Buongiorno, tre anni fa ho deciso di cambiare posto in cui vivo per amore, sono passata dalla città

23 risposte
Buongiorno, tre anni fa ho deciso di cambiare posto in cui vivo per amore, sono passata dalla città a una realtà molto più ristretta che mi offre molto poco. E’ stata una decisione presa con leggerezza, che ad oggi non rifarei mai e sottovalutando molti aspetti: la solitudine, la mancanza dei miei affetti e un posto dove non c’è niente e costruire una rete e’ difficile. Il motivo per cui non vado via e’ per i miei 2 figli piccoli, non voglio traumatizzarli né dividerli dal papà. Io però ne soffro tantissimo, piango spesso ed e’ da tre anni che non mi riconosco più non riesco a essere felice e questo ha già influito sul rapporto con il papà dei miei figli. Ho provato ad abituarmi ma non riesco proprio. Penso sempre alla mia vita felice di prima in cui non mi mancava nulla. Non so proprio come uscire da questo labirinto
Dott.ssa Sara Magliocca
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Seregno
Gentile utente dalle sue parole si sente tutta la fatica di una scelta che, fatta con amore e leggerezza, nel tempo si è trasformata in una fonte di sofferenza. Cambiare città significa cambiare ritmo, relazioni, abitudini, punti di riferimento. Se poi ci si ritrova in una realtà più piccola, con poche possibilità di costruire una rete, il senso di solitudine può diventare molto pesante.
Lei dice che da tre anni non si riconosce più e che non riesce a essere felice. Questo è un vissuto importante, che merita ascolto. Non è semplice nostalgia: è il confronto continuo tra la vita di prima, che ricorda come piena e soddisfacente, e quella attuale, che percepisce come limitante. È comprensibile che questo influisca anche sulla relazione con il padre dei suoi figli.
Allo stesso tempo emerge quanto per lei siano centrali i suoi bambini e il desiderio di proteggerli da traumi o separazioni. Si trova quindi in una posizione molto complessa: da una parte il bisogno di tornare a stare bene, dall’altra la paura di fare scelte che possano avere ripercussioni su di loro.
Forse, prima ancora di decidere se restare o andare via, potrebbe essere utile fermarsi a capire cosa oggi le manca davvero e quali spazi personali può iniziare a ricostruire anche lì dove si trova. A volte non si esce dal “labirinto” con una decisione drastica, ma iniziando a ritrovare piccoli punti fermi dentro di sé.
Un confronto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza con calma, senza sentirsi costretta a scegliere subito una direzione definitiva.
Un caro saluto. Dott.ssa Sara Magliocca

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Dott.ssa Chiara Bernardini
Psicoterapeuta, Psicologo
Milano
Quello che racconta arriva con molta intensità, e questo ci dice che la sua parte emotiva è ancora viva. Si pone come una madre molto attenta e premurosa verso il benessere dei suoi figli. Non bisogna però dimenticare che il benessere dei figli passa molto dal benessere della madre: non si tratta di scegliere tra sè e loro, ma di capire come prendersi cura di entrambe le cose. Forse potrebbe esserle utile iniziare a chiedersi non solo cosa le manca della vita di prima, ma quale parte di sè sente di aver lasciato lì. Da dove potrebbe ripartire, anche in modo piccolo e graduale, per ritrovarla?
Descrive quella scelta come fatta con leggerezza, oggi la guarda con occhi diversi, attraversati dalla fatica e dalla solitudine. A volte il tempo cambia il significato che diamo alle decisioni. Potrebbe esserle utile avere uno spazio tutto suo, protetto, in cui esplorare questi vissuti e comprendere meglio cosa oggi sente di aver perso e cosa invece desidera per sè.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
quello che descrive è il vissuto di una persona che ha fatto una scelta importante mettendo al centro l’amore e la famiglia, ma che oggi sta pagando un prezzo emotivo molto alto. La solitudine, la perdita dei riferimenti affettivi e la mancanza di una rete possono incidere profondamente sul benessere psicologico.

Il fatto che da tre anni si senta triste, che pianga spesso e che non si riconosca più merita attenzione. Non è debolezza: è un segnale di sofferenza che va ascoltato. Restare “per i figli” è una motivazione comprensibile, ma anche il Suo equilibrio emotivo è fondamentale per loro. I bambini hanno bisogno di una madre presente, ma anche serena.

Più che chiederSi se tornare indietro o restare, potrebbe essere utile capire cosa oggi Le manca davvero e quali piccoli cambiamenti concreti può iniziare a fare per recuperare uno spazio personale: relazioni, attività, momenti solo Suoi. Non sempre l’unica soluzione è andarsene, ma certamente non è nemmeno continuare a soffrire in silenzio.

La sensazione di essere in un “labirinto” spesso nasce quando ci si sente senza alternative. In realtà le strade possibili esistono, ma vanno esplorate con calma e lucidità.

Se lo desidera, possiamo approfondire insieme la Sua situazione in un colloquio, per aiutarLa a ritrovare chiarezza e capire quale direzione possa farLa sentire di nuovo sé stessa.

un saluto,
Dott.ssa Pisano
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
la sua sofferenza è molto comprensibile: ha fatto una scelta importante per amore e oggi si trova a vivere solitudine, rimpianto e senso di perdita. Non è debolezza, è un vero e proprio lutto per la vita di prima.
Il fatto che dopo tre anni il malessere sia ancora così intenso indica che non si tratta solo di “abituarsi”, ma di qualcosa che ha bisogno di essere ascoltato più a fondo. Restare esclusivamente “per i figli” mettendo da parte il suo benessere, nel lungo periodo, rischia di pesare anche sull’equilibrio familiare.
Potrebbe essere molto utile iniziare un percorso di psicoterapia, per aiutarla a fare chiarezza tra senso di responsabilità, paura di destabilizzare i bambini e bisogni personali profondi. Le decisioni non vanno prese in uno stato di sofferenza acuta, ma con maggiore centratura.
Non è in un labirinto senza uscita: è in una fase complessa che merita uno spazio di riflessione e sostegno.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Elena Izard
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, nel suo messaggio compare più volte la parola “felice”, ma attualmente la felicità non corrisponde né al luogo in cui vive né a quello che ha lasciato. Forse la soluzione potrebbe essere cercare di vivere nel presente accettando di avere perso qualcosa (la sua vita di prima), ma riconoscendo di avere anche guadagnato altro (la famiglia che ha creato, per esempio).
E poi tutto cambia, vedrà che cambierà ancora…
Dott.ssa Marina Balbo
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda che dura da tempo. Il cambiamento che ha fatto non ha riguardato solo il luogo in cui vivere, ma anche il senso di appartenenza, la rete affettiva e l’immagine di sé. È comprensibile che oggi si senta smarrita e fatichi a riconoscersi.
Quando un’esperienza di vita resta emotivamente “non elaborata”, può continuare a influenzare il presente con tristezza, rimpianto e senso di blocco. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a comprendere e sciogliere questi vissuti.
L’EMDR, ad esempio, è un approccio efficace nel lavorare su eventi che hanno avuto un forte impatto emotivo: permette di rielaborare i ricordi legati a quel periodo, riducendone il peso e favorendo maggiore chiarezza nelle scelte future.
Un caro saluto
Dott.ssa Giulia Bassi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sacrofano
Buongiorno. Ti leggo e sento tutto il peso di questo "labirinto" in cui ti trovi. È una situazione incredibilmente faticosa: ti senti in trappola tra l'amore per i tuoi figli e il lutto per la versione di te stessa che hai lasciato in città.
Quello che provi è un possibile shock culturale e identitario. Passare dalla stimolazione di una città al silenzio di una realtà ristretta può far sentire come se si stesse svanendo. Essendo inserita all' interno della tua famiglia il tuo umore può emergere anche nelle dinamiche con tuo marito o i tuoi figli. Pertanto è fondamentale lavorare su piccoli cambiamenti logistici che anche se minimi potrebbero migliorare la tua situazione. Inoltre un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarti nel gestire meglio la condizione in cui ti trovi, i relativi dubbi e a regolare le emozioni connesse a ciò.
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Gentilissima, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo la situazione che ci descrive, e soprattutto la sua frustrazione e dispiacere rispetto il cambiamento della sua situazione, sia interna che esterna. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e provare a comprendere le motivazioni sottostanti le sue fatiche, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Dott.ssa Giulia Antonacci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, da ciò che racconta emerge una sofferenza profonda, che sembra accompagnarla ormai da tempo. Cambiare luogo di vita per amore è una scelta importante e spesso si comprende davvero cosa comporta solo vivendo quotidianamente quella realtà. Non c’è nulla di “sbagliato” nel riconoscere oggi che per lei quel cambiamento è stato più faticoso del previsto. La solitudine, la mancanza degli affetti e la difficoltà a costruire una rete possono incidere molto sul benessere personale, soprattutto quando ci si sente lontani da ciò che prima dava energia e senso di appartenenza. Il fatto che lei pianga spesso e non si riconosca più da tre anni merita ascolto e attenzione, senza minimizzare. È comprensibile anche il conflitto che vive: da una parte il desiderio di tutelare i suoi figli e la loro stabilità, dall’altra il suo bisogno di sentirsi viva e serena. Quando una persona sta così a lungo in una condizione di insoddisfazione profonda, inevitabilmente questo si riflette anche nella relazione di coppia e nel clima familiare. Forse il primo passo non è trovare subito “la soluzione definitiva”, ma concedersi uno spazio in cui poter mettere ordine dentro di sé: capire quali bisogni oggi stanno chiedendo voce, quali possibilità concrete esistono (anche intermedie) e quali paure la tengono bloccata nel “labirinto” che descrive. A volte già sentirsi meno sola nel pensare e nel decidere può aprire prospettive nuove. Valutare un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a esplorare tutto questo con maggiore chiarezza e senza giudizio, tenendo insieme il suo benessere personale e il ruolo di madre. Non è egoismo desiderare di stare meglio: è una base importante anche per i suoi figli. Un caro saluto
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Gentile utente, quello che descrive non è solo nostalgia di un luogo, ma la sensazione di aver perso una parte di sé. Cambiare città “per amore” può sembrare una scelta romantica, ma quando comporta la perdita della propria rete affettiva, identità sociale e senso di appartenenza, l’impatto emotivo può essere molto profondo.
Lei è passata da un sistema in cui si sentiva sostenuta e riconosciuta a uno in cui si percepisce isolata. Dopo tre anni, il fatto che il malessere sia ancora così intenso – pianto frequente, senso di non riconoscersi più, idealizzazione della vita precedente – indica che non si tratta solo di un periodo di adattamento, ma di una sofferenza radicata.
La scelta di restare per proteggere i suoi figli è comprensibile e parla del suo senso di responsabilità. Tuttavia, c’è un aspetto importante: i bambini non hanno bisogno di una madre che si sacrifichi fino ad annullarsi, ma di una madre emotivamente sufficientemente serena. Restare in un luogo che la fa sentire spenta e triste può, nel tempo, influire anche sul clima familiare.
Il pensiero ricorrente “la mia vita felice di prima” può diventare una trappola mentale se non è accompagnato da una progettualità concreta. Forse la domanda non è solo “resto o vado?”, ma “come posso iniziare a ricostruire parti di me anche qui?”. A volte non è necessario un cambiamento drastico immediato, ma passi graduali: creare uno spazio personale, tornare periodicamente nella sua città, coltivare relazioni nuove anche se inizialmente faticose, riprendere attività che la definivano.
Allo stesso tempo, può essere utile affrontare questo nodo in un percorso di psicoterapia, per distinguere tra rimpianto, senso di colpa, paura del cambiamento e reali bisogni personali. Solo chiarendo cosa desidera davvero potrà valutare con lucidità le opzioni, senza sentirsi intrappolata.
Non è sbagliata per sentire questo dolore. Ma restare in un labirinto senza cercare una via di uscita rischia di prolungare la sofferenza. Forse il primo passo non è decidere tutto, ma iniziare a rimettere al centro anche i suoi bisogni.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Valentina Sciubba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Non è facile darle una risposta, spesso col tempo si riesce ad accettare il nuovo ambiente di vita più angusto o meno accogliente e a trovare un equilibrio, ma penso dovrebbe chiedere almeno una consulenza per vedere se ci siano modi e margini per migliorare la sua vita sia relazionale che concreta in termini di possibilità di svsgo, culturali ecc.
Dott.ssa Iolanda Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Firenze
È importante farsi sostenere in questi momenti, per comprendere e dare significato al disagio del momento, rileggere le scelte del passato e capire come oggi è possibile trovare un adattamento più funzionale. Se sente di essere arrivata a saturazione, chieda il supporto di uno/a psicoterapeuta che la aiuterà in questo lavoro. Un saluto
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara signora,
immagino quanto possa essere doloroso vivere per tre anni ciò che mi ha raccontato.
Mi domando se lei ne abbia mai parlato con il suo compagno. Lui cosa dice o cosa ne pensa? Sente che le sue sofferenze sono accolte? Cos'era la felicità che lei aveva in città? Cosa sente mancarle? E' come se lei si sentisse di non avere alcuna possibilità di modificare questa situazione. Esiste solo l'alternativa di stare o andare via che corrisponde a stare male o stare bene oppure si potrebbe lavora su questo pensiero per costruire altre strade? Qualora non riuscisse da sola provi a farsi aiutare da un/a psicoterapeuta. Le auguro di ritrovare quanto prima la sua serenità
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
si dia la possibilità di affrontare un argomento così delicato all' interno di uno spazio di ascolto più ampio come quello di una psicoterapia. Vedrà che con il tempo la aiuterà a decidere con maggior serenità della sua vita.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza profonda legata a un cambiamento importante che ha comportato rinunce, solitudine e senso di smarrimento. È comprensibile che una scelta fatta per amore e per il bene della famiglia possa oggi farla sentire in conflitto tra i suoi bisogni personali e quelli dei suoi figli.

In questi casi può essere molto utile avere uno spazio di ascolto e di sostegno psicologico che la aiuti a comprendere meglio le emozioni che sta vivendo, ritrovare risorse personali e valutare possibili modalità per migliorare il suo benessere e il suo equilibrio, senza decisioni affrettate ma con maggiore consapevolezza.

Non deve affrontare tutto questo da sola: chiedere aiuto è già un primo passo importante per ritrovare chiarezza e serenità.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dr. Cristian Sardelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno gentile utente,
stare bene attraverso il far star bene il prossimo, è cosa possibile, tuttavia non dovremmo mai subordinarlo al nostro benessere, e se nell'esprimere e agire l'amore genitoriale, poichè nostra responsabilità farlo, potremmo sforzarci di sostenerlo non dovremmo mai subordinarci all'altro, in un rapporto di coppia meno che mai matrimoniale e o di convivenza, Esponga per scritto, a se stessa i motivi della sua insoddisfazione, l'aiuterà a puntualizzare, quello che potrà poi condividere, con il suo partner.
Non si valuti come seconda, a nessuno.
Cordiali saluti,
Dr. ristian Sardelli
Psicologo Psicoterapeuta TBS
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Quello che sente non è solo nostalgia, è il dolore per una parte di sé che percepisce perduta. Ha scelto per amore e per i figli, ma forse mettendo in secondo piano i suoi bisogni profondi. Oggi quella parte esclusa si fa sentire con tristezza e senso di smarrimento.
Il conflitto non è solo “restare o andare”, ma tra la madre che protegge e la donna che si sente spenta. Prima delle decisioni drastiche, sarebbe importante capire cosa rappresentava per lei la vita di prima: libertà? relazioni? senso di sé?
Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a ritrovarsi. Quando si ritrova sé stessi, anche il labirinto inizia ad avere un’uscita. Resto a disposizione
Buongiorno, è comprensibile sentirsi divisi tra il proprio benessere e il desiderio di proteggere i figli, soprattutto dopo un trasferimento che ha comportato perdita di affetti, abitudini e punti di riferimento. Isolamento, dubbi e nostalgia possono pesare molto. Potrebbe essere utile condividere questi vissuti con il compagno, chiarire cosa le manca davvero e quali parti di sé sente di aver perso, magari individuando piccoli cambiamenti concreti per ritrovare benessere, anche nei limiti attuali. Proteggere i figli non significa annullarsi: può prendersi il tempo di valutare con calma tutte le possibili opzioni per il futuro. Le auguro di ritrovare presto un po’ di serenità
Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Forse per "uscire dal labirinto" potremmo capire insieme quali dinamiche si sono attivate per arrivare ad entrarci, nel labirinto, cosa provo, come ci sto nel labirinto e se mi ci sono trovata mai prima d'ora o meno. Un approccio psicologico con orientamento sistemico relazionale potrebbe essere estremamente utile in questo senso. Si conceda un aiuto anche e soprattutto psicologico! Se vuole possiamo fissare un primo colloquio conoscitivo anche online.
Dott.ssa Tonia Caturano
Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo
Pioltello
Buongiorno, dalle sue parole si sente un dolore profondo, ma anche un grande senso di responsabilità. Ha fatto una scelta per amore e per la famiglia, e oggi si trova a pagarne un costo emotivo molto alto. Non è debolezza: è la fatica di vivere in un luogo che non sente più suo, lontana dalle radici e dalla rete che la nutriva.
La solitudine prolungata può incidere molto sull’umore e sull’identità. Quando dice “non mi riconosco più”, sta descrivendo qualcosa di importante: non è solo nostalgia, è una parte di sé che sente di aver perso spazio. E questo, nel tempo, può riflettersi anche nella relazione di coppia.
Il fatto che resti per tutelare i suoi figli parla del suo amore di madre. Tuttavia, anche il benessere di una madre è un elemento fondamentale per l’equilibrio dei bambini. Non sempre la soluzione è andarsene o restare a ogni costo: a volte è necessario aprire un dialogo autentico con il partner su quanto sta soffrendo, per cercare insieme alternative possibili, graduali, realistiche.
Forse la domanda non è solo “come uscire”, ma “come posso tornare a sentirmi viva senza distruggere ciò che amo?”. È un equilibrio delicato, che merita uno spazio di ascolto vero.
Se sente che questo labirinto sta diventando troppo stretto, potrebbe essere prezioso affrontarlo in un colloquio conoscitivo, per mettere ordine nei pensieri e valutare strade concrete. Non deve farlo da sola.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
grazie per aver condiviso una parte così delicata della sua vita. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda e comprensibile: ha fatto una scelta importante per amore e per la famiglia, ma si ritrova da tempo in una realtà che sente povera di stimoli, relazioni e sostegno affettivo. È normale, in queste condizioni, provare solitudine, nostalgia per la vita di prima e un senso di “non riconoscersi più”.

Il dolore che descrive – pianto frequente, tristezza persistente, difficoltà a provare felicità – non va minimizzato: sono segnali di un disagio emotivo che merita ascolto. Vivere lontano dalla propria rete affettiva e in un contesto che non rispecchia i propri bisogni può incidere molto sul benessere psicologico e anche sulla relazione di coppia. Inoltre, il fatto che lei “tenga duro” per il bene dei figli mostra grande senso di responsabilità, ma è importante ricordare che il benessere emotivo di un genitore influisce direttamente anche su quello dei bambini: una mamma che sta molto male, nel lungo periodo, fatica a sentirsi presente e serena nel ruolo genitoriale.

Alcuni spunti di riflessione utili potrebbero essere:

distinguere ciò che oggi è realmente immutabile da ciò su cui, anche a piccoli passi, può avere margine di azione (es. creare micro-spazi per sé, coltivare relazioni, ritagliarsi momenti di rientro nei luoghi affettivi);

interrogarsi su quali bisogni profondi della “vita di prima” oggi mancano di più (relazioni? stimoli? senso di appartenenza?) per provare a recuperarne almeno una parte nel presente;

lavorare sul senso di colpa: prendersi cura di sé non significa “traumatizzare” i figli, ma anzi proteggerli da un clima emotivo di sofferenza prolungata;

valutare insieme al partner se esistono possibilità di maggiore flessibilità organizzativa o progettualità condivise che tengano conto anche dei suoi bisogni, non solo di quelli familiari.

La sensazione di “labirinto” che descrive è tipica quando si è immersi nella sofferenza: da soli è difficile vedere vie d’uscita, alternative o soluzioni intermedie. Un percorso psicologico può aiutarla a dare un nome più chiaro a ciò che sta vivendo, elaborare il lutto per la vita lasciata, capire cosa desidera davvero per sé e per i suoi figli e valutare scelte future in modo meno schiacciante e più sostenibile emotivamente.

Per questo è consigliabile approfondire la sua situazione con uno specialista, che possa accompagnarla in questo momento di grande fatica e aiutarla a ritrovare un senso di direzione e di benessere.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dr. Silvio Zatelli
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Verona
Gentile Signora,
le tue parole trasmettono tutto il peso di questo sradicamento. Sentirsi soli e non riconoscersi più dopo un cambiamento così grande non è una colpa, ma un dolore che merita ascolto e spazio.
Il sacrificio che hai fatto per amore non deve diventare una prigione per la tua identità. E' comprensibile che tu ti senta smarrita, ma, con un percorso di psicoterapia personale e di coppia, puoi costruire quel ponte tra chi eri e chi sei oggi.
Il tuo benessere è fondamentale per te e per la serenità dei tuoi figli e di tuo marito. Non restare sola in questo labirinto. Con un aiuto adeguato, e un pò di cambiamenti positivi e realistici, potrai dare un nuovo respiro alla tua vita. Psicologo Silvio Zatelli
Dott.ssa Teresita Forlano
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Roma
Buona sera. La sofferenza e lo stato d'animo che prova sono comprensibili, visto il contesto descritto.
Uno spazio terapeutico, fatto di alcuni incontri con uno psicologo, potrebbe esserle di supporto e guida per affrontare in modo giusto ed adeguato la situazione individuale, familiare e di coppia.
Un saluto, dottoressa Teresita Forlano

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