Buongiorno, vorrei chiedere un vostro consiglio su una situazione che spesso mi turba e sento come u

Buongiorno, vorrei chiedere un vostro consiglio su una situazione che spesso mi turba e sento come un peso. Sto insieme a un ragazzo con cui mi trovo benissimo e siamo davvero felici. Tutto è iniziato 3 anni fa con l'inizio dell'università. Io, il mio attuale ragazzo e un'altra ragazza, che è diventata subito mia carissima amica a cui voglio un mondo di bene, facevamo parte di un gruppo di amici. A un certo punto lei e lui decidono di iniziare a frequentarsi, si lasciano e ci riprovano almeno due volte, mentre io continuo l'amicizia con entrambi cercando di mediare nelle loro problematiche e aiutarli. Succede che la mia amica inizia a cadere in depressione e in atti di autolesionismo dando parte della colpa a lui, nonostante oggettivamente lui non avesse mai fatto nulla di cattivo nei confronti di le; è vero che le dedicava poco tempo perché, come poi confidava a me, non era sicuro della loro relazione, e che spesso, non pesando le parole, la feriva e io per questo l'ho sempre rimproverato. Nei mesi successivi lei non vuole saperne di lui, lo blocca sui social e lo incolpa e trascorso ulteriore tempo dice che è tutto a posto ma non gli risponde neanche quando le chiede come sta (e infatti lui chiedeva sempre a me come stesse lei). Io la sostengo, la ascolto, la vado a trovare quando è ricoverata e nel frattempo rimango amica di lui. La scorsa estate, trascorso un anno e mezzo, io e lui iniziamo a frequentarci anche oltre l'amicizia fino a poi decidere di metterci insieme. Ad oggi lei sta insieme ad un ragazzo davvero carino nei suoi confronti, io e lei non ci sentiamo quasi più e mi dispiace davvero molto, eravamo entrambe fuorisede ma dopo quell'anno lei è tornata nella sua città e ha sospeso gli studi. Lei non sa che sto insieme a questo ragazzo (a meno che altri non glielo abbiano detto) ma rimango sempre con il desiderio di farglielo sapere il prima possibile, tuttavia temo davvero che lei possa prenderla male, ma più che arrabbiarsi con me ho paura che ne risenta la sua salute. Io non mi sento una cattiva amica perché quando tra loro c'era qualcosa non mi sono mai messa in mezzo, non provavo nulla per lui e anzi cercavo di farli riavvicinare, tutto ciò che ho fatto nei confronti della mia amica l'ho fatto con totale sincerità e affetto. Tra me e lui è successo tutto dopo, partendo dall'amicizia e innamorandoci. Come faccio a dirglielo? Di persona è quasi impossibile e in chiamata ho io seri problemi a dire cose così importanti. Devo dirle la verità in merito alla durata di questa relazione o rimanere vaga e dirle che stiamo insieme da qualche mese? Cosa faccio se si arrabbia seriamente? Ma soprattutto, cosa faccio se dovesse rimanerci male e risentirne? Grazia in anticipo per la disponibilità

17 risposte


Buona sera e grazie per la condivisione, comprendo il peso e il dilemma etico che sta vivendo. Il suo senso di colpa nasce dal profondo affetto per questa amica e dal timore di destabilizzarla, specialmente considerando il suo passato di fragilità, ma proteggerla nascondendole la verità rischia di creare un muro invisibile, come dimostra il vostro progressivo allontanamento. La sua felicità attuale è del tutto legittima e non è nata per la esigenza di fare male a nessuno. Suggerirei di gestire la comunicazione con delicatezza ma onestà, è preferibile che lo sappia da lei piuttosto che da terzi. Prepari un messaggio nel quale non cerca giustificazioni, ma mette in luce il bene che le vuole. Tenga conto che la sua amica potrebbe aver bisogno di tempo per elaborare la notizia. Il silenzio prolungato alimenta l'ansia ma la verità, espressa con cura, vi permetterà di definire il vostro rapporto su basi reali.

Ottieni una risposta grazie al consulto online

Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.


Da quello che racconti, non mi sembra che tu abbia tradito la tua amica. Quando lei e questo ragazzo stavano insieme hai rispettato la loro relazione, le sei stata vicina nei momenti più difficili e hai costruito con lui un rapporto sentimentale solo molto tempo dopo la loro definitiva separazione. È comprensibile, però, che tu provi questo peso, soprattutto conoscendo la fragilità che lei ha attraversato. Mi soffermerei però su un punto: la sua eventuale reazione non è sotto il tuo controllo né può diventare una tua responsabilità. Puoi scegliere di comunicarle la verità con delicatezza, sincerità e rispetto, ma non puoi farti carico di come la elaborerà. Eviterei anche di modificare la realtà, ad esempio dicendole che state insieme da meno tempo. Una verità detta in modo rispettoso è generalmente più tutelante di una verità incompleta che potrebbe emergere in seguito e incrinare ulteriormente la fiducia. Se deciderai di parlarle, puoi farlo riconoscendo il valore della vostra amicizia e spiegandole che questa relazione è nata molto tempo dopo la fine della loro storia, senza che ci fosse alcuna intenzione di ferirla. Infine, mi chiederei se il bisogno di esprimerlo abbia come motivazione il desiderio di essere trasparente con lei o perché temi il senso di colpa? Distinguere queste due motivazioni può aiutarti a capire quale sia il modo più autentico di affrontare questa situazione.


Buongiorno, da quello che scrve emerge quanto questa situazione sia importante per lei e quanta attenzione abbia dedicato, nel tempo, al benessere delle persone coinvolte. Leggendo le sue parole, mi colpisce un aspetto: gran parte delle sue domande riguarda ciò che potrebbe accadere all'altra persona, mentre sembra esserci meno spazio per chiedersi di cosa abbia bisogno lei in questo momento. Spesso, quando teniamo molto agli altri, tendiamo ad attribuirci una responsabilità che va oltre ciò che è realmente nelle nostre possibilità. Possiamo scegliere il modo in cui comunicare una notizia, con sincerità, rispetto e delicatezza, ma non possiamo controllare né prevedere le emozioni o le reazioni dell'altra persona. Da ciò che racconta, la vostra relazione è nata quando il rapporto tra loro era già concluso da tempo e descrive di aver agito, in quel periodo, con autenticità nei confronti di entrambi. Questo non significa che l'altra persona non possa provare dolore o delusione, ma le sue emozioni appartengono alla sua esperienza e non dipendono esclusivamente dalle sue scelte. Forse potrebbe essere utile spostare la domanda da "Come faccio a evitare che lei stia male?" a "Come posso comunicarle questa situazione nel modo più coerente con i miei valori e con il rispetto che provo nei suoi confronti?". Le auguro di riuscire ad affrontare questa situazione con la stessa cura che emerge dalle sue parole, senza dimenticare di riservarne anche un po' a sé stessa


Gentile utente, dalle sue parole emerge quanto questa situazione sia per lei fonte di sofferenza e di senso di responsabilità verso una persona a cui ha voluto molto bene. Si percepisce anche l'attenzione e la cura con cui, nel tempo, ha cercato di essere presente sia per la sua amica sia per il suo attuale compagno nei momenti difficili della loro relazione. Da ciò che racconta, il rapporto tra loro si era concluso da tempo quando tra voi è nato qualcosa che è andato oltre l'amicizia. Questo elemento appare importante perché permette di distinguere tra il provare dispiacere per una possibile sofferenza dell'altra persona e il sentirsi responsabili di quella sofferenza. È comprensibile che lei desideri essere sincera con la sua amica e, allo stesso tempo, tema le conseguenze che questa notizia potrebbe avere su di lei, soprattutto considerando le fragilità che ha attraversato in passato. Tuttavia, per quanto possiamo comunicare con delicatezza e rispetto, non sempre possiamo proteggerci o proteggere gli altri da emozioni dolorose. Talvolta, soprattutto quando per lungo tempo abbiamo ricoperto il ruolo di mediatori o di persone di riferimento nelle difficoltà degli altri, possiamo arrivare a sentirci responsabili non solo delle nostre azioni, ma anche delle emozioni e delle reazioni altrui. Distinguere questi due aspetti può rappresentare un passaggio importante: possiamo essere responsabili del modo in cui scegliamo di comunicare qualcosa, ma non possiamo controllare né prevenire completamente ciò che l'altro proverà. Se deciderà di parlarle, potrebbe essere utile farlo con autenticità e semplicità, senza sentirsi obbligata a giustificare i propri sentimenti o a farsi carico delle eventuali reazioni dell'altra persona. Anche rispetto alla durata della relazione, spesso la trasparenza rappresenta la scelta che consente di vivere con maggiore serenità nel lungo periodo. Qualora la sua amica dovesse arrabbiarsi o rimanerci male, le sue emozioni sarebbero comprensibili e meritano rispetto; allo stesso tempo, anche i suoi sentimenti e la sua relazione hanno diritto di esistere e di essere riconosciuti. Forse la domanda centrale non è tanto come evitare che l'altra persona soffra, quanto piuttosto quale possa essere il modo più sincero, rispettoso e coerente con i suoi valori per comunicarle questa parte della sua vita. Le auguro di riuscire a trovare una modalità che le permetta di prendersi cura della relazione con l'altra persona senza rinunciare alla cura verso se stessa.


Buonasera, dalle sue parole emerge quanto questa situazione la stia facendo sentire combattuta. Da una parte c'è la felicità per una relazione che descrive come significativa, dall'altra il timore di ferire una persona a cui ha voluto molto bene e che ha attraversato un periodo di grande sofferenza. Nel suo racconto colpisce un elemento importante: quando la sua amica e questo ragazzo stavano insieme, lei ha cercato di mantenere una posizione rispettosa nei confronti di entrambi, sostenendo la sua amica e senza interferire nella loro relazione. Il vostro rapporto è nato successivamente, nel tempo, a partire da un'amicizia. Questo non elimina la possibilità che la notizia possa essere dolorosa per lei, ma è diverso dall'aver tradito la sua fiducia. Comprendo la preoccupazione per la sua salute emotiva. Tuttavia, il modo in cui l'altra persona reagirà non dipende esclusivamente da lei. Può scegliere di comunicarle la verità con delicatezza, sincerità e rispetto, evitando sia di minimizzare sia di alterare i tempi della vostra relazione per proteggerla. Una comunicazione autentica, pur se difficile, offre generalmente basi più solide rispetto a una versione parziale dei fatti, che potrebbe creare ulteriore sofferenza se emergesse in un secondo momento. È possibile che la sua amica provi dispiacere, rabbia o abbia bisogno di prendere le distanze. Sarebbero reazioni comprensibili, che parlano della sua esperienza e del significato che questa vicenda potrebbe avere per lei, non necessariamente di un errore da parte sua. Questa situazione richiama anche un tema più ampio: a volte, nelle relazioni, ci troviamo a sentirci responsabili delle emozioni degli altri. Essere empatici è una risorsa preziosa, ma riconoscere che ciascuno è responsabile anche del proprio modo di affrontare il dolore può aiutare a vivere questi passaggi con meno senso di colpa. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli


Buongiorno, dalle sue parole emerge quanto questa situazione le stia a cuore e quanto abbia cercato, negli anni, di comportarsi con correttezza nei confronti di entrambe le persone coinvolte. Il senso di responsabilità che sente nei confronti della sua ex amica è comprensibile, ma è importante distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è. Da quello che racconta, la vostra relazione non è nata mentre loro stavano insieme né come conseguenza di un tradimento o di un'interferenza da parte sua. È nata molto tempo dopo la fine del loro rapporto, attraverso un'evoluzione naturale della vostra amicizia. Questo non significa che la notizia non possa essere dolorosa per lei, ma il fatto che possa soffrirne non rende automaticamente sbagliata la vostra relazione. Lei sembra portare anche un altro peso: la paura di essere in qualche modo responsabile del benessere psicologico della sua amica. Considerando la storia di depressione e autolesionismo che descrive, è naturale che questa preoccupazione emerga. Tuttavia, la salute mentale di una persona è il risultato di molti fattori e non può dipendere esclusivamente da una comunicazione, per quanto delicata. Se la sua ex amica sta attraversando un percorso di cura, sarà quello il contesto più adatto per elaborare eventuali emozioni difficili. Se desidera informarla, può farlo con sincerità, senza entrare in dettagli che potrebbero essere percepiti come una giustificazione o un tentativo di minimizzare. Eviterei di modificare la cronologia della vostra relazione: dire che state insieme "da qualche mese" se non è vero potrebbe creare ulteriore sfiducia qualora venisse scoperto. La trasparenza, espressa con tatto, è generalmente la scelta più rispettosa. Poiché dice che parlarne a voce le risulta molto difficile e che vedersi di persona è quasi impossibile, un messaggio scritto potrebbe essere una modalità adeguata. Le consentirebbe di scegliere con calma le parole e darebbe anche a lei il tempo di elaborare la notizia senza sentirsi costretta a reagire nell'immediato. Può esprimere che ha scelto di dirglielo perché ha avuto un ruolo importante nella sua vita, che comprende se la notizia possa suscitarle emozioni contrastanti e che il suo silenzio fino a oggi non è stato dettato dalla mancanza di rispetto, ma dalla difficoltà di trovare il modo giusto. Se lei dovesse arrabbiarsi o decidere di interrompere definitivamente il rapporto, sarebbe una reazione che ha il diritto di avere e che non necessariamente significa che lei abbia agito in modo scorretto. Se invece dovesse soffrire, questo meriterebbe accoglienza e rispetto, ma non significa che lei debba rinunciare alla propria felicità o sentirsi colpevole per una relazione nata in modo libero e successivo alla loro storia. In definitiva, il suo compito è comunicare con onestà, sensibilità e rispetto. Non può però controllare né prevedere la reazione dell'altra persona, né assumersi la responsabilità del suo percorso emotivo. Essere sinceri e rispettosi è ciò che può fare; il resto appartiene ai tempi e alle risorse della sua ex amica. Le mando un caloroso saluto. Dott. Michele Basigli Perugia


Buongiorno, la ringrazio per aver raccontato una situazione così delicata con tanta attenzione verso tutte le persone coinvolte. Leggendo le sue parole emerge una caratteristica molto bella del suo modo di stare nelle relazioni: cerca di prendersi cura degli altri, di comprendere i loro punti di vista e di non ferire nessuno. Tuttavia, a volte proprio questa sensibilità può portare ad assumersi responsabilità che non dipendono interamente da lei. Da ciò che racconta, la sua relazione con questo ragazzo non è nata mentre lui e la sua amica stavano ancora insieme, né da un interesse coltivato in segreto. Lei descrive un percorso molto diverso: inizialmente era amica di entrambi, ha cercato di sostenerli e di aiutarli, ha continuato a essere presente per la sua amica anche durante il periodo più difficile e soltanto molto tempo dopo, quando quella storia era ormai conclusa, è nato qualcosa tra lei e questo ragazzo. Questo non significa che la sua amica, qualora lo venisse a sapere, non possa soffrire. Le emozioni non seguono sempre la logica e una notizia del genere potrebbe riattivare ricordi, delusioni o sentimenti legati a quel periodo della sua vita. Ma è importante distinguere due aspetti: il fatto che una persona possa provare dolore e il pensare di esserne responsabili sono cose diverse. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, spesso quando siamo molto empatici tendiamo a sentirci responsabili non solo delle nostre azioni, ma anche delle reazioni emotive degli altri. È un meccanismo comprensibile, ma rischia di diventare molto pesante. Lei, infatti, sembra chiedersi continuamente: "E se si arrabbiasse? E se ci rimanesse male? E se la sua salute peggiorasse?". Sono domande umane, ma la portano a caricarsi di un peso che probabilmente va oltre ciò che può realmente controllare. Lei può scegliere il modo più rispettoso e delicato per comunicarle questa notizia. Può scegliere di essere sincera, di usare tatto, di accogliere le sue emozioni. Quello che non può fare è determinare come l'altra persona reagirà. Mi ha colpito anche un altro passaggio. Dice che non si sente una cattiva amica e, leggendo il suo racconto, non emerge l'idea di qualcuno che abbia tradito la fiducia di un'amica. Al contrario, emerge una persona che, per molto tempo, ha cercato di esserci, ha ascoltato, ha sostenuto e ha rispettato i tempi degli altri. Il fatto che oggi provi ancora questo senso di colpa forse racconta qualcosa del suo modo di vivere le relazioni più che della situazione in sé. Per quanto riguarda il modo di comunicarlo, credo che la sincerità, accompagnata dalla sensibilità, sia generalmente la strada più rispettosa. Cercare di modificare la durata della vostra relazione per paura della sua reazione rischierebbe di aumentare la sua ansia e di renderla ancora più preoccupata nel mantenere una versione dei fatti che non corrisponde completamente alla realtà. Essere sinceri non significa raccontare ogni minimo dettaglio, ma comunicare ciò che è importante con rispetto e senza inutili particolari che potrebbero ferire. Se la telefonata le crea molta ansia e vedersi di persona è davvero impossibile, anche un messaggio scritto con calma e attenzione potrebbe essere una possibilità. Scrivere permette spesso di trovare le parole giuste e di esprimere con maggiore chiarezza ciò che si desidera comunicare, lasciando anche all'altra persona il tempo di elaborare la notizia senza sentirsi costretta a reagire immediatamente. Comprendo anche la sua paura che la sua ex amica possa risentirne dal punto di vista emotivo. Tuttavia, è importante ricordare che oggi la sua vita è diversa rispetto ad allora. Da quello che racconta ha un nuovo compagno, il tempo è passato e la vostra amicizia si è già naturalmente allentata. Questo non significa che la notizia sarà necessariamente semplice da accogliere, ma neppure che produrrà inevitabilmente le conseguenze che teme. Ho l'impressione che, oltre al desiderio di proteggerla, ci sia anche il bisogno di sentirsi autorizzata a vivere serenamente la sua relazione senza il peso costante del senso di colpa. È un bisogno legittimo. A volte continuiamo a rimanere emotivamente "in debito" verso qualcuno anche quando, oggettivamente, non abbiamo commesso un torto. Se dovesse accorgersi che questa tendenza a sentirsi responsabile del benessere emotivo degli altri si ripete anche in altri rapporti, potrebbe essere interessante approfondirla all'interno di un percorso psicologico. Un lavoro ad orientamento cognitivo comportamentale può aiutare proprio a comprendere questi schemi relazionali, a distinguere ciò che dipende da noi da ciò che appartiene agli altri e a vivere le relazioni con maggiore serenità, senza rinunciare alla propria sensibilità ma imparando a non trasformarla in un peso. Continui a dare valore all'empatia che la caratterizza, ma provi anche a ricordare che una relazione costruita in modo autentico e rispettoso non diventa sbagliata solo perché, inevitabilmente, può suscitare emozioni difficili in qualcun altro. La sincerità e il rispetto sono gli strumenti migliori che può mettere in campo. Il resto, purtroppo, non è completamente nelle sue mani. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero


Non possiamo controllare le reazioni degli altri Se le sue intenzioni sono oneste e lei sente di non aver tradito la fiducia della sua amica faccia quel che sente più opportuno anzitutto per se stessa La sua amica sarà libera di credere o meno alla sincerità delle sue parole e azioni


Buongiorno, la sua difficoltà è comprensibile e riflette un conflitto tra senso di responsabilità e paura del giudizio. In ottica cognitivo-comportamentale, può essere utile distinguere i pensieri anticipatori catastrofici, ad esempio "starà male per colpa mia", dai fatti concreti. Provi a scrivere una comunicazione onesta e sintetica, riconoscendo il vissuto altrui senza assumersi responsabilità non sue. Un percorso psicologico può aiutarla a gestire ansia e senso di colpa. Un caro saluto, Dr. Vittorio Penzo

Dr. Vittorio Penzo

Dr. Vittorio Penzo

psicologo

Montenero di Bisaccia

Prenota visita

Gentile utente, la sua preoccupazione sembra ruotare molto attorno alla tutela dell’altra persona, quasi come se la responsabilità delle sue possibili reazioni ricadesse interamente su di lei. In realtà, qui entrano in gioco più elementi: la storia che avete condiviso, le ferite passate della sua amica e le scelte attuali di ognuno, che oggi sono già su percorsi separati. Il fatto che tra lei e il suo attuale ragazzo sia nata una relazione dopo la fine della loro storia, partendo da un’amicizia, non è di per sé una “violazione” del legame precedente. Il nodo sembra piuttosto emotivo: il timore che questa informazione possa riattivare in lei dolore, rabbia o insicurezze non del tutto risolte. Rispetto al “come dirlo”, spesso non è tanto la precisione dei dettagli temporali a fare la differenza, quanto il modo e il contesto. Essere sinceri non significa necessariamente entrare in ogni dettaglio, ma evitare costruzioni che poi aumentano il rischio di fraintendimenti futuri. Al tempo stesso, forzarsi a una comunicazione che lei non si sente in grado di reggere (come una chiamata) potrebbe renderla ancora più bloccata. È importante però distinguere tra il prendersi cura e il farsi carico: lei può avere attenzione per la sua amica, ma non può prevedere né controllare la sua reazione emotiva. Se dovesse arrabbiarsi o soffrirne, questo apparterrà anche alla sua storia personale, non solo alle sue scelte. Può essere utile chiedersi quale obiettivo ha nel dirglielo: riaprire un canale, essere trasparente, oppure alleggerire un proprio senso di tensione. Un caro saluto.


Buongiorno, dalle sue parole emerge quanto questa situazione la faccia sentire combattuta. Da un lato c'è la felicità per una relazione che descrive come serena e significativa, dall'altro il timore di ferire una persona a cui ha voluto molto bene e che in passato ha attraversato un periodo di grande sofferenza. Mi sembra importante sottolineare un aspetto: da ciò che racconta, lei ha cercato di comportarsi con correttezza nei confronti di entrambi. La relazione con il suo attuale compagno è nata quando la loro storia era già conclusa da tempo e non emerge l'intenzione di aver tradito la fiducia della sua amica. È comprensibile, però, che il legame affettivo che aveva con lei le faccia sentire ancora oggi un forte senso di responsabilità. Proprio per questo, forse è utile distinguere due aspetti: il desiderio di essere sincera e la convinzione di dover gestire la reazione dell'altra persona. Lei può scegliere di comunicare con rispetto e sensibilità ciò che è accaduto, ma non può controllare né prevedere come la sua amica reagirà. Le emozioni che proverà appartengono alla sua storia personale e non dipendono esclusivamente da lei. Se deciderà di dirglielo, potrebbe farlo con autenticità, spiegando che questa relazione è nata spontaneamente nel tempo e che il bene che le ha voluto come amica è sempre stato sincero. Più che modificare la durata della relazione o omettere alcuni aspetti per proteggerla, credo che una comunicazione rispettosa e onesta possa essere la scelta più coerente. Comprendo anche la paura che questo possa avere delle conseguenze sul suo stato emotivo. Tuttavia, assumersi completamente la responsabilità del benessere dell'altro rischia di diventare un peso molto grande. Può essere empatica e delicata, ma non può farsi carico da sola di ciò che l'altra persona proverà. Se sente che questa situazione continua a generarle molta ansia o senso di colpa, potrebbe essere utile approfondire questi vissuti e comprendere meglio perché si senta così responsabile delle emozioni degli altri. Se ha piacere, potremmo parlarne insieme in uno spazio dedicato.


Buongiorno. L'ideale sarebbe certamente parlare di persona di questioni simili, ma, date le circostanze, probabilmente una chiamata (eventualmente video) potrebbe essere una soluzione valida. Sembrerebbe che, in questo breve testo, lei sia riuscita ad esprimere bene la sua posizione e a chiarire di non aver tentato di inserirsi fra due persone che si trovavano in una relazione. Potrebbe provare e spiegare allo stesso modo la situazione alla sua amica, facendo anche presente i suoi timori e le sue preoccupazioni riguardo all'impatto che questo possa avere su di lei. Infine, potrebbe esserle utile considerare il fatto che la responsabilità di regolare le emozioni sia solo individuale. Se vengo lasciato da una ragazza e decido di ubriacarmi e partecipare ad una rissa, di chi è la responsabilità di queste azioni? Della ragazza che mi ha lasciato, magari spiegandomi con compassione e rispetto le sue ragioni? Oppure la mia, che, anziché trovare una modalità adattiva di regolare il mio stato emotivo negativo, ho scelto una strada che ha finito per danneggiarmi? Qualora lo ritenesse necessario, sono disponibile per un colloquio.


Buongiorno, da ciò che racconta emerge un conflitto comprensibile: da una parte il desiderio di essere sincera con una persona a cui ha voluto bene, dall’altra la paura che questa verità possa ferirla o riattivare una sofferenza importante. Il punto delicato è che lei rischia di sentirsi responsabile non solo di ciò che comunica, ma anche di come l’altra persona reagirà. Questo però è un peso troppo grande. Lei può scegliere il modo, il momento e le parole con cui dirlo; non può controllare completamente l’effetto che questa comunicazione avrà su di lei. Restare vaga o modificare la durata della relazione potrebbe sembrare una protezione nell’immediato, ma rischia di creare un secondo problema: se un domani la sua amica scoprisse che le informazioni erano parziali o aggiustate, potrebbe sentirsi ancora più tradita. Meglio una verità sobria, non brutale, senza dettagli inutili e senza giustificarsi eccessivamente. Visto che per lei la chiamata è difficile e l’incontro di persona quasi impossibile, può scriverle un messaggio. Non deve essere un messaggio perfetto, ma chiaro e rispettoso. Per esempio: “C’è una cosa importante che desidero dirtela io, perché ti ho voluto bene e non vorrei che ti arrivasse da altri. Da un po’ di tempo io e lui stiamo insieme. So che può essere una notizia delicata, e mi dispiace se può farti male. Non è nato mentre voi stavate insieme e non c’è stato nulla di nascosto allora. Ti scrivo perché preferisco essere sincera con te, senza pretendere che tu reagisca in un certo modo”. Poi si fermi. Non aggiunga troppe spiegazioni, non cerchi di convincerla che non deve arrabbiarsi e non pretenda subito una risposta. Può anche concludere dicendo che capirà se avrà bisogno di tempo. Se lei dovesse arrabbiarsi, la cosa più utile non è difendersi punto per punto, ma riconoscere la sua reazione senza rinnegare la propria verità: “Capisco che per te possa essere doloroso. Non volevo ferirti, ma non volevo nemmeno continuare a tenerlo nascosto”. Se invece dovesse stare molto male o fare riferimenti ad autolesionismo, non dovrebbe gestire tutto da sola. In quel caso è importante coinvolgere persone vicine a lei o figure professionali che possano aiutarla concretamente. La sua sensibilità è preziosa, ma non può trasformarsi nel compito di proteggere l’altra persona da ogni dolore. Per capire meglio mancano alcuni elementi: * oggi avete ancora un rapporto diretto o vi sentite solo raramente? * lei sa almeno che siete rimasti amici dopo la loro rottura? * il suo ragazzo è d’accordo sul dirglielo e su come farlo? * teme di più la rabbia della sua amica o il senso di colpa che potrebbe provare lei? * ci sono persone vicine a questa ragazza che potrebbero sostenerla se reagisse molto male? Un confronto psicologico potrebbe aiutarla a separare la responsabilità affettiva dal senso di colpa: dire una verità con rispetto non significa essere cattiva, ma nemmeno poter evitare sempre che l’altro soffra. Un caro saluto.


Buongiorno, dalle sue parole emerge una profonda sensibilità e si avverte quanto le pesi bilanciare la sua legittima felicità con il desiderio di proteggere una persona a cui ha voluto bene. La sua forte empatia la porta a sentirsi responsabile del benessere della sua amica, ma è importante ricordare che la vulnerabilità e le reazioni di quest'ultima appartengono alla sua storia personale. Lei non ha il potere, né la colpa, di determinare l'equilibrio psicologico di un'altra persona comunicando una scelta di vita, nata quando la precedente relazione era già conclusa. Anche per questo, sminuire la durata del vostro rapporto per "attenuare il colpo" creerebbe solo un segreto faticoso: la verità, espressa con delicatezza, tutela la sua buona fede e la storia che sta costruendo. Se l'amica dovesse arrabbiarsi, sarà una reazione legata al suo passato e non a un suo comportamento scorretto; accettare questo possibile dispiacere, senza sentirsi una "cattiva amica", è il primo passo per liberarsi da questo peso. Poiché la distanza è molta e la chiamata le genera fatica, la parola scritta è il canale più protettivo per entrambe: le permette di calibrare le parole e lascia all'altra persona il tempo di elaborare la notizia. Potrebbe semplicemente ribadire l'affetto sincero del passato, spiegare che questo amore è nato tempo dopo in modo spontaneo e che ci teneva a informarla direttamente per rispetto. Se l'amica dovesse chiudersi, sappia che lei avrà comunque agito con la massima onestà. Si conceda il permesso di essere felice: il bene che vive oggi non toglie nulla al sostegno che ha saputo offrire ieri. Un saluto, dott.ssa Sartirana.

Dott.ssa Valentina Sartirana

Dott.ssa Valentina Sartirana

psicologo

Garbagnate Milanese

Prenota visita

Gentile utente grazie per aver condiviso la sua situazione. Capisco il suo senso di colpa, ma dalle sue parole non emerge un comportamento scorretto nei confronti della sua amica. La vostra relazione è nata molto tempo dopo la fine della loro storia e non mentre loro erano ancora coinvolti sentimentalmente. È comprensibile desiderare di essere onesta con lei, ma non può sentirsi responsabile delle sue possibili reazioni emotive. Se decide di comunicarlo, lo faccia con sincerità, delicatezza e senza minimizzare o alterare la realtà: mentire sulla durata della relazione rischierebbe solo di incrinare ulteriormente la fiducia. Può scriverle un messaggio se parlare a voce le risulta troppo difficile, esprimendo affetto e rispetto per ciò che avete condiviso. Se lei dovesse arrabbiarsi, accolga la sua emozione senza mettersi sulla difensiva. Se invece dovesse soffrire, quella sofferenza merita ascolto, ma non è una responsabilità che può farsi carico di risolvere. Essere empatici non significa rinunciare alla propria felicità o vivere guidati dal senso di colpa. Spero di esserle stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott. Stefano Recchia


Salve, da ciò che racconta emerge soprattutto il suo senso di responsabilità e il timore di ferire una persona a cui è stata molto legata. Sembra che lei stia cercando di gestire con grande attenzione una situazione emotivamente complessa, in cui però non tutto dipende da lei. Il fatto che la sua relazione con questo ragazzo sia nata dopo la chiusura tra loro due è un elemento importante: non si tratta di un tradimento o di un “mettersi in mezzo”, ma dell’evoluzione di storie che si sono trasformate nel tempo. Rispetto al dirglielo, non è necessario entrare in dettagli che potrebbero esporla inutilmente o aumentare la tensione. Può essere sufficiente una comunicazione semplice e rispettosa, senza enfatizzare tempi o confronti con il passato. L’obiettivo non è “gestire perfettamente” la reazione dell’altra persona, ma essere onesta in modo adeguato al legame attuale. È comprensibile la paura che lei possa reagire male o soffrire, ma la reazione emotiva dell’altro non può essere completamente controllata. Lei può solo scegliere come comunicare e con quali modi, non l’impatto che avrà. Forse può aiutarla ricordare che proteggere qualcuno non significa evitare sempre ogni possibile dolore, ma anche permettere che le cose vengano dette in modo chiaro e autentico, senza nascondimenti. Un caro saluto. Dott.ssa Gaia Evangelisti, Psicologa.


Gentie ragazza,da quello che racconti, mi sembra che il tuo dubbio non riguardi tanto la relazione con il tuo ragazzo, quanto il timore di ferire una persona a cui hai voluto bene. Questo dice molto del valore che attribuisci ai legami e del senso di responsabilità che senti nei confronti degli altri.Da quello che descrivi, però, non vedo un tradimento della tua amica. Quando lei e il tuo attuale ragazzo stavano insieme, tu hai mantenuto un ruolo rispettoso, cercando di sostenere entrambi senza intrometterti. La vostra relazione è nata molto tempo dopo, quando la loro storia era ormai conclusa. Questo è un elemento importante da ricordare quando il senso di colpa prende il sopravvento. Capisco la tua paura che questa notizia possa farla stare male, soprattutto conoscendo la sua fragilità. Tuttavia, c'è un aspetto su cui ti inviterei a riflettere. Tu puoi scegliere di comunicarle la verità con sensibilità, rispetto e sincerità, ma non puoi sentirti responsabile delle emozioni che proverà. Ognuno di noi reagisce alle notizie in base alla propria storia, al momento che sta vivendo e alle proprie risorse. Se senti il desiderio di dirglielo, fallo perché per te è importante essere autentica, non perché ti senti obbligata a controllare la sua reazione. Eviterei anche di modificare la durata della vostra relazione per proteggerla. Quando si sceglie di raccontare qualcosa, la sincerità è la strada che permette di vivere con maggiore serenità, anche se può essere faticosa.Se dovesse arrabbiarsi o prendere le distanze, cerca di accogliere la sua reazione senza viverla come la prova di aver sbagliato. Potrebbe aver bisogno di tempo per elaborare la notizia, e questo non cancellerebbe il bene che le hai voluto né il modo corretto con cui ti sei comportata in passato. Se senti che il senso di colpa e la paura di deludere gli altri sono aspetti che ritornano anche in altre situazioni della tua vita, potrebbe essere utile dedicare uno spazio a queste dinamiche all'interno di un percorso psicologico. Comprendere da dove nasce questo bisogno di sentirti responsabile del benessere altrui può aiutarti a vivere le relazioni con maggiore serenità e libertà. Un caro saluto, Dott.ssa Alina Mustatea Psicologa Clinica, Psicologa Giuridica e Psicodiagnosta

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.