Sto con il mio attuale fidanzata da 4 anni .. abbiamo l anno prossimo ci sposiamo .. mi è rimasto in

25 risposte
Sto con il mio attuale fidanzata da 4 anni .. abbiamo l anno prossimo ci sposiamo .. mi è rimasto in testa un idea di lei probabilmente ma che nn mi fa vivere serenamente.. all inizio della nostra frequentazione dove però avevamo già parlato che eravamo ufficialmente insieme .. mi ha mentito.. un pomeriggio che ero al lavoro mi ha detto che era a casa e invece era al bar con degli amici dove c'era anche questa ragazza con cui ci provava prima di me .. ci stavamo frequentando da 2 mesi .,. Quando l ho scoperto stavamo già convivendo ..si è messo a piangere chiedendomi scusa che nn l avrebbe mai più rifatto e credo che quella sia stata l ultima volta che l ha vista perché Poi ha sbloccato il cellulare da ogni pin..in questi anni mi dimostra sempre che ci tiene a me e che mi ama..ma io sono rimasta nella convinzione che una persona non cambi e che se lo sia per sempre .. e nn riesco a vivere serenamente come se fossi sempre in protezione facendomi venire paranoie
Dott. Matteo Musetti
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Monza
La ringrazio per aver condiviso qualcosa di così delicato e intimo.
Credo che sia importante innanzitutto poter riconoscere quanto quello che sta vivendo sia comprensibile. Immagino la fatica nel non vivere serenamente rispetto a questo pensiero, ma credo che sia utile provare a capire insieme per quali ragioni le risulta difficile portare questa cosa all’interno della relazione.
Può essere utile esplorare quale posizione ha preso il suo compagno rispetto a questa situazione e quale posizione lei stessa vuole assumere: sembra infatti esserci una zona grigia, poco chiara, che rende difficile trovare sicurezza e serenità.
Visto che c’è un matrimonio in arrivo, credo che confrontarsi su questo tema sia particolarmente importante: capire perché questo terreno è rimasto poco chiaro può aiutare a comprendere meglio il funzionamento della coppia e di ciascuno all’interno della relazione, per chiarire le proprie posizioni e trovare maggiore consapevolezza.

Resto a disposizione. Per qualsiasi richiesta/informazione non esiti a contattarmi. Un caro Saluto.

Dott. Musetti

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Non si tratta di "paranoia", ma di un meccanismo di protezione che la sua mente ha attivato per evitare di essere ferita di nuovo. Il punto centrale non è tanto se lui sia cambiato o meno, ma come lei possa elaborare e superare l'accaduto.
Se vuole davvero superare questa difficoltà prima del matrimonio, che è un passo così importante, potrebbe considerare di parlarne apertamente con lui. Non per rinfacciargli il passato, ma per spiegargli come si senti adesso, nonostante lei lo ami.
Inoltre, riflettere su questo aspetto con un professionista potrebbe aiutarla a capire meglio le sue paure, a gestire l'ansia e costruire un presente ed un futuro sereno. È un percorso che può aiutarla a tornare a fidarsi, non solo di lui, ma anche della sua capacità di discernere e di affrontare le situazioni, permettendole di abbassare le difese. Resto a disposizione per eventuali altre informazioni e chiarimenti
Dott.ssa Michela Garritano
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente,
comprendo quanto possa essere difficile convivere con pensieri di sfiducia, soprattutto quando si tratta di una persona che ama e con cui sta costruendo un progetto di vita importante. L’episodio che descrive, accaduto all’inizio della vostra relazione, ha probabilmente lasciato un segno che, nonostante gli anni trascorsi e i comportamenti rassicuranti del suo partner, continua a riattivarsi dentro di lei.

La convinzione che una persona non possa cambiare può trasformarsi in un pensiero rigido, capace di alimentare ansia e di rendere difficile il presente. La decisione di sposarsi rappresenta un passo molto importante e, proprio per questo, può riattivare paure o insicurezze che sembravano superate.

Un percorso psicologico individuale potrebbe aiutarla a esplorare queste paure, elaborare quella ferita iniziale e distinguere il passato dal presente. Ciò potrebbe esserle utile per ritrovare un senso di fiducia e serenità nella coppia.

Resto a disposizione.
Dott.ssa Michela Garritano
La rabbia e la sfiducia sono reazioni normali dopo una menzogna.
Non devi sentirti sbagliata per avere dubbi. Oggi il tuo compagno sembra dimostrarti amore e impegno, ma la fiducia ha bisogno di basi concrete. Ti invito a parlargli apertamente di ciò che provi e di ciò che ti serve per sentirti più sicura.Se senti che da sola non riesci a liberarti dalle paure, può esserti utile un percorso breve con uno specialista per ritrovare serenità.
Dott.ssa Greta Tadiotto
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Gentile utente,
intanto grazie per aver condiviso un frammento così delicato della tua storia. Dalle tue parole emerge un grande coinvolgimento affettivo, ma anche una ferita non ancora del tutto rimarginata, legata a quell’episodio avvenuto all’inizio della vostra relazione.
È comprensibile che un’esperienza di menzogna e ambiguità nei primi momenti di fiducia possa continuare a generare insicurezza e difficoltà nel lasciarsi andare completamente, anche a distanza di anni. Il nostro sistema emotivo tende a trattenere ciò che ha ferito, anche quando la mente razionale ci dice che “ora è tutto diverso”.
Mi sembra che ci sia una parte di te che vorrebbe lasciarsi andare serenamente alla relazione, e un’altra che rimane in stato di allerta costante, come se dovesse proteggerti da qualcosa di irrisolto. Questa è una dinamica molto comune quando non si è potuto elaborare fino in fondo un evento che ha intaccato la fiducia.
La domanda non è solo se lui sia cambiato, ma anche:
Tu ti senti libera di fidarti, oppure vivi ancora sotto il peso del controllo e del sospetto?
Qual è il costo emotivo che paghi per stare in allerta?
E cosa accadrebbe se mollassi quella protezione?
Dott.ssa Rosella M.B. Mastropietro
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Torino
Buonasera la fiducia è la base di un rapporto. Potremmo insieme capire come elaborare o gestire questa "paranoia". Se credi possiamo incontrarci in studio oppure online
Dott.ssa Rosella Mastropietro
Dott.ssa Claudia Mesto
Psicologo, Psicologo clinico
Bari
Buonasera, è comprensibile che un episodio accaduto nelle fasi iniziali di una relazione possa lasciare tracce emotive che riemergono nel tempo, anche in presenza di segnali di cambiamento e stabilità. La mente tende a riattivare meccanismi di protezione quando percepisce situazioni potenzialmente vulnerabili, soprattutto in vista di passaggi significativi come un matrimonio.

In questi casi, può essere utile esplorare il significato che quell’esperienza ha assunto per te, e come si riflette nel presente. Non si tratta necessariamente di mettere in discussione la relazione, ma di comprendere meglio il tuo vissuto interno e ciò che ti serve per sentirti più serena.

Spesso, lavorare su questi aspetti in uno spazio sicuro e non giudicante permette di alleggerire il carico emotivo e di ritrovare una maggiore chiarezza.

Saluti
Posso capire il suo turbamento, si tratta di quella fiducia reciproca che è alla base di una relazione, insieme al rispetto e alla trasparenza nella comunicazione. Supponendo che lei sia la donna e lui il suo futuro marito, di sicuro ne avrete parlato e a quel punto parlatene ancora, può essere che all'inizio della vostra frequentazione lui non fosse ancora totalmente coinvolto, l'amore arriva in una fase successiva all'innamoramento e magari dopo del tempo la vostra relazione si sarà rafforzata. Può anche essere che ci siano paure in lei a prescindere dalla relazione e che le generino ansie di cui scoprire le origini.
Dott. Francesco Paolo Coppola
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Napoli
La realtà esterna da sola non crea i pensieri: siamo noi ad attribuirle significati. Non solo generiamo pensieri, ma definiamo le circostanze e le giudichiamo buone o cattive per noi. Con i nostri pensieri inquadriamo il mondo.
Molti dei pensieri e dei linguaggi che utilizziamo appartengono ad altri. Così, spesso definiamo le cose sulla base di esperienze altrui e le applichiamo come se fossero verità assolute. L’uso di pensieri “presi in prestito” sostituisce le esperienze che ci mancano e contribuisce a creare il nostro mondo.

Un esempio classico è la profezia che si autoavvera (self-fulfilling prophecy), concetto introdotto dal sociologo Robert K. Merton nel 1948.
Nel caso della paziente: da “una bugia di 4 anni fa” — «Un pomeriggio, mentre ero al lavoro, mi ha detto che era a casa» — scoprì poi che «era al bar con degli amici, tra cui una ragazza con cui ci provava prima di me… ci stavamo frequentando da due mesi».
Questo episodio ha messo radici permanenti come pensiero intrusivo e ossessivo: una convinzione inizialmente falsa (“mi sta tradendo”) che può diventare vera semplicemente perché le persone agiscono come se lo fosse.
Altri esempi: Relazioni: se temi costantemente il tradimento del partner, puoi diventare sospettosa o fredda. Questa distanza logora il rapporto, aumentando il rischio di ciò che temi. Scuola: un insegnante che considera uno studente “poco capace” può offrirgli meno attenzione e stimoli, portando davvero a un rendimento più basso.
Economia: se circola la voce che una banca è instabile, i clienti prelevano in massa, causando la crisi. Passaggi di una profezia che si autoavvera: Credenza iniziale (vera o falsa). Comportamento coerente con la credenza (spesso inconsapevole). Selezione delle circostanze ambientali che confermano la credenza.
Conferma apparente (“Vedi? Avevo ragione!”) che rafforza il ciclo. Nelle relazioni e nei disturbi d’ansia o ossessivi questa dinamica è cruciale: il timore costante di un tradimento o di un pericolo può generare comportamenti che creano tensione e conflitto, avvicinando l’esito temuto.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, la ringrazio per aver raccontato con sincerità quello che le sta capitando: la ferita che descrive è molto comune nelle relazioni e il fatto che ancora oggi quella menzogna iniziale riemerga come un pensiero protettivo dice quanto sia stata significativa per lei. È naturale che, di fronte a un episodio di tradimento o di disonestà, la fiducia si incrini e che la mente da allora tenda a restare in allerta, pronta a intercettare segnali di pericolo. Questo stato di vigilanza a volte mantiene vivo il dolore più a lungo del necessario, perché ogni piccolo segnale viene interpretato come prova che la previsione negativa era giusta: se lei pensa che “una persona non cambia”, allora le informazioni ambigue che arrivano vengono lette come conferma di quel pensiero, e così il circolo di ansia e sospetto si autoalimenta. Le sue preoccupazioni sono legittime e non è affatto ingenuo volere garanzie che non verrà più ferita. Allo stesso tempo, se l’obiettivo è ritrovare serenità e proseguire nella relazione fino al matrimonio, c’è un lavoro pratico e concreto che può aiutare. Un primo passo utile è distinguere ciò che sono dati oggettivi da ciò che sono interpretazioni automatiche. Il fatto che lei sia stata ingannata una volta è un dato. La conclusione che “per sempre sarà così” è invece un’ipotesi che lei può mettere alla prova con piccoli esperimenti. Chiederle di osservare nel tempo i comportamenti coerenti del partner, a partire dalle cose quotidiane, le darà informazioni più affidabili delle sensazioni che salgono in momenti di ansia. Sul piano comportamentale può provare a stabilire alcune pratiche che favoriscano la ricostruzione della fiducia senza che lei debba sentire di tradire i propri limiti. Per esempio, può condividere con il partner come reagisce quando si attiva la paura e chiedergli di accordare gesti concreti di trasparenza che per lei siano rassicuranti e limitati, non invasive. Importante è che questi accordi siano chiari, reciproci e limitati nel tempo, in modo che servano a raccogliere dati: ad esempio concordare un piccolo comportamento per alcune settimane e poi verificare insieme come si è evoluta la sensazione di sicurezza. Questo trasforma la richiesta di rassicurazione in un esperimento misurabile e non in una ricerca indefinita di conferme. Parallelamente al lavoro sulla coppia, è fondamentale che lei lavori sui pensieri che alimentano il sospetto. Quando emerge la convinzione “non cambierà mai”, provi a interrogarsi con domande concrete: quali prove ho che non cambi? quali comportamenti concreti del partner contraddicono questa idea? cosa succede se alla prova empirica scopre che la maggior parte dei giorni la realtà è diversa dalla sua previsione? Questo tipo di reality testing, praticato con onestà, tende a ridurre gradualmente l’intensità delle paure automatiche. Inoltre può essere utile imparare a tollerare l’incertezza: molte volte la fiducia non è una certezza che viene concessa una volta per tutte, ma una scommessa ragionata che si costruisce passo dopo passo. Sia chiaro che non è colpa sua se si sente in allerta: la sua reazione è comprensibile. Tuttavia, se desidera davvero procedere verso il matrimonio, vale la pena mettere in campo sia interventi di coppia — ad esempio un percorso di coppia per migliorare comunicazione e negoziazione delle regole — sia strumenti individuali per ridurre il rimuginio e i comportamenti di controllo che rischiano di minare l’intimità. In terapia cognitivo comportamentale si usano tecniche pratiche per ridurre il bisogno di controllare e per aumentare la tolleranza all’ambiguità, due abilità essenziali per la convivenza serena. Infine, prima di prendere una decisione definitiva sul matrimonio, si conceda un tempo di osservazione in cui monitorare non solo le parole ma i fatti quotidiani: coerenza, responsabilità, rapidità nel rispondere quando lei esprime disagio, disponibilità a cambiare comportamenti che la feriscono. Se dopo un periodo ragionevole i comportamenti del partner mostrano una coerenza che calma progressivamente la sua ansia, allora procedere può avere senso. Se invece il sospetto resta preponderante e la compromette profondamente, allora è legittimo fermarsi e riconsiderare la scelta. Qualsiasi decisione prenda, che sia di andare avanti o di fare un passo indietro, che sia frutto di osservazione, dialogo e regole condivise, sarà una scelta responsabile verso se stessa e verso la coppia. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Salve, mi dispiace per il disagio che prova. Probabilmente questa idea e modo di sentire a origine nel suo passato dato che lei stessa non trova riscontro nel momento attuale delle sue preoccupazioni verso il suo ragazzo. Potrebbe affrontare ed elaborare questa sua mancanza di fiducia e paranoia che le crea grande ansia in seduta.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Dott.ssa Elena Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
Sicuramente quello che è successo all’inizio le ha lasciato aperta una ferita che, anche se piccola in confronto al vostro rapporto, a volte si riapre. Eravate già insieme ed il fatto che lei abbia detto di essere in un posto piuttosto che in un altro ha sicuramente avuto un impatto importante per lei.
Tuttavia, io credo che se in questi anni le ha dimostrato di tenere a lei, non le ha dato ulteriori dimostrazioni di bugie ecc, probabilmente si è resa conto che ciò che aveva fatto, magari anche in buona fede, l’aveva fatta stare male e non ha voluto che si ripetesse di nuovo.
Provi a capire se dentro di lei sente di volersi legare “ufficialmente” con lei attraverso il matrimonio, oppure se preferisce aspettare e concedersi il tempo di riflettere ancora ed elaborare la ferita.
Se ha bisogno di parlarne, sono a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa
Buongiorno, comprendo quanto questo ricordo continui a turbarla, è normale che una menzogna che ha colpito la fiducia resti nella mente. Quello che accade spesso non significa che lei sia pazza o eccessiva, ma che il suo sistema di sicurezza si è attivato, e la naturale conseguenza è una vigilanza permanente che ruba serenità alla relazione.
Se desidera davvero costruire un matrimonio sereno, le suggerisco di procedere su due fronti, prima di tutto si prenda cura della sua ferita interna, cioè lavori su come l’episodio la fa sentire, con accettazione e magari con il supporto di uno psicologo che l'aiuti a distinguere i pensieri automatici dalle evidenze concrete, e a rielaborare la paura del "potrebbe rifarlo". In secondo luogo, apra con il partner un dialogo onesto e non accusatorio, per dire come si sente, chiedendo chiarezza su ciò che le servirebbe per recuperare fiducia, e concordando regole di trasparenza che entrambi possiate rispettare.
Se la sola conversazione fatica a cambiare il clima, la coppia può trarre grande beneficio da alcuni incontri di terapia di coppia, che permettono di lavorare su fiducia e confini. Infine, si dia il permesso di valutare con calma se, nonostante l’amore, la fiducia recuperata è sufficiente per lei, perdonare non significa dimenticare, ma decidere se quel perdono è reale e sostenibile nel tempo. Un caro saluto
Dott.ssa Alessandra Arena
Psicologo clinico, Psicologo
Grottaferrata
Buongiorno,
Capisco che questa esperienza continui a pesarle, nonostante le dimostrazioni d’amore che il suo compagno le offre da anni. È comprensibile che una ferita vissuta all’inizio della relazione possa farla sentire ancora oggi in allerta, come se dovesse proteggersi da un nuovo dolore. Allo stesso tempo, mi sembra importante che lei si conceda uno spazio per ascoltare questi vissuti e dare loro un senso, così da distinguere ciò che appartiene al passato da ciò che davvero accade nel presente. Potrebbe essere prezioso esplorare questi sentimenti in un percorso psicologico, dove non deve difendersi ma può accogliere pienamente le sue emozioni.
Un grande in bocca al lupo,
Dott.ssa Alessandra Arena
Dott. Amedeo Fonte
Psicologo, Psicologo clinico
Pescara
Quello che racconta mostra come quell’episodio iniziale continui a pesare nonostante i gesti di amore e di fiducia che il suo compagno le dimostra da anni, quasi fosse una ferita che non si è mai del tutto rimarginata. Mi chiedo se la convinzione che "una persona non cambia" non stia diventando una sorta di protezione che però la tiene in allerta costante e le impedisce di vivere con più leggerezza. Potrebbe chiedersi cosa teme davvero di perdere se si lasciasse andare alla fiducia e quali segnali concreti nella quotidianità le mostrano che la relazione è diversa da quel momento iniziale. Se questo pensiero continua a condizionarla molto, può essere utile trovare uno spazio dove dare voce a queste paure e comprendere meglio da dove provengono.
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Salve, la ringrazio per la condivisione. Capisco bene la sua difficoltà, quando in una relazione c’è un episodio di menzogna, questo potrebbe lasciare una traccia che ritorna a pesare anche dopo anni. Sarebbe comunque funzionale osservare alcuni fatti concreti: da allora non è più accaduto, il suo compagno le dimostra quotidianamente impegno e avete costruito insieme un percorso importante. La questione non è tanto se una persona possa cambiare, ma come lei possa ritrovare serenità rispetto a quella ferita iniziale.
Potrebbe essere utile parlarne con lui senza accuse (“quando ripenso a quell’episodio mi sento insicura, avrei bisogno di…”), creare piccoli momenti di confronto regolare e, se necessario, valutare un percorso di coppia prima del matrimonio.
Sarebbe anche interessante capire in quali momenti e periodi questa sua preoccupazione emerge o comunque si fa sentire maggiormente, infatti ora sta parlando di matrimonio.
La fiducia non nasce dall’assenza di errori, ma dal modo in cui si ripara e si costruisce nel tempo.
Buongiorno,
quello che descrive è un vissuto molto comune: anche quando un episodio di mancanza di sincerità è isolato e appartiene al passato, può lasciare una ferita profonda che si riattiva nel presente sotto forma di pensieri ricorrenti, dubbi e bisogno di protezione. È come se una parte di lei fosse rimasta ancorata a quel momento, nonostante negli anni il suo compagno abbia mostrato comportamenti coerenti di fiducia e amore.

Quando questi pensieri diventano persistenti e non le permettono di vivere serenamente la relazione, significa che non riguardano solo “quello che è successo”, ma anche il modo in cui lei ha interiorizzato l’evento e lo porta con sé. In questi casi, un percorso psicologico può aiutarla a:

rielaborare l’episodio iniziale e collocarlo davvero nel passato;

distinguere le paure legate a quell’esperienza dai segnali reali della relazione presente;

rafforzare la fiducia, ridurre le paranoie e vivere la relazione con maggiore serenità.

Rivolgersi a uno psicologo non significa che la relazione sia sbagliata, ma che lei desidera liberarsi di un peso emotivo che la limita, per potersi avvicinare al matrimonio con più leggerezza e fiducia.

Un caro saluto
Dott.ssa Barbara Trisciuoglio
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Carissima, i dubbi sono come una goccia cinese, che scava dentro di noi e fa tanto male, soprattutto quando c'è un progetto all'orizzonte così bello da realizzare, che dovrebbe provocare solo tanta gioia. Provate a parlarne, semmai anche effettuando una consulenza di coppia. Nel caso non ci fosse accordo in merito, provi ad effettuare lei qualche consulenza mirata in modo tale da analizzare con uno specialista le motivazioni di queste "paranoie" come lei le definisce. Forse, in passato, qualche altro episodio, in campo amoroso o no, le hanno destato delusione e rottura della fiducia e adesso sta cercando di elaborare insieme i due ricordi ed è davvero troppo per farlo da sola. La saluto
Salve,
L'aver scoperto questa bugia ha profondamento messo in discussione la fiducia e la stabilità di un futuro con lei. La tua preoccupazione principale sembra essere legata alla convinzione che una persona non cambi e che, se ha mentito in passato, potrebbe farlo nuovamente. E' importante riconoscere però che ogni persona ha la capacità di cambiare e crescere. Potrebbe essere importante parlare apertamente con lei, di come ti senti, delle tue paure e aspettative sul futuro e ascoltare il suo punto di vista e la sua disponibilità a lavorare sulla relazione.
Potreste anche considerare una terapia di coppia, un terapeuta potrebbe aiutare entrambi a comprendere meglio le dinamiche della vostra relazione, a gestire i conflitti e a ricostruire la fiducia nell'altro.
Dott.ssa Federica Giudice
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
una menzogna precoce, specie quando la relazione stava nascendo, può rimanere nella memoria come “prova” che la persona non cambierà mai, e questo alimenta vigilanza, sospetto e ansia che ti tolgono serenità. Dal punto di vista psicologico succede spesso: la mente costruisce ipotesi protettive (meglio prevenire che farsi male) che però finiscono per peggiorare la qualità della vita e della relazione.
Tre cose concrete che puoi provare subito c'è la pratica il reality testing — quando arriva una paranoia fermati e chiediti quali sono le prove attuali che lei stia tradendo o mentendo ora (non due mesi fa). Se questo stato persiste o ti impedisce di goderti la vita e il futuro matrimonio, valuta un percorso psicologico e, se entrambi siete disponibili, qualche seduta di coppia per ricostruire fiducia con strumenti concreti e tornare a vivere la relazione con più leggerezza.
Dott.ssa Francesca Messina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, comprendo che lei riconduca la sua insicurezza a quell'evento, ormai accaduto molto tempo fa; tuttavia, questo suo senso di insicurezza e sfiducia ha radici certamente più antiche. Le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia, affinché questi suoi vissuti possano trovare uno spazio d'ascolto. Buona giornata
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentile utente, capisco quanto questa ferita continui a pesarle. Scoprire che il suo fidanzato le ha mentito proprio all’inizio della relazione può aver lasciato un segno difficile da dimenticare, che torna a farsi sentire ogni volta che si sente vulnerabile. È comprensibile che faccia fatica a fidarsi del tutto, anche se negli anni lui le ha mostrato costanza, amore e trasparenza. Spesso, più che la realtà presente, è l’eco di quell’episodio a generare ansia e sospetti.
La convinzione che “le persone non cambiano” la tiene in uno stato di continua protezione, come se dovesse restare sempre all’erta. In questo modo, però, rischia di non riuscire a godere pienamente di ciò che insieme avete costruito e di mettere in secondo piano i segnali positivi che lui, negli anni, le ha dato del suo impegno.
Potrebbe essere utile avere la possibilità con il suo partner di ritornare su questo tema, discutere apertamente di tutto ciò cercando collaborazione e comprensione reciproca.
Se sente che da sola non riesce a sciogliere questa ansia, potrebbe essere prezioso parlarne insieme a un terapeuta di coppia o lavorare individualmente su queste tematiche. Penso sia importante e necessario dare voce a quella ferita perché non condizioni il presente e il futuro della vostra relazione.
Un saluto, Dott. Marco Squarcini
Dott. Nicolò Paluzzi Monti
Psicologo, Sessuologo, Psicoterapeuta
Firenze
Quando un'esperienza di rottura della fiducia avviene nelle fasi iniziali di una relazione affettiva, può sedimentarsi dentro di noi come una "credenza nucleare" difficile da scardinare: “le persone non cambiano”. Ma è proprio questo uno dei nodi fondamentali del lavoro psicologico: esplorare come costruiamo il significato delle esperienze e come queste narrazioni influenzano il nostro modo di entrare in relazione.

Nel tuo racconto emergono due realtà: una è la tua attuale compagna, che oggi ti ama e si mostra trasparente; l’altra è una parte interna di te che si sente ancora "in allerta", in una sorta di ipercontrollo relazionale. Questa parte non va zittita o forzata a fidarsi, ma ascoltata, esplorata, riconosciuta. Perché spesso il nostro bisogno di “protezione” ci racconta molto di più della relazione che abbiamo con noi stessi che non solo con l’altro.

Ti sei chiesto quale parte di te continua a nutrire questa diffidenza? E se questa “paranoia” fosse un segnale di un tuo copione relazionale più profondo, legato all’attaccamento, alla paura della vulnerabilità o alla difficoltà a integrare fiducia e delusione?

La terapia non serve a "trovare il colpevole", ma a costruire un senso, a rielaborare esperienze emotive bloccate e riaprire spazi di possibilità dove ora c’è rigidità. L’amore è sempre anche una sfida identitaria: chi sono io quando mi fido? Chi divento se abbasso le difese?

Potresti scoprire che, al di là di ciò che è successo, ciò che davvero ti impedisce di stare in pace è un bisogno tuo, antico, che chiede finalmente ascolto.
Dott.ssa Manuela Locatelli
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Alzano Lombardo
È comprensibile che un episodio di delusione, che ha minato la fiducia all'inizio della relazione, anche se lontano nel tempo, continui a influenzare il modo in cui si vive la relazione stessa. Non significa che ci sia qualcosa di ‘sbagliato’ in lei: è un meccanismo naturale di protezione. Con l’aiuto di un percorso psicologico si può imparare a lasciare andare il peso di quei ricordi e a costruire un rapporto più leggero e sereno.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con la sua compagna, sarebbe una occasione di crescita per entrambi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara

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