Salve mi chiamo Daniele ho 40 anni dopo che ho accettato un lavoro ma non sapevo effettivamente che

21 risposte
Salve mi chiamo Daniele ho 40 anni dopo che ho accettato un lavoro ma non sapevo effettivamente che di preciso che cosa dovessi fare sto facendo il giuntista della fibra ottica ma è un lavoro che ho capito che sono proprio negato per questo lavoro e non era mai successo soffro anche il disturbo ossessivo compulsivo da quando ero bambino nel 2016 iniziai la psicoterapia cognitivo comportamentale quella vera e propria con una brava psicologa mi ha seguito per 6 anni però purtroppo te cosa non ha iniziato a non funzionare in quel periodo mi sono dovuto anche assistere a mio padre per tre anni e mezzo lui poi è morto nell'agosto del 2024 Ho iniziato anche a pensare il suicidio già ho lavorato pochissimo e l'anno scorso non mi hanno rinnovato il contratto a febbraio e lavoravo per una ditta metalmeccanica ho perso il lavoro per colpa di un capo cantiere che non era neanche italiano ma non avevo fatto niente di male era soltanto che ma gli stavo simpatico per un anno ho cercato lavoro inviato più di mille curriculum e per ottenere questo lavoro o faticato pure io sono della Puglia e per questo lavoro mi sono spostato quasi al confine con la Svizzera ma mi sono reso conto che un lavoro che non fa per me non so che fare Ho iniziato anche a pensare il suicidio e non voglio dare il dispiacere a mia madre di lasciare questo lavoro perché già lei soffre pure di pressione alta non voglio farla stare male non so che fare
Dott. Alessandro Biffi
Psicologo, Psicologo clinico
Verderio Inferiore
Non mi è chiaro per quale motivo interruppe la psicoterapia dopo 6 anni. In ogni caso momenti difficili come questi possono effettivamente mettere molto in difficoltà e portare a situazioni di depressione, come quella che descrive. Un ottimo attaccamento è ricordarsi a chi abbiamo attorno (a volte in senso stretto di vicinanza, a volte anche attorno emotivamente, anche se a più grandi distanze), spesso può essere un ottima ancora, almeno inizialmente.
Il mio suggerimento è di riprendere un percorso psicologico con un professionista, non si è mai costretti ad affrontare tutto da soli, non è questione di forza, è questione di necessità.

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Dott.ssa Gaia Evangelisti
Psicologo, Psicologo clinico
Genzano di Roma
Caro Daniele, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo: si percepisce quanto questo periodo sia stato pesante, tra il lavoro, il trasferimento, la perdita di suo padre e la fatica legata al DOC. È comprensibile che si senta confuso e scoraggiato.

Quello che sta attraversando non riguarda solo “lei che non è portato per questo lavoro”, ma un insieme di eventi e pressioni (il lutto, le responsabilità familiari, i cambiamenti importanti) che possono aver reso tutto più difficile e amplificato il senso di inadeguatezza. Questo non definisce il suo valore né le sue capacità.

Il fatto che dica di non voler far soffrire sua madre è molto significativo: dentro questa fatica c’è anche una parte di lei che tiene profondamente alla vita e alle relazioni. Allo stesso tempo, i pensieri di suicidio meritano attenzione e supporto immediato: non deve affrontarli da solo. La invito a contattare al più presto uno/a psicoterapeuta o un servizio di emergenza (ad esempio il 112 o un servizio di supporto psicologico nella sua zona), anche solo per parlare.

Rispetto al lavoro, può essere utile fermarsi e chiedersi: “In questo momento, di cosa ho davvero bisogno per stare un po’ meglio?”. Non è necessario decidere tutto subito. A volte, concedersi il diritto di non essere adatti a un lavoro è già un primo passo di cura verso di sé.

Se possibile, valuti di riprendere un percorso terapeutico: in questa fase potrebbe beneficiare di uno spazio in cui rielaborare sia il lutto sia le difficoltà attuali, senza dover reggere tutto da solo.

Resto a disposizione se desidera continuare a parlarne.

Un caro saluto.

Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno Daniele, quello che sta vivendo è molto pesante, e si percepisce chiaramente quanto si senta schiacciato da più aspetti insieme. Da una parte c’è un lavoro che non sente suo e che la fa sentire inadeguato, dall’altra un periodo di vita segnato da una perdita importante come quella di suo padre, oltre alla fatica accumulata negli anni con il disturbo ossessivo. Tutto questo può portare davvero a sentirsi senza via d’uscita, ed è comprensibile che la mente arrivi a pensieri molto estremi quando il carico diventa così grande. È importante dirle una cosa con molta chiarezza e rispetto: il fatto che lei stia pensando al suicidio non significa che vuole davvero morire, ma che in questo momento vuole smettere di stare così male. È una differenza fondamentale, perché indica che il problema non è la sua vita in sé, ma il dolore che sta vivendo adesso, che però può essere compreso e affrontato. Nel suo racconto emerge un punto centrale che la terapia cognitivo comportamentale osserva con molta attenzione, cioè il modo in cui interpreta ciò che le accade. Quando dice che è negato per questo lavoro e che non le era mai successo, è come se da una difficoltà specifica la mente stesse traendo una conclusione molto più ampia su di lei come persona. Questo tipo di pensiero è molto comune nei momenti di fragilità, ma tende ad aumentare il senso di fallimento e bloccarla ancora di più. Non è detto che lei sia negato, potrebbe semplicemente trovarsi in un contesto non adatto alle sue competenze o al suo modo di funzionare. Allo stesso tempo si sente il peso del senso di responsabilità verso sua madre. Il desiderio di non farla soffrire la porta a trattenersi e a rimanere in una situazione che però la fa stare male. Questo crea una specie di conflitto interno molto forte, dove da una parte c’è il bisogno di stare meglio e dall’altra la paura di deludere o far soffrire qualcuno. Quando si rimane troppo a lungo in questo tipo di tensione, è facile sentirsi bloccati e senza soluzioni. Un altro elemento importante è il momento di vita che sta attraversando. Ha perso suo padre dopo anni in cui lo ha assistito, e questo tipo di esperienza lascia spesso un vuoto profondo, ma anche una stanchezza emotiva che non sempre viene riconosciuta fino in fondo. In queste condizioni, affrontare un cambiamento lavorativo così impegnativo può diventare ancora più difficile. In questo momento forse la cosa più utile non è trovare subito la soluzione perfetta, ma ridurre il livello di pressione che sente addosso. La mente tende a dirle che deve decidere tutto subito, che deve farcela, che non può sbagliare, ma questo aumenta solo l’ansia e la sensazione di essere intrappolato. A volte è più utile iniziare a fare piccoli passi, provando a distinguere ciò che è davvero urgente da ciò che può essere affrontato con più calma. Lei ha già fatto un percorso importante in passato, e questo è un segnale molto significativo. Significa che ha già sperimentato che è possibile lavorare su di sé e stare meglio. In momenti come questo può essere molto utile riaprire uno spazio di supporto, proprio per non affrontare tutto da solo. Un percorso potrebbe aiutarla a rimettere ordine tra i pensieri, a ridimensionare quelle idee molto dure su di sé e a comprendere meglio quali sono le sue reali possibilità, sia rispetto al lavoro sia rispetto alla gestione delle emozioni. Il fatto che lei abbia scritto e che stia cercando un aiuto è già un passo importante. Dentro la fatica che sta vivendo c’è anche una parte che vuole stare meglio e trovare una strada. Dare spazio a questa parte, magari con un sostegno adeguato, può fare davvero la differenza. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio una consulenza psichiatrica e di ricominciare con la psicoterapia. Cordiali saluti.
Dott.ssa Antonella Abate
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Daniele, grazie per aver condiviso tutto questo.
Prima di tutto, devo fermarmi su una cosa importante che hai scritto: hai detto che hai pensieri di suicidio.Questi pensieri ci dicono una cosa sola: stai portando un peso enorme, da solo, da troppo tempo. Non ci dicono che la soluzione sia morire. Ci dicono che hai bisogno di aiuto adesso.
Hai perso tuo padre dopo tre anni e mezzo di assistenza, un dolore immenso. Hai perso il lavoro in modo ingiusto. Ti sei spostato lontano da casa. Fai un lavoro per cui non ti senti adatto. E tutto questo mentre convivi con il DOC da una vita intera. Chiunque, in questa situazione, starebbe crollando. Ti consiglio di rivolgerti quanto prima ad un centro d'ascolto o un consultorio se non riesci a trovare un professionista specifico.
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Daniele, sta attraversando un periodo di forte stress tra lavoro non adatto, lutto e riattivazione del DOC. I pensieri suicidari sono un segnale della sofferenza, non una soluzione.
Il problema non è Lei, ma la situazione: è legittimo riconsiderare questo lavoro e chiedere aiuto.
È importante non restare solo e riattivare un supporto psicologico.
La invito a fissare un colloquio con me, così da poterLa aiutare in modo concreto e mirato.
un saluto,
dott.ssa Greta Pisano
Dott.ssa Selene Scappini
Psicologo, Psicologo clinico
Verona
Gentile Daniele,
la situazione che descrive è molto complessa e carica di fatica: il cambiamento lavorativo, il trasferimento, la perdita di suo padre dopo anni di assistenza, e la sensazione di non sentirsi adatto a ciò che sta facendo. È comprensibile che tutto questo possa generare smarrimento, frustrazione e anche pensieri molto dolorosi come quelli che riporta.
Vorrei dirle con chiarezza che il fatto che oggi si senta “negato” per questo lavoro non definisce il suo valore come persona. Piuttosto, sembra il segnale di un momento di forte sovraccarico emotivo e di una situazione non in linea con le sue caratteristiche e i suoi bisogni. Anche il disturbo ossessivo-compulsivo, soprattutto se riattivato da eventi stressanti e lutti, può amplificare dubbi, insicurezze e senso di inadeguatezza.
Il fatto che in passato abbia intrapreso un percorso di psicoterapia per diversi anni è una risorsa importante: significa che ha già fatto un lavoro su di sé e che può, in questo momento, trovare nuovamente uno spazio di supporto per affrontare ciò che sta vivendo ora, che è diverso e richiede nuove chiavi di lettura.
I pensieri suicidari che riferisce meritano molta attenzione e non vanno affrontati da solo. Un saluto Dott.Ssa Selene Scappini
Dott.ssa Elda Marqeni
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno Daniele, le situazioni che hai vissuto e che stai vivendo sembrano cariche di dolore e sofferenza e può essere difficile gestire tutto questo da soli. Rivolgersi ad uno specialista nella sua zona può aiutarla significativamente a comprendere meglio ciò che le succede e trovare nuove soluzioni.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buongiorno Daniele,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge un periodo molto pesante: il lutto per suo padre, le difficoltà lavorative, il senso di inadeguatezza in questo nuovo ruolo e la fatica legata al disturbo ossessivo-compulsivo che la accompagna da tempo.
È comprensibile che, con tutti questi elementi insieme, si senta confuso, stanco e senza direzione. Il fatto che siano comparsi pensieri suicidari è un segnale importante di quanto la sofferenza in questo momento sia alta, e proprio per questo non va affrontata da solo.
Vorrei dirle una cosa chiara: il fatto che questo lavoro non sia adatto a lei non significa che lei “non vada bene”, ma semplicemente che si tratta di un contesto non in linea con le sue caratteristiche. Può succedere, soprattutto in momenti in cui si accetta un lavoro per necessità.
In questo momento la priorità non è prendere decisioni drastiche, ma ritrovare un minimo di stabilità e supporto. Dopo un percorso così lungo di psicoterapia, potrebbe essere molto utile riprendere un confronto con un professionista, anche per avere uno spazio in cui elaborare sia il lutto che questo momento di difficoltà.
Se i pensieri suicidari dovessero intensificarsi, è importante che contatti subito qualcuno: un familiare di fiducia, il suo medico o un servizio di emergenza. Non è necessario affrontare tutto questo da solo.
Ci sono strade e possibilità che in questo momento può non riuscire a vedere, ma che possono emergere con il giusto supporto.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Un cordiale saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Marianna Mansueto
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno Daniele, visto quello che racconta mi sembra che lei stia soffrendo molto. Le consiglio di rivolgersi al suo Centro di Salute Mentale di competenza in modo che possa essere preso in carico. In caso non dovessero avere disponibilità può rivolgersi ad uno psicoterapeuta o psichiatra privato, ma credo che per lei sia importante in questo momento farsi aiutare. Cerchi di mettere la sua vita e la sua salute al primo posto.
Cordiali saluti
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Buongiorno Daniele,
lei ha presentato una serie di difficoltà molto importanti. La cosa che mi preme davvero dirle che deve assolutamente iniziare un nuovo percorso di psicoterapia. Non aspetti. Tutto può cambiare, ma lei deve essere seguito. Forza e coraggio! Buon cammino
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,

porta qui temi molto importanti che meriterebbero di poter meglio esser sviscerati all'interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo la psicoterapia potrebbe fornirle. Si dia la possibilità di tornare in terapia, la aiuterebbe a ritrovare il suo benessere. Valuti anche la possibilità di un consulto psichiatrico.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, mi dispiace tanto per questa situazione che ha descritto.
Le consiglio di intraprendere al più presto un supporto psicologico. Mi occupo anche di supporto al lutto e potrei seguirla online.
Se i pensieri negativi dovessero intensificarsi a tal punto da non riuscirli a gestire, le consiglio di recarsi presso il pronto soccorso più vicino o di allertare qualcuno di fiducia.
Sarei felice di accompagnarla in questo percorso.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buonasera, mi sembra di capire che lei sia in un momento di grande sofferenza e disperazione. Penso che sia importante che lei in questo momento si rivolga ad uno psicologo o psichiatra
Dott.ssa Maria Pandolfo
Psicologo, Psicologo clinico
Pisa
Caro Daniele,

leggo nelle tue parole un carico di dolore e di fatica che tocca il cuore. Ti trovi lontano da casa, in un lavoro che senti non appartenerti, con il peso del lutto per tuo padre e la preoccupazione per tua madre. È comprensibile che tu ti senta schiacciato, ma voglio dirti subito una cosa fondamentale: la tua vita ha un valore che va infinitamente oltre qualsiasi contratto di lavoro o competenza tecnica.

Il fatto che tu ti senta 'negato' per questo compito non definisce chi sei, ma indica solo che in questo momento il tuo sistema psicofisico è saturo. Il pensiero del suicidio è un segnale di allarme: è il tuo dolore che urla per essere ascoltato, non una soluzione. Ti chiedo di non restare solo con questo pensiero.

In Puglia o vicino al confine svizzero, non importa dove ti trovi fisicamente: la tua priorità ora è la tua salute. Ti suggerisco di contattare immediatamente un servizio di ascolto psicologico o il centro di salute mentale più vicino a te. Esistono anche numeri verdi attivi 24 ore su 24 (come il Numero Verde per la Prevenzione del Suicidio) dove troverai qualcuno pronto ad accoglierti senza giudizio.

Tua madre ha bisogno di te, Daniele, ma ha bisogno di te vivo e in salute, non di un figlio che si sacrifica fino a distruggersi per un lavoro. C'è sempre una strada per ricominciare, ma il primo passo è chiedere aiuto per proteggere te stesso in questo momento di buio profondo.

Ti sono vicina con il pensiero.

Dott.ssa Maria Pandolfo
Dott.ssa Chiara Ganassi
Psicologo clinico, Psicologo
Padova
Buonasera Daniele,

Le tue parole trasmettono un peso enorme: il dolore per la perdita di tuo padre, la fatica di aver lottato per un nuovo lavoro e lo stress di esserti spostato così lontano da casa. È comprensibile sentirsi sopraffatti quando ci si ritrova in un ruolo che sentiamo non appartenerci, dopo aver investito così tante energie.
Il pensiero del suicidio è un segnale di una sofferenza che ha raggiunto il limite, ma è una nebbia che oggi ti impedisce di vedere che questa situazione, per quanto dolorosa, è temporanea e modificabile.

Hai già dimostrato in passato di saper affrontare percorsi importanti, come i sei anni di terapia. Se oggi quegli strumenti sembrano non bastare è solo perchè in questo momento le sfide sono troppe per essere affrontate da solo.

È importante che tu faccia un passo concreto per cominciare a stare meglio. Puoi:

- contattare il tuo medico di base per spiegarli la situazione di malessere che stai vivendo, potrebbe suggerirti anche la presenza di uno psicologo di base che opera nel territorio in cui ti trovi.
- contattare il CSM (Centro di Salute Mentale) della zona in cui ti trovi ora: sono strutture pubbliche nate per accogliere urgenze come la tua.

oppure in caso ti sentissi in emergenza puoi andare anche al pronto soccorso della tua zona.

In alcuni momenti un altro servizio utile per avere una voce amica in un momento di sconforto è il servizio del "Telefono Amico" che risponde dalle 9.00 alle 24.00 (trovi i numeri su internet in quanto in questa modalità di risposta non posso inserirteli).

Affidarsi a qualcuno che possa supportarti psicologicamente e che possa aiutarti un passo alla volta è l'inizio del percorso di risalita.

Un saluto di sincera vicinanza.

C.G.



Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Caro Daniele, Hai passato anni difficili con tuo padre e la sua perdita. Dopo cose così, è normale non sentirsi più come prima. E stai anche cercando di non far soffrire tua madre, ma così rischi di mettere da parte te stesso.
Il pensiero del suicidio non significa davvero che vuoi morire: significa che così, per te, è troppo.
La domanda importante è:
tu cosa vuoi fare davvero per stare meglio?
E non devi affrontare tutto da solo. Se questi pensieri diventano forti, chiama aiuto in ospedale. Parlare con qualcuno è importante.
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, vista la delicata situazione che sta vivendo, le suggerisco di richiedere aiuto prima possibile. Tutto può risolversi ma è necessario essere assistiti da professionisti. Pertanto la invito a contattare uno psicoterapeuta prima possibile e concordare con lui un eventuale affiancamento di uno psichiatra per un supporto farmacologico ai pensieri suicidari.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dr. Carlo Benedetti Michelangeli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
salve.
per quello che scrive credo che sia opportuno per Lei prendere contatto con un professionista che la possa aiutare a ragionare sulla sua condizione emotiva e lavorativa con un percorso e eventualmente con un sostegno farmacologico.
spero per Lei che riesca a stare meglio .
cordialmente
Carlo Benedetti Michelangeli
Dott.ssa Elisa Fiora
Psicologo, Psicologo clinico
Busto Arsizio
Buongiorno,
il carico emotivo che sta affrontando tra lutto, difficoltà lavorative e disturbo ossessivo è rilevante, e i pensieri suicidari meritano attenzione clinica immediata.
È importante che non resti solo con questa sofferenza e che si rivolga quanto prima al CPS di riferimento nella sua o a un professionista per un adeguato supporto.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Dott.ssa Valentina Mestici
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Daniele, si sente quanto stai soffrendo e quanto sei stanco: il lavoro che non senti tuo, la perdita di tuo padre, anni difficili… è davvero tanto da reggere da solo. I pensieri di suicidio non significano che vuoi davvero morire, ma che il dolore è diventato troppo pesante, e il fatto che tu lo dica è già una parte di te che chiede aiuto. In questo momento la cosa più importante è non restare solo: prova a contattare qualcuno oggi, una persona fidata oppure il Telefono Amico Italia o il Numero Verde Prevenzione Suicidio, anche in anonimato. Per il lavoro, non essere portato per questo non dice nulla sul tuo valore: puoi cambiare strada, con calma. E forse può aiutarti riprendere un supporto psicologico, soprattutto dopo tutto quello che hai vissuto. Non devi risolvere tutto adesso, fai solo un piccolo passo e resta qui, un momento alla volta. So che ora sempre tutto molto grande e complesso ma inizia appoggiandoti a qualcuno, chiedi supporto psicologico, trova uno spazio sicuro in cui poter parlare di te e tirare fuori tutto quello che hai dentro, meriti di stare bene e di tornare a ridere ed essere spensierata, un pezzetto alla volta. Rimango a disposizione per domande e dubbi, un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici

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