Salve ho 23 anni lavoravo in un supermercato e ho iniziato ad avere piccole vertigini di qualche sec
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Salve ho 23 anni lavoravo in un supermercato e ho iniziato ad avere piccole vertigini di qualche secondo fino ad avere vertigini da stress e non uscire più di casa perché da lì ho iniziato ad avere paura di qualsiasi cosa sono ipocondriaca sono andata in terapia ho iniziato per una settimana a prendere Zoloft la settimana dopo Zoloft più Xanax mattina e pomeriggio e la settimana ancora dopo inizio lo stesso giorno co mirtazapina mezza pasticca e Zoloft questo per tre giorni perché avevo forte mal di testa così ho diminuito e ripreso Zoloft mezza mirtazapina e gocce Xanax mattina e pomeriggio e per 20 giorni iniziavo a stare bene poi ho dovuto aumentare la mirtazapina ad una pasticca intera sempre Zoloft e Xanax mattina e sera sempre 10 gocce e da lì per otto giorni sono stata male vuoti di testa bocca secca paure che ricominciavano a venire fino a quando ho dovuto riscendere con la mirtazapina ma ancora non riuscivo a stare tranquilla sono andata in visita e mi ha spiegato che così la cura non mi sarebbe partita ma era troppo lenta e quindi magari provare a aumentare almeno lo Zoloft sono 42 giorni che lo prendo oggi sono al nono giorno che ho riaumentato la dose e quindi sono andata a mezza mirtazapina Zoloft e gocce mattina pomeriggio e vedo che mi fa male la testa spesso mi sento tutta elettrica quando sto allungata mi sento tremare e quando mi alzo ho spesso vertigini come se fosse pressione bassa non so spiegarlo aumento dell ansia bocca asciutta e passo molte ore al telefono per non pensare questi sintomi sono una cosa normale che devo aspettare ancora qualche giorno è il telefono oppure sto tornando indietro?
Capisco perfettamente il senso di smarrimento e la stanchezza che stai provando in questo momento, perché quando il corpo risponde con sintomi così intensi sembra quasi che il percorso di cura non stia funzionando o che tu stia perdendo i progressi fatti. È importante che tu sappia che ciò che descrivi, come il sentirti "elettrica", i tremori, la cefalea e le vertigini, rientra spesso tra i comuni effetti di adattamento dell'organismo quando si affrontano variazioni nel dosaggio farmacologico, specialmente in una fase di assestamento come la tua. Non stai affatto tornando indietro; al contrario, il tuo sistema nervoso sta cercando un nuovo equilibrio mentre attraversi una fase di naturale ipersensibilità legata proprio alla tua tendenza ipocondriaca, che ti porta a monitorare con estrema attenzione ogni minima variazione fisica.
Il ricorso prolungato al telefono è un meccanismo di difesa molto frequente, una sorta di "distrazione forzata" che cerchi per non ascoltare l'ansia, ma che purtroppo può alimentare involontariamente quel senso di stordimento e di pressione alla testa a causa della stimolazione visiva continua. Anche se questi sintomi sono faticosi da tollerare, rappresentano una risposta transitoria che richiede ancora un po' di pazienza affinché la terapia possa stabilizzarsi correttamente. In questo delicato passaggio, sarebbe fondamentale affiancare alla gestione farmacologica uno spazio di ascolto psicologico dove possiamo lavorare insieme sulla gestione di queste paure e sulle vertigini da stress, aiutandoti a riprendere gradualmente fiducia nel tuo corpo e nelle tue capacità di affrontare l'esterno.
Ti andrebbe di fissare un primo colloquio per approfondire questi vissuti e trovare insieme delle strategie per gestire l'ansia in attesa che i farmaci facciano il loro pieno effetto?
Il ricorso prolungato al telefono è un meccanismo di difesa molto frequente, una sorta di "distrazione forzata" che cerchi per non ascoltare l'ansia, ma che purtroppo può alimentare involontariamente quel senso di stordimento e di pressione alla testa a causa della stimolazione visiva continua. Anche se questi sintomi sono faticosi da tollerare, rappresentano una risposta transitoria che richiede ancora un po' di pazienza affinché la terapia possa stabilizzarsi correttamente. In questo delicato passaggio, sarebbe fondamentale affiancare alla gestione farmacologica uno spazio di ascolto psicologico dove possiamo lavorare insieme sulla gestione di queste paure e sulle vertigini da stress, aiutandoti a riprendere gradualmente fiducia nel tuo corpo e nelle tue capacità di affrontare l'esterno.
Ti andrebbe di fissare un primo colloquio per approfondire questi vissuti e trovare insieme delle strategie per gestire l'ansia in attesa che i farmaci facciano il loro pieno effetto?
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Quando dici “mi sento elettrica”, “mi gira la testa”, sento un sistema interno sempre in allarme. Come se fossi costantemente in attesa che accada qualcosa di pericoloso. Il telefono diventa una presenza che ti tiene ancorata, una compagnia che evita il contatto con quel vuoto o con quella paura che emergerebbe nel silenzio.
In chiave psicodinamica, spesso il corpo parla quando le emozioni sono difficili da riconoscere o da esprimere. Le vertigini possono rappresentare una perdita di orientamento più profonda:
Dove sto andando nella mia vita?
Sono al sicuro?
Posso reggermi da sola?
Non mi sembra che tu stia “tornando indietro”. Mi sembra che si stia riattivando la tua paura di perdere stabilità. E ogni sensazione fisica diventa la prova che qualcosa non va. Resto a disposizione
Ti faccio una domanda delicata: prima che iniziassero le vertigini, stavi vivendo una pressione particolare? Ti sentivi giudicata, sotto aspettative, o magari sola nel dover reggere tutto?
Raccontami cosa rappresentava per te quel lavoro. A volte lì si nasconde il significato emotivo di ciò che il corpo ha espresso.
In chiave psicodinamica, spesso il corpo parla quando le emozioni sono difficili da riconoscere o da esprimere. Le vertigini possono rappresentare una perdita di orientamento più profonda:
Dove sto andando nella mia vita?
Sono al sicuro?
Posso reggermi da sola?
Non mi sembra che tu stia “tornando indietro”. Mi sembra che si stia riattivando la tua paura di perdere stabilità. E ogni sensazione fisica diventa la prova che qualcosa non va. Resto a disposizione
Ti faccio una domanda delicata: prima che iniziassero le vertigini, stavi vivendo una pressione particolare? Ti sentivi giudicata, sotto aspettative, o magari sola nel dover reggere tutto?
Raccontami cosa rappresentava per te quel lavoro. A volte lì si nasconde il significato emotivo di ciò che il corpo ha espresso.
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso la sua storia in modo così dettagliato. Leggendola, percepisco tutta la fatica e lo spavento che sta vivendo in questo periodo: a 23 anni trovarsi improvvisamente bloccati in casa dalla paura è un'esperienza molto dolorosa, ma le assicuro che non è sola e che si può affrontare.
Rispondo subito alla sua domanda sui sintomi fisici: le sensazioni che descrive (bocca secca, "scosse elettriche", tremori interni, vertigini alzandosi e aumento transitorio dell'ansia) sono effetti collaterali molto comuni e documentati quando si avvia o si modifica il dosaggio di farmaci come lo Zoloft e la Mirtazapina. Il sistema nervoso ha bisogno di alcune settimane per stabilizzarsi. Tuttavia, è fondamentale che lei aggiorni di questi fastidi il medico/psichiatra che le ha prescritto la cura, perché è l'unico che può valutare correttamente i tempi di adattamento o calibrare i dosaggi.
Dal punto di vista psicologico, però, vorrei dirle una cosa importante. Il farmaco è un aiuto utilissimo per "abbassare il volume" dell'ansia, ma funziona come un estintore: spegne le fiamme più alte, ma non ci spiega da dove è partito l'incendio.
Le vertigini da stress, la paura di uscire di casa (agorafobia) e l'ipocondria ci dicono che il suo "sistema di allarme" interno è andato in tilt. Stare ore al telefono è una strategia di sopravvivenza che lei ha trovato per distrarsi e non "sentire" il corpo, ma a lungo andare non risolve il problema alla radice.
Per tornare a vivere serenamente la sua età, i farmaci da soli spesso non bastano: è necessario un percorso di psicoterapia per capire perché il suo corpo ha iniziato a mandarle questi segnali di pericolo (le vertigini al supermercato) e, soprattutto, per darle gli strumenti per smettere di averne il terrore.
Visto che al momento fa fatica a uscire di casa, le propongo di fissare un primo colloquio conoscitivo online (in videochiamata). Potrà farlo dal luogo in cui ora si sente più al sicuro. Inizieremo a mettere in ordine questi sintomi e le spiegherò come possiamo lavorare insieme per farle riprendere in mano la sua vita, passo dopo passo.
Se lo desidera, resto a sua disposizione
Un caro saluto e coraggio,
dott. Marco Feola.
Rispondo subito alla sua domanda sui sintomi fisici: le sensazioni che descrive (bocca secca, "scosse elettriche", tremori interni, vertigini alzandosi e aumento transitorio dell'ansia) sono effetti collaterali molto comuni e documentati quando si avvia o si modifica il dosaggio di farmaci come lo Zoloft e la Mirtazapina. Il sistema nervoso ha bisogno di alcune settimane per stabilizzarsi. Tuttavia, è fondamentale che lei aggiorni di questi fastidi il medico/psichiatra che le ha prescritto la cura, perché è l'unico che può valutare correttamente i tempi di adattamento o calibrare i dosaggi.
Dal punto di vista psicologico, però, vorrei dirle una cosa importante. Il farmaco è un aiuto utilissimo per "abbassare il volume" dell'ansia, ma funziona come un estintore: spegne le fiamme più alte, ma non ci spiega da dove è partito l'incendio.
Le vertigini da stress, la paura di uscire di casa (agorafobia) e l'ipocondria ci dicono che il suo "sistema di allarme" interno è andato in tilt. Stare ore al telefono è una strategia di sopravvivenza che lei ha trovato per distrarsi e non "sentire" il corpo, ma a lungo andare non risolve il problema alla radice.
Per tornare a vivere serenamente la sua età, i farmaci da soli spesso non bastano: è necessario un percorso di psicoterapia per capire perché il suo corpo ha iniziato a mandarle questi segnali di pericolo (le vertigini al supermercato) e, soprattutto, per darle gli strumenti per smettere di averne il terrore.
Visto che al momento fa fatica a uscire di casa, le propongo di fissare un primo colloquio conoscitivo online (in videochiamata). Potrà farlo dal luogo in cui ora si sente più al sicuro. Inizieremo a mettere in ordine questi sintomi e le spiegherò come possiamo lavorare insieme per farle riprendere in mano la sua vita, passo dopo passo.
Se lo desidera, resto a sua disposizione
Un caro saluto e coraggio,
dott. Marco Feola.
La terapia oltre che farmacologica dovrebbe essere accompagnata a psicoterapia, questo abbinamento da i risultati con maggiore efficacia
Buonasera,
quello che descrive è compatibile con una fase di assestamento della terapia. Quando si aumenta lo Zoloft (sertralina) possono comparire per alcuni giorni aumento dell’ansia, tremori interni, mal di testa, bocca secca e maggiore sensibilità alle vertigini. In genere questi effetti sono transitori e tendono a ridursi nelle 2–3 settimane successive all’aumento.
Anche i frequenti cambi di dosaggio possono rendere più instabile il quadro nelle prime settimane. Il fatto che in precedenza abbia avuto un miglioramento è un elemento positivo.
Il telefono non è la causa dei sintomi, ma può mantenere uno stato di attivazione continua che non aiuta l’ansia.
Se i sintomi fossero molto intensi o non migliorassero, è importante aggiornare lo specialista che La segue per valutare eventuali aggiustamenti.
Se lo desidera possiamo approfondire la questione fissando un colloquio con me.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
quello che descrive è compatibile con una fase di assestamento della terapia. Quando si aumenta lo Zoloft (sertralina) possono comparire per alcuni giorni aumento dell’ansia, tremori interni, mal di testa, bocca secca e maggiore sensibilità alle vertigini. In genere questi effetti sono transitori e tendono a ridursi nelle 2–3 settimane successive all’aumento.
Anche i frequenti cambi di dosaggio possono rendere più instabile il quadro nelle prime settimane. Il fatto che in precedenza abbia avuto un miglioramento è un elemento positivo.
Il telefono non è la causa dei sintomi, ma può mantenere uno stato di attivazione continua che non aiuta l’ansia.
Se i sintomi fossero molto intensi o non migliorassero, è importante aggiornare lo specialista che La segue per valutare eventuali aggiustamenti.
Se lo desidera possiamo approfondire la questione fissando un colloquio con me.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
Salve, mi dispiace per il momento che sta passando, capisco che questi sintomi siano invalidanti e neanche i farmaci riescono a placarli, ha mai pensato di farsi aiutare da un terapeuta? Di solito i sintomi sono la manifestazione di un problema di fondo e seppur i farmaci possano silenziarli non li risolvono. Credo che queste vertigini siano un campanello d’allarme e che capirci qualcosa in più potrebbe aiutarla. Per ulteriori informazioni resto a disposizione.
Dr.ssa Fabiola Russo
Dr.ssa Fabiola Russo
Buongiorno, capisco quanto possa essere faticoso vivere tutto questo, soprattutto dopo aver già attraversato un periodo di vertigini, paura di uscire e forte preoccupazione per la salute. Quando si è sensibili ai segnali del corpo e si ha una tendenza ipocondriaca, ogni variazione viene percepita come un campanello d’allarme, e questo aumenta ulteriormente l’ansia. Vorrei però spostare per un momento l’attenzione da ciò che sta assumendo a ciò che sta accadendo dentro di lei. Il suo sistema nervoso in questo periodo è molto attivato. Ha vissuto mesi di paura, controlli continui delle sensazioni, cambiamenti di dosaggio, aspettative sul fatto di stare meglio o peggio. Tutto questo mantiene il corpo in uno stato di allerta costante. Quando il corpo è in allerta, può comparire mal di testa, bocca secca, sensazione di essere elettrica, tremori interni, capogiri quando ci si alza, percezione di pressione bassa. Sono manifestazioni molto comuni dell’ansia e dell’iperattivazione. Il punto centrale non è solo se i sintomi siano “normali” in senso medico, ma quanto lei li stia monitorando e interpretando come segnale di pericolo. Ogni volta che sente un capogiro o una sensazione strana, la mente probabilmente pensa “sta tornando tutto”, “sto peggiorando”, “non sta funzionando”. Questo pensiero aumenta la paura e la paura intensifica il sintomo. È un circolo che si autoalimenta. Anche il fatto di passare molte ore al telefono per non pensare è comprensibile, è un modo per distrarsi e sentirsi meno sola. Tuttavia, quando la distrazione diventa continua, il cervello non impara mai che può tollerare quelle sensazioni senza scappare. Così appena il telefono si spegne o il silenzio arriva, l’attenzione torna tutta sul corpo e i sintomi sembrano ancora più forti. Un altro elemento importante è che lei sta vivendo ogni variazione come una prova che qualcosa non va. In realtà, nei percorsi di cura, specialmente all’inizio o durante cambiamenti, possono esserci fasi altalenanti. Questo non significa automaticamente che stia tornando indietro. L’ansia tende a voler certezze immediate, ma il sistema emotivo ha tempi più lenti e non lineari. Le vertigini che descrive, quella sensazione di instabilità quando si alza, sono molto frequenti in persone che da mesi controllano il proprio equilibrio e temono di svenire. Il corpo diventa ipersensibile. Anche una normale variazione di postura può essere percepita come qualcosa di anomalo. Più si anticipa il capogiro, più è probabile che arrivi. In questo momento forse il lavoro più importante è ridurre il controllo costante e imparare a stare qualche minuto in più dentro la sensazione senza cercare subito rassicurazioni. Lasciare che il tremore o il vuoto di testa facciano il loro corso, ricordandosi che finora sono sempre passati. Ogni episodio superato è una prova che il corpo sa autoregolarsi. Se i dubbi sui sintomi legati alla terapia sono molto forti, è corretto confrontarsi con il medico che la segue, ma dal punto di vista psicologico è fondamentale interrompere il dialogo catastrofico interno che associa ogni segnale al peggioramento. Lei non è tornata al punto di partenza. Sta attraversando una fase di assestamento in un sistema già molto sensibile. La vera domanda non è solo cosa fanno i farmaci, ma come può lei iniziare a ridurre la paura delle sue stesse sensazioni. È lì che si gioca la parte più importante del cambiamento. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, capisco quanto tutto questo possa essere spaventoso e faticoso da gestire, soprattutto quando i sintomi cambiano, si intensificano o sembrano “tornare indietro”. I sintomi che descrivi — vertigini frequenti, sensazione di tremore interno, mal di testa persistente, aumento dell’ansia — sono segnali che vanno riferiti al professionista che ti segue, soprattutto perché stai assumendo più farmaci e hai fatto diversi cambi di dosaggio in poco tempo.
Non significa che la cura non funzionerà, ma che serve un monitoraggio stretto per capire se gli effetti che senti rientrano nella fase di adattamento o se è necessario rivedere qualcosa.
Non significa che la cura non funzionerà, ma che serve un monitoraggio stretto per capire se gli effetti che senti rientrano nella fase di adattamento o se è necessario rivedere qualcosa.
grazie per aver raccontato con così tanta precisione quello che stai vivendo. Si sente quanto sia faticoso per te questo periodo, soprattutto quando i sintomi sembrano cambiare e non sai più se stai migliorando o tornando indietro.
Quando si modificano i dosaggi di farmaci come lo Zoloft o la mirtazapina, nelle prime settimane possono comparire effetti transitori: mal di testa, sensazione di agitazione interna, tremori, bocca secca, aumento momentaneo dell’ansia. Questo però va sempre valutato dal medico che ti segue, perché solo lui può dirti se ciò che senti rientra nell’adattamento alla terapia o se è necessario rivedere qualcosa.
Quello che noto dal tuo racconto è quanto l’attenzione ai sintomi stia occupando molto spazio nella tua giornata. Il fatto che tu senta il bisogno di restare ore al telefono per non pensare mi fa pensare a quanta paura si attivi quando rimani sola con le sensazioni del corpo. Non è il telefono in sé il problema: è il tentativo comprensibile di proteggerti dall’ansia.
Al di là della terapia farmacologica, sarebbe importante lavorare proprio su questo: la paura delle sensazioni fisiche, l’ipervigilanza sul corpo, il timore di “tornare indietro”. Le vertigini e l’ansia che descrivi sembrano essersi intrecciate nel tempo, creando un circolo che ti limita molto nella vita quotidiana.Se senti che, oltre al controllo medico, hai bisogno di uno spazio in cui poter parlare con calma di queste paure e capire cosa le alimenta, la terapia può aiutarti a interrompere questo meccanismo.
Possiamo approfondire insieme quello che sta succedendo e trovare un modo più stabile per affrontarlo
Quando si modificano i dosaggi di farmaci come lo Zoloft o la mirtazapina, nelle prime settimane possono comparire effetti transitori: mal di testa, sensazione di agitazione interna, tremori, bocca secca, aumento momentaneo dell’ansia. Questo però va sempre valutato dal medico che ti segue, perché solo lui può dirti se ciò che senti rientra nell’adattamento alla terapia o se è necessario rivedere qualcosa.
Quello che noto dal tuo racconto è quanto l’attenzione ai sintomi stia occupando molto spazio nella tua giornata. Il fatto che tu senta il bisogno di restare ore al telefono per non pensare mi fa pensare a quanta paura si attivi quando rimani sola con le sensazioni del corpo. Non è il telefono in sé il problema: è il tentativo comprensibile di proteggerti dall’ansia.
Al di là della terapia farmacologica, sarebbe importante lavorare proprio su questo: la paura delle sensazioni fisiche, l’ipervigilanza sul corpo, il timore di “tornare indietro”. Le vertigini e l’ansia che descrivi sembrano essersi intrecciate nel tempo, creando un circolo che ti limita molto nella vita quotidiana.Se senti che, oltre al controllo medico, hai bisogno di uno spazio in cui poter parlare con calma di queste paure e capire cosa le alimenta, la terapia può aiutarti a interrompere questo meccanismo.
Possiamo approfondire insieme quello che sta succedendo e trovare un modo più stabile per affrontarlo
Carissima utente
,le consiglio altresi di iniziare un percorso di terapia.
La aiuterà a superare anche le sue difficoltà emotive
Saluti
,le consiglio altresi di iniziare un percorso di terapia.
La aiuterà a superare anche le sue difficoltà emotive
Saluti
Cara ragazza,
capisco bene quel senso di "elettricità" e lo smarrimento di sentire il corpo che sembra non rispondere più ai tuoi comandi. Quando l'ansia si trasforma in vertigine, ci si sente come se il terreno mancasse sotto i piedi, e capisco che tu stia cercando nel telefono una protezione per non pensare.
Quello che stai provando — le scosse mentre sei distesa, la bocca secca e quegli sbandamenti quando ti alzi — non è un segno che stai tornando indietro. È il tuo sistema nervoso che sta faticando ad adattarsi ai continui cambiamenti di dosaggio e ai nuovi farmaci. Nove giorni dall'ultimo aumento sono ancora pochissimi: il cervello ha bisogno di almeno due o tre settimane per "fare amicizia" con la nuova dose di Zoloft e smettere di mandare segnali di allarme.
Ecco due riflessioni per aiutarti a superare questi giorni difficili:
Il corpo non è il tuo nemico: Quelle vertigini e quella sensazione di tremore sono solo "rumore di fondo" del sistema nervoso in assestamento. Non sono pericolose, sono solo fastidiose. Più cerchi di controllarle, più loro gridano. Prova a dirlo a te stessa: "È solo l'effetto del farmaco che si sta sistemando, passerà".
La trappola del telefono: Usare il telefono per ore è un modo per scappare dalla paura, ma purtroppo affatica la vista e il labirinto (l'organo dell'equilibrio), peggiorando proprio le vertigini che vorresti evitare. Prova a staccare ogni tanto, anche solo per pochi minuti, e respira lentamente.
Non sei "rotta" e non stai peggiorando. Sei solo in una fase di transizione faticosa. La cura sta partendo, ma ha bisogno di tempo e di meno "osservazione" da parte tua. Continua il tuo percorso di terapia: i farmaci aiutano il corpo, ma è parlando che scioglierai i nodi della tua paura.
Tieni duro, la nebbia inizierà a diradarsi presto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
capisco bene quel senso di "elettricità" e lo smarrimento di sentire il corpo che sembra non rispondere più ai tuoi comandi. Quando l'ansia si trasforma in vertigine, ci si sente come se il terreno mancasse sotto i piedi, e capisco che tu stia cercando nel telefono una protezione per non pensare.
Quello che stai provando — le scosse mentre sei distesa, la bocca secca e quegli sbandamenti quando ti alzi — non è un segno che stai tornando indietro. È il tuo sistema nervoso che sta faticando ad adattarsi ai continui cambiamenti di dosaggio e ai nuovi farmaci. Nove giorni dall'ultimo aumento sono ancora pochissimi: il cervello ha bisogno di almeno due o tre settimane per "fare amicizia" con la nuova dose di Zoloft e smettere di mandare segnali di allarme.
Ecco due riflessioni per aiutarti a superare questi giorni difficili:
Il corpo non è il tuo nemico: Quelle vertigini e quella sensazione di tremore sono solo "rumore di fondo" del sistema nervoso in assestamento. Non sono pericolose, sono solo fastidiose. Più cerchi di controllarle, più loro gridano. Prova a dirlo a te stessa: "È solo l'effetto del farmaco che si sta sistemando, passerà".
La trappola del telefono: Usare il telefono per ore è un modo per scappare dalla paura, ma purtroppo affatica la vista e il labirinto (l'organo dell'equilibrio), peggiorando proprio le vertigini che vorresti evitare. Prova a staccare ogni tanto, anche solo per pochi minuti, e respira lentamente.
Non sei "rotta" e non stai peggiorando. Sei solo in una fase di transizione faticosa. La cura sta partendo, ma ha bisogno di tempo e di meno "osservazione" da parte tua. Continua il tuo percorso di terapia: i farmaci aiutano il corpo, ma è parlando che scioglierai i nodi della tua paura.
Tieni duro, la nebbia inizierà a diradarsi presto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Maria Pandolfo
Salve,
da ciò che descrive sembra che stia attraversando un periodo di forte ansia associata a sintomi fisici (vertigini, sensazione di testa vuota, tremori, bocca secca, aumento delle paure). In molte situazioni di ansia intensa, ipocondria o attacchi di panico, il corpo può manifestare proprio questo tipo di segnali fisici che risultano molto spaventosi ma che spesso sono legati all’attivazione del sistema di allarme dell’organismo.
Nel suo caso è importante considerare alcuni aspetti.
1. Adattamento ai farmaci
Farmaci come Zoloft (sertralina) e Mirtazapina sono antidepressivi spesso utilizzati anche per i disturbi d’ansia. Nelle prime settimane o quando si modifica il dosaggio possono comparire effetti transitori come:
mal di testa
sensazione di agitazione interna o “elettricità” nel corpo
tremori o irrequietezza
bocca secca
aumento temporaneo dell’ansia
sensazione di instabilità o vertigini
Questi effetti non sono rari nelle fasi di adattamento e talvolta possono comparire proprio quando si aumenta il dosaggio. In genere l’organismo ha bisogno di alcune settimane per stabilizzarsi. Anche Xanax (alprazolam) viene spesso prescritto per gestire l’ansia nell’immediato mentre gli altri farmaci iniziano a fare effetto.
2. I cambi frequenti di dose
Dal suo racconto emerge che la terapia ha subito diverse modifiche in poco tempo (aumenti, riduzioni, introduzione di nuovi farmaci). Questo può rendere più difficile per il corpo adattarsi e può creare la sensazione di “andare avanti e indietro” con i sintomi.
3. Il ruolo dell’ansia e dell’attenzione ai sintomi
Quando si sviluppa una forte paura delle sensazioni corporee (come succede spesso nell’ipocondria o nel disturbo d’ansia), si tende a:
monitorare continuamente il corpo
interpretare ogni sensazione come un segnale di pericolo
cercare distrazioni costanti (ad esempio stare molto al telefono per non pensare)
Questo meccanismo mantiene alta l’ansia, che a sua volta può aumentare vertigini, tremori e sensazione di instabilità.
4. Le vertigini e la sensazione di pressione bassa
Le vertigini brevi o la sensazione di “testa leggera” sono molto comuni negli stati ansiosi, soprattutto quando il corpo è in iperattivazione o quando si cambia posizione velocemente. Non necessariamente indicano qualcosa di grave, ma vanno sempre valutate nel contesto clinico generale.
5. Non significa necessariamente che la terapia non funzioni
Il fatto che lei abbia avuto un periodo di circa 20 giorni in cui stava meglio è un elemento importante: indica che il sistema può rispondere alla cura. Tuttavia i farmaci per l’ansia non agiscono in modo lineare, soprattutto nelle prime settimane.
In sintesi, alcuni dei sintomi che descrive possono essere compatibili sia con l’ansia sia con la fase di adattamento ai farmaci, soprattutto dopo un recente aumento del dosaggio. Tuttavia solo il medico che la segue può valutare se si tratta di effetti transitori o se è opportuno modificare la terapia.
Il consiglio è quindi di non modificare autonomamente i dosaggi, ma di confrontarsi con lo specialista che la sta seguendo e continuare anche il percorso psicologico, che è fondamentale per imparare a gestire la paura dei sintomi corporei e ridurre il circolo dell’ansia.
Se i sintomi persistono o aumentano, è consigliabile approfondire la situazione con il suo psichiatra o con uno psicoterapeuta, così da valutare insieme il percorso più adatto.
Un caro saluto.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che descrive sembra che stia attraversando un periodo di forte ansia associata a sintomi fisici (vertigini, sensazione di testa vuota, tremori, bocca secca, aumento delle paure). In molte situazioni di ansia intensa, ipocondria o attacchi di panico, il corpo può manifestare proprio questo tipo di segnali fisici che risultano molto spaventosi ma che spesso sono legati all’attivazione del sistema di allarme dell’organismo.
Nel suo caso è importante considerare alcuni aspetti.
1. Adattamento ai farmaci
Farmaci come Zoloft (sertralina) e Mirtazapina sono antidepressivi spesso utilizzati anche per i disturbi d’ansia. Nelle prime settimane o quando si modifica il dosaggio possono comparire effetti transitori come:
mal di testa
sensazione di agitazione interna o “elettricità” nel corpo
tremori o irrequietezza
bocca secca
aumento temporaneo dell’ansia
sensazione di instabilità o vertigini
Questi effetti non sono rari nelle fasi di adattamento e talvolta possono comparire proprio quando si aumenta il dosaggio. In genere l’organismo ha bisogno di alcune settimane per stabilizzarsi. Anche Xanax (alprazolam) viene spesso prescritto per gestire l’ansia nell’immediato mentre gli altri farmaci iniziano a fare effetto.
2. I cambi frequenti di dose
Dal suo racconto emerge che la terapia ha subito diverse modifiche in poco tempo (aumenti, riduzioni, introduzione di nuovi farmaci). Questo può rendere più difficile per il corpo adattarsi e può creare la sensazione di “andare avanti e indietro” con i sintomi.
3. Il ruolo dell’ansia e dell’attenzione ai sintomi
Quando si sviluppa una forte paura delle sensazioni corporee (come succede spesso nell’ipocondria o nel disturbo d’ansia), si tende a:
monitorare continuamente il corpo
interpretare ogni sensazione come un segnale di pericolo
cercare distrazioni costanti (ad esempio stare molto al telefono per non pensare)
Questo meccanismo mantiene alta l’ansia, che a sua volta può aumentare vertigini, tremori e sensazione di instabilità.
4. Le vertigini e la sensazione di pressione bassa
Le vertigini brevi o la sensazione di “testa leggera” sono molto comuni negli stati ansiosi, soprattutto quando il corpo è in iperattivazione o quando si cambia posizione velocemente. Non necessariamente indicano qualcosa di grave, ma vanno sempre valutate nel contesto clinico generale.
5. Non significa necessariamente che la terapia non funzioni
Il fatto che lei abbia avuto un periodo di circa 20 giorni in cui stava meglio è un elemento importante: indica che il sistema può rispondere alla cura. Tuttavia i farmaci per l’ansia non agiscono in modo lineare, soprattutto nelle prime settimane.
In sintesi, alcuni dei sintomi che descrive possono essere compatibili sia con l’ansia sia con la fase di adattamento ai farmaci, soprattutto dopo un recente aumento del dosaggio. Tuttavia solo il medico che la segue può valutare se si tratta di effetti transitori o se è opportuno modificare la terapia.
Il consiglio è quindi di non modificare autonomamente i dosaggi, ma di confrontarsi con lo specialista che la sta seguendo e continuare anche il percorso psicologico, che è fondamentale per imparare a gestire la paura dei sintomi corporei e ridurre il circolo dell’ansia.
Se i sintomi persistono o aumentano, è consigliabile approfondire la situazione con il suo psichiatra o con uno psicoterapeuta, così da valutare insieme il percorso più adatto.
Un caro saluto.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gent.ma, mi dispiace che tu stia attraversando questo momento di agitazione e di sfiducia. Non stai trovando la via per sentirti tranquilla e sentendoti più sicura nei momenti delle vertigini.
I farmaci che descrivi hanno tutti bisogno di alcune settimane per stabilizzare i propri effetti antidepressivi o calmanti, e proprio prima di una loro stabilizzazione è possibile sentire ipersensibilità, mal di testa, bocca secca, elettricità epidermica, tremori, senso di sopraffazione, e addirittura maggiore ansia. Lascia quindi che possano lungo le settimane svolgere i propri effetti.
Ma tu sembri essere ancora nel discontrollo spaventoso di quello che senti nel tuo corpo, aggravato dal non trovare risposte complete a ciò che ti accade, e dal non sentire strumenti interni e di accompagnamento efficaci per una regolazione.
L’ipocondria che avverti e che ti manda in allarme, sembra essere causata da un tuo continuo stato di pericolo, durante il quale le tue sensazioni di angoscia o di paura ti disorganizzano perché si amplificano all’improvviso.
Mi chiedo allora alcune cose: ad esempio, in che grado hai mai osservato la tua capacità di tollerare l’incertezza, o una maggior fragilità in determinati momenti che sarebbero da esplorare.
Come recepisci le richieste dell’ambiente quando ti si attivano le vertigini?
E in quel momento, le richieste che percepisci dall’ambiente esterno le senti forse più intense ed opprimenti? Ci sono momento in cui senti una maggiore vulnerabilità?
Bisognerebbe approfondire poi in che ambienti ti arrivano i segnali d’ansia nel corpo, che poi mutano in vertigini: sei al lavoro o ti succede anche quando sei a casa? E quindi anche in luoghi in cui non ci sono stimoli stressanti?
Poiché i tuoi sintomi non sono però ancora stabili, e hai già notato una fase che era di miglioramento, sembra che la causa delle vertigini non sia dovuta a una causa organica o autoimmune, ma sia più un disturbo ascrivibile all’ansia. Ad ogni buon conto, bisognerebbe comunque poter escludere che nella comparsa delle vertigini non siano implicati fattori non psicologici, facendo un’indagine di approfondimento magari attraverso marcatori ematici o una risonanza magnetica encefalica e cervicale.
E’ inoltre importante che tu concordi sempre con il tuo medico l’eventuale variazione del dosaggio dei farmaci che stai assumendo, nonostante il senso di sconforto e di urgenza che ti sta opprimendo.
In ogni caso, credo che una terapia incentrata su quelle emozioni e sugli stati del corpo di cui forse non sei ancora del tutto consapevole, potrebbe aiutarti ad affrontare gradualmente il sovraccarico emotivo e un’esposizione controllata agli stimoli riconosciuti come connessi al l’ansia. Imparando inoltre che isolarsi o rivolgersi a soluzioni esterne come il telefonare per tranquillizzarsi, portano via dall’attenzione alle risorse di sicurezza interna che puoi sviluppare proprio nel momento in cui hai più necessità di gestire i sintomi.
Ti auguro serenità, un caro saluto. Dott.ssa Costanza Tavian
I farmaci che descrivi hanno tutti bisogno di alcune settimane per stabilizzare i propri effetti antidepressivi o calmanti, e proprio prima di una loro stabilizzazione è possibile sentire ipersensibilità, mal di testa, bocca secca, elettricità epidermica, tremori, senso di sopraffazione, e addirittura maggiore ansia. Lascia quindi che possano lungo le settimane svolgere i propri effetti.
Ma tu sembri essere ancora nel discontrollo spaventoso di quello che senti nel tuo corpo, aggravato dal non trovare risposte complete a ciò che ti accade, e dal non sentire strumenti interni e di accompagnamento efficaci per una regolazione.
L’ipocondria che avverti e che ti manda in allarme, sembra essere causata da un tuo continuo stato di pericolo, durante il quale le tue sensazioni di angoscia o di paura ti disorganizzano perché si amplificano all’improvviso.
Mi chiedo allora alcune cose: ad esempio, in che grado hai mai osservato la tua capacità di tollerare l’incertezza, o una maggior fragilità in determinati momenti che sarebbero da esplorare.
Come recepisci le richieste dell’ambiente quando ti si attivano le vertigini?
E in quel momento, le richieste che percepisci dall’ambiente esterno le senti forse più intense ed opprimenti? Ci sono momento in cui senti una maggiore vulnerabilità?
Bisognerebbe approfondire poi in che ambienti ti arrivano i segnali d’ansia nel corpo, che poi mutano in vertigini: sei al lavoro o ti succede anche quando sei a casa? E quindi anche in luoghi in cui non ci sono stimoli stressanti?
Poiché i tuoi sintomi non sono però ancora stabili, e hai già notato una fase che era di miglioramento, sembra che la causa delle vertigini non sia dovuta a una causa organica o autoimmune, ma sia più un disturbo ascrivibile all’ansia. Ad ogni buon conto, bisognerebbe comunque poter escludere che nella comparsa delle vertigini non siano implicati fattori non psicologici, facendo un’indagine di approfondimento magari attraverso marcatori ematici o una risonanza magnetica encefalica e cervicale.
E’ inoltre importante che tu concordi sempre con il tuo medico l’eventuale variazione del dosaggio dei farmaci che stai assumendo, nonostante il senso di sconforto e di urgenza che ti sta opprimendo.
In ogni caso, credo che una terapia incentrata su quelle emozioni e sugli stati del corpo di cui forse non sei ancora del tutto consapevole, potrebbe aiutarti ad affrontare gradualmente il sovraccarico emotivo e un’esposizione controllata agli stimoli riconosciuti come connessi al l’ansia. Imparando inoltre che isolarsi o rivolgersi a soluzioni esterne come il telefonare per tranquillizzarsi, portano via dall’attenzione alle risorse di sicurezza interna che puoi sviluppare proprio nel momento in cui hai più necessità di gestire i sintomi.
Ti auguro serenità, un caro saluto. Dott.ssa Costanza Tavian
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