Salve, sono un uomo di 41 anni e da 13 anni sto con una donna di 10 anni più piccola. Abbiamo litiga

26 risposte
Salve, sono un uomo di 41 anni e da 13 anni sto con una donna di 10 anni più piccola. Abbiamo litigato di rado e per anni tutto è andato bene, ma negli ultimi 4 anni tra di noi è cambiato molto il rapporto, cosa che lei non pensa sia avvenuta. Ogni mia proposta di fare qualcosa insieme è sistematicamente rifiutata, lei esce poco di casa, non si cura come prima, e non ha obiettivi nella vita. Avevano deciso di andare a vivere insieme, ma sua mamma ha accusato un malore, e da quel giorno tutto si è fermato. Io sto male, oltretutto la vita sessuale da 4 anni è quasi assente, mi sento inutile e parlare con lei non serve a nulla. Non chiedo che cambi completamente, ma talvolta un compromesso non farebbe male. Sto pensando di lasciarla ma ho paura di un futuro da solo, non so più che fare.
Dott.ssa Maria Chiara Marsciani
Psicologo, Psicologo clinico
Riccione
Salve. Leggendo le sue parole, la prima cosa che avverto è un profondo senso di isolamento. Sentirsi soli in coppia è una situazione molto più comune di quello che pensiamo e a volte devastante perchè erode la nostra autostima. Dalla sua descrizione sembra che il malore della madre sia stato l'evento scatenante di un vero e proprio blocco. Spesso situazioni del genere innescano sensi di colpa o dinamiche di accudimento che finiscono per congelare la crescita personale di una persona. Il fatto che lei abbia smesso di curarsi, esca poco e non abbia più obiettivi suggerisce che possa trovarsi in una fase di stallo esistenziale o in uno stato depressivo che le impedisce di vedere ciò che lei, invece, vede chiaramente. Il problema principale, però, è che lei non percepisce questo cambiamento. Quando un partner nega l'esistenza di una crisi, la comunicazione diventa impossibile perché manca un terreno comune su cui negoziare. Lei sta cercando un compromesso con qualcuno che, in questo momento, non sente il bisogno di mediare, e questo spiega perché ogni sua proposta cada nel vuoto e la faccia sentire inutile. Riguardo alla sua paura del futuro, è importante riflettere su un punto: spesso restiamo in relazioni ormai vuote non tanto per amore dell'altro, quanto per il timore dell'ignoto. Tuttavia, la solitudine che prova stando con lei rischia di essere molto più logorante di quella che proverebbe da solo. Un consiglio che mi sento di darle è di provare a spostare il piano del discorso. Invece di proporle attività o chiederle di cambiare, provi a parlarle di come si sente lei. Avete mai pensato a degli incontri di coppia per cercare di comunicare meglio?

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Dott.ssa Michela Dicosta
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cassago Brianza
Buongiorno caro, se per il momento non riesce a parlarne con lei, Le posso suggerire di contattare uno psicoterapeuta che possa ascoltarLa e accogliere le sue paure in un ambiente esterno a quello di casa. MD
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. La ringrazio per aver condiviso parte del suo vissuto. Da ciò che racconta, sembra che negli ultimi anni si sia creata una distanza importante tra voi, fatta di poca condivisione, difficoltà nel progettare, vita sessuale quasi assente e tentativi di dialogo che non portano a un cambiamento. È comprensibile che tutto questo la faccia sentire solo, inutile e combattuto tra il desiderio di lasciare e la paura di restare senza una relazione. Tuttavia, prima di prendere una decisione definitiva, potrebbe essere utile proporre un confronto più strutturato, magari attraverso una consulenza psicologica di coppia, per capire se c’è ancora disponibilità da entrambe le parti a lavorare sul rapporto. Se invece lei non fosse disponibile, un sostegno psicologico individuale, online o in presenza, potrebbe aiutarla a fare chiarezza sui suoi bisogni, sulla paura della solitudine e su quale scelta sia più rispettosa di sé.ù
Le auguro una buona giornata.
Dott. Pietro Coccetta
Psicologo, Psicologo clinico
Foligno
Salve,
le faccio alcune domande per capire meglio la sua posizione:

Cosa la tiene oggi in questa relazione, al di là della paura di restare solo?
Da quanto tempo sente che il rapporto è cambiato, e cosa è cambiato per lei in modo più preciso?
Quando prova a parlarne con la sua compagna, cosa le risponde esattamente?
Ha mai espresso in modo diretto cosa per lei non è più sostenibile?
Cosa desidera oggi da una relazione, al di là di questa in particolare?
Sta scegliendo di restare o sta evitando di decidere?

Se vuole, possiamo approfondire questi punti insieme.
Cordialmente
Coccetta Pietro
Dott.ssa Ilaria Forcina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Caro utente, immagino sia per lei un momento molto delicato questo.
Mi pare di capire che da qualche anno stiate vivendo il rapporto di coppia in modo diverso lei e la sua compagna. Dal racconto sembrerebbe che la questione sia stata affrontata, ma che la sua compagna non viva il cambiamento come lo sta vivendo lei.
Sarebbe utile approfondire le aspettative su questo rapporto e anche la sua idea di restare solo. Cosa accadrebbe se decidesse di lasciare la sua compagna? Che vorrebbe dire restare solo? La condizione di cui parla ora sembra in qualche modo richiamare già un vissuto di solitudine.
Se le va di parlarne sono a disposizione.
Un caro saluto
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
quello che descrivi è una situazione che logora nel tempo, perché non c’è un grande evento che rompe tutto, ma una distanza che si è creata lentamente e che oggi ti fa sentire solo dentro la relazione. Il punto non è solo quello che lei fa o non fa, ma il fatto che tu non ti senti più incontrato: proponi, cerchi un contatto, ma trovi chiusura, rifiuto o immobilità.
È comprensibile che tu stia male, soprattutto perché parliamo di una relazione lunga, importante, in cui per anni le cose hanno funzionato. Proprio per questo il cambiamento degli ultimi anni pesa di più, anche perché lei sembra non riconoscerlo o non viverlo come un problema, mentre per te è molto evidente.
Ci sono diversi elementi che meritano attenzione. Il ritiro di lei, il fatto che esca poco, che si curi meno, che non abbia obiettivi, la vita sessuale quasi assente: sono tutti segnali che potrebbero parlare di una sua difficoltà più profonda, forse anche di un momento depressivo o di un blocco legato a ciò che è successo in famiglia. Il malore della madre, da come lo racconti, sembra aver congelato un passaggio importante della vostra vita, e da lì qualcosa si è fermato.
Allo stesso tempo, però, tu non puoi restare indefinitamente in una relazione in cui ti senti “inutile” e non ascoltato. Il rischio è che, nel tentativo di non perderla, tu perda te stesso.
Il nodo che porti è molto chiaro: da una parte il desiderio di recuperare qualcosa, dall’altra la paura di restare solo. E questa paura può tenerti fermo anche in una situazione che non ti fa stare bene.
Forse la domanda non è solo “la lascio o no”, ma “questa relazione, così com’è oggi, è qualcosa in cui posso stare ancora senza farmi del male?”. Per rispondere, può essere utile provare un ultimo tentativo di confronto diverso, più diretto e meno “negoziale”: non tanto chiedere a lei di cambiare, ma raccontarle chiaramente come stai tu, cosa stai vivendo e fino a che punto riesci a restare così. Non per convincerla, ma per metterti in una posizione più autentica.
Se dall’altra parte continua a non esserci apertura, allora la scelta diventa più tua che della coppia. E lì entra in gioco la paura della solitudine, che è molto umana, ma non è necessariamente un destino. A volte restare in una relazione che non funziona è un modo per evitare quella paura, ma nel lungo periodo può aumentare il senso di vuoto.
In questo momento potresti trarre beneficio anche da uno spazio tuo, con uno psicologo, per chiarire meglio cosa desideri davvero e cosa sei disposto a tollerare ancora. Non per prendere una decisione affrettata, ma per non restare bloccato tra insoddisfazione e paura.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, se crede possa esserci ancora margine per far funzionare la relazione, potrebbe essere importante (anche per non lasciare sospesi o nulla di intentato) provare una terapia psicologica di coppia con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarvi a capire se ci sono ancora o sono costruibili nuovi presupposti per un rapporto che appaghi maggiormente entrambi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott.ssa Martina Cremanti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Gentile Utente, il tuo disagio è comprensibile: da anni mancano reciprocità, intimità e progettualità. I cambiamenti che descrivi in lei fanno pensare a una difficoltà personale, ma senza consapevolezza da parte sua è difficile migliorare. Tu stai esprimendo bisogni legittimi che restano inascoltati. La paura di restare solo ti trattiene, ma rischi di esserlo già dentro la relazione. Prova un confronto chiaro sui tuoi limiti: se non cambia nulla, chiediti quanto vuoi ancora restare così e cosa ti fa così paura di un futuro da solo (per sempre?). Un caro saluto
Dott.ssa Gioia Zanatta
Psicologo, Psicologo clinico
Treviso
Buongiorno grazie per aver esposto il tuo problema. Intanto mi sembra giusto premettere cha 41 anni sei un uomo giovane che ha davanti a se ancora tante opportunità, solo che adesso sei preso da un senso di insoddisfazione che non ti permette di vedere in modo positivo il tuo futuro.
Il racconto della tua storia d'amore mi suggerisce che probabilmente la relazione sta risentendo di una diversa maturazione tua e della tua partner. La tua fidanzata ha iniziato la relazione molto giovane e può essere che maturando sia cambiata e così il suo modo di fare e i suoi desideri. Non è facile crescere insieme e non perchè tu sei più grande di lei di 10 anni. Può essere che essendo più grande tu possa aver iniziato la relazione con più consapevolezza e che adesso senta il desiderio di fare scelte più adulte.
La tua ragazza dalla tua descrizione sembra avere quasi una forma di depressione con chiusura, trascuratezza e perdita degli interessi. Prova a parlare con lei non solo dei problemi concreti ma delle emozioni e sensazioni che state vivendo, per capire come aiutarvi reciprocamente a ritrovare entusiasmo così facendo anche la relazione ne gioverà.
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Quello che descrivi è un rapporto che nel tempo si è sbilanciato molto e in cui i bisogni fondamentali, come presenza, progettualità e intimità, non sembrano più incontrarsi.
Il punto importante è che non si tratta solo di “lei che è cambiata”, ma anche di come state funzionando insieme oggi. Da quello che racconti, tu stai cercando contatto e condivisione, mentre lei appare ritirata e poco disponibile al cambiamento.
Hai due strade realistiche davanti
provare un ultimo tentativo strutturato di confronto chiaro, senza accuse, ma con bisogni espliciti e concreti, e vedere se lei è davvero disponibile a lavorarci
oppure prendere atto che il rapporto, così com’è da anni, non ti sta più facendo stare bene

La paura di restare solo è comprensibile, ma non dovrebbe essere il motivo principale per restare in una relazione in cui ti senti inutile e non ascoltato.
Qui la domanda centrale non è solo se lasciarla, ma se questa relazione oggi ha ancora reciprocità o è diventata qualcosa che stai portando avanti da solo.
Salve,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata.
Mi sembra di aver capito da ciò che descrive che sta vivendo una relazione che nel tempo è cambiata, lasciandola con un senso di solitudine, frustrazione e dubbio rispetto al futuro. Comprendo pienamente le sensazioni da lei provate, il sentirsi divisi tra il desiderio di provare a recuperare il rapporto e la paura di prendere una decisione netta e definitiva, come quella di lasciarsi.
In questi casi può essere molto utile avere uno spazio personale di ascolto e confronto per mettere a fuoco i propri bisogni, comprendere meglio le dinamiche della coppia e le proprie paure. Un ulteriore consiglio potrebbe essere quello di provare ad aderire ad un percorso di coppia, anche se in questo momento mi sembra più mirato un percorso personale che possa portarle una conoscenza maggiore della propria persona accogliendo con rispetto i cambiamenti e le emozioni che questi provocano.
Se desidera, possiamo approfondire insieme questi aspetti in un primo colloquio conoscitivo, così da aiutarla a trovare una posizione più serena e consapevole.
Un cordiale saluto,
Dott.ssa Cotronei Ludovica
Dott. Filippo Guizzardi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Modena
Gentilissimo, quando uno dei due partner smette di avere obiettivi, trascura se stesso e rifiuta ogni stimolo esterno, spesso non è solo "pigrizia" o disinteresse verso l'altro, ma il segnale di un malessere psicologico più profondo. Questo è evidenziato anche dalla pressoché assenza, da lei denunciata, di una vita sessuale in comune da quasi quattro anni; quattro anni sono infatti un tempo lunghissimo. La sessualità è il termometro della salute di una coppia e, quando sparisce, la relazione rischia di diventare una convivenza tra fratelli o, peggio, tra conviventi estranei.
Credo che, in questa situazione, l'unico ostacolo che la freni sia la comprensibile paura della solitudine. La invito però a cambiare la sua prospettiva: da quanto scrive, infatti, lei è purtroppo già solo; una relazione sana si basa, infatti, sul movimento reciproco. Se la sua partner resta ferma e lei è l'unico ad avanzare proposte finirà inevitabilmente per esaurirsi, finendo nel paradosso di essere formalmente in una coppia, ma sostanzialmente da solo. Non si faccia prendere dalla paura, a 41 anni lei è nel pieno della sua maturità: ha ancora tutto il tempo per ricostruire una vita insieme ad una persona che cresca con lei!
Un caro saluto,
Filippo Guizzardi
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Salve, da quello che racconta emerge una situazione che, nel tempo, è diventata per lei molto faticosa e dolorosa. È comprensibile sentirsi confusi e bloccati quando un rapporto che per anni è stato soddisfacente cambia così profondamente, soprattutto se dall’altra parte non c’è la stessa percezione del cambiamento.
Ci sono alcuni aspetti importanti da considerare. Il primo riguarda la sua compagna: i cambiamenti che descrive (ritiro sociale, minore cura di sé, mancanza di obiettivi, calo del desiderio) potrebbero essere segnali di un disagio emotivo o psicologico, magari legato anche all’evento che cita (il malore della madre), che sembra aver rappresentato uno spartiacque. Tuttavia, se lei non riconosce il problema, diventa difficile costruire insieme un cambiamento.
Il secondo aspetto riguarda lei: il sentirsi “inutile”, non visto e non ascoltato nella relazione è un segnale importante. Una relazione sana si basa su reciprocità, condivisione e disponibilità al dialogo. Se ogni suo tentativo di proporre attività o di confrontarsi viene rifiutato, è naturale che si generino frustrazione, solitudine e anche dubbi sul futuro.
Rispetto al dubbio se lasciare o meno la relazione, è importante distinguere tra la paura della solitudine e il reale desiderio di continuare questo rapporto. Restare solo per paura spesso porta a prolungare una situazione che non fa stare bene. Allo stesso tempo, una decisione così importante merita di essere presa con consapevolezza, non sull’onda della sofferenza del momento.
Potrebbe essere utile provare un ultimo tentativo di comunicazione, esprimendo in modo chiaro e diretto come si sente e quali sono i suoi bisogni, magari proponendo anche un percorso di coppia. Se però l’altra persona non è disponibile ad aprirsi o a mettersi in discussione, è importante che lei inizi a chiedersi cosa è disposto ad accettare e cosa no in una relazione.
In ogni caso, la difficoltà che sta vivendo merita uno spazio di ascolto e di riflessione più approfondito, che possa aiutarla a chiarire i suoi bisogni e a prendere una decisione più serena e consapevole. Per questo motivo, le consiglierei di approfondire con uno specialista.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dr. Simone Mariagi
Psicologo
Sovigliana
Quello che descrivi non è una fase, è una situazione che dura da anni. Tu provi a muovere la relazione senza un feedback positivo indietro e il suo ritiro può avere cause profonde e dei significati precisi, ma se non le riconosce difficilmente starà meglio.
A questo punto la domanda è su di te: sei disposto ad accettare di vivere la relazione così? Puoi provare un ultimo confronto chiaro, magari proponendo una terapia di coppia ed eventualmente valutare se questa relazione merita un proseguo o se la sua interruzione potrebbe essere beneficio di entrambi.
Dott.ssa Stella Gelli
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Milano
Buonasera, la ringrazio per la condivisione.
Il fatto che lei continui a cercare, a proporre, a desiderare uno spazio condiviso, dice qualcosa di importante su di lei: di quanto per lei conti la relazione, del suo modo di esserci. Non è un dettaglio.
Quando però questo movimento non trova risposta, spesso non è solo l’altro a mancare: lentamente si perde anche il senso di sé dentro la relazione. Ci si adatta, si resta, ma sempre un po’ più lontani da ciò che si sente.
Forse allora il punto non è solo cosa fare, ma fermarsi su cosa sta vivendo lei oggi: quanto riesce ancora a riconoscersi in questo rapporto, e quanto invece sta restando in qualcosa che non la rappresenta più.
La paura della solitudine è comprensibile. Ma a volte la solitudine più difficile è proprio quella che si vive dentro una relazione.
Se sente che può esserle utile, sono disponibile per un primo colloquio.
Un caro saluto,
Dott.ssa Stella Gelli
Dott.ssa Sofia Bonomi
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Salve, penso sia importante intraprendere un lavoro psicoterapeutico in modo tale da poter analizzare ed elaborare bene ciò che ha vissuto e cosa sta attraversando, oltre che i timori relativi al futuro. Dott.ssa Bonomi
Ha pensato a una consulenza sessuologica di coppia o a una terapia di coppia? Vi potrebbe aiutare a focalizzare meglio i desideri e le difficoltà di ognuno di voi e magari stringere un nuovo patto di coppia. CI pensi.
Dott.ssa Francesca Di Grazia
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una sofferenza significativa legata a un cambiamento nella relazione. Può essere particolarmente frustrante quando uno dei due avverte una distanza e l’altro no, si crea spesso un senso di solitudine e incomprensione molto forte.
I comportamenti che descrive nella sua partner (ritiro, poca cura di sé, scarso interesse per le attività e per la sessualità) potrebbero avere diversi significati. In alcuni casi possono essere legati a un momento di difficoltà personale, anche non esplicitata. L’episodio della madre, ad esempio, potrebbe aver avuto un impatto più profondo di quanto appaia. Allo stesso tempo, è importante non perdere di vista che il bisogno di condivisione, di intimità e di progettualità nella coppia è fondamentale, e il fatto che lei non si senta considerato merita attenzione.
Quando il dialogo sembra non portare a cambiamenti, può essere utile provare una condivisione più diretta di ciò che prova (solitudine, tristezza, timore per il futuro della relazione). Se anche questo non dovesse aprire uno spazio di confronto, un percorso di coppia potrebbe rappresentare un’occasione per essere ascoltati.
Rispetto al pensiero di lasciarla, emerge un conflitto interno che riguarda da una parte il disagio nella relazione, dall’altra la paura della solitudine. Il rischio è di restare in una relazione insoddisfacente più per timore che per scelta.
Potrebbe esserle utile prendersi uno spazio di riflessione (anche con un professionista) per chiarire meglio quali sono i suoi bisogni nella relazione, quanto questa relazione, così com’è oggi, riesce a soddisfarli, cosa la trattiene e cosa invece la spinge ad andare via.
Cordialmente
Dott.ssa Natalia Servidio
Psicologo clinico, Psicologo
Caserta
Buonasera,
quello che descrive è una situazione che può generare molta frustrazione, senso di solitudine e anche confusione rispetto a cosa sia giusto fare.
Da ciò che racconta, sembra che negli ultimi anni si sia creato uno squilibrio nella relazione: da una parte il suo bisogno di condivisione, progettualità e intimità, dall’altra una partner che appare più ritirata, poco coinvolta e poco disponibile al confronto. Il fatto che lei non riconosca questo cambiamento rende ancora più difficile per lei sentirsi visto e ascoltato.
Alcuni elementi che riporta (uscire poco, trascurarsi, mancanza di obiettivi, riduzione della vita sessuale) potrebbero indicare una fase di fatica personale o emotiva della sua compagna, che però, se non riconosciuta o affrontata, finisce inevitabilmente per ripercuotersi sulla coppia.
Allo stesso tempo, è importante considerare anche il suo vissuto:
sentirsi rifiutato nelle proposte, non desiderato e “inutile” nel rapporto sono segnali di un disagio che merita attenzione e non dovrebbe essere trascurato nel tempo.
Quando il dialogo non produce cambiamenti, può essere utile provare a spostarlo su un piano diverso, esprimendo in modo chiaro non tanto cosa dovrebbe fare lei, ma come sta lei dentro questa relazione e quali sono i suoi bisogni irrinunciabili. In alcuni casi, un percorso di terapia di coppia può aiutare a far emergere queste dinamiche in uno spazio più protetto.
Rimane però un punto centrale:
una relazione può funzionare nel tempo solo se entrambe le persone sono disponibili a mettersi in gioco e a costruire insieme un equilibrio. Se questo non avviene, è comprensibile che lei inizi a interrogarsi sulla possibilità di interrompere il rapporto.
La paura della solitudine è umana, ma è importante chiedersi anche quanto sia sostenibile, nel lungo periodo, rimanere in una relazione in cui si sente già solo.
Un supporto psicologico individuale potrebbe aiutarla a chiarire meglio i suoi bisogni e a prendere una decisione più consapevole, al di là della paura.
Un caro saluto.
Dott. Marco Daniele
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Carissimo mi spiace della situazione che sta vivendo. Oltre che psicologo, sono anche io un uomo grande (53) e posso comprendere. Può darsi che la sua compagna non abbia più l'entusiasmo di prima oppure può essere che abbia sviluppato un leggero sintomo depressivo che porta a tale demotivazione. Ma è importante in ogni caso che tra le tante riflessioni che può fare sul caso, non faccia l'errore di restare con qualcuno, pur di non restare da solo. Mio nonno una volta mi disse che ogni scelta che facciamo in stato di necessità, è quasi sicuramente la scelta sbagliata. 41 anni non sono tantissimi ed è sicuramente in grado di andare avanti da solo e sicuramente di ritrovare nuovi entusiasmi. La vita è difficile, è vero, ma è anche meravigliosa e piena di sorprese. Non si lasci andare, mi raccomando
Salve, da quello che scrive il problema non sembra essere solo la mancanza di rapporti o di attività insieme. Sembra che, da circa quattro anni, lei stia vivendo una relazione in cui continua a proporre, chiedere, parlare, aspettare; mentre dall’altra parte trova rifiuto, chiusura o immobilità.

Il punto delicato è che un compromesso può nascere solo se entrambi riconoscono che c’è qualcosa da affrontare. Se per lei il rapporto è cambiato e per la sua compagna invece “non è successo nulla”, il rischio è che ogni sua richiesta diventi una pressione e ogni suo rifiuto diventi per lei una conferma di essere inutile.

Il malore della madre può aver inciso, forse bloccando in lei paure, responsabilità o un ritiro dalla vita di coppia. Ma questo va compreso, non usato per restare fermi indefinitamente. Anche il fatto che lei esca poco, si curi meno e sembri senza obiettivi meriterebbe attenzione, senza trasformarlo subito in un’accusa o in una diagnosi.

Forse la domanda più importante non è: “come faccio a farla cambiare?”, ma: “lei è disposta a vedere con me che così la relazione sta morendo?”. Provi a parlarle una volta in modo molto chiaro, non per convincerla, ma per verificare se esiste ancora una disponibilità reale a costruire qualcosa insieme: intimità, convivenza, cura reciproca, eventualmente anche un confronto di coppia.

Se lei continua a negare il problema o a rimandare senza assumersi nessun pezzo della relazione, allora la sua scelta non sarà più tra lasciarla o salvarla, ma tra continuare ad aspettare una persona ferma o iniziare a muoversi lei.

La paura di restare solo è comprensibile, ma non dovrebbe diventare l’unico motivo per restare. Una relazione non si misura solo da quanto tempo dura, ma da quanto ancora permette a entrambi di sentirsi vivi. Se sente che questo passaggio è troppo confuso da affrontare da solo, può continuare ad approfondirlo o chiedere un confronto dedicato.

Un caro saluto.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Salve, la situazione che descrive appare caratterizzata da un progressivo cambiamento della relazione, che nel tempo ha assunto connotati di distanza emotiva, riduzione della progettualità condivisa e difficoltà nella comunicazione e nell’intimità.
È comprensibile che lei si senta disorientato e in sofferenza, soprattutto considerando la discrepanza tra la sua percezione del cambiamento e quella della sua partner, che invece sembra non riconoscere la stessa evoluzione del rapporto. Questo tipo di asimmetria percettiva può rendere particolarmente complesso il dialogo e il tentativo di trovare un punto d’incontro.
Inoltre, elementi come il ritiro sociale della partner, la riduzione della cura di sé e la perdita di progettualità possono contribuire a un vissuto di solitudine anche all’interno della relazione, generando frustrazione e senso di impotenza.
È importante riconoscere che il bisogno di vicinanza, condivisione e reciprocità è legittimo, così come lo è il desiderio di un confronto costruttivo e di compromessi. Allo stesso tempo, quando la comunicazione diretta non sembra più efficace, può essere utile valutare uno spazio terzo (ad esempio un percorso di coppia) che permetta di facilitare l’espressione reciproca dei bisogni e delle difficoltà.
La paura della solitudine che lei esprime è altrettanto significativa e merita attenzione, perché spesso può influenzare le scelte e mantenere situazioni di sofferenza prolungata.
In ogni caso, prima di prendere decisioni definitive, può essere utile prendersi uno spazio di riflessione più ampio, in cui chiarire cosa per lei è realmente indispensabile in una relazione e cosa invece è disposto a negoziare. Cordiali saluti
Dott.ssa Adriana Vicario
Psicologo, Psicologo clinico
Lusciano
Salve, grazie per aver condiviso con noi quello che sta vivendo in questo periodo. Se la sua compagna è d'accordo, potreste pensare di affrontare una terapia di coppia che vi può aiutare a trovare dei compromessi. Inoltre, se la sua compagna sta vivendo un momento difficile in seguito al malore della madre, potrebbe essere utile per lei intraprendere un percorso personale. Ad ogni modo, comunicare i propri bisogni in maniera assertiva, specialmente in coppia, è lo strumento principale. Se la comunicazione crea fraintendimenti o non sembra arrivare alla sua compagna, forse un professionista può aiutarvi in questo. Cari saluti
Dott.ssa Jessica Parenti
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
Grazie per aver condiviso qualcosa di così personale. Quello che racconti fa capire quanto tu stia soffrendo, e ha senso che tu sia arrivato a un punto di stallo. Mi colpisce la parola che hai usato: "inutile". Sei inutile per lei, o ti senti inutile come persona? Perché spesso quello che viviamo in coppia riflette qualcosa di più profondo su come ci vediamo. C'è poi una cosa che vale la pena notare: tu percepisci chiaramente che qualcosa è cambiato, lei dice di no. Questo non significa che uno dei due abbia torto, significa che, in questo momento, state abitando la stessa relazione in modo molto diverso, e questo di per sé è già un punto chiave. Il calo della vita sessuale e il blocco del progetto di andare a vivere insieme, proprio nel momento in cui la mamma di lei ha avuto un malore, non sono dettagli secondari: spesso questi eventi segnano un prima e un dopo, e possono bloccare una coppia in un equilibrio nuovo che nessuno dei due ha scelto consapevolmente. Vale la pena chiedersi come lei stia vivendo il ruolo di figlia in questo momento, e quanto questo stia pesando su tutto il resto. Anche la paura di restare solo che menzioni è importante: a volte restiamo in situazioni che non ci fanno bene non per amore, ma per paura di ciò che c'è fuori. Prima di decidere cosa fare, forse la domanda più utile è: chi sono io oggi, e questa relazione mi permette di esserlo? Potrebbe valere la pena interrogarcisi, magari con l'aiuto di qualcuno.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, quello che descrive è una situazione che può diventare molto logorante nel tempo, soprattutto quando si ha la sensazione di essere gli unici a vedere il cambiamento e a provare a muovere qualcosa nella relazione. Da una parte c’è il legame costruito in tanti anni, dall’altra il vissuto attuale fatto di distanza, rifiuti e bisogni che non trovano risposta. È comprensibile che si senta stanco, frustrato e anche confuso rispetto a quale direzione prendere. Dal suo racconto emerge un aspetto centrale che spesso, in ottica cognitivo comportamentale, diventa importante osservare con attenzione. Non è solo ciò che accade tra voi due, ma anche il modo in cui lei interpreta quello che accade e il significato che attribuisce ai comportamenti della sua partner. Quando le sue proposte vengono rifiutate, quando la vede chiusa, poco attiva o distante, è naturale che si attivino pensieri legati al sentirsi inutile, non importante o non considerato. Questi pensieri, oltre a farla soffrire, rischiano di influenzare il modo in cui si pone nella relazione, magari portandola a insistere, a sentirsi ancora più frustrato o a ritirarsi a sua volta. Allo stesso tempo, il comportamento della sua partner sembra indicare una chiusura o un cambiamento importante che lei non riconosce o non riesce a esprimere. Il fatto che questo cambiamento sia iniziato in concomitanza con un evento familiare significativo può non essere casuale. A volte alcune situazioni attivano vissuti profondi che portano la persona a ritirarsi, a perdere interesse, energia o progettualità. Questo non giustifica la distanza, ma può aiutare a comprenderne una possibile funzione. Quello che sembra essersi creato tra voi è una sorta di disallineamento. Lei cerca contatto, movimento, progettualità, mentre lei sembra ferma o altrove. In queste dinamiche, più una persona spinge, più l’altra può chiudersi, e questo alimenta un circolo che con il tempo aumenta la distanza emotiva. Un altro elemento importante è il tema della paura della solitudine. Il fatto che lei stia pensando di lasciare la relazione ma si senta bloccato da questo timore è molto significativo. Significa che non è solo una scelta legata alla relazione in sé, ma anche a ciò che questa rappresenta per lei in termini di sicurezza, abitudine, identità. A volte restare in una relazione che non soddisfa più pienamente alcuni bisogni è anche un modo per evitare il vuoto o l’incertezza che si teme di trovare fuori. In questo momento sembra che lei si trovi in una posizione molto difficile, diviso tra il desiderio di un cambiamento e la paura delle conseguenze di quel cambiamento. Più si resta in questa ambivalenza senza strumenti per leggerla, più aumenta il senso di blocco. Un lavoro su di sé potrebbe aiutarla proprio a fare chiarezza su questi aspetti. Comprendere meglio quali sono i suoi bisogni nella relazione, quali pensieri si attivano nelle situazioni che vive, quanto la paura della solitudine sta influenzando le sue scelte, e come poter comunicare in modo più efficace ciò che prova. Questo tipo di percorso può aiutarla a uscire dalla sensazione di essere incastrato e a prendere decisioni più consapevoli, qualunque esse siano. Non si tratta necessariamente di arrivare subito a una scelta definitiva, ma di iniziare a capire cosa sta succedendo dentro di lei e nella relazione, perché spesso è proprio questa comprensione che permette di sbloccare la situazione. Il fatto che lei si stia facendo queste domande è già un segnale importante, perché indica che non si è rassegnato a stare male, ma sta cercando un modo per stare meglio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Lisa Cerri
Psicologo clinico, Psicologo
Soiano del Lago
Salve,
da quello che racconta, sembra che lei stia vivendo da tempo una relazione in cui si sente sempre più solo pur essendo in coppia. E questa è una condizione che, nel lungo periodo, può diventare molto dolorosa e logorante.
Mi colpisce un aspetto: lei non descrive solo una mancanza di sessualità o di progettualità, ma soprattutto la sensazione di non riuscire più a incontrare davvero la sua compagna. Come se da anni provasse a creare movimento, vicinanza, esperienze condivise, ricevendo però chiusura o disinteresse. E quando i tentativi ripetuti sembrano non avere effetto, spesso si finisce per sentirsi inutili, non visti, quasi “spenti” dentro la relazione.
Allo stesso tempo, alcuni elementi che descrive della sua compagna — il ritirarsi, l’uscire poco, il trascurarsi, il blocco progettuale dopo il malore della madre — fanno pensare che anche lei possa stare vivendo una fatica personale profonda, forse non del tutto riconosciuta o affrontata. Questo però non significa che lei debba annullare i propri bisogni o restare per anni in una situazione che la fa soffrire.
Il punto centrale forse non è decidere subito se lasciarla o restare, ma capire se tra voi esista ancora uno spazio reale di confronto. Non un dialogo in cui lei prova a spiegare e l’altra persona minimizza o si chiude, ma uno spazio in cui entrambi possiate guardare sinceramente cosa sta succedendo alla relazione.
Perché c’è una differenza importante tra attraversare un periodo difficile insieme e vivere per anni in una relazione emotivamente congelata.
La paura della solitudine che descrive è molto comprensibile. A volte però si resta bloccati non tanto perché la relazione faccia stare bene, ma perché l’idea del vuoto spaventa più della sofferenza conosciuta. E questa è una domanda che forse vale la pena porsi con onestà: oggi sta restando per amore reciproco e possibilità di costruire ancora qualcosa, oppure soprattutto per paura di ciò che accadrebbe fuori dalla relazione?
Potrebbe aiutarla molto anche uno spazio personale di supporto psicologico, non tanto per “decidere cosa fare” al posto suo, ma per capire meglio cosa desidera davvero e quali limiti sente di non riuscire più a sostenere. Restando a disposizione, le porgo un cordiale saluto

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