Ho una madre di 90 anni che è sempre stata anaffetiva ed ego centrata. Da alcuni anni è andata sempr

19 risposte
Ho una madre di 90 anni che è sempre stata anaffetiva ed ego centrata. Da alcuni anni è andata sempre peggiorando e ora mostra disapprovazione e disistima , contesta ogni scelta che faccio e ogni cosa dico.
Non riconosce quello che faccio per lei e rinfaccia continuamente tutti i sacrifici per crescermi., ciò mi fa stare molto male e non riesco ad accettarlo.
Dott.ssa Fabiana Esposito
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente,
capisco quanto questa situazione possa essere frustrante e dolorosa. Indubbiamente l'età avanzata acuisce tratti anaffettivi e di disistima, che, dalle sue parole, sembrerebbero però fare parte di una struttura di personalità strutturata e rigida. Molto spesso questi tratti potrebbero essere anche connessi ad un atteggiamento difensivo dell'anziano che diventa aggressivo per mantenere il controllo della relazione.
Purtroppo, visti i pochi elementi non si può delineare un quadro esaustivo. Le consiglio, pertanto, di non affrontare tutto da sola e di rivolgersi ad un professionista per andare a lavorare sugli aspetti disfunzionali della relazione madre/figlia/o al fine di elaborare non solo quello che sta accadendo in questa fase attuale ma soprattutto le modalità relazionali che, sedimentandosi, sicuramente hanno lasciato un'impronta importante nella sua vita tale da provocarle oggi tutto questo dolore.
Resto a disposizione qualora voglia lavorare su questi aspetti.
Un caro saluto
Dott.ssa Fabiana Esposito

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Dott.ssa Marialuisa Magrelli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Immagino quanto sia doloroso sentirsi ancora oggi disapprovata e non riconosciuta, soprattutto dopo tutto ciò che fa per sua madre. Quando il bisogno di essere vista e apprezzata resta insoddisfatto per tanto tempo, ogni nuova critica può riaprire una ferita profonda.

Alla sua età è difficile che sua madre cambi modalità relazionale, e accettarlo può essere molto faticoso. Tuttavia, è possibile lavorare su qualcosa di importante: il modo in cui lei può iniziare a prendersi cura di sé dentro questa relazione.

Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a sviluppare dentro di sé una voce accogliente e rassicurante, capace di offrirle quel riconoscimento e quel sostegno che sono mancati, imparando a dare valore a quella parte più sensibile e vulnerabile di sé che si è sentita poco vista o amata.
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Gentile utente,
il dolore che descrive è molto comprensibile. Quando una madre continua a mostrare disapprovazione e svalutazione, soprattutto in età adulta, tocca bisogni profondi di riconoscimento e affetto che restano vivi dentro di noi.
A 90 anni è difficile che il suo modo di essere cambi; il punto centrale diventa quindi come proteggere lei stessa da queste dinamiche. Accettare non significa approvare, ma riconoscere i limiti dell’altra persona e lavorare sui propri confini emotivi: fino a dove posso espormi? Quanto peso voglio dare alle sue parole?
Un percorso di psicoterapia può aiutarla a elaborare il senso di mancato riconoscimento e a costruire una distanza emotiva più sana, così da prendersi cura di sua madre senza sacrificare il suo equilibrio.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Cecilia Cicchetti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Quello che vivi con tua madre non è solo conflitto attuale, è la riattivazione di una ferita antica: il bisogno di essere riconosciuta da chi emotivamente non ha saputo vederti. Ogni sua critica tocca la bambina che ha cercato amore adattandosi e facendo sacrifici. Il dolore nasce dal fatto che una parte di te spera ancora che lei cambi, che finalmente ti approvi. Accettare che forse non può farlo è un lutto. Le tue vertigini e l’ansia possono essere il segnale di un carico emotivo troppo a lungo trattenuto. Dimmi: quando ti disapprova, senti più rabbia o più senso di colpa? Resto a disposizione
 Gabriele Lungarella
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Gentile utente, capisco quanto possa essere doloroso: quando un genitore, soprattutto in età avanzata, continua a criticare, svalutare e non riconoscere ciò che lei fa, si riattiva facilmente una ferita antica, legata al bisogno di essere visto e approvato.
In situazioni come la sua, spesso il punto non è “convincerla” o ottenere finalmente gratitudine, perché a 90 anni un certo modo di funzionare tende a restare stabile, e talvolta può anche irrigidirsi con l’età. Il punto diventa proteggere lei: ridurre l’impatto emotivo di quelle parole e costruire confini più chiari.
Può aiutarla tenere a mente che ciò che sua madre dice non è una valutazione oggettiva di lei, ma un modo di stare al mondo che probabilmente l’ha accompagnata da sempre. Il riconoscimento che lei cerca potrebbe non arrivare, e questo è un lutto reale da elaborare. Non significa rassegnazione, significa smettere di affidare il proprio valore a uno sguardo che non riesce a restituirglielo.
Sul piano pratico, può essere utile limitare le discussioni e non entrare nel merito delle contestazioni: risposte brevi, neutre, e la scelta di non giustificarsi continuamente. Se l’assistenza è sulle sue spalle, provi anche a distribuire il carico dove possibile e a ritagliarsi spazi di respiro, perché stare accanto a una persona svalutante consuma.
Se sente che questa dinamica la sta logorando, un percorso psicologico può aiutarla a lavorare su due aspetti: elaborare il dolore di non aver avuto la madre che avrebbe voluto, e imparare a tenere un confine emotivo che la faccia soffrire meno pur continuando a fare ciò che ritiene giusto.
Un caro saluto,
Gabriele
Dott.ssa Eleonora Tosi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Pavia
prima di tutto mi spiace molto per il suo malessere e sofferenza. Il rapporto materno è il rapporto primario per eccellenza, in cui tutto origina e si genera. Questo suo stato di malessere è da ascoltare e da prendere in considerazione poichè potrebbe invalidare altre aree relazionali della sua vita. Penso sia il momento di intraprendere un percorso di psicoterapia, le consiglierei in presenza, poichè è molto più efficace rispetto all'online.
Le auguro il meglio
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Capisco quanto sia doloroso prendersi cura di una madre anziana e, allo stesso tempo, sentirsi giudicati, svalutati e come “in debito” perenne. Quando arriva disapprovazione proprio dalla persona da cui avremmo voluto riconoscimento, fa male in un punto profondo.
Una cosa importante, anche se amara, è che a 90 anni è difficile aspettarsi un cambiamento emotivo reale, soprattutto se questo modo di essere è sempre stato presente e negli ultimi anni si è irrigidito. Non è una giustificazione, ma può aiutare a spostare l’energia: meno sul “farle capire”, più sul “proteggermi mentre faccio il possibile”.
Può esserti utile mettere confini molto semplici e ripetibili. Per esempio, quando parte con i rinfacci o le critiche, risposte brevi e calme, senza discutere: “Capisco che la pensi così”. “Ne parliamo un’altra volta”. “Adesso non voglio litigare”. E se continua, ti autorizzi a chiudere la conversazione o allontanarti per qualche minuto. Non è mancanza di rispetto, è cura di te.
Aiuta anche ricordarti un punto fermo: quello che fai per lei oggi non cancella il fatto che tu abbia diritto a essere rispettata. E i sacrifici che un genitore ha fatto per crescere un figlio non sono un debito da riscuotere per tutta la vita. Se senti che dentro di te si attiva sempre la bambina che cerca approvazione, è normale. Ma oggi sei un’adulta e puoi scegliere di non restare dentro quel copione.
Se questa situazione ti sta consumando, può fare davvero la differenza avere uno spazio tuo di sostegno, anche solo per elaborare il dolore e imparare confini più solidi senza sensi di colpa.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro con questi vissuti familiari e puoi valutare se prenotare un colloquio.
Dr. Marco Feola
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Capua
Buongiorno, capisco la difficoltà della situazione che racconta. Dalla sua storia semberebbe emergere un rapporto conflittuale basato su tematiche di disapprovazione.
Mi piacerebbe poter approfondire quanto emerso, se vuole le propongo di fissare in colloquio conoscitivo gratuito, anche online, in cui poterle fare ulteriori domande su quanto emerso.
Resto a sua disposizione.
Un saluto e auguri per tutto.
Dott. Marco Feola
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Caro Anonimo/a, la ferita di un bambino non amato purtroppo non sparisce con l'età adulta, e si riapre ogni volta che la madre critica o svaluta.
Con l'invecchiamento, immagino che il carattere di sua mamma sia anche peggiorato e deve essere frustrante continuare ad occuparsi di lei. Con l'aiuto di uno/a psicoterapeuta potrebbe imparare a osservare quei commenti come segnali di come è sua madre e non verità su di lei. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità. Cordiali saluti.
Buon pomeriggio
mi sembra di capire che si trovi in una situazione di grande logoramento emotivo, ed è come incastrata in una dinamica figlia-genitore che non si è mai risolta, e che la vecchiaia sta inasprendo.

Dalle sue parole traspare una stanchezza profonda e il dolore di chi, nonostante l’impegno, si sente costantemente svalutata.
È molto difficile restare integri di fronte a una disistima così esplicita, specie quando si sta dando tanto; ed è doloroso vedere i propri sforzi non solo ignorati, ma usati come arma di critica.

Questa dinamica di “disapprovazione e rinfaccio” è un nodo centrale che merita di essere trattato con maggiore attenzione e cura.
È comprensibile che lei non riesca ad accettarlo: è difficile accogliere così tanta ostilità, è un carico emotivo enorme da portare da soli!

Grazie per aver condiviso questo momento così doloroso.

Resto a disposizione se desidera approfondire ulteriormente

Antonella
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,

quello che descrive è molto doloroso. Avere accanto un genitore costantemente critico e svalutante può riattivare ferite profonde, soprattutto quando il bisogno di riconoscimento rimane insoddisfatto.

Alla Sua età avanzata possono inoltre accentuarsi rigidità caratteriali o tratti già presenti, ma questo non riduce l’impatto emotivo su di Lei. È importante distinguere ciò che dipende da Sua madre da ciò che può proteggere il Suo equilibrio, lavorando su confini emotivi e aspettative.

Se lo desidera possiamo approfondire la questione fissando un colloquio con me.

Un saluto,
dott.ssa Pisano
Dott.ssa Michela Pantano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vicenza
Comprendo la difficoltà di relazionarsi con una madre anziana, critica, un pò rifiutante , e non grata per ciò che fai per lei. E' frustrante e doloroso. Immagino che anche in passato non sia stata molto diversa, anche se con l'età certe caratteristiche si acuiscono.
Dovresti farti aiutare da qualcuno per avere un atteggiamento più distaccato senza soffrirne troppo
Dott.ssa Maria Grazia Nuzzo
Psicoterapeuta, Psicologo
Maddaloni
Buongiorno. Capisco bene il suo dolore: è estenuante prendersi cura di chi, pur avendo ricevuto tutto, continua a restituire solo critiche e svalutazione.

Quello che descrive è un dinamismo molto doloroso, spesso accentuato dall'età, dove il genitore non riconosce più il figlio ma solo i propri bisogni. È importante che lei sappia che questo comportamento non definisce il suo valore, ma i limiti emotivi di sua madre. Un percorso psicoterapeutico potrebbe aiutarla a costruire uno "scudo" emotivo, permettendole di assistere sua madre senza farsi distruggere dai suoi giudizi. Non deve affrontare questo peso da sola. Un caro saluto.
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buonasera, dal casod escritto emerge qualcosa che oggi a 90 anni non ha la possibilità di essere modificata cioè l'atteggiamento autocentrato di sua madre; a note caratteriali peraltro conosciute da lei si accompagna certamente un discreto deterioiramento cognitivo che si mostra nell'aggressività, nella critica e nella svalutazione dei suoi sforzi. Questo atteggiamento puo essere dovuto al fatto che lei forse è sempre disponibile e sua madre ha la sensazione che non sia mai abbastanza. Si ritagli i suoi spazi, faccia cio che è necessario senza annullarsi dinanzi alla situazione relazionale e sopratutto viva la situazione come qualcosa si reale e di transitorio nel qui ed ora. Forse lei ha necessità di un piccolo aiuto per comprendere come proteggersi
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno,
Capisco quanto possa far male, soprattutto perché da come la descrivi non è un episodio isolato ma un clima che dura da una vita e che ora, con l’età, si è irrigidito. Quando una madre è stata poco affettiva e molto centrata su di sé, il figlio spesso cresce con un bisogno profondo di essere finalmente visto, riconosciuto, “approvato”; e quando, anche da adulti, ci si scontra ancora con disistima, contestazioni e rinfacci, si riapre una ferita antica, non solo la fatica del presente.
La tua sofferenza è comprensibile e non dipende necessariamente dal fatto che tu sia “troppo sensibile”. Sentirsi svalutati proprio dalla persona da cui ci si aspetterebbe accoglienza è uno dei dolori più difficili da elaborare, e il fatto che tu faccia cose per lei senza ricevere riconoscimento può portare a un logoramento profondo.
In questi casi spesso il nodo sta nel distinguere due livelli: da un lato ciò che tua madre riesce o non riesce a dare (e a 90 anni difficilmente cambierà il suo modo di funzionare), dall’altro ciò che tu puoi fare per proteggerti. “Accettarlo” non significa approvarlo o far finta che non faccia male; significa riconoscere che cercare da lei ciò che non ha mai dato rischia di tenerti intrappolato in una speranza dolorosa. Lavorare sull’accettazione, spesso, vuol dire fare un lutto: il lutto dell’idea di una madre capace di riconoscimento.
Può aiutare anche introdurre confini emotivi e comunicativi, per quanto possibile: non entrare in discussioni infinite su ogni scelta, non giustificarti continuamente, ridurre l’esposizione ai rinfacci quando senti che ti travolgono. A volte, con genitori molto critici, il modo più protettivo è restare sul piano pratico (“mi occupo di questo”) evitando di cercare validazione, perché è proprio lì che arriva la ferita.
Se questo ti fa stare molto male e senti che ti consuma, uno spazio psicologico può essere davvero utile: non per “cambiare tua madre”, ma per aiutarti a sciogliere il legame tra la sua disistima e il tuo valore, e per costruire confini più solidi senza sentirti in colpa. Quando si è figli di un genitore anaffettivo, la terapia spesso serve anche a dare dignità a ciò che non è mai stato riconosciuto.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Crescere con una madre poco affettuosa lascia un segno, e continuare a fare del proprio meglio per lei pur non sentendosi mai riconosciuti è una fatica che si accumula nel tempo.
Il dolore che descrive è reale: c'è qualcosa di particolarmente difficile nel non ricevere dalla propria madre ciò di cui si ha bisogno e questo vale a qualsiasi età, anche da adulti.
Vale la pena chiedersi: cosa significa “accettarlo” per lei? Accettare non vuol dire approvare o smettere di soffrire, ma piuttosto trovare un modo per non lasciare che il comportamento di sua madre definisca il valore di ciò che fa e di chi è. Non è un lavoro semplice, ma è qualcosa su cui un percorso psicologico può offrire un supporto concreto, anche solo per avere uno spazio in cui elaborare questa relazione senza doverla per forza cambiare.
Dott.ssa Adriana Pennino
Psicologo, Psicoterapeuta
Niscemi
TI SUGGERISCO DI PENSARE PIU' A TE, DI ESPRIMERE I TUOI SENTIMENTI, DI LAVORARE SULE TUE EMOZIONI E SU CIO'CHE PROVI.
RISULTA EFFICACE STABILIRE UNA COMUNICAZIONE EMPATICA E ASSERTIVA CHE POTREBBE AIUTARTI AD ESPRIMERE IL TUO PUNTO DI VISTA E A COMPRENDERE QUELLO DELL'ALTRA PERSONA, ASCOLTANDO E NON PER FORZA CONDIVIDERLO.
LO STARCI MALE E' UNA REAZIONE LEGITTIMA.
RICORDA CHE NON PUOI CAMBIARE IL COMPORTAMENTO DELL'ALTRO, MA LA TUA REAZIONE AD ESSO.
IO SONO QUI PER QUALSIASI CONFRONTO.
Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
Che fatica essere messa nella posizione di dover gestire tentativi di manipolazione affettiva. Ha mai pensato di iniziare un percorso psicologico al fine di comprendere ed elaborare il carico emotivo che avra sostenuto sulle sue spalle finora? Si conceda un aiuto psicologico.
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Gentile utente, la situazione che descrive è molto dolorosa. Quando il rapporto con un genitore è stato per anni segnato da distanza affettiva o da atteggiamenti critici, il bisogno di riconoscimento e di approvazione rimane spesso molto forte anche in età adulta. Sentirsi ancora oggi disapprovati o svalutati può riattivare ferite profonde.
A 90 anni possono esserci anche cambiamenti legati all’età (rigidità caratteriale, maggiore irritabilità o ridotta capacità di empatia), ma questo non significa che lei debba accettare passivamente tutto ciò che accade. Il punto centrale non è tanto cambiare sua madre, cosa che purtroppo spesso diventa molto difficile, quanto proteggere il suo equilibrio emotivo all’interno della relazione.
Quando un genitore continua a rinfacciare il passato o a contestare ogni scelta, può essere utile provare a spostare l’attenzione da ciò che vorremmo ricevere da lui a ciò che possiamo realisticamente aspettarci oggi. Questo non significa rinunciare al proprio valore, ma riconoscere i limiti dell’altra persona per non rimanere continuamente feriti.
Può aiutare ridurre il coinvolgimento nelle discussioni che diventano svalutanti, riconoscere che il suo valore non dipende dall’approvazione materna e
trovare spazi relazionali in cui sentirsi riconosciuti e sostenuti.
Se questo rapporto continua a farla soffrire molto, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo o psicoterapeuta. Un percorso può aiutarla a elaborare il peso emotivo di questa relazione e a costruire confini più protettivi, soprattutto quando il legame familiare è così carico di aspettative e storia.

Un cordiale saluto.

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