Buongiorno, non so se questo sia il luogo giusto per avere una risposta, intanto ringrazio per la di

27 risposte
Buongiorno, non so se questo sia il luogo giusto per avere una risposta, intanto ringrazio per la disponibilità.
Un anno fa sono stata operata di tumore alla gamba, al momento porto un tutore poiché ho perso la sensibilità al piede.
Mio marito ha alternato momenti un cui mi è stato vicino a momenti di freddezza e nervosismo, anche quando sono tornata a casa dopo 2 mesi di ospedale.
Non abbiamo rapporti completi da quasi 2 anni e lui mi ripete che non se la sente per ora per la mia gamba e perché dice di non essere in forma.
A me sembra strano tutto ciò, nel senso cbe potevo capire un anno fa ma ora non capisco perché non cerchi un momento per noi.
Avrei bisogno di un vostro parere grazie
Dott. Alessio Conti
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Quello che descrive è comprensibile e tocca diversi livelli: il vissuto legato alla malattia, i cambiamenti nel corpo e nella quotidianità, ma anche l’equilibrio di coppia. Si entra in una nuova fase in cui i ruoli, i desideri, le modalità di interazione mutano. Dopo un evento così importante, non è raro che anche la relazione attraversi momenti di distanza, soprattutto sul piano dell’intimità. Forse suo marito potrebbe vivere delle difficoltà che fatica a esprimere (paura, senso di impotenza, difficoltà a rielaborare ciò che è accaduto), ma questo non toglie valore al suo bisogno di vicinanza e di sentirsi desiderata. Più che cercare subito una spiegazione definitiva, potrebbe essere utile aprire un dialogo sincero, in un momento tranquillo, parlando di come si sente lei, senza accuse. Se la distanza persiste, un supporto di coppia può aiutare entrambi a ritrovare un modo di stare vicini in questa fase delicata della vostra vita.

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Dott.ssa Francesca Di Grazia
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata.
Quello che descrive tocca vari aspetti, da una parte il suo percorso di malattia e le conseguenze fisiche ed emotive che ha provocato, dall’altra la relazione di coppia, che sembra aver subito un cambiamento significativo.
Dopo un evento così impegnativo, il bisogno di vicinanza, rassicurazione e intimità tende ad aumentare, mentre la distanza dell’altro può essere vissuta con ancora maggiore intensità. Rispetto al comportamento di suo marito, è difficile trarre conclusioni senza conoscere direttamente il suo vissuto. Potrebbe avere difficoltà a gestire la malattia e le sue conseguenze, paura (anche legata al corpo, o alla sessualità dopo un cambiamento fisico), senso di inadeguatezza. Questo non giustifica la distanza, ma può aiutare a leggerla da un'altra prospettiva.
Potrebbe essere utile provare ad aprire un dialogo in un momento tranquillo, esprimendo non ciò che “non va” in lui, ma come lei si sente (triste, distante, confusa) e il desiderio di ritrovare una connessione. In alternativa, quando il dialogo diretto è difficile, un percorso di coppia può offrire uno spazio protetto per affrontare questi temi.
Se sente che questa situazione le pesa, potrebbe essere utile anche per lei uno spazio di supporto individuale.
Cordialmente
Dott.ssa Natalia Servidio
Psicologo clinico, Psicologo
Caserta
Buonasera,
la situazione che descrive è comprensibilmente delicata e può generare in lei dubbi, tristezza e senso di distanza nella relazione.
Affrontare una malattia importante come un tumore non ha un impatto solo su chi la vive in prima persona, ma anche sul partner e sull’equilibrio della coppia. Talvolta, chi sta accanto può reagire alternando momenti di vicinanza a momenti di chiusura, fatica o nervosismo, proprio perché non riesce a elaborare pienamente ciò che è accaduto.
È possibile che suo marito, al di là delle motivazioni esplicite che le fornisce, stia ancora facendo fatica ad accettare e integrare il percorso che lei ha vissuto, sia sul piano emotivo sia su quello corporeo. Questo può riflettersi anche nella sfera dell’intimità, che spesso è uno degli ambiti più sensibili ai cambiamenti legati alla malattia.
Allo stesso tempo, è importante riconoscere che i suoi bisogni di vicinanza, affetto e condivisione sono legittimi e meritano spazio all’interno della relazione.
Potrebbe essere utile provare ad aprire un dialogo con lui in un momento tranquillo, esprimendo non tanto un’accusa, quanto come si sente e cosa le manca in questo periodo. Se la difficoltà dovesse persistere, un percorso di supporto psicologico, individuale o di coppia, potrebbe aiutarvi a comprendere meglio ciò che sta accadendo e a ritrovare un modo di stare insieme più soddisfacente per entrambi.
Un caro saluto.
Dott. Marco Daniele
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
E' difficile dare un parere così senza conoscere minimamente le vostre dinamiche relazioni e senza conoscere lei e suo marito. Però diciamo che in linea di massima, se c'è un sentimento vero che intercorre tra voi, potrebbe trattarsi di un suo momento di difficoltà. Cerchi una connessione con lui in modo più delicato per cominciare. Ad esempio torna utile guardarsi negli occhi per alcuni minuti senza parlare. Anche se all'inizio può sembrare strano, o addirittura sembra di giocare al gioco del "chi ride per primo perde", in realtà è una pratica molto profonda di ri connessione con le nostre parti più intime, un riavvicinamento animico che potrebbe portarvi l'uno verso l'altra in modo semplice, armonioso e naturale. Ovviamente può darsi che non basti una sola volta e/o che ci sia bisogno di praticare anche altro
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera. La ringrazio per aver condiviso parte del suo vissuto. Dopo una malattia importante, un intervento e un cambiamento corporeo, è comprensibile che nella coppia possano emergere paura, distanza, fragilità e difficoltà anche nella sessualità. Questo però non rende meno legittimo il suo bisogno di sentirsi desiderata, cercata e vicina a suo marito. La freddezza o l’evitamento potrebbero essere legati alla sua fatica nel confrontarsi con quanto accaduto, alla paura di farle male, al disagio personale o ad altre difficoltà che andrebbero però affrontate, non lasciate in silenzio. Potrebbe essere utile parlarne in un momento tranquillo, non accusandolo, ma dicendo chiaramente quanto questa distanza la faccia soffrire e quanto abbia bisogno di capire cosa stia succedendo tra voi. Un sostegno psicologico, online o in presenza, anche eventualmente di coppia, potrebbe aiutarvi a dare parola a paure, desideri e cambiamenti, ritrovando gradualmente un modo più intimo e sicuro di stare insieme.
Le auguro una buona serata.
Buongiorno, la sua domanda è molto comprensibile. Dopo una malattia importante, un intervento, due mesi di ospedale e un cambiamento fisico ancora presente, non cambia solo il corpo: spesso cambia anche il modo in cui la coppia si guarda, si avvicina, si tocca.

Da quello che scrive, il punto non sembra essere soltanto la mancanza di rapporti completi. Sembra esserci una domanda più profonda: “mio marito mi vede ancora come donna, o ormai mi guarda solo attraverso la malattia e la gamba?”. Questa è una ferita delicata, perché il silenzio o l’evitamento dell’altro rischiano di far sentire rifiutati proprio nel momento in cui si avrebbe più bisogno di sentirsi scelti.

Allo stesso tempo, non possiamo sapere da qui se suo marito stia evitando per paura di farle male, per blocco emotivo, per disagio personale, per difficoltà sessuali sue o per altro. Il rischio sarebbe trasformare subito il suo comportamento in una sentenza: “non mi desidera più”. Prima di arrivare lì, serve aprire uno spazio chiaro, non accusatorio, ma nemmeno vago.

Potrebbe dirgli qualcosa di molto semplice: “Non ti sto chiedendo subito un rapporto, ma ho bisogno di capire se tra noi esiste ancora uno spazio di desiderio, tenerezza e vicinanza. Per me il silenzio sta diventando più doloroso della mancanza di sesso”.

A volte, dopo una malattia, la coppia deve imparare di nuovo ad avvicinarsi, partendo anche da gesti piccoli, non prestazionali: contatto, abbracci, momenti di intimità senza l’obbligo di arrivare subito al rapporto completo. Se però lui continua a chiudere, rimandare o dare spiegazioni generiche, allora può essere utile un confronto psicologico di coppia o sessuologico, proprio per non lasciare che la malattia diventi il terzo elemento che decide al posto vostro.

Il suo bisogno di sentirsi ancora cercata non è superficiale: è parte del sentirsi viva, donna e partner, non solo paziente. Se sente che questo tema rimane bloccato, può continuare ad approfondirlo o chiedere un confronto online dedicato.

Un caro saluto.
Dott.ssa Ilaria Forcina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara utente, grazie per questa intima condivisione.
Ha provato a parlare apertamente con suo marito? Rispetto a cosa desidererebbe lei?Avete avuto modo di parlare a cuore aperto l’uno all’altra di quali sono stati i vostri sentimenti in tutto questo periodo? Potrebbe essere utile parlarne come coppia con un professionista, qualora non riusciste da soli ad affrontare la questione. A volte è più facile aprirsi di fronte ad un terzo neutro, che possa ascoltare entrambi i punti di vista, soprattutto in situazioni delicate dove interviene un elemento esterno, non controllabile, come una condizione di malattia, che può suscitare vissuti di disagio, paura della perdita e senso di impotenza e inadeguatezza.
Un caro saluto
Dott.ssa Elena Petitti
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Buongiorno, grazie per aver scritto.
Dopo un intervento importante e un cambiamento così concreto del corpo, è comprensibile che anche il modo di vivere la relazione si sia trasformato e oggi le risulti difficile riconoscere ciò che sta accadendo. A volte non è immediato capire come tenere insieme ciò che è cambiato dentro di sé e nel rapporto con l’altro, e questo può lasciare una sensazione di distanza e di spaesamento.
Più che cercare una spiegazione unica, può essere utile dare spazio a ciò che sta vivendo lei, così com’è, senza forzarlo dentro risposte immediate. Dentro questo spazio, spesso si inizia anche a vedere con più chiarezza cosa sta accadendo e di cosa si ha bisogno.
Se sente che questo momento merita attenzione, può essere il punto da cui iniziare a rimettere un po’ d’ordine in ciò che oggi è confuso.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Elena Petitti
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buonasera signora.
Lei sa sulla sua pelle, nel suo corpo, quanto un tumore irrompe e cambia molto della nostra vita. Suo marito può immaginare qualcosa e, immaginando, verosimilmente incontra molte difficoltà. Certe malattie sono individuali, ma in realtà diventano malattie della coppia o addirittura della famiglia. Dunque lei ha ragione a voler capire e per questo la invito ad un colloquio, anche online.
Dott.ssa Giulia Perasso
Psicoterapeuta, Psicologo
Genova
Gentilissima,
Sta attraversando un momento molto delicato e se ne sta prendendo cura, ponendosi domande importanti sul benessere della coppia. Anche solo il fatto che oggi sta scrivendo per cercare delle soluzioni, ci parla delle sue risorse e delle sue capacità per attivarsi a tutela della sua serenità. Purtroppo la malattia oncologica può portare con sè numerosi stigmi legati alla fragilità fisica, che restano a lungo termine, con un impatto su tante sfere della vita... Tra cui anche la sessualità. Le alternanze di vicinanza e distanza emotiva da parte di suo marito potrebbero riflettere meccanismi di difesa di fronte alle difficoltà che avete e che state attraversando. Credo che un percorso di psicoterapia di coppia potrebbe esservi d'aiuto, con la finalità di tornare a essere vista da suo marito come una donna e non come una paziente oncologica. E, allo stesso tempo, l'obiettivo di dare senso agli ultimi anni integrando il dolore emotivo e la paura di perdersi, con la speranza e nuovi progetti per il futuro.
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, ha fatto bene a scrivere. Quello che sta vivendo non riguarda solo la dimensione fisica della malattia, ma anche quella emotiva e relazionale, che spesso viene messa in secondo piano ma ha un peso enorme.

Nella mia esperienza, anche lavorando con persone che hanno affrontato malattie importanti o interventi invasivi, vedo spesso situazioni simili alla sua: non è raro che il partner alterni momenti di vicinanza a momenti di distanza, quasi come se facesse fatica a stare dentro fino in fondo a quello che è successo. A volte non è mancanza di affetto, ma difficoltà nel gestire paura, cambiamento, vulnerabilità, anche sul piano dell’intimità.

Detto questo, quello che lei sente è assolutamente legittimo. Dopo un percorso così impegnativo, il bisogno di ritrovare uno spazio di coppia, anche fisico, non è qualcosa di “secondario”, ma fa parte del sentirsi di nuovo vivi, desiderati, in relazione.

Le faccio una domanda importante: quando suo marito le dice che “non se la sente”, che tipo di emozione percepisce in lui? Più imbarazzo, più distanza, più evitamento… o le sembra proprio disinteresse?

Perché può sembrare una sfumatura, ma cambia molto.

Un altro punto su cui può valere la pena riflettere è questo: avete mai parlato apertamente, non solo del “perché non succede”, ma di come si sente lei dentro questa situazione? Non tanto chiedendo spiegazioni, ma condividendo il suo vissuto, ad esempio il sentirsi messa da parte, o il bisogno di ritrovare una vicinanza che non sia solo pratica o quotidiana.

A volte il partner evita anche per paura di “fare male”, di non sapere come muoversi rispetto al corpo che è cambiato, o perché associa la malattia a qualcosa di fragile e quindi si blocca. Altre volte invece c’è proprio una difficoltà più profonda nel contatto emotivo.

Le chiedo anche: al di là della sessualità, sente che tra voi c’è ancora uno spazio di intimità, di complicità, di scambio affettivo? Oppure anche lì percepisce una distanza simile?

Perché questo aiuta a capire se il tema è più circoscritto alla sfera sessuale o se riguarda la relazione in modo più ampio.

Capisco che per lei sia difficile dare un senso a questo comportamento, soprattutto dopo un anno, ed è comprensibile che inizi a sembrarle “strano”. Più che cercare una spiegazione unica, forse può essere utile iniziare a esplorare insieme cosa sta succedendo tra voi due oggi, in questo nuovo equilibrio dopo la malattia.

Se vuole, possiamo anche ragionare su come aprire questo dialogo con lui in modo che non si senta sotto pressione, ma allo stesso tempo lei non resti sola con questo bisogno.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Salve,la ringrazio per aver condiviso una situazione così delicata e personale.
Quello che descrive riguarda un periodo molto impegnativo della sua vita, segnato non solo dalla malattia e dal percorso di cura, ma anche da un cambiamento importante nella relazione con suo marito. È comprensibile che questo possa generare dolore, confusione e anche domande a cui è difficile dare una risposta chiara.
Dalle sue parole emerge il bisogno di sentirsi ancora vista, desiderata e accolta nella relazione, nonostante i cambiamenti che la malattia ha portato nel suo corpo e nella quotidianità. Allo stesso tempo, sembra che suo marito stia vivendo una difficoltà sua, che però oggi si esprime con distanza e chiusura, e questo naturalmente può farla sentire sola o non compresa.

In queste situazioni non è raro che entrino in gioco paure, fragilità emotive e difficoltà a rielaborare i cambiamenti, sia da una parte che dall’altra, ma ciò non toglie che il suo vissuto di dolore e mancanza sia assolutamente legittimo.
Potrebbe essere importante, se possibile, trovare uno spazio di dialogo tra voi in cui non si parli solo della parte “fisica” o pratica, ma anche di come vi sentite entrambi in questo momento, magari anche con un supporto esterno che vi aiuti a farlo in modo più sicuro e guidato.
Resto a disposizione e le auguro di trovare uno spazio di maggiore comprensione e vicinanza in questa fase così complessa. Un caro saluto
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno, grazie per aver condiviso una situazione così delicata.
Quello che descrive è comprensibilmente fonte di sofferenza e confusione. Dopo un evento importante come un intervento oncologico, non sono solo il corpo ma anche gli equilibri emotivi e relazionali della coppia a subire un forte impatto. È possibile che suo marito abbia vissuto (e stia ancora vivendo) la malattia con paura, difficoltà a gestire le emozioni o anche un senso di impotenza, che talvolta possono manifestarsi con distanza, freddezza o evitamento, anche sul piano dell’intimità.
D’altra parte, il suo bisogno di vicinanza, di sentirsi desiderata e di ritrovare uno spazio di coppia è assolutamente legittimo. Il fatto che siano passati due anni senza rapporti completi e che lui continui a rimandare può indicare che ci sia qualcosa di più profondo da comprendere: potrebbe trattarsi di un disagio personale di suo marito (anche legato alla sua percezione del corpo, alla sessualità o a eventuali difficoltà personali), oppure di una difficoltà comunicativa tra voi che si è instaurata nel tempo.
In questi casi è importante evitare di rimanere nel dubbio o nelle interpretazioni solitarie. Un confronto aperto, in un momento tranquillo, può essere un primo passo utile per esprimere i suoi bisogni e ascoltare davvero i vissuti di suo marito, senza giudizio reciproco. Tuttavia, quando il dialogo risulta difficile o non porta a cambiamenti, può essere molto utile un supporto esterno.
Un percorso psicologico o di coppia può aiutarvi a comprendere meglio cosa sta accadendo tra voi, a rielaborare l’esperienza della malattia e a ritrovare una dimensione di intimità più serena e condivisa.
Le consiglierei quindi di approfondire la situazione con uno specialista, eventualmente anche insieme a suo marito.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
 Sandra Galiero
Psicologo
Montecatini-Terme
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso una parte così personale della sua storia.

Quello che sta vivendo sembra molto complesso, perché intreccia il percorso fisico che ha affrontato con cambiamenti importanti anche nella relazione con suo marito. È comprensibile che questo possa generare confusione, dolore e anche senso di distanza.

Credo possa essere utile prendersi uno spazio per comprendere meglio cosa sta accadendo dentro di lei e nella relazione, senza doversi dare subito delle risposte definitive.
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Buongiorno,
quello che descrive è comprensibile e tocca un’area molto delicata, in cui si intrecciano aspetti fisici, emotivi e relazionali.
Un evento come una malattia importante e un intervento chirurgico può avere un impatto significativo non solo su chi lo vive in prima persona, ma anche sul partner. Alcune persone possono reagire con vicinanza, altre con difficoltà, evitamento o chiusura emotiva, soprattutto quando entrano in gioco paura, fragilità o cambiamenti nell’immagine corporea e nella sessualità.
Detto questo, è anche importante dare spazio al suo vissuto: il bisogno di intimità, di sentirsi desiderata e di ritrovare una dimensione di coppia è assolutamente legittimo. Il fatto che la distanza si protragga da tempo merita attenzione e non va semplicemente normalizzato.
Più che soffermarsi solo sulle motivazioni dichiarate da suo marito, potrebbe essere utile aprire un dialogo più profondo e diretto su ciò che entrambi state vivendo: paure, difficoltà, bisogni e aspettative. In alcuni casi, un supporto psicologico di coppia può aiutare a facilitare questo confronto e a rielaborare insieme i cambiamenti attraversati.
Non è tanto “strano” ciò che sta accadendo, ma è qualcosa che può e merita di essere compreso e affrontato, per evitare che la distanza diventi sempre più marcata.
Un cordiale saluto.
Filomena Guida
Dott.ssa FRANCESCA GIUGNO
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Buonasera, le chiederei fin da subito come la fa stare il "non me la sento per la gamba"....forse il cambiamento fisico che ha investito lei ha travolto anche suo marito che sembra faticare ad accoglierlo. Avete mai pensato di rivolgervi ad un terapeuta di coppia? potrebbe aiutarvi a lavorare su cosa in questi due anni vi è accaduto come persone e come coppia. un caro saluto
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che sta vivendo tocca aspetti molto profondi, sia sul piano personale che su quello di coppia. Dopo un evento importante come un intervento e un percorso di cura, è naturale avere bisogno di ritrovare non solo un equilibrio fisico, ma anche una vicinanza emotiva e intima con il partner. Il fatto che lei senta una distanza e faccia fatica a comprenderla è assolutamente comprensibile. Spesso, in situazioni come questa, entrano in gioco dinamiche meno visibili ma molto potenti. Da un lato c’è il suo bisogno di sentirsi desiderata, vista, riconosciuta come donna oltre che come persona che ha affrontato una difficoltà importante. Dall’altro lato, il comportamento di suo marito può essere influenzato da vissuti che non sempre vengono espressi apertamente, come il disagio nel confrontarsi con la malattia, la paura, il cambiamento del corpo o anche una difficoltà a gestire emotivamente ciò che è accaduto. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è utile osservare come lei sta interpretando questa distanza. È possibile che, nel tentativo di dare un senso a ciò che accade, la mente costruisca delle spiegazioni che possono farla sentire ancora più ferita o confusa, come l’idea che lui non la desideri più o che non ci sia più spazio per l’intimità. Questi pensieri, pur comprensibili, rischiano di aumentare il dolore e di rendere ancora più difficile un avvicinamento. Allo stesso tempo, anche suo marito potrebbe essere intrappolato in una sorta di blocco. A volte, quando non si sa come gestire una situazione emotivamente complessa, si tende ad allontanarsi o a evitare, non tanto per mancanza di affetto, ma per difficoltà a stare in quel tipo di contatto. Il fatto che alterni momenti di vicinanza a momenti di freddezza può indicare proprio questa oscillazione interna. Un passaggio importante potrebbe essere quello di creare uno spazio di dialogo in cui non si parli solo del comportamento, ma anche di ciò che ognuno di voi prova. Non tanto per cercare una spiegazione immediata o una soluzione, ma per rendere più condivisibile ciò che sta accadendo. Spesso, quando le emozioni rimangono non dette, il rischio è che ognuno costruisca le proprie interpretazioni in solitudine. È comprensibile che dopo un anno lei si aspetti un riavvicinamento e che questa distanza inizi a pesare sempre di più. Allo stesso tempo, forzare un cambiamento senza comprendere cosa c’è dietro potrebbe non portare al risultato desiderato. È più utile cercare di capire insieme cosa sta succedendo nel vostro rapporto in questo momento, anche nelle sue parti più difficili. In situazioni come questa, può essere molto utile avere uno spazio di supporto, individuale o anche di coppia, in cui poter esplorare questi vissuti con maggiore profondità. Comprendere i meccanismi emotivi e relazionali che si sono attivati dopo un evento così significativo può aiutare a ritrovare un contatto più autentico e, nel tempo, anche una nuova forma di intimità. Il fatto che lei senta questo bisogno e si stia interrogando è un segnale importante, perché indica che per lei la relazione ha valore e merita attenzione. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
Grazie per aver condiviso una situazione tanto delicata. Quello che descrive, sia sul piano fisico che relazionale, richiede attenzione e comprensione profonda.

In un'ottica cognitivo-comportamentale, la malattia grave può attivare nel partner pensieri automatici negativi, come la paura di fare del male, l'ansia legata alla vulnerabilità o la difficoltà ad elaborare il cambiamento fisico del coniuge, che si traducono in comportamenti di evitamento, tra cui il distacco affettivo e sessuale. Questo schema può protrarsi inconsapevolmente, senza che vi sia mancanza di sentimento.

Al tempo stesso, la sua esperienza di freddezza e distanza può alimentare pensieri come "non sono più desiderabile" o "qualcosa si è rotto tra noi", generando sofferenza aggiuntiva.

Sarebbe molto utile affrontare queste dinamiche in un percorso di psicoterapia di coppia, che possa aiutare entrambi a esprimere le emozioni bloccate e a ristabilire intimità e comunicazione in modo graduale e sicuro.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente, grazie per aver condiviso la tua situazione.
Dopo un evento importante come un tumore e un intervento, è normale che anche la coppia attraversi una fase di adattamento. Due anni senza intimità e una distanza emotiva altalenante non sono però automaticamente spiegabili solo con la malattia.
Sicuramente c'è stato un impatto psicologico su di lui. Alcune persone reagiscono alla malattia del partner con paura, evitamento o difficoltà a gestire la vulnerabilità (propria e dell’altro). Questo può riflettersi anche nella sfera sessuale perché, a volte, il partner fatica a integrare l’immagine della persona amata con i cambiamenti fisici o con l’idea della fragilità. La sessualità è spesso un “termometro”. Se manca il contatto, può esserci qualcosa di più ampio sotto (non necessariamente tradimenti, ma anche blocchi emotivi, incomprensioni, risentimenti).
Apri con il tuo partner un dialogo diretto ma non accusatorio, osserva la qualità della relazione nel suo complesso e dai spazio al tuo vissuto (Il bisogno di sentirti desiderata, vista e vicina al tuo partner è assolutamente legittimo). Valuta anche un percorso esterno. Un percorso di coppia (o anche individuale per te) può aiutare a far emergere ciò che lui fatica a dire spontaneamente.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Dott.ssa Erica Farolfi
Psicologo, Psicologo clinico
Forlì
Buongiorno, ha provato a sviscerare questo aspetto con suo marito? Mancano un po' di dati per dare un parere esaustivo e capire cosa possa pensare ed aiutare suo marito. Quello che le posso dire è che essendo giustamente un tema importante per lei andrebbe affrontato insieme a suo marito in un percorso di coppia secondo me, per poter capire che ne pensa insieme a lui, e capirvi. Se vuole rimango disponibile a tale scopo.
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
quello che descrive è comprensibilmente molto faticoso, soprattutto dopo un periodo così delicato per la sua salute, in cui il bisogno di vicinanza e sostegno diventa ancora più importante.
Le reazioni di suo marito, tra momenti di presenza e altri di distanza, possono generare confusione e far nascere dubbi, soprattutto quando si prolungano nel tempo e coinvolgono anche la sfera dell’intimità.
Potrebbe essere utile provare ad aprire un confronto con lui su come si sente e sui suoi bisogni, cercando di capire anche cosa stia vivendo lui rispetto a questa situazione.
Se però il dialogo risulta difficile o non porta a un cambiamento, potrebbe essere utile valutare un percorso di coppia, per avere uno spazio protetto in cui entrambi possiate esprimervi e comprendere meglio ciò che sta accadendo nella relazione.
Resto a disposizione,
un caro saluto.
Dott.ssa Elena Dati
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno. La ringrazio per aver condiviso questi contenuti personali.
Il suo vissuto è legato al trauma fisico e alla stabilità emotiva della coppia ed è comprensibile che lei sia in difficoltà. Dopo un percorso molto difficile, il bisogno di ritrovare intimità è anche ricerca di conferma, di accoglienza e di ritorno alla "normalità".
Il comportamento di suo marito potrebbe non dipendere da una mancanza di affetto nei suoi confronti, ma da un blocco emotivo per una sorta di timore reverenziale oppure un rifiuto per proteggere se stesso da una sofferenza che non sa gestire.
Il protrarsi di questa situazione per due anni indica che la comunicazione tra voi si è incagliata. Il trauma è diventata un confine invalicabile dietro cui lui sembra nascondere altre fragilità.Il mio consiglio è di proporre a suo marito un colloquio di coppia con un professionista. Questo vi permetterebbe di dare voce ai timori di entrambi, trasformando quel "non me la sento" in una spiegazione più chiara e sarebbe un primo passo verso una nuova vicinanza.
Dott.ssa Chiara Roselletti
Psicologo, Psicologo clinico
San Sisto
Gentile utente,
lei e suo marito, immagino, abbiate attraversato dei momenti difficili e complessi, i quali lasciano degli strascichi se trascurati.
Riservatevi del tempo per confrontarvi e affrontare le paure che vi siete trovati di fronte, se da soli fate fatica potresti valutare una terapia di coppia.
Il dolore e la paura che si affrontano nei momenti di malattia sono difficili da tirare fuori, fa riemergere momenti di vulnerabilità, che sono del tutto normali dopo ciò che ha affrontato.

Le auguro il meglio e rimango a disposizione,
Dott.ssa Chiara Roselletti
Dott.ssa Martina Giordano
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Quello che stai vivendo è molto delicato perché si intrecciano la tua malattia, la vulnerabilità fisica e il bisogno di sentirti ancora scelta e vicina a tuo marito. È comprensibile che tu ti senta confusa e ferita da questa distanza prolungata. Al di là delle motivazioni che lui porta, il punto centrale è l’effetto su di te, cioè una sensazione di solitudine emotiva e di mancanza di intimità proprio in una fase della vita in cui avresti bisogno di presenza e sicurezza. Dopo un evento come il tuo, nelle coppie possono emergere blocchi emotivi e difficoltà nella sfera affettiva e sessuale che non sono solo fisiche ma anche psicologiche. Qui è importante non restare solo nell’attesa che qualcosa cambi, ma comprendere cosa sta succedendo nella vostra relazione e come vi state incontrando in questo momento difficile. Un percorso psicologico, anche di coppia se possibile, può aiutarvi a dare un significato a questa distanza e a ritrovare una connessione più chiara e sicura per entrambi.
Dott.ssa Alice Migheli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Quello che descrivi è una situazione molto delicata, perché si intrecciano tre livelli diversi: la tua salute e il corpo dopo un intervento importante, la tua esperienza emotiva di vulnerabilità, e la relazione di coppia con la sua dimensione affettiva e sessuale.
La sua reazione è comprensibile, ma anche quella di suo marito deve esserlo. Può essere che suo marito stia sperimentando due situazioni:
A) Difficoltà emotiva reale (più comune di quanto si pensi)

Alcune persone, davanti a malattia e cambiamento fisico del partner, possono:
-provare paura (di dolore, di fragilità, della malattia stessa)
-sentirsi impotenti
-avere difficoltà a “rientrare” nella dimensione sessuale dopo un trauma

Non è una giustificazione, ma può essere una spiegazione parziale.

B) Evitamento della sessualità per disagio relazionale

A volte il “non me la sento” può diventare anche un modo per evitare un tema più profondo:
-distanza emotiva nella coppia
-difficoltà comunicative
-calo del desiderio indipendente dalla tua condizione fisica
È opportuna la comunicazione tra coppia confrontarsi per trovare uno spazio, affinchè vengano esposte le varie condizioni, per cui questo sta succedendo riguardo al tema malattia.
Dott.ssa Lisa Cerri
Psicologo clinico, Psicologo
Soiano del Lago
Buongiorno,
quello che sta vivendo è molto delicato e comprendo la confusione che può provare. Un intervento importante, la malattia, i cambiamenti fisici e tutto ciò che ne consegue hanno inevitabilmente un impatto non solo sulla persona che li attraversa direttamente, ma anche sulla coppia e sulla sessualità.

È possibile che suo marito abbia vissuto molta paura, fatica emotiva o anche difficoltà nel rielaborare ciò che è accaduto. Alcune persone, davanti alla malattia del partner, reagiscono avvicinandosi molto, altre invece alternano vicinanza e distacco perché emotivamente sopraffatte o spaventate. Questo però non significa che il suo bisogno di sentirsi desiderata, cercata e ancora vista come donna sia “sbagliato” o secondario. Anzi, è un bisogno profondamente umano.

Detto questo, il fatto che da quasi due anni non ci siano rapporti e che lui continui a rimandare con spiegazioni che oggi le risultano poco chiare, è comprensibile che le faccia nascere dubbi e sofferenza. Più che concentrarsi solo sul “perché non faccia sesso”, forse sarebbe importante capire cosa stia accadendo emotivamente tra voi: se c’è paura, evitamento, difficoltà nel vedere il suo corpo cambiato, senso di impotenza, oppure una distanza che nel tempo si è consolidata.

Spesso, dopo eventi così forti, le coppie rischiano senza accorgersene di trasformarsi più in “caregiver e paziente” che in marito e moglie. E tornare a sentirsi coppia richiede un riavvicinamento graduale, fatto anche di dialogo autentico, tenerezza, contatto e possibilità di parlare senza sentirsi giudicati.

Il suo disagio merita spazio e ascolto. Non minimizzerei ciò che sente dicendole “è normale e basta”, perché la sofferenza relazionale che descrive è reale. Potrebbe essere utile, se possibile, affrontare questo tema insieme in uno spazio di coppia protetto, anche con un professionista, per provare a dare un significato condiviso a questa distanza invece di restare ciascuno solo nelle proprie interpretazioni.
In tal caso, resto a disposizione. Un caro saluto
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Cernusco sul Naviglio
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua esperienza. Quello che descrive è tutt’altro che raro dopo una malattia importante: un tumore e le sue conseguenze fisiche non incidono solo sul corpo, ma anche sugli equilibri emotivi e relazionali della coppia.
Da un lato, è comprensibile il suo bisogno di ritrovare vicinanza, intimità e una dimensione di coppia che vada oltre la malattia. Dall’altro, il comportamento di suo marito — fatto di alternanza tra presenza e distacco, e di evitamento dell’intimità — potrebbe essere legato a diversi fattori. Non necessariamente indica mancanza di affetto o di desiderio verso di lei.
Alcune possibili chiavi di lettura:
Difficoltà emotiva a elaborare la malattia: il partner può aver vissuto paura, impotenza o angoscia, e talvolta queste emozioni si traducono in chiusura o distanza.
Cambiamento dell’immagine corporea: alcune persone faticano a integrare i cambiamenti fisici del partner, non per rifiuto, ma per difficoltà psicologica ad adattarsi.
Ansia rispetto alla sessualità: può esserci il timore di farle male, di non sapere “come fare”, o di non essere adeguato.
Fattori personali di suo marito: quando parla di “non essere in forma”, potrebbe riferirsi non solo al piano fisico ma anche a stanchezza emotiva, stress o difficoltà personali che non riesce a esprimere apertamente.
Detto questo, è importante anche dare spazio al suo vissuto: il suo dubbio e la sua fatica sono legittimi. Dopo un anno, il bisogno di ritrovare un’intimità è naturale, e il fatto che lei percepisca qualcosa di “strano” merita attenzione.
Potrebbe essere utile:
Provare a aprire un dialogo diretto, esprimendo come si sente (“mi manca la nostra intimità”, “mi sento distante da te”) più che chiedere spiegazioni sul suo comportamento.
Creare momenti di vicinanza non necessariamente sessuale, per ricostruire gradualmente il contatto.
Valutare, se possibile, un percorso di coppia o di supporto psicologico, che in questi casi può aiutare molto a rimettere in comunicazione bisogni e paure.
Se suo marito fatica a parlare, anche un confronto individuale per lei con uno specialista può aiutarla a orientarsi e a trovare modalità efficaci per affrontare la situazione.
Non c’è qualcosa di “sbagliato” nel suo desiderio di chiarezza e vicinanza: è un bisogno profondamente umano. Allo stesso tempo, è possibile che suo marito stia affrontando a modo suo qualcosa che non riesce ancora a tradurre in parole.
Sono psiconcologo, resto a disposizione.
Dott. Luca Rochdi

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