Salve, scrivo per cercare di capire come vede, dall’esterno, la mia situazione un professionista. P

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Salve, scrivo per cercare di capire come vede, dall’esterno, la mia situazione un professionista.
Premetto che sono single, sono un ragazzo, ho 25 anni, esattamente come la ragazza di cui parlerò.
Un paio di mesi fa incontrai questa ragazza in una discoteca fuori dalla mia città, dove io lavoro. Era lì con dei suoi amici per puro caso.
Durante la serata non ci siamo mai parlati nonostante sapevamo entrambi chi eravamo, ovvero che ci vedevamo tantissime volte in altri locali della nostra città ma non ci siamo mai parlati.
Io l’ho sempre conosciuta, per le voci che giravano, come una alla ricerca costante di lusso, hype social e soldi. Come una che era uscita da 2 anni da una relazione di 5vanni tossica, con il suo ex che la comandava, manipolava, ricattava ecc. (lei stessa mi racconterà tutto ciò in seguito)
Dopo la serata lei inizia a seguirmi su qualsiasi social e mi scrive; curioso che mi scrisse inizialmente per risolvere un problema sentimentale che aveva con un suo amico e mi volesse parlare come se ci conoscessimo da sempre.
La aiutai, in quanto il suo amico era anche mio, ma nei giorni successivi lei tornò molto insistente nel cercarmi.
Per farla breve, nel giro di una settimana inizia una frequentazione importante. Ci scriviamo dal buongiorno alla buonanotte ogni giorno. Complimenti su complimenti, parole dolci, chiamate infinite per farci compagnia di notte ecc. Tutto perfetto e magico.
Dopo 2 settimane cosi, si fida anche di salire in auto con me (e dico “si fida” perchè non sale mai con nessun ragazzo per paura di eventuali “secondi fini”) per andare a ballare insieme. È una passione che abbiamo entrambi, ci piace e abbiamo le rispettive compagnie di amici che condividono con noi tutto questo. Ci andiamo 4 volte a settimana, giusto per far capire la frequenza.
Continua tutto così per circa 1 mese. Sembra tutto perfetto, ripeto, lei mi sta vicina, si affida totalmente a me, comincio ad andare in casa sua, usciamo anche da soli svariate volte, ci scriviamo sempre h24, ci baciamo appassionatamente e dopo una serata abbiamo pure avuto un rapporto sessuale che si è poi ripetuto in altre svariate occasioni durante il giorno normalmente.
Un sera, di punto in bianco, andiamo in un evento da soli e comincia a ignorarmi parecchio; flirta con svariati ragazzi, si lascia spalpazzare, sparisce lasciandomi da solo per poi riapparire dopo un po’ di tempo con un ragazzo a mano, parla e balla poco con me.
La cosa si ripete per le successive serate (almeno 4/5) finchè io le comincio a chiedere spiegazioni a riguardo, del tipo: spiegami perchè mi dici che sono “la tua luce”, “il ragazzo che non ha mai avuto” e poi quando entriamo in un locale ultimamente cerchi altri e mi ignori, mi sento leggermente sfruttato e non un amico.
Da quella mia richiesta di spiegazioni, ha iniziato a vedere tutto quello che le dicessi come un attacco ed una privazione della sua libertà. Ha cominciato a dirmi di non comportarmi cosi perchè le stavo facendo rivivere l’incubo dell’ex.
Siamo solo amici, è vero, ma il fatto che ci stiamo sentendo e che ti porti io in un locale presuppone che tu voglia stare con me; non che io ti porti e poi tu faccia quello che vuoi, parere mio eh.
Le incomprensioni continuano praticamente ad ogni serata perchè le ho dato spesso dell’incoerente e della persona poco rispettosa; finchè lei arriva al punto di dirmi: “senti io sono fatta cosi; quando andiamo a ballare un po’ mi annoio e ricerco dell’adrenalina, io ferma a ballare non ci sto. Ho bisogno di attenzioni, di essere sempre al centro e di sentirmi adorata. Per questo vado anche da altri ragazzi a fare magari dei complimenti o a mostrarmi, solamente perchè ho bisogno di farmi vedere e di validazione”.
Comprendo la cosa e inizio un po’ a confrontarmi con i miei amici, mossa maledetta perchè lei ha cominciato a ribaltarmi l’accusa di incoerenza contro di me, per il fatto che giro con amici a loro volta incoerenti, sfruttatori ecc ecc.
Va avanti in qualche modo tutto cosi, fino all’altro ieri: dopo una settimana di litigi (sempre riguardanti il fatto che lei si sente oppressa, limitata da me e in dovere di spiegare ogni suo comportamento), mi scrive: “senti, vieni alla serata di stasera? Ho bisogno assoluto della tua presenza. Senza di te non vado. A me di ignorarti a tratti, come abbiamo fatto questa settimana passata, non piace. Quindi vieni che andiamo insieme se vuoi, ti aspetto”.
Decido di andare.
Completamente a caso, a metà serata comincia a isolarsi e a schifarmi in tutto quello che io faccia o dica; non c’era nessun motivo, eravamo molto tranquilli e felici, secondo me. arriva, proprio vicino a dove eravamo, un ragazzo con la quale lei si sente e conosce da anni; immediatamente cominciano a limonare e stare vicinissimi e abbracciati. E lei stava lì con lui abbracciata (guardandomi) proprio mentre io ero rimasto a qualche metro da loro, con un amico incontrato lì. Non tornerà mai più con me, continueranno a baciarsi per tutta la sera e alla fine andrà a casa con lui mano nella mano, SENZA NEMMENO SALUTARMI (ma incrociando gli sguardi mi ha detto “cosa vuoi?” in modo un po’ arrogante). E sottolineo che è quest’ultima parte ad avermi infastidito parecchio, non il fatto che si sia baciata quell’altro (è single e lo può fare).
Ora è proprio da 3 giorni che sembra sparita totalmente. Non mi scrive. Non mi risponde a messaggi (normalissimi che ci mandavamo sempre). Non mi risponde alle chiamate. Non risponde ai miei amici. Però le storie instagram me le guarda e continua a pubblicare regolarmente anche lei. Quindi che devo fare ora? Le ho scritto proprio il giorno dopo: “ciao, come stai? Perchè non mi hai salutata ieri sera? È successo qualcosa?”.
Che devo fare? Devo insistere? io ho bisogno di spiegazioni. Sto piangendo da giorni e ho perso pure l’appetito dimagrendo 5kg.
Molti mi suggeriscono il silenzio ma non ci riesco. Devo sentire la sua voce, i suoi pensieri, cosa effettivamente è successo. Perchè giuro non riesco a comprendere.
Odio il ghosting. Lei l’ha messo in pratica varie volte dopo i litigi con me ed io con lei 1 volta. Ma dopo 1 giorno ci chiarivamo ed era tutto ok. Ora il fatto che siano già 3 giorni di no contact mi preoccupa parecchio. io non voglio e non la devo perdere così; se lei mi spiegasse e volesse allontanarsi almeno lo saprei e se ne potrebbe parlare. Ma volatilizzarsi cosi dal nulla pur mantenendo una presenza social costante, mi fa male malissimo.
Chiudo dicendo che non ho mai avuto l’intenzione di volerla come fidanzata eh; questo gliel’ho sempre detto e pure lei nei miei confronti. Semplicemente un’amicizia profondissima e anche un po’ intima quasi da fratello e sorella capito?
Lei mi ha sempre detto “quello che siamo noi, lo sappiamo solo noi”.
Questo deve essere chiaro ed è fondamentale secondo me.
In attesa di una risposta, grazie
Dr. Lorenzo Cella
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Torino
È comprensibile che si senta destabilizzato: quando una relazione – anche non definita come “di coppia” – assume rapidamente intensità, vicinanza e intimità, il nostro sistema emotivo la vive comunque come un legame significativo, con aspettative implicite di continuità, rispetto e reciprocità.
Da ciò che descrive emergono alcuni elementi centrali. Da un lato c’è stata una fase iniziale molto intensa, quasi “accelerata”, fatta di forte connessione, presenza costante e coinvolgimento emotivo e fisico. Questo tipo di dinamica tende a creare rapidamente un senso di specialità e unicità del legame. Dall’altro lato, però, si è manifestato un comportamento da parte di questa ragazza che appare oscillante: momenti di vicinanza e bisogno di lei si alternano a distanze improvvise, svalutazioni, ricerca di attenzione altrove e, infine, a un allontanamento brusco.
Il dolore che descrive – il pianto, la perdita di appetito, il bisogno quasi urgente di contatto – non è esagerato né fuori luogo. È la risposta a una rottura improvvisa di un legame che, per come si era costruito, aveva assunto un significato profondo. Allo stesso tempo, è importante aiutarla a spostare gradualmente il focus: da “cosa è successo dentro di lei” a “cosa sta succedendo dentro di me e cosa mi fa stare così male in questa dinamica”.

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Dott.ssa Daniela Canorro
Psicologo, Sessuologo, Professional counselor
Padova
Gentile utente,
dal Suo racconto arriva con molta forza la sofferenza che sta vivendo. Lei descrive un legame nato rapidamente, diventato intenso in poco tempo, ricco di presenza quotidiana, parole affettuose, complicità, intimità fisica e aspettative implicite.
Un punto importante riguarda il modo in cui questo rapporto è stato definito. Lei parla di amicizia profonda, di un’intimità speciale, di un legame “solo vostro”. Allo stesso tempo descrive un dolore molto vivo: pianto, perdita dell’appetito, bisogno urgente di sentirla, paura di perderla, difficoltà a tollerare il silenzio. Questo suggerisce che, al di là del nome dato al rapporto, quel legame abbia toccato una parte affettiva molto significativa.
Quando una persona alterna grande vicinanza e improvvisa distanza, può crearsi molta confusione emotiva. Parole come “sei la mia luce” o “quello che siamo noi lo sappiamo solo noi”, unite ai gesti di intimità e alla richiesta della Sua presenza, possono far sentire scelti, importanti, quasi necessari. Il successivo allontanamento, soprattutto se accompagnato da freddezza, esclusione e silenzio, può attivare una ferita molto dolorosa.
Rispetto alla domanda “devo insistere?”, mi sembra che Lei abbia già espresso una richiesta chiara: ha chiesto cosa fosse accaduto e perché quella sera sia andata via senza salutarLa. A questo punto può essere utile fermarsi, respirare e osservare cosa accade dentro di Lei mentre l’altra persona mantiene distanza. Il bisogno di spiegazioni è comprensibile; allo stesso tempo, il Suo equilibrio merita di tornare al centro.
Forse la domanda più utile, in questo momento, riguarda ciò che Le ha fatto così male: il bacio con un altro ragazzo, oppure il passaggio dall’essere cercato, coinvolto e reso importante al sentirsi improvvisamente escluso?
Il ghosting ferisce perché lascia la mente sospesa, in cerca di una cornice e di un senso. In questa sospensione, però, può diventare prezioso riportare l’attenzione su di sé: su come sta, su quanto questa situazione La stia destabilizzando, su cosa racconta del Suo modo di legarsi, aspettare, desiderare reciprocità e tollerare l’ambiguità.
Le consiglierei di prendersi seriamente cura di questo malessere, anche attraverso un confronto psicologico. Una sofferenza così intensa merita uno spazio in cui essere ascoltata, compresa e contenuta. A volte il punto centrale riguarda anche il motivo per cui una persona, in così poco tempo, diventa emotivamente così centrale.
Un eventuale chiarimento potrà esserci, se anche lei sarà disponibile. Nel frattempo, la priorità può diventare proteggere il Suo equilibrio, recuperare lucidità e distinguere tra il desiderio legittimo di capire e il bisogno di rincorrere una risposta che, al momento, resta sospesa.

Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti
Un caro saluto

Dott.ssa Daniela Canorro
Psicologa clinica
Sessuologa clinica
Counselor relazionale
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli

Buonasera,
quello che descrive non sembra amore. Sembra piuttosto un’ossessione, alimentata dalla perdita di centratura e dalla mancata osservazione di sé.
Quando i pensieri prendono tutto il campo, fino quasi a sostituire le emozioni, si rischia di entrare completamente nella vita dell’altra persona. A quel punto l’altro non si sente amato, ma assediato.
La sua lettera è molto lunga e dettagliata. Questo già dice qualcosa: lei è totalmente dentro i suoi pensieri, cerca una spiegazione, un chiarimento, una risposta dall’esterno. Ma forse il punto non è capire fino in fondo questa ragazza. Il punto è capire cosa accade dentro di lei quando una persona si avvicina, si allontana, la cerca e poi sparisce.
Se vuole avere una visione più realistica della situazione, deve iniziare un lavoro di autoosservazione. Da solo, in questo momento, rischia di restare dentro lo stesso circuito: pensare, scrivere, cercare spiegazioni, inseguire.
Un percorso con un terapeuta potrebbe aiutarla a riportare l’attenzione su di sé, invece che restare completamente agganciato all’altra persona.
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo e Psicoterapeuta
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Salve, quello che ha raccontato è molto intenso, e si sente chiaramente quanto questa situazione l’abbia coinvolta emotivamente, anche se razionalmente si dice che non voleva una relazione. In realtà, al di là delle etichette, quello che si è creato tra voi è stato un legame molto forte, fatto di presenza costante, intimità, condivisione e anche esclusività emotiva, almeno da parte sua.

Proprio per questo il comportamento di lei, così altalenante e poi così brusco, la sta destabilizzando così tanto.

Le restituisco una prima cosa importante: da come descrive la situazione, non sembra esserci coerenza tra quello che lei dice e quello che fa. Le parole che le ha rivolto (“sei la mia luce”, “ho bisogno di te”) sono molto intense, ma i comportamenti — flirtare davanti a lei, ignorarla, sparire — vanno in una direzione completamente diversa. Questo crea confusione, perché la porta continuamente a chiedersi “qual è la verità?”.

Le faccio una domanda su cui vale la pena fermarsi un attimo: se lei guarda solo ai fatti, senza considerare le parole, che tipo di persona le sembra essere nei suoi confronti?

Perché spesso restiamo agganciati a quello che l’altro dice o promette, ma sono i comportamenti ripetuti a raccontare davvero la realtà.

Un altro punto centrale è quello che lei stesso riporta: questa ragazza le ha detto chiaramente di avere bisogno di attenzioni, di sentirsi al centro, di cercare validazione anche da altri ragazzi. Non è un dettaglio secondario, è una dichiarazione molto diretta del suo funzionamento. La domanda diventa: lei è davvero a suo agio dentro una dinamica del genere?

Perché da quello che scrive, sembra che ogni volta che lei si comporta così, in lei si attivi sofferenza, bisogno di spiegazioni, senso di mancanza di rispetto.

E allora le chiedo: cosa la tiene così legato a lei, nonostante questo schema si sia ripetuto più volte?

Arriviamo poi a quello che sta succedendo ora. Il silenzio, il fatto che non risponda ma continui a guardare le sue storie, è qualcosa che fa molto male, soprattutto quando si è abituati a una presenza quotidiana. Il desiderio di avere una spiegazione è comprensibile. Però provi a chiedersi: nelle volte precedenti in cui avete chiarito, le cose sono davvero cambiate… oppure si è tornati nello stesso identico schema?

Perché se il copione è sempre lo stesso — avvicinamento intenso, confusione, allontanamento — inseguire una spiegazione rischia di tenerla dentro questo ciclo.

Capisco che il silenzio le sia insopportabile, ma c’è un passaggio delicato qui: continuare a cercarla ora, senza ricevere risposta, la sta facendo stare meglio o peggio?

E ancora: cosa significherebbe per lei fermarsi, anche solo per qualche giorno, e non scriverle più?

Non è una questione di “fare il gioco” o seguire strategie, ma di iniziare a spostare l’attenzione da lei a sé stesso. In questo momento sembra che tutto il suo stato emotivo dipenda da quello che lei fa o non fa.

Le dico una cosa con chiarezza: il suo bisogno di capire è legittimo, ma non è detto che da lei arriverà una spiegazione che la faccia stare meglio. A volte le risposte sono già nei comportamenti, anche se fanno più male perché sono meno rassicuranti.

Se vuole, possiamo approfondire insieme cosa la lega così tanto a questa dinamica e come può iniziare a uscirne senza continuare a farsi male. Perché più che “non perderla”, qui il punto sembra diventare non perdere sé stesso dentro questa situazione.
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno comprendo profondamente il suo stato di prostrazione.
Perdere peso in pochi giorni e vivere un'angoscia profonda sono segnali di come questo legame abbia toccato corde emotive molto intime e vitali.
Dopo una fase iniziale di "Love Bombing" il passaggio repentino dall'adorazione all'indifferenza (o al disprezzo) è un segnale tipico di una dinamica relazionale non equilibrata. La ragazza le ha confessato la sua necessità di "validazione esterna" e "adrenalina" aspetto che suggerisce che utilizzi gli altri come specchi per nutrire il proprio ego, più che come persone con cui costruire un rapporto paritario.

È paradossale che lei venga accusato di essere "opprimente" come l'ex tossico proprio nel momento in cui chiede il minimo rispetto (un saluto, una coerenza di comportamento). Sembra essere un meccanismo difensivo, definire la sua legittima richiesta di chiarezza come "controllo", la fa sentire in colpa e così smette di pretendere ciò che le spetta, lasciando a lei il totale potere della relazione.
Il silenzio di questi giorni, unito alla visione delle sue storie sembra essere una forma di controllo. Lei sa che sta soffrendo e usa il silenzio per punirla o per spingerla a cercarla ancora di più. È una forma di comunicazione passivo-aggressiva molto dolorosa.

Il mio consiglio, comprendendo quanto sia difficile, è di fermarsi.
Ogni suo messaggio, ogni chiamata senza risposta, rinforza in lei l'idea di avere un controllo totale su di lei. Cercare spiegazioni da chi ha dimostrato di non volerle dare nulle non farà che aumentare il suo senso di umiliazione.
Si fermi, riprenda fiato e provi a riflettere se un'amicizia che le toglie il sonno, il cibo sia davvero il bene che cerca e che merita.
Dott.ssa Giulia Solinas
Psicologo, Psicoterapeuta
Quartu Sant'Elena
Buongiorno, sottolineo l'errore cognitivo che avete sotenuto l'un l'altro nel deifirvi fratello e sorella ( non è conteplato un incesto) e la bassa definizione della relazione comporta che in questo caso la ragazza si senta di are cio che vuole. Non è un giudizio ma attenzione da parte della stessa emergono comportamenti disfunzionali ( cerca di agganciare la persona e poi la denigra e evita). Ora qui c'è da domandarsi come si possa pensare di vivere anche solo una sera con una persona che non ha condini, non un rispetto dell'altro è forte il sospetto che ci sia un disturbo psichico in tutto questo. Farsi prendere al collo con una cravatta tenuta stretta dall'altra persona non è mai sano anzi..... faccia in modo di farsi aiutare da un professionista e chiuda definitivamente : questa è la strada che se non cambia direzione le puo dare solo sofferenza.
Salve, da fuori colpisce soprattutto una cosa: lei dice di non volerla come fidanzata, ma sta vivendo questa distanza con il dolore di chi sente di perdere un legame molto più importante di una semplice amicizia.

Quando un rapporto nasce così intenso, fatto di messaggi continui, parole forti, intimità, sessualità e presenza quotidiana, è difficile poi chiamarlo “solo amicizia” senza pagare un prezzo. Il problema non è darle un’etichetta, ma riconoscere che per lei questa ragazza è diventata un riferimento emotivo.

In questo momento insistere per avere spiegazioni rischia di peggiorare proprio ciò che desidera salvare: più la cerca, più lei può sentirsi pressata; più lei si allontana, più lei sente di doverla rincorrere. Così il chiarimento che dovrebbe calmarla diventa parte del problema.

Può mandare, se non lo ha già fatto, un solo messaggio breve e dignitoso: “Mi ha fatto male il modo in cui ci siamo lasciati l’altra sera. Se vorrai parlarne, io ci sono. Ora però mi fermo”. Poi deve davvero fermarsi: niente chiamate, niente amici mandati a cercarla, niente controllo continuo dei social.

Non perché lei non conti, ma perché anche il suo dolore deve avere un limite. Se una persona non risponde, quella è già una risposta parziale, anche se non è quella che vorremmo ricevere.

Il punto ora non è costringerla a spiegarsi, ma recuperare se stesso mentre aspetta di capire. Se piange da giorni, non mangia e sta dimagrendo, non resti solo dentro questa agitazione: ne parli con un professionista, perché il corpo sta dicendo che questa storia l’ha toccata più profondamente di quanto forse riesca ad ammettere.

Può continuare a confrontarsi su questo passaggio, ma inizi da una domanda più onesta: “Sto cercando spiegazioni, o sto cercando di non sentire la perdita?”

Un caro saluto.
Dott.ssa Francesca Di Grazia
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Buongiorno,
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e destabilizzante per lei.
Da ciò che racconta, sembra esserci stata una discrepanza tra le parole e i comportamenti dell’altra persona che l’ha portata a sentirsi confuso e messo da parte. È quindi comprensibile il suo bisogno di chiarimenti. Allo stesso tempo, è importante considerare che quando una persona reagisce percependo le richieste come un attacco o una limitazione della propria libertà, può tendere ad allontanarsi invece che essere propensa al confronto.
Rispetto all'interrogativo su cosa fare ora, continuare a insistere potrebbe non aiutarla a ottenere le risposte che cerca e rischierebbe di aumentare ulteriormente il suo stato di sofferenza. Può essere più utile, per il momento, fare un passo indietro e sospendere i tentativi di contatto. Questo non significa accettare il comportamento ma riconoscere che un confronto è possibile solo se entrambe le parti sono disponibili.
Nel frattempo, la invito a prendersi cura di sé: il fatto che stia piangendo da giorni e abbia perso l’appetito è un segnale importante del suo stato di sofferenza. Se questa persiste, potrebbe essere utile confrontarsi con un professionista per avere un supporto adeguato. Infine, può essere utile riflettere su ciò che desidera da questo rapporto e su come si è sentito nelle dinamiche che descrive, sentirsi “sfruttato” o messo in secondo piano sono segnali che meritano ascolto.
Cordialmente
Dott.ssa Susanna Scainelli
Psicologo, Psicologo clinico, Neuropsicologo
Albino
Buongiorno, difficile rispondere senza approfondimenti. Le suggerirei di intraprendere un percorso psicologico per comprendere il suo funzionamento psicologico e le sue relazioni. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno.
Qual è effettivamente il tema che lei sta portando qui in questo suo scritto?
Il comportamento di questa ragazza è un labirinto incomprensibile. Ma lei dove vuole stare? che vita vuole avere? che considerazione di sé ha?
Credo che lei debba rispetto a se stesso e che quindi decida di approfondire che voragine ha aperto questa vicenda.
Da quanto racconta, sembrerebbe che questa vicinanza così intensa si sia trasformata in un silenzio difficile da decifrare. È singolare come un legame descritto come fraterno possa lasciare un vuoto così profondo, quasi un enigma che interroga il suo desiderio. Qual è la domanda che questa sofferenza pone alla sua vita? Potrebbe essere prezioso esplorare questo interrogativo con un professionista, per dare un senso nuovo a ciò che ora appare così incomprensibile.
spero di esserle stato utile.
saluti
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, ci sono tanti aspetti da osservare e a cui dare importanza. Cosa l'ha spinta verso una ragazza che ha valori (da come riesco a capire) così diversi dai suoi? Una relazione per essere bella, importante deve essere faticosa o distruttiva? Abbreviare subito le distanze e vivere in modo "simbiotico" da cosa mi protegge? mi è familiare questa confusione? Sono tutti interrogativi che affondano le radici in schemi relazionali costruiti nel tempo e che provocano sofferenza. Sarebbe utile poter approfondire questi vissuti con un percorso di psicoterapia, provando a comprendere ciò che mantiene la sofferenza e che rende difficile vivere un'intimità piena ed appagante che non richieda la totalità dei bisogni (siamo amici, siamo fratelli, siamo amanti). Spero di esserle stata d'aiuto.
Gentile ragazzo,
da ciò che racconti emerge una situazione emotivamente molto intensa, ma anche molto confusa e sbilanciata.
La prima cosa importante da chiarire è questa: anche se tu dici di non volerla come fidanzata, il tipo di legame che descrivi non è una semplice amicizia. Messaggi continui, chiamate notturne, baci, rapporti sessuali, confidenze profonde, uscite insieme, bisogno reciproco di presenza: tutto questo crea inevitabilmente un coinvolgimento affettivo. Anche se non c’è un’etichetta ufficiale, il legame esiste. E quando un legame esiste, esistono anche aspettative, ferite e senso di rispetto.

Il punto non è che lei sia single e possa baciare un altro ragazzo. Su questo hai ragione: formalmente è libera. Il problema, però, è il modo in cui è accaduto: chiederti di andare perché “ha bisogno assoluto della tua presenza”, passare la serata con te e poi ignorarti, baciare un altro davanti a te, andare via senza salutarti e successivamente sparire. Questo non è un comportamento neutro. È un comportamento che, comprensibilmente, può farti sentire usato, svalutato e messo da parte.

Detto questo, bisogna anche guardare con lucidità un altro aspetto: lei ti aveva già dato diversi segnali. Ti aveva detto di avere bisogno di attenzioni, validazione, adrenalina, di sentirsi al centro. Ti aveva anche detto che quando si sentiva messa in discussione viveva le tue richieste come controllo o privazione della libertà. Questo non significa che tu stessi necessariamente sbagliando, ma significa che tra voi si è creato un incastro molto difficile: tu chiedevi coerenza, chiarezza e rispetto; lei viveva queste richieste come pressione, accusa o limitazione.

Da fuori, la dinamica sembra questa: tu sei entrato in un ruolo molto importante per lei, quasi di punto di riferimento emotivo, ma senza che lei fosse realmente disponibile a darti stabilità, continuità e rispetto relazionale. Lei cercava presenza, protezione, attenzione e intimità, ma allo stesso tempo voleva mantenere totale libertà, anche comportandosi in modi che per te erano dolorosi. Questa combinazione, per chi si lega emotivamente, è molto destabilizzante.

Sul ghosting: capisco perfettamente che ti faccia male. Il silenzio, soprattutto dopo un’intimità forte, può essere vissuto come una forma di abbandono improvviso. Però devi fare attenzione a una cosa: rincorrere una persona che non risponde rischia di farti perdere ulteriormente equilibrio e dignità. Tu hai già scritto, hai già chiesto spiegazioni, hai già provato a contattarla. Se lei non risponde, in questo momento ti sta comunque comunicando qualcosa: non vuole, non sa o non riesce a sostenere un confronto né una relazione.

E qui arriva la parte più difficile: non puoi costringerla a darti una spiegazione. Puoi desiderarla, puoi meritarla, puoi averne bisogno, ma non puoi ottenerla insistendo. Anzi, più insisti, più rischi di darle la possibilità di vederti come “oppressivo”, confermando nella sua mente l’idea che tu la stia controllando, anche se il tuo bisogno nasce dal dolore.

Il mio consiglio è: fermati. Non per punirla, non per fare strategia, non per “vincere”, ma per proteggerti.

Puoi mandarle, al massimo, un ultimo messaggio molto breve e maturo.
Poi basta. Davvero basta.

Non chiamate, non altri messaggi, non controllare continuamente le storie, non cercare segnali nascosti sui social. Il fatto che guardi le tue storie non significa necessariamente che voglia tornare o chiarire. I social spesso alimentano illusioni, interpretazioni e dipendenza emotiva.

La cosa più importante, però, è ciò che dici alla fine: stai piangendo da giorni, hai perso l’appetito e sei dimagrito 5 kg. Questo è un segnale da non sottovalutare. Non perché tu sia “debole”, ma perché il tuo sistema emotivo è andato in forte allarme. In questo momento devi spostare il centro dell’attenzione da lei a te. Parla con qualcuno di fidato, mangia anche poco ma regolarmente, dormi, evita di andare negli stessi locali per qualche giorno se sai che potresti incontrarla o cercarla, e se questo stato continua rivolgiti a uno psicologo dal vivo. Non per “dimenticarla”, ma per capire perché questa dinamica ti ha agganciato così profondamente.

In sintesi: tu puoi chiederle rispetto, ma non puoi obbligarla a dartelo. Puoi desiderare un chiarimento, ma non puoi inseguire chi scappa. Puoi volerle bene, ma non devi distruggerti per una persona che oggi non sta mostrando cura verso il tuo dolore.

Il silenzio, in questo caso, non deve essere una tattica. Deve essere un confine. E il confine serve a ricordarti una cosa fondamentale: anche se il rapporto non aveva un nome, tu meriti comunque rispetto.

Ti auguro il meglio e di trovare presto la felicità.
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Ciao, grazie per aver condiviso una situazione così intensa e complessa. Provo a offrirti una lettura “dall’esterno”, come hai richiesto.
Da ciò che descrivi emergono alcuni elementi abbastanza chiari: nella fase iniziale c’è stata una forte intensità emotiva (contatto continuo, parole molto coinvolgenti, vicinanza fisica), seguita però da comportamenti incoerenti e altalenanti da parte di lei, soprattutto nei contesti sociali. Questo tipo di dinamica – grande vicinanza seguita da distanza o svalutazione – può generare molta confusione e aggancio emotivo, ed è comprensibile che tu oggi ti senta così coinvolto e disorientato.
Lei stessa ti ha esplicitato un bisogno importante di validazione e di attenzione, anche attraverso altri ragazzi. Questo non è “sbagliato” in assoluto, ma diventa problematico quando entra in contrasto con il tipo di legame che si costruisce con una persona. In quello che racconti, i vostri accordi impliciti sembrano diversi: tu vivi questa relazione come qualcosa di esclusivo sul piano emotivo, mentre lei sembra mantenere una modalità più libera e centrata sui propri bisogni del momento.
Un punto importante: il fatto che non voleste definirla una relazione “di coppia” non annulla il bisogno di rispetto reciproco. Il comportamento che descrivi (ignorarti, baciarsi con un altro davanti a te, non salutarti e poi sparire) è oggettivamente difficile da elaborare e può risultare doloroso, indipendentemente dall’etichetta del rapporto.
Rispetto alla tua domanda “cosa devo fare?”: capisco molto il bisogno di spiegazioni, è umano. Tuttavia, quando una persona sceglie di non rispondere, insistere spesso non porta chiarezza ma aumenta la sofferenza. In questo momento il suo comportamento è già, di fatto, una comunicazione: distanza, chiusura e assenza di disponibilità al confronto.
So che il silenzio è difficile, ma può essere uno strumento per proteggerti. Più che cercare risposte da lei (che al momento non arrivano), potrebbe essere utile riportare l’attenzione su di te: su cosa hai provato, su cosa ti ha fatto stare male, su quali limiti avresti voluto mettere e non sei riuscito a mantenere.
Il fatto che tu stia così male (pianto, perdita di appetito, calo di peso) è un segnale importante: questa situazione ti ha toccato in profondità e merita uno spazio di ascolto e comprensione, magari anche in un percorso personale.
Se dovesse ricontattarti, potrai valutare con più lucidità come rispondere e che tipo di relazione vuoi davvero costruire. Ma oggi, più che “non perderla”, la domanda forse più utile è: questa modalità relazionale è qualcosa che ti fa stare bene?
Resto a disposizione se vuoi approfondire meglio questi aspetti.
Un caro saluto.
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che l'auti a trovare fiducia in sé stesso e a non dipendere dagli "umori" delle altre persone. Cordiali saluti.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno comprendo benissimo il coinvolgimento che Lei ha provato con questa ragazza, ma è evidente che entrambi avete una grande paura di legarvi. Innanzitutto mi sembra che Lei debba chiarire meglio a se stesso i Suoi sentimenti, rispetto ai quali colgo numerose contraddizioni. Forse questa ragazza avrebbe voluto da parte Sua un coinvolgimento emotivo maggiore, ma mi sembra che Lei invece voglia il rapporto senza troppo coinvolgersi. Forse avete paura entrambi in questo momento di ammettere i vostri bisogni, cioè di farvi vedere in difficoltà dall'altro; è come se stesse lotando per essere più forti di ciò che siete, alimentando l'orgoglio e il risentimento. Credo che sia utile per Lei continuare a coltivare le cose che Le piacciono, senza far dipendere da questa persona o da altri il proprio umore. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott.ssa Arianna Broglia
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Ciao carissimo, innanzitutto voglio dirti che mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Dalle tue parole arriva in modo molto chiaro la sofferenza che stai provando in questo momento, insieme a rabbia, confusione e anche un forte senso di perdita e disorientamento rispetto a ciò che è successo. Il fatto che tu abbia deciso di scrivere qui e mettere in ordine quello che stai vivendo è già un modo importante di provare a dare senso a una situazione che senti molto carica emotivamente.
Da quello che racconti, sembra che la relazione con questa ragazza si sia sviluppata in modo molto intenso e rapido, con una forte componente emotiva, di vicinanza e di aspettative implicite, ma anche con dinamiche di alternanza tra avvicinamento e distanza, chiarezza e ambiguità, che possono facilmente generare confusione e sofferenza.
In particolare, il tema del “ghosting” o dell’allontanamento improvviso senza spiegazioni può essere vissuto in modo molto doloroso, perché lascia l’altra persona in una condizione di incertezza e mancanza di significato rispetto a ciò che è accaduto. È comprensibile che questo alimenti il bisogno di risposte e di chiarezza.
Allo stesso tempo, è importante tenere presente che ciascuno di noi ha modalità diverse di vivere i legami, i confini e la gestione della distanza nelle relazioni, e che questo può portare a incomprensioni anche molto forti, soprattutto quando il legame è intenso ma non pienamente definito.
Per quanto riguarda il bisogno di spiegazioni e il desiderio di contattarla ancora, è comprensibile dal punto di vista emotivo, ma a volte l’insistenza nel cercare una risposta può non portare alla chiarezza sperata, e rischiare invece di aumentare la sofferenza e il senso di frustrazione.
Vorrei anche sottolineare che il “ghosting”, indipendentemente dalle dinamiche relazionali che lo precedono, riguarda comunque una modalità dell’altro di gestire la distanza e la comunicazione, è molto dolorosa ma non è sotto il tuo controllo.
Rispetto a questo, può essere utile non solo interrogarsi su cosa sia accaduto con lei, ma anche su cosa questa esperienza attivi in te: che significato ha per te sentirti escluso o non considerato? Che idea hai di cosa dovrebbe essere una relazione “chiara” o “giusta”? E cosa rappresenta per te il bisogno così forte di spiegazioni in questo momento?
Quando una situazione genera un impatto emotivo così intenso (come il calo dell’appetito e la sofferenza prolungata che descrivi), può essere utile uno spazio di terapia, in cui poter elaborare non solo l’evento in sé, ma anche il modo in cui vivi i legami, le aspettative e le rotture relazionali. Un percorso può aiutare a dare significato a queste esperienze e a comprendere meglio i propri modelli relazionali. Se lo desideri, contattami, mi troverai felice di aiutarti.
Un abbraccio, se vuoi. Dott.ssa Arianna Broglia
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, quello che descrive è molto intenso e comprensibilmente destabilizzante. Quando si entra in una relazione che parte con una forte connessione, con scambi continui, vicinanza emotiva e fisica, è naturale che si crei un coinvolgimento profondo, anche se inizialmente lo si definisce come amicizia. Il punto non è tanto come è stata etichettata la relazione, ma ciò che ha rappresentato per lei a livello emotivo. E da quello che racconta, ha rappresentato molto. Dal suo racconto emerge una dinamica che può essere letta in modo abbastanza chiaro: momenti di forte vicinanza, quasi fusione, alternati a momenti di distanza improvvisa, confusione e comportamenti che la feriscono. Questo tipo di alternanza tende a creare un legame molto potente perché attiva continuamente il bisogno di capire, di recuperare, di tornare a quel momento iniziale in cui tutto sembrava funzionare. È come se la mente rimanesse agganciata a quella versione della relazione e cercasse di ritrovarla. Quando lei sente il bisogno di scriverle, di avere spiegazioni, di sapere cosa è successo, sta cercando di ridurre una forte attivazione interna fatta di ansia, confusione e dolore. Nel breve termine questo può dare un minimo sollievo, ma nel lungo termine tende a mantenere il problema, perché la spinge a rimanere dentro la dinamica invece che uscirne. È un meccanismo molto umano, non è debolezza. Rispetto alla domanda su cosa fare, è importante distinguere due piani. Il primo è quello della realtà dei fatti. I comportamenti che descrive da parte di questa ragazza appaiono incoerenti, poco prevedibili e poco rispettosi dei suoi vissuti. Al di là delle etichette o delle spiegazioni su di lei, quello che conta è come lei si sente dentro questa relazione. E si sente male, confuso, svuotato. Il secondo piano è quello interno, cioè come la sua mente sta reagendo a questa situazione. Il bisogno urgente di spiegazioni, la difficoltà a tollerare il silenzio, il dolore molto intenso, il pensiero di non riuscire a lasciar andare sono segnali di un forte coinvolgimento emotivo accompagnato da pensieri che amplificano la sofferenza, come l’idea di non poter chiudere senza una risposta o di non poter stare senza di lei. Questi pensieri, per quanto sembrino veri, non sempre aiutano. Una riflessione importante riguarda proprio il tema del contatto. Continuare a cercarla potrebbe darle l’illusione di avvicinarsi a una risposta, ma rischia anche di mantenerla in una posizione di attesa e dipendenza da qualcosa che non è sotto il suo controllo. Ridurre o interrompere il contatto non è una punizione né una strategia rigida, ma può essere un modo per iniziare a spostare il focus da lei a se stesso, che in questo momento sembra essere molto in secondo piano. Il dolore che prova è reale e va rispettato. Allo stesso tempo, può essere utile iniziare a osservare con più attenzione i suoi pensieri nei momenti di maggiore sofferenza. Ad esempio quando sente che deve assolutamente sapere cosa è successo, può chiedersi se quel pensiero lo sta aiutando o se lo sta intrappolando ancora di più. Non si tratta di scacciarlo, ma di prenderne un minimo di distanza. Questa esperienza, per quanto difficile, può anche diventare un’occasione importante per comprendere meglio il suo modo di entrare nelle relazioni, cosa cerca, cosa lo fa sentire sicuro e cosa invece lo destabilizza. In questo senso, un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a dare un significato più profondo a ciò che sta vivendo e a costruire modalità relazionali più tutelanti per sé. Un lavoro in ottica cognitivo comportamentale, in particolare, può aiutarla a riconoscere i meccanismi che mantengono il suo malessere e a sviluppare strategie concrete per uscirne. Non è una situazione senza via d’uscita, anche se in questo momento può sembrarlo. Il fatto stesso che riesca a raccontarla con così tanta lucidità è già un primo passo importante. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Ciao, grazie per aver condiviso una situazione così carica emotivamente. Provo a restituirti una lettura il più possibile chiara e utile.

Parto da un punto importante: quello che stai vivendo è coerente con ciò che è successo. Non è “strano” che tu stia così male; c’è stato un coinvolgimento intenso, rapido, fatto di vicinanza quotidiana, intimità emotiva e fisica. Il tuo sistema emotivo ha registrato tutto questo come un legame significativo. Quando un legame così si interrompe in modo brusco e ambiguo, è normale che si attivi una forte reazione (ansia, bisogno di capire, perdita di appetito, pensiero costante).

Detto questo, è fondamentale distinguere tra **ciò che provi tu** e **come si è comportata lei**.

Dal tuo racconto emerge un pattern abbastanza chiaro:

* fase iniziale molto intensa (messaggi continui, idealizzazione, “sei speciale”, grande vicinanza)
* successiva incoerenza nei comportamenti (vicinanza privata vs distanza/pubblica nei locali)
* bisogno dichiarato di attenzione e validazione da più persone
* difficoltà a tollerare il confronto (vive le tue domande come controllo o limitazione)
* modalità di chiusura brusca/evitante (ghosting, sparizione)

Questo tipo di dinamica spesso crea un forte aggancio emotivo proprio perché alterna momenti molto gratificanti a momenti di distanza e rifiuto.

Vengo al punto centrale: **tu stai cercando una spiegazione per stare meglio, ma in questo momento inseguire spiegazioni ti mantiene nel malessere.**

Capisco il bisogno di sentirla, di avere “una chiusura chiara”. È umano. Ma è importante dirlo con onestà:
non hai il controllo sul fatto che lei te la dia.

Continuare a scriverle, chiamarla o cercare risposte quando lei non risponde rischia di:

* aumentare la tua frustrazione
* farti sentire ancora più rifiutato
* alimentare il circolo “più inseguo → più sto male”

Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, qui c’è un nodo chiave:
**stai associando il tuo stare meglio alla sua risposta.**
E questo ti mette in una posizione di totale dipendenza emotiva dalla sua disponibilità.

Ti propongo un cambio di prospettiva, anche se non è facile:
la sua assenza, oggi, è già una risposta comportamentale.

Non è una risposta verbale, non è quella che vorresti, ma comunica comunque qualcosa sul suo modo di gestire le relazioni e i conflitti.

Una domanda importante per te:
se un tuo amico ti raccontasse esattamente questa situazione, che idea ti faresti di questa persona e di questo rapporto?

Per quanto riguarda cosa fare adesso:

* evitare ulteriori tentativi immediati di contatto (non come “strategia per farla tornare”, ma per proteggere te)
* accettare che l’incertezza fa male ma è tollerabile, anche senza risposta
* riportare l’attenzione su di te (alimentazione, sonno, routine: sono le prime cose che saltano quando c’è una disregolazione emotiva)
* osservare i pensieri del tipo “non posso perderla così” o “ho bisogno di capire” come pensieri, non come verità assolute

Ultimo punto, molto importante e un po’ diretto:
definire questa relazione come “solo amicizia” non è del tutto coerente con quello che è accaduto (intimità, esclusività implicita, aspettative). Questa ambiguità probabilmente ha contribuito alla confusione e al dolore.

Se vuoi, possiamo lavorare insieme su come gestire questi giorni senza contatto e su come ridurre l’intensità del bisogno di cercarla.
Dott.ssa Elisa Folliero
Psicologo, Psicoterapeuta
Spino d'Adda
Buonasera,

dal Suo racconto emerge un coinvolgimento emotivo molto intenso, accompagnato da una sofferenza reale e comprensibile. Quando una relazione — qualunque nome le si voglia dare — diventa quotidiana, intima e carica di condivisione, il legame psicologico che si crea può essere molto profondo, anche se entrambi dichiarate di non voler costruire una coppia nel senso tradizionale.

Ciò che sembra averLa ferita maggiormente non è tanto la libertà dell’altra persona di frequentare chi desidera, quanto la sensazione di essere stato improvvisamente escluso, ignorato e non riconosciuto dopo un periodo in cui Lei aveva percepito vicinanza, fiducia e reciprocità. Il dolore che descrive nasce spesso proprio da questa discontinuità: passare rapidamente da una forte connessione emotiva a una distanza improvvisa può generare smarrimento, bisogno urgente di spiegazioni e una sorta di “vuoto relazionale”.

Un elemento importante riguarda la natura del rapporto che si è costruito tra voi. Da ciò che racconta, sembra essersi creata una relazione molto intensa ma poco definita nei confini: non una coppia dichiarata, ma nemmeno una semplice amicizia. Quando i ruoli rimangono ambigui, ognuno tende inevitabilmente a vivere aspettative diverse, anche senza rendersene pienamente conto. Lei cercava probabilmente coerenza, presenza e rispetto reciproco; dall’altra parte, la ragazza sembra aver espresso più volte il bisogno di sentirsi libera, cercando attenzioni e validazione anche altrove.

Non è necessario stabilire chi abbia “ragione”: ciò che conta è osservare che i vostri bisogni relazionali appaiono molto diversi.

Comprendo il Suo bisogno di chiarire e di ricevere spiegazioni. Tuttavia, è importante considerare un aspetto spesso doloroso: il silenzio dell’altra persona, per quanto difficile da accettare, è già di per sé una comunicazione. Insistere quando qualcuno si ritrae raramente produce il chiarimento sperato; più frequentemente prolunga la sofferenza e mantiene la persona in una posizione di attesa.

La reazione che descrive — pianto, perdita di appetito, pensiero costante su ciò che è accaduto — indica quanto questo legame abbia toccato parti emotive profonde. Forse più che una semplice amicizia, questa relazione ha rappresentato per Lei un luogo di riconoscimento, vicinanza e significato. Quando viene meno, non si perde solo una persona, ma anche ciò che ci faceva sentire mentre eravamo con lei.

In questo momento potrebbe essere utile spostare lentamente la domanda da “perché lei si comporta così?” a “che cosa questa esperienza sta mostrando di me, dei miei bisogni affettivi e del modo in cui entro nelle relazioni?”.

Il desiderio di spiegazioni è umano, ma il rischio è affidare il proprio equilibrio emotivo a una risposta che forse non arriverà o che, anche arrivando, potrebbe non alleviare il dolore. Talvolta il vero lavoro emotivo consiste nel tollerare l’assenza di una chiusura chiara e nel ricostruire gradualmente il proprio centro indipendentemente dall’altro.

Se la sofferenza fisica ed emotiva che descrive persiste, potrebbe essere molto utile confrontarsi con uno psicologo o psicoterapeuta: non perché ci sia “qualcosa che non va” in Lei, ma perché questa esperienza sembra aver attivato dinamiche relazionali importanti che meritano uno spazio di comprensione e cura.

Sperando di esserle stata d'aiuto,

Dott.ssa Elisa Folliero
Dott. Stefano Molinari
Psicologo, Psicologo clinico
Bagno a Ripoli
Gentile utente, quello che sta vivendo è un momento comprensibilmente doloroso. Infatti il fenomeno del ghosting causa nella "vittima" una una sensazione spiacevole mista di confusione, rifiuto ed insicurezza. Mi astengo dal fare analisi a distanza riguardo i tratti psicologici e caratteriali della della sua amica ma posso darle qualche delucidazione su cosa ci sia dietro al comportamento del ghosting.
Il ghosting non è solo il comportamento di sparire nel nulla ma denota da parte di chi lo mette in pratica una difficoltà emotiva profonda. Essa comprendente infatti: un'idea distorta delle relazioni, evitamento del conflitto, difficoltà a gestire il confronto e in generale le dinamiche relazionali e soprattutto lo sfuggire da sè stessi.
Se posso darle un consiglio però, io non mi concentrerei tanto sull'analisi del motivo del comportamento dell'altra persona ma sposterei il focus su di lei e su cosa ci può dire su di lei quello che è accaduto. Focalizzandomi in primis sulla sua risposta emotiva a tale comportamento, a come renderla più funzionale e soprattutto meno dolorosa se dovesse ricadere in tali dinamiche. Rimango a disposizione se volesse parlarne ancora con maggior profondità.
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Da ciò che racconta, sembra che questa ragazza abbia costruito con lei un legame molto intenso ma anche molto instabile, ambiguo e centrato molto sui propri bisogni del momento, mentre lei si è trovato sempre più coinvolto emotivamente e bisognoso di chiarezza. Al di là delle etichette che date a questo rapporto, i fatti che descrive parlano di una dinamica che oggi la sta facendo stare molto male, in cui lei cerca dialogo, continuità e rispetto, mentre dall’altra parte sembrano esserci avvicinamenti forti, allontanamenti bruschi e comportamenti molto disorientanti. Capisco il bisogno di spiegazioni, ma quando una persona sceglie il silenzio o risponde con sparizioni ripetute, purtroppo anche questo è già un messaggio. Più che insistere ancora, credo sarebbe importante fermarsi e riconoscere quanto questa relazione, così com’è, la stia ferendo e destabilizzando. Se nota che sta piangendo molto, ha perso l’appetito e non riesce a reggere questa situazione, non lo sottovaluti. Se questa situazione dovesse pesarle o destabilizzarla, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a lei.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Maria Teresa Santoro
Psicologo, Psicologo clinico
Palo del Colle
Carissimo,
dalla tua lunga descrizione appare in modo evidentissimo che stai mentendo a te stesso, poichè dici: Devo sentire la usa voce, i suoi pensieri ecc ecc dimostra che sei preso da questa ragazza, ovvero che hai bisogno di sentirti con lei. Devi innanzitutto chiarire i tuoi sentimenti, nel modo più vero, e poi essere chiaro anche con lei.
Forza, buon cammino
Ciao, grazie innanzitutto per aver condiviso con questo livello di dettaglio e di esposizione un vissuto emotivo così complesso e intimo. Nella relazione con questa ragazza, quello che si è instaurato ha tutta l'aria di essere una dipendenza affettiva: lasciando stare i motivi per cui la ragazza si comporta in questo modo (non basterebbe un giorno), quello che si è creato è un "non riesco a stare senza di te", come in una qualsiasi dipendenza, il cui meccanismo alla base è il non saper fare senza. Questo succede perchè per entrambe le parti questa relazione soddisfa bisogni personali e differenti rimasti inappagati e forse inespressi (lei cerca l'attenzione, l'hype; tu cerchi qualcuno che ti veda per quello che sei e ti dedichi tempo ed energie per una relazione simile a quella di fratello-sorella che descrivi). La dipendenza affettiva non prevede che l'altro/a sia in grado di dare una spiegazione lucida del comportamento che mette in atto, l'unica cosa che conta è che a lei serve questa relazione e tu senti il bisogno di restare in questo loop di parole dolci VS no contact, il che è deleterio, sarebbe come pretendere dal nostro corpo la capacità di fare scatti 0-100 senza allenamento e senza preparazione. Da quanto scrivi, questa ragazza pare avere un problema nell'instaurare relazioni solide e continuative, il suo buttarsi in effusioni fin da subito potrebbe essere allusivo dell'esclusività che vuole assicurarsi, però poi, se capisco bene, si generano fuochi di paglia che si spengono subito dopo il conflitto. Per uscire dal loop, una domanda che potrebbe aiutarti è "Quale tipo di relazione penso di meritare? Cosa del comportamento di un/a eventuale partner mi fa stare bene e cosa mi fa sentire "da meno"?
A volte finiamo per "accontentarci delle briciole" perchè non conosciamo ancora il nostro valore. Non è mai troppo tardi per scoprirlo e custodirlo.
Spero di esserti stata utile, buona serata!
Buonasera,
capisco quanto questa situazione le stia facendo male e quanto sia difficile tollerare il silenzio e la mancanza di spiegazioni. Da ciò che racconta, però, emerge una dinamica poco chiara e altalenante da parte di questa ragazza, che sembra cercare vicinanza quando le fa comodo e allontanarsi bruscamente senza considerare il suo vissuto emotivo.

Il bisogno di avere risposte è comprensibile, ma insistere in questo momento rischia di farla stare ancora peggio. Il suo comportamento, al di là delle spiegazioni, appare poco rispettoso e confusivo, e questo è già un elemento importante su cui riflettere. A volte il “silenzio” dell’altro è già una risposta, anche se difficile da accettare.

Può essere utile spostare l’attenzione da lei a come sta lei in questa situazione, perché il livello di sofferenza che descrive merita ascolto e cura. Se sente di non riuscire a gestire da solo questo momento, parlarne in uno spazio psicologico può aiutarla a fare chiarezza e a tutelarsi emotivamente.

Resto a disposizione, sono la Dott.ssa Janett Aruta, psicologa, e ricevo online su MioDottore e in presenza a Palermo.

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