Buongiorno Mio figlio 11 anni è da un anno che non riesce ad entrare a scuola. Dopo un primo period
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Buongiorno
Mio figlio 11 anni è da un anno che non riesce ad entrare a scuola. Dopo un primo periodo di sedute rifiuta ogni tipo di aiuto neuropsichiatrico psicologico e psicoterapeuti. Non sappiamo più come aiutarlo.
Mio figlio 11 anni è da un anno che non riesce ad entrare a scuola. Dopo un primo periodo di sedute rifiuta ogni tipo di aiuto neuropsichiatrico psicologico e psicoterapeuti. Non sappiamo più come aiutarlo.
Buongiorno,
capisco molto bene la vostra preoccupazione e la fatica che state vivendo. La difficoltà di entrare a scuola protratta nel tempo, soprattutto quando si accompagna al rifiuto di ogni tipo di aiuto, è un segnale di sofferenza importante che merita attenzione, ma anche molta cautela nei tempi e nei modi di intervento.
In situazioni come questa è fondamentale evitare ulteriori forzature, perché il rifiuto degli interventi può indicare che il bambino si sente sopraffatto, non compreso o eccessivamente sotto pressione. Spesso, prima ancora di lavorare sul rientro scolastico, è necessario ricostruire un senso di sicurezza, alleanza e fiducia.
Può essere utile:
lavorare inizialmente con i genitori, anche senza la presenza diretta del bambino, per comprendere meglio cosa stia mantenendo il blocco e come modulare le risposte educative ed emotive;
valutare con attenzione le possibili cause del rifiuto scolastico (ansia, vissuti di fallimento, difficoltà relazionali, tratti neurodivergenti, esperienze stressanti o traumatiche), evitando interventi standardizzati;
pensare a un percorso molto graduale, che parta dalla relazione e dal contenimento emotivo prima dell’obiettivo immediato del rientro a scuola.
Se lo desiderate, è possibile valutare un primo colloquio di orientamento con i genitori, anche senza la presenza iniziale del bambino, per comprendere come aiutarlo in modo più adeguato.
Rimango a disposizione per un’eventuale consulenza.
capisco molto bene la vostra preoccupazione e la fatica che state vivendo. La difficoltà di entrare a scuola protratta nel tempo, soprattutto quando si accompagna al rifiuto di ogni tipo di aiuto, è un segnale di sofferenza importante che merita attenzione, ma anche molta cautela nei tempi e nei modi di intervento.
In situazioni come questa è fondamentale evitare ulteriori forzature, perché il rifiuto degli interventi può indicare che il bambino si sente sopraffatto, non compreso o eccessivamente sotto pressione. Spesso, prima ancora di lavorare sul rientro scolastico, è necessario ricostruire un senso di sicurezza, alleanza e fiducia.
Può essere utile:
lavorare inizialmente con i genitori, anche senza la presenza diretta del bambino, per comprendere meglio cosa stia mantenendo il blocco e come modulare le risposte educative ed emotive;
valutare con attenzione le possibili cause del rifiuto scolastico (ansia, vissuti di fallimento, difficoltà relazionali, tratti neurodivergenti, esperienze stressanti o traumatiche), evitando interventi standardizzati;
pensare a un percorso molto graduale, che parta dalla relazione e dal contenimento emotivo prima dell’obiettivo immediato del rientro a scuola.
Se lo desiderate, è possibile valutare un primo colloquio di orientamento con i genitori, anche senza la presenza iniziale del bambino, per comprendere come aiutarlo in modo più adeguato.
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Gentile utente,
capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e frustrante per voi come genitori. Quando un bambino o un preadolescente rifiuta ogni forma di aiuto diretto, non significa che non sia possibile intervenire, ma che può essere necessario cambiare punto di accesso.
In questi casi è spesso molto utile iniziare da voi genitori, attraverso un percorso di sostegno alla genitorialità. Lavorare con i genitori permette di comprendere meglio il disagio del bambino, di rivedere alcune dinamiche relazionali e di trovare modalità più efficaci per stargli accanto, riducendo la pressione e il conflitto che inevitabilmente si creano attorno alla scuola e alle cure.
Molto spesso, quando il clima emotivo intorno al bambino cambia e lui si sente meno “forzato” o etichettato, diventa nel tempo più possibile anche un suo riavvicinamento spontaneo all’aiuto.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa e frustrante per voi come genitori. Quando un bambino o un preadolescente rifiuta ogni forma di aiuto diretto, non significa che non sia possibile intervenire, ma che può essere necessario cambiare punto di accesso.
In questi casi è spesso molto utile iniziare da voi genitori, attraverso un percorso di sostegno alla genitorialità. Lavorare con i genitori permette di comprendere meglio il disagio del bambino, di rivedere alcune dinamiche relazionali e di trovare modalità più efficaci per stargli accanto, riducendo la pressione e il conflitto che inevitabilmente si creano attorno alla scuola e alle cure.
Molto spesso, quando il clima emotivo intorno al bambino cambia e lui si sente meno “forzato” o etichettato, diventa nel tempo più possibile anche un suo riavvicinamento spontaneo all’aiuto.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Salve. Che tipo di diagnosi ha ricevuto suo figlio dal neuropsichiatra? Che tipo di supporto psicologico o psicoterapeutico avete già ricevuto? Senza questi dettagli è difficile darle una risposta.
Gentile utente, le informazioni che lei scrive sono poche per poter dare una risposta 'esaustiva'. Bisognerebbe conoscere di più il ragazzo e la sua vita e capire poi come si è manifestato il problema .... C'è stato un evento scatenante? E' successo all'improvviso e la situazione si è costruita con il tempo? E' successo nel passaggio dalle elementari alle medie? Che rapporto aveva suo figlio con i compagni e con insegnanti? Cosa dice la scuola?
Avete fatto bene a rivolgervi a dei professionisti, se in questo momento il ragazzo rifiuta l'aiuto di tutti potete solo stargli vicino e 'accogliere' il suo momento di difficoltà, parlando con lui, provando a farvi raccontare quali sono i suoi pensieri, le sue paure e come si sente, rassicurandolo che gli volete bene comunque e che tutti nella vita possono vivere dei momenti di fatica. Magari raccontategli delle vostre fatiche da ragazzi, di come le avete vissute e affrontate.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
Avete fatto bene a rivolgervi a dei professionisti, se in questo momento il ragazzo rifiuta l'aiuto di tutti potete solo stargli vicino e 'accogliere' il suo momento di difficoltà, parlando con lui, provando a farvi raccontare quali sono i suoi pensieri, le sue paure e come si sente, rassicurandolo che gli volete bene comunque e che tutti nella vita possono vivere dei momenti di fatica. Magari raccontategli delle vostre fatiche da ragazzi, di come le avete vissute e affrontate.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
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