Salve, vorrei chiedere a voi dottori un parere o consiglio riguardo una situazione, sono una ragazza
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Salve, vorrei chiedere a voi dottori un parere o consiglio riguardo una situazione, sono una ragazza di 26 anni, 2 anni fa circa diciamo che avevo una frequentazione con un ragazzo a distanza, con cui poi ci siamo visti, premetto che con lui stavo molto bene, mi faceva stare bene e riuscivo a parlare di tutto, ci scherzavo ecc insomma..però purtroppo ci siamo lasciati poi per via della distanza e perché io i quel momento dovevo iniziare un lavoro, e poi io mi sono attaccata a un'altra persona..però ad ora io con lui ci parlo ancora, ci sentiamo ogni tanto e mi sembra quasi di provare qualcosa ancora per lui..purtroppo però non so forse sbaglio io o non so come vederla, ma lui diciamo è un più alto di me e molto robusto ecco..è forse questo mi "spaventava" o comunque mi faceva forse vergogna..è una cosa che non mi piace e so che non è giusto perché comunque lui è una persona davvero bella e con cui mi piace stare e parlare però appunto quando mi era venuto a trovare io avevo questo senso di disagio..e ora capita che mi dica che vuole venire a trovarmi nuovamente ma io ho questo pensiero..forse per il giudizio altrui? Perché essendo nella mia città ho questo pensiero per un fatto di paura che mi vedano con lui? Non lo so..
Salve, sembra abbia rintracciato i motivi della sua vergogna nella parte finale del messaggio. Come mai tiene cosi tanto al giudizio altrui? Per lei l'aspetto estetico quanto è importante?
Se desidera una valutazione approfondita consulti pure il mio profilo.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
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Quello che descrivi non è tanto un “problema di sentimenti” o di decisione, quanto un conflitto tra ciò che provi e alcuni pensieri di giudizio e vergogna che si attivano (“cosa penseranno gli altri?”, “è giusto farsi vedere con lui?”). Questi pensieri non dicono una verità su di te o su di lui: sono eventi mentali che cercano di proteggerti dal possibile giudizio, ma finiscono per allontanarti da ciò che per te conta.
Può essere utile chiederti con gentilezza: se mettessi per un attimo da parte lo sguardo degli altri, com’è per me stare con questa persona? Che tipo di relazione voglio avere, al di là delle paure?
Non serve forzarti a decidere ora, né “eliminare” il disagio: puoi imparare a notarlo, accoglierlo e scegliere comunque in base ai tuoi valori, non alla paura.
Se senti che questo tema ti blocca o ti fa soffrire, parlarne con un professionista potrebbe aiutarti a fare chiarezza senza giudicarti. Sei umana, non sbagliata.
Può essere utile chiederti con gentilezza: se mettessi per un attimo da parte lo sguardo degli altri, com’è per me stare con questa persona? Che tipo di relazione voglio avere, al di là delle paure?
Non serve forzarti a decidere ora, né “eliminare” il disagio: puoi imparare a notarlo, accoglierlo e scegliere comunque in base ai tuoi valori, non alla paura.
Se senti che questo tema ti blocca o ti fa soffrire, parlarne con un professionista potrebbe aiutarti a fare chiarezza senza giudicarti. Sei umana, non sbagliata.
Salve, suggerirei di fare chiarezza su ciò che prova e su cosa la mette a disagio in questa persona o nella eventuale relazione con lui, iniziando un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che la possa aiutare in questo percorso di auto-ascolto e crescita personale.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Buonasera, Quello che descrive è più comune di quanto pensi e non significa che ci sia qualcosa che non va in lei. Da una parte c’è un legame emotivo reale, fatto di sintonia, ascolto e benessere; dall’altra c’è un disagio che sembra nascere non tanto da lui, ma dallo sguardo esterno e da come teme di essere vista.
È importante essere onesti: non tutte le difficoltà sono “superficiali”, ma è utile capire da dove arrivano. Se il disagio nasce principalmente dalla paura del giudizio degli altri, allora parla più della pressione sociale e dell’immagine che sente di dover mantenere, non del sentimento verso di lui. Se invece il disagio lo prova anche quando è sola con lui, allora è giusto ascoltarlo senza colpevolizzarsi.
La domanda da farsi non è se è “giusto” provarlo, ma cosa pesa di più per lei: rinunciare a una persona con cui sta bene o affrontare l’insicurezza legata allo sguardo altrui. Prendersi il tempo per chiarirlo, magari senza forzare un incontro finché non si sente più centrata, è una forma di rispetto sia per sé che per lui. Se questo conflitto continua a confonderla o a farla stare in ansia, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza tra ciò che sente davvero e ciò che teme per il giudizio degli altri, così da poter scegliere con maggiore serenità. Dr. Giuseppe Mirabella
È importante essere onesti: non tutte le difficoltà sono “superficiali”, ma è utile capire da dove arrivano. Se il disagio nasce principalmente dalla paura del giudizio degli altri, allora parla più della pressione sociale e dell’immagine che sente di dover mantenere, non del sentimento verso di lui. Se invece il disagio lo prova anche quando è sola con lui, allora è giusto ascoltarlo senza colpevolizzarsi.
La domanda da farsi non è se è “giusto” provarlo, ma cosa pesa di più per lei: rinunciare a una persona con cui sta bene o affrontare l’insicurezza legata allo sguardo altrui. Prendersi il tempo per chiarirlo, magari senza forzare un incontro finché non si sente più centrata, è una forma di rispetto sia per sé che per lui. Se questo conflitto continua a confonderla o a farla stare in ansia, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza tra ciò che sente davvero e ciò che teme per il giudizio degli altri, così da poter scegliere con maggiore serenità. Dr. Giuseppe Mirabella
Il punto più delicato che emerge dal suo racconto riguarda il disagio legato all’aspetto fisico di lui e al timore del giudizio esterno. È importante dirlo con chiarezza e senza colpevolizzarsi: ciò che la mette in difficoltà non sembra essere il suo aspetto in sé, ma ciò che quell’aspetto rappresenta simbolicamente per lei. In molte persone, soprattutto quando l’identità è ancora in fase di consolidamento, il partner diventa anche un “biglietto da visita” sociale, qualcosa attraverso cui ci si sente visti, valutati, approvati o criticati. In questo senso, la vergogna o l’imbarazzo non parlano tanto dell’altro, ma del proprio bisogno di sentirsi accettata, riconosciuta e al riparo da possibili svalutazioni.
È significativo che lei stessa dica: “so che non è giusto”. Questo indica che una parte di lei riconosce il valore della persona e la qualità della relazione, mentre un’altra parte è guidata dalla paura e dal bisogno di protezione. Questa divisione interna è molto comune e non va letta come incoerenza o superficialità, ma come il segnale di un conflitto tra bisogni diversi: il bisogno di vicinanza e autenticità da un lato, e il bisogno di appartenenza, approvazione e sicurezza sociale dall’altro.
Non c’è una risposta giusta o sbagliata rispetto al continuare o meno questo rapporto. C’è però una direzione che può essere più o meno rispettosa di sé. Se lei dovesse rinunciare a una relazione che sente significativa solo per evitare uno sguardo esterno immaginato, il rischio è che, nel tempo, questo alimenti ulteriormente il dubbio su di sé e la sensazione di non potersi fidare dei propri sentimenti. Al contrario, se riuscisse gradualmente a dare più peso a come si sente quando è con lui, rispetto a come pensa di dover apparire, potrebbe scoprire qualcosa di importante su di sé e sui suoi bisogni affettivi.
È significativo che lei stessa dica: “so che non è giusto”. Questo indica che una parte di lei riconosce il valore della persona e la qualità della relazione, mentre un’altra parte è guidata dalla paura e dal bisogno di protezione. Questa divisione interna è molto comune e non va letta come incoerenza o superficialità, ma come il segnale di un conflitto tra bisogni diversi: il bisogno di vicinanza e autenticità da un lato, e il bisogno di appartenenza, approvazione e sicurezza sociale dall’altro.
Non c’è una risposta giusta o sbagliata rispetto al continuare o meno questo rapporto. C’è però una direzione che può essere più o meno rispettosa di sé. Se lei dovesse rinunciare a una relazione che sente significativa solo per evitare uno sguardo esterno immaginato, il rischio è che, nel tempo, questo alimenti ulteriormente il dubbio su di sé e la sensazione di non potersi fidare dei propri sentimenti. Al contrario, se riuscisse gradualmente a dare più peso a come si sente quando è con lui, rispetto a come pensa di dover apparire, potrebbe scoprire qualcosa di importante su di sé e sui suoi bisogni affettivi.
Buon pomeriggio, può essere utile chiarire innanzitutto che nelle emozioni non esiste un “giusto” o uno “sbagliato”: i sentimenti possono coesistere con ambivalenze e contraddizioni, soprattutto quando una relazione è stata significativa. Potrebbe esserti d’aiuto chiederti se il disagio che provi nasce da un tuo reale limite nel desiderio oppure dal confronto con standard estetici o sociali interiorizzati. Prova anche a domandarti come ti sentiresti con lui se nessuno vi vedesse insieme, mettendo momentaneamente da parte lo sguardo degli altri.
Le relazioni sane si fondano su benessere, libertà e autenticità, ma soprattutto sulla capacità di ascoltarsi e riconoscersi nei propri sentimenti. Nell’innamoramento, e successivamente nell’amore, esistono diverse fasi ed è importante comprendere quale sia il sentimento reale, poiché spesso affetto e amore vengono confusi. Riflettere su questi aspetti può aiutarti a fare maggiore chiarezza, ricordandoti però di concederti il tempo necessario, senza fretta.
Se, nonostante una riflessione approfondita, dovessi continuare a sentirti confusa, potresti valutare il supporto di un percorso psicologico che ti accompagni nel comprendere meglio ciò che senti e ciò di cui hai bisogno.
Ti auguro di riuscire a individuare con maggiore serenità e consapevolezza la tua strada. Un caro saluto.
Le relazioni sane si fondano su benessere, libertà e autenticità, ma soprattutto sulla capacità di ascoltarsi e riconoscersi nei propri sentimenti. Nell’innamoramento, e successivamente nell’amore, esistono diverse fasi ed è importante comprendere quale sia il sentimento reale, poiché spesso affetto e amore vengono confusi. Riflettere su questi aspetti può aiutarti a fare maggiore chiarezza, ricordandoti però di concederti il tempo necessario, senza fretta.
Se, nonostante una riflessione approfondita, dovessi continuare a sentirti confusa, potresti valutare il supporto di un percorso psicologico che ti accompagni nel comprendere meglio ciò che senti e ciò di cui hai bisogno.
Ti auguro di riuscire a individuare con maggiore serenità e consapevolezza la tua strada. Un caro saluto.
Buongiorno. Analizzando la sua situazione, emerge un chiaro conflitto tra il benessere emotivo che sperimenta nel rapporto e l'attivazione di alcuni schemi cognitivi legati al giudizio sociale. Quando si interagisce a distanza, il rapporto vive in una dimensione protetta; tuttavia, l'idea di un incontro fisico nella propria città sembra attivare dei pensieri automatici negativi legati all'immagine pubblica.
Il disagio e la vergogna che descrive non riguardano probabilmente la persona in sé, ma la proiezione di come lei teme di essere percepita dagli altri. In termini cognitivisti, questo è un esempio di "lettura del pensiero": lei assume che gli osservatori esterni formino un giudizio critico sulla sua scelta relazionale basandosi su parametri estetici. Questo meccanismo genera un'ansia che funge da segnale di minaccia per il suo Sé sociale, portandola a considerare l'evitamento dell'incontro come strategia di difesa.
Sarebbe utile osservare come queste preoccupazioni agiscano da filtro cognitivo, oscurando i rinforzi positivi (la sintonia, il saper parlare di tutto) a favore di una valutazione basata su standard esterni. Spesso, la paura del giudizio altrui riflette le nostre stesse insicurezze interiorizzate. Valutare se questi timori siano coerenti con i suoi valori personali o se siano piuttosto condizionamenti sociali può aiutarla a decidere se dare priorità alla qualità del legame o alla protezione di un'immagine pubblica ideale.
Quale crede che sarebbe l'impatto reale sulla sua vita se, per un momento, decidesse di sospendere l'importanza del giudizio della sua città per dare spazio a ciò che la fa stare bene?
Il disagio e la vergogna che descrive non riguardano probabilmente la persona in sé, ma la proiezione di come lei teme di essere percepita dagli altri. In termini cognitivisti, questo è un esempio di "lettura del pensiero": lei assume che gli osservatori esterni formino un giudizio critico sulla sua scelta relazionale basandosi su parametri estetici. Questo meccanismo genera un'ansia che funge da segnale di minaccia per il suo Sé sociale, portandola a considerare l'evitamento dell'incontro come strategia di difesa.
Sarebbe utile osservare come queste preoccupazioni agiscano da filtro cognitivo, oscurando i rinforzi positivi (la sintonia, il saper parlare di tutto) a favore di una valutazione basata su standard esterni. Spesso, la paura del giudizio altrui riflette le nostre stesse insicurezze interiorizzate. Valutare se questi timori siano coerenti con i suoi valori personali o se siano piuttosto condizionamenti sociali può aiutarla a decidere se dare priorità alla qualità del legame o alla protezione di un'immagine pubblica ideale.
Quale crede che sarebbe l'impatto reale sulla sua vita se, per un momento, decidesse di sospendere l'importanza del giudizio della sua città per dare spazio a ciò che la fa stare bene?
Buonasera. Quello che descrivi è un conflitto interno, non una mancanza di sentimento. Da una parte c’è il legame emotivo (ti senti capita, stai bene, c’è intimità), dall’altra c’è un disagio legato all’immagine, probabilmente più al giudizio esterno che a lui in sé.
Devi sapere che:il disagio non ti rende cattiva o superficiale, ma va ascoltato; e che
spesso queste sensazioni nascono da paure sociali (“come mi vedono”, “cosa penseranno”) più che da un reale rifiuto.
Se l’attrazione emotiva c’è ma quella fisica è vissuta con vergogna o paura, nel tempo può diventare un peso per entrambi.
Se senti che la paura del giudizio guida le tue scelte, lavorarci (anche in terapia) può aiutarti. Se invece senti che l’attrazione fisica non c’è, è giusto essere onesta, prima di tutto con te stessa.
Prenditi il diritto di ascoltarti, senza colpe.
Devi sapere che:il disagio non ti rende cattiva o superficiale, ma va ascoltato; e che
spesso queste sensazioni nascono da paure sociali (“come mi vedono”, “cosa penseranno”) più che da un reale rifiuto.
Se l’attrazione emotiva c’è ma quella fisica è vissuta con vergogna o paura, nel tempo può diventare un peso per entrambi.
Se senti che la paura del giudizio guida le tue scelte, lavorarci (anche in terapia) può aiutarti. Se invece senti che l’attrazione fisica non c’è, è giusto essere onesta, prima di tutto con te stessa.
Prenditi il diritto di ascoltarti, senza colpe.
Salve,
da ciò che scrive emerge una certa ambivalenza emotiva: da un lato il legame con questa persona, con cui riferisce di sentirsi bene, compresa e a suo agio sul piano comunicativo; dall’altro un disagio legato all’immagine, al giudizio esterno e forse a timori personali che sembrano entrare in conflitto con ciò che sente.
È comprensibile che, soprattutto in giovane età, il giudizio altrui possa influenzare il modo in cui viviamo una relazione. Tuttavia, può essere utile chiedersi se questo disagio appartenga davvero a lei o se sia più legato a aspettative sociali, paure di essere vista o accettata, o a vissuti di vergogna che meritano di essere esplorati.
Non si tratta di stabilire cosa sia “giusto” o “sbagliato”, ma di comprendere meglio cosa la fa stare bene e cosa invece la mette in difficoltà, e perché. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su questi aspetti e a prendere decisioni più in linea con i suoi bisogni emotivi autentici.
Un caro saluto.
da ciò che scrive emerge una certa ambivalenza emotiva: da un lato il legame con questa persona, con cui riferisce di sentirsi bene, compresa e a suo agio sul piano comunicativo; dall’altro un disagio legato all’immagine, al giudizio esterno e forse a timori personali che sembrano entrare in conflitto con ciò che sente.
È comprensibile che, soprattutto in giovane età, il giudizio altrui possa influenzare il modo in cui viviamo una relazione. Tuttavia, può essere utile chiedersi se questo disagio appartenga davvero a lei o se sia più legato a aspettative sociali, paure di essere vista o accettata, o a vissuti di vergogna che meritano di essere esplorati.
Non si tratta di stabilire cosa sia “giusto” o “sbagliato”, ma di comprendere meglio cosa la fa stare bene e cosa invece la mette in difficoltà, e perché. Un percorso di supporto psicologico potrebbe aiutarla a fare chiarezza su questi aspetti e a prendere decisioni più in linea con i suoi bisogni emotivi autentici.
Un caro saluto.
Gentile utente,
ti ringrazio per aver condiviso una riflessione così intima e delicata. Dalle tue parole emerge molta consapevolezza emotiva e anche una sincera volontà di capirti, più che di giudicarti. Questo è già un punto di forza importante.
Quello che descrivi sembra muoversi su due piani che vale la pena tenere distinti.
Da un lato c’è il legame emotivo: con questo ragazzo hai sperimentato una connessione autentica, la possibilità di sentirti a tuo agio, ascoltata, libera di essere te stessa. Il fatto che, nonostante il tempo e le scelte di vita, tu senta ancora qualcosa quando vi sentite non è affatto strano: i legami significativi non si “spengono” semplicemente, soprattutto se non sono stati chiusi davvero a livello emotivo.
Dall’altro lato emerge un conflitto interno, che non riguarda lui come persona, ma lo sguardo che senti addosso: il tuo e quello degli altri. Il disagio che descrivi sembra più legato alla paura del giudizio esterno, ai modelli estetici e relazionali interiorizzati, a ciò che “si dovrebbe” mostrare o rappresentare, piuttosto che a ciò che tu senti davvero quando sei con lui. In ottica sistemica, potremmo dire che dentro di te si attivano più voci: una parte che riconosce il valore del legame e un’altra che teme l’esposizione, il confronto sociale, forse anche il rischio di non sentirsi all’altezza delle aspettative (tue o altrui).
È importante dirti con chiarezza una cosa: provare vergogna o ambivalenza non ti rende superficiale né sbagliata. Spesso questi vissuti parlano di storie più ampie, di messaggi ricevuti nel tempo su corpo, immagine, accettazione, appartenenza. Non sono “colpe”, ma segnali da ascoltare.
La domanda centrale, forse, non è “lui è giusto o sbagliato?”, ma:
quanto spazio sto dando ai miei desideri rispetto al giudizio che temo?
di chi è davvero quello sguardo che mi spaventa?
Prenditi il tempo per capire se il disagio nasce quando sei con lui o quando immagini di essere vista con lui: la risposta fa una grande differenza. Nel primo caso, è giusto rispettare ciò che senti; nel secondo, potrebbe essere un’occasione preziosa per lavorare sul rapporto con te stessa, con la tua identità e con il bisogno di approvazione.
Non c’è fretta di decidere, né obbligo di fare scelte definitive. Ascoltarti con onestà, senza giudizio, è già un atto di grande maturità emotiva. E da lì, passo dopo passo, potrai capire cosa ti fa davvero stare bene — al di là degli sguardi esterni.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
ti ringrazio per aver condiviso una riflessione così intima e delicata. Dalle tue parole emerge molta consapevolezza emotiva e anche una sincera volontà di capirti, più che di giudicarti. Questo è già un punto di forza importante.
Quello che descrivi sembra muoversi su due piani che vale la pena tenere distinti.
Da un lato c’è il legame emotivo: con questo ragazzo hai sperimentato una connessione autentica, la possibilità di sentirti a tuo agio, ascoltata, libera di essere te stessa. Il fatto che, nonostante il tempo e le scelte di vita, tu senta ancora qualcosa quando vi sentite non è affatto strano: i legami significativi non si “spengono” semplicemente, soprattutto se non sono stati chiusi davvero a livello emotivo.
Dall’altro lato emerge un conflitto interno, che non riguarda lui come persona, ma lo sguardo che senti addosso: il tuo e quello degli altri. Il disagio che descrivi sembra più legato alla paura del giudizio esterno, ai modelli estetici e relazionali interiorizzati, a ciò che “si dovrebbe” mostrare o rappresentare, piuttosto che a ciò che tu senti davvero quando sei con lui. In ottica sistemica, potremmo dire che dentro di te si attivano più voci: una parte che riconosce il valore del legame e un’altra che teme l’esposizione, il confronto sociale, forse anche il rischio di non sentirsi all’altezza delle aspettative (tue o altrui).
È importante dirti con chiarezza una cosa: provare vergogna o ambivalenza non ti rende superficiale né sbagliata. Spesso questi vissuti parlano di storie più ampie, di messaggi ricevuti nel tempo su corpo, immagine, accettazione, appartenenza. Non sono “colpe”, ma segnali da ascoltare.
La domanda centrale, forse, non è “lui è giusto o sbagliato?”, ma:
quanto spazio sto dando ai miei desideri rispetto al giudizio che temo?
di chi è davvero quello sguardo che mi spaventa?
Prenditi il tempo per capire se il disagio nasce quando sei con lui o quando immagini di essere vista con lui: la risposta fa una grande differenza. Nel primo caso, è giusto rispettare ciò che senti; nel secondo, potrebbe essere un’occasione preziosa per lavorare sul rapporto con te stessa, con la tua identità e con il bisogno di approvazione.
Non c’è fretta di decidere, né obbligo di fare scelte definitive. Ascoltarti con onestà, senza giudizio, è già un atto di grande maturità emotiva. E da lì, passo dopo passo, potrai capire cosa ti fa davvero stare bene — al di là degli sguardi esterni.
Resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Gentilissima, da ciò che racconta emerge una forte ambivalenza, da un lato descrive un legame in cui si è sentita vista, a suo agio, libera di parlare e di essere sé stessa; dall’altro compaiono disagio, vergogna e paura dello sguardo altrui, soprattutto quando la relazione potrebbe diventare visibile e concreta. Questa tensione è comprensibile e non va letta come superficialità o “cattiveria”, ma come un conflitto interno che merita di essere ascoltato.
Il punto forse non è tanto il suo aspetto fisico in sé, quanto il significato che per lei assume essere vista con lui: cosa teme che gli altri possano pensare di lei, che immagine sente di dover difendere, che idea di coppia o di desiderabilità è in gioco. A volte queste sensazioni parlano di pressioni esterne interiorizzate, di aspettative sociali, oppure di parti di sé che faticano a concedersi ciò che fa stare bene se non rientra in certi “canoni”.
È importante anche notare che il disagio emerge soprattutto quando lui viene nella sua città, quindi in un contesto più esposto e relazionale, mentre a distanza il legame resta emotivamente nutriente. Questo può essere un indizio utile per capire meglio cosa si attiva in lei nel passaggio dall’intimità privata allo spazio pubblico.
Non c’è una risposta giusta da prendere subito né una decisione da forzare. Può essere utile fermarsi a interrogarsi su che cosa prova davvero per questa persona e su cosa, invece, appartiene alle sue paure, al giudizio o a vecchi schemi. Portare questi temi in uno spazio di riflessione, anche psicologico, potrebbe aiutarla a distinguere il desiderio autentico da ciò che la blocca, e a capire come vuole stare in una relazione senza dover rinnegare parti importanti di sé.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Il punto forse non è tanto il suo aspetto fisico in sé, quanto il significato che per lei assume essere vista con lui: cosa teme che gli altri possano pensare di lei, che immagine sente di dover difendere, che idea di coppia o di desiderabilità è in gioco. A volte queste sensazioni parlano di pressioni esterne interiorizzate, di aspettative sociali, oppure di parti di sé che faticano a concedersi ciò che fa stare bene se non rientra in certi “canoni”.
È importante anche notare che il disagio emerge soprattutto quando lui viene nella sua città, quindi in un contesto più esposto e relazionale, mentre a distanza il legame resta emotivamente nutriente. Questo può essere un indizio utile per capire meglio cosa si attiva in lei nel passaggio dall’intimità privata allo spazio pubblico.
Non c’è una risposta giusta da prendere subito né una decisione da forzare. Può essere utile fermarsi a interrogarsi su che cosa prova davvero per questa persona e su cosa, invece, appartiene alle sue paure, al giudizio o a vecchi schemi. Portare questi temi in uno spazio di riflessione, anche psicologico, potrebbe aiutarla a distinguere il desiderio autentico da ciò che la blocca, e a capire come vuole stare in una relazione senza dover rinnegare parti importanti di sé.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso una riflessione così delicata. Dalle sue parole emerge una grande attenzione verso ciò che sente e questo è già un elemento importante.
Da un lato descrive un legame emotivo significativo con questa persona: la facilità di comunicazione, il sentirsi capita, il benessere nello stare insieme. Dall’altro, però, compare un disagio che sembra legato non tanto a ciò che prova per lui, quanto allo sguardo esterno e a come lei si sente esposta quando immagina di essere vista insieme a lui nel suo contesto quotidiano.
Questa ambivalenza non è rara e spesso ha a che fare con il conflitto tra il sentire interno e i criteri esterni interiorizzati: aspettative sociali, ideali estetici, timori di giudizio. Non significa necessariamente che lei non sia interessata a lui, ma che una parte di lei entra in difficoltà quando immagina quella relazione “alla luce del giorno”, nel proprio ambiente, sotto lo sguardo degli altri.
Può essere utile soffermarsi su alcune domande, non per trovare risposte immediate ma per osservare cosa emerge dentro di lei: quel disagio parla più di ciò che pensa lei di sé quando è con lui, o di ciò che teme possano pensare gli altri? È una sensazione che riguarda solo lui o che si è presentata anche in altre situazioni simili? Che spazio ha, nella sua esperienza, il bisogno di approvazione esterna rispetto a ciò che la fa stare bene?
Il fatto che lei riconosca che si tratta di una persona con cui sta bene e che definisce “davvero bella” sul piano umano può indicare che la difficoltà non è tanto relazionale quanto interna, legata a un vissuto che merita ascolto, senza giudizio. Prendersi il tempo per comprendere cosa rappresenta per lei questo disagio può aiutarla a fare chiarezza, indipendentemente dall’esito della relazione.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Dati
la ringrazio per aver condiviso una riflessione così delicata. Dalle sue parole emerge una grande attenzione verso ciò che sente e questo è già un elemento importante.
Da un lato descrive un legame emotivo significativo con questa persona: la facilità di comunicazione, il sentirsi capita, il benessere nello stare insieme. Dall’altro, però, compare un disagio che sembra legato non tanto a ciò che prova per lui, quanto allo sguardo esterno e a come lei si sente esposta quando immagina di essere vista insieme a lui nel suo contesto quotidiano.
Questa ambivalenza non è rara e spesso ha a che fare con il conflitto tra il sentire interno e i criteri esterni interiorizzati: aspettative sociali, ideali estetici, timori di giudizio. Non significa necessariamente che lei non sia interessata a lui, ma che una parte di lei entra in difficoltà quando immagina quella relazione “alla luce del giorno”, nel proprio ambiente, sotto lo sguardo degli altri.
Può essere utile soffermarsi su alcune domande, non per trovare risposte immediate ma per osservare cosa emerge dentro di lei: quel disagio parla più di ciò che pensa lei di sé quando è con lui, o di ciò che teme possano pensare gli altri? È una sensazione che riguarda solo lui o che si è presentata anche in altre situazioni simili? Che spazio ha, nella sua esperienza, il bisogno di approvazione esterna rispetto a ciò che la fa stare bene?
Il fatto che lei riconosca che si tratta di una persona con cui sta bene e che definisce “davvero bella” sul piano umano può indicare che la difficoltà non è tanto relazionale quanto interna, legata a un vissuto che merita ascolto, senza giudizio. Prendersi il tempo per comprendere cosa rappresenta per lei questo disagio può aiutarla a fare chiarezza, indipendentemente dall’esito della relazione.
Resto a disposizione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Elena Dati
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una certa ambivalenza: da un lato il piacere di stare con questa persona e il legame emotivo, dall’altro un disagio che sembra attivarsi soprattutto quando entra in gioco lo sguardo degli altri.
A volte il disagio che attribuiamo all’altro non riguarda tanto la persona in sé, quanto aspetti interni, come insicurezze, timori legati al giudizio o idee su come “dovrebbe essere” una relazione. Distinguere questi livelli può aiutare a fare maggiore chiarezza su ciò che sente davvero.
Concedersi il tempo di ascoltare questi vissuti senza colpevolizzarsi può essere utile per orientarsi in modo più autentico.
Un caro saluto, PR.
da ciò che racconta emerge una certa ambivalenza: da un lato il piacere di stare con questa persona e il legame emotivo, dall’altro un disagio che sembra attivarsi soprattutto quando entra in gioco lo sguardo degli altri.
A volte il disagio che attribuiamo all’altro non riguarda tanto la persona in sé, quanto aspetti interni, come insicurezze, timori legati al giudizio o idee su come “dovrebbe essere” una relazione. Distinguere questi livelli può aiutare a fare maggiore chiarezza su ciò che sente davvero.
Concedersi il tempo di ascoltare questi vissuti senza colpevolizzarsi può essere utile per orientarsi in modo più autentico.
Un caro saluto, PR.
Il messaggio che ha mandato mi colpisce molto per la ricchezza di emozioni: paura, vergogna, rimpianto, desiderio di comprensione e di essere compresa. Al centro di questo vortice di emozioni c'è lei con questa relazione iniziata a distanza ma che ha sentito e continua a sentire molto vicina. Dall'altra emerge il dubbio se la relazione iniziata successivamente sia stata dettata da una paura o vergogna di sentirsi meno "robusta" di quel ragazzo con cui già si sentiva. Come se lei non fosse abbastanza per lui o come se vedersi di persona potesse rompere l'immagine che avevate l'uno dell'altra guastando un equilibrio in cui tutto sommato si trovava bene. Mi sembra che in questo vortice stia emergendo il suo desiderio di dare una collocazione a quello che sente per poter poi prendere una decisione in autonomia. Inoltre, forse il punto non è cosa fare o se la sua sia paura del giudizio o altro, ma approfondire come lei percepisce se stessa e quali aspettative ha nello stare in una relazione. Spero di esserle stata d'aiuto, buon cammino!
Gentilissima, buongiorno.
La ringrazio per queste condivisioni, così delicate, che quando vengono esternate le provocano un senso di vergogna. In un qualsiasi percorso di psicoterapia, questa emozione sarà sicuramente la benvenuta, come il disagio o lo spavento che prova nel frequentare un uomo con quella stazza fisica, pur riconoscendone le qualità. Potrebbero esserci dei validi motivi, non necessariamente legati a questa persona, ma a dinamiche della sua vita.
Personalmente, attraverso la mindfulness e delle strategie di tecniche attive, le proporrei di lavorare sulle relazioni, in modo tale da permetterle di osservare meglio queste sue difficoltà, non solo per liberarsene ma anche per comprendere quali bisogni si celano dietro di esse. Ogni parte di noi, piacevole o spiacevole che sia, può regalarci molta saggezza e conoscenza di noi.
In un percorso con un* specialist* sono sicuro che potrà ottenere grandi benefici.
Rimango a disposizione e le auguro il meglio.
La ringrazio per queste condivisioni, così delicate, che quando vengono esternate le provocano un senso di vergogna. In un qualsiasi percorso di psicoterapia, questa emozione sarà sicuramente la benvenuta, come il disagio o lo spavento che prova nel frequentare un uomo con quella stazza fisica, pur riconoscendone le qualità. Potrebbero esserci dei validi motivi, non necessariamente legati a questa persona, ma a dinamiche della sua vita.
Personalmente, attraverso la mindfulness e delle strategie di tecniche attive, le proporrei di lavorare sulle relazioni, in modo tale da permetterle di osservare meglio queste sue difficoltà, non solo per liberarsene ma anche per comprendere quali bisogni si celano dietro di esse. Ogni parte di noi, piacevole o spiacevole che sia, può regalarci molta saggezza e conoscenza di noi.
In un percorso con un* specialist* sono sicuro che potrà ottenere grandi benefici.
Rimango a disposizione e le auguro il meglio.
Salve, grazie per aver condiviso questo vissuto. Da quello che racconti, sembra che dentro di te convivano emozioni diverse e contrastanti: da una parte il benessere, la complicità e il legame emotivo con questa persona, dall’altra un disagio legato all’immagine, allo sguardo degli altri e forse a ciò che temi possa rappresentare per te.
Non è raro che il giudizio esterno o le aspettative sociali entrino nelle relazioni e creino confusione, soprattutto quando c’è un coinvolgimento affettivo reale. Può essere utile chiederti se quel disagio parla davvero di lui o piuttosto di come ti senti tu quando immagini di essere vista con lui. Dare spazio a questa domanda, senza colpevolizzarti, può aiutarti a capire cosa desideri davvero e cosa ti fa stare serena. Un caro saluto.
Non è raro che il giudizio esterno o le aspettative sociali entrino nelle relazioni e creino confusione, soprattutto quando c’è un coinvolgimento affettivo reale. Può essere utile chiederti se quel disagio parla davvero di lui o piuttosto di come ti senti tu quando immagini di essere vista con lui. Dare spazio a questa domanda, senza colpevolizzarti, può aiutarti a capire cosa desideri davvero e cosa ti fa stare serena. Un caro saluto.
Ciao, grazie per essersi aperta. È comprensibile che lei sia confusa: da una parte prova ancora un legame con lui e sta bene quando gli parli, dall’altra emerge un disagio legato al suo aspetto e forse anche al giudizio degli altri. Non significa che lei sia “sbagliata”, ma che dentro di lei ci sono emozioni diverse da ascoltare. Può esserle utile capire se quella vergogna nasce da paure esterne (cosa penseranno gli altri) o da qualcosa di suo, e non forzarsi a fare scelte prima di sentirsi più serena. Se vuole, possiamo parlarne con calma per fare chiarezza.
Salve, la confusione che descrive è comprensibile e merita di essere guardata con delicatezza, senza colpevolizzarsi. È vero che anche l’aspetto fisico ha un ruolo nelle relazioni: l’attrazione conta e non va negata o forzata. Allo stesso tempo, però, è importante distinguere ciò che sente davvero lei da ciò che potrebbe essere influenzato dallo sguardo degli altri.
Da quello che racconta, il disagio non sembra nascere tanto da come sta con lui in privato, dove dice di sentirsi bene, compresa, a suo agio nel parlare, quanto dal timore di essere vista insieme a lui, soprattutto nel suo contesto quotidiano. Questo apre una riflessione importante: si tratta di una reale mancanza di attrazione, oppure della paura del giudizio altrui e di come potrebbe essere percepita? Capire questa differenza è fondamentale. Se il blocco nasce principalmente dall’immagine, dal “come appariremmo agli altri”, allora forse vale la pena interrogarsi su quanto spazio sta dando a uno sguardo esterno rispetto a ciò che lei sente davvero. Se invece, andando più in profondità, si accorge che l’attrazione fisica per lei è un elemento essenziale e che qui manca, anche questo è un dato legittimo da riconoscere.
Non c’è una risposta giusta o sbagliata, ma c’è la necessità di essere onesta con se stessa. Più che decidere subito cosa fare, potrebbe essere utile fermarsi a capire da dove nasce questo disagio: da una sua mancanza di attrazione o dal timore di non sentirsi “accettata” agli occhi degli altri. Probabilmente, chiarendo questo punto potrà fare una scelta che la faccia sentire davvero in pace con sé.
Da quello che racconta, il disagio non sembra nascere tanto da come sta con lui in privato, dove dice di sentirsi bene, compresa, a suo agio nel parlare, quanto dal timore di essere vista insieme a lui, soprattutto nel suo contesto quotidiano. Questo apre una riflessione importante: si tratta di una reale mancanza di attrazione, oppure della paura del giudizio altrui e di come potrebbe essere percepita? Capire questa differenza è fondamentale. Se il blocco nasce principalmente dall’immagine, dal “come appariremmo agli altri”, allora forse vale la pena interrogarsi su quanto spazio sta dando a uno sguardo esterno rispetto a ciò che lei sente davvero. Se invece, andando più in profondità, si accorge che l’attrazione fisica per lei è un elemento essenziale e che qui manca, anche questo è un dato legittimo da riconoscere.
Non c’è una risposta giusta o sbagliata, ma c’è la necessità di essere onesta con se stessa. Più che decidere subito cosa fare, potrebbe essere utile fermarsi a capire da dove nasce questo disagio: da una sua mancanza di attrazione o dal timore di non sentirsi “accettata” agli occhi degli altri. Probabilmente, chiarendo questo punto potrà fare una scelta che la faccia sentire davvero in pace con sé.
Gentile utente, grazie per la sua sincera condivisione. Quello che prova è un conflitto interiore molto comune, seppur spesso taciuto: il divario tra l'affinità emotiva (lo stare bene, il ridere, l'intesa mentale) e l'accettazione sociale dell'immagine del partner.
Dalle sue parole emergono alcuni punti su cui possiamo riflettere:
- Lo stigma del peso e il giudizio sociale: La paura che prova nel farsi vedere con lui nella sua città suggerisce la presenza di quello che in letteratura viene definito "stigma sociale interiorizzato". Spesso scegliamo i partner non solo in base al nostro gusto, ma anche in base a come pensiamo che la loro immagine si rifletta sulla nostra. Il timore del giudizio altrui può agire come un potente freno al desiderio e all'espressione della propria affettività.
- Intimità digitale vs. Intimità fisica: Nelle relazioni a distanza, l'intesa si costruisce spesso sulla parola e sulla complicità mentale. Tuttavia, l'incontro fisico richiede una "negoziazione corporea". Il disagio che ha provato quando lui l'ha visitata potrebbe essere legato alla discrepanza tra il compagno ideale costruito online e la realtà fisica di un corpo che, per dimensioni o forma, non rientra nei suoi canoni di attrazione o in quelli che lei ritiene socialmente accettabili.
- La teoria del "Partner come estensione del Sé": Molte persone vivono il partner come un biglietto da visita sociale. Se lei teme la vergogna, potrebbe essere utile esplorare quanto la sua autostima dipenda dall'approvazione esterna. In sessuologia, sappiamo che se la mente è occupata dal pensiero "cosa penseranno gli altri?", il corpo non riesce a rilassarsi e a provare piacere (il "senso di disagio" di cui parla).
Per fare un po' di chiarezza, potrebbe provare a chiedersi:
- Se viveste in un luogo dove nessuno vi conosce, proverebbe lo stesso disagio o si sentirebbe libera di godersi la sua compagnia?
- La sua è una mancanza di attrazione fisica reale o è una censura dettata dalla paura del commento altrui?
In conclusione: non si colpevolizzi, i canoni estetici e le pressioni sociali influenzano profondamente i nostri vissuti. Tuttavia, è importante riflettere sulle ragioni che la portano a sentirsi nel modo descritto, per evitare rimpianti.
Un percorso di consulenza psicologica potrebbe aiutarla a rinforzare i suoi confini emotivi rispetto al giudizio esterno, permettendole di scegliere basandosi su ciò che rende felice lei.
Resto a sua disposizione per qualsiasi dubbio o approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Erica Zito, Psicologa e Sessuologa
Dalle sue parole emergono alcuni punti su cui possiamo riflettere:
- Lo stigma del peso e il giudizio sociale: La paura che prova nel farsi vedere con lui nella sua città suggerisce la presenza di quello che in letteratura viene definito "stigma sociale interiorizzato". Spesso scegliamo i partner non solo in base al nostro gusto, ma anche in base a come pensiamo che la loro immagine si rifletta sulla nostra. Il timore del giudizio altrui può agire come un potente freno al desiderio e all'espressione della propria affettività.
- Intimità digitale vs. Intimità fisica: Nelle relazioni a distanza, l'intesa si costruisce spesso sulla parola e sulla complicità mentale. Tuttavia, l'incontro fisico richiede una "negoziazione corporea". Il disagio che ha provato quando lui l'ha visitata potrebbe essere legato alla discrepanza tra il compagno ideale costruito online e la realtà fisica di un corpo che, per dimensioni o forma, non rientra nei suoi canoni di attrazione o in quelli che lei ritiene socialmente accettabili.
- La teoria del "Partner come estensione del Sé": Molte persone vivono il partner come un biglietto da visita sociale. Se lei teme la vergogna, potrebbe essere utile esplorare quanto la sua autostima dipenda dall'approvazione esterna. In sessuologia, sappiamo che se la mente è occupata dal pensiero "cosa penseranno gli altri?", il corpo non riesce a rilassarsi e a provare piacere (il "senso di disagio" di cui parla).
Per fare un po' di chiarezza, potrebbe provare a chiedersi:
- Se viveste in un luogo dove nessuno vi conosce, proverebbe lo stesso disagio o si sentirebbe libera di godersi la sua compagnia?
- La sua è una mancanza di attrazione fisica reale o è una censura dettata dalla paura del commento altrui?
In conclusione: non si colpevolizzi, i canoni estetici e le pressioni sociali influenzano profondamente i nostri vissuti. Tuttavia, è importante riflettere sulle ragioni che la portano a sentirsi nel modo descritto, per evitare rimpianti.
Un percorso di consulenza psicologica potrebbe aiutarla a rinforzare i suoi confini emotivi rispetto al giudizio esterno, permettendole di scegliere basandosi su ciò che rende felice lei.
Resto a sua disposizione per qualsiasi dubbio o approfondimento.
Un caro saluto,
Dott.ssa Erica Zito, Psicologa e Sessuologa
Gentile utente, da quello che racconta emerge una certa confusione comprensibile tra ciò che prova per questa persona e il disagio che sente in alcune situazioni, soprattutto legato allo sguardo degli altri. Non sembra tanto una questione di “giusto o sbagliato”, quanto il fatto che dentro di lei convivano sentimenti diversi che faticano a trovare una direzione chiara. Può essere utile provare a chiedersi se il disagio che sente nasce davvero da ciò che lei prova per lui, oppure dal timore del giudizio esterno e di come pensa di poter essere vista. Capire a chi appartiene quel giudizio è un primo passo importante. Prendersi un po’ di tempo per ascoltare meglio ciò che sente, senza forzarsi né colpevolizzarsi, può aiutarla a fare maggiore chiarezza su cosa desidera davvero e su cosa è disposta o meno a vivere. Un caro saluto
Sembra che lei sia in una situazione emotiva complessa e che ci siano diversi fattori che influenzano le sue decisioni. La sua precedente relazione con questo ragazzo sembra aver lasciato un segno importante, e ora si trova a dover gestire sentimenti e preoccupazioni contrastanti.
È chiedersi se queste preoccupazioni sono realmente importanti rispetto alla sua felicità e al suo benessere.
Potrebbe essere utile esplorare più a fondo le sue motivazioni e i suoi sentimenti. Cosa esattamente la fa sentire a disagio in questa situazione? È il timore del giudizio altrui, o c'è qualcosa di più profondo che la sta influenzando?
Inoltre, potrebbe essere utile considerare se si sente a suo agio, felice e appagata oppure ci sono aspetti della relazione che la fanno sentire insicura o a disagio?
La scelta di incontrarlo di nuovo dipende da lei e dalle sue priorità. Potrebbe essere utile prendere del tempo per riflettere sulle sue esigenze e sui suoi desideri, e poi decidere cosa è meglio per lei.
È chiedersi se queste preoccupazioni sono realmente importanti rispetto alla sua felicità e al suo benessere.
Potrebbe essere utile esplorare più a fondo le sue motivazioni e i suoi sentimenti. Cosa esattamente la fa sentire a disagio in questa situazione? È il timore del giudizio altrui, o c'è qualcosa di più profondo che la sta influenzando?
Inoltre, potrebbe essere utile considerare se si sente a suo agio, felice e appagata oppure ci sono aspetti della relazione che la fanno sentire insicura o a disagio?
La scelta di incontrarlo di nuovo dipende da lei e dalle sue priorità. Potrebbe essere utile prendere del tempo per riflettere sulle sue esigenze e sui suoi desideri, e poi decidere cosa è meglio per lei.
Buongiorno,
Da quel che riesco a capire dal racconto, c'è qualcosa nell'aspetto fisico di questa persona che ti mette a disagio, probabilmente il fatto che sia sovrappeso. Come tu stessa hai scritto, questa persona ha sicuramente altre qualità che la rendono certamente attraente per te e, probabilmente, la tua preoccupazione è solo dovuta a quel che altre persone potrebbero pensare del suo aspetto fisico.
Personalmente, il parere che mi sento di darti è di ricordare di dare "il giusto peso" a quel che pensano gli altri, senza eccedere, per non essere influenzata da aspetti che, in realtà, a te non interessano.
Se vuoi parlarne più approfonditamente, sono a disposizione.
Da quel che riesco a capire dal racconto, c'è qualcosa nell'aspetto fisico di questa persona che ti mette a disagio, probabilmente il fatto che sia sovrappeso. Come tu stessa hai scritto, questa persona ha sicuramente altre qualità che la rendono certamente attraente per te e, probabilmente, la tua preoccupazione è solo dovuta a quel che altre persone potrebbero pensare del suo aspetto fisico.
Personalmente, il parere che mi sento di darti è di ricordare di dare "il giusto peso" a quel che pensano gli altri, senza eccedere, per non essere influenzata da aspetti che, in realtà, a te non interessano.
Se vuoi parlarne più approfonditamente, sono a disposizione.
Salve, grazie per aver condiviso una riflessione così personale. Da quello che scrive emergono due livelli importanti: da un lato il legame emotivo con questo ragazzo, che sembra ancora vivo e significativo per lei; dall’altro un conflitto interno legato al disagio e al timore del giudizio esterno.
È comprensibile sentirsi confuse quando ciò che proviamo “dentro” (stare bene, sentirsi capite, in sintonia) entra in contrasto con pensieri legati all’immagine, allo sguardo degli altri o a ciò che “dovrebbe” piacerci. Il disagio che descrive non dice necessariamente qualcosa di sbagliato in lei o in lui, ma può indicare una fatica a distinguere ciò che desidera davvero da ciò che teme venga giudicato.
Può essere utile chiedersi, con onestà e senza colpevolizzarsi: se il giudizio degli altri non esistesse, come mi sentirei con lui? E ancora: questo disagio parla più di lui o di come io mi sento esposta, osservata, valutata?
Un percorso di confronto con un professionista potrebbe aiutarla a fare chiarezza su questi vissuti, a capire cosa la blocca e cosa desidera davvero per sé, senza forzarsi né rinunciare a priori. Il punto non è “avere la risposta giusta”, ma imparare ad ascoltarsi con maggiore serenità.
Se sente il bisogno di approfondire questi aspetti e fare chiarezza su ciò che prova, può essere utile intraprendere un percorso di supporto psicologico, che le permetta di esplorare con calma i suoi vissuti, il rapporto con il giudizio e le sue reali esigenze affettive. Resto disponibile per un primo colloquio, qualora lo desiderasse.
Un caro saluto, Dott.ssa Alessandra Corti
È comprensibile sentirsi confuse quando ciò che proviamo “dentro” (stare bene, sentirsi capite, in sintonia) entra in contrasto con pensieri legati all’immagine, allo sguardo degli altri o a ciò che “dovrebbe” piacerci. Il disagio che descrive non dice necessariamente qualcosa di sbagliato in lei o in lui, ma può indicare una fatica a distinguere ciò che desidera davvero da ciò che teme venga giudicato.
Può essere utile chiedersi, con onestà e senza colpevolizzarsi: se il giudizio degli altri non esistesse, come mi sentirei con lui? E ancora: questo disagio parla più di lui o di come io mi sento esposta, osservata, valutata?
Un percorso di confronto con un professionista potrebbe aiutarla a fare chiarezza su questi vissuti, a capire cosa la blocca e cosa desidera davvero per sé, senza forzarsi né rinunciare a priori. Il punto non è “avere la risposta giusta”, ma imparare ad ascoltarsi con maggiore serenità.
Se sente il bisogno di approfondire questi aspetti e fare chiarezza su ciò che prova, può essere utile intraprendere un percorso di supporto psicologico, che le permetta di esplorare con calma i suoi vissuti, il rapporto con il giudizio e le sue reali esigenze affettive. Resto disponibile per un primo colloquio, qualora lo desiderasse.
Un caro saluto, Dott.ssa Alessandra Corti
Salve, la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e sincera della sua esperienza. Da quello che scrive emerge una forte ambivalenza emotiva, e questo è qualcosa che può creare molta confusione e anche senso di colpa. Da una parte c’è un legame che sente ancora vivo, fatto di dialogo, complicità, sentirsi capita e a proprio agio sul piano emotivo. Dall’altra c’è un disagio che riguarda l’aspetto fisico di questa persona e, soprattutto, ciò che quel corpo rappresenta agli occhi degli altri e forse anche ai suoi. È importante dirle subito una cosa: il fatto che lei provi questi pensieri non la rende superficiale, cattiva o sbagliata. I pensieri non sono scelte e non coincidono automaticamente con i valori di una persona. Spesso arrivano in modo automatico, soprattutto quando toccano temi sensibili come il giudizio, l’appartenenza, l’immagine di sé e il bisogno di sentirsi accettati. Il problema non è tanto il pensiero in sé, quanto il peso che finisce per avere su di lei. Da come descrive la situazione, sembra che il disagio non nasca tanto quando è con lui, nel privato, nel dialogo, nello scambio autentico, quanto quando immagina lo sguardo esterno. Il pensiero di essere vista, giudicata, magari confrontata con aspettative implicite su come dovrebbe essere una coppia. In questi casi spesso non è l’altra persona a metterci in difficoltà, ma l’idea di come noi potremmo apparire attraverso di lei. È come se una parte di lei dicesse: con lui sto bene, e un’altra parte rispondesse: ma cosa diranno, cosa penseranno, cosa dice questo di me. Questa tensione può diventare molto forte, perché va a toccare il bisogno di essere riconosciuta, accettata, “a posto” agli occhi degli altri. Quando questo bisogno prende il sopravvento, rischia di oscurare ciò che lei sente davvero. E allora l’attenzione si sposta dal chiedersi se quella persona la fa stare bene al chiedersi se quella relazione è presentabile, giustificabile, difendibile. È comprensibile, soprattutto alla sua età, ma è anche molto faticoso da sostenere nel tempo. Un altro aspetto importante è che lei sembra giudicarsi duramente per questi pensieri. Scrive che sa che non è giusto, che lui è una bella persona, e questo conflitto interno probabilmente la fa sentire ancora più in colpa e bloccata. Ma cercare di scacciare o condannare questi pensieri spesso li rende solo più insistenti. Può essere più utile osservarli per quello che sono, segnali di una paura, non verità assolute su di lei o su di lui. Forse una domanda gentile ma onesta che potrebbe iniziare a farsi è: se non ci fosse nessuno a guardare, se non ci fosse il giudizio degli altri, cosa sentirei davvero? Non è una domanda a cui rispondere in fretta, né una volta per tutte, ma può aiutarla a distinguere ciò che nasce da dentro da ciò che arriva da fuori. Allo stesso tempo può chiedersi quanto spazio, nella sua vita, vuole continuare a dare allo sguardo altrui, e quanto invece desidera costruire relazioni che rispecchino ciò che per lei conta davvero. Infine, è normale che il riavvicinarsi di lui riattivi emozioni, ricordi e possibilità. Questo non significa che lei debba per forza fare una scelta immediata. Può prendersi il tempo di ascoltarsi senza forzarsi né in una direzione né nell’altra. Le relazioni sane non nascono dall’assenza di dubbi, ma dalla capacità di stare in contatto con ciò che si prova, anche quando è scomodo. Se riuscirà a guardare questa situazione con meno giudizio verso se stessa e più curiosità verso ciò che la muove, potrà fare chiarezza non solo su questa persona, ma anche su che tipo di relazione desidera davvero per sé. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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