Diet culture: perché si fa fatica a distanziarcene, da un punto di vista psicologico-esistenziale.
Perché offre un riferimento normativo a cui è facile (si crede) di poter aderire, offre una certezza, dà un senso di adeguatezza basata su ciò che si crede oggettivo e quindi esente da ogni possibilità di giudizio negativo. Ecco perchè ci sentiamo apposto se rispettiamo quel criterio.
E questo ha radici ben più profonde di quelle che immaginiamo.. ha a che fare con i significati socialmente condivisi nel contesto in cui viviamo..
PER FARE ALCUNI ESEMPI:
contesto che veicola significati come “se non sei così, non vai bene” ecco perché tutti vogliono essere così .. un contesto che rende più facile giudicare il prossimo perché sta sbagliando piuttosto che comprenderne il motivo, magari sta semplicemente scegliendo una strada diversa dal gregge (parola usata puramente con ironia).. un contesto in cui è difficile sentirci completamente liberi di essere chi siamo perché il primo pensiero è “cosa penseranno di me?”
Per questo il problema non è il singolo individuo, ma probabilmente è più il contesto socio-culturale che veicola certi significati che difficilmente rappresentano la reale vita concreta. Perché quello che non viene considerato è l’imprevedibiita e incontrollabilità e la soggettività di ciò che viviamo; ad esempio il come il nostro corpo appare e come reagisce agli eventi della vita è puramente SOGGETTIVO. Esiste una biologia di base ma la naturalità con cui il nostro corpo tende è soggettiva, personale e comprensibile solo considerando la PERSONA nel suo contesto e storia di vita.
Per questo, regimi alimentari, procedure, principi di buona salute possono offrire un terreno ma su cui compiere delle SCELTE PERSONALI e adatte alle proprie inclinazioni soggettive.
PERCHE' NON PER TUTTI VALE LA STESSA COSA!
Dunque, come risolviamo questo problema?
Il contesto socio-culturale è questo e purtroppo muta non in base unicamente alla proprie azioni, ma in base al periodo storico che si attraversa.
Ad esempio negli anni 50 era facile lasciarsi ispirare dal mito di Marilyn Monroe, perché prevaleva l’esigenza di aderire ad un ideale di bellezza che privilegiasse la magrezza.
Ma ad oggi per quanto la cultura della dieta sia ancora molto presente, gli ideali sono cambiati e nuovi modelli espongono a forme diverse di disagio, come ad esempio l’anoressia che mantiene un corpo in forma.
Oggi è possibile trovare sintomi di anoressia in chi ha un corpo apparentemente normopeso.
Quindi il primo passo oggi è quello di rendersi conto che ormai viviamo nella società della tecnologia, dei social e della viralità, bombardati da stimoli e standard di ogni tipo. Questo aiuta a capire perchè ci sentiamo molto più spesso messi a confronto con il mondo esterno, facendoci porre sempre più domande su come siamo. Capire il motivo delle cose aiuta a rispondere ad una domanda importante: ha senso per noi mettere in discussione quell’aspetto della propria vita o ci stiamo lasciando condizionare? L'obiettivo è compiere una scelta autonoma, libera e consapevole di cosa valorizza meglio chi siamo.
Per questo oggi un percorso psicoterapeutico non dovrebbe considerare solo i sintomi di un disturbo alimentare, ma lavorare sul definire chi sei, sul riconoscimento di quali sono le fonti di stabilità personale che possono far vacillare la propria sicurezza in se stessi, di quali progetti e orizzonti si desidera seguire, coerenti con la propria definizione di sé e della propria identità.
In un contesto in cui è facile annullarsi e smettere di riconoscersi, un modo per non perdersi è lasciarsi aiutare a riconoscere e rispettare la propria autenticità. Questo è uno dei miei valori fondanti del lavoro terapeutico che faccio con i pazienti che seguo.
10/09/2026