Domande del paziente (38)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
da ciò che descrive è possibile che le esperienze passate abbiano lasciato delle tracce emotive e che in alcune situazioni attuali, tendono a riattivarsi. Questo non significa essere “fatti...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrive comprendo sia delicata perché coinvolge contemporaneamente amicizia e possibili sentimenti.
Non sempre è possibile evitare che qualcuno provi dispiacere, ma si può...
Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la situazione che descrive può essere fonte di forte preoccupazione e senso di impotenza, soprattutto quando una persona cara fatica a riconoscere un possibile problema.
In questi casi, un confronto...
Altro
Buongiorno Dottori, racconto brevemente la mia ultima esperienza con una persona conosciuta da poco. Ci incontriamo, ci piacciamo, decidiamo che la nostra relazione debba essere solo di natura fisica. Ci vediamo, proviamo ad avere un rapporto ma durante quest'ultimo mi rendo conto di avere molto dolore ( è un qualcosa che mi capita quando mi sento tesa ma poi si risolve) per cui gli chiedo di fermarsi. Lui lo fa ma la reazione che ne segue è del tutto inaspettata: Si innervosisce, si arrabbia, mi dice che l'ho messo in una situazione di disagio e imbarazzo che non sa come gestire perchè essendo il nostro rapporto di natura sessuale,non avrebbe saputo cosa fare con una donna in casa tutta la serata ( cito testualmente). Inoltre mi dice che sono stata egoista e scorretta a non dichiarare prima di avere talvolta dei dolori nei rapporti, perche sapendolo, lui avrebbe potuto decidere se fosse il caso di vedersi o meno.. Decisamente agghiacciata, chiamo un taxi per andar via e nel mentre lui stava gia organizzando il resto della serata con un amico..mi chiede quando ci vuole perche il taxi arrivi, gli dico una decina di minuti.. mi chiede di dargli il telefono cosi che lui potesse controllare in quanto sarebbe arrivato. Ovviamente glielo nego e lui mi dice " me lo neghi perche secondo me non hai mai chiamato il taxi"... Vado via.. non mi sono mai sentita cosi umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna in tutta la mia vita. Cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo? Grazie per i vostri pareri.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, mi dispiace per l’esperienza che ha vissuto, da come la descrive è stata davvero spiacevole e destabilizzante. Il comportamento del ragazzo che ha descritto non è giustificato dal contesto. Lei ha ascoltato il suo corpo e chiesto di interrompere, è suo dovere e rientra nel consenso, che può essere ritirato. Alla sua domanda "cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo?" , le possibili spiegazioni sono molteplici (difficoltà a tollerare il rifiuto, immaturità emotiva) ma l'aspetto centrale è ciò che è riuscita a fare lei: ha riconosciuto il disagio, posto un limite, è andata via da una situazione poco rispettosa. Comprendo il suo senso di umiliazione ma è la risposta di fronte al comportamento di qualcuno che tratta in modo svalutante.
Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera, ha fatto bene a chiedere. Ascoltare questi segnali è già un passo importante, è un pensiero molto comune, soprattutto quando si è motivati nel "fare bene", questo però può diventare rigido e faticoso.
Il senso di colpa che prova dopo aver mangiato qualcosa "fuori dal programma", l'ansia, i pensieri ripetitivi sul cibo indicano che il rapporto tra cibo e allenamento sta diventando fonte di stress, più che benessere.
L'allenamento e la sana alimentazione possono viaggiare insieme ma mangiare qualcosa di diverso non annulla i benefici, né riduce i progressi. Leggendo le emozioni descritte, parlarne con uno psicologo può aiutarla a ritrovare l'equilibrio adatto a lei, senza rinunciare all'allenamento, ma solo trovando un modo sano di prendersi cura di sé.
Buonasera Cari Dottori, Vi scrivo per chiederVi pareri..sto seguendo un corso per la seconda volta perché non mi sentivo pronta per l'esame..ma il professore quando fa domande riguardanti gli argomenti di lezione, le mie risposte seppur giuste è come se non andassero mai bene perché il professore dice "non sei stata precisa" oppure "non devi essere troppo precisa", altra volta "ho capito, ma quale è il perché?" . Ieri, ho sbagliato una risposta e lui ha detto"non dovete rispondere a caso " "voi non vi chiarite i dubbi"in realtà mi sono sentita offesa anche se ha parlato al plurale.. quando rispondo è perché ho delle conoscenze di altri esami , non parlo per aprire bocca ma non ho potuto difendermi, replicare, fargli capire che non è come pensa lui..non mi ha mai detto brava come mi è stato detto da alcuni altri docenti eppure l'anno scorso ad un convegno mi ha salutata dicendomi che avevo fatto bene a partecipare ..non capisco questo cambiamento di comportamento..mi sento svalutata..già di mio ho una bassa autostima, sono sensibile, introversa, timida ed il fatto di rispondere alle lezioni mi ha sempre aiutato, mi dà più forza, stimolo anche se prima di rispondere sento il cuore che batte, a volte tremo, imbarazzo..però con questo professore mi sembra di non essere compresa, a volte è come se io dicessi "A" e lui "B".. Grazie per i vostri consigli. Buona Serata.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la situazione che descrive può essere faticosa, soprattutto quando si è già sensibili al giudizio e si mette impegno nel partecipare. A volte alcuni docenti utilizzano modalità comunicative che possono risultare poco chiare o percepite come svalutanti, anche senza un’intenzione diretta in questo senso.
Potrebbe essere utile, se se la sente, chiedere un confronto diretto con il professore, per chiarire cosa si aspetta nelle risposte e quali aspetti ritiene importanti.
Allo stesso tempo, è importante riconoscere il valore del suo impegno e il fatto che, nonostante l’ansia e il disagio, continua a esporsi. Questa è una sua risorsa.
Se questa situazione le provoca un disagio, potrebbe essere utile parlarne anche in uno spazio di supporto, per trovare strategie utili a gestire queste dinamiche.
Un caro saluto
Ho appena terminato una relazione con una ragazza di 26 anni, di cui sono innamorato perso. (Io ne ho 12 in più )
Ed a suo dire anche lei, 3 settimane fa abbiamo prenotato le ferie estive insieme, la settimana scorsa mi ha presentato tutti i suoi parenti, e due settimane fa mi lasciava bigliettini per casa dicendomi che mi ama, che mi scieglierebbe ogni giorno, che nei momenti bui sono la sua luce e che sono il suo tutto eccetera.
Ora, a distanza di una settimana mi dice che il sentimento è cambiato, che non sa più quello che vuole, che prima era sicura di volere una famiglia, ora no. Che vuole stare sola, che non è mai stata sola in vita sua, e che ha bisogno di tempo per sé!
Da un giorno all’altro, senza spiegazioni, senza litigate, dalla mattina alla sera.
Non riesco a darmi spiegazioni
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera,
la situazione che descrive può essere percepita come destabilizzante, soprattutto per il cambiamento improvviso. In questi casi è naturale cercare una spiegazione coerente, ma non sempre l’altra persona è in grado di fornire delle risposte definite, soprattutto se sta attraversando una fase di confusione.
Il bisogno di “stare da soli” e di comprendere meglio sé stessi può emergere anche in modo repentino e indipendentemente dall’intensità del legame vissuto. Questo non invalida necessariamente ciò che c’è stato, ma indica un cambiamento interno dell’altra persona.
Per quanto difficile, può essere utile concentrare l’attenzione su ciò che è sotto il suo controllo in questo momento, ovvero prendersi cura di sé stesso e darsi il tempo di elaborare quanto accaduto, senza forzare spiegazioni che potrebbero anche non arrivare nell’immediato.
Se il disagio risulta difficile da gestire, può essere utile confrontarsi in uno spazio di supporto per comprendere meglio le proprie emozioni e affrontare questa fase.
Un saluto
Salve sono la nonna paterna di una bimba di 30 mesi che da sempre mi adora e profondamente amo!, al punto che quando insieme preferisce un rapporto esclusivo con me preferendomi in quei momenti ai genitori e questo provoca gelosie da perte di mio figlio , la cosa mi mette profondamente a disagio poiché’ mi fa sentire di troppo ! Questo di contro non avviene con la nonna materna con la quale è costretta a stare dopo l’asilo nido . Ultimamente a scuola presenta un po’ di aggressività’ , potrebbe esserci correlazione con il tipo di rapporti con i nonni , premesso che ha ottimi rapporti genitoriali ed e’ figlia unica come mio figlio d’altronde.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da ciò che descrive, il legame tra lei e sua nipote è molto intenso: a questa età i bambini possono mostrare preferenze momentanee per una figura di riferimento, senza che questo indichi un problema relazionale o educativo.
La richiesta di preferenza nei suoi confronti non significa rifiuto dei genitori, piuttosto un modo tipico dei bambini piccoli di vivere i legami in modo intenso e ancora poco flessibile.
Per i comportamenti di aggressività al nido, a 30 mesi possono essere legati alla difficoltà di gestire emozioni, frustrazione o cambiamenti, più che a una specifica dinamica con i nonni.
Può essere utile mantenere un atteggiamento sereno, favorendo momenti condivisi anche con i genitori, così da sostenere un equilibrio nelle relazioni.
Se i comportamenti al nido dovessero aumentare o preoccupare, può essere utile confrontarsi con le educatrici per comprendere meglio in quali situazioni si presentano.
Cordialmente
Buongiorno avrei bisogno di un supporto, ormai da circa 20 anni soffro di una forma "strana" di ansia. Faccio un esempio così si capisce meglio. Se qualcuno mi dice guarda che tra una settimana andiamo al mare 2/3 giorni io inizio a spegnermi e ad avere un solo pensiero tutto il giorno ovvero: "devo andare là" e mi si chiude lo stomaco e non riesco a pensare ad altro anche se magari sto guardando un film non riesco a concentrarmi ma penso solo al giorno in cui devo andare e la maggior parte delle volte rinuncio e mi riprendo, questo succede anche se mi devo spostare un po' lontano per lavoro e non riesco proprio a pensare ad altro. Un esempio contrario è stato quando la mia compagna mi ha svegliato alla mattina e mi ha detto alzati che andiamo a Roma (io abito a Mantova) lì per iì cercavo un po' di scuse per non andarci ma non avevo tempo così sono partito per questi due giorni e sono stati dei giorni bellissimi senza pensieri. Se mi dicono il giorno prima o al massimo due giorni prima che devo partire ci vado perché è come se la mia testa non ha il tempo necessario per elaborare il "lutto emotivo" altrimenti se sono più giorni mi spengo emotivamente come se diventassi un'ameba. Sono stato da tre psicologi diversi e anche sotto ipnosi un po' di miglioramento c'è stato ma ancora le trasferte dette con troppo anticipo mi bloccano. Premetto che in età giovanile (ora ho 42 anni) ho sempre girato anche fuori dall'Europa insieme ai miei genitori ma durante l'esame di maturità è come se si fosse bloccato qualcosa e da lì non sono più riuscito a spostarmi dal paese con largo anticipo. Ho letto che potrebbe essere anedonia ma non saprei cosa fare. Spero di essere stato chiaro e ringrazio anticipatamente coloro che mi risponderanno.
Grazie e saluti
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da quello che descrive si intende quanto questa difficoltà sia presente da tempo e quanto possa essere percepita come limitante.
Quello che ha raccontato non sembra essere legato all’anedonia (che riguarda più una perdita generale di piacere), quanto piuttosto a una forma di ansia anticipatoria: quando è a conoscenza con largo anticipo di una partenza o di uno spostamento, la mente si aggancia a quell’evento e resta “bloccata” in quel punto, come se fosse necessaria una preparazione continua. Questo può portare a una sensazione di chiusura che si riversa in difficoltà a concentrarsi e anche sintomi fisici come lo stomaco “chiuso”.
A volte questo tipo di meccanismo nasce da un momento ben preciso in cui il cervello ha imparato ad associare l’anticipo ad una forma di pressione o perdita di controllo. Con il tempo, le associazioni create si rinforzano.
Il fatto che lei abbia fatto dei percorsi e ottenuto qualche miglioramento è un segnale positivo: significa che il meccanismo può essere modificato. Può essere utile imparare a gestire i pensieri anticipatori e riportare l’attenzione al presente. Se la difficoltà persiste, un ulteriore approfondimento con un professionista può aiutare a intervenire in modo più mirato.
Cordialmente
Salve, scrivo per cercare di capire come vede, dall’esterno, la mia situazione un professionista.
Premetto che sono single, sono un ragazzo, ho 25 anni, esattamente come la ragazza di cui parlerò.
Un paio di mesi fa incontrai questa ragazza in una discoteca fuori dalla mia città, dove io lavoro. Era lì con dei suoi amici per puro caso.
Durante la serata non ci siamo mai parlati nonostante sapevamo entrambi chi eravamo, ovvero che ci vedevamo tantissime volte in altri locali della nostra città ma non ci siamo mai parlati.
Io l’ho sempre conosciuta, per le voci che giravano, come una alla ricerca costante di lusso, hype social e soldi. Come una che era uscita da 2 anni da una relazione di 5vanni tossica, con il suo ex che la comandava, manipolava, ricattava ecc. (lei stessa mi racconterà tutto ciò in seguito)
Dopo la serata lei inizia a seguirmi su qualsiasi social e mi scrive; curioso che mi scrisse inizialmente per risolvere un problema sentimentale che aveva con un suo amico e mi volesse parlare come se ci conoscessimo da sempre.
La aiutai, in quanto il suo amico era anche mio, ma nei giorni successivi lei tornò molto insistente nel cercarmi.
Per farla breve, nel giro di una settimana inizia una frequentazione importante. Ci scriviamo dal buongiorno alla buonanotte ogni giorno. Complimenti su complimenti, parole dolci, chiamate infinite per farci compagnia di notte ecc. Tutto perfetto e magico.
Dopo 2 settimane cosi, si fida anche di salire in auto con me (e dico “si fida” perchè non sale mai con nessun ragazzo per paura di eventuali “secondi fini”) per andare a ballare insieme. È una passione che abbiamo entrambi, ci piace e abbiamo le rispettive compagnie di amici che condividono con noi tutto questo. Ci andiamo 4 volte a settimana, giusto per far capire la frequenza.
Continua tutto così per circa 1 mese. Sembra tutto perfetto, ripeto, lei mi sta vicina, si affida totalmente a me, comincio ad andare in casa sua, usciamo anche da soli svariate volte, ci scriviamo sempre h24, ci baciamo appassionatamente e dopo una serata abbiamo pure avuto un rapporto sessuale che si è poi ripetuto in altre svariate occasioni durante il giorno normalmente.
Un sera, di punto in bianco, andiamo in un evento da soli e comincia a ignorarmi parecchio; flirta con svariati ragazzi, si lascia spalpazzare, sparisce lasciandomi da solo per poi riapparire dopo un po’ di tempo con un ragazzo a mano, parla e balla poco con me.
La cosa si ripete per le successive serate (almeno 4/5) finchè io le comincio a chiedere spiegazioni a riguardo, del tipo: spiegami perchè mi dici che sono “la tua luce”, “il ragazzo che non ha mai avuto” e poi quando entriamo in un locale ultimamente cerchi altri e mi ignori, mi sento leggermente sfruttato e non un amico.
Da quella mia richiesta di spiegazioni, ha iniziato a vedere tutto quello che le dicessi come un attacco ed una privazione della sua libertà. Ha cominciato a dirmi di non comportarmi cosi perchè le stavo facendo rivivere l’incubo dell’ex.
Siamo solo amici, è vero, ma il fatto che ci stiamo sentendo e che ti porti io in un locale presuppone che tu voglia stare con me; non che io ti porti e poi tu faccia quello che vuoi, parere mio eh.
Le incomprensioni continuano praticamente ad ogni serata perchè le ho dato spesso dell’incoerente e della persona poco rispettosa; finchè lei arriva al punto di dirmi: “senti io sono fatta cosi; quando andiamo a ballare un po’ mi annoio e ricerco dell’adrenalina, io ferma a ballare non ci sto. Ho bisogno di attenzioni, di essere sempre al centro e di sentirmi adorata. Per questo vado anche da altri ragazzi a fare magari dei complimenti o a mostrarmi, solamente perchè ho bisogno di farmi vedere e di validazione”.
Comprendo la cosa e inizio un po’ a confrontarmi con i miei amici, mossa maledetta perchè lei ha cominciato a ribaltarmi l’accusa di incoerenza contro di me, per il fatto che giro con amici a loro volta incoerenti, sfruttatori ecc ecc.
Va avanti in qualche modo tutto cosi, fino all’altro ieri: dopo una settimana di litigi (sempre riguardanti il fatto che lei si sente oppressa, limitata da me e in dovere di spiegare ogni suo comportamento), mi scrive: “senti, vieni alla serata di stasera? Ho bisogno assoluto della tua presenza. Senza di te non vado. A me di ignorarti a tratti, come abbiamo fatto questa settimana passata, non piace. Quindi vieni che andiamo insieme se vuoi, ti aspetto”.
Decido di andare.
Completamente a caso, a metà serata comincia a isolarsi e a schifarmi in tutto quello che io faccia o dica; non c’era nessun motivo, eravamo molto tranquilli e felici, secondo me. arriva, proprio vicino a dove eravamo, un ragazzo con la quale lei si sente e conosce da anni; immediatamente cominciano a limonare e stare vicinissimi e abbracciati. E lei stava lì con lui abbracciata (guardandomi) proprio mentre io ero rimasto a qualche metro da loro, con un amico incontrato lì. Non tornerà mai più con me, continueranno a baciarsi per tutta la sera e alla fine andrà a casa con lui mano nella mano, SENZA NEMMENO SALUTARMI (ma incrociando gli sguardi mi ha detto “cosa vuoi?” in modo un po’ arrogante). E sottolineo che è quest’ultima parte ad avermi infastidito parecchio, non il fatto che si sia baciata quell’altro (è single e lo può fare).
Ora è proprio da 3 giorni che sembra sparita totalmente. Non mi scrive. Non mi risponde a messaggi (normalissimi che ci mandavamo sempre). Non mi risponde alle chiamate. Non risponde ai miei amici. Però le storie instagram me le guarda e continua a pubblicare regolarmente anche lei. Quindi che devo fare ora? Le ho scritto proprio il giorno dopo: “ciao, come stai? Perchè non mi hai salutata ieri sera? È successo qualcosa?”.
Che devo fare? Devo insistere? io ho bisogno di spiegazioni. Sto piangendo da giorni e ho perso pure l’appetito dimagrendo 5kg.
Molti mi suggeriscono il silenzio ma non ci riesco. Devo sentire la sua voce, i suoi pensieri, cosa effettivamente è successo. Perchè giuro non riesco a comprendere.
Odio il ghosting. Lei l’ha messo in pratica varie volte dopo i litigi con me ed io con lei 1 volta. Ma dopo 1 giorno ci chiarivamo ed era tutto ok. Ora il fatto che siano già 3 giorni di no contact mi preoccupa parecchio. io non voglio e non la devo perdere così; se lei mi spiegasse e volesse allontanarsi almeno lo saprei e se ne potrebbe parlare. Ma volatilizzarsi cosi dal nulla pur mantenendo una presenza social costante, mi fa male malissimo.
Chiudo dicendo che non ho mai avuto l’intenzione di volerla come fidanzata eh; questo gliel’ho sempre detto e pure lei nei miei confronti. Semplicemente un’amicizia profondissima e anche un po’ intima quasi da fratello e sorella capito?
Lei mi ha sempre detto “quello che siamo noi, lo sappiamo solo noi”.
Questo deve essere chiaro ed è fondamentale secondo me.
In attesa di una risposta, grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e destabilizzante per lei.
Da ciò che racconta, sembra esserci stata una discrepanza tra le parole e i comportamenti dell’altra persona che l’ha portata a sentirsi confuso e messo da parte. È quindi comprensibile il suo bisogno di chiarimenti. Allo stesso tempo, è importante considerare che quando una persona reagisce percependo le richieste come un attacco o una limitazione della propria libertà, può tendere ad allontanarsi invece che essere propensa al confronto.
Rispetto all'interrogativo su cosa fare ora, continuare a insistere potrebbe non aiutarla a ottenere le risposte che cerca e rischierebbe di aumentare ulteriormente il suo stato di sofferenza. Può essere più utile, per il momento, fare un passo indietro e sospendere i tentativi di contatto. Questo non significa accettare il comportamento ma riconoscere che un confronto è possibile solo se entrambe le parti sono disponibili.
Nel frattempo, la invito a prendersi cura di sé: il fatto che stia piangendo da giorni e abbia perso l’appetito è un segnale importante del suo stato di sofferenza. Se questa persiste, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista per avere un supporto adeguato. Infine, può essere utile riflettere su ciò che desidera da questo rapporto e su come si è sentito nelle dinamiche che descrive, sentirsi “sfruttato” o messo in secondo piano sono segnali che meritano ascolto.
Cordialmente
Buongiorno, sono turbata da una situazione che si è venuta a creare in casa. Mio figlio di 19 anni e suo padre hanno avuto una litigata tremenda. E' partita da una sciocchezza per la quale mio marito si è rivolto in tono sgradevole ai nostri figli. Mia figlia ha ignorato, mio figlio ha avuto uno scatto di rabbia sproporzionata e preteso scuse. Mio marito si è irrigidito e ha cominciato con attacchi personali molto cattivi nei confronti di mio figlio. Io cercavo di calmare entrambi senza riuscirci. E' intervenuta anche mia figlia per aiutarmi. Siamo riuscite a riportare mio figlio alla calma ma mio marito rilanciava di continuo, fino a quando mio figlio ha accettato che la sorella lo portasse fuori dalla stanza. Da allora sono passate 3 settimane e non si parlano più. Quando si trovano insieme si ignorano, fanno come se l'altro non fosse presente in stanza. Mio figlio è ancora pieno di rabbia e mio marito non vuole fare aperture, sembra preferire tagliare i ponti. Non so come aiutare alla ripresa del dialogo per ripartire e riparare il rapporto. Sarei grata se mi poteste dare suggerimenti in merito. vi ringrazio.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente molto dolorosa per lei.
Da ciò che racconta, sembra che a seguito del conflitto, entrambi si siano sentiti feriti e poco riconosciuti. In questi casi, il silenzio che segue può essere una forma di “protezione”, anche se dall’esterno appare come una chiusura rigida.
È importante considerare che una riapertura del dialogo difficilmente può essere forzata poiché il rischio è di aumentare ulteriormente le tensioni o di essere percepita come schierata di qualcuno.
Può invece avere un ruolo importante nel rapporto con ciascuno di loro, singolarmente. Con suo figlio, accogliendo la rabbia, senza necessariamente cercare subito di portarlo verso una riconciliazione. Con suo marito, invece, cercando un momento di confronto in cui ascoltare il suo punto di vista e, per lei, esprimere il suo desiderio di ricucire il rapporto. Chiaramente se entrambi mostrano una minima disponibilità.
Nel frattempo, può aiutare mantenere un clima il più possibile neutro in casa, evitando di alimentare il conflitto e rispettando i tempi emotivi di entrambi.
Cordialmente
Buongiorno è da circa un anno che sto andando dallo psicologo per un cambiamento che volevo attuare nella mia vita, fino a dicembre andava tutto bene e mi sembrava di aver fatto progressi, ma da febbraio dopo ogni seduta non mi sento meglio.... anzi mi sento più confusa e persa e in agitazione,
in particolare nelle ultime sedute mi sono sentita attaccata perché non stavo facendo nulla di pratica per cambiare (però stavo vivendo un periodo di stanchezza emotiva e fisica veramente difficile) e sentirmi dire che se non mi fossi decisa a fare qualcosa non avrei concluso niente, sarei stata infelice etc mi sono sentita veramente male; ho sentito che c'erano su di me aspettative che avevo deluso, deadline non rispettate etc ma io in quel periodo mi sentivo proprio immobile e non nello stato mentale per cambiare.
Quando le ho esposto il mio stato d'animo riguardo le sue pressioni mi ha detto che l'aveva fatto per istigarmi, per smuovermi un po' ma io mi son sentita attaccata, non sicura e forzata a fare cose che nel momento non riuscivo, inoltre poi parlando di altre cose che avevo scoperto su di me in questo periodo etc mi ha chiesto se le parole che dicevo erano mie o di altri e questo mi ha fatto sentire umiliata e messa in dubbio (durante il percorso ci sono state anche alcune occasioni in cui non percepito di esser compresa appieno)
inoltre sento di non riuscire più a dire certe cose perché percepisco la sua agitazione
per il resto non ci sono stati atteggiamenti sbagliati nei miei confronti, mi appare comunque come una persona disponibile e aperta all'ascolto
ma dopo queste sedute io continuo a ripensare alle sue parole e sento che metto in dubbio in me stessa, e mi agito
l'idea di proseguire mi mette agitazione perché temo di sentirmi di nuovo male e giudicata, mi sento osservata e sotto esame
e invece il pensiero di cambiare terapeuta mi fa sentire meglio
spero di essermi spiegata,
cosa dovrei fare?
Vi ringrazio
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
da ciò che descrive emerge con chiarezza quanto questo momento del percorso terapeutico sia per lei faticoso, nonostante inizialmente avesse percepito benefici.
È importante sottolineare che sentirsi compresi, al sicuro e non giudicati è una condizione fondamentale affinché una terapia possa ritenersi efficace. Quando invece prevalgono sensazioni di pressione, giudizio o inadeguatezza è naturale che aumentino confusione e agitazione. Allo stesso tempo, può capitare che alcuni interventi del terapeuta siano più “attivanti”, con l’intento di stimolare un cambiamento. Tuttavia, se lei si trovava in una fase di forte stanchezza emotiva, è comprensibile che tali interventi siano stati vissuti come eccessivi.
Prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile portare apertamente questi vissuti in seduta, se sente che ci sono ancora le condizioni per farlo.
Al contrario, se avverte che questo spazio di sicurezza è venuto meno e non si sente più nelle condizioni di esprimersi liberamente, il pensiero di cambiare terapeuta è legittimo.
In ogni caso, non si tratta di un “fallimento”, ma di un aggiustamento nel suo percorso di cura.
Cordialmente
Salve ho 50 anni e premetto che sono sempre stato ipocondriaco e ansioso, da qualche tempo ho paura di strozzarmi deglutendo il cibo, ho una sensazione di avere tra gola e palato un bolo, a tavola mangio poco o quasi nulla per paura di soffocarmi. Ma la cosa che mi preoccupa è che da quando ho avuto il problema di aver paura di soffocare, ho perso qualche chilo per me di troppo, sono alto 196 e attualmente peso intorno agli 80 chili.. Sto mangiando molto meno rispetto a prima solo pasta e frutta a pranzo e poco a cena. Ho paura di andare sottopeso o che non riesca a recuperare. Ho paura di avere qualche patologia, mi misuro spesso pressione, ho fatto recenti analisi sangue che sono risultate regolari. Ho paura di non riuscere a superare questo problema.Attendo un vostro gradito consiglio.. Grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la difficoltà che descrive è comprensibilmente fonte di preoccupazione, soprattutto considerando la paura di soffocare e il calo di peso di conseguenza.
La sensazione di “bolo” in gola e il timore di deglutire possono comparire anche in condizioni di ansia, in particolare quando l’attenzione risulta focalizzata sulle sensazioni corporee. Questo può portare, come nel suo caso, a ridurre l’alimentazione per evitare il disagio. Rimane importante non attribuire il tutto all’ansia senza un adeguato inquadramento. Il fatto che abbia già eseguito esami del sangue con esito nella norma è rassicurante, ma potrebbe essere utile confrontarsi anche con il suo medico curante per valutare, se ritenuto opportuno, una visita specialistica (ad esempio otorinolaringoiatrica), così da escludere cause organiche. Contemporaneamente, considerato il suo vissuto di ansia e ipocondria, potrebbe essere utile un supporto psicologico per affrontare la paura di soffocare, che spesso tende ad autoalimentarsi.
Nel frattempo, per ciò che riguarda l'alimentazione, può provare a mantenerla regolare, senza forzarsi ma evitando restrizioni eccessive e scegliendo consistenze che percepisce come più sicure.
Cordialmente
Da settembre ormai penso di avere un dca, ho perso 10kg, se mangio una volta al giorno e già tanto e ormai il cibo controlla tutta la mia vita. Vorrei spiegarlo ai miei genitori ma non voglio essere un peso per loro e in più non voglio curarmi: ho raggiunto il peso che mi piace e mi vedo bene, ho ancora energie, sono brava nel mio sport, esco sempre e sono circondata dalle mie amiche. Se spesso sento storie di persone che per il dca hanno smesso di vivere, io invece continuo la mia vita tranquillamente ma vedendomi anche meglio. Vorrei che i miei genitori non mi costringessero a riprendere peso o a mangiare, ma capissero il mio problema anche perché continuare a mentire sul cibo mi fa sentire molto in colpa. Si sono accorti che sono dimagrita tanto ma non immaginano sia per questo, anche perché con loro io mi fingo sempre entusiasta di mangiare. L’unica cosa che mi preoccupa è che non ho il ciclo da 8 mesi e so che non è sano. Da una parte io continuo ad amare il cibo ma un lato di me non vede altro che calorie da bruciare, e se mangio troppo riprenderei tutti i kili. So che ci vogliono 7000kcal per ingrassare, ma essendo in sottopeso (45kg, sono alta 1,65m) invece li riprenderei tutti dal primo all’ultimo e la cosa mi terrorizza. In più mi sento in colpa perché prima amavo mangiare e il cibo, non mi preoccupava l’estetica e anzi, mi vedevo benissimo e magra. So che ero magra, ma non abbastanza. Ora anche non sono magra abbastanza, ma il peso sulla bilancia mi piace di più e sono più felice. Mangio per mantenere quel peso, non voglio dimagrire né ingrassare. Il problema è che ora non riesco più a mangiare che ho tantissimo reflusso e per questa ragione i miei genitori mi hanno accompagnata anche da un medico, ma credo che questo reflusso sia dovuto al mio problema con il cibo. Comunque so che i dca sono malattie che solo un dottore può dirmi di avere dopo analisi ecc, ho scritto così solo perché il nome disturbo alimentare mi sembra esattamente quello che descrive il mio problema. Non ho più fame, posso non mangiare per due giorni interi e non sentire nulla, e questo da un lato mi spaventa. Non capisco vorrei solo che i miei genitori mi lasciassero continuare mangiare così ma so che vorranno che io torni come prima. So che gli altri non mi amano per come sono esteticamente né per quanto peso, ma io mi piaccio più magra e questo è il modo per essere più magra e a me va bene. Come posso spiegare tutto questo si miei genitori senza farli preoccupare?? non voglio essere un peso
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso qualcosa di così personale e complesso.
Da quello che racconta emerge una situazione in cui da una parte sente di avere controllo, di piacersi di più e di riuscire a portare avanti la sua vita, ma dall’altra compaiono segnali importanti come la perdita significativa di peso, il rapporto molto rigido con il cibo, il senso di colpa e l’assenza del ciclo da diversi mesi, che lei stessa riconosce come non salutari. Questa ambivalenza è molto frequente in chi vive difficoltà legate all’alimentazione, perché una parte “vuole continuare così”, mentre un’altra inizia a preoccuparsi.
Capisco il suo timore di essere un peso per i suoi genitori, ma il fatto che lei stia mentendo e si sente in colpa, indica che questa situazione, in realtà, le sta pesando. Condividerla potrebbe non essere un “carico” per loro, ma un modo per non restare sola in qualcosa che sta diventando importante.
Provare a spiegare cosa sta vivendo non significa automaticamente che le verrà imposto qualcosa, ma può essere un primo passo per farsi comprendere davvero, anche nelle sue paure. Potrebbe aiutarla presentare la situazione in modo semplice e sincero, ad esempio spigando che da qualche tempo il rapporto con il cibo è cambiato, sente di avere pensieri molto concentrati su calorie e peso e anche spiegare che fa fatica a parlarne perché non vuole farli preoccupare. Il corpo che “non sente più la fame” o che perde il ciclo sta mandando dei segnali. Anche se ora si sente attiva e funzionante, questi cambiamenti meritano attenzione, perché nel tempo possono avere conseguenze che non sempre si vedono subito. Il fatto che lei riesca a riconoscere tutto questo e a parlarne è già un passo molto significativo. Non è necessario affrontarlo da sola.
Cordialmente
Salve, sono un uomo di 41 anni e da 13 anni sto con una donna di 10 anni più piccola. Abbiamo litigato di rado e per anni tutto è andato bene, ma negli ultimi 4 anni tra di noi è cambiato molto il rapporto, cosa che lei non pensa sia avvenuta. Ogni mia proposta di fare qualcosa insieme è sistematicamente rifiutata, lei esce poco di casa, non si cura come prima, e non ha obiettivi nella vita. Avevano deciso di andare a vivere insieme, ma sua mamma ha accusato un malore, e da quel giorno tutto si è fermato. Io sto male, oltretutto la vita sessuale da 4 anni è quasi assente, mi sento inutile e parlare con lei non serve a nulla. Non chiedo che cambi completamente, ma talvolta un compromesso non farebbe male. Sto pensando di lasciarla ma ho paura di un futuro da solo, non so più che fare.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza significativa legata a un cambiamento nella relazione. Può essere particolarmente frustrante quando uno dei due avverte una distanza e l’altro no, si crea spesso un senso di solitudine e incomprensione molto forte.
I comportamenti che descrive nella sua partner (ritiro, poca cura di sé, scarso interesse per le attività e per la sessualità) potrebbero avere diversi significati. In alcuni casi possono essere legati a un momento di difficoltà personale, anche non esplicitata. L’episodio della madre, ad esempio, potrebbe aver avuto un impatto più profondo di quanto appaia. Allo stesso tempo, è importante non perdere di vista che il bisogno di condivisione, di intimità e di progettualità nella coppia è fondamentale, e il fatto che lei non si senta considerato merita attenzione.
Quando il dialogo sembra non portare a cambiamenti, può essere utile provare una condivisione più diretta di ciò che prova (solitudine, tristezza, timore per il futuro della relazione). Se anche questo non dovesse aprire uno spazio di confronto, un percorso di coppia potrebbe rappresentare un’occasione per essere ascoltati.
Rispetto al pensiero di lasciarla, emerge un conflitto interno che riguarda da una parte il disagio nella relazione, dall’altra la paura della solitudine. Il rischio è di restare in una relazione insoddisfacente più per timore che per scelta.
Potrebbe esserle utile prendersi uno spazio di riflessione (anche con un professionista) per chiarire meglio quali sono i suoi bisogni nella relazione, quanto questa relazione, così com’è oggi, riesce a soddisfarli, cosa la trattiene e cosa invece la spinge ad andare via.
Cordialmente
Salve dottori, sono una ragazza di 26 anni, mi sono lasciata da circa qualche mese, abbiamo 22 anni di differenza, stavamo insieme da 3 anni circa, diciamo che da circa inizio anno ho iniziato a risentire un mio amico con cui mi frequentavo a distanza diciamo circa prima del mio ex, con lui mi sono sempre sfogata, sentita capita e forse questo, che non trovavo nel mio ex, mi ha fatto avvicinare a lui, e tutt'ora ho un non so quale sentimento nei suoi confronti, con lui oltretutto ci dobbiamo rivedere in questi giorni, dopo esserci visto un mese fa già, in amicizia anche se c'è stato qualche bacio. Inoltre però col mio ex ci continuavamo a vedere perché io non riuscivo a distaccarmi, a lasciarlo andare, nonostante continuassi a non vedere cambiamenti da parte sua, nonostante continuassimo a discutere, a vedere cose che non mi stavano bene..con questo amico ora mi devo rivedere ma ho paura, perché in questo periodo ho di nuovo riprovato qualcosa per lui, ma è come se andassi a periodi, non so come sentirmi, come riconoscere ciò che provo..mi piace ma allo stesso tempo voglio essere libera o comunque ho paura che poi ci sono atteggiamenti o comportamenti anche banali che non mi piacciono..quindi ritorno sui miei passi e non mi piace più, ma è ovvio che se lo vedo magari vorrei baciarlo, parlare, stare insieme ecc..mi spaventa questo perché non so come riconoscere il tutto, cosa fare, lasciare che le cose vadano da se e vedere come va oppure cosa? non riesco a dare un nome a tutto ciò, a come mi sento...a cosa provo, ho paura di non so neanche cosa, di vederlo e non sapere cosa fare per paura..non lo so
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
quello che descrive sembra essere un momento di confusione emotiva. Da ciò che racconta, sembra che dentro di lei convivano due bisogni opposti che riguardano da una parte il desiderio di vicinanza, comprensione e connessione emotiva, che sente con questo ragazzo; dall’altra il bisogno di libertà, autonomia e forse anche la paura di ritrovarsi nuovamente in dinamiche che potrebbero farla stare male.
Il fatto di essere rimasta legata al suo ex, pur riconoscendo aspetti della relazione che non la facevano stare bene, può indicare quanto sia difficile a volte separarsi non solo da una persona, ma anche dall’abitudine emotiva, dall’affetto e da ciò che quella relazione rappresentava.
Rispetto al suo amico, a volte, quando ci si riavvicina emotivamente a qualcuno dopo un periodo delicato, può emergere la paura di soffrire e/o il timore di perdere la propria libertà.
Risulta importante che lei ascolti le sue paure senza forzarsi a dare subito una definizione precisa a ciò che prova. Forse, in questo momento, più che cercare immediatamente una risposta definitiva (“mi piace davvero?” “voglio una relazione?”), potrebbe esserle utile concedersi il tempo di osservare come si sente nelle situazioni concrete, senza sentirsi obbligata a decidere subito cosa sarà questo rapporto.
Provi a non giudicarsi troppo per questa confusione, le emozioni, soprattutto dopo una chiusura relazionale significativa, raramente sono lineari.
Cordialmente
Buongiorno, non so se questo sia il luogo giusto per avere una risposta, intanto ringrazio per la disponibilità.
Un anno fa sono stata operata di tumore alla gamba, al momento porto un tutore poiché ho perso la sensibilità al piede.
Mio marito ha alternato momenti un cui mi è stato vicino a momenti di freddezza e nervosismo, anche quando sono tornata a casa dopo 2 mesi di ospedale.
Non abbiamo rapporti completi da quasi 2 anni e lui mi ripete che non se la sente per ora per la mia gamba e perché dice di non essere in forma.
A me sembra strano tutto ciò, nel senso cbe potevo capire un anno fa ma ora non capisco perché non cerchi un momento per noi.
Avrei bisogno di un vostro parere grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata.
Quello che descrive tocca vari aspetti, da una parte il suo percorso di malattia e le conseguenze fisiche ed emotive che ha provocato, dall’altra la relazione di coppia, che sembra aver subito un cambiamento significativo.
Dopo un evento così impegnativo, il bisogno di vicinanza, rassicurazione e intimità tende ad aumentare, mentre la distanza dell’altro può essere vissuta con ancora maggiore intensità. Rispetto al comportamento di suo marito, è difficile trarre conclusioni senza conoscere direttamente il suo vissuto. Potrebbe avere difficoltà a gestire la malattia e le sue conseguenze, paura (anche legata al corpo, o alla sessualità dopo un cambiamento fisico), senso di inadeguatezza. Questo non giustifica la distanza, ma può aiutare a leggerla da un'altra prospettiva.
Potrebbe essere utile provare ad aprire un dialogo in un momento tranquillo, esprimendo non ciò che “non va” in lui, ma come lei si sente (triste, distante, confusa) e il desiderio di ritrovare una connessione. In alternativa, quando il dialogo diretto è difficile, un percorso di coppia può offrire uno spazio protetto per affrontare questi temi.
Se sente che questa situazione le pesa, potrebbe essere utile anche per lei uno spazio di supporto individuale.
Cordialmente
Salve, ho 30 anni e mi sono trasferita pochi mesi fa in una nuova città raggiungendo il mio compagno che è venuto qui per lavoro. Premetto che sono venuta qui anche per iniziare un percorso di 2 mesi come stage in un posto per fare esperienza nel mio campo e vedere se può veramente piacermi questo lavoro. Lo stage non è andato a buon fine perchè alla fine dei due mesi, ho deciso di non proseguire a causa di dissapori con i titolari. Questi mi hanno umiliata dicendomi che non mi sono integrata bene nel gruppo e altre cose che mi hanno fatta stare parecchio male per giorni. Recarmi in quel luogo era per me tossico, mi faceva stare male emotivamente e fisicamente. Ho pertanto deciso di non proseguire per questo. Adesso sono quindi in cerca di lavoro da diverse settimane, sono veramente disperata perchè ho bisogno di uno stipendio per poter rimanere qui. Non voglio assolutamente tornare al mio paese perchè ciò vorrebbe dire tornare dai miei e fallire. Non lo accetto, perchè ho fatto tanti sacrifici per essere qui, per andare via di casa, per crescere, per crearmi una vita da adulta, non posso buttare tutto all'aria. Ma il solo pensiero di iniziare un nuovo lavoro mi mette molta agitazione. Perchè penso di non essere capace, ho paura di non trovarmi bene, ho paura di ritrovare persone tossiche anche lì e ho paura di fallire. Vorrei tanto poter trovare un ambiente sereno e iniziare finalmente la mia carriera. Avere un lavoro stabile, avere uno stipendio tutti i mesi. Poter pensare un po' di più a fare programmi, cosa che ora non posso fare per motivi economici. Se non dovessi trovare niente come faccio a restare qui? Quanto tempo posso darmi come limite? Sono spaventata. (Sto seguendo anche un percorso dalla psicologa che sto diminuendo sempre più perchè non posso permettermi di fare le sedute ogni settimana) Mi sento motivata a darmi da fare per rimanere qui, ma allo stesso tempo non so da dove cominciare. Mi spaventano i nuovi inizi e fin'ora non ho ottenuto neanche un singolo colloquio. Mi sento davvero indietro su tutto. Vorrei essere più serena. Le mie amiche si sposano e io sto in questa situazione. Sento davvero di aver sbagliato tutto a volte. Cosa mi consigliate? Considerando la mia ansia anticipatoria/scarsa autostima/pessimismo e altre cose.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Salve,
Il trasferimento in una nuova città, l’inizio di un’esperienza lavorativa, la convivenza, l’incertezza economica e la chiusura di uno stage vissuto in modo doloroso sono tutti cambiamenti importanti concentrati in poco tempo. È comprensibile che il suo equilibrio emotivo ne abbia risentito.
L’esperienza che racconta dello stage sembra aver toccato aspetti profondi della sua autostima. Quando si ricevono critiche umilianti o ci si sente esclusi, soprattutto in un contesto nuovo in cui si sperava di crescere, è facile iniziare a mettere in dubbio il proprio valore e le proprie capacità. Tenga in mente che il fatto che quell’ambiente fosse percepito come tossico non significa automaticamente che lei “non sia adatta” al lavoro o incapace di integrarsi. A volte un contesto poco accogliente può amplificare ansia e insicurezze già presenti.
La motivazione che lei mostra nel continuare a cercare lavoro, nonostante la paura, indica che una parte di lei non ha smesso di credere nella possibilità di costruire qualcosa.
Spesso ci si confronta con i tempi degli altri (“le mie amiche si sposano”, “gli altri sono più avanti”), ma ogni percorso ha ritmi e difficoltà differenti. Forse, in questo momento, potrebbe aiutarla non pensare subito a “sistemare tutta la vita”, ma concentrarsi su piccoli passi concreti e sostenibili. Ad esempio: mantenere una routine quotidiana, continuare a candidarsi anche se si sente scoraggiata, individuare ambienti lavorativi compatibili con i suoi bisogni, curare gli spazi che la aiutano a stare meglio.
Cordialmente
Come dire a mia mamma di voler predere la pillola? Ho 23 anni e mi sto frequentando con una ragazzo da un mesetto. Abbiamo già fatto tutti i preliminari e vorrei spingermi oltre, ma ho il costante terrore di gravidanze indesiderate. Vorrei dire a mia mamma (con cui ho molta confidenza, tranne per queste cose) di voler prendere la pillola ma non so come introdurre l’argomento, essendo l'intimità un argomento tabù in famiglia. L'ultima volta in cui gliel'ho detto mi ha fatto un pò di storie (esempio dicendomi che non ero ancora fidanzata con questo ragazzo, chiedendo se avesse intenzioni serie e chiedendomi cosa dobbiamo fare ecc...). Non mi sento a mio agio a parlare di queste cose con lei, specialmente rapporti sessuali. So anche che potrei affidarmi ad un consultorio, ma se per qualche motivo venisse a sapere che prendo la pillola ? penso sia meglio avvisarla subito. Non so se fidarmi solo del preservativo la prima volta. Come posso avvisarla della mia scelta cercando di limitare l’imbarazzo (suo e di conseguenza anche mio)?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
quello che descrive è comprensibile, anche quando c’è un buon rapporto con un genitore, parlare di sessualità può risultare molto difficile, soprattutto se in famiglia l’argomento è stato vissuto come un tabù.
Lei però sta cercando di affrontare la situazione con responsabilità e consapevolezza, informandosi sulla contraccezione e riflettendo sulle sue scelte. Questo è un elemento positivo. È possibile che sua madre, quando affronta questi temi, reagisca più con preoccupazione o imbarazzo che con conseguente chiusura. A volte i genitori fanno domande sul partner o sulla “serietà” della relazione perché collegano la sessualità a protezione o valori personali, anche se il modo in cui lo esprimono può mettere a disagio.
Per limitare l’imbarazzo potrebbe aiutarla scegliere un momento tranquillo, senza tensioni o fretta, introdurre il discorso in modo semplice e diretto, senza sentirsi obbligata a entrare nei dettagli della sua intimità e parlare della pillola soprattutto come una scelta di tutela e responsabilità verso sé stessa.
È anche importante ricordare che, a 23 anni, lei ha il diritto di fare scelte riguardanti la sua salute e la sua sessualità. Il confronto con sua madre può essere importante per lei sul piano emotivo e relazionale, ma non significa doversi sentire “in colpa” per il desiderio di vivere l’intimità.
Rispetto alla contraccezione, parlarne con un ginecologo, recandosi anche ad un consultorio, può aiutarla a ricevere informazioni corrette e scegliere il metodo più adatto a lei, anche rispetto ai suoi timori.
Cordialmente
Buongiorno, a luglio dell'anno scorso ho perso mia madre dopo due anni di lotte, chemioterapie e visite in ospedali di quasi tutta italia.La settimana dopo la scomparsa di mia madre , ho raggiunto la mia ragazza a Roma ma essendo alla ricerca di lavoro ho passato la maggior parte del tempo da solo in casa a cercare di tirarmi su da solo e a mandare curriculum molte volte senza avere neanche risposta. Ho la sensazione perenne di voler fuggire senza una meta , sento tutto troppo pesante e quando ripenso ai momenti passati sento una rabbia schiacciante verso me stesso per non aver fatto di più. Soffro di insonnia e quando spengo la luce mi vengono in mente soltanto gli ultimi tempi con mia madre e specialmente le ultime settimane, dove ho visto mia madre lentamente spegnersi attaccata all'ossigeno e a quel maledetto saturimetro che pian piano scendeva di percentuale. Stordita dai troppi medicinali per il dolore il suo ultimo giorno i medici dell'ambulanza gli hanno somministrato un medicinale per togliergli gli effetti e ho rivisto mia madre riprendere lucidità ahimè nel suo momento peggiore visto che non riusciva a respirare fino a perdere conoscenza e pian piano esalare l'ultimo respiro. Di queste scene non racconto mai a nessuno perchè non voglio che sappiano quanto abbia sofferto alla fine mia madre, di quanto fosse spaventata e di come io non abbia potuto fare niente.
Tra poco sarà quasi un anno ed io non riesco a superare la cosa. Grazie a chi mi leggerà.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno e grazie per aver trovato la forza di raccontare qualcosa di così doloroso e intimo.
Dal suo messaggio emerge non solo il dolore per la perdita di sua madre, ma anche il peso emotivo di aver assistito da vicino alla sua sofferenza negli ultimi momenti di vita.
Quando si vive una perdita così importante dopo un lungo periodo di cure, ospedali, speranze, paura e stanchezza, può accadere che il dolore non riguardi soltanto l’assenza della persona amata, ma anche tutto ciò che si è visto, vissuto e trattenuto dentro. A volte la mente continua a tornare a quegli ultimi momenti, soprattutto quando cala il silenzio o si resta soli con i propri pensieri.
Tuttavia, essere presenti accanto a una persona amata durante una malattia lunga e difficile, accompagnarla, assisterla e restare lì fino alla fine è già qualcosa di enorme, anche quando dentro si prova impotenza. Di fronte a certe situazioni, purtroppo, non sempre esiste qualcosa che avrebbe potuto cambiare l’esito o alleviare completamente il dolore.
Non parlare mai di quelle immagini, della paura vista negli occhi di sua madre o della sofferenza vissuta accanto a lei non significa averle superate.
Anche il senso di fuga, la pesantezza costante, l’insonnia e il fatto che quei ricordi tornino con forza dopo quasi un anno raccontano quanto questa esperienza sia ancora molto viva dentro di lei. Non esiste un tempo “giusto” entro cui smettere di soffrire per una perdita così significativa, soprattutto quando il legame era profondo e quando gli ultimi mesi sono stati così intensi.
Forse, proprio perché questo dolore sembra ancora così presente e solitario, potrebbe essere importante concedersi uno spazio in cui poter raccontare anche le parti più difficili e dolorose di ciò che ha vissuto, senza sentirsi obbligato a reggere tutto da solo.
Cordialmente
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