Buongiorno dottori sono un ragazzo di 33 anni che da l'età di 20 anni assumo daparox per ansia, dist
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Buongiorno dottori sono un ragazzo di 33 anni che da l'età di 20 anni assumo daparox per ansia, disturbo ossessivo, solo che essendo che faccio un lavoro che mi porta a stare al pc anche 6, 7 ore al giorno, mi succede che quando esco fuori mi sento come spaesato una sensazione strana, non so se dovuto al pc, mi devo preoccupare?
Stare 6–7 ore al giorno davanti al PC significa sottoporre il cervello a uno stimolo visivo e attentivo continuo, spesso in uno stato di leggera attivazione costante. Quando poi esce all’esterno, il sistema nervoso deve riadattarsi a stimoli molto più ampi, tridimensionali, luminosi, sonori. In molte persone questo passaggio provoca una sensazione transitoria di irrealtà o disorientamento. Non è perdita di contatto con la realtà, ma un fenomeno di adattamento, spesso accentuato dall’ansia.
C’è anche un altro aspetto: chi soffre di ansia o DOC tende a monitorare molto le proprie sensazioni corporee. Più si focalizza sullo “spaesamento”, più questo si amplifica. È un circolo noto: percezione → controllo → aumento della percezione.
Il Daparox (paroxetina) che assume da anni stabilizza molto l’ansia, ma dopo tanto tempo può essere utile fare una rivalutazione specialistica, non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va, ma per verificare se il quadro attuale è cambiato o se serve un aggiustamento.
Non mi sembra, da quello che descrive, un segnale allarmante. Però è importante capire da quanto dura, quanto incide sulla sua vita e se è associato ad altri sintomi (vertigini vere, nausea, vista offuscata).
Se vuole, possiamo approfondire in un colloquio online: valutare meglio la natura di questa sensazione, distinguere tra componente ansiosa e affaticamento da schermo e capire come intervenire in modo mirato, così da ridurre sia il sintomo sia la preoccupazione che lo accompagna.
C’è anche un altro aspetto: chi soffre di ansia o DOC tende a monitorare molto le proprie sensazioni corporee. Più si focalizza sullo “spaesamento”, più questo si amplifica. È un circolo noto: percezione → controllo → aumento della percezione.
Il Daparox (paroxetina) che assume da anni stabilizza molto l’ansia, ma dopo tanto tempo può essere utile fare una rivalutazione specialistica, non perché ci sia necessariamente qualcosa che non va, ma per verificare se il quadro attuale è cambiato o se serve un aggiustamento.
Non mi sembra, da quello che descrive, un segnale allarmante. Però è importante capire da quanto dura, quanto incide sulla sua vita e se è associato ad altri sintomi (vertigini vere, nausea, vista offuscata).
Se vuole, possiamo approfondire in un colloquio online: valutare meglio la natura di questa sensazione, distinguere tra componente ansiosa e affaticamento da schermo e capire come intervenire in modo mirato, così da ridurre sia il sintomo sia la preoccupazione che lo accompagna.
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Salve le informazioni sono troppo poche per dare una risposta, ma posso dirle che sarebbe il caso di alzarsi ogni tanto dal pc durante le ore di lavoro fare delle pause anche affacciandosi alla finestra e magari nella pausa pranzo una breve passeggiata all'aria aperta.
È molto comprensibile che questa sensazione di spaesamento ti preoccupi, specialmente dopo anni in cui hai imparato a monitorare con attenzione i segnali del tuo corpo e della tua mente per gestire l'ansia e il disturbo ossessivo. Quello che sperimenti quando ti allontani dal computer dopo molte ore di lavoro è un fenomeno piuttosto comune, spesso legato a una sorta di "sovraccarico sensoriale" e affaticamento visivo. Passare così tanto tempo con lo sguardo fisso su uno schermo a distanza ravvicinata costringe il sistema nervoso e i muscoli oculari a uno sforzo costante; quando finalmente sposti lo sguardo sul mondo esterno, che è tridimensionale, vasto e in movimento, il cervello può impiegare alcuni minuti per ricalibrarsi, generando quella sensazione di stordimento o di non essere del tutto "presenti" che descrivi come spaesamento.
Tuttavia, per chi convive con una vulnerabilità ansiosa o con una tendenza al pensiero ossessivo, questa naturale reazione fisica può essere interpretata erroneamente come un segnale di pericolo o come il ritorno di un sintomo psichico, innescando un circolo vizioso di monitoraggio e preoccupazione. Non si tratta necessariamente di un peggioramento della tua condizione o di un inefficacia del Daparox, ma piuttosto di una risposta fisiologica allo stress digitale che la tua mente, abituata a cercare certezze, traduce in allarme. È importante non sottovalutare l'impatto che posture prolungate e stimoli luminosi fissi hanno sulla nostra percezione della realtà una volta interrotta l'attività lavorativa.
Piuttosto che preoccuparti, potrebbe essere utile osservare come questa sensazione si trasforma se provi a inserire delle piccole pause o degli esercizi di messa a fuoco durante la giornata, ma soprattutto sarebbe fondamentale approfondire in un colloquio come questa percezione di "stranezza" si inserisce nel tuo attuale equilibrio di vita. Lavorare insieme sulla gestione di questi momenti di passaggio tra il mondo digitale e quello reale ti aiuterebbe a non trasformare una reazione fisica in una nuova ossessione, restituendoti la tranquillità di uscire di casa senza il timore di sentirti smarrito.
Ti andrebbe di fissare un incontro per esplorare meglio queste sensazioni e trovare delle strategie pratiche per gestire lo stress da lavoro al PC senza che questo alimenti la tua ansia?
Tuttavia, per chi convive con una vulnerabilità ansiosa o con una tendenza al pensiero ossessivo, questa naturale reazione fisica può essere interpretata erroneamente come un segnale di pericolo o come il ritorno di un sintomo psichico, innescando un circolo vizioso di monitoraggio e preoccupazione. Non si tratta necessariamente di un peggioramento della tua condizione o di un inefficacia del Daparox, ma piuttosto di una risposta fisiologica allo stress digitale che la tua mente, abituata a cercare certezze, traduce in allarme. È importante non sottovalutare l'impatto che posture prolungate e stimoli luminosi fissi hanno sulla nostra percezione della realtà una volta interrotta l'attività lavorativa.
Piuttosto che preoccuparti, potrebbe essere utile osservare come questa sensazione si trasforma se provi a inserire delle piccole pause o degli esercizi di messa a fuoco durante la giornata, ma soprattutto sarebbe fondamentale approfondire in un colloquio come questa percezione di "stranezza" si inserisce nel tuo attuale equilibrio di vita. Lavorare insieme sulla gestione di questi momenti di passaggio tra il mondo digitale e quello reale ti aiuterebbe a non trasformare una reazione fisica in una nuova ossessione, restituendoti la tranquillità di uscire di casa senza il timore di sentirti smarrito.
Ti andrebbe di fissare un incontro per esplorare meglio queste sensazioni e trovare delle strategie pratiche per gestire lo stress da lavoro al PC senza che questo alimenti la tua ansia?
Gentile utente,
la sensazione di “spaesamento” che descrive quando passa molte ore al PC e poi esce all’aperto può essere legata a diversi fattori: affaticamento visivo, sovraccarico cognitivo, tensione muscolare, ma anche a una componente ansiosa o a fenomeni di lieve derealizzazione, che nelle persone con storia di ansia possono comparire nei momenti di stress o stanchezza.
Non è necessariamente un segnale allarmante, soprattutto se è transitorio e non associato ad altri sintomi neurologici. Tuttavia, dato che assume Daparox da molti anni, può essere utile confrontarsi con il medico o lo psichiatra di riferimento per valutare se la terapia è ancora adeguata o se sia opportuno un controllo.
Nel frattempo può aiutare fare pause regolari dal PC, esporsi gradualmente alla luce naturale e curare il riposo.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
la sensazione di “spaesamento” che descrive quando passa molte ore al PC e poi esce all’aperto può essere legata a diversi fattori: affaticamento visivo, sovraccarico cognitivo, tensione muscolare, ma anche a una componente ansiosa o a fenomeni di lieve derealizzazione, che nelle persone con storia di ansia possono comparire nei momenti di stress o stanchezza.
Non è necessariamente un segnale allarmante, soprattutto se è transitorio e non associato ad altri sintomi neurologici. Tuttavia, dato che assume Daparox da molti anni, può essere utile confrontarsi con il medico o lo psichiatra di riferimento per valutare se la terapia è ancora adeguata o se sia opportuno un controllo.
Nel frattempo può aiutare fare pause regolari dal PC, esporsi gradualmente alla luce naturale e curare il riposo.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Quello che descrivi ha il sapore dello “scarto” tra un ambiente molto controllato e uno più aperto. Davanti al pc sei in uno spazio prevedibile, delimitato, dove l’attenzione è focalizzata e l’ansia probabilmente si organizza attorno a compiti chiari. Quando esci, il mondo è più ampio, meno controllabile, e puoi avvertire una sensazione di spaesamento.
Non è detto che sia qualcosa di organico o pericoloso. Spesso è una forma lieve di derealizzazione legata alla tensione o alla prolungata iperconcentrazione. Il passaggio brusco da uno stato mentale “chiuso” a uno “aperto” può creare quella sensazione di estraneità.
Più che chiederti se devi preoccuparti, ti inviterei a osservare: in quel momento cosa temi che possa accadere? Di perdere il controllo? Di non sentirti pienamente presente?
A volte lo spaesamento non è causato dallo schermo in sé, ma dal fatto che lo schermo diventa una zona sicura. E uscire significa esporsi. Dimmi: quella sensazione dura poco e poi passa, o rimani con l’ansia che aumenti?
Non è detto che sia qualcosa di organico o pericoloso. Spesso è una forma lieve di derealizzazione legata alla tensione o alla prolungata iperconcentrazione. Il passaggio brusco da uno stato mentale “chiuso” a uno “aperto” può creare quella sensazione di estraneità.
Più che chiederti se devi preoccuparti, ti inviterei a osservare: in quel momento cosa temi che possa accadere? Di perdere il controllo? Di non sentirti pienamente presente?
A volte lo spaesamento non è causato dallo schermo in sé, ma dal fatto che lo schermo diventa una zona sicura. E uscire significa esporsi. Dimmi: quella sensazione dura poco e poi passa, o rimani con l’ansia che aumenti?
Capisco perfettamente quello che descrivi e ti rassicuro subito: quella sensazione di essere "fuori fase" o spaesati quando si chiude il portatile dopo molte ore è un’esperienza molto comune, specialmente per chi, come te, convive con una base d'ansia o un disturbo ossessivo. Non è un segnale di qualcosa di grave, ma piuttosto un sovraccarico sensoriale del tuo sistema nervoso.
Prova a immaginare il tuo cervello durante quelle 6 o 7 ore al PC: sei immerso in un mondo bidimensionale, luminoso e fisso, dove la tua attenzione è focalizzata in uno spazio ristretto. Quando finalmente esci, passi bruscamente a un mondo tridimensionale, pieno di stimoli, profondità diverse e luce naturale. Per il sistema visivo e per l'equilibrio è un vero e proprio "shock" da riadattamento. Questo fenomeno, unito alla stanchezza mentale, crea quel senso di distacco o di irrealtà che spesso chiamiamo derealizzazione; è come se il tuo cervello facesse fatica a "riagganciare" la realtà fisica dopo essere stato assorbito da quella digitale.
Il fatto che tu assuma Daparox da tempo suggerisce che il tuo sistema nervoso sia già di per sé molto sensibile agli stimoli. Chi soffre di tratti ossessivi, inoltre, tende a monitorare con il microscopio ogni minima sensazione strana del corpo. Noti lo spaesamento, ti spaventi, inizi a chiederti cosa sia, e questo non fa altro che alimentare l'ansia, rendendo la sensazione ancora più intensa e presente. È un circolo vizioso: più ti chiedi se devi preoccuparti, più il tuo cervello resta in allerta.
Per stare meglio, prova a rendere il passaggio meno traumatico. Non passare dal monitor alla strada in un secondo: stacca gli occhi ogni venti minuti, guarda fuori dalla finestra e, a fine lavoro, concediti qualche minuto di buio o penombra prima di uscire. È importante anche che tu faccia presente questa sensazione allo specialista che ti segue per la terapia farmacologica, magari attraverso portali come MioDottore, per capire se è il caso di modulare il trattamento o se è solo una reazione allo stress digitale.
Prova a immaginare il tuo cervello durante quelle 6 o 7 ore al PC: sei immerso in un mondo bidimensionale, luminoso e fisso, dove la tua attenzione è focalizzata in uno spazio ristretto. Quando finalmente esci, passi bruscamente a un mondo tridimensionale, pieno di stimoli, profondità diverse e luce naturale. Per il sistema visivo e per l'equilibrio è un vero e proprio "shock" da riadattamento. Questo fenomeno, unito alla stanchezza mentale, crea quel senso di distacco o di irrealtà che spesso chiamiamo derealizzazione; è come se il tuo cervello facesse fatica a "riagganciare" la realtà fisica dopo essere stato assorbito da quella digitale.
Il fatto che tu assuma Daparox da tempo suggerisce che il tuo sistema nervoso sia già di per sé molto sensibile agli stimoli. Chi soffre di tratti ossessivi, inoltre, tende a monitorare con il microscopio ogni minima sensazione strana del corpo. Noti lo spaesamento, ti spaventi, inizi a chiederti cosa sia, e questo non fa altro che alimentare l'ansia, rendendo la sensazione ancora più intensa e presente. È un circolo vizioso: più ti chiedi se devi preoccuparti, più il tuo cervello resta in allerta.
Per stare meglio, prova a rendere il passaggio meno traumatico. Non passare dal monitor alla strada in un secondo: stacca gli occhi ogni venti minuti, guarda fuori dalla finestra e, a fine lavoro, concediti qualche minuto di buio o penombra prima di uscire. È importante anche che tu faccia presente questa sensazione allo specialista che ti segue per la terapia farmacologica, magari attraverso portali come MioDottore, per capire se è il caso di modulare il trattamento o se è solo una reazione allo stress digitale.
Buongiorno, la sua difficoltà sembrerebbe legata allo stress da lavoro al computer.
Vorrei però indagare eventuali correlazioni con preoccupazioni di natura ansiosa.
Se fosse interessato, mi piacerebbe proporle un primo colloquio conoscitivo gratuito in cui indagare più approfonditamente queste dinamiche.
Resto a sua disposizione,
un saluto e auguri per tutto.
Dott. Marco Feola
Vorrei però indagare eventuali correlazioni con preoccupazioni di natura ansiosa.
Se fosse interessato, mi piacerebbe proporle un primo colloquio conoscitivo gratuito in cui indagare più approfonditamente queste dinamiche.
Resto a sua disposizione,
un saluto e auguri per tutto.
Dott. Marco Feola
Buongiorno non starei a preoccuparmi bensì le consiglio di approfondire in maniera più specifica cosa intende lei per spaesato? Rimango a disposizione nel caso voglia approfondire con un colloquio
Buongiorno,
la sensazione di “spaesamento” che descrive può essere legata all’affaticamento visivo e mentale dovuto alle molte ore al PC, ma anche a manifestazioni dell’ansia (come derealizzazione), che possono comparire anche in chi soffre di disturbi ossessivi. Non è automaticamente un segnale preoccupante, ma merita una valutazione nel Suo quadro clinico.
È utile considerare anche sonno, livello di stress ed eventuali cambiamenti nella terapia.
Se lo desidera possiamo approfondire la questione fissando un colloquio con me.
Un saluto.
dott.ssa Pisano
la sensazione di “spaesamento” che descrive può essere legata all’affaticamento visivo e mentale dovuto alle molte ore al PC, ma anche a manifestazioni dell’ansia (come derealizzazione), che possono comparire anche in chi soffre di disturbi ossessivi. Non è automaticamente un segnale preoccupante, ma merita una valutazione nel Suo quadro clinico.
È utile considerare anche sonno, livello di stress ed eventuali cambiamenti nella terapia.
Se lo desidera possiamo approfondire la questione fissando un colloquio con me.
Un saluto.
dott.ssa Pisano
Buongiorno, grazie per condividere. La sensazione di spaesamento dopo molte ore al computer è un’esperienza che diverse persone riferiscono.
Quello che descrive come sentirsi “strano” o come se l’ambiente fosse diverso quando esce, può avere diverse spiegazioni e non va automaticamente interpretato come qualcosa di grave. Dopo molte ore di concentrazione visiva e mentale, il sistema nervoso può rimanere in uno stato di attivazione o affaticamento che rende il passaggio dall’ambiente digitale a quello esterno meno fluido.
In alcune persone con una storia di ansia o disturbo ossessivo, può comparire anche una lieve sensazione di derealizzazione o distacco dall’ambiente, soprattutto nei momenti di stress o stanchezza. Si tratta di fenomeni che, se transitori e collegati a periodi di sovraccarico, sono spesso legati all’ansia più che a problemi neurologici.
Un altro aspetto importante è la terapia farmacologica: quando si assume da anni un farmaco come il Daparox (paroxetina), eventuali variazioni di dosaggio, orari irregolari o periodi di maggiore stress possono influenzare la percezione soggettiva. Per questo motivo è sempre opportuno confrontarsi con il medico prescrittore prima di trarre conclusioni. Non è tanto la presenza della sensazione in sé a indicare se “c’è da preoccuparsi”, quanto la frequenza con cui compare, la durata dell’episodio, il livello di disagio che provoca e l’eventuale impatto sulla vita quotidiana. Se questa esperienza sta aumentando, se genera paura o se si accompagna ad altri sintomi (come vertigini marcate, confusione persistente, alterazioni dell’umore), può essere utile parlarne sia con il medico sia con uno psicologo per una valutazione più approfondita.
In molti casi, lavorare sulla gestione dell’ansia, sul ritmo sonno-veglia e sull’equilibrio tra attività al computer e pause può aiutare a ridurre queste sensazioni. Un colloquio psicologico permetterebbe di comprendere meglio se si tratta di un fenomeno legato allo stress, a dinamiche ansiose o ad altro e di individuare le strategie più adatte alla situazione personale. Cordialmente, AM
Quello che descrive come sentirsi “strano” o come se l’ambiente fosse diverso quando esce, può avere diverse spiegazioni e non va automaticamente interpretato come qualcosa di grave. Dopo molte ore di concentrazione visiva e mentale, il sistema nervoso può rimanere in uno stato di attivazione o affaticamento che rende il passaggio dall’ambiente digitale a quello esterno meno fluido.
In alcune persone con una storia di ansia o disturbo ossessivo, può comparire anche una lieve sensazione di derealizzazione o distacco dall’ambiente, soprattutto nei momenti di stress o stanchezza. Si tratta di fenomeni che, se transitori e collegati a periodi di sovraccarico, sono spesso legati all’ansia più che a problemi neurologici.
Un altro aspetto importante è la terapia farmacologica: quando si assume da anni un farmaco come il Daparox (paroxetina), eventuali variazioni di dosaggio, orari irregolari o periodi di maggiore stress possono influenzare la percezione soggettiva. Per questo motivo è sempre opportuno confrontarsi con il medico prescrittore prima di trarre conclusioni. Non è tanto la presenza della sensazione in sé a indicare se “c’è da preoccuparsi”, quanto la frequenza con cui compare, la durata dell’episodio, il livello di disagio che provoca e l’eventuale impatto sulla vita quotidiana. Se questa esperienza sta aumentando, se genera paura o se si accompagna ad altri sintomi (come vertigini marcate, confusione persistente, alterazioni dell’umore), può essere utile parlarne sia con il medico sia con uno psicologo per una valutazione più approfondita.
In molti casi, lavorare sulla gestione dell’ansia, sul ritmo sonno-veglia e sull’equilibrio tra attività al computer e pause può aiutare a ridurre queste sensazioni. Un colloquio psicologico permetterebbe di comprendere meglio se si tratta di un fenomeno legato allo stress, a dinamiche ansiose o ad altro e di individuare le strategie più adatte alla situazione personale. Cordialmente, AM
Buongiorno,
la sensazione di spaesamento dopo molte ore al PC è frequente e spesso legata a sovraccarico visivo, sedentarietà e ridotta esposizione alla luce naturale. Non è di per sé un segnale allarmante.
Va comunque monitorata, soprattutto se aumenta, dura a lungo o si associa ad altri sintomi: in tal caso è opportuno confrontarsi con il medico che la segue per la terapia.
È fondamentale inserire ogni giorno almeno 30 minuti all’aperto, alla luce solare, meglio se con camminata. L’esposizione alla luce naturale è clinicamente rilevante per regolazione ansiosa e stabilità percettiva. Dr. Giuseppe Mirabella
la sensazione di spaesamento dopo molte ore al PC è frequente e spesso legata a sovraccarico visivo, sedentarietà e ridotta esposizione alla luce naturale. Non è di per sé un segnale allarmante.
Va comunque monitorata, soprattutto se aumenta, dura a lungo o si associa ad altri sintomi: in tal caso è opportuno confrontarsi con il medico che la segue per la terapia.
È fondamentale inserire ogni giorno almeno 30 minuti all’aperto, alla luce solare, meglio se con camminata. L’esposizione alla luce naturale è clinicamente rilevante per regolazione ansiosa e stabilità percettiva. Dr. Giuseppe Mirabella
Salve,
comprendo la sua preoccupazione, tuttavia è difficile fornire una risposta precisa in questa sede con un semplice messaggio. Sarebbe utile approfondire meglio questa sensazione “strana”, di “spaesamento” che descrive, per capirne le caratteristiche, la durata e l’impatto che ha su di lei.
Considerato che assume da tempo Daparox per ansia e disturbo ossessivo, immagino sia seguito da uno specialista. Il primo passo che le suggerisco è di confrontarsi con il medico che la segue, condividendo con lui, o con lei, quanto sta sperimentando: conoscendo la sua storia clinica potrà valutare in modo adeguato la situazione.
Sensazioni di questo tipo possono talvolta avere cause molto diverse, ad esempio legate alla stanchezza fisica e cognitiva (come molte ore consecutive al computer), a fattori ansiosi oppure ad altri elementi da valutare con attenzione. Per questo motivo considero che un confronto diretto con il professionista che la segue sia la strada più indicata.
Non è necessario preoccuparsi, inteso come “allarmarsi”, ma è corretto ascoltare ciò che si prova: se questa esperienza le appare insolita o le crea un disagio significativo, parlarne con chi la segue le permetterà di chiarire il quadro e sentirsi più tranquillo.
Rimango a sua disposizione.
Un cordiale saluto.
Dott. Matteo D’Amore
comprendo la sua preoccupazione, tuttavia è difficile fornire una risposta precisa in questa sede con un semplice messaggio. Sarebbe utile approfondire meglio questa sensazione “strana”, di “spaesamento” che descrive, per capirne le caratteristiche, la durata e l’impatto che ha su di lei.
Considerato che assume da tempo Daparox per ansia e disturbo ossessivo, immagino sia seguito da uno specialista. Il primo passo che le suggerisco è di confrontarsi con il medico che la segue, condividendo con lui, o con lei, quanto sta sperimentando: conoscendo la sua storia clinica potrà valutare in modo adeguato la situazione.
Sensazioni di questo tipo possono talvolta avere cause molto diverse, ad esempio legate alla stanchezza fisica e cognitiva (come molte ore consecutive al computer), a fattori ansiosi oppure ad altri elementi da valutare con attenzione. Per questo motivo considero che un confronto diretto con il professionista che la segue sia la strada più indicata.
Non è necessario preoccuparsi, inteso come “allarmarsi”, ma è corretto ascoltare ciò che si prova: se questa esperienza le appare insolita o le crea un disagio significativo, parlarne con chi la segue le permetterà di chiarire il quadro e sentirsi più tranquillo.
Rimango a sua disposizione.
Un cordiale saluto.
Dott. Matteo D’Amore
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione perché la sensazione di sentirsi spaesato quando esce dopo molte ore al computer può risultare davvero strana e a tratti inquietante. Quando si convive da anni con l’ansia e con una tendenza ossessiva, il corpo e la mente diventano particolarmente sensibili ai cambiamenti di percezione, e ogni sensazione insolita può accendere il dubbio che ci sia qualcosa che non va. Stare sei o sette ore al giorno davanti a uno schermo significa mantenere il cervello concentrato su uno spazio visivo ristretto, su stimoli digitali, su un ambiente controllato e prevedibile. Quando poi si passa improvvisamente all’esterno, con luce naturale, profondità, movimento, suoni diversi, il sistema percettivo deve riadattarsi. In molte persone questo passaggio può generare per qualche minuto una sensazione di irrealtà, di lieve disorientamento o di distacco. Di per sé non è un segnale pericoloso, è un fenomeno di adattamento. Il punto però non è solo lo schermo. Chi soffre d’ansia tende a monitorare molto le proprie sensazioni interne. Se mentre esce di casa percepisce anche solo un attimo di instabilità o di stranezza, la mente può subito chiedersi “cosa mi sta succedendo?”. Questo pensiero aumenta l’attivazione e la sensazione si intensifica. È un meccanismo molto comune: la paura della sensazione la rende più forte. La parola spaesato spesso descrive uno stato simile a una lieve derealizzazione, cioè la percezione che l’ambiente sembri un po’ diverso o distante. Questo stato, quando è legato all’ansia, non porta alla perdita di contatto con la realtà. È una risposta temporanea del sistema nervoso che si attiva quando è sotto stress o sovraccarico. Può aiutarla osservare quanto dura questa sensazione e cosa succede se non la interpreta come pericolosa. Nella maggior parte dei casi tende a ridursi spontaneamente quando l’attenzione si sposta su altro. Può anche essere utile inserire pause regolari durante il lavoro al computer, alzarsi, muovere il corpo, guardare in lontananza per qualche minuto, in modo da non passare bruscamente da un contesto chiuso a uno completamente diverso. La domanda “mi devo preoccupare?” nasce dal bisogno di certezza tipico dell’ansia e del disturbo ossessivo. Più si cerca una rassicurazione assoluta, più la mente trova nuovi dubbi. Invece di chiedersi se sia pericoloso, può provare a chiedersi se finora questa sensazione le abbia mai fatto perdere davvero il controllo o la realtà. Se la risposta è no, questo è un dato concreto su cui fare leva. Se il fenomeno dovesse diventare molto frequente o invalidante, un confronto con uno specialista può aiutarla a lavorare in modo mirato su queste percezioni e sull’interpretazione che ne dà. Spesso riducendo l’ipervigilanza e l’allarme interno, anche lo spaesamento diminuisce. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, dovresti parlarne con il medico che ti segue per qualsiasi dubbio su terapie ed effetti collaterali.
Salve, da quello che riporta credo sia dovuto proprio al lavoro: stare così tanto tempo al pc può alienare rispetto all'ambiente circostante, per cui la mente ci mette un po' ad uscire da una dimensione virtuale e ad entrare in un'altra, soprattutto se ci si iperfocalizza sul compito. Potrebbe essere utile prendere delle pause frequenti, se è possibile, distogliere gli occhi dallo schermo, avere ad esempio una pallina antistress che ci tenga collegati anche ad una dimensione fisica e non solo mentale/virtuale. Se questa sensazione persiste, per sicurezza, potrebbe rivolgersi al medico che la segue per i farmaci.
quello che descrive — sentirsi spaesato dopo molte ore davanti al PC — è abbastanza comune e spesso legato a stanchezza visiva, sovraccarico sensoriale o tensione corporea, più che a qualcosa di patologico. Anche l’ansia può amplificare questa sensazione, così come i farmaci che assume, che influenzano il sistema nervoso.
Non è detto che ci sia motivo di allarme, ma è importante osservarne frequenza e intensità e parlarne con il medico che la segue per valutare se sia opportuno un aggiustamento o strategie di gestione.
Se vuole, in terapia possiamo esplorare insieme come il lavoro, l’ansia e il corpo interagiscono, e trovare modi per gestire queste sensazioni senza che diventino fonte di preoccupazione.
Non è detto che ci sia motivo di allarme, ma è importante osservarne frequenza e intensità e parlarne con il medico che la segue per valutare se sia opportuno un aggiustamento o strategie di gestione.
Se vuole, in terapia possiamo esplorare insieme come il lavoro, l’ansia e il corpo interagiscono, e trovare modi per gestire queste sensazioni senza che diventino fonte di preoccupazione.
Salve, ma oltre alla terapia farmacologica fa pure un percorso di psicoterapia?
Saluti
Saluti
Buongiorno!
Bisognerebbe indagare cosa lei intende con “spaesato”. Sicuramente essere di fronte ad uno schermo per lungo tempo, può portare a sensazioni particolari, che quando si ricomincia a vivere al di fuori potrebbero portare a disorientamento. Ma bisognerebbe indagare intanto cosa intende lei, e vedere se effettivamente questo inficia sul suo benessere quotidiano (a lungo tempo).
Resto a disposizione!
Saluti!
Bisognerebbe indagare cosa lei intende con “spaesato”. Sicuramente essere di fronte ad uno schermo per lungo tempo, può portare a sensazioni particolari, che quando si ricomincia a vivere al di fuori potrebbero portare a disorientamento. Ma bisognerebbe indagare intanto cosa intende lei, e vedere se effettivamente questo inficia sul suo benessere quotidiano (a lungo tempo).
Resto a disposizione!
Saluti!
Buongiorno. Quello che descrive è un fenomeno molto comune, specialmente per chi, come lei, convive con un disturbo ossessivo e d'ansia da tempo. La sensazione di sentirsi "spaesati" dopo molte ore al computer ha una spiegazione sia fisica che psicologica che non deve allarmarla, ma che merita di essere compresa per essere gestita meglio. Dal punto di vista fisico, passare 6 o 7 ore con lo sguardo fisso su uno schermo a distanza ravvicinata sottopone il sistema visivo e vestibolare a un forte stress. Quando finalmente stacca gli occhi dal monitor e guarda il mondo esterno — dove gli spazi sono ampi, la luce cambia e gli oggetti si muovono a profondità diverse — il cervello impiega qualche minuto a "ricalibrare" la percezione dello spazio. Questa sorta di lag percettivo può dare una sensazione di stordimento o di leggero distacco dalla realtà. Per chi soffre di ansia e DOC, questa normale sensazione fisica può diventare un innesco per il rimuginio. La mente, abituata a monitorare ogni segnale del corpo alla ricerca di una "certezza" sulla propria salute, interpreta lo spaesamento come un segnale di pericolo, alimentando la preoccupazione. È possibile che lei inizi a chiedersi se sia un sintomo neurologico o un peggioramento dell'ansia, ma molto spesso si tratta semplicemente di una reazione del sistema nervoso all'iper-stimolazione digitale. Per stare meglio, potrebbe aiutarla applicare la regola del "20-20-20": ogni 20 minuti di lavoro, guardi qualcosa a 20 piedi di distanza (circa 6 metri) per almeno 20 secondi. Questo aiuta i muscoli oculari a rilassarsi. Inoltre, quando esce, provi a non analizzare subito la sensazione di spaesamento: la accetti come un effetto collaterale del suo lavoro che svanirà naturalmente camminando e respirando all'aria aperta. Se questa sensazione dovesse diventare invalidante o associarsi a nuovi sintomi, ne parli serenamente con lo specialista che la segue per il Daparox, così da valutare se sia necessario un piccolo aggiustamento o semplicemente un supporto psicologico mirato a gestire queste nuove "interferenze" ansiose.
Salve, grazie per la condivisione. Dalla situazione attuale, il cervello è stanco , hai stress mentale, passi molto tempo in ambienti chiusi o concentrato. Proprio in questo momento, iniziare un percorso di supporto psicologico ( online o in presenza) può aiutare ad affrontare questo periodo delicato in modo più lucido e avere più consapevolezza. Resto a disposizione.
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