Salve ho 50 anni e premetto che sono sempre stato ipocondriaco e ansioso, da qualche tempo ho paura
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Salve ho 50 anni e premetto che sono sempre stato ipocondriaco e ansioso, da qualche tempo ho paura di strozzarmi deglutendo il cibo, ho una sensazione di avere tra gola e palato un bolo, a tavola mangio poco o quasi nulla per paura di soffocarmi. Ma la cosa che mi preoccupa è che da quando ho avuto il problema di aver paura di soffocare, ho perso qualche chilo per me di troppo, sono alto 196 e attualmente peso intorno agli 80 chili.. Sto mangiando molto meno rispetto a prima solo pasta e frutta a pranzo e poco a cena. Ho paura di andare sottopeso o che non riesca a recuperare. Ho paura di avere qualche patologia, mi misuro spesso pressione, ho fatto recenti analisi sangue che sono risultate regolari. Ho paura di non riuscere a superare questo problema.Attendo un vostro gradito consiglio.. Grazie
Salve, il suo problema di bolo è molto comune in situazioni ansiose ed in particolare in un quadro ipocondriaco. Può rimediare con un percorso terapeutico per poter lavorare sulla sua ansia comprendendone i principali motivi. Potrà sperimentare come nel momento in cui il livelli d'ansia si abbassino anche la sensazione del bolo potrà scomparire. Il bolo a cui fa riferimento è il classico "bolo isterico" presente in letteratura dove il sintomo è il risultato di un quadro ansioso. Proprio per questo vedrà che come migliorerà il quadro ansioso tale sintomo tenderà a scomparire. Cordiali saluti !
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Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso qui la sua esperienza.
Quello che descrive può risultare molto spaventante, soprattutto quando si ha già una sensibilità all’ansia e una forte attenzione ai segnali del corpo. La sensazione di “bolo” in gola e la paura di soffocare durante i pasti sono esperienze che, in alcune fasi di maggiore tensione, possono comparire e diventare molto intense, al punto da portare a evitare il cibo e a mangiare sempre meno.
È comprensibile che questo la preoccupi, sia per il timore di avere una patologia, sia per la perdita di peso che sta osservando. Allo stesso tempo, il fatto che gli accertamenti medici siano risultati nella norma è un elemento importante, che spesso aiuta a orientarsi verso una componente legata all’ansia, piuttosto che a un problema organico.
Quando l’attenzione si concentra molto su funzioni automatiche come la deglutizione, queste possono diventare meno fluide e più “sotto sforzo”, aumentando proprio le sensazioni che si temono. Questo può alimentare un circolo di preoccupazione, controllo e riduzione dell’alimentazione, come sta accadendo nel suo caso.
La sua preoccupazione di “non riuscire a superare questo problema” è comprensibile, ma non è affatto raro che situazioni di questo tipo possano modificarsi nel tempo con il giusto supporto. Non è qualcosa che definisce in modo permanente la sua condizione.
A volte, trovare spazio sicuro in cui parlare di ciò che sta vivendo e sentirsi accompagnato nell’affrontare queste difficoltà può aiutare a superare momenti come questo.
Un saluto
Dott.ssa Ludovica Giori
Quello che descrive può risultare molto spaventante, soprattutto quando si ha già una sensibilità all’ansia e una forte attenzione ai segnali del corpo. La sensazione di “bolo” in gola e la paura di soffocare durante i pasti sono esperienze che, in alcune fasi di maggiore tensione, possono comparire e diventare molto intense, al punto da portare a evitare il cibo e a mangiare sempre meno.
È comprensibile che questo la preoccupi, sia per il timore di avere una patologia, sia per la perdita di peso che sta osservando. Allo stesso tempo, il fatto che gli accertamenti medici siano risultati nella norma è un elemento importante, che spesso aiuta a orientarsi verso una componente legata all’ansia, piuttosto che a un problema organico.
Quando l’attenzione si concentra molto su funzioni automatiche come la deglutizione, queste possono diventare meno fluide e più “sotto sforzo”, aumentando proprio le sensazioni che si temono. Questo può alimentare un circolo di preoccupazione, controllo e riduzione dell’alimentazione, come sta accadendo nel suo caso.
La sua preoccupazione di “non riuscire a superare questo problema” è comprensibile, ma non è affatto raro che situazioni di questo tipo possano modificarsi nel tempo con il giusto supporto. Non è qualcosa che definisce in modo permanente la sua condizione.
A volte, trovare spazio sicuro in cui parlare di ciò che sta vivendo e sentirsi accompagnato nell’affrontare queste difficoltà può aiutare a superare momenti come questo.
Un saluto
Dott.ssa Ludovica Giori
Salve, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo, perché si percepisce chiaramente quanto questa situazione la stia preoccupando e quanto stia iniziando a incidere concretamente sulla sua vita quotidiana, soprattutto sul rapporto con il cibo e con il suo corpo.
Da come descrive il tutto, ci sono due livelli che si intrecciano. Da una parte c’è la sensazione fisica che avverte alla gola, quel “bolo” che la porta a pensare di potersi strozzare; dall’altra c’è tutta la parte di paura, controllo e pensiero che si è costruita attorno a quella sensazione e che nel tempo la sta amplificando sempre di più.
Le faccio una domanda importante: quando ha iniziato ad avere questa paura, ricorda se è successo qualcosa di specifico, magari anche un episodio banale legato al cibo o alla deglutizione, che però le è rimasto impresso?
Perché spesso questi meccanismi partono da una sensazione o da un episodio iniziale, e poi è la mente — soprattutto in persone già sensibili all’ansia e all’ipocondria — a costruirci sopra un sistema di allarme sempre più forte.
Un altro aspetto molto significativo è quello che le sta succedendo a tavola: meno mangia, più il corpo si abitua a mangiare poco, ma allo stesso tempo aumenta la paura, perché ogni pasto diventa una prova da superare. È come se si fosse creato un circolo in cui la paura la porta a evitare, e l’evitamento mantiene viva la paura.
Le chiedo: quando è seduto a tavola, cosa succede esattamente nei suoi pensieri? È più una paura improvvisa e fisica, oppure una serie di pensieri del tipo “e se mi va di traverso”, “e se non riesco a deglutire”, “e se succede qualcosa”?
E ancora: le capita di riuscire a mangiare con più tranquillità in alcuni momenti o contesti, oppure la sensazione è sempre uguale?
Il fatto che le analisi siano regolari è un dato molto importante, ma immagino che non sia sufficiente a tranquillizzarla del tutto. Questo è tipico dell’ansia ipocondriaca: anche davanti a esami nella norma, il dubbio resta, o si sposta.
Il suo timore di perdere peso e di non riuscire a recuperare è comprensibile, ma sembra più una conseguenza di questo meccanismo che una causa. Il punto centrale non è tanto “quanto mangia”, ma cosa succede dentro di lei nel momento in cui dovrebbe mangiare.
Quello che sta vivendo è qualcosa che vedo spesso: una paura molto concreta, legata al corpo, che però è sostenuta e amplificata da un circuito ansioso molto preciso. E la buona notizia è che, proprio perché è un meccanismo, si può lavorare per modificarlo.
Non tanto cercando di “forzarsi a mangiare”, ma andando a intervenire su quel momento preciso in cui la paura si attiva, sui pensieri che la accompagnano e sul modo in cui il suo corpo reagisce.
Se vuole, possiamo iniziare a esplorare insieme più nel dettaglio come funziona questo meccanismo nel suo caso specifico, perché già capire bene cosa succede passo dopo passo è il primo passo per iniziare a sbloccarlo. A volte bastano piccoli cambiamenti mirati per iniziare a sentire che non è più completamente in balia di questa paura.
Da come descrive il tutto, ci sono due livelli che si intrecciano. Da una parte c’è la sensazione fisica che avverte alla gola, quel “bolo” che la porta a pensare di potersi strozzare; dall’altra c’è tutta la parte di paura, controllo e pensiero che si è costruita attorno a quella sensazione e che nel tempo la sta amplificando sempre di più.
Le faccio una domanda importante: quando ha iniziato ad avere questa paura, ricorda se è successo qualcosa di specifico, magari anche un episodio banale legato al cibo o alla deglutizione, che però le è rimasto impresso?
Perché spesso questi meccanismi partono da una sensazione o da un episodio iniziale, e poi è la mente — soprattutto in persone già sensibili all’ansia e all’ipocondria — a costruirci sopra un sistema di allarme sempre più forte.
Un altro aspetto molto significativo è quello che le sta succedendo a tavola: meno mangia, più il corpo si abitua a mangiare poco, ma allo stesso tempo aumenta la paura, perché ogni pasto diventa una prova da superare. È come se si fosse creato un circolo in cui la paura la porta a evitare, e l’evitamento mantiene viva la paura.
Le chiedo: quando è seduto a tavola, cosa succede esattamente nei suoi pensieri? È più una paura improvvisa e fisica, oppure una serie di pensieri del tipo “e se mi va di traverso”, “e se non riesco a deglutire”, “e se succede qualcosa”?
E ancora: le capita di riuscire a mangiare con più tranquillità in alcuni momenti o contesti, oppure la sensazione è sempre uguale?
Il fatto che le analisi siano regolari è un dato molto importante, ma immagino che non sia sufficiente a tranquillizzarla del tutto. Questo è tipico dell’ansia ipocondriaca: anche davanti a esami nella norma, il dubbio resta, o si sposta.
Il suo timore di perdere peso e di non riuscire a recuperare è comprensibile, ma sembra più una conseguenza di questo meccanismo che una causa. Il punto centrale non è tanto “quanto mangia”, ma cosa succede dentro di lei nel momento in cui dovrebbe mangiare.
Quello che sta vivendo è qualcosa che vedo spesso: una paura molto concreta, legata al corpo, che però è sostenuta e amplificata da un circuito ansioso molto preciso. E la buona notizia è che, proprio perché è un meccanismo, si può lavorare per modificarlo.
Non tanto cercando di “forzarsi a mangiare”, ma andando a intervenire su quel momento preciso in cui la paura si attiva, sui pensieri che la accompagnano e sul modo in cui il suo corpo reagisce.
Se vuole, possiamo iniziare a esplorare insieme più nel dettaglio come funziona questo meccanismo nel suo caso specifico, perché già capire bene cosa succede passo dopo passo è il primo passo per iniziare a sbloccarlo. A volte bastano piccoli cambiamenti mirati per iniziare a sentire che non è più completamente in balia di questa paura.
Salve, ha condiviso un quadro che sembra molto compatibile con ansia somatizzata e paura di deglutire (spesso chiamata “bolo in gola”), frequente sensazione in chi soffre di ipocondria e disturbi d’ansia. Il fatto che le analisi siano nella norma è un elemento rassicurante e va tenuto in considerazione. La paura di soffocare può portare, come nel suo caso, a mangiare meno e perdere peso. Questo è un effetto dell’ansia, non necessariamente il segnale di una patologia organica. Più si evita il cibo per paura, più il timore tende a rinforzarsi, creando un circolo che si autoalimenta.
È importante intervenire su questo meccanismo.. piccoli passi graduali nel reintrodurre il cibo, senza forzarsi ma neanche evitando, possono aiutare. Parallelamente, un percorso di psicoterapia per ansia e ipocondria è particolarmente efficace per lavorare sulle paure legate alla salute e sulle sensazioni corporee.
Se la perdita di peso continua, può essere utile anche un confronto con il medico per monitorare la situazione. Cordiali saluti, AM
È importante intervenire su questo meccanismo.. piccoli passi graduali nel reintrodurre il cibo, senza forzarsi ma neanche evitando, possono aiutare. Parallelamente, un percorso di psicoterapia per ansia e ipocondria è particolarmente efficace per lavorare sulle paure legate alla salute e sulle sensazioni corporee.
Se la perdita di peso continua, può essere utile anche un confronto con il medico per monitorare la situazione. Cordiali saluti, AM
Gentile utente,
da ciò che descrive emerge una sofferenza importante, che sta incidendo in modo concreto sulla sua quotidianità, sul rapporto con il cibo e anche sul suo senso di sicurezza. La paura di soffocare può diventare molto pervasiva: quando l’attenzione si concentra in modo costante sulla deglutizione e sulle sensazioni della gola, anche segnali corporei comuni possono essere percepiti come minacciosi o amplificati, alimentando un circolo di allerta e controllo.
Ha già fatto un primo passo importante eseguendo controlli medici e analisi recenti risultate nella norma. Se la difficoltà percepita nella deglutizione persiste, può essere utile confrontarsi anche con uno specialista (ad esempio un otorinolaringoiatra o gastroenterologo), così da avere un inquadramento più completo e rassicurante anche sul piano organico.
Parallelamente, visto quanto questa paura sembra aver assunto spazio nella sua vita, potrebbe essere molto utile un supporto psicologico mirato. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a comprendere meglio il funzionamento di questa paura, ridurre l’ipercontrollo sul corpo e recuperare gradualmente un rapporto più sereno con l’alimentazione e con le sensazioni corporee.
Il fatto che oggi viva questa difficoltà non significa che non possa superarla: situazioni come quella che descrive sono affrontabili, soprattutto quando vengono accolte e trattate in modo integrato, senza trascurare né la dimensione fisica né quella emotiva
da ciò che descrive emerge una sofferenza importante, che sta incidendo in modo concreto sulla sua quotidianità, sul rapporto con il cibo e anche sul suo senso di sicurezza. La paura di soffocare può diventare molto pervasiva: quando l’attenzione si concentra in modo costante sulla deglutizione e sulle sensazioni della gola, anche segnali corporei comuni possono essere percepiti come minacciosi o amplificati, alimentando un circolo di allerta e controllo.
Ha già fatto un primo passo importante eseguendo controlli medici e analisi recenti risultate nella norma. Se la difficoltà percepita nella deglutizione persiste, può essere utile confrontarsi anche con uno specialista (ad esempio un otorinolaringoiatra o gastroenterologo), così da avere un inquadramento più completo e rassicurante anche sul piano organico.
Parallelamente, visto quanto questa paura sembra aver assunto spazio nella sua vita, potrebbe essere molto utile un supporto psicologico mirato. Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a comprendere meglio il funzionamento di questa paura, ridurre l’ipercontrollo sul corpo e recuperare gradualmente un rapporto più sereno con l’alimentazione e con le sensazioni corporee.
Il fatto che oggi viva questa difficoltà non significa che non possa superarla: situazioni come quella che descrive sono affrontabili, soprattutto quando vengono accolte e trattate in modo integrato, senza trascurare né la dimensione fisica né quella emotiva
Salve,
mi dispiace sinceramente per il momento difficile che sta attraversando. L’ipocondria e l’ansia possono essere molto pesanti da gestire e incidere profondamente sulla qualità della vita quotidiana. Comprendo il timore di non riuscire a superare questa situazione, ma con il giusto supporto è possibile affrontarla in modo efficace. Un percorso con un professionista della salute mentale potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a sviluppare strumenti concreti per gestirlo nel tempo. In particolare, un approccio cognitivo-comportamentale si è dimostrato spesso molto utile per difficoltà come quelle che descrive.
Resto volentieri a sua disposizione per eventuali chiarimenti o se desiderasse un supporto psicologico. Spero che queste indicazioni possano esserle di aiuto.
Cordialmente,
R.P.
mi dispiace sinceramente per il momento difficile che sta attraversando. L’ipocondria e l’ansia possono essere molto pesanti da gestire e incidere profondamente sulla qualità della vita quotidiana. Comprendo il timore di non riuscire a superare questa situazione, ma con il giusto supporto è possibile affrontarla in modo efficace. Un percorso con un professionista della salute mentale potrebbe aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a sviluppare strumenti concreti per gestirlo nel tempo. In particolare, un approccio cognitivo-comportamentale si è dimostrato spesso molto utile per difficoltà come quelle che descrive.
Resto volentieri a sua disposizione per eventuali chiarimenti o se desiderasse un supporto psicologico. Spero che queste indicazioni possano esserle di aiuto.
Cordialmente,
R.P.
Buongiorno,
è consigliato un percorso breve di psicoterapia, magari con tecniche ipnotiche.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
è consigliato un percorso breve di psicoterapia, magari con tecniche ipnotiche.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Buonasera,
quello che descrive è molto compatibile con un circolo ansioso: la paura di soffocare aumenta la tensione alla deglutizione, questa genera la sensazione di “bolo in gola”, e di conseguenza porta a mangiare sempre meno.
È importante chiarire un punto: con esami del sangue nella norma e senza segnali organici specifici, questa sensazione è molto spesso legata a ansia somatizzata e non a un problema strutturale della gola.
Il problema principale, adesso, non è tanto la sensazione in sé, ma il fatto che stia riducendo progressivamente il cibo: questo tende a mantenere e rinforzare la paura.
In questi casi aiuta:
evitare controlli ripetuti (peso, sensazioni in gola)
non restringere ulteriormente l’alimentazione
reintrodurre gradualmente i cibi in un contesto calmo
Se il calo di peso continua o la paura aumenta, è indicato un intervento psicologico mirato, perché si tratta di un disturbo che risponde bene al trattamento. Dr.Giuseppe Mirabella
quello che descrive è molto compatibile con un circolo ansioso: la paura di soffocare aumenta la tensione alla deglutizione, questa genera la sensazione di “bolo in gola”, e di conseguenza porta a mangiare sempre meno.
È importante chiarire un punto: con esami del sangue nella norma e senza segnali organici specifici, questa sensazione è molto spesso legata a ansia somatizzata e non a un problema strutturale della gola.
Il problema principale, adesso, non è tanto la sensazione in sé, ma il fatto che stia riducendo progressivamente il cibo: questo tende a mantenere e rinforzare la paura.
In questi casi aiuta:
evitare controlli ripetuti (peso, sensazioni in gola)
non restringere ulteriormente l’alimentazione
reintrodurre gradualmente i cibi in un contesto calmo
Se il calo di peso continua o la paura aumenta, è indicato un intervento psicologico mirato, perché si tratta di un disturbo che risponde bene al trattamento. Dr.Giuseppe Mirabella
Buongiorno, capisco la paura: quando il corpo sembra “bloccarsi” in un gesto naturale come deglutire, ogni boccone può diventare una prova.
Prima cosa: non liquiderei tutto con “è solo ansia”. Se la difficoltà a mangiare continua e c’è perdita di peso, è corretto parlarne con il medico di base, che potrà valutare se serva un approfondimento con otorino o gastroenterologo. Questo non perché debba pensare subito a qualcosa di grave, ma perché il corpo va messo al sicuro prima di lavorare sulla paura.
Detto questo, da ciò che racconta sembra essersi creato un circuito molto chiaro: sente il nodo alla gola, teme di soffocare, riduce il cibo, per un momento si sente più al sicuro, ma poi la perdita di peso aumenta l’allarme. Così il tentativo di proteggersi finisce per confermare al cervello che mangiare è pericoloso.
Il problema, quindi, non è solo deglutire: è che ogni pasto è diventato un esame.
Una piccola indicazione pratica: eviti di misurare continuamente pressione, peso e sensazioni alla gola, perché questi controlli spesso calmano per pochi minuti e poi riaccendono il dubbio. Scelga invece, con prudenza e gradualità, un piccolo pasto “possibile”, non perfetto, e lo affronti senza trasformarlo in una verifica della sua salute.
Se dopo gli accertamenti medici il problema resta soprattutto legato alla paura, un percorso psicologico mirato può aiutarla a interrompere il meccanismo ansia-controllo-evitamento e a recuperare fiducia nel corpo.
Può continuare a confrontarsi su questo passaggio, perché qui non si tratta solo di mangiare di più, ma di smettere di trattare ogni boccone come un pericolo.
Un caro saluto.
Prima cosa: non liquiderei tutto con “è solo ansia”. Se la difficoltà a mangiare continua e c’è perdita di peso, è corretto parlarne con il medico di base, che potrà valutare se serva un approfondimento con otorino o gastroenterologo. Questo non perché debba pensare subito a qualcosa di grave, ma perché il corpo va messo al sicuro prima di lavorare sulla paura.
Detto questo, da ciò che racconta sembra essersi creato un circuito molto chiaro: sente il nodo alla gola, teme di soffocare, riduce il cibo, per un momento si sente più al sicuro, ma poi la perdita di peso aumenta l’allarme. Così il tentativo di proteggersi finisce per confermare al cervello che mangiare è pericoloso.
Il problema, quindi, non è solo deglutire: è che ogni pasto è diventato un esame.
Una piccola indicazione pratica: eviti di misurare continuamente pressione, peso e sensazioni alla gola, perché questi controlli spesso calmano per pochi minuti e poi riaccendono il dubbio. Scelga invece, con prudenza e gradualità, un piccolo pasto “possibile”, non perfetto, e lo affronti senza trasformarlo in una verifica della sua salute.
Se dopo gli accertamenti medici il problema resta soprattutto legato alla paura, un percorso psicologico mirato può aiutarla a interrompere il meccanismo ansia-controllo-evitamento e a recuperare fiducia nel corpo.
Può continuare a confrontarsi su questo passaggio, perché qui non si tratta solo di mangiare di più, ma di smettere di trattare ogni boccone come un pericolo.
Un caro saluto.
Buongiorno,
grazie per aver esposto il suo vissuto, comprendo appieno le preoccupazioni da lei riportate in questa situazione. Dal quadro generale da lei descritto mi sembra di aver capito che sta vivendo una situazione delicata a causa di queste paure che, però, le stanno compromettendo il benessere con conseguenze nella vita quotidiana, motivo per cui le consiglio di accoglierle in maniera tempestiva con un professionista in modo che possa ritrovare quanto prima un equilibrio per lei positivo. Dietro a delle specifiche paure si aggrovigliano molti pensieri che, se non accolti e compresi adeguatamente, possono cronicizzarsi a livello sintomatologico e dare vita ad un circolo vizioso, a cui si uniscono ulteriori paure che la fanno sentire angosciata e destabilizzata. E' giusto dar loro uno spazio di ascolto rispettoso e privo di giudizio, così che lei possa accogliere quei bisogni che non si sta permettendo di ascoltare.
Rimango a disposizione anche online, un saluto.
Dott.ssa Cotronei Ludovica
grazie per aver esposto il suo vissuto, comprendo appieno le preoccupazioni da lei riportate in questa situazione. Dal quadro generale da lei descritto mi sembra di aver capito che sta vivendo una situazione delicata a causa di queste paure che, però, le stanno compromettendo il benessere con conseguenze nella vita quotidiana, motivo per cui le consiglio di accoglierle in maniera tempestiva con un professionista in modo che possa ritrovare quanto prima un equilibrio per lei positivo. Dietro a delle specifiche paure si aggrovigliano molti pensieri che, se non accolti e compresi adeguatamente, possono cronicizzarsi a livello sintomatologico e dare vita ad un circolo vizioso, a cui si uniscono ulteriori paure che la fanno sentire angosciata e destabilizzata. E' giusto dar loro uno spazio di ascolto rispettoso e privo di giudizio, così che lei possa accogliere quei bisogni che non si sta permettendo di ascoltare.
Rimango a disposizione anche online, un saluto.
Dott.ssa Cotronei Ludovica
Buongiorno,
la difficoltà che descrive è comprensibilmente fonte di preoccupazione, soprattutto considerando la paura di soffocare e il calo di peso di conseguenza.
La sensazione di “bolo” in gola e il timore di deglutire possono comparire anche in condizioni di ansia, in particolare quando l’attenzione risulta focalizzata sulle sensazioni corporee. Questo può portare, come nel suo caso, a ridurre l’alimentazione per evitare il disagio. Rimane importante non attribuire il tutto all’ansia senza un adeguato inquadramento. Il fatto che abbia già eseguito esami del sangue con esito nella norma è rassicurante, ma potrebbe essere utile confrontarsi anche con il suo medico curante per valutare, se ritenuto opportuno, una visita specialistica (ad esempio otorinolaringoiatrica), così da escludere cause organiche. Contemporaneamente, considerato il suo vissuto di ansia e ipocondria, potrebbe essere utile un supporto psicologico per affrontare la paura di soffocare, che spesso tende ad autoalimentarsi.
Nel frattempo, per ciò che riguarda l'alimentazione, può provare a mantenerla regolare, senza forzarsi ma evitando restrizioni eccessive e scegliendo consistenze che percepisce come più sicure.
Cordialmente
la difficoltà che descrive è comprensibilmente fonte di preoccupazione, soprattutto considerando la paura di soffocare e il calo di peso di conseguenza.
La sensazione di “bolo” in gola e il timore di deglutire possono comparire anche in condizioni di ansia, in particolare quando l’attenzione risulta focalizzata sulle sensazioni corporee. Questo può portare, come nel suo caso, a ridurre l’alimentazione per evitare il disagio. Rimane importante non attribuire il tutto all’ansia senza un adeguato inquadramento. Il fatto che abbia già eseguito esami del sangue con esito nella norma è rassicurante, ma potrebbe essere utile confrontarsi anche con il suo medico curante per valutare, se ritenuto opportuno, una visita specialistica (ad esempio otorinolaringoiatrica), così da escludere cause organiche. Contemporaneamente, considerato il suo vissuto di ansia e ipocondria, potrebbe essere utile un supporto psicologico per affrontare la paura di soffocare, che spesso tende ad autoalimentarsi.
Nel frattempo, per ciò che riguarda l'alimentazione, può provare a mantenerla regolare, senza forzarsi ma evitando restrizioni eccessive e scegliendo consistenze che percepisce come più sicure.
Cordialmente
Buongiorno,
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio i sintomi che descrive e cercare di capirne di più.
Le auguro il suo meglio.
LM
Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio i sintomi che descrive e cercare di capirne di più.
Le auguro il suo meglio.
LM
Buongiorno, da ciò che descrive emerge una sofferenza significativa, soprattutto nel momento dei pasti. La sensazione di nodo alla gola e il timore di soffocare sono disturbi abbastanza frequenti nelle persone che come lei soffrono di ansia. Spesso si instaura un circolo in cui la paura porta a ridurre l’alimentazione, con conseguente perdita di peso e aumento della preoccupazione.
Gli accertamenti nella norma rappresentano un elemento positivo;
Affiancare agli accertamenti medici un percorso di supporto psicoterapeutico potrebbe esserle molto utile per lavorare sia sull’ansia sia sul recupero graduale della fiducia nel gesto del deglutire, per interrompere il meccanismo di evitamento del cibo.
Le auguro un sereno percorso.
Dott.ssa Noemi Persiani
Gli accertamenti nella norma rappresentano un elemento positivo;
Affiancare agli accertamenti medici un percorso di supporto psicoterapeutico potrebbe esserle molto utile per lavorare sia sull’ansia sia sul recupero graduale della fiducia nel gesto del deglutire, per interrompere il meccanismo di evitamento del cibo.
Le auguro un sereno percorso.
Dott.ssa Noemi Persiani
Buonasera. Da ciò che racconta, sembra che la paura di soffocare stia avendo ormai un peso importante sul suo modo di mangiare, e questo merita attenzione sia sul piano fisico sia su quello ansioso. La sensazione di “bolo” tra gola e palato può comparire anche in situazioni di ansia e tensione, ma quando si mangia poco, si perde peso e la paura di deglutire diventa così forte, è importante non fermarsi all’ipotesi psicologica e parlarne anche con un medico, perché i disturbi della deglutizione e il calo ponderale vanno valutati. Il fatto che le analisi siano risultate nella norma è rassicurante, ma non basta da solo a chiudere il discorso se il problema continua a condizionarla così tanto. Allo stesso tempo, dal modo in cui descrive la situazione, sembra che la paura stia alimentando un circolo in cui più teme di soffocare, più mangia meno e più aumenta l’allarme sul corpo. Per questo le direi di non affrontarlo da solo: può essere utile confrontarsi con il medico per capire se serva un approfondimento su gola o deglutizione e, in parallelo, valutare anche un supporto psicologico, perché questa ansia sta chiaramente incidendo sulla sua quotidianità. Se questa situazione dovesse pesarle o destabilizzarla, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a lei.
Le auguro una buona serata.
Le auguro una buona serata.
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione: ciò che descrive è molto frequente nelle persone con una storia di ansia e ipocondria, e può diventare particolarmente invalidante perché coinvolge un atto automatico e quotidiano come il mangiare.
La sensazione di “bolo in gola” e la paura di soffocare durante la deglutizione sono spesso legate a uno stato di attivazione ansiosa. Quando l’attenzione si concentra molto sul corpo e sulla deglutizione, quest’ultima perde la sua naturale automaticità e può diventare rigida, aumentando proprio la sensazione di difficoltà o blocco. Questo crea un circolo vizioso: più controllo → più tensione → più difficoltà percepita → più paura.
Il fatto che gli esami del sangue siano nella norma è un dato rassicurante. La perdita di peso che riferisce sembra coerente con la riduzione dell’alimentazione dovuta alla paura, più che indicativa di una patologia organica. Tuttavia, è sempre utile, se non lo ha già fatto, confrontarsi anche con il medico curante per escludere definitivamente cause mediche (ad esempio legate alla deglutizione).
Un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutarla a:ridurre la paura legata alla deglutizione,interrompere il circolo vizioso tra attenzione e sintomi fisici,lavorare sui pensieri catastrofici (“potrei soffocare”, “non riuscirò a mangiare”),reintrodurre gradualmente e in sicurezza gli alimenti evitati e recuperare un rapporto più sereno con il cibo.
Nel frattempo, può essere utile iniziare con piccoli accorgimenti pratici: mangiare lentamente, in un contesto tranquillo, preferire inizialmente cibi morbidi ma variati (non solo pasta e frutta), e fare piccoli pasti frequenti piuttosto che forzarsi con porzioni abbondanti.
Il fatto che lei chieda aiuto è già un passo importante: questo tipo di problema, per quanto spaventoso, è mantenuto da meccanismi ben conosciuti e trattabili. Con il giusto supporto, è possibile recuperare sia serenità che peso corporeo.
Resto a disposizione
Cordiali saluti
La sensazione di “bolo in gola” e la paura di soffocare durante la deglutizione sono spesso legate a uno stato di attivazione ansiosa. Quando l’attenzione si concentra molto sul corpo e sulla deglutizione, quest’ultima perde la sua naturale automaticità e può diventare rigida, aumentando proprio la sensazione di difficoltà o blocco. Questo crea un circolo vizioso: più controllo → più tensione → più difficoltà percepita → più paura.
Il fatto che gli esami del sangue siano nella norma è un dato rassicurante. La perdita di peso che riferisce sembra coerente con la riduzione dell’alimentazione dovuta alla paura, più che indicativa di una patologia organica. Tuttavia, è sempre utile, se non lo ha già fatto, confrontarsi anche con il medico curante per escludere definitivamente cause mediche (ad esempio legate alla deglutizione).
Un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutarla a:ridurre la paura legata alla deglutizione,interrompere il circolo vizioso tra attenzione e sintomi fisici,lavorare sui pensieri catastrofici (“potrei soffocare”, “non riuscirò a mangiare”),reintrodurre gradualmente e in sicurezza gli alimenti evitati e recuperare un rapporto più sereno con il cibo.
Nel frattempo, può essere utile iniziare con piccoli accorgimenti pratici: mangiare lentamente, in un contesto tranquillo, preferire inizialmente cibi morbidi ma variati (non solo pasta e frutta), e fare piccoli pasti frequenti piuttosto che forzarsi con porzioni abbondanti.
Il fatto che lei chieda aiuto è già un passo importante: questo tipo di problema, per quanto spaventoso, è mantenuto da meccanismi ben conosciuti e trattabili. Con il giusto supporto, è possibile recuperare sia serenità che peso corporeo.
Resto a disposizione
Cordiali saluti
Buongiorno, le consiglio un percorso di psicoterapia che l'aiuti nella gestione dell'ansia/fobie. Cordiali saluti.
La sensazione di bolo in gola e il timore di soffocarsi deglutendo sono sintomi molto comuni nell'ansia e nell'ipocondria, e spesso si intensificano proprio quando vi prestiamo attenzione, innescando un circolo che si autorinforza. In ottica cognitivo-comportamentale, queste sensazioni corporee vengono amplificate dall'ipervigilanza, ovvero dall'abitudine a monitorare costantemente il proprio corpo alla ricerca di segnali di pericolo.
I comportamenti protettivi, come mangiare pochissimo o misurarsi spesso la pressione, nel breve termine riducono l'ansia, ma nel lungo termine la mantengono e la alimentano, perché impediscono di sperimentare che il pericolo temuto non si verificherebbe.
La rassicuro: esami del sangue regolari sono un buon segnale. Tuttavia, per affrontare in modo efficace questo pattern, le consiglio un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, che offre strumenti specifici per ridurre l'ipervigilanza e rompere questo circolo.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
I comportamenti protettivi, come mangiare pochissimo o misurarsi spesso la pressione, nel breve termine riducono l'ansia, ma nel lungo termine la mantengono e la alimentano, perché impediscono di sperimentare che il pericolo temuto non si verificherebbe.
La rassicuro: esami del sangue regolari sono un buon segnale. Tuttavia, per affrontare in modo efficace questo pattern, le consiglio un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, che offre strumenti specifici per ridurre l'ipervigilanza e rompere questo circolo.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno, quello che descrive è qualcosa che, per quanto possa sembrare strano o difficile da spiegare a parole, ha una sua logica interna molto comprensibile. Non è solo la paura di strozzarsi in sé, ma è tutto ciò che questa paura attiva dentro di lei: l’attenzione costante sul momento della deglutizione, il controllo sul corpo, i pensieri anticipatori prima dei pasti e, di conseguenza, la riduzione del cibo per evitare il rischio percepito. È come se la sua mente, con l’intento di proteggerla, avesse acceso un campanello d’allarme proprio lì, nel momento del mangiare. Quando questo tipo di paura si attiva, accade spesso che il corpo inizi a dare segnali coerenti con ciò che si teme. La sensazione di nodo alla gola, quella percezione di “bolo”, la difficoltà a deglutire serenamente, non sono necessariamente segnali di un problema organico, ma possono essere amplificati proprio dall’attenzione e dall’ansia. Più ci si concentra su quella zona e su quel gesto, più il gesto diventa “innaturale” e meno automatico, creando un circolo che si autoalimenta. Un aspetto importante da osservare è proprio quello che sta già accadendo: per proteggersi da questa paura, lei ha iniziato a mangiare meno e a selezionare cibi che percepisce come più sicuri. Nell’immediato questo riduce l’ansia, ma nel lungo periodo rischia di rinforzare l’idea che il pericolo sia reale e che vada evitato. È un meccanismo molto comune: meno si espone a ciò che teme, più quella paura diventa convincente. Il fatto che le analisi siano risultate nella norma è un dato importante, ma si capisce che non è sufficiente a tranquillizzarla. Questo perché quando l’ansia prende questa forma, non si basa solo su informazioni oggettive, ma su una sensazione interna molto forte che tende a prevalere sulla logica. È come se la mente dicesse “e se succedesse proprio a me?” e questa possibilità, anche se improbabile, diventa difficile da lasciare andare. Allo stesso tempo, è comprensibile che la perdita di peso la preoccupi ulteriormente. Questo aggiunge un altro livello di tensione e può aumentare la sensazione di non avere il controllo della situazione. In realtà, quello che sta succedendo non è una perdita di controllo, ma piuttosto un sistema che sta cercando, in modo un po’ rigido, di proteggerla. In questi casi può essere molto utile iniziare a osservare con curiosità il funzionamento di questo meccanismo, più che combatterlo direttamente. Notare quando parte il pensiero “potrei soffocare”, cosa succede nel corpo in quel momento, cosa fa per gestire quella sensazione. Questo tipo di consapevolezza è il primo passo per uscire da quel circolo. Un percorso psicologico, soprattutto in un’ottica cognitivo comportamentale, può aiutarla proprio in questo: comprendere come pensieri, sensazioni fisiche e comportamenti si influenzano tra loro e trovare modi graduali e sostenibili per ridurre la paura senza evitarla. Non si tratta di forzarsi a mangiare contro la paura, ma di costruire passo dopo passo un rapporto più sicuro e meno controllato con il proprio corpo e con il cibo. Il fatto che lei abbia già riconosciuto questo meccanismo e abbia deciso di chiedere aiuto è un segnale molto importante. Significa che una parte di lei sta cercando una strada diversa, più funzionale. E questa strada esiste, anche se in questo momento può sembrare lontana. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Da quello che racconti, potrebbe essere che una parte di te si sia spaventata molto all’idea di poter soffocare…
e da quel momento stia cercando di proteggerti, tenendoti in allerta quando mangi.
Allo stesso tempo, c’è anche un’altra parte che si accorge che così stai mangiando meno, stai perdendo peso e stai iniziando a stare peggio.
È come se una parte dicesse: “Attento, potresti soffocare”
e l’altra iniziasse a dire: “Così però non ce la faccio”.
Quando succede questo, spesso il corpo entra in tensione, la gola si irrigidisce e la sensazione che senti diventa ancora più forte.
E questo può farti pensare che il problema sia proprio lì.
Gli esami nella norma sono un dato importante.
Ma non sempre bastano a tranquillizzare quella parte spaventata.
Per questo ti farei una domanda:
quando sei a tavola, ti senti libero di mangiare…
o sei lì a controllare ogni boccone per paura che succeda qualcosa?
Perché se è la paura a guidare, non è qualcosa che si risolve semplicemente sforzandosi di mangiare di più.
In questi casi, può essere davvero utile non restare da soli,
ma avere uno spazio dove capire insieme cosa si è attivato dentro di te e come aiutarti a tornare a fidarti del tuo corpo, passo dopo passo.
Se senti che può esserti utile, possiamo vederlo insieme.
e da quel momento stia cercando di proteggerti, tenendoti in allerta quando mangi.
Allo stesso tempo, c’è anche un’altra parte che si accorge che così stai mangiando meno, stai perdendo peso e stai iniziando a stare peggio.
È come se una parte dicesse: “Attento, potresti soffocare”
e l’altra iniziasse a dire: “Così però non ce la faccio”.
Quando succede questo, spesso il corpo entra in tensione, la gola si irrigidisce e la sensazione che senti diventa ancora più forte.
E questo può farti pensare che il problema sia proprio lì.
Gli esami nella norma sono un dato importante.
Ma non sempre bastano a tranquillizzare quella parte spaventata.
Per questo ti farei una domanda:
quando sei a tavola, ti senti libero di mangiare…
o sei lì a controllare ogni boccone per paura che succeda qualcosa?
Perché se è la paura a guidare, non è qualcosa che si risolve semplicemente sforzandosi di mangiare di più.
In questi casi, può essere davvero utile non restare da soli,
ma avere uno spazio dove capire insieme cosa si è attivato dentro di te e come aiutarti a tornare a fidarti del tuo corpo, passo dopo passo.
Se senti che può esserti utile, possiamo vederlo insieme.
Buongiorno, penso che sia importante che lei si prenda cura di questa paura attraverso un percorso psicologico o psicoterapeutico. Ha mai provato questa strada prima? Mi sembra che la paura e la sensazione di blocco che lei percepisce stia influenzando in maniera significativa la sua vita e suoi comportamenti e il resoconto che lei fa sulla perdita di peso è lì a testimoniarlo. Lei ha già fatto un passo importante condividendo qui la sua esperienza, le suggerisco di fare il passo successivo e prendersi uno spazio terapeutico in cui poter elaborare e affrontare questa problematica con un professionista.
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Rimango a disposizione
Dott. Federico Bartoli
Quello che descrive può essere in linea con un disturbo d'ansia da paura di soffocare. In uno stato ipocondriaco, normali sensazioni fisiche, realmente percepite, spesso vengono caricate di pensieri spropositati. Nonostante possa essere normale provare paura, un disturbo d'ansia può effettivamente essere superato. Consiglio serenamente di intraprendere un percorso psicoterapeutico
Salve, da quanto descrive e a fronte di accertamenti medici risultati negativi, il calo ponderale potrebbe essere dovuto alla forte situazione di ansia e stress correlata al momento del pasto.
Già di per sé lo stress mette in allerta attivando il suo intero organismo e facendole bruciare più calorie del solito, se poi ha iniziato ad associarvi "strategie di evitamento" (mangio meno e/o in prevalenza cibi con i quali ho meno timore di strozzarmi) anche questo contribuisce al veloce dimagrimento.
Detto questo, suggerirei di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta (meglio se Funzionale o ad approccio Psico-corporeo Integrato, in modo da non trascurare i funzionamenti fisiologici, muscolari e posturali associati agli elementi cogniti ed emotivi) che possa aiutarla a comprendere, rielaborare e gestire il timore di strozzarsi che attualmente pare il focus scatenante la situazione per cui descrive il disagio odierno.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Già di per sé lo stress mette in allerta attivando il suo intero organismo e facendole bruciare più calorie del solito, se poi ha iniziato ad associarvi "strategie di evitamento" (mangio meno e/o in prevalenza cibi con i quali ho meno timore di strozzarmi) anche questo contribuisce al veloce dimagrimento.
Detto questo, suggerirei di cominciare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta (meglio se Funzionale o ad approccio Psico-corporeo Integrato, in modo da non trascurare i funzionamenti fisiologici, muscolari e posturali associati agli elementi cogniti ed emotivi) che possa aiutarla a comprendere, rielaborare e gestire il timore di strozzarsi che attualmente pare il focus scatenante la situazione per cui descrive il disagio odierno.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Salve,
quello che descrive merita attenzione, ma non va letto automaticamente come il segno di una patologia grave. In una persona con una storia di ansia e ipocondria, la paura di soffocare durante la deglutizione può diventare un circolo vizioso molto forte: avverto una sensazione in gola, mi spavento, controllo di più, mangio con tensione, deglutisco peggio, evito alcuni cibi, mangio meno, perdo peso, e la perdita di peso aumenta ancora di più la paura.
La sensazione di “bolo” tra gola e palato può comparire anche in condizioni di ansia, tensione muscolare, reflusso, irritazioni locali o difficoltà funzionali della deglutizione. Naturalmente, a distanza non è possibile fare diagnosi, quindi la cosa più corretta è fare prima una valutazione medica mirata: medico di base ed eventualmente otorinolaringoiatra o gastroenterologo, soprattutto se la difficoltà persiste, peggiora o si associa a dolore, vomito, sangue, febbre, raucedine importante, difficoltà anche con i liquidi o perdita di peso non spiegabile.
Nel suo caso, però, lei riferisce un dato importante: sta mangiando molto meno da quando ha paura di soffocare. Questo significa che il calo di peso potrebbe essere legato soprattutto alla riduzione dell’alimentazione, non necessariamente a una malattia nascosta. Le analisi del sangue regolari sono un elemento rassicurante, anche se non sostituiscono una visita se il sintomo alla gola continua.
Le suggerirei tre passaggi pratici.
Il primo è non affrontare tutto solo come “forza di volontà”. Se la paura è intensa, serve un aiuto specifico. Uno psicologo o psicoterapeuta, meglio se esperto in ansia, ipocondria, panico o disturbi dell’alimentazione legati alla paura di deglutire, può aiutarla a lavorare gradualmente sull’evitamento. Più evita il cibo, più il cervello impara che mangiare è pericoloso; più riprende in modo graduale e protetto, più il cervello può disimparare l’allarme.
Il secondo è proteggere il peso nell’immediato. Finché la paura è alta, può essere utile scegliere alimenti più facili da deglutire ma nutrienti: passati, vellutate, yogurt, frullati, puree, uova morbide, pesce morbido, ricotta, budini, creme, pasta ben condita e ben cotta. Non resti solo su pasta e frutta, perché rischia di assumere poche proteine e poche calorie. Anche un consulto con un nutrizionista può aiutarla a mantenere il peso mentre affronta la paura.
Il terzo è ridurre i controlli ripetuti. Misurare spesso la pressione, controllare continuamente la gola o monitorare ossessivamente il peso dà sollievo per pochi minuti, ma poi alimenta l’ansia. L’obiettivo non è ignorare il corpo, ma passare da un controllo continuo a controlli concordati con il medico.
Quindi, in sintesi: faccia una visita medica mirata per escludere problemi organici della gola/deglutizione; nel frattempo non restringa troppo l’alimentazione; e soprattutto chieda aiuto psicologico per la paura di soffocare e per l’ansia ipocondriaca. È un problema che può migliorare, ma va affrontato presto perché l’evitamento del cibo tende a rinforzarsi.
Il fatto che lei sia preoccupato non significa che sia “condannato” a restare così. Significa che il suo sistema d’allarme si è acceso troppo, e ora va aiutato a spegnersi gradualmente, con sicurezza e senza forzature estreme.
quello che descrive merita attenzione, ma non va letto automaticamente come il segno di una patologia grave. In una persona con una storia di ansia e ipocondria, la paura di soffocare durante la deglutizione può diventare un circolo vizioso molto forte: avverto una sensazione in gola, mi spavento, controllo di più, mangio con tensione, deglutisco peggio, evito alcuni cibi, mangio meno, perdo peso, e la perdita di peso aumenta ancora di più la paura.
La sensazione di “bolo” tra gola e palato può comparire anche in condizioni di ansia, tensione muscolare, reflusso, irritazioni locali o difficoltà funzionali della deglutizione. Naturalmente, a distanza non è possibile fare diagnosi, quindi la cosa più corretta è fare prima una valutazione medica mirata: medico di base ed eventualmente otorinolaringoiatra o gastroenterologo, soprattutto se la difficoltà persiste, peggiora o si associa a dolore, vomito, sangue, febbre, raucedine importante, difficoltà anche con i liquidi o perdita di peso non spiegabile.
Nel suo caso, però, lei riferisce un dato importante: sta mangiando molto meno da quando ha paura di soffocare. Questo significa che il calo di peso potrebbe essere legato soprattutto alla riduzione dell’alimentazione, non necessariamente a una malattia nascosta. Le analisi del sangue regolari sono un elemento rassicurante, anche se non sostituiscono una visita se il sintomo alla gola continua.
Le suggerirei tre passaggi pratici.
Il primo è non affrontare tutto solo come “forza di volontà”. Se la paura è intensa, serve un aiuto specifico. Uno psicologo o psicoterapeuta, meglio se esperto in ansia, ipocondria, panico o disturbi dell’alimentazione legati alla paura di deglutire, può aiutarla a lavorare gradualmente sull’evitamento. Più evita il cibo, più il cervello impara che mangiare è pericoloso; più riprende in modo graduale e protetto, più il cervello può disimparare l’allarme.
Il secondo è proteggere il peso nell’immediato. Finché la paura è alta, può essere utile scegliere alimenti più facili da deglutire ma nutrienti: passati, vellutate, yogurt, frullati, puree, uova morbide, pesce morbido, ricotta, budini, creme, pasta ben condita e ben cotta. Non resti solo su pasta e frutta, perché rischia di assumere poche proteine e poche calorie. Anche un consulto con un nutrizionista può aiutarla a mantenere il peso mentre affronta la paura.
Il terzo è ridurre i controlli ripetuti. Misurare spesso la pressione, controllare continuamente la gola o monitorare ossessivamente il peso dà sollievo per pochi minuti, ma poi alimenta l’ansia. L’obiettivo non è ignorare il corpo, ma passare da un controllo continuo a controlli concordati con il medico.
Quindi, in sintesi: faccia una visita medica mirata per escludere problemi organici della gola/deglutizione; nel frattempo non restringa troppo l’alimentazione; e soprattutto chieda aiuto psicologico per la paura di soffocare e per l’ansia ipocondriaca. È un problema che può migliorare, ma va affrontato presto perché l’evitamento del cibo tende a rinforzarsi.
Il fatto che lei sia preoccupato non significa che sia “condannato” a restare così. Significa che il suo sistema d’allarme si è acceso troppo, e ora va aiutato a spegnersi gradualmente, con sicurezza e senza forzature estreme.
Grazie per aver condiviso la sua storia. Si sente quanto questa situazione la stia preoccupando, specialmente ora che vede il suo corpo cambiare. Quello che descrive è un circolo vizioso molto comune, l'ansia si è "fermata" in gola, creando quella tensione ("bolo") che rende la deglutizione un atto spaventoso anziché naturale. Più lei cerca di controllare il cibo o i parametri medici, più la gola si stringe, confermando la paura. Questo sintomo spesso segnala qualcosa che facciamo fatica a "buttar giù" o a gestire nella nostra vita. A 50 anni, il corpo a volte usa questi blocchi per chiederci di rallentare o di guardare a ciò che ci sta togliendo il respiro. Le analisi regolari ci dicono che il suo corpo è sano, ma la sua mente è in allarme rosso. Il mio consiglio è di non aspettare, un percorso psicologico la aiuterà a sciogliere questo "nodo" e a smettere di vivere i pasti come una sfida per la sopravvivenza. Il problema è assolutamente superabile, ma deve spostare il focus dal peso alla sua serenità interiore.
Carissimo,
le paure fanno parte della nostra vita, ma c'è un momento in cui esse diventano talmente grandi che non riusciamo più a gestirle. Parli al più presto con un psicologo. La aiuterà molto a gestire le sue paure irrazionali. Forza, si faccia aiutare!
Buon cammino
le paure fanno parte della nostra vita, ma c'è un momento in cui esse diventano talmente grandi che non riusciamo più a gestirle. Parli al più presto con un psicologo. La aiuterà molto a gestire le sue paure irrazionali. Forza, si faccia aiutare!
Buon cammino
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