Salve dottori, perdonatemi il messaggio lungo ma vi prego di aiutarmi, sono una ragazza di 21 anni e

20 risposte
Salve dottori, perdonatemi il messaggio lungo ma vi prego di aiutarmi, sono una ragazza di 21 anni e poco più di un anno fa ho avuto un attacco di derealizzazione (o almeno credo che lo fosse) davvero MOLTO forte, pensavo di essere impazzita completamente. Questo attacco è stato causato da una cosa in particolare che avevo fatto poco prima e che ha scatenato pensieri e sensazioni strane, non voglio dire esattamente qual era la causa perchè ho paura che le risposte possano mettermi ancora più ansia quindi preferirei parlarne in privato... fatto sta che per quasi un anno da quel giorno sono stata in quello stato di angoscia e "stranezza" e mi sembra ancora assurdo che sia riuscita a sopportare tutto questo. dopodichè ho cominciato a stare meglio, lo scorso autunno devo dire che stavo abbastanza bene e anzi c'è stato un breve periodo in cui stavo addirittura benissimo. Comunque sia nell'ultimo mese ho cominciato ad essere più triste, mi vedevo più brutta e avevo pensieri negativi e angoscia. Una sera di circa una settimana fa ho avuto una "rimembranza" di come mi sentivo un anno fa, ora non ricordo se era un pensiero, una sensazione o che altro, ma ho avuto un attacco d'ansia e ora sono tornata al punto di partenza, mi sembra di essere tornata esattamente ad un anno fa... E il bello è che nonostante mi renda conto che sono stata meglio non riesco a ricordarlo e mi sembra quasi che questo stato non sia mai passato. Ho paura che per me non ci sia speranza, che ormai sono "rotta" e vorrei poter cambiare il passato per evitarmi tutta questa sofferenza però non si può fare. La mia domanda è: C'è qualche dottore che ha esperienza con questo tipo di problemi e che ha avuto altri pazienti come me? Fino ad ora non ho mai sentito qualcuno che ha il mio stesso identico problema e questo mi fa sentire come se fossi un caso più unico che raro e che per me non ci sia speranza, per questo cerco qualcuno che abbia tanta esperienza con la derealizzazione che possa farmi sentire compresa e che possa aiutarmi finalmente a superarla.
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno, grazie per avere condiviso qui la sua situazione. La derealizzazione è un’esperienza dissociativa che può comparire durante o dopo un attacco di ansia molto intenso, spesso descritta come una sensazione di “stranezza”, di distacco dall’ambiente, come se il mondo fosse irreale o distante. Di frequente è accompagnata dal pensiero spaventante: “Sto impazzendo”.
In realtà, nella maggior parte dei casi, la derealizzazione è una risposta del sistema nervoso ad uno stato di forte attivazione emotiva e non è un segno di "follia".
Un aspetto molto tipico nei disturbi d’ansia è ciò che lei descrive, cioè un primo episodio molto intenso, un periodo prolungato di paura e iper-monitoraggio delle sensazioni
un miglioramento e poi una “rimembranza” o un episodio che riattiva la paura.
Quando l’attenzione torna su quella sensazione (“E se ricapitasse?”), il sistema si riattiva e può sembrare di essere tornati al punto di partenza. Ma non è un vero ritorno all’inizio: è una riattivazione del circuito ansioso.
Un altro elemento frequente è la difficoltà a ricordare i periodi di benessere quando si è dentro una fase di angoscia. L’ansia e l’umore depresso tendono a restringere la memoria selettiva verso ciò che conferma la paura (“Sono rotta”, “Non guarirò mai”). Questo non significa che i miglioramenti non siano esistiti, ma che in quel momento il cervello è orientato alla minaccia. Dal punto di vista clinico, molti terapeuti che si occupano di disturbi d’ansia e derealizzazione incontrano situazioni molto simili alla sua. Non è un caso raro né “unico”. Il senso di unicità spesso nasce proprio dall’isolamento e dal timore di raccontare l’esperienza nei dettagli.
La buona notizia è che esistono percorsi psicologici strutturati, in particolare nell’ambito della terapia cognitivo-comportamentale, che lavorano sulla comprensione del meccanismo ansia–derealizzazione, riduzione dell’ipercontrollo delle sensazioni, gestione della paura di “impazzire” e interruzione del circolo tra pensiero catastrofico e attivazione corporea. Il fatto che lei abbia attraversato un periodo di miglioramento significativo è un dato clinicamente importante che indica che il suo sistema è capace di uscire da quello stato. Sentirsi “senza speranza” quando i sintomi tornano non è una previsione affidabile sul futuro, ma sembra piuttosto una voce dell’ansia. Rivolgersi ad un professionista con esperienza nei disturbi d’ansia e nelle esperienze dissociative può aiutarla a comprendere meglio cosa sta accadendo e a non affrontarlo da sola. Cordialmente, AM

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott. Manuel Carminati
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Legnano
Tutte le (buone) scuole di Psicoterapia, al di là dei differenti indirizzi teorici, studia e opera sugli effetti della derealizzazione, sui sintomi post-traumatici e l'elaborazione del trauma. Anche se con differenze di pensiero, di stile o semplicemente di preferenze personali, qualsiasi psicoterapeuta sa affrontare quel tipo di problemi e/o ha contatti a cui fare invio, per esempio per una possibile co-terapia di natura farmacologica o l'uso di tecniche specialistiche.
La tua storia è molto più comune di quanto possa immaginare, non per questo è banale o semplice, anzi; ti invito caldamente a condividere con un professionista quegli episodi, quei pensieri e quei comportamenti che qui non stai, giustamente, svelando. Sì, ti senti male ma no, non sei "rotta". Buon tutto!
Dott.ssa Ilaria Innocenti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Firenze
Cara, spero di tranquillizzarti dicendoti che non è un'esperienza così infrequente come puoi pensare, semmai quello che fa la differenza sta nell'aspetto quantitativo e, quindi, nella percezione soggettiva di questo tipo di vissuto. La sensazione di essere distaccata e non facente parte dell'ambiente esterno è un'estremizzazione, correlata all'ansia fino ad arrivare all'angoscia, di un aspetto di ritiro, ad esempio legato a un timore o a una diffidenza verso gli altri (vissuti inconsci). Se questa diffidenza si intensifica, si genera angoscia, il mondo esterno viene vissuto come minaccia dei confini del proprio io e può generarsi uno stato di derealizzazione più accentuato e prolungato nel tempo. La buona notizia è che questo "sintomo" ha un significato e qual è questo significato? Senza entrare nel merito, per non banalizzare qualcosa che andrebbe analizzato nella ricchezza dell'esperienza personale, posso dire che questo significato può essere ricercato nell'area della relazione e, ancora più nello specifico, del desiderio di relazione. Un vissuto va, infatti, pensato nel suo legame dialettico con il suo opposto: la chiusura con l'apertura, l'odio con l'amore ecc. ecc. Penso tu possa fare un buon lavoro di psicoterapia e goderti la vita in modo più rilassato. Un saluto, Ilaria Innocenti
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Le sensazioni di derealizzazione, l’angoscia intensa e la paura di “essere impazzita” sono esperienze molto spaventose, ma non indicano che sia “rotta” né senza speranza. Al contrario, sono spesso manifestazioni legate a stati d’ansia molto elevata o a periodi di particolare vulnerabilità emotiva.

Il fatto che lei sia stata meglio per un periodo è un elemento molto importante: significa che il suo sistema psicologico ha già mostrato la capacità di ritrovare equilibrio. Quando i sintomi si ripresentano può sembrare di essere tornati al punto di partenza, ma in realtà non si riparte mai da zero: ciò che ha attraversato e superato resta parte delle sue risorse.

Nella pratica clinica queste esperienze non sono affatto rare, anche se chi le vive tende a sentirsi “un caso unico”. Esistono percorsi psicoterapeutici efficaci per comprendere il significato di questi stati, ridurre l’ansia e lavorare sui pensieri catastrofici che alimentano la paura di non guarire. In uno spazio protetto potrà parlare con calma anche dell’evento che teme di nominare, rispettando i suoi tempi e senza forzature.

Chiedere aiuto, come sta facendo ora, è già un segnale di forza e di desiderio di stare meglio. Con il giusto supporto, questi vissuti possono essere affrontati e superati.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta

Ricevo anche on-line
Dott.ssa Anna Maria Gioia
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Cara utente,
prima di tutto desidero dirle che ciò che descrive non è affatto raro e non significa che sia “rotta” o senza speranza.
La derealizzazione è un sintomo dissociativo. Non è una malattia in sé, ma una modalità con cui la mente tenta di proteggersi quando qualcosa viene vissuto come troppo intenso o destabilizzante. Dal punto di vista psicodinamico, la dissociazione è un meccanismo di difesa: crea una distanza dall’esperienza quando l’emozione appare ingestibile. Non è follia, ma un tentativo di autoregolazione.
Molte persone che ho seguito mi hanno riportato vissuti molto simili ai suoi: la paura di essere impazzite, la sensazione che non sarebbe mai passato, l’impressione — quando i sintomi ritornano — che in realtà non se ne siano mai andati. Questo accade perché, negli stati ansiosi e dissociativi, la memoria emotiva si restringe e sembra cancellare i periodi di benessere.
Il fatto che lei sia stata meglio per un periodo è clinicamente molto significativo: indica che il suo sistema psichico è in grado di ritrovare equilibrio. Nella mia esperienza, lavorando in profondità sui vissuti sottostanti che hanno attivato il sintomo, la derealizzazione si è progressivamente ridotta fino a scomparire del tutto.
La derealizzazione non è il problema “vero”, ma un segnale. Quando si comprendono e si integrano le dinamiche profonde che l’hanno generata, il sintomo non è più necessario.
Comprendo quanto possa essere destabilizzante convivere con queste sensazioni, ma posso dirle che non è un caso unico né senza possibilità di miglioramento. Con un lavoro terapeutico adeguato, è possibile tornare a sentirsi pienamente presenti e stabili
Prof.ssa Laura Maresca
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Sorrento
ogni bravo psicoterapeuta ha esperienza con fenomeni di derealizzazione. però dovresti raccontare tutto.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
quello che descrive è compatibile con episodi di derealizzazione e attacchi d’ansia ricorrenti, spesso legati a ricordi o rimandi a momenti di forte stress emotivo. Non è raro che la mente “ripercorra” sensazioni precedenti, facendo sembrare che tutto il miglioramento ottenuto sia scomparso: questo non significa che lei sia “rotta” o che non ci sia speranza.

Molti pazienti con derealizzazione sperimentano momenti di ricaduta, ma con supporto mirato (psicoterapia specifica per ansia e derealizzazione, eventualmente farmaci se indicati) riescono a ristabilire sicurezza, controllo e benessere. L’esperienza clinica mostra che è possibile superare questi stati, anche quando sembrano durare a lungo.

Se lo desidera possiamo approfondire la questione fissando un colloquio con me.

Un saluto,
Dott.ssa Pisano
Dott.ssa Michela Pantano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Vicenza
Non è vero che nessuno ha problemi come i tuoi. Piuttosto bisognerebbe poterlo definire meglio. La derealizzazione di cui parli potrebbe essere un termine non proprio adatto. Ricostruendo insieme al terapeuta la situazione e definendo meglio i tuoi vissuti, sicuramente potrai trovare una via dìuscita alla tua sofferenza
Dott.ssa Maria Grazia Nuzzo
Psicoterapeuta, Psicologo
Maddaloni
Buongiorno. Le assicuro che non è affatto 'rotta' né un caso unico: la derealizzazione è una reazione di difesa del cervello a uno stress troppo forte, non un danno permanente. Il fatto che in autunno sia stata bene è la prova che il suo equilibrio c'è ancora. Non lasci che questa ricaduta le tolga la speranza; con un supporto psicoterapeutico mirato, possiamo lavorare insieme per disinnescare questa paura e farla tornare a sentirsi presente e al sicuro. Un caro saluto.
Dott.ssa Giusy Ruoppo
Psicoterapeuta, Psicologo
Castelfranco Emilia
Carissima, nella mia pratica clinica ho avuto occasione di seguire persone che, come lei, hanno vissuto questa esperienza. Può capitare; forse le sarebbe utile iniziare un percorso psicoterapeutico per prendere consapevolezza e dare significato al primo episodio e, di conseguenza, agli altri.
In bocca al lupo!
Dott.ssa Francesca Saba
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Savona
Buonasera,
L'episodio di derealizzazione che ha avuto non deve farla sentire una persona rotta e senza speranza di poter stare meglio. Forse bisognerebbe capire cosa stava attraversando in quel periodo perchè in genere la derealizzazione è un sintomo correlato a periodi particolarmente stressanti e/o eventi traumatici. Il passato come dice anche lei non si può cambiare ma sicuramente è possibile rielaborarlo e trovare insieme delle strategie per poter affrontare le situazioni stressanti che inconsciamente la fanno tornare a rivivere il passato.
Dott. Simone Feriti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
La ringrazio per il coraggio con cui ha scritto. Si sente quanta paura abbia provato — e stia provando — e quanto desideri sentirsi compresa.
Parto dalla cosa più importante: non è impazzita, non è “rotta” e non è un caso raro.
Quello che descrive è molto compatibile con episodi di derealizzazione, un’esperienza dissociativa che moltissime persone vivono almeno una volta nella vita, soprattutto in periodi di forte ansia o stress. La derealizzazione è una risposta del sistema nervoso alla paura intensa: quando l’ansia supera una certa soglia, il cervello “abbassa l’interruttore” dell’emotività per proteggere la persona dal sovraccarico. La sensazione risultante può essere quella di irrealtà, estraneità, distacco dal mondo o da se stessi.
È un meccanismo di difesa. Non è follia.
Il fatto che Lei dica: “Pensavo di essere impazzita completamente” è tipico di chi vive un primo episodio dissociativo. La derealizzazione spaventa proprio perché è un’esperienza insolita e difficile da descrivere.
C’è un altro aspetto molto importante nel Suo racconto:
Lei è stata meglio. Ha avuto un periodo buono. Addirittura un periodo in cui stava benissimo.
Questo significa che il Suo sistema nervoso sa tornare in equilibrio.
Quello che è successo recentemente sembra un meccanismo molto comune nei disturbi d’ansia: una “rimembranza” della sensazione passata ha riattivato la paura. Non è tanto la derealizzazione in sé a mantenere il problema, ma la paura che ritorni.
È un circolo così:
1. Ricordo o sensazione simile a quella dell’anno scorso
2. Paura intensa (“Sta tornando, non guarirò mai”)
3. Aumento dell’ansia
4. Sintomi dissociativi
5. Conferma della paura

Il punto cruciale è questo: non è tornata al punto di partenza.
Il cervello ansioso Le fa percepire così la situazione, ma non è oggettivamente vero. Se fosse davvero come un anno fa, non riuscirebbe ad analizzare tutto con questa lucidità.
Lei scrive una frase molto dolorosa:
“Ho paura che per me non ci sia speranza.”
Rispondo alla Sua domanda in modo diretto: sì, molti professionisti hanno esperienza con la derealizzazione. È una condizione molto più diffusa di quanto sembri, ma chi la vive spesso fatica a parlarne perché teme di non essere compreso o di sembrare “strano”.
Un elemento chiave del Suo racconto è l’evitamento: non voler dire quale sia stata la causa per paura che aumenti l’ansia. Questo è comprensibile, ma è anche il modo in cui l’ansia mantiene il suo potere. Quando un evento viene trattato come “indicibile”, il cervello lo etichetta come pericoloso.
Le faccio una domanda importante:
quando ha avuto quella “rimembranza”, la paura era più forte della sensazione stessa?
Molto spesso è così.
Infine, un punto centrale: il fatto che oggi non riesca a “ricordare” emotivamente il periodo in cui stava bene è tipico degli stati ansioso-depressivi. Quando siamo dentro l’angoscia, il cervello filtra i ricordi positivi. Ma il fatto che Lei razionalmente sappia di essere stata meglio è già una prova che non è un’illusione.
Lei non è senza speranza.
Sta vivendo una ricaduta ansiosa, che è molto diversa da un punto di non ritorno.
Non è sola. E soprattutto: quello che Le sta accadendo è comprensibile dal punto di vista clinico, e trattabile.
Spesso un percorso di psicoterapia, soprattutto quelle incentrate sulla regolazione del sistema nervoso aiutano molto, perché lavora proprio sul circolo paura-sintomo-paura. Le consiglierei di avvicinarsi al mondo della psicoterapia sensomotoria, mindfulness o comunque tutti gli approcci centrati sul corpo, in quanto sono metodi che vanno ad aumentare le risorse per la regolazione del sistema nervoso.
Cordiali saluti
Dr. Antonio Rivetti
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Gentile Utente, la nostra mente funziona proprio in questo modo: ritornare sempre al primo episodio che ha scatenato l'attacco di panico, di ansia. Il problema è che restiamo ancora a quella idea, amplificando le nostre ansie, dando importanza a pensieri irreali. Lei NON è ciò che pensa ... Lei NON è i suoi pensieri! Respiri e provi a lasciare andare. Quello che pensa è reale? Si fermi e ricordi a sé stessa ciò che realmente sta vivendo in quel preciso momento, se ciò che sta pensando è vero o è frutto della sua fantasia. Grazie.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Cara ragazza,
quello che descrivi, per quanto molto spaventoso, non è affatto raro. Nei disturbi d’ansia possono comparire sintomi dissociativi come la derealizzazione e, nella pratica clinica, è un’esperienza che incontro con una certa frequenza.
La sensazione di essere “impazzita”, di essere “rotta” o senza speranza è purtroppo tipica di questi momenti. Anche il fatto di essere stata meglio e poi sentirti improvvisamente “tornata al punto di partenza” è qualcosa che accade spesso: quando l’ansia si riattiva, il cervello può riproporre le stesse sensazioni, dando l’impressione che nulla sia mai passato. Il fatto che tu sia stata bene, però, è un dato importante: significa che il tuo sistema è in grado di uscire da quello stato.
Spesso la derealizzazione si mantiene più per la paura della sensazione che per la sensazione stessa. Con un percorso mirato è possibile lavorare sull’ansia, sulla paura della ricaduta e ricostruire un senso di sicurezza interna.
Non sei un caso raro, né “senza speranza”.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Marta Floridi
Psicoterapeuta, Psicologo
Firenze
Rispondo subito alla sua domanda: sì, ci sono professionisti che lavorano con questo tipo di esperienze e che hanno seguito molte persone con vissuti simili al suo. Non è un caso unico né irrisolvibile, anche se quando si è dentro a quella sensazione di "stranezza" è quasi impossibile crederci.
C'è una cosa che ha scritto su cui vorrei soffermarmi: la paura di essere “rotta” e di non avere speranza. Questa paura è comprensibile, ma non corrisponde alla realtà clinica. Il fatto che sia migliorata e che ci sia stato persino un periodo in cui stava benissimo è una prova concreta che il suo sistema nervoso sa trovare equilibrio. Le ricadute fanno parte del percorso, specialmente quando non si è ancora lavorato in modo mirato su ciò che ha scatenato tutto.
Quel "qualcosa" che non ha voluto nominare e che vorrebbe affrontare in privato è probabilmente il punto da cui vale la pena partire in uno spazio riservato, con un professionista di fiducia. Non deve essere pronta a tutto subito, ma trovare quella persona è il passo che può fare la differenza.
Dott.ssa Valeria Baldi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
La derealizzazione ed altri sintomi dissociativi potrebbero essere connessi ad eventi traumatici vissuti, che talvolta tendono ad essere anche rimossi proprio in quanto traumatici. Il nostro cervello, la nostra psiche hanno necessità di proteggersi da ciò che è troppo intenso. All'interno di un percorso psicologico, grazie anche al supporto di protocolli come quello dell'EMDR che personalmente io utilizzo insieme ad un approccio sistemico relazionale, sarebbe possibile indagare l'origine dei suoi vissuti, al fine di riuscire a gestirne l'elaborazione. Si conceda un aiuto, è possibile anche iniziare un percorso online.
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Salve, grazie per aver scritto. Si sente quanto sia stato spaventoso e quanto tu sia stanca di convivere con questa “stranezza”. Quello che descrivi, anche se ti fa sentire sola e “rotta”, è qualcosa che molte persone con ansia intensa e derealizzazione riportano.
La cosa più importante che emerge dal tuo racconto è questa: tu sei già migliorata. Hai avuto mesi in cui stavi meglio, persino bene. Quando poi arriva una ricaduta, succede spesso una cosa crudele: la mente perde memoria del benessere e ti fa credere che “è sempre stato così e sarà sempre così”. Non è una prova che non c’è speranza, è un effetto dell’ansia e dello stato di allerta.
Anche il “ritorno al punto di partenza” dopo una rimembranza è un meccanismo tipico: ti spaventi della sensazione, la controlli, la temi, la scansioni per capire se sta tornando, e così il sistema nervoso si riaccende e la derealizzazione aumenta. Non perché sei impazzita, ma perché il corpo entra di nuovo in modalità difesa.
Non devi per forza dire qui la causa iniziale. In seduta, però, può essere utile affrontarla con qualcuno di competente, senza giudizio e senza alimentare paure. Ci sono professionisti che lavorano spesso con derealizzazione, depersonalizzazione, attacchi di panico, trauma e ansia ossessiva: non sei un caso “rarissimo”.
Per darti un appiglio concreto adesso:
Smetti di misurare la sensazione. Più cerchi di capire se “c’è” o “quanto è forte”, più la mantieni accesa.
Riporta l’attenzione al corpo e al presente. Camminata, doccia, cibo regolare, sonno, contatto con persone. Non è banale, è regolazione del sistema nervoso.
Quando arriva la paura “sono rotta”, prova a rispondere con una frase semplice: “È ansia, non è una condanna. È già passata prima”.
Se puoi, chiedi un aiuto ravvicinato, non aspettare che passi da sola. Anche solo una prima visita o un colloquio può darti una cornice e un piano.
Capisco anche il bisogno di sentirti compresa da qualcuno “che ne ha viste tante”. Sì, esistono terapeuti con esperienza specifica su derealizzazione e depersonalizzazione, e si può lavorare bene con approcci centrati su ansia e panico, regolazione emotiva e, quando serve, elaborazione di ciò che ha scatenato il primo episodio.
Se ti va, dai un’occhiata al mio profilo: trovi informazioni su come lavoro con questi sintomi e puoi valutare un primo colloquio per sentirti finalmente accompagnata e non sola in questa esperienza.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

le manifestazioni di cui parla sono l'espressione acuta di un disturbo ansioso. Intraprenda un percorso di psicoterapia, vedrà che con il tempo potrà uscire dalla morsa dei suoi sintomi.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa federica pomente
Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Ciao, da quello che scrivi si sente quanto quell'esperienza di derealizzazione ti abbia spaventata e quanto tu abbia sopportato tutto da sola. La sensazione di estraneità può essere molto angosciante, ma non significa che tu sia "impazzita" o "rotta". Forse ti può essere di aiuto sapere che stati come la derealizzazione possono comparire quando la mente si trova davanti a emozioni o pensieri percepiti come troppo intensi o difficili da integrare, è come se la mente creasse una distanza per proteggersi dall'impatto emotivo. Sembra che tu colleghi quanto ti è accaduto a qualcosa di specifico fatto poco prima di cui sembri vergognarti o sentirti colpevole. Il bisogno che esprimi di incontrare qualcuno che capisca cosa hai vissuto e di sapere se ci siano persone che hanno avuto esperienze simili alla tua è molto umano. Non sei un caso unico, né tanto meno senza speranza (il fatto che tu abbia vissuto un periodo in cui sei stata di nuovo bene, anche se ti sembra di non ricordarlo ora che ricontatti certi vissuti angoscianti, indica che hai delle buone risorse): ci sono altre persone che vivono e hanno vissuto esperienze molto simili alla tua, anche se spesso faticano a parlarne. In uno spazio terapeutico sicuro, hai l'opportunità di iniziare a raccontare ed elaborare l'esperienza che hai vissuto e a darle un significato nella tua storia senza che continui a dominare il presente. Non sei “rotta”, stai solo cercando di capire e di prenderti cura di qualcosa che ti ha spaventato molto.
Buongiorno e grazie per aver condiviso la sua esperienza. Per prima cosa voglio rassicurarla che non è la sola ad aver sperimentato le sensazioni che descrive e che ci sono professionisti in grado di aiutarla. Da ciò che racconta, sembra esserci stato un evento particolare che le abbia scatenato queste sensazioni e che, nonostante il suo lavoro personale, ad oggi alcuni ricordi le abbiano riattivato quelle emozioni e pensieri. Per questo credo possa esserle d'aiuto intraprendere un percorso di psicoterapia con un professionista che abbia esperienza con il trattamento di esperienze traumatiche, questo non sta a significare che sia "rotta", bensì che ha bisogno di un supporto per poter elaborare e superare ciò che in passato le è capitato.
Spero di esserle stata d'aiuto, un caro saluto

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.