Gentili dottori, vi sembra normale questa situazione? Lasciando stare l'amicizia che non si può re
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Gentili dottori, vi sembra normale questa situazione?
Lasciando stare l'amicizia che non si può recuperare, ma neanche un minimo di rapporto umano.
Mettiamo il caso che io sia fidanzato, improvvisamente da un giorno all'altro dopo un litigio sparisce, dopo un bel po' di tempo, ci ritroviamo, siamo colleghi negli stessi ambienti e così via, e mi toglie pure il saluto?
È normale una cosa del genere?
Non dico che dobbiamo parlare o uscire insieme ma neanche un ciao come stai? Sei vivo mi fa piacere vedere che stai bene cose così.
È normale? E stiamo parlando di un rapporto di amicizia nel mio caso.
Allora cosa dovrei fare?
Cambiare facoltà università?
Continuare a studiare e a fare il mio percorso mettendomi altrove cambiando luoghi?
Lasciando stare l'amicizia che non si può recuperare, ma neanche un minimo di rapporto umano.
Mettiamo il caso che io sia fidanzato, improvvisamente da un giorno all'altro dopo un litigio sparisce, dopo un bel po' di tempo, ci ritroviamo, siamo colleghi negli stessi ambienti e così via, e mi toglie pure il saluto?
È normale una cosa del genere?
Non dico che dobbiamo parlare o uscire insieme ma neanche un ciao come stai? Sei vivo mi fa piacere vedere che stai bene cose così.
È normale? E stiamo parlando di un rapporto di amicizia nel mio caso.
Allora cosa dovrei fare?
Cambiare facoltà università?
Continuare a studiare e a fare il mio percorso mettendomi altrove cambiando luoghi?
KìLa cosa migliore sarebbe quella di poter parlare con quesra persona, per chiarirvi a vicenda. immagino che molte possano essere le cause di questo allontanamento. anche solo eifkettere su questo potrebbe aiutare.
e cominque ognuno deve poter continuare la propria vita, senza farsi influenzare dalla situazione
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Ciao, capisco bene il tuo disagio, e quello che descrivi è una situazione dolorosa ma, purtroppo, non così rara. Quando una persona decide di interrompere improvvisamente un rapporto, può farlo per motivi legati a sentimenti personali, incomprensioni o necessità di distanza. Il fatto che non ci sia nemmeno un piccolo gesto di saluto può sembrare “anormale” dal punto di vista sociale, ma spesso riflette più le difficoltà o le scelte dell’altra persona che non un giudizio su di te.
Da un punto di vista pratico, cambiare facoltà o luoghi non è sempre necessario: può funzionare temporaneamente, ma non risolve il problema alla radice e può aggiungere stress inutile. Più utile può essere concentrarsi su te stesso, sul tuo percorso e sulle persone che ti valorizzano e rispettano. Puoi anche lavorare su strategie per gestire il disagio emotivo: accettare che alcune relazioni possono interrompersi senza spiegazioni, proteggere la tua serenità e creare nuove connessioni positive.
In sintesi: non sei “anormale” a sentirti ferito, ma l’atteggiamento dell’altra persona dipende da lei. Concentrati sul tuo percorso e sul tuo benessere, senza cambiare drasticamente la tua vita per qualcuno che ha scelto di allontanarsi.
Cordialmente
Dott. Tiziana Vecchiarini
Da un punto di vista pratico, cambiare facoltà o luoghi non è sempre necessario: può funzionare temporaneamente, ma non risolve il problema alla radice e può aggiungere stress inutile. Più utile può essere concentrarsi su te stesso, sul tuo percorso e sulle persone che ti valorizzano e rispettano. Puoi anche lavorare su strategie per gestire il disagio emotivo: accettare che alcune relazioni possono interrompersi senza spiegazioni, proteggere la tua serenità e creare nuove connessioni positive.
In sintesi: non sei “anormale” a sentirti ferito, ma l’atteggiamento dell’altra persona dipende da lei. Concentrati sul tuo percorso e sul tuo benessere, senza cambiare drasticamente la tua vita per qualcuno che ha scelto di allontanarsi.
Cordialmente
Dott. Tiziana Vecchiarini
Buongiorno, grazie per la sua condivisione e immagino la sensazione di confusine che possa sentire. Bisognerebbe avere più elementi per capire cosa sia successo e bisognerebbe indagare di più sulla relazione che aveva con questa persona. Tal volta, possono esserci persone che faticano a verbalizzare ciò che provano e/o pensano, tendono quindi ad evitare il confronto. Questo potrebbe spiegare il comportamento della persona, anche se ho davvero pochi elementi per poterlo dire. Mi chiedo come ha affrontato questa rottura della relazione e il non poter aver una spiegazione. Come mai sta mettendo in discussione il suo percorso o i luoghi che frequenta a causa di ciò che è succedo? Sarebbe da approfondire maggiormente. Spero che con le mie domande abbia modo di poter pensarci e trarre una sua ipotesi. Cordialmente.
Quello che descrivi non è tanto “normale” nel senso di spontaneo o empatico: psicodinamicamente, la persona sembra chiudersi completamente come difesa dopo il litigio, trasformando il rancore in evitamento totale. Non è un comportamento che rifletta il tuo valore o la correttezza del rapporto, ma la sua modalità di gestione delle emozioni e dei conflitti.
Per te, la strategia migliore è tutelare il tuo benessere: non forzare interazioni che creano ansia o disagio, concentrare energia sul tuo percorso e sui tuoi obiettivi. Non serve cambiare facoltà o abbandonare il tuo percorso: puoi imparare a mantenere distanza emotiva e confini chiari, creando spazi sicuri per studiare e vivere senza restare intrappolato nel suo modo di fare. Resto a disposizione
Per te, la strategia migliore è tutelare il tuo benessere: non forzare interazioni che creano ansia o disagio, concentrare energia sul tuo percorso e sui tuoi obiettivi. Non serve cambiare facoltà o abbandonare il tuo percorso: puoi imparare a mantenere distanza emotiva e confini chiari, creando spazi sicuri per studiare e vivere senza restare intrappolato nel suo modo di fare. Resto a disposizione
Gentile utente, capisco quanto possa essere destabilizzante trovarsi in questa situazione. Quando un legame significativo si interrompe bruscamente e, a distanza di tempo, l’altra persona evita perfino il saluto, è naturale viverlo come qualcosa di anomalo o ingiusto. La domanda “è normale?” ha più di una risposta. Sì, può accadere che dopo una rottura, anche di amicizia, una delle due persone scelga una chiusura totale, inclusa l’assenza di saluto. Non è necessariamente segno di odio, infatti, spesso è una modalità di gestione del disagio, dell’imbarazzo o di emozioni non elaborate. Per alcune persone, mantenere anche un minimo contatto riattiva troppo e quindi preferiscono il “taglio netto”.
Detto questo, che sia comprensibile non significa che non faccia male. Il dolore che prova è legato non solo al mancato saluto, ma al significato che attribuisce a quel gesto: “non esisto”, “non valgo”, “mi sta cancellando”. È su questo piano che la sofferenza si amplifica.
La questione centrale ora non è se il suo comportamento sia giusto o sbagliato, ma come lei vuole stare in quella situazione. Cambiare facoltà o evitare luoghi per non incontrarla rischia di essere una risposta dettata dall’ansia. Nel breve termine può alleggerire la tensione, ma nel lungo termine rinforza l’idea che la sua presenza sia problematica.
Lei ha il diritto di occupare quello spazio accademico tanto quanto lei. Può scegliere una posizione semplice e coerente, un saluto educato, senza aspettativa di reciprocità, e poi proseguire. Se non viene ricambiato, resta comunque un comportamento che parla della sua maturità, non della sua inadeguatezza.
Continuare il suo percorso universitario e personale, senza spostarsi per evitare qualcuno, è anche un modo per interrompere la dinamica di dipendenza emotiva che ha descritto in altri messaggi. Non deve sparire per facilitare il disagio dell’altro.
La vera domanda forse è: può tollerare il fatto che non tutti i legami si chiudano in modo civile, senza che questo definisca il suo valore?
Un cordiale saluto.
Detto questo, che sia comprensibile non significa che non faccia male. Il dolore che prova è legato non solo al mancato saluto, ma al significato che attribuisce a quel gesto: “non esisto”, “non valgo”, “mi sta cancellando”. È su questo piano che la sofferenza si amplifica.
La questione centrale ora non è se il suo comportamento sia giusto o sbagliato, ma come lei vuole stare in quella situazione. Cambiare facoltà o evitare luoghi per non incontrarla rischia di essere una risposta dettata dall’ansia. Nel breve termine può alleggerire la tensione, ma nel lungo termine rinforza l’idea che la sua presenza sia problematica.
Lei ha il diritto di occupare quello spazio accademico tanto quanto lei. Può scegliere una posizione semplice e coerente, un saluto educato, senza aspettativa di reciprocità, e poi proseguire. Se non viene ricambiato, resta comunque un comportamento che parla della sua maturità, non della sua inadeguatezza.
Continuare il suo percorso universitario e personale, senza spostarsi per evitare qualcuno, è anche un modo per interrompere la dinamica di dipendenza emotiva che ha descritto in altri messaggi. Non deve sparire per facilitare il disagio dell’altro.
La vera domanda forse è: può tollerare il fatto che non tutti i legami si chiudano in modo civile, senza che questo definisca il suo valore?
Un cordiale saluto.
Gentile utente di mio dottore,
questa è una domanda che pone da un po'. Credo che in virtù del suo attaccamento alla situazione varrebbe la pena parlarne all' interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicologico.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
questa è una domanda che pone da un po'. Credo che in virtù del suo attaccamento alla situazione varrebbe la pena parlarne all' interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Valuti la possibilità di intraprendere un percorso psicologico.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Continui il suo percorso di studi, ritrovi la sua serenità e non pretenda che gli altri si comportino come lei vorrebbe; se le risulta difficile si faccia agevolare da uno psicoterapeuta. Un caro saluto dal Dott. Michele Iannelli
Buongiorno, e grazie per le sue domande.
Comprendo la sua irritazione, ma i motivi per cui la ragazza si è allontanata nel modo che descrive non sono noti, potrebbero essere di diversa natura e paradossalmente potrebbero non avere a che fare con lei. Nelle sue domande traspare rabbia, delusione, senso di impotenza: sarebbe opportuno per lei rivolgersi ad un/una psicoterapeuta che si occupi di problemi relazionali, per accogliere questi stati emotivi e rielaborarli. E' importante, a mio vedere, che lei si chieda come mai quello che è accaduto (e accade nella quotidianità a quanto descrive) abbia un tale impatto sulla sua serenità.
Comprendo la sua irritazione, ma i motivi per cui la ragazza si è allontanata nel modo che descrive non sono noti, potrebbero essere di diversa natura e paradossalmente potrebbero non avere a che fare con lei. Nelle sue domande traspare rabbia, delusione, senso di impotenza: sarebbe opportuno per lei rivolgersi ad un/una psicoterapeuta che si occupi di problemi relazionali, per accogliere questi stati emotivi e rielaborarli. E' importante, a mio vedere, che lei si chieda come mai quello che è accaduto (e accade nella quotidianità a quanto descrive) abbia un tale impatto sulla sua serenità.
Buongiorno,
comprendo quanto possa essere doloroso e disorientante vivere un cambiamento così improvviso in un rapporto significativo, soprattutto quando avviene in contesti che si continuano a condividere, come l’università o il lavoro. Il bisogno di un minimo riconoscimento o di un saluto è umano e comprensibile, e la mancanza di questo può generare sofferenza, dubbi e senso di rifiuto.
Allo stesso tempo, ogni persona reagisce ai conflitti e alle rotture relazionali in modo diverso: c’è chi prende le distanze in modo netto per proteggersi o per gestire emozioni difficili. Questo comportamento può risultare faticoso da accettare, ma non necessariamente definisce il suo valore personale o il significato dell’esperienza vissuta.
Più che chiedersi se sia “normale” o meno, può essere utile domandarsi cosa è più funzionale per il suo benessere: continuare il suo percorso di studio e di vita mantenendo il focus su di sé, sui propri obiettivi e sulle relazioni che le offrono reciprocità e rispetto. Cambiare contesto può essere una scelta, ma dovrebbe nascere da un bisogno autentico e non solo dalla reazione alla sofferenza del momento.
Se questa situazione continua a generare disagio o interferisce con la sua serenità quotidiana, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista per elaborare le emozioni coinvolte e trovare modalità più serene per gestire la relazione e il contesto.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
comprendo quanto possa essere doloroso e disorientante vivere un cambiamento così improvviso in un rapporto significativo, soprattutto quando avviene in contesti che si continuano a condividere, come l’università o il lavoro. Il bisogno di un minimo riconoscimento o di un saluto è umano e comprensibile, e la mancanza di questo può generare sofferenza, dubbi e senso di rifiuto.
Allo stesso tempo, ogni persona reagisce ai conflitti e alle rotture relazionali in modo diverso: c’è chi prende le distanze in modo netto per proteggersi o per gestire emozioni difficili. Questo comportamento può risultare faticoso da accettare, ma non necessariamente definisce il suo valore personale o il significato dell’esperienza vissuta.
Più che chiedersi se sia “normale” o meno, può essere utile domandarsi cosa è più funzionale per il suo benessere: continuare il suo percorso di studio e di vita mantenendo il focus su di sé, sui propri obiettivi e sulle relazioni che le offrono reciprocità e rispetto. Cambiare contesto può essere una scelta, ma dovrebbe nascere da un bisogno autentico e non solo dalla reazione alla sofferenza del momento.
Se questa situazione continua a generare disagio o interferisce con la sua serenità quotidiana, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista per elaborare le emozioni coinvolte e trovare modalità più serene per gestire la relazione e il contesto.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Gentile utente,
quello che descrive è doloroso e comprensibilmente destabilizzante. Dal punto di vista psicologico, il “taglio netto” dei contatti dopo un litigio non è così raro: alcune persone, quando si sentono ferite, arrabbiate o in difficoltà nel gestire le emozioni, reagiscono evitando del tutto l’altro (il cosiddetto “silenzio” o evitamento). È una modalità difensiva che può servire a proteggersi, ma che risulta fredda e ferente per chi la subisce.
Questo comportamento può avere diverse spiegazioni:
Evitamento emotivo: per non riattivare dolore, rabbia o conflitti irrisolti.
Bisogno di controllo o di distanza: “ti tolgo anche il saluto” come modo per marcare una chiusura.
Difficoltà relazionali: incapacità di gestire una separazione in modo maturo e rispettoso.
Tentativo di voltare pagina: alcune persone credono che ignorare l’altro sia l’unico modo per andare avanti.
È “normale”? È abbastanza frequente, sì; ma non per questo è una modalità sana o rispettosa. È legittimo che lei si senta ferito o confuso: un minimo di riconoscimento umano (come un saluto) è una forma di civiltà relazionale, soprattutto quando si condividono ambienti di studio o lavoro.
Cosa può fare lei, concretamente?
Continui il suo percorso di studi e di vita: non è necessario cambiare facoltà o ambienti per il comportamento dell’altro. Farlo rischierebbe di penalizzare lei due volte.
Mantenga un atteggiamento dignitoso e coerente con i suoi valori: se se la sente, un saluto neutro è una scelta di maturità (senza aspettative di risposta).
Lavori sui suoi confini emotivi: accettare che l’altro non sia disponibile a un minimo di contatto non significa approvare il suo comportamento, ma proteggere il proprio benessere.
Eviti di interpretare questo atteggiamento come una misura del suo valore personale: parla soprattutto delle modalità dell’altra persona, non di lei.
Se questa situazione le genera sofferenza persistente, ruminazione o influisce sul suo rendimento e sul suo umore, è consigliabile approfondire con uno specialista per elaborare l’accaduto e trovare strategie relazionali più tutelanti per lei.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che descrive è doloroso e comprensibilmente destabilizzante. Dal punto di vista psicologico, il “taglio netto” dei contatti dopo un litigio non è così raro: alcune persone, quando si sentono ferite, arrabbiate o in difficoltà nel gestire le emozioni, reagiscono evitando del tutto l’altro (il cosiddetto “silenzio” o evitamento). È una modalità difensiva che può servire a proteggersi, ma che risulta fredda e ferente per chi la subisce.
Questo comportamento può avere diverse spiegazioni:
Evitamento emotivo: per non riattivare dolore, rabbia o conflitti irrisolti.
Bisogno di controllo o di distanza: “ti tolgo anche il saluto” come modo per marcare una chiusura.
Difficoltà relazionali: incapacità di gestire una separazione in modo maturo e rispettoso.
Tentativo di voltare pagina: alcune persone credono che ignorare l’altro sia l’unico modo per andare avanti.
È “normale”? È abbastanza frequente, sì; ma non per questo è una modalità sana o rispettosa. È legittimo che lei si senta ferito o confuso: un minimo di riconoscimento umano (come un saluto) è una forma di civiltà relazionale, soprattutto quando si condividono ambienti di studio o lavoro.
Cosa può fare lei, concretamente?
Continui il suo percorso di studi e di vita: non è necessario cambiare facoltà o ambienti per il comportamento dell’altro. Farlo rischierebbe di penalizzare lei due volte.
Mantenga un atteggiamento dignitoso e coerente con i suoi valori: se se la sente, un saluto neutro è una scelta di maturità (senza aspettative di risposta).
Lavori sui suoi confini emotivi: accettare che l’altro non sia disponibile a un minimo di contatto non significa approvare il suo comportamento, ma proteggere il proprio benessere.
Eviti di interpretare questo atteggiamento come una misura del suo valore personale: parla soprattutto delle modalità dell’altra persona, non di lei.
Se questa situazione le genera sofferenza persistente, ruminazione o influisce sul suo rendimento e sul suo umore, è consigliabile approfondire con uno specialista per elaborare l’accaduto e trovare strategie relazionali più tutelanti per lei.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Forse potremmo interrogarci non tanto su cosa sia normale o giusto nell'altro, ma cosa sembra attivare in noi creandoci forse disagio, dispiacere, rabbia? Sono sensazioni che abbiamo già sperimentato o meno in altre relazioni e contesti?
Il suo comportamento può sembrare eccessivo e fa male, ma quando una persona decide di chiudere a volte lo fa in modo netto per proteggersi o evitare coinvolgimenti. Non è una questione di “normalità” assoluta, quanto di modalità diverse di gestire le rotture. Cambiare facoltà o ambienti sarebbe una scelta sproporzionata: la cosa più utile è continuare il tuo percorso mantenendo educazione e distanza, senza inseguire un saluto che al momento non vuole darti.
Gentile utente,
quanto espone si potrebbe riferire ad una rabbia che viene agita ignorandola, non salutandola neanche.Questo indica un sentimento forte e presente, potrebbe ignorarlo piuttosto che correggerlo, ma sta a lei la scelta.
Cordiali saluti,
Dr. Cristian Sardelli
Psicologo psicoterapeuta TBS
quanto espone si potrebbe riferire ad una rabbia che viene agita ignorandola, non salutandola neanche.Questo indica un sentimento forte e presente, potrebbe ignorarlo piuttosto che correggerlo, ma sta a lei la scelta.
Cordiali saluti,
Dr. Cristian Sardelli
Psicologo psicoterapeuta TBS
Gentilissimo, grazie per la condivisione. Capisco la situazione che descrive, e comprendo soprattutto il tuo bisogno di risposte!! Non conoscendo l'altra persona è difficile darle un parere; quello che potrebbe fare è intraprendere un percorso di terapia per provare a comprendere come si sente in questo momento e le sue dinamiche relazionali, individuando insieme allo specialista delle strategie funzionali per affrontare tutto questo.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Gentile,
capisco che una situazione così possa ferire e lasciare disorientati. Quando un rapporto – anche solo di amicizia – si interrompe bruscamente e l’altra persona arriva persino a togliere il saluto, è naturale chiedersi se sia “normale”.
Più che normale o anormale, direi che è un modo possibile (anche se poco maturo) di gestire un conflitto. Alcune persone, dopo un litigio, scelgono la distanza totale come forma di protezione, orgoglio o evitamento. Non è necessariamente un giudizio sul suo valore o sulla relazione in sé: può parlare più delle difficoltà dell’altro nel gestire il confronto. Comprendo il suo desiderio di almeno un minimo di cordialità. Un saluto è un gesto umano di base, e la sua mancanza può far sentire svalutati. Tuttavia, cambiare facoltà o stravolgere il suo percorso per questo sarebbe una scelta molto grande rispetto al problema. Il suo percorso universitario riguarda il suo futuro, non questa persona.
Forse la strada più equilibrata potrebbe essere continuare serenamente il suo cammino, mantenendo un atteggiamento educato e coerente con i suoi valori (salutare, se se la sente, senza forzare altro). Questo le permette di restare integro, senza inseguire né fuggire. Se sente che questa situazione la tocca profondamente, potrebbe essere utile esplorare cosa rappresenta per lei questa chiusura così netta: la perdita? L’ingiustizia? Il senso di rifiuto? Se desidera, possiamo approfondirlo in un colloquio conoscitivo. Resto a disposizione.
capisco che una situazione così possa ferire e lasciare disorientati. Quando un rapporto – anche solo di amicizia – si interrompe bruscamente e l’altra persona arriva persino a togliere il saluto, è naturale chiedersi se sia “normale”.
Più che normale o anormale, direi che è un modo possibile (anche se poco maturo) di gestire un conflitto. Alcune persone, dopo un litigio, scelgono la distanza totale come forma di protezione, orgoglio o evitamento. Non è necessariamente un giudizio sul suo valore o sulla relazione in sé: può parlare più delle difficoltà dell’altro nel gestire il confronto. Comprendo il suo desiderio di almeno un minimo di cordialità. Un saluto è un gesto umano di base, e la sua mancanza può far sentire svalutati. Tuttavia, cambiare facoltà o stravolgere il suo percorso per questo sarebbe una scelta molto grande rispetto al problema. Il suo percorso universitario riguarda il suo futuro, non questa persona.
Forse la strada più equilibrata potrebbe essere continuare serenamente il suo cammino, mantenendo un atteggiamento educato e coerente con i suoi valori (salutare, se se la sente, senza forzare altro). Questo le permette di restare integro, senza inseguire né fuggire. Se sente che questa situazione la tocca profondamente, potrebbe essere utile esplorare cosa rappresenta per lei questa chiusura così netta: la perdita? L’ingiustizia? Il senso di rifiuto? Se desidera, possiamo approfondirlo in un colloquio conoscitivo. Resto a disposizione.
Buongiorno, la situazione che descrive forse non può essere considerata sulla base di un criterio di normalità, ma in relazione alle emozioni che le sottendono e che la determinano. Probabilmente c'è una discrepanza fra ciò che prova lei e qello che sente l'altra persona con la quale c'è stato un conflitto in passato. L'elaborazione e l'integrazione dei conflitti, insieme alle tensioni emotive che comportano, sono processi complessi, spesso indipendenti da fattori esterni. Per quanto possa essere doloroso e difficile da accettare, non possiamo aspettarci che l'altro/a viva le situazioni e le emozioni in modo analogo al nostro, con la stessa intensità, con le stesse modalità e gli stessi tempi. Però può provare a riflettere su quello che sta sentendo in relazione a questa persona, su cosa le sta muovendo dentro, sui dubbi che le suscita in merito a cosa sia più utile fare, magari con l'aiuto di un/una professionista.
Credo che la scelta migliore sia quella di lasciar andare quello che la fa soffrire, un caro saluto
Gentile,
sì, può accadere che dopo un conflitto una persona scelga di chiudere del tutto, anche evitando il saluto. È un suo modo di gestire il distacco, non una misura del Suo valore.
Cambiare facoltà o percorso per questo sarebbe una scelta eccessiva. Meglio restare focalizzato sui Suoi obiettivi, mantenendo un atteggiamento educato e tutelando la Sua serenità.
Se la situazione La fa soffrire, possiamo approfondirla insieme in un colloquio.
Saluti,
dott.ssa Pisano
sì, può accadere che dopo un conflitto una persona scelga di chiudere del tutto, anche evitando il saluto. È un suo modo di gestire il distacco, non una misura del Suo valore.
Cambiare facoltà o percorso per questo sarebbe una scelta eccessiva. Meglio restare focalizzato sui Suoi obiettivi, mantenendo un atteggiamento educato e tutelando la Sua serenità.
Se la situazione La fa soffrire, possiamo approfondirla insieme in un colloquio.
Saluti,
dott.ssa Pisano
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