bilanciata. La sera poi è tutto tornato alla normalità e lui si è comportato come suo solito, ovvero come una persona che vedendola pensi "questa ragazza gli piace".
Come dovrei gestirla? Grazie in anticipo.
Buongiorno, la situazione che descrive è complessa e tocca dinamiche emotive profonde, sia sue che del ragazzo il cui comportamento sembra mostrare un conflitto tra bisogno di vicinanza e paura dell'intimità. Le sue ferite passate creano un terreno di forte vulnerabilità.
Parlare di fidanzamento viene vissuto come un pericolo, un vincolo che riattiva il trauma del passato, portandolo a difendersi alzando la barriera dell'incompatibilità, proprio nel momento in cui la relazione è diventata più seria.
Eviterei la trappola del dibattito: non cerchi di smontare la tesi dell'incompatibilità con la logica. Più lei insisterà sul fatto che andate d'accordo, più lui si arrocherà sulle sue difese per paura di essere intrappolato. Sposterei la attenzione sulle emozioni: provi a chiedere cosa provi lui di fronte alla parola "fidanzamento".
Dopo 7 mesi lei ha il pieno diritto di chiedere chiarezza. Non si tratta di imporre un ultimatum, ma di comunicare apertamente che la stabilità emotiva è importante per il suo benessere. Il confronto potrebbe permettere di capire se i tempi di lui sono compatibili con il suo bisogno di certezze.
Parlare di fidanzamento viene vissuto come un pericolo, un vincolo che riattiva il trauma del passato, portandolo a difendersi alzando la barriera dell'incompatibilità, proprio nel momento in cui la relazione è diventata più seria.
Eviterei la trappola del dibattito: non cerchi di smontare la tesi dell'incompatibilità con la logica. Più lei insisterà sul fatto che andate d'accordo, più lui si arrocherà sulle sue difese per paura di essere intrappolato. Sposterei la attenzione sulle emozioni: provi a chiedere cosa provi lui di fronte alla parola "fidanzamento".
Dopo 7 mesi lei ha il pieno diritto di chiedere chiarezza. Non si tratta di imporre un ultimatum, ma di comunicare apertamente che la stabilità emotiva è importante per il suo benessere. Il confronto potrebbe permettere di capire se i tempi di lui sono compatibili con il suo bisogno di certezze.
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Gent.ma utente,
prendere consapevolezza che un legame è diventato qualcosa di importante e potrebbe diventare una relazione significativa, è un percorso emotivo che ha tempi diversi per ogni persona. Il fatto che finora le cose tra voi siano funzionate molto bene, rimanendo in un limbo in cui non avete ancora definito il vostro modo di stare insieme (supposto che ce ne sia bisogno), rappresenta una comfort-zone da cui lui non vuol uscire, probabilmente.
Lei ha parlato dei suoi trascorsi difficili sul piano psicologico e questo è un dettaglio non da poco. Aver trovato una sintonia con lei, senza però un eccesso di impegno e responsabilità, potrebbe trattenerlo dal cambiare le cose tra di voi. E questa paura si trasforma in alibi del tipo "siamo incompatibili", o "ci sono cose di te che non mi piacciono", quando queste differenze potrebbero essere proprio la forza che vi attrae e che potrebbe farvi crescere reciprocamente. Forse è proprio questa la leva da utilizzare per liberarvi dalla necessità di definirvi in qualche modo: essere curiosi l'uno dell'altro, interessarvi alle vostre esperienze, alle passioni, alle origini, alla cultura di entrambi. In questo modo, la fiducia reciproca crescerà e con essa il desiderio di impegnarvi per far crescere una relazione. Le azioni, più delle parole, dimostrano i valori e le intenzioni delle persone.
Il consiglio è di rispettare i suoi tempi, ma allo stesso tempo, di non trattenersi dall'esprimere i suoi sentimenti apertamente, i suoi bisogni e le sue speranze. Magari è esattamente questo vi manca ancora: essere completamente sinceri l'una con l'altro e andare oltre le vostre normali paure. L'amore, in fondo, richiede sempre coraggio e non c'è nulla da gestire.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
prendere consapevolezza che un legame è diventato qualcosa di importante e potrebbe diventare una relazione significativa, è un percorso emotivo che ha tempi diversi per ogni persona. Il fatto che finora le cose tra voi siano funzionate molto bene, rimanendo in un limbo in cui non avete ancora definito il vostro modo di stare insieme (supposto che ce ne sia bisogno), rappresenta una comfort-zone da cui lui non vuol uscire, probabilmente.
Lei ha parlato dei suoi trascorsi difficili sul piano psicologico e questo è un dettaglio non da poco. Aver trovato una sintonia con lei, senza però un eccesso di impegno e responsabilità, potrebbe trattenerlo dal cambiare le cose tra di voi. E questa paura si trasforma in alibi del tipo "siamo incompatibili", o "ci sono cose di te che non mi piacciono", quando queste differenze potrebbero essere proprio la forza che vi attrae e che potrebbe farvi crescere reciprocamente. Forse è proprio questa la leva da utilizzare per liberarvi dalla necessità di definirvi in qualche modo: essere curiosi l'uno dell'altro, interessarvi alle vostre esperienze, alle passioni, alle origini, alla cultura di entrambi. In questo modo, la fiducia reciproca crescerà e con essa il desiderio di impegnarvi per far crescere una relazione. Le azioni, più delle parole, dimostrano i valori e le intenzioni delle persone.
Il consiglio è di rispettare i suoi tempi, ma allo stesso tempo, di non trattenersi dall'esprimere i suoi sentimenti apertamente, i suoi bisogni e le sue speranze. Magari è esattamente questo vi manca ancora: essere completamente sinceri l'una con l'altro e andare oltre le vostre normali paure. L'amore, in fondo, richiede sempre coraggio e non c'è nulla da gestire.
Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Gentile utente,
da quello che racconta, il punto non sembra tanto capire se lei gli piaccia oppure no. Dai comportamenti che descrive, il legame c’è ed è anche significativo. Il nodo sembra piuttosto un altro: lui riesce a stare nella relazione finché resta “vissuta”, meno quando va nominata. Quando il rapporto viene implicitamente definito come “fidanzamento”, lì sembra attivarsi qualcosa in lui: timore, resistenza, bisogno di prendere distanza, forse anche paura di un vincolo più chiaro.
La spiegazione dell’“incompatibilità”, così vaga e improvvisa come la descrive, ha il sapore di una razionalizzazione: un modo per mettere una barriera senza entrare davvero nel merito di ciò che lo spaventa. Il fatto che subito dopo sia tornato a comportarsi come sempre va nella stessa direzione: non sembra un rifiuto netto di lei, quanto piuttosto una difficoltà a tollerare ciò che la relazione rappresenta quando diventa più definita.
Questo non significa che lei debba “curare” le sue paure o aspettare indefinitamente che si chiarisca. Dopo sette mesi è comprensibile che lei senta il bisogno di capire dove si trova. Più che cercare di smontare la sua teoria dell’incompatibilità, può essere utile riportare la questione su un piano semplice e concreto: “Io ho bisogno di capire se per te questa relazione può avere una forma chiara, oppure no.” Non tanto per ottenere un’etichetta a tutti i costi, quanto per capire se i suoi comportamenti e le sue intenzioni stanno nella stessa direzione.
In sintesi, più che chiedersi “cosa gli passa per la testa”, forse ora è il momento di chiedersi quanto questa ambiguità è sostenibile per lei.
Un caro saluto.
Gabriele
da quello che racconta, il punto non sembra tanto capire se lei gli piaccia oppure no. Dai comportamenti che descrive, il legame c’è ed è anche significativo. Il nodo sembra piuttosto un altro: lui riesce a stare nella relazione finché resta “vissuta”, meno quando va nominata. Quando il rapporto viene implicitamente definito come “fidanzamento”, lì sembra attivarsi qualcosa in lui: timore, resistenza, bisogno di prendere distanza, forse anche paura di un vincolo più chiaro.
La spiegazione dell’“incompatibilità”, così vaga e improvvisa come la descrive, ha il sapore di una razionalizzazione: un modo per mettere una barriera senza entrare davvero nel merito di ciò che lo spaventa. Il fatto che subito dopo sia tornato a comportarsi come sempre va nella stessa direzione: non sembra un rifiuto netto di lei, quanto piuttosto una difficoltà a tollerare ciò che la relazione rappresenta quando diventa più definita.
Questo non significa che lei debba “curare” le sue paure o aspettare indefinitamente che si chiarisca. Dopo sette mesi è comprensibile che lei senta il bisogno di capire dove si trova. Più che cercare di smontare la sua teoria dell’incompatibilità, può essere utile riportare la questione su un piano semplice e concreto: “Io ho bisogno di capire se per te questa relazione può avere una forma chiara, oppure no.” Non tanto per ottenere un’etichetta a tutti i costi, quanto per capire se i suoi comportamenti e le sue intenzioni stanno nella stessa direzione.
In sintesi, più che chiedersi “cosa gli passa per la testa”, forse ora è il momento di chiedersi quanto questa ambiguità è sostenibile per lei.
Un caro saluto.
Gabriele
Buongiorno,
grazie per la sua condivisione. Nel leggere le sue parole mi arriva tanta confusione; immagino che tutto questo la possa portare a sentire un certo disorientamento all'interno di questa relazione.
Da come lei ci racconta è possibile che questo ragazzo presenti delle fragilità (parla di ADHD, DEPRESSIONE) ma penso che al di la delle sue fatiche, in questo momento, per lei, potrebbe essere utile fare chiarezza rispetto a quelle che sono le sue intenzionalità: che rapporto desidera con questo ragazzo? sente la necessità di definire la relazione?
Al di là dell'etichetta con la quale è iniziata la vostra conoscenza, mi sembra che al momento le cose siano cambiate. Penso che per lei potrebbe essere utile esprimere i suoi pensieri ed i suoi desideri rispetto a questa relazione; portando chiarezza nel suo vissuto, probabilmente, anche la persona che frequenta si sentirà più legittimato nel esprimere le sue intenzionalità, che siano verso una relazione ufficiale o che siano nella direzione di una relazione non definita. Successivamente valuterà lei se quello che le propone il ragazzo è qualcosa per lei di valido -in questo momento della sua vita- o se preferisce altro.
Le faccio i migliori auguri per tutto,
Rimango a disposizione anche online.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
PSICOLOGA CLINICA - PSICODIAGNOSTA - FORMATRICE -PSICOTERAPEUTA DELLA GESTALT IN FORMAZIONE
grazie per la sua condivisione. Nel leggere le sue parole mi arriva tanta confusione; immagino che tutto questo la possa portare a sentire un certo disorientamento all'interno di questa relazione.
Da come lei ci racconta è possibile che questo ragazzo presenti delle fragilità (parla di ADHD, DEPRESSIONE) ma penso che al di la delle sue fatiche, in questo momento, per lei, potrebbe essere utile fare chiarezza rispetto a quelle che sono le sue intenzionalità: che rapporto desidera con questo ragazzo? sente la necessità di definire la relazione?
Al di là dell'etichetta con la quale è iniziata la vostra conoscenza, mi sembra che al momento le cose siano cambiate. Penso che per lei potrebbe essere utile esprimere i suoi pensieri ed i suoi desideri rispetto a questa relazione; portando chiarezza nel suo vissuto, probabilmente, anche la persona che frequenta si sentirà più legittimato nel esprimere le sue intenzionalità, che siano verso una relazione ufficiale o che siano nella direzione di una relazione non definita. Successivamente valuterà lei se quello che le propone il ragazzo è qualcosa per lei di valido -in questo momento della sua vita- o se preferisce altro.
Le faccio i migliori auguri per tutto,
Rimango a disposizione anche online.
Cordialmente,
dott.ssa Baratto
PSICOLOGA CLINICA - PSICODIAGNOSTA - FORMATRICE -PSICOTERAPEUTA DELLA GESTALT IN FORMAZIONE
Buongiorno, leggendo con attenzione le sue perplessità circa l’atteggiamento di questo ragazzo, innanzitutto le porrei queste domande: lei cosa vuole o meglio di cosa ha bisogno in una relazione sentimentale?
Cosa le sta dando questa relazione, che non si può chiamare fidanzamento?
Il comportamento di questo ragazzo sembra essere volto a ottenere dal vostro rapporto ciò di cui ha bisogno lui, ma sembrerebbero mancare quegli aspetti della vita di coppia (fidanzati o meno) che rendono lo stare insieme piacevole e gratificante. Lei scrive che questo ragazzo appare in certi momenti distante e poco coinvolto; che preferisce non darvi etichette e continuare sulla base degli accordi iniziali (scopamici). Lei vorrebbe che il rapporto fosse più chiaro, probabilmente che evolvesse in qualcosa di più strutturato, lui sembra rifuggire dalle responsabilità che una storia sentimentale, più matura, gli richiederebbe, preferendo vivervi senza riconoscere il legame, che invece lei desidererebbe. Sono d’accordo con lei quando dice di non credere all’incompatibilità che è stata sollevata, quale possibile problema tra di voi. Parlare d’incompatibilità sembra essere il modo più lineare per porre ostacoli ad una possibile evoluzione della vostra storia.
Quindi in conclusione le porrei le domande iniziali. Credo sia in lei che deve poter fare luce, su ciò che vuole, desidera, per se stessa. Lui è stato più o meno chiaro nel suo essere paradossalmente incongruente con le sue parole e con i suoi comportamenti.
Cosa le sta dando questa relazione, che non si può chiamare fidanzamento?
Il comportamento di questo ragazzo sembra essere volto a ottenere dal vostro rapporto ciò di cui ha bisogno lui, ma sembrerebbero mancare quegli aspetti della vita di coppia (fidanzati o meno) che rendono lo stare insieme piacevole e gratificante. Lei scrive che questo ragazzo appare in certi momenti distante e poco coinvolto; che preferisce non darvi etichette e continuare sulla base degli accordi iniziali (scopamici). Lei vorrebbe che il rapporto fosse più chiaro, probabilmente che evolvesse in qualcosa di più strutturato, lui sembra rifuggire dalle responsabilità che una storia sentimentale, più matura, gli richiederebbe, preferendo vivervi senza riconoscere il legame, che invece lei desidererebbe. Sono d’accordo con lei quando dice di non credere all’incompatibilità che è stata sollevata, quale possibile problema tra di voi. Parlare d’incompatibilità sembra essere il modo più lineare per porre ostacoli ad una possibile evoluzione della vostra storia.
Quindi in conclusione le porrei le domande iniziali. Credo sia in lei che deve poter fare luce, su ciò che vuole, desidera, per se stessa. Lui è stato più o meno chiaro nel suo essere paradossalmente incongruente con le sue parole e con i suoi comportamenti.
Buonasera,
da ciò che scrive emerge una relazione che, nei fatti, sembra già avere molti elementi di una coppia: esclusività, presenza, affetto, intimità, gesti e quotidianità. Allo stesso tempo, però, manca una posizione chiara, e questa mancanza oggi sta iniziando a pesarle.
Da qui è importante essere prudenti: non possiamo sapere con certezza cosa passi nella testa di questo ragazzo, né spiegare tutto attraverso ADHD, depressione, carenze affettive o una relazione passata dolorosa. Sono elementi che possono avere un peso, ma non devono diventare il motivo per cui lei resta indefinitamente sospesa.
Il punto non è costringerlo a usare la parola “fidanzati”. Il punto è capire se tra ciò che vivete e ciò che lui dice c’è una distanza che per lei sta diventando troppo grande. Perché una relazione può anche non avere subito un’etichetta, ma dopo mesi di esclusività e coinvolgimento ha bisogno almeno di una direzione comprensibile.
La piccola svolta potrebbe essere questa: invece di cercare di decifrare ogni suo segnale, provi a portare una domanda più semplice e più adulta. Non “tu cosa sei per me?”, ma “io che posto ho nella tua vita, concretamente?”. E soprattutto: “tu sei disposto a costruire qualcosa con me o vuoi restare in una zona senza definizione?”.
Le suggerirei di parlarne non nel mezzo dell’ansia, ma in un momento calmo, con poche frasi e senza inseguirlo nelle spiegazioni vaghe. Se parla di incompatibilità, può chiedergli esempi concreti. Se resta vago, anche quella è una risposta da ascoltare.
Non deve decidere tutto subito, ma nemmeno restare ferma solo perché quando siete insieme va bene. A volte il problema non è la mancanza di sentimento, ma la mancanza di una posizione.
Resto disponibile, anche online, se desidera capire come stare in questa relazione senza perdere di vista ciò che per lei è necessario.
Un caro saluto.
da ciò che scrive emerge una relazione che, nei fatti, sembra già avere molti elementi di una coppia: esclusività, presenza, affetto, intimità, gesti e quotidianità. Allo stesso tempo, però, manca una posizione chiara, e questa mancanza oggi sta iniziando a pesarle.
Da qui è importante essere prudenti: non possiamo sapere con certezza cosa passi nella testa di questo ragazzo, né spiegare tutto attraverso ADHD, depressione, carenze affettive o una relazione passata dolorosa. Sono elementi che possono avere un peso, ma non devono diventare il motivo per cui lei resta indefinitamente sospesa.
Il punto non è costringerlo a usare la parola “fidanzati”. Il punto è capire se tra ciò che vivete e ciò che lui dice c’è una distanza che per lei sta diventando troppo grande. Perché una relazione può anche non avere subito un’etichetta, ma dopo mesi di esclusività e coinvolgimento ha bisogno almeno di una direzione comprensibile.
La piccola svolta potrebbe essere questa: invece di cercare di decifrare ogni suo segnale, provi a portare una domanda più semplice e più adulta. Non “tu cosa sei per me?”, ma “io che posto ho nella tua vita, concretamente?”. E soprattutto: “tu sei disposto a costruire qualcosa con me o vuoi restare in una zona senza definizione?”.
Le suggerirei di parlarne non nel mezzo dell’ansia, ma in un momento calmo, con poche frasi e senza inseguirlo nelle spiegazioni vaghe. Se parla di incompatibilità, può chiedergli esempi concreti. Se resta vago, anche quella è una risposta da ascoltare.
Non deve decidere tutto subito, ma nemmeno restare ferma solo perché quando siete insieme va bene. A volte il problema non è la mancanza di sentimento, ma la mancanza di una posizione.
Resto disponibile, anche online, se desidera capire come stare in questa relazione senza perdere di vista ciò che per lei è necessario.
Un caro saluto.
Salve, dalla sua descrizione sembra che in effetti la vostra relazione stia arrivando ad un punto di snodo. Mi sembra naturale che quando la frequenza comincia a diventare più profonda e anche intima, come nel vostro caso, le esigenze interiori comincino a mutare, desideriamo sempre di più definire e qui spesso entrano poi le paure che accompagnano il dire "E' così". In effetti in una coppia, peraltro, pur avendo una relazione stabile soppravvivono le differenze individuali e le diversità, meno male... Se ha bisogno di una consulenza sono a disposizione, anche online. Buona serata Dario Martelli
Buonasera, si sente quanto questa situazione ti stia confondendo… ed è assolutamente comprensibile, perché quello che stai vivendo è molto intenso ma anche molto ambiguo.
Provo a dirtelo in modo chiaro, ma con tutta la delicatezza possibile: qui non è tanto importante “cosa gli passa per la testa”, ma cosa sta facendo concretamente con te.
Perché le parole possono essere contraddittorie, ma i comportamenti, nel tempo, raccontano sempre qualcosa di molto più affidabile.
Per mesi lui si è comportato come un fidanzato: presenza, coinvolgimento, intimità, esclusività, progettualità nel piccolo. E questo inevitabilmente crea legame, aspettative, senso di coppia. Non è qualcosa che “succede per caso”.
Poi però, nel momento in cui quella cosa viene nominata – “fidanzato” – succede qualcosa dentro di lui. Si irrigidisce, fa un passo indietro, e introduce questa idea dell’“incompatibilità” che, da come la descrivi, non è sostenuta da fatti reali, ma sembra più una giustificazione.
Ti faccio una domanda importante:
quando lui dice “siamo incompatibili”, tu senti che sta descrivendo davvero la vostra relazione… oppure senti che sta cercando di proteggersi da qualcosa?
Perché tutto quello che racconti di lui – la relazione precedente pesante, il tradimento, le carenze affettive – non lo giustifica, ma aiuta a capire una possibile dinamica: il momento in cui la relazione diventa “vera”, nominata, definita… può attivare paura. Paura di perdere, paura di soffrire di nuovo, paura di non essere all’altezza.
E allora cosa succede spesso?
La persona resta nel legame… ma evita di dargli un nome. Oppure lo svaluta (“siamo incompatibili”) proprio quando sente che sta diventando importante.
Il punto però sei tu.
Perché tu adesso sei in una posizione molto delicata:
stai vivendo una relazione che nei fatti è una coppia, ma nelle parole no.
E questa distanza, alla lunga, non è sostenibile senza iniziare a stare male.
Ti faccio una domanda molto diretta, ma fondamentale:
tu cosa vuoi davvero da questa relazione, oggi?
Non all’inizio, non “finché va bene”… ma adesso.
Perché lui, in questo momento, ti sta dicendo due cose contemporaneamente:
“ti voglio bene, sto bene con te”
e
“non ci sarà mai qualcosa di definito tra noi”.
E stare dentro a questa contraddizione, sperando che cambi da sola, rischia di farti consumare piano piano.
Quando andrai da lui martedì, secondo me non serve entrare in mille spiegazioni sull’incompatibilità (perché lui stesso non è chiaro). Serve qualcosa di più semplice, ma molto più forte: portare te stessa nella conversazione.
Non tanto: “noi cosa siamo?”
ma:
“io mi sto legando, per me questa relazione è importante, e ho bisogno di capire se può avere una direzione o no”.
Senza attaccarlo, senza convincerlo, senza inseguirlo.
Ma anche senza ridimensionarti.
Perché c’è una cosa che voglio dirti con molta chiarezza:
il rischio non è perderlo. Il rischio è restare in qualcosa che ti dà tanto… ma non abbastanza.
E questo, nel tempo, fa molto più male.
Un’ultima cosa, molto importante:
il fatto che dopo quella conversazione lui sia tornato “come prima” (affettuoso, coinvolto) è proprio parte del meccanismo che crea confusione. Perché ti fa pensare: “allora forse non è vero quello che ha detto”.
Ma le due cose possono coesistere: può provare qualcosa per te… e allo stesso tempo non essere disposto (o capace, ora) di costruire davvero una relazione.
Se ti va, possiamo preparare insieme come affrontare quella conversazione in modo che tu esca da lì con più chiarezza e, soprattutto, senza perderti dentro ai suoi dubbi. Perché qui la cosa più importante è non perdere di vista te.
Provo a dirtelo in modo chiaro, ma con tutta la delicatezza possibile: qui non è tanto importante “cosa gli passa per la testa”, ma cosa sta facendo concretamente con te.
Perché le parole possono essere contraddittorie, ma i comportamenti, nel tempo, raccontano sempre qualcosa di molto più affidabile.
Per mesi lui si è comportato come un fidanzato: presenza, coinvolgimento, intimità, esclusività, progettualità nel piccolo. E questo inevitabilmente crea legame, aspettative, senso di coppia. Non è qualcosa che “succede per caso”.
Poi però, nel momento in cui quella cosa viene nominata – “fidanzato” – succede qualcosa dentro di lui. Si irrigidisce, fa un passo indietro, e introduce questa idea dell’“incompatibilità” che, da come la descrivi, non è sostenuta da fatti reali, ma sembra più una giustificazione.
Ti faccio una domanda importante:
quando lui dice “siamo incompatibili”, tu senti che sta descrivendo davvero la vostra relazione… oppure senti che sta cercando di proteggersi da qualcosa?
Perché tutto quello che racconti di lui – la relazione precedente pesante, il tradimento, le carenze affettive – non lo giustifica, ma aiuta a capire una possibile dinamica: il momento in cui la relazione diventa “vera”, nominata, definita… può attivare paura. Paura di perdere, paura di soffrire di nuovo, paura di non essere all’altezza.
E allora cosa succede spesso?
La persona resta nel legame… ma evita di dargli un nome. Oppure lo svaluta (“siamo incompatibili”) proprio quando sente che sta diventando importante.
Il punto però sei tu.
Perché tu adesso sei in una posizione molto delicata:
stai vivendo una relazione che nei fatti è una coppia, ma nelle parole no.
E questa distanza, alla lunga, non è sostenibile senza iniziare a stare male.
Ti faccio una domanda molto diretta, ma fondamentale:
tu cosa vuoi davvero da questa relazione, oggi?
Non all’inizio, non “finché va bene”… ma adesso.
Perché lui, in questo momento, ti sta dicendo due cose contemporaneamente:
“ti voglio bene, sto bene con te”
e
“non ci sarà mai qualcosa di definito tra noi”.
E stare dentro a questa contraddizione, sperando che cambi da sola, rischia di farti consumare piano piano.
Quando andrai da lui martedì, secondo me non serve entrare in mille spiegazioni sull’incompatibilità (perché lui stesso non è chiaro). Serve qualcosa di più semplice, ma molto più forte: portare te stessa nella conversazione.
Non tanto: “noi cosa siamo?”
ma:
“io mi sto legando, per me questa relazione è importante, e ho bisogno di capire se può avere una direzione o no”.
Senza attaccarlo, senza convincerlo, senza inseguirlo.
Ma anche senza ridimensionarti.
Perché c’è una cosa che voglio dirti con molta chiarezza:
il rischio non è perderlo. Il rischio è restare in qualcosa che ti dà tanto… ma non abbastanza.
E questo, nel tempo, fa molto più male.
Un’ultima cosa, molto importante:
il fatto che dopo quella conversazione lui sia tornato “come prima” (affettuoso, coinvolto) è proprio parte del meccanismo che crea confusione. Perché ti fa pensare: “allora forse non è vero quello che ha detto”.
Ma le due cose possono coesistere: può provare qualcosa per te… e allo stesso tempo non essere disposto (o capace, ora) di costruire davvero una relazione.
Se ti va, possiamo preparare insieme come affrontare quella conversazione in modo che tu esca da lì con più chiarezza e, soprattutto, senza perderti dentro ai suoi dubbi. Perché qui la cosa più importante è non perdere di vista te.
Buonasera, dal suo racconto emerge una situazione emotivamente molto intensa e anche piuttosto ambivalente, in cui sembra esserci una discrepanza importante tra ciò che viene vissuto concretamente nella relazione e ciò che invece viene nominato o riconosciuto apertamente. Ed è comprensibile che, dopo sette mesi di frequentazione così coinvolgente, questa ambiguità inizi a pesarle sempre di più. Lei descrive una relazione che, nei fatti, ha molti elementi di una coppia: esclusività, progettualità spontanea, quotidianità condivisa, intimità fisica ed emotiva, momenti di vicinanza autentica, discussioni affrontate con impegno reciproco. È quindi naturale che dentro di lei stia crescendo il bisogno di dare un significato più chiaro a ciò che state vivendo. Non tanto per “avere un’etichetta” in senso superficiale, ma perché gli esseri umani hanno bisogno di sentirsi orientati affettivamente, di capire dove si trovano nella relazione e quanto il legame sia riconosciuto anche dall’altro. La frase che lui le ha detto sembra averla colpita molto, soprattutto perché appare in contraddizione con i comportamenti che ha avuto fino a quel momento. Ed effettivamente, da fuori, questa oscillazione si percepisce. Da una parte lui costruisce vicinanza, coinvolgimento, presenza e intimità; dall’altra, quando la relazione rischia di essere definita esplicitamente, sembra fare un passo indietro. Questo movimento di avvicinamento e allontanamento emotivo è qualcosa che spesso genera molta confusione nella persona che lo vive dall’altra parte, perché i segnali diventano difficili da integrare: “si comporta come se mi amasse, ma poi nega la possibilità di stare davvero insieme”. Credo sia importante fare attenzione a un punto. Lei sta cercando di capire “cosa passa nella sua testa”, ed è comprensibile, ma rischia forse di concentrarsi troppo sulle sue motivazioni interne e troppo poco su come questa situazione stia facendo sentire lei. A volte, soprattutto quando l’altro appare fragile, ferito o emotivamente complesso, si entra inconsapevolmente nel tentativo continuo di spiegare, interpretare e giustificare le sue contraddizioni. Ma il rischio è che i propri bisogni finiscano lentamente in secondo piano. Dal suo racconto, lui sembra una persona che probabilmente vive una forte difficoltà rispetto al legame stabile e alla definizione della relazione. Il fatto che abbia avuto esperienze dolorose, carenze affettive o relazioni precedenti difficili può certamente influenzare il modo in cui oggi vive la vicinanza emotiva. Però attenzione a non trasformare automaticamente queste informazioni in una spiegazione che annulli l’impatto che il suo comportamento ha su di lei. Comprendere non significa necessariamente stare bene dentro quella dinamica. Mi colpisce molto il dettaglio del “sospiro di sollievo” quando ha sentito dire che ufficialmente non siete fidanzati. Quella scena sembra averle comunicato qualcosa di molto forte, quasi una paura da parte sua nel sentirsi “dentro” una definizione relazionale più stabile. E subito dopo arriva la spiegazione dell’“incompatibilità”, che però, come nota giustamente anche lei, appare vaga e poco concreta. Quando una persona parla di incompatibilità ma continua contemporaneamente a investire affettivamente, cercare presenza, costruire quotidianità e mantenere l’intimità, spesso il problema non è la compatibilità in senso stretto, ma il significato emotivo che assume l’idea di una relazione definita. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, sarebbe importante osservare non solo ciò che lui prova o teme, ma anche il modo in cui lei reagisce a questa ambivalenza. Per esempio: tende a minimizzare i propri bisogni per paura di perderlo? Cerca continuamente rassicurazioni nei comportamenti positivi per compensare le parole confuse? Si ritrova a tollerare situazioni poco chiare sperando che prima o poi l’altro “si convinca”? Sono aspetti importanti da comprendere, perché nelle relazioni spesso non soffriamo soltanto per ciò che l’altro fa, ma anche per il modo in cui noi ci adattiamo a quella dinamica. Credo che il bisogno di chiarezza che sente adesso sia sano e legittimo. Non sembra nascere da controllo o pressione, ma dalla necessità di capire se questa relazione può realmente avere uno spazio definito e reciproco oppure se rischia di rimanere sospesa in una zona emotivamente molto coinvolgente ma poco stabile. E stare troppo a lungo in una relazione ambigua può diventare molto faticoso psicologicamente, soprattutto quando il coinvolgimento cresce. Quando lo vedrà, probabilmente potrebbe essere utile cercare un confronto autentico ma centrato più su ciò che lei sente e desidera, piuttosto che sul convincerlo o sul farsi spiegare ogni contraddizione. Perché il rischio, altrimenti, è entrare in discussioni infinite sulle motivazioni profonde di lui senza arrivare mai davvero al punto centrale: cosa desidera lei per sé e quanto questa situazione le permette di sentirsi emotivamente al sicuro. A volte le relazioni più difficili da lasciare andare non sono quelle prive di sentimento, ma proprio quelle piene di coinvolgimento e contemporaneamente di ambivalenza. Ed è per questo che può essere molto utile, anche attraverso un percorso psicologico, comprendere quali dinamiche relazionali la portano a restare dentro situazioni emotivamente poco definite, cercando di leggere con maggiore chiarezza sia i segnali dell’altro sia i propri bisogni affettivi più profondi. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buonasera. La ringrazio per aver condiviso una situazione così densa di emozioni, in cui la vicinanza e la confusione sembrano camminare di pari passo. Si avverte chiaramente la sua frustrazione nel trovarsi davanti a un muro di ambiguità proprio ora che il legame è diventato profondo.
Da ciò che racconta, questo ragazzo porta con sé un bagaglio emotivo importante: una diagnosi di ADHD, una storia di depressione, carenze affettive primarie e il trauma recente di un tradimento. Nella sua mente, la parola "fidanzamento" o "etichetta" non è un semplice nome, ma un interruttore che attiva la paura profonda di essere nuovamente ferito, controllato o rifiutato. Finché la vostra storia è rimasta flessibile, lui si è sentito al sicuro e ha potuto donarle un affetto sincero e profondo ("non ho mai voluto così bene a nessuno"). Nel momento in cui la parola "fidanzato" è stata pronunciata dall'esterno, in lui è scattato un allarme: la paura di perdere la sua libertà o di rivivere il dolore passato.
Il sospiro di sollievo che ha descritto, seguito dall'improvvisa teoria dell'“incompatibilità”, è un classico meccanismo di difesa relazionale. Quando la vicinanza diventa troppo reale, chi ha paura dell'attaccamento tende a creare una distanza artificiale, trovando difetti vaghi per autoconvincersi che la storia non possa funzionare, proteggendosi così dal rischio di un futuro abbandono. È per questo che poi, tornata la calma, i suoi comportamenti affettuosi sono rimasti identici: i suoi sentimenti per lei ci sono, è l'idea dell'impegno ufficiale che lo spaventa.
Tuttavia, il bisogno di chiarezza che lei avverte dopo 7 mesi è del tutto legittimo e protettivo nei confronti di se stessa. Non si può vivere a lungo nell'incertezza per non spaventare l'altro.
Martedì, quando vi vedrete, il modo migliore per gestire la situazione non è smontare la sua tesi dell'incompatibilità sul piano logico, ma toccare il piano emotivo. Potrebbe partire da quello che prova lei, dicendogli ad esempio: "Ho sentito il bisogno di fare chiarezza perché per me questo legame è importante e prezioso, ma l'ambiguità mi fa stare male. Quando mi hai parlato di incompatibilità in modo così vago, ho avuto la sensazione che tu stessi facendo un passo indietro per paura".
Lo inviti a esprimere cosa teme davvero che succeda se vi definiste una coppia. Questo vi permetterà di capire se la sua è una paura affrontabile insieme o se le sue difese sono un limite che rischia di lasciare lei in una dolorosa e perenne sala d'attesa. Un caro saluto.
Da ciò che racconta, questo ragazzo porta con sé un bagaglio emotivo importante: una diagnosi di ADHD, una storia di depressione, carenze affettive primarie e il trauma recente di un tradimento. Nella sua mente, la parola "fidanzamento" o "etichetta" non è un semplice nome, ma un interruttore che attiva la paura profonda di essere nuovamente ferito, controllato o rifiutato. Finché la vostra storia è rimasta flessibile, lui si è sentito al sicuro e ha potuto donarle un affetto sincero e profondo ("non ho mai voluto così bene a nessuno"). Nel momento in cui la parola "fidanzato" è stata pronunciata dall'esterno, in lui è scattato un allarme: la paura di perdere la sua libertà o di rivivere il dolore passato.
Il sospiro di sollievo che ha descritto, seguito dall'improvvisa teoria dell'“incompatibilità”, è un classico meccanismo di difesa relazionale. Quando la vicinanza diventa troppo reale, chi ha paura dell'attaccamento tende a creare una distanza artificiale, trovando difetti vaghi per autoconvincersi che la storia non possa funzionare, proteggendosi così dal rischio di un futuro abbandono. È per questo che poi, tornata la calma, i suoi comportamenti affettuosi sono rimasti identici: i suoi sentimenti per lei ci sono, è l'idea dell'impegno ufficiale che lo spaventa.
Tuttavia, il bisogno di chiarezza che lei avverte dopo 7 mesi è del tutto legittimo e protettivo nei confronti di se stessa. Non si può vivere a lungo nell'incertezza per non spaventare l'altro.
Martedì, quando vi vedrete, il modo migliore per gestire la situazione non è smontare la sua tesi dell'incompatibilità sul piano logico, ma toccare il piano emotivo. Potrebbe partire da quello che prova lei, dicendogli ad esempio: "Ho sentito il bisogno di fare chiarezza perché per me questo legame è importante e prezioso, ma l'ambiguità mi fa stare male. Quando mi hai parlato di incompatibilità in modo così vago, ho avuto la sensazione che tu stessi facendo un passo indietro per paura".
Lo inviti a esprimere cosa teme davvero che succeda se vi definiste una coppia. Questo vi permetterà di capire se la sua è una paura affrontabile insieme o se le sue difese sono un limite che rischia di lasciare lei in una dolorosa e perenne sala d'attesa. Un caro saluto.
Quello che porti è meno confuso di quanto sembri. Dentro a tutto il racconto c’è una linea abbastanza chiara: tu stai iniziando ad avere bisogno di definizione, di coerenza, di un posto più chiaro dentro questa relazione.
E questo bisogno è importante. Non è eccessivo, non è prematuro, non è qualcosa da ridimensionare, è naturale che emerga.
E qui è importante non perdersi troppo nel cercare di capire “cosa gli passa per la testa”. Perché rischi di entrare in un labirinto fatto di spiegazioni, giustificazioni, passato, ferite che non cambiano il dato principale. cioè che oggi lui non sta scegliendo di stare in questa relazione in modo chiaro quanto te.
Il rischio è di iniziare ad adattarti, a ridurre il tuo bisogno, a convincerti che “va bene anche così”, oppure a cercare di smontare le sue parole (“non credo all’incompatibilità”) per tenere in piedi quello che sentite quando state bene insieme. Ma la domanda più utile non è se lui ha ragione o torto, è tu di cosa hai bisogno, davvero, dentro una relazione?
Se senti che per te è importante avere un riconoscimento, una direzione, una coerenza tra quello che si vive e quello che si dice, allora la prima persona a dover prendere sul serio questo bisogno sei tu.
Perché finché resti centrata su di lui, su cosa prova, cosa teme, cosa vuole, rischi di perdere di vista il tuo bisogno. Stai iniziando a riconoscere cosa per te è necessario, da lì, diventa anche più chiaro cosa fare, in base a quello che lui è in grado o non è in grado di offrirti davvero.
E questo bisogno è importante. Non è eccessivo, non è prematuro, non è qualcosa da ridimensionare, è naturale che emerga.
E qui è importante non perdersi troppo nel cercare di capire “cosa gli passa per la testa”. Perché rischi di entrare in un labirinto fatto di spiegazioni, giustificazioni, passato, ferite che non cambiano il dato principale. cioè che oggi lui non sta scegliendo di stare in questa relazione in modo chiaro quanto te.
Il rischio è di iniziare ad adattarti, a ridurre il tuo bisogno, a convincerti che “va bene anche così”, oppure a cercare di smontare le sue parole (“non credo all’incompatibilità”) per tenere in piedi quello che sentite quando state bene insieme. Ma la domanda più utile non è se lui ha ragione o torto, è tu di cosa hai bisogno, davvero, dentro una relazione?
Se senti che per te è importante avere un riconoscimento, una direzione, una coerenza tra quello che si vive e quello che si dice, allora la prima persona a dover prendere sul serio questo bisogno sei tu.
Perché finché resti centrata su di lui, su cosa prova, cosa teme, cosa vuole, rischi di perdere di vista il tuo bisogno. Stai iniziando a riconoscere cosa per te è necessario, da lì, diventa anche più chiaro cosa fare, in base a quello che lui è in grado o non è in grado di offrirti davvero.
Buongiorno,
Non è facile muoversi all’interno di una frequentazione ufficiale o meno.
Ci sono aspetti personali e bisogno di ognuno di voi che spingono in modo diverso nella relazione.
C’è chi non si sente a suo agio nell’avere ancora una relazione etichettata dopo una grande delusione senza che sia un’indicazione di interesse della persona che sta frequentando.
Sicuramente siete in due momenti della frequentazione un po’ diversi ed è comprensibile che lei si senta frustata e delusa.
Ritengo utile parlarne in una terapia, uno spazio dove sentirsi al sicuro senza dover etichettare qualcosa che al momento non è chiaro salvaguardandosi da dolori e confusione.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Angeli Giulia.
Non è facile muoversi all’interno di una frequentazione ufficiale o meno.
Ci sono aspetti personali e bisogno di ognuno di voi che spingono in modo diverso nella relazione.
C’è chi non si sente a suo agio nell’avere ancora una relazione etichettata dopo una grande delusione senza che sia un’indicazione di interesse della persona che sta frequentando.
Sicuramente siete in due momenti della frequentazione un po’ diversi ed è comprensibile che lei si senta frustata e delusa.
Ritengo utile parlarne in una terapia, uno spazio dove sentirsi al sicuro senza dover etichettare qualcosa che al momento non è chiaro salvaguardandosi da dolori e confusione.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Angeli Giulia.
Salve,
da ciò che racconta sembra che tra voi si sia costruito nel tempo un legame emotivamente significativo, al di là dell’assenza di un’etichetta ufficiale. Proprio per questo è comprensibile che oggi lei senta il bisogno di maggiore chiarezza e coerenza tra ciò che vivete concretamente e ciò che lui verbalizza.
Le parole che il ragazzo le ha detto sembrano trasmettere una forte ambivalenza: da una parte il coinvolgimento affettivo, la vicinanza e i comportamenti da “coppia”, dall’altra il timore di definire la relazione o di assumersi ciò che questa definizione comporta emotivamente. Considerando la sua storia personale e relazionale, è possibile che l’idea di un legame più definito attivi in lui paure profonde legate alla vulnerabilità, alla delusione o alla possibilità di soffrire ancora.
Questo però non significa che lei debba mettere da parte i propri bisogni o restare in una situazione indefinita senza interrogarsi su ciò che desidera davvero per sé. Forse il punto centrale non è tanto capire “cosa passa nella sua testa”, quanto ascoltare anche ciò che questa relazione sta facendo provare a lei nel tempo.
Potrebbe essere utile affrontare il confronto con calma e autenticità, cercando meno conferme rassicuranti e più chiarezza reciproca sui bisogni, sui limiti e sulle aspettative di entrambi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
da ciò che racconta sembra che tra voi si sia costruito nel tempo un legame emotivamente significativo, al di là dell’assenza di un’etichetta ufficiale. Proprio per questo è comprensibile che oggi lei senta il bisogno di maggiore chiarezza e coerenza tra ciò che vivete concretamente e ciò che lui verbalizza.
Le parole che il ragazzo le ha detto sembrano trasmettere una forte ambivalenza: da una parte il coinvolgimento affettivo, la vicinanza e i comportamenti da “coppia”, dall’altra il timore di definire la relazione o di assumersi ciò che questa definizione comporta emotivamente. Considerando la sua storia personale e relazionale, è possibile che l’idea di un legame più definito attivi in lui paure profonde legate alla vulnerabilità, alla delusione o alla possibilità di soffrire ancora.
Questo però non significa che lei debba mettere da parte i propri bisogni o restare in una situazione indefinita senza interrogarsi su ciò che desidera davvero per sé. Forse il punto centrale non è tanto capire “cosa passa nella sua testa”, quanto ascoltare anche ciò che questa relazione sta facendo provare a lei nel tempo.
Potrebbe essere utile affrontare il confronto con calma e autenticità, cercando meno conferme rassicuranti e più chiarezza reciproca sui bisogni, sui limiti e sulle aspettative di entrambi.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Buonasera,
da ciò che racconta emerge una situazione che può generare molta confusione, perché sembra esserci una differenza tra ciò che avete costruito nel tempo e ciò che viene riconosciuto o nominato esplicitamente. Mi riferisco al fatto che descrive una relazione fatta di esclusività, condivisione, vicinanza e progettualità, elementi che generalmente vengono associati a un legame di coppia.
Allo stesso tempo, sembra che proprio nel momento in cui la relazione viene percepita o definita dall’esterno come qualcosa di più stabile (“il mio fidanzato”), lui abbia mostrato un’esitazione o un bisogno di prendere le distanze. Questo non significa necessariamente che non provi affetto o interesse nei suoi confronti: le persone possono vivere con difficoltà il tema dell’impegno, avere timori legati a esperienze precedenti o sentirsi incerte rispetto a ciò che desiderano. Tuttavia, da un racconto esterno non è possibile sapere con certezza quale sia il significato del suo comportamento.
Farei attenzione anche a un altro aspetto: è naturale cercare di comprendere “cosa gli passa per la testa”, ma il rischio è quello di concentrare tutta l’attenzione sull’altro e sulle possibili spiegazioni del suo comportamento. Nel suo messaggio, invece, emerge anche qualcosa che riguarda lei: scrive che dopo mesi inizia ad avere bisogno di maggiore chiarezza. Questo mi sembra un elemento importante.
Più che cercare di convincersi o convincerlo che la spiegazione dell’“incompatibilità” sia o meno credibile, potrebbe essere utile utilizzare il confronto che avrete per esprimere i suoi bisogni in modo chiaro: capire cosa desidera lui da questa relazione, ma anche chiedersi cosa desidera lei e se ciò che sta vivendo oggi la fa sentire serena.
Le etichette, da sole, non definiscono una relazione; la chiarezza però aiuta a capire se due persone stanno costruendo qualcosa nella stessa direzione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Sophia Corridore
da ciò che racconta emerge una situazione che può generare molta confusione, perché sembra esserci una differenza tra ciò che avete costruito nel tempo e ciò che viene riconosciuto o nominato esplicitamente. Mi riferisco al fatto che descrive una relazione fatta di esclusività, condivisione, vicinanza e progettualità, elementi che generalmente vengono associati a un legame di coppia.
Allo stesso tempo, sembra che proprio nel momento in cui la relazione viene percepita o definita dall’esterno come qualcosa di più stabile (“il mio fidanzato”), lui abbia mostrato un’esitazione o un bisogno di prendere le distanze. Questo non significa necessariamente che non provi affetto o interesse nei suoi confronti: le persone possono vivere con difficoltà il tema dell’impegno, avere timori legati a esperienze precedenti o sentirsi incerte rispetto a ciò che desiderano. Tuttavia, da un racconto esterno non è possibile sapere con certezza quale sia il significato del suo comportamento.
Farei attenzione anche a un altro aspetto: è naturale cercare di comprendere “cosa gli passa per la testa”, ma il rischio è quello di concentrare tutta l’attenzione sull’altro e sulle possibili spiegazioni del suo comportamento. Nel suo messaggio, invece, emerge anche qualcosa che riguarda lei: scrive che dopo mesi inizia ad avere bisogno di maggiore chiarezza. Questo mi sembra un elemento importante.
Più che cercare di convincersi o convincerlo che la spiegazione dell’“incompatibilità” sia o meno credibile, potrebbe essere utile utilizzare il confronto che avrete per esprimere i suoi bisogni in modo chiaro: capire cosa desidera lui da questa relazione, ma anche chiedersi cosa desidera lei e se ciò che sta vivendo oggi la fa sentire serena.
Le etichette, da sole, non definiscono una relazione; la chiarezza però aiuta a capire se due persone stanno costruendo qualcosa nella stessa direzione.
Un caro saluto.
Dott.ssa Sophia Corridore
Buonasera,
da ciò che racconta emerge una situazione emotivamente molto intensa, ma anche caratterizzata da una forte ambivalenza da parte di questo ragazzo. Da un lato sembra coinvolto: ricerca la vicinanza, costruisce momenti di coppia, mostra affetto, esclusività, progettualità quotidiana e un legame emotivo importante. Dall’altro, però, sembra fare fatica a dare un nome e una definizione alla relazione.
Questo tipo di dinamica può avere diverse spiegazioni psicologiche. Le esperienze che lei descrive — tradimento, depressione, carenze affettive, possibile paura dell’abbandono o della sofferenza — possono portare alcune persone a vivere il legame affettivo con il desiderio di vicinanza ma contemporaneamente con paura dell’impegno emotivo. In pratica: “ti voglio vicino, ma ho paura di ciò che significa davvero stare in una relazione”.
Il fatto che lui abbia reagito con sollievo al “non siamo fidanzati” potrebbe indicare proprio questo: non necessariamente mancanza di sentimento, ma timore di ciò che comporta l’ufficializzare il rapporto. Dare un’etichetta rende il legame più reale, più definito e quindi anche più vulnerabile. Per alcune persone questo attiva ansia, senso di responsabilità o paura di soffrire.
Anche la frase sull’“incompatibilità” sembra piuttosto vaga e poco concreta. Quando una persona parla di incompatibilità senza riuscire a spiegare davvero quali siano i problemi, spesso sta cercando di razionalizzare un disagio interno che fatica a comprendere o esprimere chiaramente. Non significa necessariamente che stia mentendo, ma che probabilmente lui stesso è confuso tra ciò che prova e ciò che teme.
Allo stesso tempo, però, è importante considerare anche il suo bisogno di chiarezza. Lei sta vivendo una relazione che, nei fatti, appare di coppia, ma senza una definizione condivisa. Dopo sette mesi è comprensibile iniziare a chiedersi dove si stia andando e quale spazio abbia realmente nella vita dell’altro. Restare troppo a lungo in una situazione ambigua può diventare emotivamente faticoso, soprattutto se una persona tende a investire molto affettivamente.
Quando andrete a parlarne, potrebbe essere utile evitare sia accuse sia tentativi di “convincerlo” che siete compatibili. Piuttosto, provi a riportare il focus su di lei e sui suoi bisogni: capire cosa desidera davvero lui, ma anche chiedersi cosa desidera lei da una relazione. Una comunicazione calma e diretta, del tipo: “Io ho bisogno di capire cosa rappresentiamo e se stiamo andando nella stessa direzione”, spesso aiuta più del cercare spiegazioni logiche a ogni sua contraddizione.
In generale, i comportamenti contano più delle etichette, ma quando i comportamenti e le parole iniziano a mandare messaggi opposti, è importante fermarsi e chiarire per non rischiare di restare intrappolati in un rapporto emotivamente incerto.
Sarebbe comunque consigliabile approfondire questa situazione con uno specialista, soprattutto per comprendere meglio le dinamiche relazionali che si stanno creando e tutelare il suo benessere emotivo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che racconta emerge una situazione emotivamente molto intensa, ma anche caratterizzata da una forte ambivalenza da parte di questo ragazzo. Da un lato sembra coinvolto: ricerca la vicinanza, costruisce momenti di coppia, mostra affetto, esclusività, progettualità quotidiana e un legame emotivo importante. Dall’altro, però, sembra fare fatica a dare un nome e una definizione alla relazione.
Questo tipo di dinamica può avere diverse spiegazioni psicologiche. Le esperienze che lei descrive — tradimento, depressione, carenze affettive, possibile paura dell’abbandono o della sofferenza — possono portare alcune persone a vivere il legame affettivo con il desiderio di vicinanza ma contemporaneamente con paura dell’impegno emotivo. In pratica: “ti voglio vicino, ma ho paura di ciò che significa davvero stare in una relazione”.
Il fatto che lui abbia reagito con sollievo al “non siamo fidanzati” potrebbe indicare proprio questo: non necessariamente mancanza di sentimento, ma timore di ciò che comporta l’ufficializzare il rapporto. Dare un’etichetta rende il legame più reale, più definito e quindi anche più vulnerabile. Per alcune persone questo attiva ansia, senso di responsabilità o paura di soffrire.
Anche la frase sull’“incompatibilità” sembra piuttosto vaga e poco concreta. Quando una persona parla di incompatibilità senza riuscire a spiegare davvero quali siano i problemi, spesso sta cercando di razionalizzare un disagio interno che fatica a comprendere o esprimere chiaramente. Non significa necessariamente che stia mentendo, ma che probabilmente lui stesso è confuso tra ciò che prova e ciò che teme.
Allo stesso tempo, però, è importante considerare anche il suo bisogno di chiarezza. Lei sta vivendo una relazione che, nei fatti, appare di coppia, ma senza una definizione condivisa. Dopo sette mesi è comprensibile iniziare a chiedersi dove si stia andando e quale spazio abbia realmente nella vita dell’altro. Restare troppo a lungo in una situazione ambigua può diventare emotivamente faticoso, soprattutto se una persona tende a investire molto affettivamente.
Quando andrete a parlarne, potrebbe essere utile evitare sia accuse sia tentativi di “convincerlo” che siete compatibili. Piuttosto, provi a riportare il focus su di lei e sui suoi bisogni: capire cosa desidera davvero lui, ma anche chiedersi cosa desidera lei da una relazione. Una comunicazione calma e diretta, del tipo: “Io ho bisogno di capire cosa rappresentiamo e se stiamo andando nella stessa direzione”, spesso aiuta più del cercare spiegazioni logiche a ogni sua contraddizione.
In generale, i comportamenti contano più delle etichette, ma quando i comportamenti e le parole iniziano a mandare messaggi opposti, è importante fermarsi e chiarire per non rischiare di restare intrappolati in un rapporto emotivamente incerto.
Sarebbe comunque consigliabile approfondire questa situazione con uno specialista, soprattutto per comprendere meglio le dinamiche relazionali che si stanno creando e tutelare il suo benessere emotivo.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Da quello che racconti, il punto centrale non sembra essere la “compatibilità”, ma la paura che scatta nel momento in cui la relazione rischia di diventare definita, reale e ufficiale.
Per mesi lui ha accettato e alimentato una dinamica di coppia: esclusività, progettualità, intimità emotiva, tempo condiviso, coinvolgimento fisico e affettivo. Non sono segnali neutri. Però finché tutto rimaneva in una zona “senza etichetta”, lui probabilmente riusciva a viverla sentendosi relativamente al sicuro. Quando qualcun altro lo ha chiamato “fidanzato”, qualcosa si è attivato: non tanto il sentimento verso di te, quanto il significato psicologico di quella parola.
Quello che descrivi è molto coerente con persone che desiderano vicinanza emotiva,
ma quando la relazione diventa esplicita sentono pressione, perdita di libertà, paura di soffrire o di deludere, oppure temono inconsciamente che ufficializzare significhi esporsi troppo.
Il fatto che lui abbia avuto un tradimento recente e una storia emotiva complicata può contribuire, ma attenzione a una cosa importante: capire le sue ferite non deve portarti a giustificare indefinitamente l’ambiguità. Le difficoltà spiegano alcuni comportamenti, non li rendono automaticamente sostenibili per l’altra persona.
La frase “siamo incompatibili” detta così, in modo vago, spesso non significa davvero “siamo incompatibili”. Molte volte significa: “sto sentendo qualcosa che mi spaventa”, “non sono pronto a prendermi la responsabilità di una relazione”, oppure “voglio tenerti vicino senza definire cosa siamo”.
Anche il sospiro di sollievo dopo il “no, non siamo fidanzati” è molto indicativo: sembra quasi che avesse bisogno di confermare di non essere “intrappolato” in qualcosa di ufficiale, pur continuando a comportarsi da partner.
Tu però stai arrivando a un punto molto sano: dopo 7 mesi hai bisogno di chiarezza. Non è pressione, non è eccesso, non è “correre”. È normale. Soprattutto perché di fatto state già vivendo una relazione.
Martedì secondo me sarebbe utile evitare interrogatori, tentativi di convincerlo, o analisi infinite sul perché lui sia così.
Piuttosto prova a riportare il discorso su di te e sui fatti concreti.
Qualcosa del tipo: “Io non ho bisogno di un’etichetta per forza, ma ho bisogno di capire se quello che stiamo vivendo per te ha una direzione oppure no. Perché ci comportiamo come una coppia da mesi e io non riesco più a stare serenamente in una situazione ambigua.”
Oppure: “Se pensi davvero che siamo incompatibili, ho bisogno che tu mi spieghi concretamente cosa intendi, perché nei fatti non è quello che stiamo vivendo.”
La chiarezza vera non sta tanto nel fargli dire “siamo fidanzati”, ma nel capire:
-se lui vuole costruire qualcosa,
-oppure se vuole mantenere una relazione emotivamente intensa ma senza responsabilità definite.
E qui conta più la coerenza nel tempo che le parole del momento. Perché lui può anche essere molto affettuoso, presente, preso da te… ma se ogni volta che la relazione si avvicina a un livello più definito lui arretra, quello diventa un pattern da osservare seriamente.
Tu sembri molto lucida nel cogliere che “l’incompatibilità” detta all’improvviso non coincide con quello che avete vissuto fino ad ora. Fidati anche di quella percezione.
Ti mando un caloroso saluto e rimango a tua completa disposizione.
Dott. Michele Basigli
Perugia
Per mesi lui ha accettato e alimentato una dinamica di coppia: esclusività, progettualità, intimità emotiva, tempo condiviso, coinvolgimento fisico e affettivo. Non sono segnali neutri. Però finché tutto rimaneva in una zona “senza etichetta”, lui probabilmente riusciva a viverla sentendosi relativamente al sicuro. Quando qualcun altro lo ha chiamato “fidanzato”, qualcosa si è attivato: non tanto il sentimento verso di te, quanto il significato psicologico di quella parola.
Quello che descrivi è molto coerente con persone che desiderano vicinanza emotiva,
ma quando la relazione diventa esplicita sentono pressione, perdita di libertà, paura di soffrire o di deludere, oppure temono inconsciamente che ufficializzare significhi esporsi troppo.
Il fatto che lui abbia avuto un tradimento recente e una storia emotiva complicata può contribuire, ma attenzione a una cosa importante: capire le sue ferite non deve portarti a giustificare indefinitamente l’ambiguità. Le difficoltà spiegano alcuni comportamenti, non li rendono automaticamente sostenibili per l’altra persona.
La frase “siamo incompatibili” detta così, in modo vago, spesso non significa davvero “siamo incompatibili”. Molte volte significa: “sto sentendo qualcosa che mi spaventa”, “non sono pronto a prendermi la responsabilità di una relazione”, oppure “voglio tenerti vicino senza definire cosa siamo”.
Anche il sospiro di sollievo dopo il “no, non siamo fidanzati” è molto indicativo: sembra quasi che avesse bisogno di confermare di non essere “intrappolato” in qualcosa di ufficiale, pur continuando a comportarsi da partner.
Tu però stai arrivando a un punto molto sano: dopo 7 mesi hai bisogno di chiarezza. Non è pressione, non è eccesso, non è “correre”. È normale. Soprattutto perché di fatto state già vivendo una relazione.
Martedì secondo me sarebbe utile evitare interrogatori, tentativi di convincerlo, o analisi infinite sul perché lui sia così.
Piuttosto prova a riportare il discorso su di te e sui fatti concreti.
Qualcosa del tipo: “Io non ho bisogno di un’etichetta per forza, ma ho bisogno di capire se quello che stiamo vivendo per te ha una direzione oppure no. Perché ci comportiamo come una coppia da mesi e io non riesco più a stare serenamente in una situazione ambigua.”
Oppure: “Se pensi davvero che siamo incompatibili, ho bisogno che tu mi spieghi concretamente cosa intendi, perché nei fatti non è quello che stiamo vivendo.”
La chiarezza vera non sta tanto nel fargli dire “siamo fidanzati”, ma nel capire:
-se lui vuole costruire qualcosa,
-oppure se vuole mantenere una relazione emotivamente intensa ma senza responsabilità definite.
E qui conta più la coerenza nel tempo che le parole del momento. Perché lui può anche essere molto affettuoso, presente, preso da te… ma se ogni volta che la relazione si avvicina a un livello più definito lui arretra, quello diventa un pattern da osservare seriamente.
Tu sembri molto lucida nel cogliere che “l’incompatibilità” detta all’improvviso non coincide con quello che avete vissuto fino ad ora. Fidati anche di quella percezione.
Ti mando un caloroso saluto e rimango a tua completa disposizione.
Dott. Michele Basigli
Perugia
Buongiorno,
da quello che racconti sembra che questo ragazzo viva una forte ambivalenza emotiva: da una parte il desiderio di vicinanza, intimità e costruzione di un legame, dall’altra la paura di ciò che quel legame rappresenta. Il fatto che quando siete insieme si comporti a tutti gli effetti come un fidanzato, mentre si irrigidisce appena compare un’etichetta più definita, fa pensare proprio a questa difficoltà.
Le esperienze che descrivi — la depressione, il tradimento subito, le carenze affettive — non giustificano tutto, ma possono aiutare a capire perché per lui la parola “fidanzati” sembri avere un peso emotivo molto più grande del semplice stare insieme. A volte alcune persone riescono a vivere la relazione finché resta “spontanea”, non definita, percepita come reversibile; nel momento in cui sentono che il legame prende una forma più chiara e riconoscibile, si attivano paura, bisogno di controllo o timore di soffrire.
La frase sull’“incompatibilità”, detta subito dopo che qualcun altro vi ha nominati come fidanzati, sembra più una reazione difensiva che una riflessione davvero maturata. Anche perché, come dici tu, i fatti raccontano altro: condivisione, esclusività, progettualità implicita, coinvolgimento affettivo. È possibile che lui abbia sentito improvvisamente il rapporto come “troppo reale” e abbia avuto bisogno di prendere distanza per ridurre l’ansia che questo gli provoca.
Detto questo, però, è importante che tu non finisca per restare intrappolata nel tentativo continuo di interpretarlo o salvarlo dalle sue paure. Comprendere il suo funzionamento è utile, ma non dovrebbe portarti a mettere da parte i tuoi bisogni. Dopo sette mesi è legittimo desiderare chiarezza, stabilità e coerenza tra ciò che una persona prova, dice e fa.
Quando vi vedrete, forse più che cercare di convincerlo che siete compatibili, potrebbe essere utile parlare di te: di come ti senti dentro questa ambivalenza, di ciò di cui hai bisogno, di quanto ti faccia confusione vivere una relazione che nei fatti esiste ma che verbalmente viene continuamente rimessa in discussione. Non tanto chiedendogli “cosa siamo?”, ma “cosa sei disposto realmente a costruire con me?”.
Perché il punto non è tanto capire se gli piaci — dai suoi comportamenti sembra abbastanza evidente — ma se in questo momento ha la disponibilità emotiva per sostenere una relazione definita senza scappare quando diventa più coinvolgente.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
da quello che racconti sembra che questo ragazzo viva una forte ambivalenza emotiva: da una parte il desiderio di vicinanza, intimità e costruzione di un legame, dall’altra la paura di ciò che quel legame rappresenta. Il fatto che quando siete insieme si comporti a tutti gli effetti come un fidanzato, mentre si irrigidisce appena compare un’etichetta più definita, fa pensare proprio a questa difficoltà.
Le esperienze che descrivi — la depressione, il tradimento subito, le carenze affettive — non giustificano tutto, ma possono aiutare a capire perché per lui la parola “fidanzati” sembri avere un peso emotivo molto più grande del semplice stare insieme. A volte alcune persone riescono a vivere la relazione finché resta “spontanea”, non definita, percepita come reversibile; nel momento in cui sentono che il legame prende una forma più chiara e riconoscibile, si attivano paura, bisogno di controllo o timore di soffrire.
La frase sull’“incompatibilità”, detta subito dopo che qualcun altro vi ha nominati come fidanzati, sembra più una reazione difensiva che una riflessione davvero maturata. Anche perché, come dici tu, i fatti raccontano altro: condivisione, esclusività, progettualità implicita, coinvolgimento affettivo. È possibile che lui abbia sentito improvvisamente il rapporto come “troppo reale” e abbia avuto bisogno di prendere distanza per ridurre l’ansia che questo gli provoca.
Detto questo, però, è importante che tu non finisca per restare intrappolata nel tentativo continuo di interpretarlo o salvarlo dalle sue paure. Comprendere il suo funzionamento è utile, ma non dovrebbe portarti a mettere da parte i tuoi bisogni. Dopo sette mesi è legittimo desiderare chiarezza, stabilità e coerenza tra ciò che una persona prova, dice e fa.
Quando vi vedrete, forse più che cercare di convincerlo che siete compatibili, potrebbe essere utile parlare di te: di come ti senti dentro questa ambivalenza, di ciò di cui hai bisogno, di quanto ti faccia confusione vivere una relazione che nei fatti esiste ma che verbalmente viene continuamente rimessa in discussione. Non tanto chiedendogli “cosa siamo?”, ma “cosa sei disposto realmente a costruire con me?”.
Perché il punto non è tanto capire se gli piaci — dai suoi comportamenti sembra abbastanza evidente — ma se in questo momento ha la disponibilità emotiva per sostenere una relazione definita senza scappare quando diventa più coinvolgente.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Salve, da quello che racconti, sembra che tra voi si sia costruito nel tempo un legame emotivamente significativo, ma che lui faccia molta fatica a tollerare ciò che questo legame comporta sul piano della definizione, dell’impegno e dell’identità di coppia.
Il fatto che il rapporto funzioni nella quotidianità, che ci siano vicinanza, affetto e progettualità implicita, ma che si blocchi nel momento in cui compare l’etichetta di “fidanzati”, fa pensare più a una difficoltà legata all’intimità e al coinvolgimento emotivo che a una reale incompatibilità concreta.
Anche la storia personale che descrivi, potrebbe influenzare il modo in cui vive la possibilità di legarsi davvero a qualcuno. In alcune persone, il momento in cui la relazione diventa “reale” e riconosciuta può attivare paura, bisogno di controllo o timore di soffrire.
Questo però non significa necessariamente che lui non provi qualcosa per te. Allo stesso tempo, è importante non restare solo nel tentativo di interpretare i suoi comportamenti o trovare spiegazioni psicologiche che rischiano di lasciarti in una posizione molto incerta.
Da quello che scrivi, sembra che ora stia emergendo in te un bisogno legittimo di chiarezza e stabilità. Più che convincerti che “in fondo vi comportate già da fidanzati”, può essere utile capire se lui è realmente disposto a riconoscere e sostenere questo legame anche sul piano emotivo e relazionale. Forse l’aspetto centrale non è tanto capire “cosa gli passa per la testa”, ma comprendere se questa situazione, così ambivalente, sia sostenibile per te nel tempo.
Se senti che questa dinamica ti crea molta confusione o insicurezza, un confronto psicologico potrebbe aiutarti a chiarire meglio i tuoi bisogni affettivi e a capire come muoverti in questa relazione in modo più tutelante per te stessa.
Il fatto che il rapporto funzioni nella quotidianità, che ci siano vicinanza, affetto e progettualità implicita, ma che si blocchi nel momento in cui compare l’etichetta di “fidanzati”, fa pensare più a una difficoltà legata all’intimità e al coinvolgimento emotivo che a una reale incompatibilità concreta.
Anche la storia personale che descrivi, potrebbe influenzare il modo in cui vive la possibilità di legarsi davvero a qualcuno. In alcune persone, il momento in cui la relazione diventa “reale” e riconosciuta può attivare paura, bisogno di controllo o timore di soffrire.
Questo però non significa necessariamente che lui non provi qualcosa per te. Allo stesso tempo, è importante non restare solo nel tentativo di interpretare i suoi comportamenti o trovare spiegazioni psicologiche che rischiano di lasciarti in una posizione molto incerta.
Da quello che scrivi, sembra che ora stia emergendo in te un bisogno legittimo di chiarezza e stabilità. Più che convincerti che “in fondo vi comportate già da fidanzati”, può essere utile capire se lui è realmente disposto a riconoscere e sostenere questo legame anche sul piano emotivo e relazionale. Forse l’aspetto centrale non è tanto capire “cosa gli passa per la testa”, ma comprendere se questa situazione, così ambivalente, sia sostenibile per te nel tempo.
Se senti che questa dinamica ti crea molta confusione o insicurezza, un confronto psicologico potrebbe aiutarti a chiarire meglio i tuoi bisogni affettivi e a capire come muoverti in questa relazione in modo più tutelante per te stessa.
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità la sua esperienza. Mi colpisce molto come, nel descrivere questa relazione, lei abbia inizialmente dato grande spazio alle difficoltà e alle ferite del ragazzo, quasi cercando di leggere i suoi comportamenti alla luce del suo passato.
Nessuno specialista può dirle con certezza cosa sia “giusto” fare, anche perché nelle relazioni non esistono risposte valide in assoluto. Quello che mi chiedo, però, è quanto questa situazione di continua indefinizione stia diventando per lei fonte di sofferenza o insoddisfazione. Perché al di là delle possibili paure o difficoltà di lui, è importante non perdere di vista anche i suoi bisogni emotivi.
A volte si evita di chiedere chiarezza o di esprimere il desiderio di ufficializzare una relazione per paura di spaventare l’altro o di perderlo. Così si finisce per adattarsi ad una situazione che, però, nel tempo può diventare frustrante o dolorosa. Credo quindi che più che cercare di capire “cosa passa nella sua testa”, potrebbe essere utile chiedersi cosa desidera lei da questa relazione e quanto sente di potersi esprimere liberamente senza il timore che l’altro si allontani.
Queste dinamiche spesso aprono riflessioni profonde anche sul proprio modo di vivere i legami e su ciò che si tende a tollerare “per amore”. Se le incuriosisce comprendere meglio questo aspetto, può prenotare una consulenza gratuita direttamente attraverso l'agenda MioDottore e sarò lieta di approfondire con lei questi temi.
Nessuno specialista può dirle con certezza cosa sia “giusto” fare, anche perché nelle relazioni non esistono risposte valide in assoluto. Quello che mi chiedo, però, è quanto questa situazione di continua indefinizione stia diventando per lei fonte di sofferenza o insoddisfazione. Perché al di là delle possibili paure o difficoltà di lui, è importante non perdere di vista anche i suoi bisogni emotivi.
A volte si evita di chiedere chiarezza o di esprimere il desiderio di ufficializzare una relazione per paura di spaventare l’altro o di perderlo. Così si finisce per adattarsi ad una situazione che, però, nel tempo può diventare frustrante o dolorosa. Credo quindi che più che cercare di capire “cosa passa nella sua testa”, potrebbe essere utile chiedersi cosa desidera lei da questa relazione e quanto sente di potersi esprimere liberamente senza il timore che l’altro si allontani.
Queste dinamiche spesso aprono riflessioni profonde anche sul proprio modo di vivere i legami e su ciò che si tende a tollerare “per amore”. Se le incuriosisce comprendere meglio questo aspetto, può prenotare una consulenza gratuita direttamente attraverso l'agenda MioDottore e sarò lieta di approfondire con lei questi temi.
Buonasera, chiarirei la questione se è una necessità per te. Gli parlerei dei suoi atteggiamenti ambivalenti, che ti confondono: vi comportate come fidanzati, decidete che siete esclusivi,ma non siete fidanzati e vi ritiene incompatibili. E' difficile trovare un nesso in questo ed è normale la tua confusione in questa situazione.
Buongiorno, dopo sette mesi di frequentazione, caratterizzati da momenti di vicinanza, condivisione, esclusività e da un legame che, come lei stessa racconta, viene percepito da molti come una relazione di coppia, è comprensibile che senta il bisogno di capire cosa rappresentiate l’uno per l’altra. Leggendo il suo racconto, mi sembra che il punto centrale non sia tanto stabilire se siate compatibili o incompatibili, quanto comprendere cosa desideri realmente questa persona e se ciò che è disposto a offrire sia in sintonia con ciò che desidera lei. Quando il coinvolgimento emotivo cresce, è naturale che emerga il bisogno di dare un significato più definito alla relazione. Non si tratta di una richiesta eccessiva, ma di un’esigenza che spesso accompagna l’evoluzione di un legame. Forse, più che cercare di interpretare le motivazioni dell’altro o di trovare una spiegazione ai suoi atteggiamenti, potrebbe essere utile soffermarsi su ciò che questa situazione suscita in lei. Come si sente all’interno di questa relazione? Di cosa avrebbe bisogno oggi per sentirsi al sicuro e stare bene? Ciò che sta ricevendo è sufficiente per il suo benessere emotivo?
Un dialogo aperto e sincero può certamente favorire una maggiore comprensione reciproca. Talvolta, però, la questione non è tanto capire perché l’altro si comporti in un determinato modo, quanto verificare se desideri, aspettative e tempi di entrambi possano realmente incontrarsi. Le auguro di trovare lo spazio per ascoltare i propri bisogni e dare loro il valore che meritano.
Un caro saluto.
Un dialogo aperto e sincero può certamente favorire una maggiore comprensione reciproca. Talvolta, però, la questione non è tanto capire perché l’altro si comporti in un determinato modo, quanto verificare se desideri, aspettative e tempi di entrambi possano realmente incontrarsi. Le auguro di trovare lo spazio per ascoltare i propri bisogni e dare loro il valore che meritano.
Un caro saluto.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Può essere difficile impegnarsi in una relazione, perché potrebbero emergere diverse paure. La comunicazione anche di questi aspetti è importante, perché permette di fare chiarezza e fare scelte più consapevoli e in linea con i propri valori e desideri. Per quanto riguarda lei, forse potrebbe essere utile chiedersi quali siano i suoi bisogni in questo momento. Spero di esserle stato d'aiuto. Distinti saluti. Dott. Michele Moscarello
Buonasera, dalla sua descrizione colpisce un aspetto: la domanda che sembra occupare maggiormente il suo pensiero è “cosa passa per la testa di lui?”, mentre forse il punto centrale della vicenda è un altro, cioè cosa sta accadendo nella relazione tra voi nel momento in cui viene nominata e definita.
Spesso, nelle relazioni che nascono come frequentazioni senza impegno e che progressivamente assumono caratteristiche di una coppia, il passaggio dall’esperienza vissuta all’etichetta ufficiale non è solo una formalità. Per alcune persone rappresenta un cambiamento simbolico importante: finché il rapporto resta implicito può essere vissuto con maggiore libertà, mentre quando viene nominato può attivare paure, aspettative, responsabilità o timori di sofferenza.
Da quello che racconta, non sembra che lui stia comunicando un rifiuto della relazione in senso stretto. Al contrario, descrive comportamenti che parlano di coinvolgimento, esclusività, progettualità e vicinanza emotiva. È interessante però che il tema emerga proprio dopo che qualcun altro vi ha definiti pubblicamente come fidanzati. Talvolta non è il legame a spaventare, ma ciò che quel legame significa.
Allo stesso tempo, credo sia utile non trasformare automaticamente la sua spiegazione in una “favoletta”. Quando una persona parla di incompatibilità in modo vago può certamente essere confusa, difensiva o spaventata, ma può anche stare cercando di esprimere un disagio che non riesce ancora a mettere bene in parole. Il rischio è che, nel tentativo di capire se lui abbia paura dell’impegno, si perda di vista ciò che lui sta effettivamente cercando di comunicare.
In un’ottica relazionale, più che chiedersi se lui abbia ragione o torto sull’incompatibilità, potrebbe essere interessante osservare la funzione che questo discorso sta assumendo tra voi. Per mesi avete costruito una relazione che assomiglia a una coppia; quando dall’esterno arriva una definizione più chiara, lui introduce un dubbio sulla possibilità di esserlo davvero. È come se il sistema relazionale avesse raggiunto una soglia oltre la quale lui sentisse il bisogno di rallentare o ridefinire le distanze.
Martedì forse potrebbe essere utile spostare la conversazione da “perché sei fatto così?” a “che cosa desideriamo entrambi da questa relazione?”. Perché dopo sette mesi la questione non sembra essere se siete o meno fidanzati sulla carta, ma se state andando nella stessa direzione e con aspettative compatibili.
Più che cercare di decifrare lui, potrebbe essere importante comprendere cosa sia diventato necessario per lei in questo momento. La richiesta di chiarezza che descrive appare infatti molto comprensibile e sembra nascere dal fatto che la relazione, crescendo, sta chiedendo ad entrambi una definizione che finora era rimasta sospesa.
Spesso, nelle relazioni che nascono come frequentazioni senza impegno e che progressivamente assumono caratteristiche di una coppia, il passaggio dall’esperienza vissuta all’etichetta ufficiale non è solo una formalità. Per alcune persone rappresenta un cambiamento simbolico importante: finché il rapporto resta implicito può essere vissuto con maggiore libertà, mentre quando viene nominato può attivare paure, aspettative, responsabilità o timori di sofferenza.
Da quello che racconta, non sembra che lui stia comunicando un rifiuto della relazione in senso stretto. Al contrario, descrive comportamenti che parlano di coinvolgimento, esclusività, progettualità e vicinanza emotiva. È interessante però che il tema emerga proprio dopo che qualcun altro vi ha definiti pubblicamente come fidanzati. Talvolta non è il legame a spaventare, ma ciò che quel legame significa.
Allo stesso tempo, credo sia utile non trasformare automaticamente la sua spiegazione in una “favoletta”. Quando una persona parla di incompatibilità in modo vago può certamente essere confusa, difensiva o spaventata, ma può anche stare cercando di esprimere un disagio che non riesce ancora a mettere bene in parole. Il rischio è che, nel tentativo di capire se lui abbia paura dell’impegno, si perda di vista ciò che lui sta effettivamente cercando di comunicare.
In un’ottica relazionale, più che chiedersi se lui abbia ragione o torto sull’incompatibilità, potrebbe essere interessante osservare la funzione che questo discorso sta assumendo tra voi. Per mesi avete costruito una relazione che assomiglia a una coppia; quando dall’esterno arriva una definizione più chiara, lui introduce un dubbio sulla possibilità di esserlo davvero. È come se il sistema relazionale avesse raggiunto una soglia oltre la quale lui sentisse il bisogno di rallentare o ridefinire le distanze.
Martedì forse potrebbe essere utile spostare la conversazione da “perché sei fatto così?” a “che cosa desideriamo entrambi da questa relazione?”. Perché dopo sette mesi la questione non sembra essere se siete o meno fidanzati sulla carta, ma se state andando nella stessa direzione e con aspettative compatibili.
Più che cercare di decifrare lui, potrebbe essere importante comprendere cosa sia diventato necessario per lei in questo momento. La richiesta di chiarezza che descrive appare infatti molto comprensibile e sembra nascere dal fatto che la relazione, crescendo, sta chiedendo ad entrambi una definizione che finora era rimasta sospesa.
Ciao! Con la spiegazione iniziale su questo ragazzo ho avuto l'impressione che in cuor tuo stia cercando un modo per "giustificare" i suoi comportamenti apparentemente ambigui.
Ci tengo a precisare che non si può capire solo da una descrizione da terzi (in questo caso tu) quali siano i motivi di lui, ma in ogni caso non ci sarebbe utile comprendere "cosa gli stia passando per la testa". Ciò che conta è come lui ed il suo atteggiamento ti fanno sentire.
Riferisci di aver bisogno di chiarezza, intuisco che tu vorresti che diventi il tuo fidanzato, e che probabilmente sei ferita dalla sua riluttanza e ambivalenza.
Senza sapere altro, mi verrebbe da invitarti semplicemente ad essere onesta con te stessa e fare ciò che ti fa stare bene. Prova a parlargli di ciò che vorresti realmente, in modo tale da poter capire (e non immaginare) se concretamente ci può essere un seguito a questa relazione.
Un caro saluto e in bocca al lupo!
Ci tengo a precisare che non si può capire solo da una descrizione da terzi (in questo caso tu) quali siano i motivi di lui, ma in ogni caso non ci sarebbe utile comprendere "cosa gli stia passando per la testa". Ciò che conta è come lui ed il suo atteggiamento ti fanno sentire.
Riferisci di aver bisogno di chiarezza, intuisco che tu vorresti che diventi il tuo fidanzato, e che probabilmente sei ferita dalla sua riluttanza e ambivalenza.
Senza sapere altro, mi verrebbe da invitarti semplicemente ad essere onesta con te stessa e fare ciò che ti fa stare bene. Prova a parlargli di ciò che vorresti realmente, in modo tale da poter capire (e non immaginare) se concretamente ci può essere un seguito a questa relazione.
Un caro saluto e in bocca al lupo!
Comprendo bene il bisogno di chiarezza che descrive, l'ambiguità relazionale prolungata genera un'attivazione cognitivo-emotiva costante, fatta di ipervigilanza ai segnali, ruminazione e oscillazioni dell'umore. In ottica cognitivo-comportamentale, le suggerisco di lavorare su due piani. Sul piano cognitivo, è utile riconoscere i pensieri automatici ("se non mette un'etichetta non mi ama", "devo decifrare cosa pensa") e i bias frequenti, lettura del pensiero, catastrofizzazione, personalizzazione. Si chieda quali sono i fatti osservabili, esclusività, presenza, cura, e quali invece sono interpretazioni. Sul piano comportamentale, può essere prezioso un esercizio di comunicazione assertiva, esprimere in modo chiaro i suoi bisogni e i suoi limiti, senza pretese ma definendo cosa è sostenibile per lei. L'ADHD e la storia del partner possono spiegare alcune fatiche, ma non giustificano la rinuncia ai propri bisogni di sicurezza relazionale. Dall'ACT, si chieda quali valori vuole onorare in una relazione. Un percorso psicoterapeutico individuale può aiutarla a recuperare centratura e capacità decisionale.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
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