Ciao a tutti, innanzitutto, grazie per prendere del tempo per leggere questa mia richiesta. Vi scri

13 risposte
Ciao a tutti,
innanzitutto, grazie per prendere del tempo per leggere questa mia richiesta. Vi scrivo perché mi trovo in una fase di riflessione riguardo al mio percorso terapeutico iniziato nove mesi fa. Il mio dubbio riguarda la difficoltà ad aprirmi completamente e di comunicare in modo trasparente i miei pensieri e ciò che realmente mi accade; per questo motivo, mi sembra che continuare il percorso possa non avere senso. Ho deciso di discutere questa mia perplessità con il mio terapeuta prima di prendere una decisione definitiva. Durante il nostro colloquio, è emerso che è del tutto lecito avere questo pensiero e che sarebbe possibile procedere con maggior calma, concedendoci più tempo. Ad oggi, sto affrontando un periodo difficile e stressante, e credo che continuare la terapia possa aiutarmi a gestire questo stress, che ha riacceso una leggera ansia che pensavo di aver superato. Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista su questa situazione e quali suggerimenti avreste per affrontarla nel migliore dei modi.
Vi ringrazio ancora e vi auguro una buona giornata!
Dott.ssa Erika Giannola
Psicologo clinico, Psicologo
Genova
Buongiorno, grazie per aver scritto e condiviso ciò che provi.
La difficoltà ad aprirsi completamente è un'esperienza molto più comune di quanto si pensi, e non rende necessariamente inutile il percorso. Anzi, spesso è proprio uno dei temi più importanti su cui lavorare: quella fatica a mostrarsi racconta qualcosa di te, del tuo modo di proteggerti, e può diventare un punto di partenza su cui lavorare.
Vorrei anche rassicurarti su un punto: è del tutto normale che l'ansia possa riaffacciarsi durante un percorso, anche quando pensavamo di averla superata. Spesso accade proprio nei momenti di stress, e proprio la terapia può aiutarti ad accoglierla e gestirla con strumenti diversi. Per questo ti suggerirei di non decidere nulla in fretta.

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Dott.ssa Chiara Paci
Psicologo, Psicologo clinico
Montecatini-Terme
È comprensibile che in alcuni momenti del percorso emerga il dubbio sul senso della terapia, soprattutto quando si attraversano periodi di particolare stress. Anche la difficoltà ad aprirsi può essere vista come un’informazione preziosa, che racconta qualcosa del modo in cui ci si protegge e si entra in relazione con l’altro. Più che un ostacolo, potrebbe diventare un tema da esplorare insieme al terapeuta. Il fatto che abbia condiviso questo dubbio in seduta è già un passo importante nel lavoro terapeutico.

Un saluto,
Dott.ssa Paci Chiara
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, in questi casi, la scelta più corretta è quella che la fa sentire più tranquillo; in sostanza, ascoltandosi, dovrebbe valutare se il pensiero di concedere alla relazione terapeutica in atto ancora tempo perché possa riuscire ad aprirsi maggiormente, la fa sentire meglio o peggio rispetto all'idea di interromperlo o di cominciarne da capo uno nuovo con altro specialista.
In ogni scelta citata ci sono ovviamente dei pro e dei contro, pertanto, l'ago della bilancia dovrebbe essere un percepito di supposto maggior benessere rispetto alla scelta da fare.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Rachele Petrini
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buon pomeriggio, penso che lei giustamente si trovi in una fase della terapia in cui sorgono domande sul senso della stessa. Ha riscontrato una sua difficoltà nell'aprirsi e ha deciso di confidare ciò al suo terapeuta facendo un piccolo passo proprio verso ciò che per lei non è facile. Penso che sia importante sentire di poter avere fiducia della persona con cui sta svolgendo questo percorso e di prendersi tempo quando serve. In bocca al lupo per la strada che deciderà di intraprendere. saluti, dott.ssa Rachele Petrini
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, quello che porta è un dubbio molto frequente all'interno dei percorsi psicologici e psicoterapeutici, e il fatto che abbia deciso di parlarne apertamente con il suo terapeuta è già un elemento estremamente positivo. Spesso le persone pensano che la terapia possa funzionare solo se si riesce a raccontare tutto immediatamente e senza esitazioni, ma nella realtà clinica il processo è molto più complesso e graduale.

La difficoltà ad aprirsi completamente non è necessariamente un ostacolo che rende inutile la terapia. Anzi, talvolta rappresenta proprio uno dei temi centrali su cui lavorare. Chiedersi perché alcuni pensieri restino difficili da condividere, quali timori emergano nel momento in cui si vorrebbe essere più trasparenti, o cosa renda complicato mostrarsi completamente all'altro può diventare parte integrante del percorso terapeutico stesso.

Da ciò che racconta, il suo terapeuta sembra aver accolto la questione senza giudicarla e senza forzarla, riconoscendo la legittimità dei suoi dubbi e proponendo di procedere con maggiore gradualità. Questo, a mio avviso, è un segnale importante. La possibilità di portare in seduta anche le incertezze sulla terapia, le resistenze, la paura di non riuscire ad aprirsi o persino il desiderio di interrompere il percorso è spesso indice di una relazione terapeutica sufficientemente sicura da poter contenere anche questi aspetti.

Mi sembra inoltre significativo che lei stia attraversando un periodo particolarmente stressante e che abbia notato una riattivazione dell'ansia. In momenti come questi può essere naturale interrogarsi sull'utilità della terapia, soprattutto se si ha la sensazione di non riuscire a esprimere tutto ciò che si prova. Tuttavia, proprio nei periodi di maggiore vulnerabilità emotiva, interrompere un percorso esclusivamente perché non ci si sente ancora completamente aperti potrebbe rischiare di privarla di uno spazio che oggi potrebbe offrirle sostegno e strumenti utili.

Un altro aspetto che vale la pena considerare è che la fiducia e la capacità di mostrarsi autenticamente non seguono sempre tempi lineari. Alcune persone impiegano settimane, altre mesi, altre ancora molto più tempo prima di sentirsi sufficientemente al sicuro da condividere alcuni contenuti particolarmente delicati. Questo non significa che la terapia non stia funzionando. Talvolta significa semplicemente che la persona sta costruendo gradualmente le condizioni necessarie per affrontare temi che percepisce come vulnerabili o difficili.

Dal suo messaggio emerge anche una buona capacità di riflessione su sé stesso e sul processo terapeutico. Non mi sembra che stia evitando la questione o ignorandola; al contrario, la sta osservando con attenzione e l'ha già portata all'interno della relazione terapeutica. Questo è spesso un passaggio molto costruttivo.

Credo quindi che, alla luce di quanto racconta, possa essere utile continuare ad esplorare questi dubbi insieme al suo terapeuta, senza sentirsi obbligato a prendere decisioni immediate. A volte la domanda non è tanto "riesco a dire tutto?", ma "cosa mi impedisce di dire alcune cose e come possiamo lavorare su questo?". Spesso è proprio lì che si trovano elementi preziosi per la crescita personale e per l'evoluzione del percorso.

Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,

Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Sara Cantore
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
San Vito dei Normanni
Ciao! è difficile poter rispondere così ma vorrei farti alcune domande.
Hai difficoltà generalmente ad affidarti ad un professionista? Ti senti sereno con il tuo terapeuta? è una condizione che c'è sempre stata o hai difficoltà a parlare con lui/lei rispetto un determinato argomento?
Dott.ssa Giorgia Pinessi
Psicologo, Psicologo clinico
Lissone
Buongiorno gentile utente, penso sia una delle fasi che caratterizzano il percorso terapeutico ed è corretto esporlo direttamente con il proprio psicologo; l'Ansia a contrario di quanto si possa pensare se circoscritta serve ed è nostra alleata non va negata o "combattuta" e sicuramente il supporto psicologico aiuta in questa fase.
Dott.ssa Psicologa Pinessi Giorgia
Dott.ssa Maria Rosaria Coppola
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
la situazione che descrive è più frequente di quanto si possa immaginare. Molte persone, sopratutto quando stanno attraversando periodi particolarmente stressanti o emotivamente complessi, possono avere la sensazione di non riuscire a esprimere pienamente ciò che pensano o provano, arrivando talvolta a dubitare dell'utilità del percorso terapeutico. Il fatto che lei abbia portato questa sua perplessità all'interno della terapia rappresenta già un elemento di grande valore. Spesso le difficoltà nell'aprirsi, i dubbi sul percorso o il timore di non riuscire a comunicare alcuni vissuti non costituiscono un ostacolo alla terapia, ma diventano essi stessi parte del lavoro terapeutico.
La fiducia o il senso di sicurezza necessari per condividere aspetti più profondi di sé richiedono tempi diversi per ogni persona e non seguono necessariamente un andamento lineare. In alcuni momenti si può percepire una maggiore apertura, mentre in altri possono emergere esitazioni, resistenze o la sensazione di essere "bloccati"specialmente nei periodi di maggiore vulnerabilità o stress.
Inoltre, il fatto che in questo periodo siano riemersi stati d'ansia o preoccupazioni che riteneva superati non va necessariamente interpretato come un fallimento del percorso terapeutico. In alcuni casi può rappresentare una risposta alle difficoltà del momento e un'opportunità per approfondire ulteriormente la comprensione di sé e delle proprie modalità di affrontare lo stress.
Se si sente ascoltato, accolto e compreso dal suo terapeuta, potrebbe essere utile continuare a confrontarsi apertamente anche su questi dubbi e su queste difficoltà prima di trarre conclusioni definitive sull'efficacia del percorso. Talvolta sono proprio i momenti di incertezza e di riflessione condivisa a favorire cambiamenti significativi e una maggiore consapevolezza di sé.
Le auguro di poter proseguire il suo cammino con la serenità necessaria per comprendere ciò che è più utile per il suo benessere.
Un cordiale saluto

Dott.ssa Alessia Serio
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
la terapia funziona nel momento in cui si nutre anche la relazione terapeutica. Pertanto, confermando ciò che il suo professionista le ha detto, le rimando l'opportunità di parlare di questo con lui/lei: sarà solo un arricchimento in più nel percorso. La sua difficoltà ad aprirsi è relativa solo alla terapia o la vive/l'ha vissuta anche in altri ambiti?
Tutto è utile nel percorso psicologico, sopratutto i dubbi!

Un caro saluto
Dott.ssa Alessia Serio
Dott.ssa Ilaria Redivo
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Carissima/o,
la ringrazio per aver condiviso una riflessione così importante e delicata sul suo percorso terapeutico. Da ciò che racconta, mi sembra che abbia già fatto un passaggio significativo: portare questo dubbio all'interno della terapia e discuterne apertamente con il suo terapeuta. Spesso le difficoltà ad aprirsi completamente, a mostrare alcuni pensieri o aspetti di sé, non rappresentano necessariamente un ostacolo al percorso, ma possono diventare esse stesse un tema di lavoro terapeutico. È comprensibile che, quando si percepisce di non riuscire a esprimere tutto ciò che si prova, possa emergere il dubbio sull'utilità della terapia. Allo stesso tempo, la fiducia e la possibilità di condividere aspetti più personali richiedono tempi diversi per ciascuna persona e non sempre seguono un andamento lineare. Mi colpisce inoltre che lei stia attraversando un periodo particolarmente stressante e che abbia notato una riattivazione dell'ansia. In momenti come questi, il percorso terapeutico può rappresentare uno spazio utile non solo per affrontare le difficoltà del presente, ma anche per comprendere meglio ciò che rende complesso aprirsi e sentirsi pienamente compresi.
Credo che non sia tanto importante chiedersi se abbia senso continuare o meno in termini assoluti, quanto esplorare con curiosità e sincerità ciò che rende difficile essere completamente trasparenti in terapia: quali timori emergono, cosa teme possa accadere se si mostrasse più apertamente e quali bisogni potrebbero esserci dietro questa difficoltà, oppure ascoltarsi e capire se è questo specifico percorso che non fa per lei.
Mi sembra che il confronto già avviato con il suo terapeuta possa rappresentare una buona base da cui partire per approfondire questi aspetti, concedendosi il tempo necessario per osservare come evolve il percorso.
Le auguro di trovare lo spazio e la serenità per continuare questa riflessione e le faccio i miei migliori auguri per il suo cammino.
Un caro saluto Dott.ssa Ilaria Redivo
Dott.ssa Giulia Semeraro
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, credo che il fatto di aver portato questo dubbio al suo terapeuta sia già un elemento importante del percorso. Spesso si pensa che la terapia funzioni solo quando si riesce a raccontare tutto apertamente, ma talvolta anche la difficoltà ad aprirsi, le esitazioni e ciò che si fatica a dire diventano parte del lavoro terapeutico. Mi chiedo inoltre se il periodo di stress che sta attraversando e il riemergere dell'ansia possano rendere più difficile affidarsi completamente e mostrarsi vulnerabili.
Più che concentrarsi subito sulla scelta di continuare o interrompere la terapia, potrebbe essere utile continuare a esplorare insieme al suo terapeuta proprio questa difficoltà: cosa la trattiene, cosa teme e quale significato abbia per lei. Non di rado, infatti, i dubbi sul percorso diventano essi stessi un tema importante da approfondire.
Dott.ssa Arianna De Vivo
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve. Da psicologa e psicoterapeuta i.f., sento di essere in accordo con il collega e di concedervi più tempo. Se la difficoltà che sente circa l'aprirsi ed il comunicare apertamente i suoi pensieri riguarda anche il percorso terapeutico potrebbe trattarsi di qualche forma di resistenza che deriva da una sua difficoltà di affidarsi e fidarsi, in questo caso, anche del collega. Si fidi di se stesso, della sua relazione terapeutica e si conceda l'autorizzazione di sentirsi libero di parlare, senza alcuna forma di giudizio o altro, in questo modo il suo percorso potrà aiutarla, non solo rispetto al suo attuale periodo di stress, ma anche e soprattutto circa la sua resistenza ad aprirsi, in quanto riuscirà a capire e sentire questa difficoltà da dove nasce, dove fonda le sue radici.
Buona fortuna per il suo percorso e la sua vita!!
Dott. Luca Onofrio La Forgia
Psicologo, Psicologo clinico
Pavia
Caro Paziente, lei racconta un'esperienza che spesso può avvenire in terapia e mi permetto di riconoscerle che è stato in grado di affrontare in un modo consono e riflessivo. Una scelta d'impulso avrebbe decretato, al di fuori dell'interruzione del percorso psicoterapico, anche una mancata occasione per entrare in contatto con un suo elemento identitario. Difatti la difficoltà ad aprirsi, come lei scrive, può essere fisiologica e affidarsi o mostrarsi vulnerabili spesso è un elemento nucleare della terapia.
Il silenzio e i dubbi sono materiale fondamentale che racconta di lei quanto i contenuti che con fatica tiene con sé. Riparta da quest'ultimi e si conceda un ritmo che si confaccia alla sua profonda inclinazione personale, anche portando semplicemente vissuti quotidiani più sostenibili.
Nella speranza che il suo percorso possa divenire ricco e trovare giovamento in questo breve stimolo proposto, la saluto cordialmente.

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