Sono una studentessa di 21 anni. Ho trascorso un anno a Lingue e Letterature senza dare esami: un co
Sono una studentessa di 21 anni. Ho trascorso un anno a Lingue e Letterature senza dare esami: un corso che non volevo, scelto per seguire amici e non deludere mia madre, dopo non essere entrata a Lingue e Mercati. Oggi mi trovo in un momento di forte blocco, ansia sociale e possibile depressione. Vorrei ricominciare da capo con il corso che desideravo davvero o trasferirmi/andare all'estero, ma sono frenata da diversi fattori: Paura del fallimento: Temo di ricadere nello stesso loop negativo e di non riuscire a fare amicizia a causa della mia introversione. Dinamiche familiari ed economiche: Vivo in un contesto familiare complesso e mi sento schiacciata dal ruolo di "figlia maggiore responsabile", ma non ho ancora un'indipendenza economica per andare a vivere da sola. La mia domanda: Come posso uscire dalla paralisi dell'overthinking, smettere di prendere decisioni per compiacere gli altri e fare una scelta razionale e concreta per il mio futuro?
38 risposte
Buongiorno cara, mi dispiace stia affrontando questo momento complicato. Vorrei poterle dare risposte semplici ed immediate, ma la illuderei e soprattutto rischierei di complicarle paradossalmente la vita. La sua domanda è molto importante e per questo motivo merita uno spazio di ascolto adatto, ha valutato di iniziare un percorso psicologico? Da quello che scrive ci sono molti aspetti da considerare che la bloccano, tra cui ad esempio le dinamiche famigliari, affrontare tutto questo con un professionista sistemico-relazionale potrebbe essere il punto d'inizio perchè la crisi che sta vivendo si trasformi in grandi opportunità! Se vuole, sono disponibile ad accompagnarla. Intanto le faccio un grande in bocca al lupo per il suo presente e il suo futuro!
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Buongiorno, quello che descrive in effetti è un momento di difficoltà comprensibile, se quello in cui si trova bloccata ora è un percorso che non sente di aver scelto. In questi casi in genere un supporto psicologico è d'aiuto perché comporta l'acquisizione di risorse nuove e utili per uscire dall'impasse. Posso immaginare che anche questa opzione sia complessa, ma spesso esistono sul territorio delle reti che agevolano l'accesso a questi percorsi. In ogni caso credo che fermarsi un attimo per fare un punto, capire quello che vuole e se e come parlarne con qualcuno, anche di vicino, possa essere un importantissimo primo passo. In bocca al lupo!
Salve, comprendendo la sua difficoltà nell' aver seguito un corso che non le interessava senza aver dato esami e condividendo la sua volontà di comprendere come uscire fuori da questo frustrante stallo, provo a fare un pò di chiarezza su alcuni punti fondamentali ed a darle alcuni suggerimenti.. Per uscire dalla paralisi dell'overthinking innanzi tutto è necessario smettere di pensare in funzione degli altri spostando il focus dall'approvazione esterna alla costruzione della propria identità. E' necessario separare le proprie responsabilità da quella altrui. Infatti, avere 21 anni ed essere primogenita non significa doversi fare carico delle aspettative dell'intera famiglia.. Se ci pensa, fare scelte per compiacere gli altri l'ha già portata allo stallo. Un'altro aspetto da considerare, è che l'overthinking si alimenta dall'idea che la prossima scelta debba essere per forza quella definitiva o perfetta.Ma non è così perché nessuna strada è un punto di non ritorno ma rappresenta un working Progress, dove l'analisi dei fallimenti svolge un ruolo fondamentale per comprendere quali sono gli aspetti che è necessario modificare per raggiungere i nostri obiettivi di vita, nell'ottica di un percorso di evoluzione progressiva. Se ci pensa, il blocco dell'anno scorso le sta permettendo di riflettere su se stessa per individuare quegli aspetti di lei da modificare per raggiungere i suoi obiettivi. Non è, per questo ,da considerarsi un fallimento sterile. Riguardo la sua introversione ,non deve considerarla come un impedimento a creare legami, ma come spinta a muoversi in un ambiente più coerente con i suoi reali interessi che le permetterà di incontrare persone più affini a lei, riducendo l'ansia sociale. Infine le suggerisco di fare una scelta fra le due opzioni attraverso un confronto più razionale che emotivo mettendo su carta, da una parte il nuovo corso di laurea e dall'altra l'esperienza all'estero, valutando i pro e contro, la fattibilità economica o meno e le eventuali strade da percorrere per ciascuna opzione. un modo per scegliere in modo concreto l'opzione più realizzabile. In questo modo impariamo a sostituire il pensiero con azioni o microazioni, in quanto la paralisi generata dall'overthinking si interrompe solo agendo e non analizzando. un caro saluto
Gentile studentessa buongiorno! Hai fatto bene a scrivere i tuoi pensieri. Leggendoti mi arriva innanzitutto una sensazione di grande fatica, come se tu fossi in una situazione in cui tante parti di te stanno cercando contemporaneamente di trovare spazio: il desiderio di seguire una strada che senti tua, la paura di sbagliare ancora, il bisogno di non deludere le persone importanti per te e il senso di responsabilità che senti verso la tua famiglia. Mi arriva anche un senso di soffocamento e di blocco, come se scegliere per te stessa potesse avere un costo emotivo molto alto. In una prospettiva sistemico-relazionale, a volte può accadere di sentirsi divisi tra la propria crescita e la fedeltà ai legami importanti: non perché le relazioni siano un ostacolo, ma perché i legami che ci hanno formato hanno un grande valore e possono portare con sé aspettative, ruoli e responsabilità. Forse il punto non è solo capire “quale scelta universitaria fare”, ma anche esplorare cosa rende così difficile autorizzarti a scegliere qualcosa per te. Che cosa temi possa accadere se provassi a seguire davvero il tuo desiderio? Chi senti di poter deludere? E quale spazio potrebbe esserci per te, senza dover rinunciare all’importanza dei tuoi legami? Un percorso psicologico può essere uno spazio in cui dare voce a queste parti diverse, comprendere da dove arrivano e trovare un modo per costruire il tuo futuro sentendoti più libera e meno schiacciata dal bisogno di fare la scelta “giusta”. Se lo desideri, puoi contattarmi! Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Gentile Utente, quando una decisione nasce più dalla ricerca di approvazione o da vantaggi secondari connessi che da un desiderio autentico, è facile che la persona nel tempo perda significato e motivazione nel portarla avanti, fino a costituire un blocco che viene spesso interpretato come incapacità personale. Anche l'overthinking può essere letto in questa prospettiva, infatti esso non è semplicemente il risultato di un'eccessiva razionalizzazione, ma il tentativo di trovare una soluzione che protegga dal rischio di soffrire, fallire o deludere qualcuno. È una ricerca comprensibile, ma destinata a creare paralisi, perché nessuna decisione può offrire questo livello di sicurezza. Inoltre continuare a riflettere all'infinito dà l'impressione di mantenere il controllo, ma spesso diventa un modo per rimandare il confronto con l'incertezza che ogni cambiamento inevitabilmente comporterà. La paura di ripetere l'esperienza del primo anno merita una riflessione importante: non aver sostenuto esami non dimostra che lei non sia capace di affrontare un percorso universitario, ma fa riflettere su cosa può accadere quando una persona investe energie in un progetto che non sente realmente proprio. È possibile che oggi si trovi in una posizione diversa, con maggiore consapevolezza delle motivazioni che hanno guidato quella scelta, e questo già può rappresentare un punto di inizio differente. Quando parla della sua introversione, sarebbe utile chiedersi se il problema principale sia davvero il tratto caratteriale oppure la paura del giudizio e del rifiuto. L'introversione non impedisce di costruire relazioni soddisfacenti, mentre l'ansia sociale può portare a evitare situazioni nuove e rafforzare la convinzione di non essere in grado di creare legami. È importante distinguere questi aspetti, perché richiedono modalità di intervento differenti. Mi sembra infine significativo il modo in cui descrive il suo ruolo familiare. Definirsi la "figlia maggiore responsabile" suggerisce che una parte della sua identità si sia costruita intorno all'idea di dover sostenere gli altri e preservare alcuni equilibri familiari. In queste condizioni è frequente vivere ogni scelta orientata ai propri bisogni con un forte senso di colpa, come se prendersi cura di sé significasse inevitabilmente trascurare qualcuno. Se il blocco, la perdita di energia e il ritiro sociale sono presenti da tempo, è importante dare spazio anche a questi aspetti, perché influenzano profondamente il modo in cui si percepiscono le possibilità davanti a sé. Prima ancora di individuare la scelta ipoteticamente perfetta, può essere utile chiedersi quale percorso possa permetterle di ritrovare un contatto più autentico con i suoi desideri e bisogni, con la fiducia di poter costruire una vita che non sia definita dalle aspettative degli altri. Un cordiale saluto.
Buon giorno. Gli incontri con uno psicoterapeuta l'aiuterebbero sicuramente, per lavorare su paure, comportamenti che possono essere disfunzionali, blocchi ed impedimenti, e per aiutarla a sviluppare abilità adeguate che le occorrono in questo momento della sua vita. Dottoressa Teresita Forlano
Buonasera. Da quello che scrive emerge una grande consapevolezza: si è accorta che alcune scelte non rispecchiavano davvero ciò che desiderava. È un punto di partenza molto importante. Volevo sottolinearlo, é molto positivo. Le difficoltà che descrive meritano però uno spazio di ascolto e riflessione. Un percorso psicologico può aiutarla a ritrovare fiducia in sé, uscire dall’overthinking e costruire scelte più autentiche, senza il peso di dover sempre soddisfare le aspettative degli altri. Le auguro di concedersi questa possibilità. I.
Gentile, mi sembra che abbia già individuato il nodo della questione: assecondare i desideri altrui piuttosto che i propri. La sua mi sembra una domanda precisa che tocca direttamente ciò che la fa soffrire, e il fatto che la ponga su un portale di psicologi mi fa pensare che intraveda anche una possibile via ossia affidarsi a un professionista per iniziare un lavoro terapeutico. La invito a interrogarsi a questo punto, piuttosto, su cosa la frena dal fare questo passo. Un cordiale saluto GP
Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso. Dal suo racconto, non credo che il nodo centrale riguardi semplicemente la scelta del percorso universitario, quanto piuttosto un conflitto più profondo tra il desiderio di costruire un progetto di vita autentico e la paura di deludere le persone significative della sua vita. Il fatto di aver scelto inizialmente un percorso per rispondere alle aspettative degli altri sembra averla portata ad allontanarsi dai suoi reali desideri. Per questo motivo, non ritengo che le manchi la capacità di prendere decisioni razionali; al contrario, l'overthinking può rappresentare un tentativo di proteggersi dal rischio di sbagliare o di deludere chi le è vicino. Tuttavia, quando ogni scelta viene vissuta come una possibile fonte di fallimento o di colpa, è naturale che subentri una sensazione di paralisi. Più che ricercare la decisione "perfetta", potrebbe essere utile interrogarsi su quale scelta sia maggiormente in linea con i suoi desideri e comprendere quali timori emergano nel momento in cui immagina di seguirli. Spesso il blocco non dipende dall'incertezza sul futuro, ma dalla difficoltà di autorizzarsi a scegliere per sé. Infine, se l'ansia sociale, il blocco e il tono dell'umore stanno incidendo in modo significativo sulla sua quotidianità, un percorso di psicoterapia potrebbe offrirle uno spazio in cui comprendere più a fondo queste dinamiche e aiutarla a costruire scelte sempre più libere e consapevoli. Dott.ssa Emiliani Federica
La vita spesso ci fa sentire senza via d'uscita e il desiderio di liberaci dalla sensazione d'impotenza e di forte blocco, per usare le sue parole, ci spinge a desidera una soluzione rapida, un suggerimento per smettere di fare qualcosa, ad esempio smettere di prendere decisioni per compiacere gli altri: fai così o cosà e le cose cambieranno! Purtroppo le bacchette magiche non esistono e i cambiamenti richiedono tempo e fatica. La psicoterapia ci aiuta a cambiare, a comprendere cos'è meglio per noi e come attuarlo, come realizzare a pieno la nostra vita, ma richiede, appunto, tempo e fatica. Ma posso dirle che ne vale la pena! Considero i miei 5 anni di analisi l'investimento migliore che potessi fare e mi hanno consentito allora, trentenne, di conoscermi, comprendermi, trattarmi con più gentilezza e trovare il mio scopo nella vita. Oggi, passati i cinquanta, posso dire che la psicoterapia di allora mi ha aiutata ad affrontare le prove che la vita, mi ha chiamata ad affrontare negli ultimi anni. Le scelte migliori per il proprio futuro si fanno un passo alla volta nel presente e se si ha un alleato che ci sostiene, come può essere la/il terapeuta, mentre le facciamo, la nostra rotta può essere più lineare e portarci là dove volevamo arrivare.
Buon pomeriggio, credo che tu abbia bisogno di fare un percorso per trovare bla tua individuazione, riprendendo la tua autonomia nei pensieri e nelle emozioni! credo che debba costruirti la tua vita come individuo staccandoti dal tuo nucleo familiare, sia in senso concreto che psicologico....
Gentile studentessa, non è facile darle in poche parole una soluzione o una risposta efficace alla sua domanda, ma posso dirle che nella mia esperienza è comune questa fase di difficoltà e disorientamento nel momento della vita che sta vivendo, in questo particolare periodo storico ed in condizioni complesse come quelle che descrive. Può sembrare scontato consigliarle un percorso personale di terapia che la possa guidare nella complessità del momento, ma è la cosa più sensata che mi sento di dirle, data anche la complessità di cui parla. Nel frattempo può valutare delle tecniche di mindfulness e rilassamento, ma le consiglierei tuttavia di darsi l'opportunità di andare in profondità, i malesseri psicologici sono spesso opportunità di cogliere messaggi che non hanno modo di emergere diversamente. Un caro saluto
Ciao, il primo passo è sicuramente affrontare un pensiero alla volta, pensare a te come persona in relazione ai tuoi desideri e obiettivi di vita. Pensati nel presente, soffermandoti su te stessa... Poi cerca di riflettere su quale direzione vorresti cominciare a prendere rispetto al tuo futuro, che in primis è soltanto tuo. Un Saluto
Ciao, può capitare durante il percorso universitario di sentirsi smarriti e sulla strada sbagliata, ritengo sia importante ascoltarsi, valutare il proprio stato d'animo e dare conto anche ai desideri per il futuro. Non è sempre semplice staccarsi dal senso di fallimento o dal sentirsi in ritardo ma hai in mano la possibilità di fare scelte per te, che possano gratificarti e farti sentire nel tuo posto. La dinamiche familiari impattano spesso sulle scelte e sugli stati d'animo nel quotidiano, se senti che la situazione è pesante puoi valutare di fare un percorso con un terapeuta ad indirizzo sistemico relazionale che possa accompagnarti nel fare chiarezza e raggiungere uno stato di maggior benessere.
Buongiorno, questa domanda mi sembra molto importante perchè apre a delle possibilità nuove, per cui potrebbe essere importante portarla all'interno di uno spazio di cura e attenzione, come può essere quello della psicoterapia. Ha espresso diversi punti che meriterebbero un maggior approfondimento. Sento dalle sue parole una forte spinta verso il cambiamento e al contempo c'è qualcosa che blocca, per cui siamo di fronte ad un conflitto. Quando desideriamo tanto qualcosa, avere paura è assolutamente comprensibile e dare voce ad entrambe le parti potrebbe aiutare a comprendere meglio cosa blocca in questo momento e qual'è il bisogno primario dietro il suo conflitto. Le auguro di trovare le sue risposte. Saluti. Dott.ssa Morena Cicchino
Gentile utente, Quello che racconta restituisce la fatica di trovarsi davanti a una scelta importante, sentendosi contemporaneamente divisa tra ciò che desidera per sé e ciò che sente di dover fare per gli altri. Quando una decisione riguarda aspetti così significativi della propria vita, è comprensibile che possa generare ansia e portare a rimanere bloccati. Dal suo racconto emerge come, in passato, alcune scelte siano state guidate soprattutto dal timore di deludere le persone a cui tiene. Questo non significa che oggi non sia in grado di scegliere, ma forse che il suo modo di prendere decisioni si è costruito, nel tempo, tenendo molto conto delle aspettative altrui. In questi casi, distinguere ciò che desidera davvero da ciò che sente di dover fare può diventare molto complesso. La psicoterapia può rappresentare uno spazio in cui esplorare con maggiore profondità il significato che questa scelta assume per lei, comprendere quali paure la mantengono nella paralisi e costruire un modo di decidere più coerente con i suoi valori e con la persona che desidera diventare aiutandola a costruire una scelta che possa sentire autenticamente sua. Un cordiale saluto, Dott.ssa Silvia Tomaino
Capisco profondamente la sensazione di paralisi e il peso che stai portando. Quando siamo incastrati nell'overthinking, non è perché ci manca la forza di volontà, ma perché la nostra mente percepisce un pericolo e prova a proteggerci bloccandoci. Come terapeuta ad orientamento Cognitive-Comportamentale (CBT) ed EMDR, guardo alla tua situazione sotto due aspetti chiave: i pensieri che alimentano il blocco oggi e le esperienze passate che ti stanno ancora condizionando. Ecco come possiamo smontare questo meccanismo insieme. 1. Riconoscere le distorsioni cognitive L'overthinking non è altro che la tua mente che crea trappole di pensiero (ad esempio: il Pensiero Tutto o Niente": "Se non do esami o se fallisco di nuovo, significa che sono un fallimento". L'anno passato non dimostra che sei incapace, dimostra solo che avevi zero motivazione per un percorso che non volevi). 2. Il livello EMDR: Comprendere la radice del blocco In EMDR lavoriamo sulle credenze negative su noi stessi che si sono formate attraverso le nostre esperienze di vita. Il tuo ruolo di "figlia maggiore responsabile" e la paura di deludere tua madre hanno probabilmente installato dentro di te una credenza di fondo come: "Non sono libera di scegliere" oppure "Devo farmi carico io degli altri prima di me stessa". Quando ti trovi davanti a una scelta per il tuo futuro, queste vecchie memoria si riattivano. Il tuo sistema nervoso va in "freezing" (paralisi) perché percepisce che scegliere per te stessa è un atto "pericoloso" che potrebbe incrinare il tuo ruolo in famiglia. La tua ansia sociale e la sensazione di depressione sono il segnale che il tuo sistema è saturo. Se ti va, possiamo approfondire insieme da dove nasce questa forte paura di deludere le aspettative altrui o valutare insieme piccoli passi per l'iscrizione al corso che desideri.
Gentilissima grazie per la tua testimonianza Il blocco che descrive è molto comune ci si trova in una situazione caratterizzata da ansia sociale e calo dell'umore paura di fallire di nuovo e senso di responsabilità familiare come figlia maggiore senza indipendenza economica. La paralisi da overthinking non si supera cercando la scelta perfetta, ma scomponendo la decisione in micro azioni concrete: colloquio di orientamento, piano di studi del corso desiderato , bilancio economico realistico su borse trasferimento. Questo costituisce senso di controllo. Scegliere per compiacere gli altri mantiene il blocco. Scegliere includendo se stessi è una competenza che necessita acquisire. Se sente che ansia e umore incidono molto sul quotidiano le consiglio un primo colloquio per capire. Resto a disposizione anche on line Cordialmente Francesca Caputo
Gent.ma, grazie per scrivere qui. Quando una decisione importante, come quella universitaria, nasce principalmente dal timore di deludere un genitore o dal bisogno di mantenere un gruppo di appartenenza, è comprensibile che, con il tempo, possa emergere una sensazione di blocco, insoddisfazione e perdita di direzione. L'anno trascorso senza sostenere esami non rappresenta necessariamente un fallimento. Piuttosto, sembra raccontare un disagio che merita di essere compreso, soprattutto alla luce delle difficoltà che descrive oggi, come l' overthinking, l'ansia sociale, la possibile depressione e la costante paura di sbagliare. Questi elementi tendono ad alimentarsi reciprocamente. Più la mente cerca di prevedere ogni possibile conseguenza negativa, più aumenta l'incertezza e più diventa difficile compiere una scelta. Anche il contesto familiare che descrive appare significativo. Assumere il ruolo della "figlia maggiore responsabile" può portare, nel tempo, a mettere sistematicamente in secondo piano i propri bisogni per privilegiare quelli degli altri. Quando questo schema si consolida, prendere decisioni autonome può generare un intenso senso di colpa, anche quando la scelta sarebbe pienamente coerente con i propri valori e con il proprio progetto di vita. Per questo motivo, il nodo centrale non sembra essere soltanto decidere se ricominciare un percorso universitario, trasferirsi o fare un'esperienza all'estero. La questione più profonda riguarda il rapporto che ha costruito con le sue scelte e con l'idea di sé. Un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio in cui comprendere questi meccanismi e lavorare sulle convinzioni che li mantengono nel tempo. Sembra però che oggi desideri costruire un percorso più vicino ai suoi interessi e meno condizionato dalle aspettative altrui. È spesso da questa presa di coscienza che può iniziare un cambiamento significativo, non tanto perché scompaiano immediatamente le paure, ma perché diventa possibile imparare a non lasciare che siano loro a decidere il futuro. Un caro saluto, AM
Buon pomeriggio, grazie per la sua condivisione. Innanzitutto, complimenti per il livello di consapevolezza che rivela un certo grado di introspezione.. Dal suo racconto emergono figure di adulti mai cresciuti e molto proiettivi. Questo inevitabilmente genera confusione. le consiglio di autonomizzaesi quanto prima, anche se sembra una fatica quasi inaffrontabile, le assicuro che la aiuterà a liberare tanta energia che ora è bloccata nelle dinamiche distorte. La sua giovane età e il suo livello di consapevolezza l'aiuteranno a trovare la forza per affrontare tutta questa situazione problematica. Inoltre potrebbe pensare di intraprendere una psicoterapia per gestire meglio le dinamiche complicate della sua famiglia e anche l'overthinking. Le auguro di riuscire a trovare se stessa, buon pomeriggio.
Puoi uscire dalla paralisi dell'overthinking spostando il focus dalla ricerca della decisione "perfetta" alla scelta più coerente con i tuoi valori e i tuoi obiettivi. Chiediti quale decisione prenderesti se non dovessi soddisfare le aspettative di nessuno e valuta i fatti concreti, non solo gli scenari peggiori immaginati dall'ansia. Prendere decisioni per compiacere gli altri può dare un sollievo immediato, ma spesso porta a insoddisfazione nel lungo periodo. Una scelta razionale non è quella priva di paura, ma quella che tiene conto sia dei tuoi desideri sia delle possibilità reali del momento. Se senti che ansia sociale e umore depresso stanno influenzando significativamente la tua capacità di decidere, può essere utile affrontare prima questi aspetti con un supporto psicologico: ridurre l'ansia rende più facile prendere decisioni lucide e portarle avanti. L'obiettivo non è eliminare ogni dubbio, ma scegliere una direzione e concederti la possibilità di verificarla nella pratica, accettando che nessuna decisione può offrire una certezza assoluta.
Spesso si dice che un lungo cammino inizia sempre da un passo! Ecco, questa vorrei che fosse la frase che tu dovresti portarti per un pò! Hai già sperimentato cosa significa fare una cosa per " compiacere " qualcuno! Quindi credo che anche tu converrai con me! Però rischi di incorrere in un altro pericolo ... " correre troppo ": "andare all'estero ", " non riuscire a fare amicizia ", " contesto famigliare complesso ...figlia maggiore responsabile "! Metti subito troppe cose davanti a te! Inizia con lo iscriverti alla facoltà che desideri! e lascia stare, per ora l'estero! Probabilmente studiare qualcosa che ci piace ci fa avere risultati nello studio, poi conoscerai altri studenti ... poi lascia che sia anche la vita ad aprire orizzonti! Ti consiglierei comunque di farti seguire da uno psicologo, in modo che possa sostenerti se ci dovesse essere qualche momento difficile! Buon Cammino
Buongiorno, intraprenda un percorso di psicoterapia, la aiuterà ad uscire dalla situazione qui descritta. Cordiali saluti Dott. Diego Ferrara
Buonasera, nel leggere il tuo messaggio si intuisce quanto tu ti senta "ingabbiata " nel bisogno di assecondare gli altri, probabilmente di volere l'approvazione degli altri, amici , familiari etc. I tuoi desideri di indipendenza non sono lontani da te, perché sai cosa vorresti, quale corso ti piacerebbe seguire ad esempio. Quello che ti suggerirei è di ripartire da te stessa, di andarti a seguire il corso universitario che hai in mente, senza preoccuparti degli altri. Agire in questo senso ti porterebbe a sentirti fiera di te stessa, oltre a ritrovare un'autostima, che ti sta mancando. Agire verso i tuoi sogni è il primo grande passo . Dopo saranno più semplici i successivi passi. Tanti auguri, Doc Vittorio C
Buonasera. Non vorrei che la mia risposta le sembrasse fugace, ma le lascio un singolo imput, molto potente a mio avviso. Deve significare e risignificare il SUO TEMPO. Attraverso ciò le si aprirà la strada per il cambiamento che desidera.
Quello che descrivi sembra un blocco legato a overthinking, pressione familiare e paura di sbagliare, quindi in questo momento non ti serve trovare una decisione perfetta, ma una scelta sufficientemente buona, concreta e sostenibile. Quando la mente resta intrappolata nel timore di fallire, il rischio è continuare a rimandare e orientarsi più sulle aspettative degli altri che sui propri bisogni. Può essere utile riportare la riflessione su pochi punti essenziali: cosa desideri davvero, cosa è realisticamente possibile adesso e quale primo passo concreto puoi compiere. Spesso la chiarezza non arriva prima della decisione, ma emerge dopo aver iniziato a muoversi. Per questo può essere utile non restare ferma nell’analisi, ma scegliere un orientamento provvisorio e verificabile. In parallelo, ti consiglierei di intraprendere un percorso di terapia, così da lavorare sul blocco, sull’ansia sociale, sul peso delle dinamiche familiari e sulla difficoltà a prendere decisioni per te stessa. Un supporto psicologico può aiutarti a capire meglio i tuoi bisogni e a costruire una direzione più autonoma e realistica. Non si tratta di risolvere tutto subito, ma di iniziare a creare le condizioni per farlo. Da lì, anche le scelte di studio o di trasferimento possono diventare più chiare e meno paralizzanti.
Gentilissima, dalle sue parole emerge una grande fatica, ma anche una forte consapevolezza di ciò che sta vivendo. La paura di sbagliare, il timore del giudizio, il bisogno di compiacere gli altri e la difficoltà a prendere decisioni sono esperienze che molte persone vivono e che meritano di essere accolte. Da ciò che racconta, sembra che il desiderio di fare la scelta "giusta" finisca per bloccarla, anziché aiutarla a decidere. Dal punto di vista della terapia cognitivo-comportamentale, pensieri, emozioni e comportamenti si influenzano reciprocamente. Il punto, quindi, non è tanto il fatto di pensare molto, ma il modo in cui pensiamo. Quando i pensieri diventano automaticamente negativi, catastrofici o orientati soprattutto alle aspettative degli altri, è comprensibile che poi emergano ansia, paura e blocco. Uno degli strumenti principali della CBT è proprio la ristrutturazione cognitiva, che aiuta a riconoscere questi pensieri automatici e a costruire interpretazioni più realistiche, equilibrate e funzionali. Parallelamente, lavorerei anche sul dialogo interno. Spesso dietro la paura del fallimento si nasconde una voce molto critica e severa, che giudica ogni scelta e fa sentire di non essere mai abbastanza. Imparare a rispondere a quella voce con una postura più comprensiva e gentile verso se stessi permette gradualmente di prendere decisioni più coerenti con i propri valori e bisogni, anziché con la paura di deludere gli altri. A volte è necessario, metaforicamente, "tapparsi un po' le orecchie" rispetto alle aspettative esterne per riuscire ad ascoltare ciò che sentiamo essere davvero giusto per noi. Questo non significa ignorare il parere delle persone care, ma evitare che diventi l'unico criterio con cui orientare la propria vita. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla proprio in questo processo: comprendere i meccanismi che alimentano l'overthinking, rafforzare la fiducia nelle proprie capacità decisionali e costruire un rapporto più sereno con se stessa e con il proprio futuro. Le auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio
Buongiorno, mi dispiace per il momento di blocco che stai attraversando. Capisco benissimo che non è un periodo facile, soprattutto perchè in questa fase è comune vivere un'incertezza per il proprio futuro e dei blocchi per le scelte chiedendosi se fossero quelle giuste o se siamo capaci. Innanzitutto proverei a seguire il tuo interesse e desiderio originario, perché rappresenterebbe la scelta più autentica e vera per te, in cui facendo ciò che vuoi, potrai percepirti più in grado di poterlo portare avanti e sentirai di star facendo qualcosa proprio per te e non per qualcun altro. La tua introversione non è un problema o un limite, fa parte di un tuo modo di essere che va compreso alla luce delle esperienze che hai fatto. Perché probabilmente il problema è stato il non trovarti nel contesto sociale in cui tu ti sei sentita libera di poterti relazionare per come ti sentivi. E quindi andrebbe approfondito questo aspetto per dare il significato giusto senza più percepirti tu difettuale. Il contesto familiare sembra farti percepire un senso di responsabilità che invece di farti sentire libera di poter compiere le tue scelte, ti fa sentire in uno stato di costrizione. Andrebbe approfondito per capire quanto è alimentato dal tuo rimugino dettato dal senso di incertezza e insicurezza che in questo periodo vivi o quanto da una situazione che limita concretamente le tue possibilità. Ma già provare a ripartire da ciò che ti rappresenta di più può farti fare un piccolo passo per capire meglio la situazione. Spero di poterti essere stata di aiuto il più possibile. Se avessi bisogno di ulteriori chiarimenti non esitare a contattarmi! Un in bocca al lupo! Dott.ssa Matilde Ciaccia
Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta chiarezza una situazione così complessa e delicata. Da ciò che racconta emergono diversi elementi importanti: il desiderio di riprendere in mano un percorso di studi più vicino a ciò che realmente desidera, il timore di ripetere un’esperienza vissuta come fallimentare, la difficoltà a sottrarsi alle aspettative familiari e, più in generale, una condizione di ansia e blocco che sembra rendere molto difficile prendere decisioni. Una riflessione e un supporto rispetto a quanto descrive possono assumere pienamente senso all'interno di un rapporto terapeutico, nel quale sia possibile conoscere più approfonditamente la sua storia, le sue difficoltà e le risorse su cui può contare. Al di fuori di una relazione terapeutica, infatti, consigli e indicazioni rischiano di essere necessariamente generici e, proprio per questo, poco efficaci nel rispondere alla complessità della sua situazione. Posso però lasciarle alcuni piccoli spunti: provi, innanzitutto, a distinguere la domanda “Qual è la scelta perfetta e che mi garantisce di non fallire?” dalla domanda “Qual è il prossimo passo, sufficientemente buono e coerente con ciò che desidero oggi, che posso concretamente esplorare?”. Spesso, quando siamo bloccati dall’overthinking, cerchiamo una certezza che nessuna scelta può realmente offrire. Potrebbe inoltre essere utile procedere per piccoli passi, raccogliendo informazioni concrete sui corsi che le interessano, sulle possibilità di trasferimento o di studio all’estero e sulle condizioni economiche necessarie, senza pretendere di decidere immediatamente tutto il proprio futuro. Anche provare a distinguere ciò che lei desidera da ciò che sente di dover fare per non deludere gli altri può rappresentare un passaggio importante. Infine, considerato ciò che riferisce rispetto all’ansia sociale e a una possibile depressione, potrebbe essere utile valutare la possibilità di rivolgersi a un/una professionista per un percorso di supporto psicologico o psicoterapeutico. Non necessariamente per prendere decisioni al posto suo, ma per aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a recuperare uno spazio di scelta più libero e consapevole. Le auguro di poter ritrovare gradualmente questo spazio e rimango a disposizione per eventuali domande o chiarimenti.
L'ansia di cui parla e la depressione che sente sono causate credo dal bisogno di essere performativa e di non deludere le aspettative degli altri La psicoterapia Le permetterebbe di analizzare meglio tale disagio ricontestualizzando la propria storia personale e le emozioni che la sovrastano.Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buongiorno, sono la dottoressa Tropea Federica, da quello che racconti sembra emergere una sofferenza che va oltre la scelta universitaria: ansia, paura del fallimento, difficoltà a prendere decisioni e tendenza a mettere i bisogni degli altri prima dei tuoi. Per questo magari, ti consiglierei di intraprendere un percorso di psicoterapia, che possa aiutarti a comprendere l'origine di questo blocco, gestire l'ansia e acquisire maggiore fiducia nelle tue scelte. Lavorare su questi aspetti ti permetterà di decidere con più serenità e costruire un percorso davvero in linea con i tuoi obiettivi. Resto a tua disposizione, buona giornata!
Un aspetto che colpisce è il modo in cui descrive la scelta universitaria precedente: ha intrapreso un percorso non perché lo sentisse davvero suo, ma per non deludere le persone importanti per lei. Questo comportamento è molto comune, soprattutto nelle fasi di passaggio della vita in cui il bisogno di appartenenza e di approvazione degli altri può entrare in conflitto con il bisogno di individuarsi e costruire una propria direzione. Quando per molto tempo si impara a valutare le proprie scelte principalmente attraverso le aspettative esterne, può diventare difficile riconoscere con sicurezza ciò che si desidera davvero. La sensazione di paralisi che descrive sembra quindi avere una funzione precisa: la sua mente sta cercando di proteggerla dal rischio di una nuova delusione. Il problema è che, nel tentativo di evitare di sbagliare, finisce per impedirle anche di sperimentare, imparare e cambiare. Spesso l'eccesso di riflessione non nasce perché una persona non sa decidere, ma perché attribuisce alla decisione un peso enorme, come se una scelta sbagliata potesse compromettere definitivamente il proprio futuro. In realtà, soprattutto a 21 anni, il percorso personale e formativo non è una linea già tracciata, ma un processo fatto anche di tentativi, correzioni e nuove direzioni. Un elemento centrale riguarda anche la paura del fallimento e dell'ansia sociale. Lei sembra immaginare il futuro attraverso una previsione molto severa: "se ricomincio, potrebbe andare male come la prima volta". Questa previsione è comprensibile, perché il nostro cervello tende naturalmente a utilizzare le esperienze dolorose passate per anticipare possibili minacce future. Tuttavia, il fatto che un anno sia andato diversamente da come sperava non significa che lei sia destinata a ripetere lo stesso schema. La situazione precedente aveva alcune caratteristiche specifiche: era un percorso scelto soprattutto per adattarsi agli altri, probabilmente senza un coinvolgimento personale profondo. Ripartire oggi con maggiore consapevolezza sarebbe un'esperienza diversa, non semplicemente una ripetizione del passato. Per quanto riguarda le amicizie e la sua introversione, è importante ricordare che essere introversi non rappresenta un ostacolo alla costruzione di relazioni significative. Spesso chi ha una maggiore sensibilità sociale tende a pensare che per integrarsi sia necessario diventare una persona diversa, più espansiva o più sicura. In realtà le relazioni si costruiscono soprattutto attraverso piccoli passi ripetuti: frequentare ambienti coerenti con i propri interessi, iniziare conversazioni gradualmente, permettersi di essere conosciuta senza aspettarsi di sentirsi subito completamente a proprio agio. L'obiettivo non dovrebbe essere eliminare ogni timore prima di agire, perché spesso è proprio l'azione graduale che permette alla sicurezza di crescere.
Cara studentessa, le faccio i miei complimenti perchè è stata davvero molto capace di analizzare la sua situazione. C'è una autrice che amo molto, che si chiama, Alice Miller che ha scritto un libro molto bello sul "dramma" di essere dei bambini "dotati", nel senso di bambini che entrano nel desiderio altrui senza riuscire a realizzare davvero ciò che desiderano. Credo che questa lettura possa aiutarla a rispondere alla sua domanda. Lei è molto giovane, ha una vita davanti per poter cambiare, prendere la sua vita in mano e cercare di comprendere cosa davvero riesce a farla stare bene. Non faccia scorrere altro tempo inesorabilmente. Ora è il momento giusto! La abbraccio e le faccio un grande in bocca al lupo!
Gentile Paziente, il suo desiderio di cambiamento meriterebbe uno spazio di ascolto dedicato all'interno di un percorso psicoterapeutico. La complessità del genere umano richiede un lavoro ricco e articolato per giungere a nuovi modi di agire, sentire e pensare. La psicoterapia l'accompagnerebbe verso una conoscenza maggiore del suo funzionamento, da dove origina e che funzione ha, per trovare modalità nuove più funzionali alle sue esigenze attuali. Saluti.
Buon pomeriggio, quello che racconti mi sembra parlare non tanto di una mancanza di capacità o di volontà, quanto della fatica di una ragazza che per molto tempo ha cercato di tenere insieme ciò che desiderava, ciò che gli altri si aspettavano da lei e ciò che sentiva di dover fare. A 21 anni può essere molto difficile distinguere una scelta che nasce davvero da noi da una scelta fatta per non deludere qualcuno. E quando a questo si aggiungono ansia, paura di fallire, difficoltà familiari e il peso di sentirsi “responsabile” per gli altri, è comprensibile che anche una decisione importante possa trasformarsi in una sorta di paralisi. Forse, però, il primo passo non è trovare immediatamente la scelta “giusta” per il tuo futuro. Potrebbe essere imparare a fermarti, ascoltare ciò che desideri realmente e comprendere quali paure ti stanno bloccando, distinguendo progressivamente i tuoi bisogni dalle aspettative altrui. Anche il timore di non riuscire a fare amicizia o di fallire nuovamente può essere esplorato, senza che debba necessariamente diventare una previsione sul tuo futuro. Un percorso psicologico potrebbe offrirti uno spazio tuo, nel quale poter mettere ordine nei pensieri, comprendere meglio ciò che stai vivendo e costruire con maggiore consapevolezza e gradualità le decisioni che riguardano il tuo percorso universitario e personale. Non necessariamente per trovare subito tutte le risposte, ma per tornare a sentirti protagonista delle tue scelte. Il fatto stesso che tu stia cercando un modo per ripartire mi sembra già un segnale importante: forse non sei ferma, ma stai cercando di capire in quale direzione desideri davvero muoverti. Un caro saluto, Dott. Fabio Mallardo Psicologo-Psicoterapeuta Ricevo anche on-line
Buongiorno, da ciò che racconta, mi sembra che la difficoltà non riguardi soltanto la scelta dell'università, ma il peso con cui questa decisione sembra incidere nella sua storia. In questa scelta sembra che abbiano inciso molto le aspettative degli altri, forse anche più delle sue. Cercare di intraprendere un nuovo percorso che segua maggiormente i suoi desideri può comprensibilmente essere accompagnato da dubbi, paura di sbagliare e dalla sensazione di sentirsi bloccati. Tutti i vissuti emotivi che riporta meritano attenzione e sarebbe importante approfondirli all'interno di uno spazio di ascolto, senza dare per scontato che si tratti semplicemente di una mancanza di coraggio o di determinazione. Credo che in questo momento, più che chiedersi quale sia la scelta "giusta", potrebbe essere utile iniziare a domandarsi quale scelta senta maggiormente sua. Le auguro di poter trovare uno spazio in cui esplorare questi aspetti con serenità, perché comprendere il significato di questo blocco può essere il primo passo per ritrovare fiducia nelle proprie decisioni.
Gentilissima, capisco benissimo la paralisi e il senso di colpa che sta provando. quello che vive come un blocco non è un fallimento, ma ì il segnale che la sua parte più autentica sta chiedendo spazio. Nel ruolo di figlia maggiore è molto comune sviluppare un'invisibile lealtà verso le aspettative familiari, arrivando a scegliere per compiacere gli altri fino a smarrire se stessi. Per uscire dall'overthinking è fondamentale comprendere che seguire il corso che desidera davvero non significa tradire sua madre o deludere la famiglia, ma iniziare a definirsi come persona adulta separando la propria strada dalle aspettative altrui. L'anno passato non è stato tempo perso, le ha solo mostrato con chiarezza cosa succede quando mette da parte i suoi bisogni. Provi ad affrontare questo cambiamento una singola scelta alla volta, senza guardare l'intera montagna da scalare. Un breve percorso psicologico potrà aiutarla a svincolarsi dai ruoli che le stanno stretti, fare chiarezza sui suoi confini e riprendere in mano il suo futuro con fiducia.
Direi che in questo post c'è già tutto, a 21 anni pretende da se stessa prestazioni che le competono solo in minima parte. La paura del fallimento è sicuramente l'esito di uno stile educativo scolastico malsano, qualsiasi essere impara facendo errori e ritentando, pensiamo ad un bimbo che inizia a camminare, quando cade ci riprova e non per questo pensa di non farcela. Si rivolga al consultorio o alla Psicologia clinica dell'azienda sanitaria del luogo in cui abita vedrà che le daranno una mano a capire cosa è suo e cosa è degli altri e così potrà compiere le scelte che le servono per costruire il suo futuro passo passo e non a manciate di responsabilità. Buona vita
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