Salve, qualche mese fa, ho avuto un episodio che mi ha portato ad attuare comportamenti evitanti, co
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Salve, qualche mese fa, ho avuto un episodio che mi ha portato ad attuare comportamenti evitanti, come uscire di casa per paura di farmela addosso. Al minimo stimolo, se non mi trovo nei pressi di bagni facilmente accessibili, mi agito. Quindi ho intrapreso una serie di rituali come, andare in bagno prima di uscire, bere poco, o addirittura evitare uscite con amici/viaggi in auto. Come affronto questo problema che sta diventando sempre più invalidante dal giorno scatenante. Grazie in anticipo.
Salve, quando gli esami medici risultano nella norma ma i sintomi persistono, è possibile che il corpo stia esprimendo un disagio emotivo.
Questo non significa che ‘è tutto nella testa’, ma che mente e corpo sono profondamente collegati e lo stress o l’ansia possono manifestarsi fisicamente.
In questi casi è utile un percorso che aiuti a comprendere il significato dei sintomi e a ridurre l’attivazione interna, lavorando sia sul piano corporeo che emotivo.
Se vuole, resto a disposizione.
Un caro saluto
Dott.ssa Ionela Zaratti
Questo non significa che ‘è tutto nella testa’, ma che mente e corpo sono profondamente collegati e lo stress o l’ansia possono manifestarsi fisicamente.
In questi casi è utile un percorso che aiuti a comprendere il significato dei sintomi e a ridurre l’attivazione interna, lavorando sia sul piano corporeo che emotivo.
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Dott.ssa Ionela Zaratti
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Buonasera da come descrive il suo malessere sembra che sia piuttosto invalidante tanto da limitarle la vita di tutti i giorni. Comprendo bene quanto questo le possa arrecare sofferenza e preoccupazione. Per tale ragione le suggerisco di rivolgersi ad uno psichiatra che la possa supportare nel controllare la sua sintomatologia e permetterle di tornare alla sua vecchia quotidianità. Parli con lui/lei per valutare anche un eventuale supporto psicoterapeutico.
Le faccio i miei auguri.
Le faccio i miei auguri.
Salve,
quello che descrive è un meccanismo piuttosto comune: dopo un episodio vissuto come imbarazzante o fuori controllo, può svilupparsi una forte ansia anticipatoria che porta a comportamenti evitanti e a “strategie di sicurezza” (come controllare i bagni o limitare le uscite). Nel breve periodo queste strategie rassicurano, ma nel tempo tendono a mantenere e amplificare il problema.
L’agitazione che avverte al minimo stimolo non è tanto legata a un reale rischio, quanto alla paura che la situazione si ripeta. Per questo motivo, evitare o controllare continuamente non risolve, ma rinforza il circolo ansia–evitamento.
Un lavoro mirato aiuta a interrompere questo schema, intervenendo sia sui pensieri che sull’esposizione graduale alle situazioni temute, in modo da recuperare libertà e serenità nella vita quotidiana.
Vista la crescente limitazione che sta sperimentando, sarebbe importante affrontare il problema con un supporto adeguato. Se lo desidera, può valutare un colloquio con me per approfondire e impostare un percorso mirato.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
quello che descrive è un meccanismo piuttosto comune: dopo un episodio vissuto come imbarazzante o fuori controllo, può svilupparsi una forte ansia anticipatoria che porta a comportamenti evitanti e a “strategie di sicurezza” (come controllare i bagni o limitare le uscite). Nel breve periodo queste strategie rassicurano, ma nel tempo tendono a mantenere e amplificare il problema.
L’agitazione che avverte al minimo stimolo non è tanto legata a un reale rischio, quanto alla paura che la situazione si ripeta. Per questo motivo, evitare o controllare continuamente non risolve, ma rinforza il circolo ansia–evitamento.
Un lavoro mirato aiuta a interrompere questo schema, intervenendo sia sui pensieri che sull’esposizione graduale alle situazioni temute, in modo da recuperare libertà e serenità nella vita quotidiana.
Vista la crescente limitazione che sta sperimentando, sarebbe importante affrontare il problema con un supporto adeguato. Se lo desidera, può valutare un colloquio con me per approfondire e impostare un percorso mirato.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
Buongiorno, le consiglierei innanzitutto di capire approfonditamente la motivazione di quell'episodio (situazione, emozioni, eventuali problemi medici) per cercare di capire in maniera razionale quanto sia possibile che accada di nuovo. Nel caso in cui lei riconosca che è molto difficile che possa ricapitare ma non riesce ad esimersi dallo svolgere rituali, potrebbe affrontarlo in terapia come un evento traumatico.
COrdialmente
COrdialmente
Salve, mi dispiace molto per il periodo difficile che sta affrontando.
Ciò che le sta accadendo è un esempio piuttosto tipico di ansia anticipatoria simile al panico conseguente all’episodio che le ha provocato un forte disagio.
Probabilmente quell’evento può rappresentare non solo un momento critico ma anche un segnale del corpo che le comunica qualcosa di più profondo da ascoltare e capire.
Una prima domanda che potrebbe porsi è: “cosa sta succedendo nella mia vita in questo periodo?”. Questo può aiutarla a dare un significato più ampio a ciò che sta vivendo.
Inoltre, valutare l’avvio di un percorso psicologico o psicoterapeutico potrebbe essere utile per comprendere le cause alla base di questo disagio e individuare modalità più adattive per affrontarlo, evitando che diventi eccessivamente invalidante nella sua quotidianità.
Spero che possa risolvere il prima possibile, un caro saluto.
Dott.ssa Selene Quercioli
Psicologa Clinica - Psicoterapeuta
Ciò che le sta accadendo è un esempio piuttosto tipico di ansia anticipatoria simile al panico conseguente all’episodio che le ha provocato un forte disagio.
Probabilmente quell’evento può rappresentare non solo un momento critico ma anche un segnale del corpo che le comunica qualcosa di più profondo da ascoltare e capire.
Una prima domanda che potrebbe porsi è: “cosa sta succedendo nella mia vita in questo periodo?”. Questo può aiutarla a dare un significato più ampio a ciò che sta vivendo.
Inoltre, valutare l’avvio di un percorso psicologico o psicoterapeutico potrebbe essere utile per comprendere le cause alla base di questo disagio e individuare modalità più adattive per affrontarlo, evitando che diventi eccessivamente invalidante nella sua quotidianità.
Spero che possa risolvere il prima possibile, un caro saluto.
Dott.ssa Selene Quercioli
Psicologa Clinica - Psicoterapeuta
Buonasera è importante capire che genere di episodio ha avuto.
È utile per lei effettuare un incontro con un terapeuta per poter meglio elaborare le sue emozioni.
Un caro saluto
È utile per lei effettuare un incontro con un terapeuta per poter meglio elaborare le sue emozioni.
Un caro saluto
Buonasera, certo se i comportamenti evitanti si irrigidiscono può diventare un problema perchè limitano le possibilità della sua vita. Alla base generalmente c'è sempre una forte ansia. Può farsi aiutare con una terapia che focalizzi questo problema. Se ritiene posso essere a disposizione anche online. Saluti Dario Martelli
Buongiorno, quello che descrive somiglia molto a un circolo vizioso tipico dell'ansia e alla paura della perdita di controllo (in questo caso, vescicale o intestinale).
Il problema non è la vescica, ma il sistema di allerta. Andare in bagno preventivamente, bere meno o controllare ossessivamente i percorsi sembrano soluzioni, potrebbero alimentare l'ansia.
Dato che questo problema sta diventando invalidante, un percorso di terapia individuale può certamente essere di aiuto per comprendere le origini di questo problema.
Un cordiale saluto,
Il problema non è la vescica, ma il sistema di allerta. Andare in bagno preventivamente, bere meno o controllare ossessivamente i percorsi sembrano soluzioni, potrebbero alimentare l'ansia.
Dato che questo problema sta diventando invalidante, un percorso di terapia individuale può certamente essere di aiuto per comprendere le origini di questo problema.
Un cordiale saluto,
Gentile utente, la soluzione da lei trovata per far fronte a questo timore rischia di dare, nel tempo, ancora più potere a questa paura incastrandola ancora di più. Le suggerirei di affrontare questa difficoltà all'interno di un percorso psicoterapeutico in modo tale da potergli dare un significato e poter tornare a vivere serenamente le uscite.
Salve, quello che descrive è un circolo ansia - controllo - evitamento: più cerca di prevenire andando in bagno prima, bevendo meno o evitando certe situazioni, più il cervello interpreta tutto questo come un segnale di pericolo e aumenta l’urgenza. Non è un problema fisico che sta peggiorando, ma un sistema di allarme che si è iperattivato. I rituali danno sollievo nel breve termine, ma nel lungo mantengono il problema. L’obiettivo quindi non è controllare lo stimolo, ma ridurre la paura dello stimolo stesso. Può iniziare con un’esposizione graduale, ad esempio uscite brevi anche mantenendo inizialmente dei punti di sicurezza, e poi ridurre poco alla volta i comportamenti protettivi senza eliminarli bruscamente, restando nella situazione finché l’ansia cala invece di scappare. È utile anche lavorare sui pensieri catastrofici, chiedendosi quanto sarebbe davvero ingestibile se accadesse. È un problema molto comune e trattabile: con un lavoro graduale di esposizione e riduzione dei rituali si può uscire da questo circolo. Potrebbe iniziare un percorso psicologico per risolvere il problema.
Buona giornata.
Buona giornata.
Buongiorno, capisco il disagio che possa vivere nel momento in cui il disturbo le impedisca di vivere liberamente la sua vita.
Un utile consiglio credo essere quelllo di verificare, se crede, di non esserci problemi di natura oragnici (nel caso passi dal suo medico) esclusi i quali dovrebbe trovare il motivo, che in gergo definiamo "funzionali" ossia che significato psicologico possano avere per lei e quindi perchè si verificano.
In quest'ultimo caso spesso i motivi possono essere di stress (es. ambiente opprimente, troppo richiedente, eccessivamente castrante, tossico...), di natura affettiva (legami) e/o relativi all'immagine di sè, ma è bene rivolgersi ad un/una psicoterapeuta che sappia inquadrare esattamente il suo caso approfondendo, nel colloquio conoscitivo (anamnestico) le indicazioni che già in parte leggo sopra e così strutturare eventualmente un percorso terapeutico mirato.
Sperando di esserle stato utile le invio cordiali saluti : )
Un utile consiglio credo essere quelllo di verificare, se crede, di non esserci problemi di natura oragnici (nel caso passi dal suo medico) esclusi i quali dovrebbe trovare il motivo, che in gergo definiamo "funzionali" ossia che significato psicologico possano avere per lei e quindi perchè si verificano.
In quest'ultimo caso spesso i motivi possono essere di stress (es. ambiente opprimente, troppo richiedente, eccessivamente castrante, tossico...), di natura affettiva (legami) e/o relativi all'immagine di sè, ma è bene rivolgersi ad un/una psicoterapeuta che sappia inquadrare esattamente il suo caso approfondendo, nel colloquio conoscitivo (anamnestico) le indicazioni che già in parte leggo sopra e così strutturare eventualmente un percorso terapeutico mirato.
Sperando di esserle stato utile le invio cordiali saluti : )
Buongiorno,
sulla base di quanto descritto rispetto a questa fatica, immagino siano già stati effettuati accertamenti medici per escludere eventuali cause organiche.
Fatta questa doverosa premessa, è possibile considerare anche una componente psicologica. Il nostro corpo, infatti, può inviarci segnali di un possibile malessere emotivo attraverso dei “sintomi”, che possono essere letti all’interno di una cornice psicoterapeutica.
Se la presenza di pensieri ossessivi, accompagnati da comportamenti evitanti, diventa così rilevante da rendere difficile affrontare la quotidianità in maniera dignitosa, potrebbe essere utile valutare un percorso psicologico. Questo potrebbe aiutarla a scoprire meglio se stess* e a ritrovare maggiore equilibrio e serenità nella vita di tutti i giorni.
Le faccio un grande in bocca al lupo.
Dott.ssa Mariella
sulla base di quanto descritto rispetto a questa fatica, immagino siano già stati effettuati accertamenti medici per escludere eventuali cause organiche.
Fatta questa doverosa premessa, è possibile considerare anche una componente psicologica. Il nostro corpo, infatti, può inviarci segnali di un possibile malessere emotivo attraverso dei “sintomi”, che possono essere letti all’interno di una cornice psicoterapeutica.
Se la presenza di pensieri ossessivi, accompagnati da comportamenti evitanti, diventa così rilevante da rendere difficile affrontare la quotidianità in maniera dignitosa, potrebbe essere utile valutare un percorso psicologico. Questo potrebbe aiutarla a scoprire meglio se stess* e a ritrovare maggiore equilibrio e serenità nella vita di tutti i giorni.
Le faccio un grande in bocca al lupo.
Dott.ssa Mariella
gentile utente, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo quello che ci riporta, e soprattutto la sua fatica nel gestire questa difficile situazione spiacevole. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e provare a comprendere le motivazioni sottostanti i comportamenti evitanti che sta mettendo in atto per la paura di enuresi, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Buongiorno, la situazione descritta rientra nei disturbi d’ansia con comportamenti evitanti, spesso legati a un episodio iniziale vissuto come traumatico o imbarazzante. La paura di “non riuscire a controllarsi” porta a sviluppare strategie come evitare uscite, controllare continuamente la presenza di bagni o ridurre l’assunzione di liquidi, ma questi comportamenti, nel tempo, mantengono e rafforzano l’ansia.
Il percorso consigliabile è una psicoterapia mirata che aiuti a interrompere il circolo vizioso tra paura, evitamento e sintomi fisici. Attraverso tecniche graduali di esposizione e gestione dell’ansia, è possibile recuperare sicurezza e libertà nei movimenti. In alcuni casi può essere utile anche lavorare sull’evento scatenante con approcci come l’EMDR. Cordialmente, AM
Il percorso consigliabile è una psicoterapia mirata che aiuti a interrompere il circolo vizioso tra paura, evitamento e sintomi fisici. Attraverso tecniche graduali di esposizione e gestione dell’ansia, è possibile recuperare sicurezza e libertà nei movimenti. In alcuni casi può essere utile anche lavorare sull’evento scatenante con approcci come l’EMDR. Cordialmente, AM
Buongiorno,
una terapia con approccio strategico ritengo possa aiutarla.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
una terapia con approccio strategico ritengo possa aiutarla.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buongiorno, comprendo la sua fatica nella gestione di questo sintomo che sta diventando invalidante. Le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico per comprendere la causa di questo accentuarsi di comportamenti evitanti al fine di aiutarla nella gestione della sintomatologia con strategie più funzionali.
Salve, da quello che descrive, sembra essersi attivato un meccanismo di ansia legato alla paura di perdere il controllo in una situazione specifica. Dopo un episodio vissuto come molto spiacevole, è frequente che la persona inizi a monitorare costantemente il corpo e ad adottare strategie per prevenire che accada di nuovo.
I comportamenti che riporta (andare in bagno prima di uscire, bere poco, evitare situazioni o luoghi senza bagni facilmente accessibili) sono comprensibili, ma nel tempo tendono a mantenere e rinforzare l’ansia, creando un circolo che può diventare sempre più limitante. Un percorso psicoterapeutico può essere molto efficace per interrompere questo circolo e aiutarla a recuperare serenità e libertà nelle sue attività quotidiane.
Se il disagio sta aumentando, le consiglierei di non rimandare e di rivolgersi a un professionista.
Un caro saluto.
I comportamenti che riporta (andare in bagno prima di uscire, bere poco, evitare situazioni o luoghi senza bagni facilmente accessibili) sono comprensibili, ma nel tempo tendono a mantenere e rinforzare l’ansia, creando un circolo che può diventare sempre più limitante. Un percorso psicoterapeutico può essere molto efficace per interrompere questo circolo e aiutarla a recuperare serenità e libertà nelle sue attività quotidiane.
Se il disagio sta aumentando, le consiglierei di non rimandare e di rivolgersi a un professionista.
Un caro saluto.
Salve, quello che descrive è un meccanismo abbastanza frequente in cui, dopo un episodio vissuto con forte attivazione emotiva, si sviluppa un circolo tra ansia, controllo e evitamento. Nell’ottica dell’Analisi Transazionale si può leggere come un Bambino spaventato che teme di perdere il controllo mentre un Genitore Critico aumenta l’allarme con pensieri catastrofici e richieste di perfezione, portando a rituali come controllare i bagni o limitare le uscite.
Questi comportamenti danno sollievo nell’immediato ma nel tempo rinforzano il problema perché confermano l’idea di non essere in grado di gestire la situazione. Il lavoro terapeutico aiuta a rafforzare lo Stato dell’Io Adulto, che permette di ridimensionare il pericolo percepito, interrompere i giochi psicologici legati al controllo e riconoscere i reali bisogni di sicurezza
Gradualmente si imparano strategie per esporsi in modo progressivo alle situazioni temute riducendo i rituali e recuperando autonomia. Con un percorso adeguato è possibile diminuire l’ansia e tornare a vivere le uscite con maggiore libertà e fiducia in sé stessi.
Un caro saluto
Questi comportamenti danno sollievo nell’immediato ma nel tempo rinforzano il problema perché confermano l’idea di non essere in grado di gestire la situazione. Il lavoro terapeutico aiuta a rafforzare lo Stato dell’Io Adulto, che permette di ridimensionare il pericolo percepito, interrompere i giochi psicologici legati al controllo e riconoscere i reali bisogni di sicurezza
Gradualmente si imparano strategie per esporsi in modo progressivo alle situazioni temute riducendo i rituali e recuperando autonomia. Con un percorso adeguato è possibile diminuire l’ansia e tornare a vivere le uscite con maggiore libertà e fiducia in sé stessi.
Un caro saluto
Caro Anonimo/a,
quello che descrive sembrerebbe un caso di ansia anticipatoria con somatizzazione a cui è conseguito un comportamento evitante, probabilmente innescato da quell'episodio di cui ha accennato. L'evitamento le offre sollievo a breve termine ma rinforza e amplifica la sua ansia creando una sorta di loop. Potrebbe innanzitutto fare una vista da un gastroenterologo per escludere cause organiche e forse già questo potrebbe tranquillizzarla. Se non avvenisse le consiglierei di iniziare un percorso di terapia che la aiuti a esporsi poco alla volta alla situazione che tanto la preoccupa. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
quello che descrive sembrerebbe un caso di ansia anticipatoria con somatizzazione a cui è conseguito un comportamento evitante, probabilmente innescato da quell'episodio di cui ha accennato. L'evitamento le offre sollievo a breve termine ma rinforza e amplifica la sua ansia creando una sorta di loop. Potrebbe innanzitutto fare una vista da un gastroenterologo per escludere cause organiche e forse già questo potrebbe tranquillizzarla. Se non avvenisse le consiglierei di iniziare un percorso di terapia che la aiuti a esporsi poco alla volta alla situazione che tanto la preoccupa. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Gentile paziente,
la situazione che descrive è più comune di quanto si pensi e, soprattutto, è qualcosa che conosco bene nella pratica clinica.
L’intestino e il cervello sono strettamente collegati attraverso quello che chiamiamo “asse intestino-cervello”. Questo significa che uno stato di ansia o di allerta può attivare rapidamente anche sintomi intestinali, creando un circolo vizioso: più temo il sintomo, più il corpo reagisce, e più aumenta la paura.
I comportamenti che sta mettendo in atto (come cercare bagni, bere meno, evitare uscite) sono comprensibili perché nel breve termine danno un senso di controllo. Tuttavia, nel tempo, rischiano di mantenere e amplificare il problema, rendendolo sempre più invalidante, come lei stessa ha notato.
La buona notizia è che si tratta di un meccanismo ben conosciuto e su cui è possibile intervenire in modo efficace, lavorando sia sulla gestione dell’ansia sia sul rapporto con le sensazioni corporee, così da interrompere questo circolo e recuperare gradualmente libertà nella vita quotidiana.
Il fatto che lei abbia riconosciuto il problema e ne parli è già un primo passo importante. Con il giusto supporto, è assolutamente possibile tornare a vivere con maggiore libertà e serenità.
Un caro saluto
la situazione che descrive è più comune di quanto si pensi e, soprattutto, è qualcosa che conosco bene nella pratica clinica.
L’intestino e il cervello sono strettamente collegati attraverso quello che chiamiamo “asse intestino-cervello”. Questo significa che uno stato di ansia o di allerta può attivare rapidamente anche sintomi intestinali, creando un circolo vizioso: più temo il sintomo, più il corpo reagisce, e più aumenta la paura.
I comportamenti che sta mettendo in atto (come cercare bagni, bere meno, evitare uscite) sono comprensibili perché nel breve termine danno un senso di controllo. Tuttavia, nel tempo, rischiano di mantenere e amplificare il problema, rendendolo sempre più invalidante, come lei stessa ha notato.
La buona notizia è che si tratta di un meccanismo ben conosciuto e su cui è possibile intervenire in modo efficace, lavorando sia sulla gestione dell’ansia sia sul rapporto con le sensazioni corporee, così da interrompere questo circolo e recuperare gradualmente libertà nella vita quotidiana.
Il fatto che lei abbia riconosciuto il problema e ne parli è già un primo passo importante. Con il giusto supporto, è assolutamente possibile tornare a vivere con maggiore libertà e serenità.
Un caro saluto
Salve,
quello che descrivi ha una logica interna molto precisa, anche se ora ti sembra assurdo o fuori controllo. Dopo quell’episodio, qualcosa si è fissato come esperienza di forte vulnerabilità e perdita di controllo, e da lì la tua mente ha costruito una “soluzione”: prevenire, controllare, evitare. I rituali che metti in atto non sono il problema in sé, ma un tentativo di proteggerti dall’angoscia. Il punto è che, col tempo, finiscono per alimentarla e restringere sempre più il tuo spazio di vita.
Da una prospettiva psicoanalitica, il tema centrale sembra essere proprio il controllo: il timore di “lasciarsi andare”, di non riuscire a trattenere, che può avere radici più profonde e non solo legate all’evento iniziale. Il corpo diventa il teatro dove questa tensione si manifesta in modo concreto e urgente.
Contrastare direttamente i sintomi spesso non basta. È più utile iniziare a interrogarsi su cosa rappresenta per te quella paura: cosa significherebbe davvero “perderti il controllo” davanti agli altri? Che immagine di te verrebbe toccata?
Nel frattempo, è importante non assecondare completamente l’evitamento, ma neanche forzarti bruscamente. Piccoli passi, graduali, possono aiutarti a recuperare fiducia. Tuttavia, il lavoro più profondo passa da uno spazio terapeutico, dove queste paure possano essere comprese, non solo gestite.
Non è un problema “banale” né qualcosa che devi risolvere da sola: è un segnale che merita ascolto, non solo controllo.
Dott.ssa Macrì maria A. Ppsicoterapeuta Psicologo Clinico
quello che descrivi ha una logica interna molto precisa, anche se ora ti sembra assurdo o fuori controllo. Dopo quell’episodio, qualcosa si è fissato come esperienza di forte vulnerabilità e perdita di controllo, e da lì la tua mente ha costruito una “soluzione”: prevenire, controllare, evitare. I rituali che metti in atto non sono il problema in sé, ma un tentativo di proteggerti dall’angoscia. Il punto è che, col tempo, finiscono per alimentarla e restringere sempre più il tuo spazio di vita.
Da una prospettiva psicoanalitica, il tema centrale sembra essere proprio il controllo: il timore di “lasciarsi andare”, di non riuscire a trattenere, che può avere radici più profonde e non solo legate all’evento iniziale. Il corpo diventa il teatro dove questa tensione si manifesta in modo concreto e urgente.
Contrastare direttamente i sintomi spesso non basta. È più utile iniziare a interrogarsi su cosa rappresenta per te quella paura: cosa significherebbe davvero “perderti il controllo” davanti agli altri? Che immagine di te verrebbe toccata?
Nel frattempo, è importante non assecondare completamente l’evitamento, ma neanche forzarti bruscamente. Piccoli passi, graduali, possono aiutarti a recuperare fiducia. Tuttavia, il lavoro più profondo passa da uno spazio terapeutico, dove queste paure possano essere comprese, non solo gestite.
Non è un problema “banale” né qualcosa che devi risolvere da sola: è un segnale che merita ascolto, non solo controllo.
Dott.ssa Macrì maria A. Ppsicoterapeuta Psicologo Clinico
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