Buongiorno, sono turbata da una situazione che si è venuta a creare in casa. Mio figlio di 19 anni e

26 risposte
Buongiorno, sono turbata da una situazione che si è venuta a creare in casa. Mio figlio di 19 anni e suo padre hanno avuto una litigata tremenda. E' partita da una sciocchezza per la quale mio marito si è rivolto in tono sgradevole ai nostri figli. Mia figlia ha ignorato, mio figlio ha avuto uno scatto di rabbia sproporzionata e preteso scuse. Mio marito si è irrigidito e ha cominciato con attacchi personali molto cattivi nei confronti di mio figlio. Io cercavo di calmare entrambi senza riuscirci. E' intervenuta anche mia figlia per aiutarmi. Siamo riuscite a riportare mio figlio alla calma ma mio marito rilanciava di continuo, fino a quando mio figlio ha accettato che la sorella lo portasse fuori dalla stanza. Da allora sono passate 3 settimane e non si parlano più. Quando si trovano insieme si ignorano, fanno come se l'altro non fosse presente in stanza. Mio figlio è ancora pieno di rabbia e mio marito non vuole fare aperture, sembra preferire tagliare i ponti. Non so come aiutare alla ripresa del dialogo per ripartire e riparare il rapporto. Sarei grata se mi poteste dare suggerimenti in merito. vi ringrazio.
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Da ciò che racconta, sembra che un episodio inizialmente circoscritto abbia attivato qualcosa di molto più profondo in entrambi. La reazione intensa di suo figlio e l’irrigidimento di suo marito non appaiono tanto legati alla “sciocchezza” iniziale, quanto piuttosto a significati personali più ampi: per suo figlio potrebbe essersi trattato di un vissuto di svalutazione o di mancato rispetto, che a 19 anni tocca un bisogno molto forte di riconoscimento e dignità personale; per suo marito, invece, la richiesta di scuse può essere stata percepita come una messa in discussione del proprio ruolo o della propria autorevolezza. Quando questi significati entrano in collisione, è facile che si attivino reazioni di difesa rigide, come la rabbia o il ritiro.
Il suo tentativo di mediazione è prezioso, ma è importante che non si trasformi in un peso eccessivo per lei. Quando una persona cerca di calmare e “tenere insieme” tutti, può finire involontariamente per essere percepita da entrambi come schierata, oppure può trovarsi a contenere emozioni che non le appartengono fino in fondo. In questo senso, più che cercare di risolvere direttamente il conflitto tra loro, può essere utile favorire condizioni che rendano possibile, nel tempo, una riapertura.
pesso, nei momenti come questo, è più efficace lavorare prima su piccoli movimenti individuali piuttosto che su un confronto diretto immediato. Può essere utile, ad esempio, avvicinarsi separatamente a ciascuno dei due, non tanto per convincerli a fare un passo, quanto per aiutarli a mettere in parole ciò che hanno provato, riconoscendo la legittimità delle loro emozioni senza necessariamente validarne i comportamenti. Sentirsi compresi, anche solo da lei, può ridurre la rigidità e aprire uno spazio interno diverso.

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Salve, la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata.
Da quello che racconta emerge quanto questo episodio sia stato intenso per tutti voi. Litigi che partono da motivi apparentemente piccoli possono trasformarsi in scontri molto accesi, soprattutto quando entrano in gioco emozioni forti come rabbia, orgoglio e senso di essere stati feriti. È comprensibile che si senta in difficoltà nel vedere due persone importanti per lei così distanti e nel non sapere come favorire un riavvicinamento.
Il silenzio che si è creato tra suo marito e suo figlio, così come la rigidità da entrambe le parti, possono essere segnali di quanto entrambi siano ancora coinvolti emotivamente da ciò che è accaduto. A volte, dietro la rabbia e la chiusura, possono esserci vissuti di delusione, bisogno di rispetto o difficoltà a fare un primo passo senza sentirsi “sconfitti”.
Anche il ruolo che lei ha avuto — cercare di calmare, mediare, proteggere — è molto impegnativo, e può lasciare un senso di fatica e impotenza quando, nonostante gli sforzi, la situazione resta bloccata.
Situazioni come questa, per quanto dolorose, non sono necessariamente definitive: i rapporti familiari attraversano anche fasi di rottura e distanza. Allo stesso tempo, quando il silenzio si prolunga e le emozioni restano così intense, può essere utile non rimanere soli ad affrontarle.
Spero possiate trovare uno spazio sicuro in cui ciascuno possa sentirsi ascoltato e accompagnato nel dare un significato a quanto accaduto e nel riaprire, con i propri tempi, un dialogo.
Un saluto, Dott.ssa Ludovica Giori
Dott.ssa Arianna Moroni
Psicoterapeuta, Psicologo
Trieste
Buongiorno, sembra che abbia vissuto un conflitto familiare intenso, in cui rabbia e rigidità stanno mantenendo la distanza tra suo marito e suo figlio. In queste situazioni è importante non forzare subito il chiarimento, perché le emozioni sono ancora troppo attive.
Può essere utile parlare con ciascuno separatamente, aiutandoli a riconoscere cosa li ha feriti davvero, senza prendere le parti. Dei piccoli segnali di apertura (momenti condivisi, gesti neutrali) possono favorire una graduale ripresa del dialogo.
Se il silenzio continua a sussistere, potrebbe essere utile considerare un percorso di supporto psicologico familiare che possa aiutare a sbloccare la comunicazione e a ricostruire il rapporto in modo più funzionale. Cordialmente, AM
Dott.ssa Sofia Bonomi
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, non sembra una situazione facile ma credo che il primo passo sia capire bene cosa sia successo tra di loro.. cosa li ha fatti infuriare così tanto e cosa ancora oggi mantiene questa rabbia e questo silenzio tra di loro. A volte un aiuto di un professionista esterno può aiutare. Dott.ssa Bonomi
Dott. Roberto Barbieri
Psicologo, Psicologo clinico
Vicenza
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione: quando in casa due persone smettono di parlarsi, non resta solo il silenzio tra loro, ma tutta la famiglia finisce per camminarci attorno.

Le suggerirei però di non cercare subito di “farli parlare”, perché un confronto forzato, in questo momento, rischierebbe di diventare un secondo scontro. Il primo passo è togliere lei e sua figlia dal ruolo di mediatrici obbligate: potete favorire un clima, ma non potete riparare al posto loro.

Può parlare separatamente con entrambi, con un messaggio semplice: “Non vi sto chiedendo di fare pace subito, ma questa situazione sta facendo male alla casa. Prima di parlarvi, ognuno dovrebbe chiedersi cosa può riconoscere della propria parte e cosa chiede all’altro in modo concreto”.

Questo sposta il problema: non chi ha vinto o chi deve cedere, ma quale gesto minimo ciascuno è disposto a fare per non trasformare una lite in una rottura. A suo figlio può riconoscere la rabbia senza alimentarla; a suo marito può far notare che il silenzio non chiude il problema, lo congela.

Se poi uno dei due non è pronto, non inseguitelo. Tenete però un confine: in casa ci si può prendere tempo, ma non cancellarsi come se l’altro non esistesse. Se la chiusura continua, qualche colloquio familiare potrebbe aiutare a rimettere parole dove ora ci sono solo orgoglio, rabbia e ferite.

Può continuare a confrontarsi su questo passaggio, perché spesso la riparazione non nasce da un grande chiarimento, ma da un primo gesto piccolo fatto nel modo giusto.

Un caro saluto.
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
forse ad entrambi potrebbe servire un percorso di psicoterapia per capire che vorrebbero l'uno dall'altro.
Un saluto cordiale
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Camilla Tommasini
Psicologo, Psicologo clinico
Siena
Gentilissim*,
grazie per la sua condivisione, non deve essere una situazione facile. Sarebbe ottimale poter effettuare una consulenza di terapia familiare che vi permetta di potervi confrontare e condividere le vostre emozioni e pensieri in uno spazio senza giudizio e in cui vi sia un mediatore.
Spero di averle dato un po' più di chiarezza, per qualsiasi cosa non esitare a contattarmi. Dott.ssa Tommasini
Buongiorno,
un elemento funzionale in queste situazioni è una figura esterna, che possa fungere da supporto e da mediatore/mediatrice. Sicuramente ci sono degli aspetti che sono sottostanti che influenzano la quotidianità e, in una situazione particolare, dove è emersa una maggiore sensibilità si è arrivati ad un'esplosione.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Dott.ssa Cynthia Villari
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Contesse
Buonasera
molto spesso i grandi litigi partono da sciocchezze apparenti, ma nascondono qualcosa di inespresso. Probabilmente entrambi non sanno come muoversi per esprimere ciò che provano o che hanno provato, tornando sempre a puntare il dito contro l'altro. Sarebbe utile indirizzarli verso le parte più emotiva, parlando di ciò che provano, spostandosi via da critiche e giudizi, mossi dall'affetto che sicuramente esiste tra padre e figlio.
Così facendo le aperture potrebbero essere più semplici, ma devono essere pronti entrambi e magari potrebbe volerci del tempo, il loro tempo.
Dott. Giuseppe Mirabella
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Modica
Buongiorno,
quello che descrive non è solo un litigio, ma uno scontro in cui si è attivata una dinamica più profonda tra ruoli e riconoscimento.
Nel rapporto padre–figlio, soprattutto in adolescenza tardiva, la rabbia del figlio può essere vissuta dal padre come una messa in discussione del proprio ruolo e della propria autorevolezza. Questo, in molti uomini, attiva una risposta difensiva: irrigidimento, attacco o chiusura.
Non è una questione di “giusto o sbagliato”, ma di modalità diverse di gestire il conflitto: il padre tende spesso a proteggere il proprio ruolo attraverso il controllo o il distacco, soprattutto quando si sente ferito.
In questa fase forzare un confronto diretto rischia di peggiorare la distanza. È più utile:
abbassare la tensione senza schieramenti
lavorare separatamente su entrambi
puntare prima al rispetto reciproco minimo, non ancora al dialogo
Solo quando la posizione difensiva si sarà allentata sarà possibile ricostruire un confronto più autentico tra padre e figlio. Dr. Giuseppe Mirabella
Dott. Raffaele Bifone
Psicologo, Psicologo clinico
Capua
Gentile Signora,
la situazione che descrive appare comprensibilmente faticosa e carica di tensione per tutti i membri della famiglia. Episodi come quello che racconta, soprattutto quando coinvolgono dinamiche tra genitore e figlio ormai adulto, possono lasciare strascichi emotivi importanti se non trovano uno spazio adeguato di elaborazione.
Da ciò che emerge, sembra che entrambi (suo marito e suo figlio) siano rimasti ancorati a vissuti di rabbia e rigidità che rendono difficile una riapertura del dialogo. In questi casi, c'è il rischio che il silenzio e l'evitamento consolidano ulteriormente la distanza.
Il suo tentativo di mediazione è prezioso, ma potrebbe non essere sufficiente senza un contesto protetto e neutrale in cui ciascuno possa sentirsi ascoltato senza il timore di essere giudicato o attaccato. Per questo motivo, potrebbe essere utile valutare un percorso di supporto psicologico familiare, che aiuta a facilitare la comunicazione, comprendere i bisogni reciproci e lavorare sulla gestione dei conflitti.
Un intervento di questo tipo non ha l'obiettivo di "dare ragione" a qualcuno, ma di creare uno spazio in cui ricostruire gradualmente il dialogo e le relazioni.

Resto fiducioso che, con il giusto supporto, sia possibile trovare modalità più funzionali per affrontare la situazione.

Un caro saluto
Dott.ssa Francesca Di Grazia
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente molto dolorosa per lei.
Da ciò che racconta, sembra che a seguito del conflitto, entrambi si siano sentiti feriti e poco riconosciuti. In questi casi, il silenzio che segue può essere una forma di “protezione”, anche se dall’esterno appare come una chiusura rigida.
È importante considerare che una riapertura del dialogo difficilmente può essere forzata poiché il rischio è di aumentare ulteriormente le tensioni o di essere percepita come schierata di qualcuno.
Può invece avere un ruolo importante nel rapporto con ciascuno di loro, singolarmente. Con suo figlio, accogliendo la rabbia, senza necessariamente cercare subito di portarlo verso una riconciliazione. Con suo marito, invece, cercando un momento di confronto in cui ascoltare il suo punto di vista e, per lei, esprimere il suo desiderio di ricucire il rapporto. Chiaramente se entrambi mostrano una minima disponibilità.
Nel frattempo, può aiutare mantenere un clima il più possibile neutro in casa, evitando di alimentare il conflitto e rispettando i tempi emotivi di entrambi.
Cordialmente
Cara, da quanto racconta sembrerebbe che un episodio apparentemente banale abbia scoperchiato un conflitto molto più profondo, dove il silenzio attuale sembra essere diventato l'unico modo per gestire una ferita ancora aperta. In un legame così stretto, questo ignorarsi reciproco appare come un enigma che interroga il posto di ognuno all'interno della famiglia e il senso di quegli attacchi così personali. Valutare di intraprendere un percorso con un professionista potrebbe essere un modo per rimettere al centro il benessere di tutti, ricordando che cercare uno spazio esterno per sciogliere questi nodi.
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. Da ciò che racconta, sembra che quella litigata abbia toccato qualcosa di molto profondo in entrambi e che ora il silenzio stia diventando una forma di difesa, più che una vera soluzione. In situazioni come questa spesso non è utile spingere subito verso una chiarificazione diretta, soprattutto se la rabbia è ancora molto alta, ma può essere più realistico provare a creare le condizioni perché il dialogo possa riaprirsi gradualmente, magari partendo da un contatto meno carico e più semplice. Il fatto che lei senta il bisogno di aiutare entrambi è comprensibile, ma forse è importante anche non caricarsi da sola della responsabilità di riparare tutto, perché il rapporto tra padre e figlio ha bisogno che ciascuno faccia la propria parte. Se questa situazione dovesse pesarle o destabilizzarla, può valutare un supporto psicologico, individuale o familiare, con me o con il professionista che ritiene più adatto a lei.
Le auguro una buona serata.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto ciò che ha condiviso rispetto all'evento accaduto, sarebbe utile capire se questo rappresenta il culmine di un rapporto già difficile nella comunicazione, con modalità svalutanti e/o aggressive. Immagino quanto sia difficile convivere con un'atmosfera di tensione, ma in questa situazione degli elementi da cui partire potrebbero essere intercettare segnali di insofferenza o senso di colpa per ciò che è accaduto, sostenendo una riflessione con loro piuttosto che forzare al riavvicinamento. Come coppia genitoriale potete provare a lavorare sull'orgoglio che blocca l'interazione, osservando le conseguenze attuali e a comprendere cosa ha realmente ha scatenato la rabbia di vostro figlio. Una terapia che coinvolga il nucleo familiare può essere d'aiuto per loro coinvolti direttamente nel conflitto ma anche per lei che si trova a fare da mediatrice involontariamente (valutando anche un percorso suo individuale). Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buongiorno,le situazioni di conflitto intenso all’interno della famiglia, soprattutto tra genitori e figli ormai giovani adulti, possono facilmente sfuggire di mano e lasciare strascichi emotivi importanti. Anche quando tutto nasce da un episodio apparentemente banale, ciò che mantiene la distanza nel tempo sono spesso i vissuti di rabbia, ferita e orgoglio che si attivano in entrambi.
In questi casi è utile ricordare che il silenzio e l’evitamento, pur riducendo lo scontro diretto, non favoriscono una reale elaborazione di quanto accaduto. Allo stesso tempo, però, un riavvicinamento forzato rischia di essere controproducente se le emozioni sono ancora molto accese.
Può essere più funzionale procedere per gradi: creare occasioni in cui ciascuno si senta ascoltato senza giudizio, favorire una comunicazione più rispettosa e, quando possibile, riaprire il dialogo partendo non da “chi ha ragione”, ma da come ognuno si è sentito nella situazione. Spesso, il primo passo verso la riparazione non è l’accordo, ma il riconoscimento reciproco.
Quando la distanza persiste o la comunicazione risulta bloccata, può essere utile anche il supporto di un professionista, che aiuti a facilitare il confronto in un contesto più protetto.
Un cordiale saluto.
Gentile Signora,
la ringrazio innanzitutto per aver condiviso una situazione così delicata, immagino non sia semplice trovarsi in questo momento dove il clima familiare è soggetto a tensioni e conflitti.
Premetto che è difficile potersi esprimere in modo approfondito senza avere un quadro completo della situazione: nel nostro lavoro spesso ci sono più domande che indicazioni. Tuttavia, comprendo quanto possa essere faticoso per lei, come madre ma anche come moglie, sentirsi nel mezzo di questo conflitto e percepire il bisogno di fare qualcosa.
Da ciò che racconta, mi sembra che durante il litigio lei abbia assunto un ruolo di mediatore, posizione che può essere molto impegnativa emotivamente. Immagino che anche per lei questa situazione possa essere emotivamente faticosa e credo che possa essere importante considerare anche come tutto questo stia impattando su di lei.

Rispetto a quanto ha descritto, potrebbero esserci diverse strade possibili, non necessariamente escludenti tra loro. Se suo marito e suo figlio fossero motivati e sentissero il bisogno di affrontare quanto accaduto, potrebbe essere utile suggerire loro (inizialmente anche separatamente e successivamente, eventualmente, come nucleo familiare) degli spazi di confronto con professionisti che possano aiutarli a riflettere sulle motivazioni profonde del conflitto.
Dalle sue parole, mi sembra di cogliere che il litigio sia nato da un episodio apparentemente “sciocco”, ma quando una situazione si carica di un’intensità emotiva così forte è possibile che al di sotto vi siano vissuti, significati ed emozioni più profondi che meritano attenzione e ascolto.
Sarebbe inoltre comprensibile se anche lei sentisse il bisogno di avere uno spazio sicuro di riflessione e ascolto.
Restando a disposizione per eventuali chiarimenti le porgo cordiali saluti.
Dott.ssa Venerini Matilde Margherita.
Dott.ssa Alessia Serio
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
le consiglio una terapia familiare per poter approfondire le dinamiche familiari. I figli mettono alla prova ma rimandano ai genitori uno specchio di sè. Chissà il commento di questo figlio, quale corda del papà può aver toccato. Quali altri problemi ha questa famiglia? Come state? Vale la pena mettersi in gioco per il benessere di tutti voi.

un caro saluto
dott.ssa Alessia Serio
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
quello che descrivi è una situazione molto faticosa, soprattutto perché ti trovi in mezzo tra due persone a cui vuoi bene e che al momento sembrano completamente chiuse l’una all’altra. Non è tanto la lite in sé a preoccupare — che può capitare anche in modo acceso — ma il fatto che si sia trasformata in un silenzio rigido e prolungato, come se nessuno dei due riuscisse a fare un passo indietro.
Da come racconti, sembra che si siano incastrate due posizioni molto forti: tuo figlio che ha vissuto l’atteggiamento del padre come ingiusto e offensivo e chiede un riconoscimento, e tuo marito che, sentendosi probabilmente messo in discussione, si è irrigidito e ha reagito con attacchi e poi con una chiusura totale. In mezzo a questo, tu hai cercato di contenere, ma senza riuscire a “spegnere” l’escalation.
Quello che sta succedendo ora — ignorarsi — è spesso un modo per proteggersi dal riaccendersi del conflitto, ma nel tempo rischia di rendere la distanza ancora più difficile da colmare. Il punto però è che, in questa fase, è difficile pensare di riaprire un dialogo diretto tra loro due se entrambi restano sulle proprie posizioni.
Il tuo ruolo è delicato: è comprensibile che tu voglia “riavvicinarli”, ma è importante non caricarti della responsabilità di risolvere tutto tu. Piuttosto, puoi lavorare su piccoli passaggi indiretti. Ad esempio, può essere utile parlare separatamente con ciascuno dei due, non per convincerli ad avere ragione o torto, ma per aiutarli a mettere in parola quello che è successo dal loro punto di vista e, soprattutto, quello che hanno provato. Spesso sotto la rabbia ci sono ferite più profonde: sentirsi mancati di rispetto, non riconosciuti, non ascoltati.
Con tuo figlio può essere importante riconoscere la sua rabbia senza alimentarla, aiutandolo a vedere che, pur avendo vissuto un torto, il rapporto con il padre è qualcosa di più ampio di quell’episodio. Con tuo marito, se possibile, può essere utile entrare meno nel merito del “chi ha ragione” e più su cosa sta succedendo adesso: il fatto che il silenzio sta diventando una rottura vera e propria.
A volte il primo passo non è una riconciliazione completa, ma una piccola apertura: un gesto minimo, una comunicazione indiretta, anche solo abbassare il livello di ostilità. È importante però che questo non venga forzato, perché se uno dei due si sente spinto, rischia di chiudersi ancora di più.

Se questa situazione dovesse protrarsi o irrigidirsi ulteriormente, potrebbe essere molto utile un confronto con uno psicologo familiare, anche solo per aiutarvi a creare uno spazio in cui il dialogo possa ripartire in modo più protetto.
In questo momento, più che “farli parlare”, può essere utile lavorare per mantenere un clima il meno teso possibile e tenere aperta la possibilità che, col tempo, uno dei due riesca a fare un piccolo passo. Anche perché, spesso, dietro queste chiusure così nette non c’è indifferenza, ma proprio il contrario: un legame importante che, quando si incrina, fa più male e quindi si difende irrigidendosi.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive è una situazione che può mettere profondamente in difficoltà, perché quando due persone importanti per lei entrano in conflitto e rimangono bloccate nel silenzio, si crea una tensione che coinvolge inevitabilmente tutto il clima familiare. È comprensibile che lei si senta preoccupata e anche un po’ impotente nel cercare di ristabilire un dialogo. Da ciò che racconta, sembra che la discussione sia partita da un episodio apparentemente piccolo ma che abbia attivato emozioni molto intense in entrambi. In queste situazioni, spesso non è tanto il contenuto iniziale a mantenere il conflitto, quanto il modo in cui ciascuno interpreta ciò che è accaduto. Suo figlio potrebbe aver vissuto quel tono come una mancanza di rispetto o un attacco personale, mentre suo marito potrebbe aver percepito la reazione del figlio come una sfida alla propria autorità. Quando queste letture si irrigidiscono, le emozioni come rabbia, orgoglio o senso di ferita tendono a mantenere la distanza e a rendere sempre più difficile fare un passo indietro. Il silenzio che si è creato tra loro, per quanto doloroso, spesso diventa una sorta di protezione. Evitare il confronto può servire a non riattivare la rabbia o a non sentirsi ulteriormente feriti. Tuttavia, nel tempo rischia di consolidare una distanza che non aiuta nessuno dei due a stare meglio. Nel suo ruolo, può essere utile provare a spostare l’attenzione dal “farli parlare subito” al creare le condizioni perché ciascuno possa abbassare gradualmente le difese. Questo significa, ad esempio, riconoscere separatamente il vissuto di entrambi, senza prendere posizione. Con suo figlio può avere senso accogliere la sua rabbia, aiutandolo a mettere in parole cosa lo ha fatto sentire ferito, oltre alla rabbia stessa. Con suo marito può essere importante riconoscere quanto possa essersi sentito messo in discussione o non rispettato. Quando le persone si sentono comprese nel loro stato emotivo, diventano più disponibili ad ascoltare anche l’altro. Un altro passaggio delicato riguarda le aspettative. Spesso si spera che uno dei due faccia il primo passo, ma entrambi possono sentirsi bloccati proprio da questo. Aiutarli a vedere che fare un piccolo gesto di apertura non significa “dare ragione all’altro”, ma prendersi cura del rapporto, può lentamente cambiare la prospettiva. A volte anche un contatto minimo, come una comunicazione indiretta o una frase neutra, può rappresentare un primo segnale di riavvicinamento. È importante anche considerare che suo figlio ha 19 anni, un’età in cui il bisogno di essere riconosciuti come adulti e rispettati è molto forte, mentre suo marito potrebbe trovarsi a fare i conti con un cambiamento del proprio ruolo genitoriale. Queste transizioni, se non vengono elaborate, possono creare attriti proprio come quello che descrive. In un’ottica cognitivo comportamentale, situazioni come questa vengono viste come il risultato di un intreccio tra pensieri, emozioni e comportamenti che si rinforzano a vicenda. Intervenire su uno di questi aspetti, anche in modo piccolo, può iniziare a modificare il ciclo. Per esempio, aiutare uno dei due a rileggere l’evento in modo meno rigido o a fare un gesto diverso dal solito può aprire spiragli che prima sembravano impossibili. Se la situazione dovesse rimanere bloccata o diventare troppo faticosa da gestire da sola, potrebbe essere utile valutare uno spazio di confronto con un professionista, anche solo inizialmente per lei. A volte avere uno sguardo esterno aiuta a comprendere meglio le dinamiche e a trovare modalità più efficaci per facilitare il dialogo, senza sentirsi schiacciati nel ruolo di “mediatori” tra due persone care. Il fatto che lei sia così attenta e coinvolta nel cercare una soluzione è già un elemento molto importante. Le relazioni familiari, anche quando attraversano momenti difficili, hanno spesso la capacità di ripararsi, soprattutto quando qualcuno si prende cura del legame con questa sensibilità. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, capisco il disagio dovuto all'episodio e al successivo "ignorarsi" a vicenda da parte di suo figlio e suo marito. E' la prima volta che accadono episodi simili nella vostra famiglia? Inoltre signora, il suo resoconto è stato molto puntuale e dettagliato ma c'è qualcosa che manca: lei come si sente in tutto questo? Lei ha tralasciato totalmente il suo vissuto e si è concentrata solo sugli eventi e su come fare a riparare a una frattura che si è verificata tra altri membri della sua famiglia, ma io penso che sia importante anche sapere lei come sta vivendo questo momento. Le capita spesso di sentire la responsabilità di fare da "mediatrice" o comunque di risanare i conflitti altrui?
Capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e pesante per lei. Da quello che racconta, la lite sembra aver toccato qualcosa di molto più profondo del motivo iniziale. Quando si arriva agli attacchi personali, restano soprattutto ferita, rabbia e orgoglio.
Probabilmente suo figlio si è sentito profondamente colpito nelle parole ricevute, mentre suo marito può aver vissuto la reazione del figlio come una sfida difficile da accettare. In questi casi il silenzio e la distanza diventano spesso una forma di difesa reciproca.
Immagino anche quanto sia faticoso per lei trovarsi nel mezzo e cercare di tenere insieme gli equilibri familiari. Il fatto che lei mantenga uno sguardo attento e desideroso di proteggere il legame tra loro è già qualcosa di molto importante.
A volte, nei rapporti tra padre e figlio adulto, conflitti di questo tipo parlano anche della difficoltà di ridefinire il rapporto e riconoscersi reciprocamente in una nuova fase della vita.

Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno, grazie per la condivisione. Quello che descrive appare come una situazione molto faticosa, soprattutto perché la mette nel mezzo tra due persone per lei importanti. Da come racconta, il conflitto è rapidamente passato da un motivo banale a un piano più profondo, fatto di rabbia, orgoglio e difficoltà a fare un passo indietro. In questi casi, il problema non sembra essere la causa iniziale ma la modalità con cui si è interrotta la relazione.
Provare a riavvicinarli forzando un chiarimento, quando la tensione è ancora alta, rischia di peggiorare la situazione. Potrebbe essere più utile lavorare separatamente con ciascuno: con suo figlio accogliendo la rabbia e aiutandolo a riconoscere cosa lo ha ferito mentre con suo marito provando a riportare l’attenzione sull’importanza del legame più che sull’avere ragione. Allo stesso tempo, può essere importante non restare intrappolata nel ruolo di mediatrice perché il rischio è che il conflitto si mantenga senza che loro se ne assumano la responsabilità.
La ripresa del contatto, quando sarà possibile, potrebbe avvenire in modo graduale, anche attraverso piccoli scambi, senza pretendere subito un chiarimento completo. Se la chiusura dovesse continuare, un supporto familiare potrebbe aiutare a riaprire uno spazio di dialogo in modo protetto.

Un caro saluto,
Dottoressa Simona Santoni - Psicologa
Dr. Stefano Previtali
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,

comprendo profondamente il senso di impotenza e la sofferenza che prova nel vedere il clima familiare congelato in un silenzio così definitivo. La fase dei diciannove anni rappresenta un momento critico: è il momento in cui l'adolescenza cede il passo all'età adulta e il bisogno di affermazione del proprio valore può manifestarsi con reazioni di rabbia esplosiva di fronte a ciò che viene percepito come un'ingiustizia. In questo contesto, la rigidità caratteriale di suo marito agisce come un muro invalicabile; la sua tendenza ad arroccarsi sulle proprie posizioni e a rispondere con attacchi personali suggerisce una difficoltà nel gestire il conflitto su un piano di parità emotiva.

Per tentare di sciogliere questo stallo, potrebbe essere utile agire separatamente sui due fronti, evitando di forzare un incontro immediato che rischierebbe solo nuovi rilanci. Con suo figlio, provi a validare e riconoscere la sua ferita, il suo vissuto di essere vittima di un’ingiustizia senza però giustificare la violenza della reazione, aiutandolo a trasformare la rabbia in assertività. Parallelamente, con suo marito, potrebbe essere efficace far leva non tanto sulla "colpa", quanto sulla sua responsabilità educativa: fargli capire che un passo verso il figlio non è un segno di debolezza o una sconfitta, ma l'unico modo per non perdere definitivamente il legame con lui. Spesso, in caratteri così rigidi, la chiusura è una difesa.

Cordialmente,
dr. Stefano Previtali
Gentile utente, mi dispiace per ciò che sta accadendo. Per ciò che ha descritto potrebbe essere utile evitare di forzare un chiarimento diretto immediato e lavorare invece su piccoli passi: parlare separatamente con ciascuno, riconoscendo i loro vissuti senza prendere posizione, e favorire una disponibilità all’ascolto. Se la chiusura dovesse persiste, può essere prezioso proporre un supporto esterno, come un percorso familiare, che offra uno spazio protetto per riaprire il dialogo e contenere il conflitto.
Dott.ssa Marianna Erriu
Psicologo, Psicologo clinico
Senorbì
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata.
Quando i conflitti sono molto intensi, come quello che descrive, è comprensibile che le persone coinvolte si chiudano e fatichino a riavvicinarsi, soprattutto se entrambi si sentono feriti.
Forzare un chiarimento immediato spesso non è efficace: può essere più utile favorire un riavvicinamento graduale, partendo da piccoli segnali di apertura e da momenti meno carichi emotivamente.
In queste situazioni può essere molto utile un supporto esterno, come una consulenza familiare o una mediazione, che aiuti a ristabilire il dialogo in uno spazio protetto.
Un caro saluto.

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