Buonasera, 2 figlie splendide, soddisfazione nel lavoro e nella vita di coppia, ma ho sempre avuto p
27
risposte
Buonasera, 2 figlie splendide, soddisfazione nel lavoro e nella vita di coppia, ma ho sempre avuto problemi con i miei genitori, soprattutto con mio padre, in passato ha sofferto di forti crisi depressive e dalla mia adolescenza in poi, con alti e bassi, ci sono sempre stati problemi. Dalla mancanza di empatia nei nostri confronti (prese di giro sul mio dolore per un ricovero di mia figlia appena nata), al seguire i problemi di salute di mia madre anche se lui era in pensione non faceva nulla ed io dovevo assentarmi dal lavoro, al dover seguire una piccola vicenda giudiziaria a suo carico quando avevo 19 anni, ad una separazione con mia madre proprio quando era nata mia figlia e lui è sparito per qualche mese....fino a qualche tempo fa dove per una bizza di 10 minuti di mia figlia di 3 anni (tra l'altro sotto cortisone perchè usciva da una polmonite) l'ha aggredita verbalmente urlandole contro di andare via etc...ho perso la pazienza e ho chiuso i rapporti, ma ovviamente non sono "sereno"
Buonasera,
da ciò che descrive emerge una storia familiare complessa, in cui Lei si è trovata più volte a sostenere responsabilità emotive importanti, spesso senza ricevere comprensione o supporto. È comprensibile che, anche dopo aver preso le distanze per proteggere sé stessa e la Sua famiglia, il vissuto non sia sereno.
La chiusura dei rapporti può essere una scelta necessaria in alcune fasi, ma non sempre è sufficiente a elaborare il carico emotivo accumulato negli anni. Potrebbero infatti rimanere sentimenti contrastanti, come rabbia, senso di colpa o tristezza, che meritano uno spazio di ascolto.
Un percorso di supporto psicologico può aiutarLa a mettere ordine in queste emozioni, definire confini più chiari e trovare un equilibrio che Le permetta maggiore serenità.
Se lo desidera, può valutare un colloquio con conoscitivo con me per approfondire la Sua situazione in modo più personale e mirato.
da ciò che descrive emerge una storia familiare complessa, in cui Lei si è trovata più volte a sostenere responsabilità emotive importanti, spesso senza ricevere comprensione o supporto. È comprensibile che, anche dopo aver preso le distanze per proteggere sé stessa e la Sua famiglia, il vissuto non sia sereno.
La chiusura dei rapporti può essere una scelta necessaria in alcune fasi, ma non sempre è sufficiente a elaborare il carico emotivo accumulato negli anni. Potrebbero infatti rimanere sentimenti contrastanti, come rabbia, senso di colpa o tristezza, che meritano uno spazio di ascolto.
Un percorso di supporto psicologico può aiutarLa a mettere ordine in queste emozioni, definire confini più chiari e trovare un equilibrio che Le permetta maggiore serenità.
Se lo desidera, può valutare un colloquio con conoscitivo con me per approfondire la Sua situazione in modo più personale e mirato.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Buonasera,
quello che porta è un vissuto molto profondo, e merita di essere accolto con grande rispetto.
Lei è una persona che ha costruito molto: una famiglia, un lavoro, un equilibrio. Ma dentro questo equilibrio continua a muoversi una ferita antica, che riguarda il rapporto con Suo padre. Non è solo ciò che è successo di recente con Sua figlia a farLa stare male: quell’episodio è stato, più probabilmente, il punto in cui qualcosa dentro di Lei ha detto “basta”.
Da ciò che racconta emerge una storia in cui, troppo presto, Lei si è trovato a gestire responsabilità emotive e concrete che non spettavano a un figlio: prendersi carico, sopperire, reggere situazioni difficili, spesso senza ricevere comprensione, empatia o protezione. Questo lascia segni profondi. Non tanto sotto forma di rabbia “semplice”, ma di una tensione interna che resta nel tempo, anche quando fuori la vita funziona.
La reazione che ha avuto – chiudere i rapporti – non è un eccesso: è un atto di protezione. Soprattutto nel momento in cui ha visto coinvolta Sua figlia. Lì non ha reagito solo come figlio, ma come padre. E questo è un passaggio molto importante: sta interrompendo qualcosa che Lei ha vissuto sulla propria pelle e che non vuole venga trasmesso oltre.
Eppure, il fatto che non si senta sereno è altrettanto comprensibile. Perché chiudere un rapporto con un genitore non è mai solo una scelta razionale. Dentro restano parti di Lei che continuano a cercare un riconoscimento, una giustizia, forse anche un cambiamento che non è mai arrivato. È questo conflitto interno – tra il bisogno di proteggersi e il desiderio, più profondo, di essere visto e rispettato da Suo padre – a generare quella mancanza di serenità.
Il punto, allora, non è tanto riaprire o meno il rapporto, ma lavorare su ciò che questo legame rappresenta dentro di Lei. Dare senso a quello che ha vissuto, riconoscere il peso che ha portato per anni, e soprattutto liberarsi dal bisogno che qualcosa, dall’altra parte, cambi per stare finalmente bene.
Ho visto molte storie come la Sua: persone forti, che hanno costruito tanto, ma che dentro portano ancora un legame irrisolto con un genitore. Ed è proprio lì che si può fare un lavoro molto importante, non per “aggiustare” il passato, ma per non continuare a subirne gli effetti nel presente.
Se lo desidera, possiamo affrontare insieme con calma e serenità questo nodo con la profondità che merita. È un percorso che può restituirLe una serenità più piena, non solo come figlio, ma anche come padre e come uomo: è il passo giusto per iniziare a chiudere davvero ciò che, dentro di Lei, è rimasto aperto.
quello che porta è un vissuto molto profondo, e merita di essere accolto con grande rispetto.
Lei è una persona che ha costruito molto: una famiglia, un lavoro, un equilibrio. Ma dentro questo equilibrio continua a muoversi una ferita antica, che riguarda il rapporto con Suo padre. Non è solo ciò che è successo di recente con Sua figlia a farLa stare male: quell’episodio è stato, più probabilmente, il punto in cui qualcosa dentro di Lei ha detto “basta”.
Da ciò che racconta emerge una storia in cui, troppo presto, Lei si è trovato a gestire responsabilità emotive e concrete che non spettavano a un figlio: prendersi carico, sopperire, reggere situazioni difficili, spesso senza ricevere comprensione, empatia o protezione. Questo lascia segni profondi. Non tanto sotto forma di rabbia “semplice”, ma di una tensione interna che resta nel tempo, anche quando fuori la vita funziona.
La reazione che ha avuto – chiudere i rapporti – non è un eccesso: è un atto di protezione. Soprattutto nel momento in cui ha visto coinvolta Sua figlia. Lì non ha reagito solo come figlio, ma come padre. E questo è un passaggio molto importante: sta interrompendo qualcosa che Lei ha vissuto sulla propria pelle e che non vuole venga trasmesso oltre.
Eppure, il fatto che non si senta sereno è altrettanto comprensibile. Perché chiudere un rapporto con un genitore non è mai solo una scelta razionale. Dentro restano parti di Lei che continuano a cercare un riconoscimento, una giustizia, forse anche un cambiamento che non è mai arrivato. È questo conflitto interno – tra il bisogno di proteggersi e il desiderio, più profondo, di essere visto e rispettato da Suo padre – a generare quella mancanza di serenità.
Il punto, allora, non è tanto riaprire o meno il rapporto, ma lavorare su ciò che questo legame rappresenta dentro di Lei. Dare senso a quello che ha vissuto, riconoscere il peso che ha portato per anni, e soprattutto liberarsi dal bisogno che qualcosa, dall’altra parte, cambi per stare finalmente bene.
Ho visto molte storie come la Sua: persone forti, che hanno costruito tanto, ma che dentro portano ancora un legame irrisolto con un genitore. Ed è proprio lì che si può fare un lavoro molto importante, non per “aggiustare” il passato, ma per non continuare a subirne gli effetti nel presente.
Se lo desidera, possiamo affrontare insieme con calma e serenità questo nodo con la profondità che merita. È un percorso che può restituirLe una serenità più piena, non solo come figlio, ma anche come padre e come uomo: è il passo giusto per iniziare a chiudere davvero ciò che, dentro di Lei, è rimasto aperto.
Quello che descrive è molto comprensibile: ha portato avanti per anni un carico emotivo importante legato a suo padre, fatto di mancanze, responsabilità precoci ed episodi dolorosi. La scelta di prendere distanza, soprattutto per proteggere sua figlia, appare coerente e legittima.
Il fatto che oggi non si senta sereno non significa che abbia sbagliato, ma che c’è ancora una parte emotiva che ha bisogno di essere elaborata. Spesso, in queste situazioni, il lavoro non è tanto “riparare” il rapporto, quanto prendersi cura delle proprie ferite e dei vissuti rimasti aperti.
Un percorso psicologico può aiutarla a mettere ordine in queste esperienze, ridurre il senso di colpa e trovare una forma di equilibrio più stabile, indipendentemente dalle scelte relazionali con suo padre.
Resto a disposizione, saluti
dott.ssa Linda Fusco
Il fatto che oggi non si senta sereno non significa che abbia sbagliato, ma che c’è ancora una parte emotiva che ha bisogno di essere elaborata. Spesso, in queste situazioni, il lavoro non è tanto “riparare” il rapporto, quanto prendersi cura delle proprie ferite e dei vissuti rimasti aperti.
Un percorso psicologico può aiutarla a mettere ordine in queste esperienze, ridurre il senso di colpa e trovare una forma di equilibrio più stabile, indipendentemente dalle scelte relazionali con suo padre.
Resto a disposizione, saluti
dott.ssa Linda Fusco
È ammirevole come tu sia riuscito a edificare una vita equilibrata e soddisfacente. Non è un risultato scontato. Spesso chi cresce in un clima di instabilità emotiva, depressione genitoriale e mancanza di empatia tende a replicare quegli schemi. Tu hai fatto l'esatto opposto: hai scelto la presenza dove c'era assenza, la stabilità dove c'era caos. Questo dimostra una forza d'animo importante e una capacità di "autogenitorialità" non comune.
Tuttavia il successo lavorativo, la bellezza della tua famiglia sono luci potentissime, ma potrebbero non bastare a illuminare quella zona d'ombra che riguarda tuo padre.
Il rapporto con i genitori costituisce la nostra colonna vertebrale emotiva; quando questa è fragile o danneggiata, avvertiamo un senso di precarietà che non svanisce semplicemente ignorandolo. Quel senso di non essere "sereno" è il segnale che il legame con lui — pur nel dolore e nella distanza necessaria che hai imposto — rimane una parte fondamentale della tua identità. Non è una debolezza, è la conferma che quel legame è, nel bene o nel male, costitutivo.
La chiusura che hai attuato dopo l'episodio con tua figlia è stata un atto di protezione necessario per la tua famiglia. Ma ora che hai messo in sicurezza il perimetro esterno, rimane da gestire il conflitto interno. La rabbia per la sua mancanza di empatia e il senso di colpa per il distacco sono pesi che meritano di essere esplorati, affinché non diventino un rumore di fondo costante nella tua vita quotidiana.
Se senti il bisogno di approfondire queste dinamiche e cercare una serenità che non sia solo "difensiva", ma autentica e profonda, sono a disposizione per un colloquio online.
Tuttavia il successo lavorativo, la bellezza della tua famiglia sono luci potentissime, ma potrebbero non bastare a illuminare quella zona d'ombra che riguarda tuo padre.
Il rapporto con i genitori costituisce la nostra colonna vertebrale emotiva; quando questa è fragile o danneggiata, avvertiamo un senso di precarietà che non svanisce semplicemente ignorandolo. Quel senso di non essere "sereno" è il segnale che il legame con lui — pur nel dolore e nella distanza necessaria che hai imposto — rimane una parte fondamentale della tua identità. Non è una debolezza, è la conferma che quel legame è, nel bene o nel male, costitutivo.
La chiusura che hai attuato dopo l'episodio con tua figlia è stata un atto di protezione necessario per la tua famiglia. Ma ora che hai messo in sicurezza il perimetro esterno, rimane da gestire il conflitto interno. La rabbia per la sua mancanza di empatia e il senso di colpa per il distacco sono pesi che meritano di essere esplorati, affinché non diventino un rumore di fondo costante nella tua vita quotidiana.
Se senti il bisogno di approfondire queste dinamiche e cercare una serenità che non sia solo "difensiva", ma autentica e profonda, sono a disposizione per un colloquio online.
Buonasera, penso che possa essere utile una terapia individuale con un terapeuta sistemico che possa aiutarla ad elaborare la separazione da suo padre, per gestire ciò che la fa soffrire e accettare che, a volte, le scelte giuste sono anche molto sofferte. Le auguro di poter star meglio al più presto.
Buonasera, innanzitutto non le nascondo il mio dispiacere per la situazione in cui si trova. Purtroppo non è semplice darle una risposta perché dal suo racconto suo padre non sembra voler collaborare e quindi può essere complesso mantenere una relazione con lui. Tuttavia le consiglierei, per la sua serenità, di rivolgersi a un professionista che la possa aiutare ad approfondire la situazione e trovare la soluzione migliore per lei. Spero di averla aiutata e le auguro una buona serata.
Buonasera, cerco di immaginare quelle che possono essere le emozioni che in questo momento si avvicendano in lei che saranno anche contrastanti e ambivalenti. Mi ha molto colpito però la sua capacità generativa e trasformativa di fronte ad un modello paterno poco "protettivo" Lei è riuscito ad esserlo invece nei confronti di sua figlia.... Proprio per la sua modalità così diversa credo sia difficile vivere una frattura emotiva interna tra rabbia e desiderio di vicinanza con una figura genitoriale. Se posso esserle utile mi contatti pure. A presto
Buonasera, spesso è difficile lasciar andare rapporti che sono stati segnati da incomprensioni e sofferenza. Esattamente come quando viene a mancare una persona con cui abbiamo avuto una relazione turbolenta, interrompere un rapporto con una persona che incarna un ruolo così significativo può farci vivere sentimenti contrastanti, rabbia e senso di colpa…quello che può aiutarci, in questi casi, è darci la possibilità di andare a scollegare la nostra sofferenza da quella di chi ce l’ha inflitta. Chiarirci che noi non siamo la colpa di quei maltrattamenti, tantomeno la cura…le auguro di ritrovare dentro di sè il giusto posto per i suoi affetti e per questo difficile papà…
Ciao. Leggendo le tue parole si sente quanto sia stato faticoso, per anni, dover 'tenere insieme i pezzi' di una famiglia in cui i ruoli sembravano invertiti: tu che ti prendi cura dei problemi legali o della salute di tua madre, mentre chi doveva fare il genitore appariva assente o, peggio, svalutante.
Il fatto che tu non sia 'sereno' nonostante la chiusura dei rapporti è normalissimo. Non è solo rabbia per l'ultimo episodio con tua figlia, è il corpo che reagisce a una vita passata a cercare una sintonia che non è mai arrivata. Hai fatto una scelta di protezione (per te e per la tua bambina), ma chiudere una porta non cancella immediatamente il rumore che c'è dentro la stanza.
In questi casi, l'obiettivo non è 'aggiustare' tuo padre (che sembra muoversi secondo logiche tutte sue), ma riprenderti tu lo spazio mentale che lui ancora occupa. Meriti di goderti le tue 'splendide figlie' senza che il fantasma della sua approvazione o della sua inadeguatezza continui a bussare alla tua serenità.
Il fatto che tu non sia 'sereno' nonostante la chiusura dei rapporti è normalissimo. Non è solo rabbia per l'ultimo episodio con tua figlia, è il corpo che reagisce a una vita passata a cercare una sintonia che non è mai arrivata. Hai fatto una scelta di protezione (per te e per la tua bambina), ma chiudere una porta non cancella immediatamente il rumore che c'è dentro la stanza.
In questi casi, l'obiettivo non è 'aggiustare' tuo padre (che sembra muoversi secondo logiche tutte sue), ma riprenderti tu lo spazio mentale che lui ancora occupa. Meriti di goderti le tue 'splendide figlie' senza che il fantasma della sua approvazione o della sua inadeguatezza continui a bussare alla tua serenità.
Buonasera, in poche righe descrive episodi dolorosi e per lei molto coinvolgenti. Mi sembra molto comprensibile che lei non sia sereno nei confronti mi sembra soprattutto di suo padre. Penso che una psicoterapia la possa aiutare ad affrontare in una situazione protetta i movimenti emotivi di questo importante rapporto della sua vita. Se ritiene posso essere a disposizione anche online. Saluti Dario Martelli
Buonasera e grazie per la condivisione. Da ciò che racconta emerge una situazione molto delicata in cui "convivono" aspetti profondamente diversi: da un lato una vita costruita con soddisfazione, il suo lavoro, la relazione di coppia, le sue figlie; dall’altro una storia familiare segnata da fatiche importanti, soprattutto nel rapporto con suo padre.
Quello che descrive non sembra essere un singolo episodio isolato, ma una serie di esperienze nel tempo in cui lei si è trovato, spesso precocemente, a gestire responsabilità e situazioni emotivamente pesanti tra cui la malattia di suo padre, la gestione dei suoi comportamenti, il prendersi carico di sua madre, fino a episodi più recenti che hanno toccato direttamente il suo ruolo come genitore. È comprensibile che questo lasci una traccia e renda difficile “stare sereni”, anche dopo aver preso una decisione netta come l’interruzione dei rapporti.
La scelta di allontanarsi sembra avere anche una funzione protettiva non solo per lei ma per la sua famiglia. Questo è un punto importante perché esprime un cambiamento di posizione rispetto al passato e cioè il passaggio da figlio che si adatta e gestisce, a genitore che pone dei confini...
Allo stesso tempo, il fatto che lei non si senta sereno potrebbe significare che, nonostante la decisione presa, il tema non sembra completamente chiuso. Spesso, in situazioni come questa, rimangono attivi sentimenti contrastanti: rabbia per ciò che è accaduto ma anche senso di colpa, o il desiderio che le cose potessero essere diverse.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio su questo: non tanto a decidere se riaprire o meno il rapporto, quanto a chiarire cosa rappresenta per lei oggi suo padre, quali confini vuole mantenere e come gestire il peso emotivo che questa storia continua ad avere nella sua vita presente e nella famiglia che si è creato.
Se sente che questa situazione le toglie serenità, darle uno spazio di ascolto può essere un passo utile, anche per continuare a vivere con maggiore leggerezza il suo ruolo di padre e la sua quotidianità.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Quello che descrive non sembra essere un singolo episodio isolato, ma una serie di esperienze nel tempo in cui lei si è trovato, spesso precocemente, a gestire responsabilità e situazioni emotivamente pesanti tra cui la malattia di suo padre, la gestione dei suoi comportamenti, il prendersi carico di sua madre, fino a episodi più recenti che hanno toccato direttamente il suo ruolo come genitore. È comprensibile che questo lasci una traccia e renda difficile “stare sereni”, anche dopo aver preso una decisione netta come l’interruzione dei rapporti.
La scelta di allontanarsi sembra avere anche una funzione protettiva non solo per lei ma per la sua famiglia. Questo è un punto importante perché esprime un cambiamento di posizione rispetto al passato e cioè il passaggio da figlio che si adatta e gestisce, a genitore che pone dei confini...
Allo stesso tempo, il fatto che lei non si senta sereno potrebbe significare che, nonostante la decisione presa, il tema non sembra completamente chiuso. Spesso, in situazioni come questa, rimangono attivi sentimenti contrastanti: rabbia per ciò che è accaduto ma anche senso di colpa, o il desiderio che le cose potessero essere diverse.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio su questo: non tanto a decidere se riaprire o meno il rapporto, quanto a chiarire cosa rappresenta per lei oggi suo padre, quali confini vuole mantenere e come gestire il peso emotivo che questa storia continua ad avere nella sua vita presente e nella famiglia che si è creato.
Se sente che questa situazione le toglie serenità, darle uno spazio di ascolto può essere un passo utile, anche per continuare a vivere con maggiore leggerezza il suo ruolo di padre e la sua quotidianità.
Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Buonasera, da ciò che racconta emerge una storia familiare complessa, fatta di episodi che nel tempo hanno lasciato segni profondi. È comprensibile che oggi si trovi in una condizione di non serenità, anche dopo aver preso una decisione importante come quella di interrompere i rapporti. Quando ci sono legami così significativi, soprattutto con un genitore, non è mai una scelta “leggera” e spesso porta con sé un intreccio di emozioni che possono andare dalla rabbia al senso di colpa, dal sollievo al dubbio. In un’ottica cognitivo comportamentale può essere utile soffermarsi su un aspetto: non è solo ciò che è accaduto nel tempo a farla stare così oggi, ma anche il modo in cui questi eventi continuano a essere letti, interpretati e vissuti dentro di sé. Lei ha descritto episodi che possono aver contribuito a costruire nel tempo una percezione di suo padre come poco empatico, imprevedibile o addirittura non affidabile. È naturale che, di fronte a situazioni come quella con sua figlia, si sia attivata una reazione forte di protezione e di limite. Allo stesso tempo, il fatto che oggi non si senta sereno suggerisce che dentro di lei ci sia ancora un conflitto aperto tra il bisogno di proteggere sé stesso e la sua famiglia e il legame affettivo, o forse il ruolo che un padre rappresenta. Spesso, in queste situazioni, la mente tende a muoversi tra pensieri molto rigidi o assoluti, come se fosse necessario trovare una posizione definitiva, giusta o sbagliata. In realtà, ciò che può aiutare è iniziare a riconoscere che possono coesistere più livelli: può esserci il riconoscimento dei comportamenti che hanno fatto male e che non sono accettabili, insieme al fatto che quella persona resta suo padre e che questo legame, in qualche forma, continua ad avere un peso emotivo. Un altro aspetto importante riguarda il senso di responsabilità che spesso si sviluppa nel tempo. Da quello che racconta, sembra che in diverse fasi della sua vita si sia trovato a dover “gestire” situazioni che non erano proprie del ruolo di figlio, assumendosi carichi emotivi e pratici molto grandi. Questo può portare, anche da adulti, a sentirsi ancora coinvolti o in qualche modo responsabili del benessere dell’altro, anche quando si prova a prendere distanza. La decisione di interrompere i rapporti può essere letta anche come un tentativo di mettere un confine, di proteggere sé stesso e i suoi figli da situazioni percepite come dannose. Il fatto che però la serenità non sia arrivata automaticamente è un segnale importante, che non indica che la scelta sia sbagliata, ma che probabilmente ci sono ancora aspetti emotivi e mentali che meritano di essere compresi e rielaborati. Un percorso di supporto potrebbe essere molto utile proprio in questa direzione. Non tanto per dirle cosa fare rispetto al rapporto con suo padre, ma per aiutarla a fare chiarezza su ciò che prova, sui pensieri che la attraversano e su come questi influenzano il suo stato emotivo. Spesso lavorare su questi aspetti permette di trovare una posizione più equilibrata e meno dolorosa, che non dipende necessariamente dal cambiare l’altro, ma dal modo in cui ci si relaziona internamente a quella storia. C’è anche un altro elemento importante che riguarda il suo ruolo di padre. Il fatto che abbia reagito di fronte a un comportamento percepito come aggressivo verso sua figlia dice molto del valore che attribuisce alla protezione e al benessere dei suoi figli. Questo è un punto di forza significativo, che può diventare una guida nelle scelte future, indipendentemente da come evolverà il rapporto con suo padre. Darsi il permesso di esplorare questi vissuti con qualcuno in uno spazio protetto può aiutarla a sciogliere quel nodo di non serenità che oggi sente. Non è necessario arrivare subito a una soluzione, ma iniziare a comprendere come funziona questo intreccio tra pensieri, emozioni e comportamenti può già rappresentare un passo importante verso un maggiore equilibrio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buon giorno.
Leggendo quanto ha condiviso, il suo "non essere sereno" è più che comprensibile: da un lato ha posto dei netti confini con suo padre, per proteggere se stesso e coloro che lei ama dai suoi comportamenti e dalle conseguenze dannose degli stessi. E questo è già di per sé un atto molto faticoso da compiere, soprattutto quando questi confini vengono posti nei confronti di figure che abbiamo amato, e amiamo tuttora, in quanto genitori (con tutte le loro fragilità e i loro difetti).
Vorrei rassicurarla del fatto che la sua ambivalenza non equivale ad una contraddizione, anzi: ci vuole molta forza e consapevolezza per riconoscere il conflitto interiore legato all' allontanamento dalle persone a cui vogliamo bene, anche quando razionalmente riconosciamo quanto ci facciano stare male.
La sua appare una scelta consapevole e ponderata, ma inevitabilmente dolorosa. Ciò che è importante, però, è che i confini che lei intende proteggere con questa decisione, restino coerenti e stabili, anche nel caso di un riavvicinamento con suo padre, qualora ve ne fosse la possibilità, in futuro. Infatti, lei non ha allontanato suo padre in quanto tale, ma a causa di quei suoi comportamenti che reputa dannosi e dolorosi per lei e la sua famiglia. E' importante che questo sia chiaro ad entrambi, adesso come in futuro, perché solo attraverso dei confini definiti e coerenti è possibile ricostruire (sempre se lo vorrà) un rapporto genuino.
Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa A M Beavers
Leggendo quanto ha condiviso, il suo "non essere sereno" è più che comprensibile: da un lato ha posto dei netti confini con suo padre, per proteggere se stesso e coloro che lei ama dai suoi comportamenti e dalle conseguenze dannose degli stessi. E questo è già di per sé un atto molto faticoso da compiere, soprattutto quando questi confini vengono posti nei confronti di figure che abbiamo amato, e amiamo tuttora, in quanto genitori (con tutte le loro fragilità e i loro difetti).
Vorrei rassicurarla del fatto che la sua ambivalenza non equivale ad una contraddizione, anzi: ci vuole molta forza e consapevolezza per riconoscere il conflitto interiore legato all' allontanamento dalle persone a cui vogliamo bene, anche quando razionalmente riconosciamo quanto ci facciano stare male.
La sua appare una scelta consapevole e ponderata, ma inevitabilmente dolorosa. Ciò che è importante, però, è che i confini che lei intende proteggere con questa decisione, restino coerenti e stabili, anche nel caso di un riavvicinamento con suo padre, qualora ve ne fosse la possibilità, in futuro. Infatti, lei non ha allontanato suo padre in quanto tale, ma a causa di quei suoi comportamenti che reputa dannosi e dolorosi per lei e la sua famiglia. E' importante che questo sia chiaro ad entrambi, adesso come in futuro, perché solo attraverso dei confini definiti e coerenti è possibile ricostruire (sempre se lo vorrà) un rapporto genuino.
Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa A M Beavers
Buongiorno.
Da quello che racconta, la storia con suo padre sembra averla portata nel tempo a trovarsi spesso in una posizione in cui era lei a doversi occupare di lui, più che il contrario. Questo tipo di esperienza può costruire nel tempo un modo di vivere le relazioni in cui ci si sente responsabili dell’altro, anche quando questo comporta fatica o sofferenza.
L’episodio con sua figlia rappresenta un punto importante, perché mette in primo piano un altro aspetto di lei: il bisogno di proteggere la sua famiglia. È come se oggi si trovasse tra due spinte interne: da una parte quella più “abituale”, legata al prendersi cura di suo padre, dall’altra quella più attuale, legata al proteggere sé stesso e i suoi affetti.
Il punto non è tanto capire cosa è giusto fare con suo padre, ma dare senso a come questa storia ha costruito il suo modo di stare nelle relazioni, e a come oggi può trovare una posizione che tenga conto anche dei suoi bisogni, non solo di quelli dell’altro. È un equilibrio delicato, ma possibile, e potrebbe essere utile avere uno spazio in cui portare questi vissuti, ad esempio un percorso psicologico, dove poter mettere ordine, dare senso a ciò che ha vissuto e alleggerire il peso emotivo che si porta dietro.
Da quello che racconta, la storia con suo padre sembra averla portata nel tempo a trovarsi spesso in una posizione in cui era lei a doversi occupare di lui, più che il contrario. Questo tipo di esperienza può costruire nel tempo un modo di vivere le relazioni in cui ci si sente responsabili dell’altro, anche quando questo comporta fatica o sofferenza.
L’episodio con sua figlia rappresenta un punto importante, perché mette in primo piano un altro aspetto di lei: il bisogno di proteggere la sua famiglia. È come se oggi si trovasse tra due spinte interne: da una parte quella più “abituale”, legata al prendersi cura di suo padre, dall’altra quella più attuale, legata al proteggere sé stesso e i suoi affetti.
Il punto non è tanto capire cosa è giusto fare con suo padre, ma dare senso a come questa storia ha costruito il suo modo di stare nelle relazioni, e a come oggi può trovare una posizione che tenga conto anche dei suoi bisogni, non solo di quelli dell’altro. È un equilibrio delicato, ma possibile, e potrebbe essere utile avere uno spazio in cui portare questi vissuti, ad esempio un percorso psicologico, dove poter mettere ordine, dare senso a ciò che ha vissuto e alleggerire il peso emotivo che si porta dietro.
Buonasera,
da quello che racconta, per anni si è trovato a gestire situazioni che andavano oltre il ruolo di figlio, assumendosi responsabilità e carichi emotivi importanti. Questo, nel tempo, può lasciare stanchezza e un senso di squilibrio nei rapporti.
La scelta di interrompere i contatti sembra arrivare dopo una lunga serie di episodi, e in particolare quando è entrata in gioco la tutela di sua figlia. È comprensibile che non si senta sereno: quando si prende distanza da un genitore, spesso restano senso di colpa, ambivalenza e il desiderio che le cose fossero diverse.
Può essere utile chiedersi non tanto se ha fatto bene o male, ma cosa le serve oggi per stare meglio e sentirsi più in equilibrio. Un percorso psicologico può aiutarla a rielaborare quanto vissuto e a trovare una distanza che non le pesi, nel rispetto anche del suo ruolo di padre.
Le auguro di riuscire a trovare una forma di serenità che tenga insieme i suoi bisogni e quelli della sua famiglia.
da quello che racconta, per anni si è trovato a gestire situazioni che andavano oltre il ruolo di figlio, assumendosi responsabilità e carichi emotivi importanti. Questo, nel tempo, può lasciare stanchezza e un senso di squilibrio nei rapporti.
La scelta di interrompere i contatti sembra arrivare dopo una lunga serie di episodi, e in particolare quando è entrata in gioco la tutela di sua figlia. È comprensibile che non si senta sereno: quando si prende distanza da un genitore, spesso restano senso di colpa, ambivalenza e il desiderio che le cose fossero diverse.
Può essere utile chiedersi non tanto se ha fatto bene o male, ma cosa le serve oggi per stare meglio e sentirsi più in equilibrio. Un percorso psicologico può aiutarla a rielaborare quanto vissuto e a trovare una distanza che non le pesi, nel rispetto anche del suo ruolo di padre.
Le auguro di riuscire a trovare una forma di serenità che tenga insieme i suoi bisogni e quelli della sua famiglia.
Buonasera,
la situazione che descrive è complessa e carica di vissuti emotivi profondi, che si sono accumulati nel tempo. Da ciò che racconta emerge una storia familiare segnata da momenti difficili, in cui spesso si è trovato a doversi assumere responsabilità e gestire situazioni non semplici, anche in età molto giovane.
È comprensibile che oggi, di fronte a un episodio che ha coinvolto sua figlia, si sia attivata una reazione forte: quando entrano in gioco i propri figli, il bisogno di proteggerli diventa prioritario. La decisione di prendere le distanze può quindi rappresentare un tentativo di tutela, prima di tutto verso la sua famiglia.
Allo stesso tempo, il fatto che lei riferisca di non sentirsi sereno è altrettanto significativo. Spesso, quando i rapporti con i genitori sono stati ambivalenti o faticosi, anche scelte necessarie possono portare con sé senso di colpa, rabbia, tristezza o conflitto interno.
In questi casi può essere utile provare a spostare il focus da “ho fatto bene o ho fatto male” a “cosa mi fa stare sufficientemente bene e cosa protegge i miei confini e quelli dei miei figli”. Non sempre esistono soluzioni ideali, ma esistono scelte più coerenti con il proprio benessere.
Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo:
dare spazio e significato alle emozioni contrastanti che sta provando
rielaborare la relazione con suo padre alla luce della sua storia
definire confini più chiari e sostenibili nel tempo
trovare una modalità che le permetta di sentirsi più sereno, qualunque sia la forma che il vostro rapporto assumerà.
Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Pesce.
la situazione che descrive è complessa e carica di vissuti emotivi profondi, che si sono accumulati nel tempo. Da ciò che racconta emerge una storia familiare segnata da momenti difficili, in cui spesso si è trovato a doversi assumere responsabilità e gestire situazioni non semplici, anche in età molto giovane.
È comprensibile che oggi, di fronte a un episodio che ha coinvolto sua figlia, si sia attivata una reazione forte: quando entrano in gioco i propri figli, il bisogno di proteggerli diventa prioritario. La decisione di prendere le distanze può quindi rappresentare un tentativo di tutela, prima di tutto verso la sua famiglia.
Allo stesso tempo, il fatto che lei riferisca di non sentirsi sereno è altrettanto significativo. Spesso, quando i rapporti con i genitori sono stati ambivalenti o faticosi, anche scelte necessarie possono portare con sé senso di colpa, rabbia, tristezza o conflitto interno.
In questi casi può essere utile provare a spostare il focus da “ho fatto bene o ho fatto male” a “cosa mi fa stare sufficientemente bene e cosa protegge i miei confini e quelli dei miei figli”. Non sempre esistono soluzioni ideali, ma esistono scelte più coerenti con il proprio benessere.
Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo:
dare spazio e significato alle emozioni contrastanti che sta provando
rielaborare la relazione con suo padre alla luce della sua storia
definire confini più chiari e sostenibili nel tempo
trovare una modalità che le permetta di sentirsi più sereno, qualunque sia la forma che il vostro rapporto assumerà.
Un caro saluto
Dott.ssa Chiara Pesce.
Gentile utente,
da quello che racconta si avverte come, accanto a una vita affettiva e lavorativa piena e soddisfacente, ci sia una storia familiare segnata da momenti molto faticosi e da una mancanza di sostegno che l’ha coinvolta profondamente nel tempo. È comprensibile che la scelta di interrompere i rapporti con suo padre possa averle fatto provare da un lato un senso di protezione, ma che dall’altro lasci ancora una certa inquietudine o non piena serenità. Le esperienze che ha descritto non riguardano solo i singoli episodi, ma il modo in cui negli anni si sono costruiti equilibri, ruoli e responsabilità nella sua famiglia; spesso questi possono continuare ad avere un effetto anche oggi nel nostro modo di stare nelle relazioni.
Se lo sentirà utile, potrebbe avere valore iniziare a dare uno spazio a questi vissuti, per comprendere più a fondo che posto ha questa relazione nella sua storia e quali effetti porta ancora oggi nel suo senso di equilibrio e di serenità. Rimango a disposizione e la saluto - dott.ssa Paola Grasso
da quello che racconta si avverte come, accanto a una vita affettiva e lavorativa piena e soddisfacente, ci sia una storia familiare segnata da momenti molto faticosi e da una mancanza di sostegno che l’ha coinvolta profondamente nel tempo. È comprensibile che la scelta di interrompere i rapporti con suo padre possa averle fatto provare da un lato un senso di protezione, ma che dall’altro lasci ancora una certa inquietudine o non piena serenità. Le esperienze che ha descritto non riguardano solo i singoli episodi, ma il modo in cui negli anni si sono costruiti equilibri, ruoli e responsabilità nella sua famiglia; spesso questi possono continuare ad avere un effetto anche oggi nel nostro modo di stare nelle relazioni.
Se lo sentirà utile, potrebbe avere valore iniziare a dare uno spazio a questi vissuti, per comprendere più a fondo che posto ha questa relazione nella sua storia e quali effetti porta ancora oggi nel suo senso di equilibrio e di serenità. Rimango a disposizione e la saluto - dott.ssa Paola Grasso
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una storia relazionale complessa e dolorosa, segnata da ripetute esperienze di mancanza di protezione, empatia e affidabilità genitoriale, che possono lasciare un impatto emotivo duraturo anche in una vita oggi soddisfacente.
La non serenità che descrive appare comprensibile alla luce di questi vissuti non elaborati.
Per affrontare in modo adeguato e approfondito questi temi, le suggerisco di rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
dal suo racconto emerge una storia relazionale complessa e dolorosa, segnata da ripetute esperienze di mancanza di protezione, empatia e affidabilità genitoriale, che possono lasciare un impatto emotivo duraturo anche in una vita oggi soddisfacente.
La non serenità che descrive appare comprensibile alla luce di questi vissuti non elaborati.
Per affrontare in modo adeguato e approfondito questi temi, le suggerisco di rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta.
Cordialmente,
Dott.ssa Elisa Fiora
Buongiorno,
comprendo bene quanto possa essere doloroso e faticoso il rapporto con suo padre.
Dalle sue parole emerge una lunga storia in cui lei si è trovato spesso a fare i conti con mancanze importanti: momenti in cui il sostegno non c’era, situazioni in cui si è sentito esposto, o addirittura ferito, proprio in un legame che normalmente dovrebbe offrire protezione. Episodi come quelli che descrive — dalla poca empatia nei momenti delicati, al sentirsi caricato di responsabilità molto presto, fino all’episodio con sua figlia — sembrano aver lasciato un segno che si è stratificato nel tempo.
La scelta di interrompere i rapporti sembra nascere da un bisogno molto profondo: proteggere sé stessi e i propri figli da qualcosa che viene percepito come dannoso o ingestibile.
Allo stesso tempo, però, dentro questa scelta possono continuare ad attivarsi vissuti diversi:
da una parte il senso di aver fatto ciò che era necessario, di aver posto un limite importante;
dall’altra una quota più emotiva che resta agganciata al legame, e che può portare inquietudine, senso di colpa o una mancanza di serenità.
Quando si tratta di legami familiari complessi, interrompere un rapporto non significa automaticamente chiudere ciò che quel rapporto ha rappresentato dentro di sé. Il legame, in qualche modo, continua a esistere sul piano interno, fatto di ricordi, aspettative, ferite e bisogni che non sempre hanno trovato spazio.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare ordine e significato a tutto ciò che ha vissuto nel tempo, a comprendere meglio i suoi movimenti interni — anche quelli apparentemente contrastanti — e a trovare una posizione più stabile rispetto a questo rapporto, indipendentemente dalla distanza che ha scelto di mettere.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
comprendo bene quanto possa essere doloroso e faticoso il rapporto con suo padre.
Dalle sue parole emerge una lunga storia in cui lei si è trovato spesso a fare i conti con mancanze importanti: momenti in cui il sostegno non c’era, situazioni in cui si è sentito esposto, o addirittura ferito, proprio in un legame che normalmente dovrebbe offrire protezione. Episodi come quelli che descrive — dalla poca empatia nei momenti delicati, al sentirsi caricato di responsabilità molto presto, fino all’episodio con sua figlia — sembrano aver lasciato un segno che si è stratificato nel tempo.
La scelta di interrompere i rapporti sembra nascere da un bisogno molto profondo: proteggere sé stessi e i propri figli da qualcosa che viene percepito come dannoso o ingestibile.
Allo stesso tempo, però, dentro questa scelta possono continuare ad attivarsi vissuti diversi:
da una parte il senso di aver fatto ciò che era necessario, di aver posto un limite importante;
dall’altra una quota più emotiva che resta agganciata al legame, e che può portare inquietudine, senso di colpa o una mancanza di serenità.
Quando si tratta di legami familiari complessi, interrompere un rapporto non significa automaticamente chiudere ciò che quel rapporto ha rappresentato dentro di sé. Il legame, in qualche modo, continua a esistere sul piano interno, fatto di ricordi, aspettative, ferite e bisogni che non sempre hanno trovato spazio.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a dare ordine e significato a tutto ciò che ha vissuto nel tempo, a comprendere meglio i suoi movimenti interni — anche quelli apparentemente contrastanti — e a trovare una posizione più stabile rispetto a questo rapporto, indipendentemente dalla distanza che ha scelto di mettere.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Mi spiace per il rapporto con suo padre; l'aggressione a sua figlia sembra solo l'ultima di una serie di situazioni problematiche.
Sentirsi "non sereni" rispetto alla chiusura dei rapporti col proprio padre è una reazione normale. Nel suo post, oltre alla condivisione degli eventi e di come sta, non c'è una vera e propria domanda, quindi non so esattamente in cosa posso risponderle.
Ciò che mi sento di dirle è che quando si ha un genitore così problematico, trovare una distanza che lei sente giusta tra di voi è ciò che aiuta a sentirsi un po' più in pace.
E' anche possibile che, visti i tanti trascorsi, ci siano ancora dei rancori e delle ferite aperte, e questo renderebbe più difficile la ricerca di quella distanza "accettabile". In questo caso, potrebbe esserle utile prima elaborare personalmente tutto ciò che è stato tra di voi.
Un caro saluto,
Giovanni Loffredo
Sentirsi "non sereni" rispetto alla chiusura dei rapporti col proprio padre è una reazione normale. Nel suo post, oltre alla condivisione degli eventi e di come sta, non c'è una vera e propria domanda, quindi non so esattamente in cosa posso risponderle.
Ciò che mi sento di dirle è che quando si ha un genitore così problematico, trovare una distanza che lei sente giusta tra di voi è ciò che aiuta a sentirsi un po' più in pace.
E' anche possibile che, visti i tanti trascorsi, ci siano ancora dei rancori e delle ferite aperte, e questo renderebbe più difficile la ricerca di quella distanza "accettabile". In questo caso, potrebbe esserle utile prima elaborare personalmente tutto ciò che è stato tra di voi.
Un caro saluto,
Giovanni Loffredo
Buongiorno, per quale motivo non si sente sereno? Ha agito in protezione della sua bambina. Il suo ruolo di genitore non deve necessariamente essere messo in discussione dal suo ruolo di figlio.
Se necessitasse di un consulto, io ricevo anche online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle
Se necessitasse di un consulto, io ricevo anche online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Martina Colle
Buongiorno,
da quello che racconta emerge con molta forza quanto la sua storia familiare sia stata complessa e, in diversi momenti, anche faticosa da sostenere, benché ricca di soddisfazioni. Le situazioni che descrive con i suoi genitori e in particolare suo padre, soprattutto quelle legate alla mancanza di empatia e al dover assumere responsabilità importanti già da giovane, possono lasciare segni profondi. È comprensibile che episodi più recenti, come quello che ha coinvolto sua figlia, abbiano rappresentato un limite oltre il quale ha sentito il bisogno di proteggere sé stesso e la sua famiglia. Allo stesso tempo, il fatto che oggi lei non si senta sereno dice quanto queste dinamiche siano ancora vive dentro di lei. Interrompere i rapporti può essere una scelta necessaria, ma non sempre è sufficiente a portare quella tranquillità emotiva che si cerca. Spesso ciò che resta è qualcosa che ha bisogno di essere compreso e rielaborato. Per questo, potrebbe essere davvero utile pensare a uno spazio tutto suo in cui poter ripercorrere queste esperienze per dare senso a ciò che ha vissuto e ritrovare una maggiore serenità.
Un caro saluto.
da quello che racconta emerge con molta forza quanto la sua storia familiare sia stata complessa e, in diversi momenti, anche faticosa da sostenere, benché ricca di soddisfazioni. Le situazioni che descrive con i suoi genitori e in particolare suo padre, soprattutto quelle legate alla mancanza di empatia e al dover assumere responsabilità importanti già da giovane, possono lasciare segni profondi. È comprensibile che episodi più recenti, come quello che ha coinvolto sua figlia, abbiano rappresentato un limite oltre il quale ha sentito il bisogno di proteggere sé stesso e la sua famiglia. Allo stesso tempo, il fatto che oggi lei non si senta sereno dice quanto queste dinamiche siano ancora vive dentro di lei. Interrompere i rapporti può essere una scelta necessaria, ma non sempre è sufficiente a portare quella tranquillità emotiva che si cerca. Spesso ciò che resta è qualcosa che ha bisogno di essere compreso e rielaborato. Per questo, potrebbe essere davvero utile pensare a uno spazio tutto suo in cui poter ripercorrere queste esperienze per dare senso a ciò che ha vissuto e ritrovare una maggiore serenità.
Un caro saluto.
Gentilissimo, capita molto spesso di dover affrontare situazioni come lei le ha descritte in famiglie in cui uno o entrambi i genitori soffrano di disagio psicologico e in questo caso di depressione. Purtroppo in questi casi spesso succede che i figli assumano un ruolo di cura e accudimento verso i propri genitori, mettendo da parte la propria vita e i propri impegni ma ciò che è successo con sua figlia, per quanto doloroso e per quanto la ferisce, le ha anche permesso di mettere dei confini importanti tra lei e suo padre. Confini che non tutelano solo sua figlia, ma anche lei. Ovviamente in questo momento sono molto spessi, come lei dice ha chiuso i rapporti, ma questo non esclude la possibilità di rivedere il rapporto con suo padre con l'obiettivo di portarlo in una direzione in cui lei riesce ad avere una relazione con lui senza esserne travolto. La psicologia ci aiuta in questo senso a capire che in alcuni casi prendere le distanze diventa un atto di tutela nei nostri confronti senza per questo dover provare dei sensi di colpa, e soprattutto ci aiuta a capire che i rapporti si possono regolare in modo che siano "vivibili", sani e funzionali. Resto a disposizione. I miei migliori auguri.
Buon pomeriggio, se ha necessità per ritrovare la sua serinità e cercare di migliorare il suo rapporto con la figura paterna possiamo parlarne in uno spazio sicuro. se vuole mi può contattare o prenotare una visita, attraverso la piattaforma. Dott.ssa Benedetti Vanessa
Buonasera,
colpisce un passaggio: lei è riuscito a fare qualcosa che spesso è molto difficile, cioè fermare una scena quando ha riguardato sua figlia. Non tutti ci riescono.
Eppure, nonostante quel gesto sia chiaro e deciso, dentro non si è chiuso nulla. Questo succede quando il problema non è solo nel presente, ma nel posto che si è occupato per anni in quella relazione: più vicino a chi “tiene insieme” e regge, che a chi può davvero sottrarsi senza restare coinvolto.
Per questo la distanza che ha messo fuori non coincide ancora con una distanza dentro.
Un lavoro psicologico, fatto in un certo modo, non serve a farle “accettare” o “perdonare”, ma a uscire da quel ruolo che sembra riproporsi anche oggi, così che la sua posizione non dipenda più da ciò che suo padre fa o non fa.
Se questa cosa le risuona, possiamo prenderci uno spazio per guardarla insieme con precisione. Mi contatti
colpisce un passaggio: lei è riuscito a fare qualcosa che spesso è molto difficile, cioè fermare una scena quando ha riguardato sua figlia. Non tutti ci riescono.
Eppure, nonostante quel gesto sia chiaro e deciso, dentro non si è chiuso nulla. Questo succede quando il problema non è solo nel presente, ma nel posto che si è occupato per anni in quella relazione: più vicino a chi “tiene insieme” e regge, che a chi può davvero sottrarsi senza restare coinvolto.
Per questo la distanza che ha messo fuori non coincide ancora con una distanza dentro.
Un lavoro psicologico, fatto in un certo modo, non serve a farle “accettare” o “perdonare”, ma a uscire da quel ruolo che sembra riproporsi anche oggi, così che la sua posizione non dipenda più da ciò che suo padre fa o non fa.
Se questa cosa le risuona, possiamo prenderci uno spazio per guardarla insieme con precisione. Mi contatti
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua preoccupazione.
Immagino la difficoltà che vive nel sentire che si sia creata una rottura definitiva nel rapporto con suo padre. Da quello che racconta sembra che lei abbia sempre cercato di sopportare delle situazioni che la facevano soffrire, provando comunque a mantenere un rapporto.
Quello che descrive non riguarda solo l’episodio recente, ma una storia lunga in cui si è trovato spesso a doversi adattare a un padre poco disponibile e a tratti destabilizzante. La reazione che ha avuto verso sua figlia sembra aver toccato un limite importante, legato anche al suo ruolo di genitore.
Il fatto che non si senta sereno indica però che il legame interno con suo padre è ancora attivo e carico di ambivalenza.
Più che chiedersi se ha fatto “bene o male”, può essere utile interrogarsi su quali confini sente necessari oggi e su come mantenerli senza annullarsi. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla in questo senso.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Immagino la difficoltà che vive nel sentire che si sia creata una rottura definitiva nel rapporto con suo padre. Da quello che racconta sembra che lei abbia sempre cercato di sopportare delle situazioni che la facevano soffrire, provando comunque a mantenere un rapporto.
Quello che descrive non riguarda solo l’episodio recente, ma una storia lunga in cui si è trovato spesso a doversi adattare a un padre poco disponibile e a tratti destabilizzante. La reazione che ha avuto verso sua figlia sembra aver toccato un limite importante, legato anche al suo ruolo di genitore.
Il fatto che non si senta sereno indica però che il legame interno con suo padre è ancora attivo e carico di ambivalenza.
Più che chiedersi se ha fatto “bene o male”, può essere utile interrogarsi su quali confini sente necessari oggi e su come mantenerli senza annullarsi. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla in questo senso.
Le auguro il meglio,
Dott. Daniele Migliore
Caro utente,
da quello che scrive traspare la difficoltà nell'avere un rapporto stabile e positivo con il padre poichè frammentato di diversi episodi che probabilmente hanno lasciato il segno.
Se sente di non essere sereno, se sente di voler risolvere qualcosa, allora le consiglio un percorso psicologico proprio centrato su questo: potrebbe porsi l'obiettivo di parlare di suo padre e tirare fuori ciò che viene così che possa magari tornare a sentirsi più sereno. Questo percorso sarebbe importante non solo per lei, ma anche per le sue due splendide figlie che in un modo o nell'altro risentono di questo rapporto con il nonno.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
da quello che scrive traspare la difficoltà nell'avere un rapporto stabile e positivo con il padre poichè frammentato di diversi episodi che probabilmente hanno lasciato il segno.
Se sente di non essere sereno, se sente di voler risolvere qualcosa, allora le consiglio un percorso psicologico proprio centrato su questo: potrebbe porsi l'obiettivo di parlare di suo padre e tirare fuori ciò che viene così che possa magari tornare a sentirsi più sereno. Questo percorso sarebbe importante non solo per lei, ma anche per le sue due splendide figlie che in un modo o nell'altro risentono di questo rapporto con il nonno.
Un caro saluto
Dott.ssa Claudia Fontanella
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.