Domande del paziente (209)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
i sintomi che descrive (sbandamenti, disorientamento dopo molte ore al PC, accentuazione durante attività visive intense, lieve fischio all’orecchio) possono avere più cause: ansia con fenomeni...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive è compatibile con una fase di assestamento della terapia. Quando si aumenta lo Zoloft (sertralina) possono comparire per alcuni giorni aumento dell’ansia, tremori interni,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è molto doloroso. Avere accanto un genitore costantemente critico e svalutante può riattivare ferite profonde, soprattutto quando il bisogno di riconoscimento rimane insoddisfatto.
Alla...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrive rappresenta un forte stress emotivo. La sensazione di sentirsi “morto dentro” e senza emozioni può essere una risposta di difesa a un dolore relazionale non ancora...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la sensazione di “spaesamento” che descrive può essere legata all’affaticamento visivo e mentale dovuto alle molte ore al PC, ma anche a manifestazioni dell’ansia (come derealizzazione), che...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
i sintomi che descrive (calo di energia e motivazione, insonnia, rimuginio, alternanza tra agitazione e ritiro) possono essere legati a stress protratto, ma anche rappresentare l’inizio di...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
quello che descrive è compatibile con episodi di derealizzazione e attacchi d’ansia ricorrenti, spesso legati a ricordi o rimandi a momenti di forte stress emotivo. Non è raro che la mente “ripercorra”...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
se lo desidera possiamo fissare un colloquio conoscitivo.
Un saluto,
dott.ssa Greta Pisano
psicologa e psicoterapeuta
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Daniele, sta attraversando un periodo di forte stress tra lavoro non adatto, lutto e riattivazione del DOC. I pensieri suicidari sono un segnale della sofferenza, non una soluzione.
Il problema non è Lei,...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
i sintomi che descrive sono compatibili con una sindrome d’astinenza da oppiacei, anche se le quantità erano ridotte. Il metadone ha un’emivita lunga e questo può rendere l’astinenza più prolungata...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da ciò che descrive emerge una storia familiare complessa, in cui Lei si è trovata più volte a sostenere responsabilità emotive importanti, spesso senza ricevere comprensione o supporto. È comprensibile...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive è un meccanismo piuttosto comune: dopo un episodio vissuto come imbarazzante o fuori controllo, può svilupparsi una forte ansia anticipatoria che porta a comportamenti evitanti...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
il quadro che descrive può avere un’origine multifattoriale. Con l’età, variazioni ormonali e condizioni mediche (come l’ipertensione) possono incidere su desiderio ed erezione. Anche alcuni farmaci...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
la sensazione che descrive può comparire dopo un periodo di forte ansia: quando il livello di attivazione si riduce, può emergere una sorta di “vuoto” o calo della motivazione, come se le emozioni...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che sta vivendo è molto intenso, ma comprensibile: si è trattato della Sua prima vera esperienza affettiva significativa, e quindi è naturale che l’interruzione attivi un senso di vuoto,...
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Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
comprendo quanto possa essere doloroso vivere questa situazione, soprattutto dovendo condividere lo stesso ambiente lavorativo con una persona per cui prova ancora sentimenti.
Il comportamento del Suo ex, per quanto ferente, può essere una modalità di distanza che lui utilizza per gestire la separazione, più che qualcosa che riguarda il Suo valore personale. Tuttavia, questo non riduce l’impatto emotivo che ha su di Lei.
Forzare un riavvicinamento “cordiale” potrebbe non essere efficace se dall’altra parte c’è una chiusura così netta. Può invece aiutarLa concentrarsi su piccoli passi che dipendono da Lei, come mantenere un atteggiamento professionale e rispettoso, senza aspettarsi necessariamente una risposta.
Allo stesso tempo, il dolore che prova e il legame ancora presente meritano attenzione e uno spazio di elaborazione, per aiutarLa a ritrovare un equilibrio indipendentemente da lui.
Se lo desidera, può valutare un colloquio con me per approfondire e affrontare questa situazione in modo più mirato.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
Il mio ragazzo fuma e lo facevamo anche insieme e io sono incinta di 26 settimane quindi dalla scoperta cambio vita lui diceva di volere il bambino e che era contento ma poi ha cominciato a vivere per strada e io sono stata con lui a causa di vari litigi con nostre famiglie fin che ho potuto poi sono tornata da mio padre e mi ha accusata di averlo lasciato solo e che se non fossi andata con lui mi avrebbe lasciata.. non si fa sentire per settimane e mi ha contattata dopo 15 giorni per chiedere della gravidanza alla mia risposta "stiamo bene" non ha risposto ed è scomparso di nuovo.. senza lui soffro ma dovrà capire in qualche modo gli errori che sta commettendo è che è lui a lasciarmi sola e a non aiutarmi su nulla.. l' unica cosa che ha fatto mi ha accompagnato una volta a una visita e poi si è messo anche ad urlare per poi andare via però poi dice che non vede l'ora di vedere il figlio e che ci ama e poi di nuovo scappa..mi confonde
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve, mi contatti in provato se lo desidera.
Cordiali Saluti,
dott.ssa Pisano
Salve, sono una ragazza di meno di trent'anni e sto facendo un percorso di psicoterapia da molti anni ormai.
Soffro di ansia, DOC e ipocondria.
Sono in un periodo in cui nonostante conosca i meccanismi che mi portano a sviluppare i sintomi e i pensieri ossessivi mi sento bloccata e spesso sono in balia delle mie paranoie. Mi viene istintivo chiedere rassicurazioni mediche perché ho troppa paura di morire o di poter far male agli altri senza volerlo.
Queste paranoie mi stanno cambiando la vita e non so come affrontarle. Avete dei consigli da darmi? So che non è facile con un consulto a distanza, ma qualsiasi spunto potrebbe essermi utile.
Come posso fare per uscire dal circolo vizioso delle rassicurazioni mediche? Questa è la cosa che mi sta dando più problemi in assoluto. Spesso penso che delle abitudini normali che ho o cose che ho fatto in passato possano mettere a rischio la mia salute attuale (ad esempio aver usato prodotti chimici anni fa senza protezioni, oppure la muffa in casa), solo che il pensiero non si risolve rassicurandomi con l'assenza di sintomi, ho sempre bisogno di cercare spiegazioni sempre più cavillose per potermi preoccupare di qualcosa che in quel momento fa più presa su di me. Quando analizzo un pensiero ossessivo e mi tranquillizzo questo passa, ma poi me ne viene un altro poco dopo. Non sono mai veramente tranquilla e ho paura che questo possa davvero farmi ammalare.
Avreste dei consigli da darmi? Io davvero non so più cosa fare. Le persone intorno a me cercano di rassicurarmi ma ovviamente non basta, non basta nemmeno farmi esami e vedere che non ho nulla di evidente perché ho paura di qualcosa di nascosto. Secondo voi ha senso ricercare danni nascosti in assenza di sintomi o è del tutto inutile? Una delle cose che più mi terrorizzano sono i danni silenti a lungo termine.
Scusate se posso sembrare paranoica ma spero di aver reso l'idea di quale sia la mia situazione psicologica. Aggiungo che non sono in terapia farmacologica.
Grazie per il vostro tempo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile paziente,
quello che descrive è tipico del funzionamento ossessivo: non è il singolo pensiero il problema, ma il meccanismo per cui ogni dubbio porta a cercare rassicurazione, trovando sollievo solo temporaneo. Questo però mantiene e rafforza il circolo vizioso, motivo per cui un pensiero risolto viene subito sostituito da un altro.
In quest’ottica, la ricerca di “danni nascosti” in assenza di sintomi non è clinicamente utile, ma risponde all’ansia e la alimenta. Il punto del lavoro terapeutico non è arrivare a una certezza assoluta sulla salute, ma imparare a tollerare il dubbio senza attivare strategie di controllo.
Ridurre progressivamente le rassicurazioni e non ingaggiare i pensieri (né analizzandoli né confutandoli) è centrale. Il riferimento è a un lavoro di esposizione con prevenzione della risposta.
In sintesi: non è necessario risolvere ogni pensiero, ma modificare il modo in cui ci si relaziona ad esso.
Cordiali saluti,
dott.ssa Pisano
Salve, grazie in anticipo delle risposte.
Recentemente ho subito una rottura di 5 anni di relazione con la mia compagna (ha voluto interrompere lei), che a parte i soliti sintomi post-rottura moltiplicati esponenzialmente, mi sta portando ad una fase di analisi della mia vita. In questi recenti mesi infatti ho avuto:
- Dipendenza emotiva totale dalla relazione
- picchi di ansia /depressione /apatia dovuta a insoddisfazione cronica
- pensieri ricorrenti di suicidio
- annullamento del desiderio sessuale
- confusione continua su direzione di vita e lavoro
- autostima pessima
Vorrei capire visto l'insieme qual'è la terapia che consigliate migliore per la mia situazione e chi può svolgerla (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, ecc.),
Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la sintomatologia che descrive è significativa e va presa seriamente, soprattutto per la presenza di pensieri suicidari.
In questi casi è indicato un percorso di psicoterapia (con psicoterapeuta), per lavorare su dipendenza affettiva, autostima e regolazione emotiva ma anche una valutazione psichiatrica, utile per capire se sia indicato un supporto farmacologico nella fase acuta.
Non esiste una “terapia migliore” in assoluto. La priorità è non affrontare questa fase da solo e costruire un supporto clinico adeguato. Se i pensieri suicidari dovessero intensificarsi, è importante rivolgersi tempestivamente a servizi di emergenza o a un professionista.
Obiettivo iniziale: stabilizzazione emotiva; successivamente, lavoro più approfondito sugli aspetti relazionali e identitari.
Se lo desidera possiamo sentirci telefonicamente.
Un saluto,
Dott.ssa Greta Pisano
Buonasera, dopo quanto si può fare diagnosi di disturbo ossessivo compulsivo? Posso fidarmi di una specialista che dopo solo una seduta ha già diagnosticato e detto apertamente che soffro di DOC?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo non si basa sul numero di sedute, ma sulla presenza di criteri clinici specifici (ossessioni, compulsioni, impatto sul funzionamento). Se il quadro è chiaro, un professionista può formulare anche rapidamente un’ipotesi diagnostica.
Detto questo, è importante distinguere tra:
ipotesi diagnostica iniziale, che può emergere già dai primi colloqui;
diagnosi consolidata, che si definisce meglio nel tempo, approfondendo il funzionamento della persona.
Può quindi essere legittimo che una specialista abbia riconosciuto precocemente elementi compatibili con un DOC, ma è altrettanto corretto che questa valutazione venga confermata e condivisa nel corso del percorso.
Se ha dubbi, può essere utile parlarne apertamente in seduta, chiedendo su quali elementi si basa la diagnosi.
Un saluto,
Dott.ssa Pisano
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