Salve dottori,ho 25 anni e soffro da 10 anni di ansia e attacchi di panico. Inizialmente non li gest
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Salve dottori,ho 25 anni e soffro da 10 anni di ansia e attacchi di panico. Inizialmente non li gestivo essendo una cosa nuova e mi sentivo sempre strana (derealizzazione) poi ho imparato a gestirli. 2 anni e mezzo fa ho fatto un percorso psicologico per la morte di mio nonno (la mia persona preferita) e sono stata bene,sono andata a convivere,ero spensierata andavo in palestra,alimentazione sana. Come mi è successo dopo la morte di nonno mi sta succedono ora:non mi prendo più cura di me stessa,mi trascuro. In genere sono un ragazza semplice mi trucco poco,mi vesto sportiva. Amo stare a casa mia da luglio che convivo preferivo stare la mattina a casa perché io amo l'ordine e le pulizie e stavo tranquillissima,spensierata. A novembre I miei si sono divorziati,sono stata due mesi a lite con mamma per quello che ha fatto però in questi due mesi stavo a casa soffrivo però cercavo di non pensarci. Ora mi sono avvicinata a lei.Unica pecca ho iniziato a lasciare palestra e alimentazione e andando avanti mi sono cullata nel senso non me ne frega di me stessa,non mi curo,non ho più interessi. Forse ho metabolizzato dopo? Perché da un mese dinuovo sono tornati attacchi di panico e ansia e nel momento in cui sto così credo di soffrire di derealizzazione o depersonalizzazione? In pratica mi sento in una bolla non in questo mondo come anni e anni fa. Di cosa si tratta? In momenti della giornata mi sento così però quando mi svago torno normale perché io sono consapevole dove sono o con chi è la mia mente che mi sabota infatti ho paura la mattina a stare da sola. Non riposo bene,mi addormento e mi sveglio con pensieri negativi,tachicardia e ansia. Ho paura di sentirmi male da sola a casa e quindi alle 9 che scende mia sorella(abita nel mio stesso palazzo) scappo da casa e me ne vado con lei,io vado da mia suocera e lei a lavoro. Come se in compagnia mi sento "protetta" però è una cosa strana io amo stare a casa mia e amo darle attenzioni nella pulizia e nell ordine. Come mai? Più scappo e più mi sento distaccata da casa...come se evito quel posto perché perché avuto i primi due attacchi a casa come posso fare? Cerco di alzarmi e iniziare bene la giornata ma è più forte di me. Sono tornata dalla psicologa ma ho paura di non uscirne. La mente mi sabota sicuramente mi vuole dire che sto sbagliando qualcosa cioè che devo tornare alla mia routine essendo abitudinaria. Ho avuto molto stress in questi mesi anche con due lavori tra cui uno da mia zia negativa e tossica come persone che parlava sempre dei miei,il primo passo ho lasciato il lavoro da lei. Però il mio cervello si impone di dormire e svegliarsi presto per fuggire così so che sta mia sorella e non di stare sola e affrontare,secondo me più scappo più è peggio ma è più forte di me.Ieri sera stavo bene mi sono fatta servizi pizza e sanremo con il mio compagno. Non sto dando attenzioni nemmeno a lui. Stamattina dinuovo mi sveglio triste,piango,non respiro,tachicardia. Sto prendendo tisane ma nulla. Questi giorni sono peggiorata che mi sveglio già così e sto male. I giorni prima invece mi alzavo facevo le cose e uscivo perché mi scoccio a casa avendo fatto tutto perché prima mi svegliavo alle 8 colazione e servizi ora alle 6 veloce faccio servizi e avvolte mi lavo con mia sorella e colazione all ultimo. La mente mi ha fatto cambiate abitudini e orari. Aiutatemi sono disperata. Grazie
Buonasera, ciò che mi sento di consigliarle è innanzitutto di evitare le diagnosi fai da te che, oltre ad essere sbagliate, rischiano di appesantire ulteriormente il disagio che lei sta vivendo, che affonda le sue radici in eventi oggettivi che le sono accaduti (morte del nonno ì, separazione dei genitori) ed in un vissuto pregresso di sofferenza psicologica. Provi ad affidarsi ad uno specialista che possa guidarla in questo momento difficile
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Buonasera,
da quello che racconti si vede che stai vivendo una riacutizzazione molto intensa dell’ansia, con attacchi di panico e quelle sensazioni di “bolla”, irrealtà, distacco dal corpo e dal mondo che chiami derealizzazione/depersonalizzazione. Per quanto siano spaventose, sono esperienze molto frequenti nei periodi di ansia alta: non indicano che stai “impazzendo” o che perderai il controllo, ma che il tuo sistema nervoso è in sovraccarico e si sta difendendo come può.
È anche comprensibile che tutto si sia riacceso adesso: negli ultimi mesi hai avuto parecchio stress emotivo (divorzio dei tuoi, conflitto con tua madre e poi riavvicinamento, due lavori, un ambiente tossico, cambiamenti di routine, sonno peggiorato). A volte non “metabolizzi” nel momento in cui succede: reggi, vai avanti, ti controlli… e poi il corpo presenta il conto dopo. In questo senso la tua domanda “forse ho metabolizzato dopo?” ha molto senso.
Il fatto che tu ora abbia paura di restare sola in casa e cerchi la compagnia come “protezione” è un meccanismo molto tipico dopo gli attacchi: la mente associa il luogo (la casa) al pericolo perché lì sono arrivati i primi episodi, e allora scatta l’evitamento (“se esco sto meglio”). Nell’immediato funziona, ma col tempo può rinforzare l’idea che la casa sia pericolosa e rendere più difficile tornarci con serenità. Quindi sì, hai una buona intuizione quando dici “più scappo, più è peggio”, anche se capisco che al momento ti sembri più forte di te.
Una cosa importante: non è che “la mente ti vuole dire che stai sbagliando qualcosa” come se fosse un giudice; più probabilmente sta segnalando che hai perso alcune basi di regolazione (sonno, routine, cura di te, movimento, alimentazione) proprio mentre eri sotto stress, e che ora il corpo è in allarme. Il fatto che la sera tu possa stare meglio e la mattina ti svegli già con tachicardia e pensieri negativi è molto comune nei periodi di ansia: al risveglio l’organismo è più “scoperto” e l’allarme riparte prima che tu riesca a orientarti.
Hai già fatto una cosa giusta: sei tornata dalla psicologa. In una fase così, spesso serve continuità e, se i sintomi stanno peggiorando (sonno molto disturbato, pianto, panico frequente), può essere utile anche un confronto medico/psichiatrico per valutare un supporto temporaneo, non perché “non ne uscirai”, ma per abbassare il livello di attivazione e permetterti di riprendere fiato e lavoro psicologico. Le tisane purtroppo, in quadri come quello che descrivi, raramente bastano.
Il messaggio più importante è questo: quello che stai vivendo è terribile, ma è un quadro che può migliorare. Il fatto che tu abbia già attraversato in passato ansia/panico e che tu riconosca i meccanismi è un punto di forza, non una condanna. Adesso non si tratta di “tornare perfetta” subito, ma di ricostruire gradualmente sicurezza: nel corpo, nella casa, nelle giornate. E farlo con un sostegno adeguato, senza pretendere di reggere tutto da sola.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
da quello che racconti si vede che stai vivendo una riacutizzazione molto intensa dell’ansia, con attacchi di panico e quelle sensazioni di “bolla”, irrealtà, distacco dal corpo e dal mondo che chiami derealizzazione/depersonalizzazione. Per quanto siano spaventose, sono esperienze molto frequenti nei periodi di ansia alta: non indicano che stai “impazzendo” o che perderai il controllo, ma che il tuo sistema nervoso è in sovraccarico e si sta difendendo come può.
È anche comprensibile che tutto si sia riacceso adesso: negli ultimi mesi hai avuto parecchio stress emotivo (divorzio dei tuoi, conflitto con tua madre e poi riavvicinamento, due lavori, un ambiente tossico, cambiamenti di routine, sonno peggiorato). A volte non “metabolizzi” nel momento in cui succede: reggi, vai avanti, ti controlli… e poi il corpo presenta il conto dopo. In questo senso la tua domanda “forse ho metabolizzato dopo?” ha molto senso.
Il fatto che tu ora abbia paura di restare sola in casa e cerchi la compagnia come “protezione” è un meccanismo molto tipico dopo gli attacchi: la mente associa il luogo (la casa) al pericolo perché lì sono arrivati i primi episodi, e allora scatta l’evitamento (“se esco sto meglio”). Nell’immediato funziona, ma col tempo può rinforzare l’idea che la casa sia pericolosa e rendere più difficile tornarci con serenità. Quindi sì, hai una buona intuizione quando dici “più scappo, più è peggio”, anche se capisco che al momento ti sembri più forte di te.
Una cosa importante: non è che “la mente ti vuole dire che stai sbagliando qualcosa” come se fosse un giudice; più probabilmente sta segnalando che hai perso alcune basi di regolazione (sonno, routine, cura di te, movimento, alimentazione) proprio mentre eri sotto stress, e che ora il corpo è in allarme. Il fatto che la sera tu possa stare meglio e la mattina ti svegli già con tachicardia e pensieri negativi è molto comune nei periodi di ansia: al risveglio l’organismo è più “scoperto” e l’allarme riparte prima che tu riesca a orientarti.
Hai già fatto una cosa giusta: sei tornata dalla psicologa. In una fase così, spesso serve continuità e, se i sintomi stanno peggiorando (sonno molto disturbato, pianto, panico frequente), può essere utile anche un confronto medico/psichiatrico per valutare un supporto temporaneo, non perché “non ne uscirai”, ma per abbassare il livello di attivazione e permetterti di riprendere fiato e lavoro psicologico. Le tisane purtroppo, in quadri come quello che descrivi, raramente bastano.
Il messaggio più importante è questo: quello che stai vivendo è terribile, ma è un quadro che può migliorare. Il fatto che tu abbia già attraversato in passato ansia/panico e che tu riconosca i meccanismi è un punto di forza, non una condanna. Adesso non si tratta di “tornare perfetta” subito, ma di ricostruire gradualmente sicurezza: nel corpo, nella casa, nelle giornate. E farlo con un sostegno adeguato, senza pretendere di reggere tutto da sola.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
quello che descrive non è un “ritorno al punto di partenza”, ma la riattivazione di un equilibrio che negli ultimi mesi è stato profondamente sollecitato. Separazione dei suoi genitori, conflitto con sua madre, cambiamenti lavorativi e convivenza sono eventi che modificano le dinamiche relazionali e i punti di riferimento emotivi.
Sembra essersi creato un circolo che si autoalimenta: Avverte ansia e panico a casa.
Per proteggersi, evita di restare sola e cerca la presenza rassicurante di sua sorella o di altre figure.
Nell’immediato l’ansia si riduce.
Il cervello registra che “da sola non sono al sicuro”.
Talvolta il sintomo emerge proprio nei passaggi evolutivi, come se una parte di sé cercasse una nuova stabilità.
l percorso terapeutico potrà aiutarla a interrompere il circolo evitamento–ansia e a comprendere quale funzione sta assumendo ora questo sintomo nella sua fase di vita.
Non si tratta di “non uscirne”, ma di apprendere una modalità diversa di gestire ciò che sta attraversando.
Sembra essersi creato un circolo che si autoalimenta: Avverte ansia e panico a casa.
Per proteggersi, evita di restare sola e cerca la presenza rassicurante di sua sorella o di altre figure.
Nell’immediato l’ansia si riduce.
Il cervello registra che “da sola non sono al sicuro”.
Talvolta il sintomo emerge proprio nei passaggi evolutivi, come se una parte di sé cercasse una nuova stabilità.
l percorso terapeutico potrà aiutarla a interrompere il circolo evitamento–ansia e a comprendere quale funzione sta assumendo ora questo sintomo nella sua fase di vita.
Non si tratta di “non uscirne”, ma di apprendere una modalità diversa di gestire ciò che sta attraversando.
Gentile utente,
quello che descrive ha una logica psicologica molto chiara: negli ultimi mesi ha vissuto eventi emotivamente forti (divorzio dei suoi genitori, conflitti, stress lavorativo). A volte non crolliamo nel momento dell’evento, ma dopo, quando iniziamo a metabolizzare.
Il ritorno di ansia, attacchi di panico e sensazioni di derealizzazione/depersonalizzazione è molto spesso legato a periodi di forte stress e sovraccarico emotivo. La “bolla” che sente non è perdita di controllo: è un meccanismo dell’ansia. Il fatto che quando si distrae torni a sentirsi normale è un segnale importante e rassicurante.
Sta però entrando in un circolo di evitamento:
ho avuto attacchi a casa → evito di stare sola → il cervello associa casa = pericolo → l’ansia aumenta.
Ha ragione: più si scappa, più il posto diventa “minaccioso”.
Il fatto che sia tornata dalla psicologa è un passo fondamentale. Non è un fallimento, è una fase. L’ansia non cancella i progressi fatti: indica che c’è qualcosa che va rielaborato.
In questo momento l’obiettivo non è “tornare perfetta come prima”, ma ripristinare piccole routine graduali, senza forzarsi né stravolgere gli orari per paura. Anche restare a casa qualche minuto in più ogni giorno può essere un primo passo.
Non sta impazzendo e non è “sabotata”: è sotto stress e il suo sistema nervoso è in iperattivazione.
Continui il percorso psicologico con fiducia. Se insonnia, tristezza mattutina e ansia persistono, può valutare anche un consulto psichiatrico di supporto.
Non è senza via d’uscita, anche se ora si sente così.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
quello che descrive ha una logica psicologica molto chiara: negli ultimi mesi ha vissuto eventi emotivamente forti (divorzio dei suoi genitori, conflitti, stress lavorativo). A volte non crolliamo nel momento dell’evento, ma dopo, quando iniziamo a metabolizzare.
Il ritorno di ansia, attacchi di panico e sensazioni di derealizzazione/depersonalizzazione è molto spesso legato a periodi di forte stress e sovraccarico emotivo. La “bolla” che sente non è perdita di controllo: è un meccanismo dell’ansia. Il fatto che quando si distrae torni a sentirsi normale è un segnale importante e rassicurante.
Sta però entrando in un circolo di evitamento:
ho avuto attacchi a casa → evito di stare sola → il cervello associa casa = pericolo → l’ansia aumenta.
Ha ragione: più si scappa, più il posto diventa “minaccioso”.
Il fatto che sia tornata dalla psicologa è un passo fondamentale. Non è un fallimento, è una fase. L’ansia non cancella i progressi fatti: indica che c’è qualcosa che va rielaborato.
In questo momento l’obiettivo non è “tornare perfetta come prima”, ma ripristinare piccole routine graduali, senza forzarsi né stravolgere gli orari per paura. Anche restare a casa qualche minuto in più ogni giorno può essere un primo passo.
Non sta impazzendo e non è “sabotata”: è sotto stress e il suo sistema nervoso è in iperattivazione.
Continui il percorso psicologico con fiducia. Se insonnia, tristezza mattutina e ansia persistono, può valutare anche un consulto psichiatrico di supporto.
Non è senza via d’uscita, anche se ora si sente così.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Quello che descrivi non è “impazzire”, è un sistema interno che si riattiva quando vivi una perdita o una frattura affettiva. Dopo la morte di tuo nonno ora il divorzio dei tuoi: sono separazioni. Ogni volta qualcosa dentro di te perde un senso di base, una sicurezza. La derealizzazione è una difesa: quando l’emozione è troppo intensa, la mente crea distanza per non farti sentire tutto il dolore. Non è pericolosa, è protettiva. Il fatto che passi quando sei con qualcuno o quando ti distrai conferma che non è una perdita di contatto con la realtà, ma un’oscillazione legata all’ansia. La casa è diventata il luogo dove sono comparsi i primi attacchi, quindi ora la tua psiche la associa al pericolo; scappare ti dà sollievo immediato ma rafforza l’idea che da sola non puoi farcela. La paura del mattino parla di solitudine: la notte abbassa le difese e riemergono tristezza, rabbia, forse anche il conflitto verso tua madre che hai dovuto “metabolizzare”. Trascurarti è come dire: “Non ho energia per occuparmi di me, sto reggendo troppo”. Non vedo sabotaggio, vedo una parte fragile che chiede contenimento. La cura ora non è forzarti a essere quella di prima, ma restare un poco di più nelle situazioni che temi, con gradualità, mentre in terapia dai spazio al dolore per queste separazioni. Ti chiedo: quando sei sola al mattino, qual è il pensiero più spaventoso che arriva? Perdere il controllo, svenire, o sentirti completamente sola? resto a disposizione
Gentile utente, da quello che descrive si capisce bene che non è “tornato tutto come dieci anni fa” per caso: negli ultimi mesi ha attraversato stress importanti e spesso l’ansia “arriva dopo”, quando la mente smette di reggere e il corpo chiede conto. Quello che sta vivendo è molto compatibile con un riacutizzarsi dell’ansia e del panico, con una componente dissociativa. Il fatto che lei dica “sono consapevole dove sono e con chi sono” è un elemento rassicurante: la derealizzazione fa paura, sembra di impazzire, e invece è spesso una risposta del sistema nervoso in iper-allerta.
Il punto che oggi mantiene il problema sembra essere il circolo “paura → fuga → sollievo momentaneo → paura più forte”. Se appena si sveglia scappa per sentirsi protetta, nel breve si calma, nel lungo la mente impara che casa/solitudine = pericolo. Ecco perché lei sente che “più scappo e più è peggio”: è una lettura corretta. Non significa che lei sia debole, significa che il suo corpo sta usando l’unica strategia che conosce per ridurre l’allarme.
Ha già fatto una cosa giusta tornando dalla psicologa. In questa fase le servono due elementi: continuità e gradualità. Continuità perché il sistema nervoso ha bisogno di stabilizzarsi; gradualità perché “forzarsi” può aumentare la paura. Di solito si lavora con piccole esposizioni guidate: restare in casa da sola pochi minuti, poi aumentare, imparando a stare dentro i sintomi senza fuggire, finché il corpo capisce che non succede nulla. In parallelo si lavora sul sonno, sulla routine, e su quelle abitudini di cura di sé che lei aveva (palestra, alimentazione, ritmi), senza pretendere tutto subito, un passo per volta.
Una nota importante: se i risvegli ansiosi sono molto intensi e persistenti, può essere utile anche un confronto con il medico o uno psichiatra, soprattutto per valutare un supporto temporaneo sul sonno e sull’ansia. Non è un fallimento, è un aiuto in una fase acuta.
Lei non sta “regredendo”, sta reagendo a un accumulo. E ne può uscire, come è già successo in passato. Il compito ora è interrompere l’evitamento con un lavoro guidato, e ricostruire una stabilità quotidiana senza punirsi.
Un caro saluto,
Gabriele
Il punto che oggi mantiene il problema sembra essere il circolo “paura → fuga → sollievo momentaneo → paura più forte”. Se appena si sveglia scappa per sentirsi protetta, nel breve si calma, nel lungo la mente impara che casa/solitudine = pericolo. Ecco perché lei sente che “più scappo e più è peggio”: è una lettura corretta. Non significa che lei sia debole, significa che il suo corpo sta usando l’unica strategia che conosce per ridurre l’allarme.
Ha già fatto una cosa giusta tornando dalla psicologa. In questa fase le servono due elementi: continuità e gradualità. Continuità perché il sistema nervoso ha bisogno di stabilizzarsi; gradualità perché “forzarsi” può aumentare la paura. Di solito si lavora con piccole esposizioni guidate: restare in casa da sola pochi minuti, poi aumentare, imparando a stare dentro i sintomi senza fuggire, finché il corpo capisce che non succede nulla. In parallelo si lavora sul sonno, sulla routine, e su quelle abitudini di cura di sé che lei aveva (palestra, alimentazione, ritmi), senza pretendere tutto subito, un passo per volta.
Una nota importante: se i risvegli ansiosi sono molto intensi e persistenti, può essere utile anche un confronto con il medico o uno psichiatra, soprattutto per valutare un supporto temporaneo sul sonno e sull’ansia. Non è un fallimento, è un aiuto in una fase acuta.
Lei non sta “regredendo”, sta reagendo a un accumulo. E ne può uscire, come è già successo in passato. Il compito ora è interrompere l’evitamento con un lavoro guidato, e ricostruire una stabilità quotidiana senza punirsi.
Un caro saluto,
Gabriele
Salve, mi dispiace che tu stia vivendo di nuovo questa fatica. Da come scrivi si sente chiaramente quanto tu sia spaventata, ma anche quanto tu sia lucida: riconosci l’ansia, capisci il meccanismo dell’evitamento e hai già ripreso il contatto con la tua psicologa. Questo è molto importante.
Quella sensazione “in una bolla”, di derealizzazione o depersonalizzazione, può comparire quando l’ansia è alta e il sistema nervoso è in allerta. È un’esperienza molto sgradevole, ma di solito non è pericolosa in sé: è come se la mente, sotto stress, “staccasse” un po’ per proteggersi. Il fatto che quando ti distrai torni a sentirti più presente, e che tu sappia dove sei e con chi sei, è coerente con un fenomeno legato all’ansia.
Il punto centrale però è quello che hai già intuito: più scappi da casa e dallo stare da sola, più il cervello impara che “casa = pericolo” e che “da sola = non ce la faccio”. È un circolo che si rinforza. Per spezzarlo serve fare il contrario, ma in modo graduale e gentile, non con la forza.
Prova così, da subito, senza aspettare di “sentirti pronta”:
Scegli una piccola esposizione ogni mattina. Dieci minuti da sola in casa senza fuggire, anche con ansia addosso. Ti dici: “Resto qui finché il picco passa”. Poi, se vuoi, esci. Domani quindici minuti, poi venti.
Quando arriva il panico, non inseguire il controllo totale. Appoggia i piedi a terra, guarda tre oggetti, nomina ad alta voce dove sei e cosa stai facendo. Respira più lentamente possibile, senza cercare di “farla sparire”. L’obiettivo è attraversarla, non eliminarla.
Recupera una micro routine, non tutto insieme. Un gesto di cura al giorno: una doccia fatta con calma, una colazione seduta, dieci minuti di camminata. La palestra e l’alimentazione torneranno dopo, un passo alla volta.
E una cosa delicata ma importante: lo stress degli ultimi mesi, il divorzio dei tuoi, il lavoro pesante, il sonno saltato, il corpo trascurato, possono aver “riacceso” l’ansia anche se la mente ha provato a tenere tutto sotto controllo. Non significa che stai impazzendo o che non ne uscirai. Significa che sei arrivata al limite e ora il sistema chiede attenzione e cura.
Hai fatto benissimo a tornare dalla psicologa. Se in questi giorni stai peggiorando al risveglio, con pianto, tachicardia e tanta paura, non aspettare la prossima seduta: scrivile o chiamala e dille che hai bisogno di anticipare o di avere indicazioni più ravvicinate. Se senti che l’angoscia diventa ingestibile o hai paura concreta per la tua sicurezza, rivolgiti subito al medico di base o alla guardia medica, senza restare da sola con tutto questo.
Tu non sei “sbagliata”: stai attraversando un’ondata d’ansia e il tuo corpo sta reagendo. Con un lavoro graduale si torna a stare bene.
Se ti va, dai un’occhiata al mio profilo: trovi come lavoro con ansia, panico ed evitamento, e puoi valutare se fissare un colloquio.
Quella sensazione “in una bolla”, di derealizzazione o depersonalizzazione, può comparire quando l’ansia è alta e il sistema nervoso è in allerta. È un’esperienza molto sgradevole, ma di solito non è pericolosa in sé: è come se la mente, sotto stress, “staccasse” un po’ per proteggersi. Il fatto che quando ti distrai torni a sentirti più presente, e che tu sappia dove sei e con chi sei, è coerente con un fenomeno legato all’ansia.
Il punto centrale però è quello che hai già intuito: più scappi da casa e dallo stare da sola, più il cervello impara che “casa = pericolo” e che “da sola = non ce la faccio”. È un circolo che si rinforza. Per spezzarlo serve fare il contrario, ma in modo graduale e gentile, non con la forza.
Prova così, da subito, senza aspettare di “sentirti pronta”:
Scegli una piccola esposizione ogni mattina. Dieci minuti da sola in casa senza fuggire, anche con ansia addosso. Ti dici: “Resto qui finché il picco passa”. Poi, se vuoi, esci. Domani quindici minuti, poi venti.
Quando arriva il panico, non inseguire il controllo totale. Appoggia i piedi a terra, guarda tre oggetti, nomina ad alta voce dove sei e cosa stai facendo. Respira più lentamente possibile, senza cercare di “farla sparire”. L’obiettivo è attraversarla, non eliminarla.
Recupera una micro routine, non tutto insieme. Un gesto di cura al giorno: una doccia fatta con calma, una colazione seduta, dieci minuti di camminata. La palestra e l’alimentazione torneranno dopo, un passo alla volta.
E una cosa delicata ma importante: lo stress degli ultimi mesi, il divorzio dei tuoi, il lavoro pesante, il sonno saltato, il corpo trascurato, possono aver “riacceso” l’ansia anche se la mente ha provato a tenere tutto sotto controllo. Non significa che stai impazzendo o che non ne uscirai. Significa che sei arrivata al limite e ora il sistema chiede attenzione e cura.
Hai fatto benissimo a tornare dalla psicologa. Se in questi giorni stai peggiorando al risveglio, con pianto, tachicardia e tanta paura, non aspettare la prossima seduta: scrivile o chiamala e dille che hai bisogno di anticipare o di avere indicazioni più ravvicinate. Se senti che l’angoscia diventa ingestibile o hai paura concreta per la tua sicurezza, rivolgiti subito al medico di base o alla guardia medica, senza restare da sola con tutto questo.
Tu non sei “sbagliata”: stai attraversando un’ondata d’ansia e il tuo corpo sta reagendo. Con un lavoro graduale si torna a stare bene.
Se ti va, dai un’occhiata al mio profilo: trovi come lavoro con ansia, panico ed evitamento, e puoi valutare se fissare un colloquio.
Gentile utente, il quadro da lei descritto sembrerebbe coinvolgere dinamiche relative all'elaborazione del lutto ed organizzazione fobico/depressiva che si manifesta di fronte ad "inneschi" situazionali.
Potrebbero esserci vissuti inelaborati alla base di un tale funzionamento e, qualora volesse, mi piacerebbe proporle un incontro conoscitivo online gratuito in cui farle alcune domande volte ad indagare meglio questi aspetti.
Resto a sua disposizione,
un saluto, auguri per tutto.
dott. Marco Feola
Potrebbero esserci vissuti inelaborati alla base di un tale funzionamento e, qualora volesse, mi piacerebbe proporle un incontro conoscitivo online gratuito in cui farle alcune domande volte ad indagare meglio questi aspetti.
Resto a sua disposizione,
un saluto, auguri per tutto.
dott. Marco Feola
Perchè non concedersi un aiuto iniziando un percorso psicologico anche online?
Buongiorno,
da ciò che descrive sembra una riattivazione del disturbo d’ansia con attacchi di panico, associata a sintomi depressivi (perdita di interesse, trascuratezza, pianto, insonnia) e fenomeni di derealizzazione/depersonalizzazione, che spesso compaiono nei periodi di forte stress emotivo.
Il divorzio dei Suoi genitori, i conflitti familiari e lo stress lavorativo possono aver rappresentato un sovraccarico importante. L’evitamento (uscire di casa per non restare sola) pur dandole sollievo momentaneo, tende a mantenere il problema nel tempo.
Non sta “impazzendo” e non è fuori dalla realtà: il fatto che sia consapevole di ciò che accade è un elemento rassicurante. Tuttavia il peggioramento mattutino, l’ansia al risveglio e la perdita di interessi meritano un inquadramento accurato, anche valutando se affiancare un supporto farmacologico alla psicoterapia.
Se lo desidera possiamo approfondire la questione fissando un colloquio con me.
un saluto,
dott.ssa Pisano
da ciò che descrive sembra una riattivazione del disturbo d’ansia con attacchi di panico, associata a sintomi depressivi (perdita di interesse, trascuratezza, pianto, insonnia) e fenomeni di derealizzazione/depersonalizzazione, che spesso compaiono nei periodi di forte stress emotivo.
Il divorzio dei Suoi genitori, i conflitti familiari e lo stress lavorativo possono aver rappresentato un sovraccarico importante. L’evitamento (uscire di casa per non restare sola) pur dandole sollievo momentaneo, tende a mantenere il problema nel tempo.
Non sta “impazzendo” e non è fuori dalla realtà: il fatto che sia consapevole di ciò che accade è un elemento rassicurante. Tuttavia il peggioramento mattutino, l’ansia al risveglio e la perdita di interessi meritano un inquadramento accurato, anche valutando se affiancare un supporto farmacologico alla psicoterapia.
Se lo desidera possiamo approfondire la questione fissando un colloquio con me.
un saluto,
dott.ssa Pisano
Carissima, da quanto leggo è un momento (che dura da un po’ …) pieno di eventi stressanti. Trovo saggia la sua scelta di riprendere un percorso psicologico, ci vorrà tempo ma se si affida con fiducia al professionista (già scelt*) tutti i tasselli andranno a posto.
In bocca al lupo!
In bocca al lupo!
Sarebbe opportuno prendere qualche psicofarmaco adeguato. Ti aiuterebbe molto. Non spaventarti di andare da uno psichiatra e di assumere dei farmaci: non sei pazza e i farmaci si tolgono dopo il tempo necessario. Tieni ben presente che un accumulo di stress fà più danni di un buon farmaco.
Buongiorno. È evidente quanto stia soffrendo per questo senso di smarrimento, ma quello che descrive ha una spiegazione precisa: il suo corpo e la sua mente stanno reagendo a un accumulo di stress enorme (il lutto, il divorzio dei genitori, il lavoro tossico).
La sensazione di "bolla" che prova non è follia, ma una forma di protezione del cervello di fronte a troppa ansia. Più lei scappa di casa per paura di stare male, più conferma alla sua mente che la casa è un posto pericoloso, alimentando il circolo vizioso. Il fatto che stia già tornando in terapia è il passo fondamentale: non è "rotta", ha solo bisogno di rimettere ordine tra le sue emozioni e riprendere i suoi spazi un passo alla volta. Non si scoraggi, con il giusto supporto cognitivo-comportamentale tornerà a sentirsi al sicuro anche da sola. Un caro saluto.
La sensazione di "bolla" che prova non è follia, ma una forma di protezione del cervello di fronte a troppa ansia. Più lei scappa di casa per paura di stare male, più conferma alla sua mente che la casa è un posto pericoloso, alimentando il circolo vizioso. Il fatto che stia già tornando in terapia è il passo fondamentale: non è "rotta", ha solo bisogno di rimettere ordine tra le sue emozioni e riprendere i suoi spazi un passo alla volta. Non si scoraggi, con il giusto supporto cognitivo-comportamentale tornerà a sentirsi al sicuro anche da sola. Un caro saluto.
Quello che sta vivendo non è un segnale che stia "impazzendo" o che la sua mente la stia tradendo in modo misterioso. Al contrario, la sua mente sta reagendo in modo comprensibile a un periodo di stress emotivo prolungato e molto intenso. In pochi mesi ha attraversato eventi significativi e dolorosi: il divorzio dei suoi genitori, il conflitto con sua madre, due lavori contemporaneamente di cui uno in un ambiente relazionalmente tossico, e l'abbandono graduale di tutte quelle abitudini che la facevano stare bene — la palestra, l'alimentazione, la cura della casa, la routine mattutina.
Il suo sistema nervoso ha imparato, anni fa, ad associare certi stati interni a un pericolo imminente — e ora, di fronte a nuovi stressor, quel vecchio schema si è rimesso in moto. Non è una regressione definitiva: è una ricaduta funzionale, che ha senso nel contesto di ciò che ha vissuto.
C'è una dinamica che lei descrive con grande lucidità e che merita attenzione particolare: l'evitamento della casa. Ha avuto i primi due attacchi lì, e ora scappa ogni mattina non appena può. Lo capisce perfettamente — "più scappo e più mi sento distaccata da casa" — ed è esattamente così che funziona. Ogni volta che evitiamo un luogo o una situazione per paura, il messaggio che mandiamo al nostro cervello è: "hai fatto bene a scappare, lì c'era davvero qualcosa di pericoloso". Questo rafforza l'ansia invece di ridurla, e trasforma un posto che lei amava profondamente in qualcosa da temere.
Ha fatto la cosa giusta tornando dalla sua psicologa. Capisco la paura di non uscirne — è una paura comune, e in un momento di sofferenza acuta sembra quasi impossibile immaginare di stare diversamente. Ma lei ha già dimostrato, dopo la morte di suo nonno, di avere le risorse per attraversare il dolore e ritrovare il benessere.
Il suo sistema nervoso ha imparato, anni fa, ad associare certi stati interni a un pericolo imminente — e ora, di fronte a nuovi stressor, quel vecchio schema si è rimesso in moto. Non è una regressione definitiva: è una ricaduta funzionale, che ha senso nel contesto di ciò che ha vissuto.
C'è una dinamica che lei descrive con grande lucidità e che merita attenzione particolare: l'evitamento della casa. Ha avuto i primi due attacchi lì, e ora scappa ogni mattina non appena può. Lo capisce perfettamente — "più scappo e più mi sento distaccata da casa" — ed è esattamente così che funziona. Ogni volta che evitiamo un luogo o una situazione per paura, il messaggio che mandiamo al nostro cervello è: "hai fatto bene a scappare, lì c'era davvero qualcosa di pericoloso". Questo rafforza l'ansia invece di ridurla, e trasforma un posto che lei amava profondamente in qualcosa da temere.
Ha fatto la cosa giusta tornando dalla sua psicologa. Capisco la paura di non uscirne — è una paura comune, e in un momento di sofferenza acuta sembra quasi impossibile immaginare di stare diversamente. Ma lei ha già dimostrato, dopo la morte di suo nonno, di avere le risorse per attraversare il dolore e ritrovare il benessere.
Gentilissima,
mi pare che lei abbia attraversato una fase di forte stress psico-emotivo, dovuto a conflitti familiari, sfociati nella separazione dei suoi genitori e alla difficile situazione lavorativa. E' fisiologico perdere il proprio equilibrio, ma se il percorso terapeutico che lei ha ripreso e, che già in passato l ha aiutata, continua ad essere adeguato e sufficiente, con pazienza i sintomi che lei descrive rientreranno. Un piccolo suggerimento è di portarli in terapia, così come le strategie anti ansia che sta adottando, che non risultano essere funzionali a ridurre l'ansia nel lungo periodo (es: evitamento, utilizzo di tisane); mi permetto di suggerire una ripresa di quelle attività di cura di Sè che le davano sollievo: sana alimentazione, palestra, incontrare persone positive.
Auguri
mi pare che lei abbia attraversato una fase di forte stress psico-emotivo, dovuto a conflitti familiari, sfociati nella separazione dei suoi genitori e alla difficile situazione lavorativa. E' fisiologico perdere il proprio equilibrio, ma se il percorso terapeutico che lei ha ripreso e, che già in passato l ha aiutata, continua ad essere adeguato e sufficiente, con pazienza i sintomi che lei descrive rientreranno. Un piccolo suggerimento è di portarli in terapia, così come le strategie anti ansia che sta adottando, che non risultano essere funzionali a ridurre l'ansia nel lungo periodo (es: evitamento, utilizzo di tisane); mi permetto di suggerire una ripresa di quelle attività di cura di Sè che le davano sollievo: sana alimentazione, palestra, incontrare persone positive.
Auguri
Buongiorno,
quello che descrive ha molte caratteristiche di riattivazione dell’ansia con attacchi di panico, accompagnata da derealizzazione e depersonalizzazione, sintomi molto comuni nei periodi di stress emotivo e cambiamenti familiari.
L’ansia, gli attacchi di panico, l’evitamento della solitudine, la tachicardia e i pensieri negativi sono tutti elementi che fanno pensare ad un allarme da cui sta cercando di proteggersi, come se il suo corpo avesse reagito alle vicissitudini e le chiedesse ora una elaborazione emotiva.
Ha attraversato diversi passaggi emotivi significativi: divorzio dei genitori, conflitti familiari, stress lavorativo e cambiamenti nella sua vita quotidiana. È possibile che il suo sistema emotivo stia ora cercando di elaborare questo carico di stress.
Mi sembra molto importante essersi data la possibilità di ricominciare la psicoterapia. Lavorare sulle emozioni che ha vissuto e che sta vivendo e prendersene cura la aiuterà senz'altro. Buon percorso!
quello che descrive ha molte caratteristiche di riattivazione dell’ansia con attacchi di panico, accompagnata da derealizzazione e depersonalizzazione, sintomi molto comuni nei periodi di stress emotivo e cambiamenti familiari.
L’ansia, gli attacchi di panico, l’evitamento della solitudine, la tachicardia e i pensieri negativi sono tutti elementi che fanno pensare ad un allarme da cui sta cercando di proteggersi, come se il suo corpo avesse reagito alle vicissitudini e le chiedesse ora una elaborazione emotiva.
Ha attraversato diversi passaggi emotivi significativi: divorzio dei genitori, conflitti familiari, stress lavorativo e cambiamenti nella sua vita quotidiana. È possibile che il suo sistema emotivo stia ora cercando di elaborare questo carico di stress.
Mi sembra molto importante essersi data la possibilità di ricominciare la psicoterapia. Lavorare sulle emozioni che ha vissuto e che sta vivendo e prendersene cura la aiuterà senz'altro. Buon percorso!
Salve, credo alla base di questa sintomatologia, potrebbe esserci una forma depressiva, le suggerirei di iniziare un nuovo percorso terapeutico per comprendere meglio l'origine del disagio..resto a disposizione.
Saluti
Saluti
Gentile, è molto saggia la sua decisione di essere tornata dalla sua psicologa che la potrà aiutare a capire 'da cosa' sta realmente fuggendo. Quando i genitori si separano spesso si producono forti ambivalenze, un bisogno di prendere posizione, di allearsi con un genitore, ma contemporaneamente il dispiacere di 'tradire' l'altro genitore. Essere accompagnata da un'esperta nella rivisitazione di questo lacerante dolore potrà esserle di grande aiuto.
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